06
Mag 2009
ore 10:17
ore 10:17
L'iceberg e i cuochi italiani

Ve lo ricordate il Titanic?
Dopo l'urto con l'iceberg la festa da ballo sul ponte di prima classe era continuata perché, si diceva, il transatlantico era inaffondabile.
Beh, lunedì sera ero a bordo di una grande nave, la Costa Luminosa, e c'era la festa delle stelle Michelin: 250 cuochi in un colpo solo sono una bella immagine.
Ma in una certa misura era come se fossimo stati a bordo del Titanic - la Costa Luminosa non c'entra, è una gran bella nave, è nuova ed è salpata il giorno dopo per la sua prima crociera - ma lo spirito della maggioranza dei cuochi era quello del salone delle feste del Titanic, tutti convinti che a loro non può accadere nulla, che Striscia si, non c'è dubbio, è una vergogna, che c'è la crisi ma tutto passerà.

E invece questi 250 stellati non si accorgono che stanno vivendo in una bolla sempre più separata dalla realtà e, soprattutto, dal palato degli italiani che di nuova cucina non ne vogliono più sapere, ma neppure di locali stellati perché assimilati al concetto di ristoranti costosi, che pensano ancora che un buon piatto di spaghetti, cioè la tradizione senza se e senza ma, sia meglio di qualunque Adrià del mondo e che adesso, grazie a una campagna martellante - fatta da chi - Striscia, appunto, ha tra le mani un martello - stanno introiettando anche il concetto che a tavola "nuovo e strano" può anche essere pericoloso, vedi addittivi chimici e disinformazja varia.

E' proprio un cambiamento di clima, la campagna di Striscia è come se stesse mettendo un recinto attorno a quei 200.000 appassionati e gourmet - tanti sono quelli che vanno in giro per ristoranti di qualità - e indicarli come fighetti e snob mentre il resto degli italici palati tengono botta contro l'invasore, sia esso il kebab o lo spagnolo dei sifoni.
E in più, come regalo, si è iniziato ad accreditare l'idea che quelli delle guide sono dei marchettari e lo si fa dire a cuoche e cuochi incavolati, frustrati e incarogniti.
Come si vede va tutto bene!
E mentre la clientela si assottiglia, causa crisi, si crea il clima per un prossimo decennio di retromarcia e di confusione.
E' stata una bella serata quella nel salone delle feste della Costa Luminosa: cucinava Ettore Bocchia, consulente della Costa Crociere - sai che colpo se lo avessero filmato, perché lui è "cuoco molecolare" ma proprio a Striscia ha preso le distanze dal diavolo del momento, cioè Ferran Adrià.
Quando si dice il caso.
Bella cena, grandi vini e clima da anni Settanta per via delle modelle che sfilavano alla testa dei sommelier con lo champagne da servire.
Antonio Ricci può essere fiero e continuare ad andare a mangiare da Cracco perché lui a quello che dice Striscia mica ci crede...
FOTO PAOLO DELLA CORTE








Se è per quello Ricci va anche da Aimo e Nadia. Cucina tradizionale di alta qualità, due stelle Michelin, come Carlo Cracco.
Direttore, non credo che la questione si possa circoscrivere a sifoni e polverine, queste sono, in parte, lo stato dell'arte, in questi anni.
Le Stelle sono un corollario, più o meno meritato, più o meno pertinente. Una chiave di lettura, magari utile, ma non indispensabile.
Ma la Cucina, come la vita e l'arte, è qualcosa sempre in movimento cangiante e creativo, inteso questo nel senso più nobile del termine.
Vedremo "cosa resterà degli anni '80", cioè del tempo degli Adrià tra dieci o ventanni. Ci sarà qualcosa di meglio, qualcosa di peggio, qualcosa di diverso e, assieme, di immutabile nel tempo.
