03
Mag 2009
ore 18:23

Liti in cucina

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Blumentha_Adria.jpg

La discussione sulla stampa e nei blog era iniziata ai primi di marzo dopo la chiusura del Fat Duck di Blumenthal.
E' stata la mia risposta, in corsivo qui di seguito, capita male ma in realtà chiara perché dico che è una cazzata dare del ladro ad Adrià, non certamente il fare l'intervista

[71] bonilli ha risposto al commento di.....
Cioè se uno dice che lei usa schifezze, ha rubato - cazzata, questa, gigantesca della quale Prandi si fa passivo megafono - non sa cucinare, è un holligan prostituto ecc... lei pensa di non avere offeso nessuno? (...)
04 Mar 2009 | 18:27


a provocare la lunga lettera di Raffaella Prandi, giornalista del Gambero Rosso, che leggete a seguire:

Caro Stefano
con i miei tempi - che non sono senz'altro quelli della Rete - vorrei difendermi dalla brutta offesa che mi hai rivolto nel tuo blog e della quale purtroppo mi sono accorta in ritardo.
Mi hai accusato di essermi fatta "passivo megafono" delle "cazzate" scritte da Jorg Zipprick con l'intervista a lui fatta a fine febbraio sul sito del Gambero Rosso e che ha contribuito, mio malgrado, all'avanzare della campagna di Striscia la notizia contro la cucina d'avanguardia.
Che il bubbone sarebbe scoppiato lo avevo previsto in tempi non sospetti titolando così un articolo uscito sempre sul web del Gambero nell'ottobre scorso: "una Leehman Broders della cucina?" http://www.gamberorosso.it/article?id=210081&product=1763

Santi_Santamaria.jpg

Il dibattito in Spagna stava montando ed era facile prevedere che la miccia accesa da Santi Santamaria avrebbe preso fuoco. Ero presente a Ravello quando Santi Santamaria e Albert Adrià si affrontarono a male parole e ne riferrii appunto in quell?articolo dal titolo premonitore. Nel testo annunciavo anche l'uscita prevista per dicembre di un libro scritto da Jorg Zipprick immaginando alla luce delle tensioni e delle suscettibilità in circolo che le questioni da lui poste non sarebbero passate inosservate. Non mi sbagliavo. Spiegai che avrei seguito il "caso" e precisai però quanto segue riguardo alla questione degli additivi trattata nel libro: "Una cosa tuttavia ci preme dire: è la dose che fa il veleno. Anche se mangi un chilo di sale finisci morto stecchito. Ovvio che ci possono essere dosi tossiche ma in genere è quasi impossibile superarle trattandosi di emulsionanti, gelificanti, stabilizzanti: insomma, con un addensante non ci puoi dare troppo dentro? Vero è che le industrie alimentari che li impiegano sono guardate storte. Le industrie tuttavia hanno bisogno di queste sostanze per mantenere la stabilità e la consistenza dei cibi nel tempo. Gli chef le utilizzano invece per nuove creazioni e per il gioco della cucina. Le prime sono guardate storte, i cuochi meno. Forse se ne può discutere?.
Bene, una volta uscito il libro, che cosa avrei dovuto fare secondo te, ignorarlo?