Quei 200.000 che diceva lei, forse, grazie a Striscia, o allo spirito del tempo, magari non aumenteranno più di tanto. Meglio, peggio ? E chi lo sa. Io giro da trentanni per locali, è un po' di storia nella mia panza l'ho incorporata. Ho bei ricordi (Paracucchi, Gianni Cosetti, Colombani). Ho il rammarico che non ho fatto in tempo a conoscere Cantarelli. Va bene così.
Alcuni miei coetanei si divertono con altro (Rolex, Auto, Golf), sono soddisfatti, anche se poi (alcuni) tirano magari sul prezzo quando si va in osteria.
Contenti loro.
Io spero di potermi godere la tavola (e i suoi protagonisti) ancora per un bel po'.
Ogni tanto, nella corsa, ci si ferma e ci si guarda un po' intorno, e magari si resetta qualcosa. Lo facciamo noi, appassionati, lo faranno anche i Cuochi, quelli veri, molecolari o di tradizione che siano.
Non siamo tutti uguali, per fortuna.
A noi non c'è Striscia che ci fermi (a parte quelle pedonali).
Altri avranno sempre un qualsiasi Bigazzi al quale affidare il proprio palato sommario e credulone. Prosit.
Grande avvenimento questo su Costa Crociere e sempre grande attenzione nelle cucine della miglior compagnia di navigazione al mondo, HACCP ovviamente incluso ed ai massimi livelli.
Purtroppo queste organizzazioni si stanno perdendo ed attualmente vengono preparate unicamente per marketing o altro di similare; però ben vengano.
Non bisogna pero' confondere i due aspetti, la validita' della cucina moderna e i suoi prezzi.
Anche a me le critiche radicali alla cucina moderna sembrano boiate totali. Personalmente si', esco in media piu' soddisfatto da pranzi tendenti al tradizionale (forse perche' la cucina molto innovativa soddisfa appieno solo se eseguita ai vertici assoluti e io ho meno esperienza in proposito; mai stato da Adria'). Ma anche recentemente ho assaggiato piatti con sferificazioni etc. davvero impressionanti per bonta'. Insomma, pur nella varieta' delle preferenze e' difficile mangiare male da uno stellato indipendentemente dalla cucina che fa.
Sui prezzi pero'...Gli stellati in linea di massima hanno fatto una scelta: quella di legare la grande cucina ad una serie di contorni 'ambientali' di lusso che aumentano i costi in maniera drammatica. Questo inevitabilmente taglia fuori una grossa fetta della popolazione. Si, conosco l'argomento che se uno rinuncia al telefonino, alla partita, a questo e a quell'altro spreco bla bla. Pero' ammettiamo che la frequentazione regolare costa, e costa molto.
Questa scelta degli stellati e' legittima. Capisco anche che puo' far piacere avere nel proprio ristorante gente ricca piuttosto che media. Pero' per cortesia non lamentiamoci se la cucina stellata e' assimilata alla cucina costosa. E'un'assimilazione corretta (si, lo so che ci sono eccezioni). E le cose potrebbero stare diversamente se non fosse per una deliberata scelta (a mio giudizio miope) dei cuochi.
Concordo, in linea di massima, con #3.
Dal mio punto di vista i "cristalli di fiandra" non hanno mai influito sul personale giudizio di una Cucina. Come non mi interessa avere la corte regale attorno ad un tavolo, ma un maitre che mi sappia declamare non tanto a memoria, ma con passione, quello che hanno partorito tra i sacri fuochi dello stellato di turno.
Un miglioramento, comunque, a mio avviso c'è indiscutibilmente stato, e riguarda il potus.
Sicuramente hanno influito anche i recenti provvedimenti legislativi in merito.
Ciò non toglie che in molti (altri lo sapevano già fare) hanno imparato a far girare meglio la Cantina nella mescita quotidiana.
E' vero, la cucina è "come la vita e l'arte, è qualcosa sempre in movimento cangiante e creativo, inteso questo nel senso più nobile del termine".
Oggi non dimentichiamo che siamo anche in presenza di un ricambio gerenazionale e che i cuochi tra i 50/60 anni cominciano a perdere posizioni e anche ad essere stanchi e ripetitivi.
Poi, certo, c'è l'ego di alcuni che li rende ciechi, convinti di essere sempre gli stessi e invece il mondo cambia, evolve e se prima il cambiamento avveniva ogni trenta anni adesso i tempi si sono ristretti.
Cosa rimarrà di Adrià?
Quello che è rimasto della Nouvelle Cuisine con la differenza che da noi il sistema non ha basi solide, non ha scuole e non si muove compatto.
Alcuni degli storici cuochi di fronte alla campagna di Striscia tacciono e sorridono.
Saggezza o mal celata soddisfazione?
"E invece questi 250 stellati non si accorgono che stanno vivendo in una bolla sempre più separata dalla realtà e, soprattutto, dal palato degli italiani che di nuova cucina non ne vogliono più sapere, ma neppure di locali stellati"
Completamente d'accordo con lei, Direttore, bell'articolo e soprattutto chiarificatore.
«…Sbeffeggiare questi chef e inneggiare a una presunta cucina naturale mi ricorda l’atteggiamento di Zdanov nell’URSS degli anni Trenta e, nella Germania nazista, quello di chi bollava l’avanguardia come arte degenerata.
Personalmente – lo ammetto – non sono molto incuriosito dalla ricerca estrema di questi chef. Preferisco interessarmi alla cucina come espressione di un territorio, di una cultura collettiva più che come creazione di un’artista. Ce n’è abbastanza per dedicarci ben più di una vita. In omaggio, però, al fatto che ogni tradizione è frutto di un’invenzione ben riuscita e alla massima di Voltaire “Odio quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”, trovo che ogni tipo di cucina abbia diritto di esistere e che le accuse di insalubrità mosse ai piatti degli chef “destrutturanti” siano pretestuose. Vi sembra possibile che un ristorante come el Bulli, che ha una lista d’attesa di un anno, abbia mai messo a repentaglio la salute dei suoi clienti?»
da http://cibidistrada.wordpress.com/2009/05/05/molecolare-nuovo-insulto-in-cucina/
Direttore, se va bene a loro, a cui i ristoranti danno da vivere, buona camicia a tutti. O no?
non so...
sono molto ........spossato
non credo che sarà un decennio di retromarcia.....
almeno , spero..
stanotte ho avuto un incubo...
o forse una speranza........
200.000 gourmands che marciano compatti...
contro................
mi sono svegliato...... un sospiro di sollievo.....
un altro giorno; è già domani... è già giovedi' 7
devo andare.... ho un amico che mi aspetta....
andiamo da Uliassi...... finalmente......
mio dio che gioia... molecole.... tradizione....
tecnoemozionale........innovativa....
di una cosa sono ....................SICURO!!
fasolari... ostriche .. RICCI....
sciauro... Mauro....................;FUTURO!!
"Si è iniziato ad accreditare l'idea che quelli delle guide sono dei marchettari".....nulla di nuovo sotto il sole Stefano. In tutte le categorie ci sono le mele marce perchè dovrebbero fare eccezione quelli delle guide?
Nel mio settore la maggioranza degli architetti (parliamo quindi di professionisti) non solo guadagnano la parcella dal committente ma prendono anche la percentuale, o se preferisci la tangente, sui materiali acquistati per conto dello stesso.
Detto ciò lungi da me l'idea che sia giusto sparare nel mucchio o accusare qualcuno senza fornire le prove ma il problema rimane perchè viviamo in un paese dove etica e moralità sono andate a farsi fottere già da un pezzo, viviamo in un paese dove un briciolo di potere comporta quasi automaticamente l'abuso e, dulcis in fundo, il mio intervento verrà letto e giudicato dai più come retorico e qualunquista. Nulla di nuovo sotto il sole.
Mi ero già espresso tempo fa classificando quella cucina bolla di sapone destinata a scoppiare.E che la guida rossa creava fenomeni per vendere il suo prodotto,vedere quante stelle hanno distribuito in Giappone,fate due conti e vedrete il risultato.