Vedi, caro Stefano, io penso che il mestiere basic del giornalista sia quello di dare le notizie, senza censure a priori. C'è un libro, frutto del lavoro di indagine - discutibile o meno - di un giornalista che in Spagna ha già sollevato un polverone, io ne annuncio prima l'uscita e poi lo ignoro?
Né, a mio parere, può valere il discorso: prima di dare la notizia bisogna verificare se quello che c'è scritto nel libro è vero o scientificamente corretto. In tal caso, quante migliaia di libri - e non solo di cucina!!- avrebbero dovuto essere ignorati?
Se ci sono contestazioni nel merito delle argomentazioni, ben venga il dibattito, le opinioni avverse, le tesi opposte, ecc. Tutte le interviste sono dei megafoni delle ragioni altrui ma questo non è un buon motivo per non farle. L'unica cosa che un giornalista non può fare è la censura preventiva (salvo in caso di insulti personali verso chicchessia), questo almeno nei paesi democratici e in situazioni di stampa libera; in altre parole è l'abc del giornalismo;
Mi hai accusato invece di essere stata strumento di questa campagna (appunto, "un megafono passivo") un concetto, se permetti, usato in senso spregiativo e insultante. Forse dimentichi che TUTTI I MEDIA sono megafoni di notizie, come lo è stato anche il Gambero Rosso nei 20 anni della tua direzione.
Nella fattispecie: ho cercato di fare domande su questioni sensibili (eccome se sensibili...), senza alcun intento scandalistico, tant'é che sono stata così "passiva" da evitare di affrontare le problematiche scientifiche su cui non avrei avuto voce in capitolo e facendo parlare Zipprick di altre, come tu dici, "cazzate". Avrei forse dovuto fare una controinchiesta, una contro indagine (cosa che per altro avevo proposto al giornale in cui lavoro/avo...) per contestare i risultati dei suoi tre anni di lavoro? Nell'intervista ho censurato non a caso tutta la parte più terroristica della quale non ero affatto convinta.
Di additivi mi sono occupata con Cristina Barbagli - lei sì una vera scienziata - all'alba del Gambero Rosso con una delle prime inchieste che hanno contribuito ad accreditare il giornale. Non sono però una giornalista scientifica. Esiste in Italia, con sede a Parma, un'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) i cui esperti scientifici stanno lavorando ad aggiornare la normativa in materia. Nessuno, mi pare, ha però ancora pensato di interpellarli (io se avessi un giornale su cui scrivere anziché essere in cassa integrazione, lo farei). Sarà senz'altro vero che si tratta di sostanze naturali e innocue ma se me lo dicesse l'Efsa sarei anche più tranquilla.
"...se poi i giornalisti non capiscono nulla dell'argomento e non hanno un minimo di prospettiva storica...", come sostiene il nuovo guru o aspirante tale Dario Bressanini sempre nel tuo blog, beh, proprio a lui e dalla sua prospettiva storica vorrei chiedere come mai le industrie alimentari in questi anni hanno ridotto l'impiego di additivi mentre gli chef se ne sono sempre più invaghiti? E come mai noi gourmet quando ci viene voglia di un buon gelato scansiamo di solito quelli con i coloranti o gli emulsionanti: tutti stupidi tabù?
Se il mondo della cucina è sottosopra non è, caro Stefano, per colpa di una intervista ma perché alcune questioni chiave sono state eluse. Per essere chiari sino in fondo: non sto dalla parte della cucina della nonna e trovo schifosa e vile la campagna di Striscia ma penso anche che non ci siano santuari inviolabili e questioni intoccabili. E smettiamola anche di nasconderci dietro al dito "tutto è chimica anche il sale". Se ho fatto da megafono, l'ho fatto attivamente e non per conto di qualcuno o nell'interesse di qualcun altro o a danno di qualcun altro ancora. L'ho fatto anche perché ogni forma di pensiero unico mi infastidisce profondamente.

Raffaella Prandi

Bottura_Piatti.jpgAl di là della polemica di Raffaella Prandi un fatto vero emerge dalla lettura della sua lettera e cioé una chiara presa di distanza dalla cucina rappresentata da Adrià, Bottura o Blumenthal e una rivalutazione della "cucina naturale", termine che Raffaella usa spesso e che al pari del termine "additivi chimici" non vuol dire in realtà nulla ma colpisce l'immaginazione dei più.
Ormai c'è una parte del pubblico gourmet e anche degli addetti ai lavori che critica quella che giudica la deriva presa dalla cucina innovativa, ne fa intravedere i pericoli per l'uso, appunto, degli addittivi ma anche la critica perché la giudica una perdita di identità della cucina italiana a causa della posizione gregaria di fronte agli spagnoli.
Il dibattito si è radicalizzato e sono emersi sempre più due schieramenti contrapposti che l'entrata in campo di Striscia ha trasformato in un muro contro muro: una specie di guerra della tradizione contro l'innovazione in cucina, quest'ultima dipinta dalla trasmissione di Canale 5 come pericolosa per la salute.