Egr.Bonilli era presente Santimaria? e se ci spiega perchè non è stato inserito nei 50 migliori al mondo.
Credo che gli stellati debbano cominciare ad andare dalla gente normale, a parlare, conversare, farsi scoprire. Devono un pochino scendere dal piedistallo ed offrirsi per fare cultura culinaria. Ci sono tanti modi per farlo, penso ad eventi popolari, dove tutti possono avere la possibilita' di assaggiare la differenza tra una cucina mediocre ed una di alto livello.
Devono perdere anche un poco della sacralita' che li caratterizza, che mette in soggezione non pochi possibili avventori, e far diventare i loro locali piu' rilassati, meno ingessati.
A Londra la crisi ha falcidiato al ritmo di 100 e piu' ristoranti al mese falliti, anche con stellati e posti di qualita' costretti a chiudere. Nel frattempo ci sono posti che mandano via 50 persone a sera, come il Terroir, brasserie semplice ma con carta dei vini straordinaria ed originale (quasi tutti vini "naturali"). Bisogna saper leggere il momento ed adeguarsi, ma per farlo occorre scendere tra la gente e parlare.
Carlo Cambi: chi è costui? Visto questa sera nel consueto tritacarne. Edita il BREVIARIO dei vini. quindi con LAUDADIO ci va perfettamente d'accordo, marchettando di conflitti d'interesse
Mi chiedo: perchè i critici di cucina non si specializzano come fanno tutti gli studiosi in genere? Insomma: per giudicare con COGNIZIONE l'arte antica ci sono gli specializzati in arte antica, per giudicare l'arte contemporanea ci sono gli specializzati in arte contemporanea. E questo principio vale per la musica (musica rock o musica classica o contemporanea o) e per l'architettura. Perchè non per la cucina? Esiste lo specializzato in gusti di cucina regionale, antica, degli anni '50, oppure della contemporanea o quella scientifica?
Per capire (e gustare) un piatto molecolare di ricerca è necessaria una preparazione culturale?
Credo che certe "cucine" sono più fruibili al grande pubblico rispetto a "cucine" contemporanee come esattamente sono più fruibili delle opere di Giotto rispetto a delle istallazioni di artisti contemporanei.
Ma questo non significa che le opere antiche non siano altrettanto complesse da capire come le opere contemporanee, anzi. Sono solo più ...fruibili.
Cercare e ricercare la perfezione nel fare una classica lasagna al forno deve avere la stessa considerazione di quello che sperimenta estreme cucine scientifiche.
Sono solo due stili diversi che possono avvicinare due clientele diverse.
A me personalmente piace sia l'arte antica egizia che l'arte contemporanea. Ma credo che in molti la pensino come me.
Gentile Direttore ma C.Cambi perseguita il Gambero da un po' di tempo...
I ristoranti stellati *sono costosi*, non lo si può negare. Per una persona con un reddito medio/basso (dipende dal termine di paragone) come il sottoscritto, spendere 200/300 euro in due persone per una cena non è cosa da tutti i giorni, purtroppo. "Costosi", non "cari", per cui non nego che spesso (non sempre) certi costi siano più che giustificati dalla qualità del cibo, dalla location, dal servizio, dalla cantina, ecc.. e che un'esperienza in un ristorante di un certo livello non sia riconducibile alla semplice necessità di sfamarsi, però non possiamo negare che non siano costosi. Poi, come già detto da qualcuno, di solito si sente dire "c'è chi cambia il cellulare ogni due mesi e chi frequenta stellati", ecc. ecc.. ma il discorso sul costo non può essere ignorato. Questa non vuole essere assolutamente una polemica (anzi!!), ma una semplice constatazione.
Aridanghete... il Carlo Cambi dell'intervista è un omonimo del Carlo Cambi editore del Breviario. Semmai il Carlo Cambi dell'intervista è l'autore dell'ex Gambero Rozzo, ora Mangiarozzo.......
In effetti a me l'associazione ristorante stellato = ristorante costoso sembra una semplice constatazione, non un giudizio opinabile!
Lo so che "costoso" non significa "inavvicinabile" e che ci sono varie gradazioni di prezzi e che spesso (non sempre) la cifra che si paga dà in cambio un'esperienza molto più forte e più interessante di 10 uscite in una pizzeriaccia. Però restano costosi!
...sembra copiato, ma giuro che quando ho iniziato a scrivere il commento 19, quello di Cristiano (17) non c'era! Evidentemente è un'impressione diffusa...
Sorry. Resta il rozzo ed anche tutto il resto.
Titanic, forse meglio citare Pearl Harbour. Come gli americani nel '41 anche il mondo enogastronomico pensava di restare fuori dalla crisi mondiale.
Poi i giapponesi di Striscia hanno bombardato a tradimento.
Passata la sorpresa, mi pare che si stiano riorganizzando le fila anche grazie a qualche errore, come il vergognoso e iniquo insulto a Perrotta.
Che stanchezza che dà tutta questa vicenda.
Io è dalla metà degli anni Ottanta che devo confrontarmi con il discorso " ma pagate il conto?" che secondo me è puro moralismo e comunque se si volesse essere seri si potrebbe facilmente dire chi paga e chi non paga, nel mondo della ristorazione lo sanno tutti e questi poveretti che fanno le loro piccole denunce sono patetici.
Io, che sono un grande fesso, ho sempre fatto l'editore spendendo i miei soldi per fare belle guide e quindi spendendo un mucchio di soldi per la guida dei ristoranti che, da sempre, costa molto di più di quella dei vini.
I vini, infatti, vengono mandati gratuitamente alle degustazioni dalle aziende - il tutto alla luce del sole - mentre al ristorante io mandavo molte persone - i famosi ispettori, cioè professionisti, insegnanti, medici, avvocati ecc.. - che pagavano il conto e avevano un piccolo rimborso per il viaggio e quindi i soldi che uscivano dalle tasche dell'editore, cioé mie, erano tanti.
Ma entrava tanta pubblicità e quindi la guida andava ogni anno meglio.
Perché? Perché la guida era credibile e lo era perché faceva le recensioni con gli occhi di un cliente e non di uno che mangia a scrocco e i lettori ci si riconoscevano e non si sentivano presi in giro.
Però è più facile dire che i giornalisti non pagano.
Anni fa Antonio Ricci - lo conosco da tempo - mi telefonò perché aveva ricevuto una denuncia dalla Sicilia: c'era qualcuno che diceva di avere ricevuto dalla nostra guida la proposta di pagare per essere inserito.
Breve indagine e venne fuori che era un venditore della concessionaria della pubblicità che vendeva le inserzioni sulla guida degli alberghi e così ci evitammo un servizio di Striscia che oggi si vede, invece, che ha deciso di ricoprire di cacca un intero settore per l'audience.
Io ritengo che non abbia senso andare a dire la propria opinione a chi ti vuole fregare fin dal montaggio dell'intervista e faccio tanti auguri a Vizzari che si è messo davanti alla telecamera di Antonio Ricci da Genova.
Però sembra proprio che ci sia qualcuno, la famosa manina, che aiuta ogni tanto... ma? prima o poi si capirà e anche questo, il sospetto, è un altro bel regalo che Striscia lascia a cuochi, giornalisti e appassionati.
ottime considerazioni, anche se per me l'audience non è l'unico totem del quasi sempre pessimo ricci.
rien ne va plus, spero.
parliamo d'altro , signori.
ribadisco i cavoli miei per questa sera: da Uliassi; e sono sicuro che saprà rabbonirmi e cancellare le mie amarezze.
immagino che sarà impegnatissimo, sig. Bonilli, ma se le andasse di fare una gioiosa pazzia, vederla scendere da un treno a Bologna od Ancona e scortarla fino a Senigallia sarebbe per noi festa come fossimo bimbi e per Lei forse un po' di sollievo per tutto cio'.
immagino che non ami queste proposte "inciucianti", ma che maffi sarei se non la facessi.
mi viene da dentro ed io non posso tacere...
Permettetemi, voi che avete la possibilità di quantomeno far sentire la vostra voce,
non lasciate perdere, opponetevi allo squadrismo mediatico di Striscia, perchè è tutto un modo di vedere evivere la gastronomia che viene sputtanato, non solo una guida o uno chef spagnolo
Bonilli fa gli auguri a Vizzari: temo anch'io che verrà triturato. Vizzari è esperto e si cautelerà, ma basta una telecamera molto ravvicinata, un effetto occhio di bue, un microfono sul viso che ti fa indietreggiare e il gioco è fatto. In montaggio poi si possono trasformare ragionamenti in poche battute (si vedono bene i salti di immagine) per di pù accompagnate dalle risate fuoricampo.
Tutto questo, poi, per pescare a piene mani nel fondo della disperazione, del sospetto, della cattiveria, della falsità, dell'incoerenza che ormai connotano il nostro paese: scopo ultimo la frantumazione di una società.
Già, è proprio lo scopo ultimo che dà da pensare...
Ho rispolverato un libretto molto interessante si intitola "Gli italiani e il cibo. Dalla polenta al cracker" di Paolo Sorcinelli. Qualche spunto risulta interessante a proposito di scopo ultimo o movente...
E certo che ti rilassi con il magico Uliassi. A me piace molto e poi Senigallia ispira. Buona cena!
Magari, fosse stato un altro giorno, sarei salito sul Roma-Bologna... ma oggi no :-((
Ci vediamo lunedì alla cena per Marchesi.
Confesso un pizzico di delusione, nell'apprendere di una cena per Marchesi, anzi della tanto "desiderata e annunciata" cena per Marchesi: speravo in una opportunità allargata, un pranzo forse, almeno per poterci pensare. Peccato, alla prossima occasione.;-)
mi scusi direttore, ma e' davvero solo un moralismo sorprendersi/offendersi perche' i giornalisti non pagano il conto? come puo' il lettore della guida non pensare che se il recensore/ispettore e' riconosciuto (e lo deve essere per non pagare) la sua esperienza del locale e' probabilmente diversa da quella del "normale" cliente?
e non parlo solo di un menu' degustazione dove invece di 12 portate ne spuntano 20, o della grattata extra di tartufo bianco, ma anche piu' semplicemente di un posto tipo il "Quattro Colonne" che magari al giornalista non da' il pesce surgelato, ma agli altri clienti si'.
E quindi i critici musicali pagano il biglietto al concerto e così quelli teatrali a teatro e i giornalisti automobilistici si comprano le auto e i giornalisti di turismo pagano i viaggi???
Ma perché dovrebbe essere un dogma che i giornalisti gastronomici paghino il conto al ristorante?
Quelli del vino, per esempio, non pagano il vino e quindi?
Vogliamo dire che anche Veronelli era un corrotto?
Io ho costruito una guida dei ristoranti dove tutti pagavano il conto e non si qualificavano prima.
E infatti è stata una guida di grande successo ma molto costosa da farsi e se non ci fosse stata la pubblicità... ma non per questo sottoscrivo il dogma giornalista che paga il conto-giornalista ineccepibile.
Preferisco pensare che siano i lettori a giudicare e non i moralisti perché se penso a Striscia e alle vagonate di pubblicità che incassa non penso a delle persone che non hanno conflitti di interessi giganteschi.
Chiaro?
credo la differenza fondamentale tra il critico musicale/teatrale e il critico gastronomico (lasciamo perdere i vini per ora) e' il fatto che se il direttore d'orchestra o il regista sa che c'e' un critico in sala non e' che possa cambiare molto la performance e/o personalizzare il servizio solo per il giornalista.
comunque al di la' del "dogma" o del moralismo, io penso che la credibilita' di una guida (e delle sue in particolare) venga anche da questi atti di onesta'. mi spiace che adesso pensi sia stato un "fesso" solo perche' ha pagato i conti e fatto recensire i ristoranti in incognito mentre gli altri non lo facevano.
Sbagliato pensare che se c'è il critico si fa una cucina diversa, un risotto comunque si fa in 18 minuti e una pasta espressa in 8/12 minuti e quindi anche se conosciuti basta vedere come funziona il piatto espresso e guardare un altro tavolo per vedere la vera velocità del servizio.
Quanto all'essere fesso per avere sempre pagato, lo confermo dal momento che poi in libreria ogni anno come editore mi sono dovuto confrontare con numerose guide fatte a tavolino e la cosa al pubblico non provocava alcuna ripulsa.
Poi venire qui a fare gli intransigenti moralisti come si evince da alcuni interventi mi sembra fuori luogo.
rispetto la sua opinione, ma non sono del tutto convinto. voglio anche pensare (stupido idealista?) che se fosse stato di dominio pubblico che le altre guide erano fatte a tavolino non avrebbero avuto lo stesso successo. in fondo il populismo di striscia non sta sfruttando e facendo presa anche su quello "sdegno" popolare?
Quoto in toto Bonilli!!!!
Riporto il commento che avevo lasciato su un altro sito (non me ne voglia il direttore, ma a volte si scrive con qualche salto)
Vincenzo Pagano scrive:
6 maggio 2009 alle 17:00
Non riesco a comprendere perchè un pranzo offerto dovrebbe cambiare il metro di giudizio. Mi spiego meglio: se si va in incognito e il critico non è (ri)conosciuto potrebbe avere un senso domandarsi se è giusto o meno che si paghi il conto. Ma se ristoratore e critico si conoscono e entrambi stanno lavorando, l’uno con i fornelli l’altro con la penna, non vedo lo scandalo. E’ evidente che comportamenti eccessivi (pago e scrivo male - non paga e pretendo la luna - arrivano in 10) sono da condannare. Ma nei casi normali dovrebbe vigere il rispetto del lavoro altrui. A volte ho pensato che mi sembrerebbe corretto avvisare il ristoratore non per avere il trattamento di favore quanto per consentire a chi lavora di esprimersi al meglio considerato che c’è qualcuno che si propone di sottoporlo ad un esame….
Striscia fa il suo lavoro che è quello di gettare scompiglio nelle file nemiche e conduce un rimestio che fa leva sui punti deboli degli intervistatori: invidia, antagonismo, protagonismo, saccenteria ecc. Ma cosa ne sa la cuoca del Castellano di Aulla di cosa significa ragionare o scrivere una scheda, comporre una guida, stendere un articolo? Aveva voglia di levarsi un sassolino e lo ha fatto. Chissà se si comporta così con i fornitori di materie prime… Al tempo stesso chi scrive saprà anche cucinare (e scriverà chi sa cucinare), ma la passione è una cosa, la passione per il lavoro è un’altra :-)
Non tutte le guide sono fatte a tavolino e non certo Espresso e Michelin ma se si guardano gli scaffali a dicembre di guide dei ristoranti ce ne sono una decina, e lei ha sempre pensato che fossero tutte fatte correttamente?
E se lo dicevo io - cosa che ho fatto - che ero parte in causa la cosa sembrava di parte.
Ma i giornalisti che non fanno guide ma cronaca ovvero Striscia allora dove erano?
no infatti non ho mai creduto a tutte le guide. mi sono sempre affidato a quelle 2 che reputavo attendibili e piu' "serie" (gambero e michelin, non sono mai stato un fan della guida dell'espresso.)
e' legittimo domandarsi perche' striscia ci arriva adesso. credo sia principalmente perche' adesso che "il molecolare" e' diventato di dominio pubblico e il libro di Adria' vende quanto camilleri, i tempi erano maturi per accanirsi contro l'intero sistema.
Perche' ci arriva adesso? Secondo me preparano il terreno per una bella guida in grande stile della Mondadori, che racconti i veri ristoranti 'naturali' e dove i ristoratori non guadagnano le stellette acquistando pasta e vino...
Allora faranno le pagine utili......