Penso che la buona cucina non abbia limiti di genere e che anche i bravi cuochi stiano in tutti gli "schieramenti".
La demonizzazione degli innovatori l'ho già vista ai tempi della Nouvelle Cuisine e quindi quello che sta accadendo non mi stupisce.

commenti 80

Interessante, dal mio punto di vista, la similitudine con quello che e' accaduto con il vino in questi ultimi anni e quello che sta accadendo ora con la cucina, anche alla luce di questo tuo post. L'aggettivo "naturale" ricorre tra le due correnti, ed ormai nel vino sembra aver preso una strada ben definita, lasciando nell'ombra tutti gli altri prodotti "non veri".
Da produttore mi pongo molte questioni su questo fenomeno, e francamente non mi so dare risposta se non che non mi trovo bene con i due estremi (i vini supercostruiti e i vini supernaturali).
Vediamo come andra' a finire in cucina, ma se sara' come nel vino allora la strada per i cuochi come Bottura, Blumenthal e Adria', diventera' in salita e meno illuminata. E sara' probabilmente un peccato perche' quando l'etica entra pesantemente con i piedi nel piatto, e' il caso di dirlo, non e' mai un buon segno, almeno dal mio punto di vista.

03 Mag 2009 | ore 20:56

Poco avevo sbagliato dicendo che saremmo arrivati al vino al metanolo. Io avanzerei alcune domande: l'innovazione è sofisticazione? La cucina tradizionale può essere sinonimo di naturale? La "chimica" fa male? Ma nel caso della giornalista Prandi che richiama quanto scritto in un libro possiamo solo osservare che l'aver riportato più o meno pedissequamente (sembra di capire) una tesi pubblicata non la solleva dal dovere professionale di dare conto di quelle affermazioni (che in pratica diventano le sue). Nulla significherebbe "andare contro i tre anni di lavoro" di Zipprick! Ma questo è un ragionamento difficile se non pericoloso in una qualsiasi rivista che vive di tante cose, non solo dei ricavi editoriali e cioè di quanti lettori comprano una copia. La critica di Bonilli si potrebbe considerare fondata alla luce di quanto scrive la stessa Prandi: "Sarà senz'altro vero che si tratta di sostanze naturali e innocue ma se me lo dicesse l'Efsa sarei anche più tranquilla". Il che equivale a dire di aver espresso un'opinione (o di aver fatto propria quella di Zipprick) e quindi che il fondamento potrebbe essere non così obiettivo (Zipprick non avrà sentito l'Efsa che dovrebbe valere di più, almeno per Prandi, dell'Inicon).
Nasce così il muro contro muro perchè sulla considerazione che si possa avallare una tesi riportando su un media specializzato le idee di un altro specializzato, si finisce nel calderone del giornalismo scandalistico o di polverone. Poi se nella cucina naturale arriva l'aglio cinese che viene spacciato per europeo (un esempio di fantasia di filiera) possiamo sostenere che naturale non è l'equivalente di "trasparente" che vorrebbe essere il vero termine da mettere accanto alle cucine: tradizionale o innovativa che sia.

03 Mag 2009 | ore 22:16

Uhlallà, enogastronomi e cuochi...basta con le mazzate tutti contro tutti (o quasi, perché qualche eccezione c'è sempre).
Stamattina sul Lago Maggiore ho visto il poster elettorale del candidato alla presidenza della provicia di Novara PD-Italia dei Valori-Sinistra e Libertà. Un tizio incravattato con un cucchiaio e una forchetta di legno in mano, che aveva per slogan: "Nouvelle Cuisine? No grazie, meglio la paniscia" (se googlate un po' lo potete persino vedere on line).
Qua si discute sui dettagli della molecolare, si litiga, ma fuori ci sono ancora una quarantina d'anni da recuperare...forse sarebbe il caso di collaborare eh!

03 Mag 2009 | ore 22:22

Ah tra l'altro...come ho già "ammesso" più volte qui e altrove, io emotivamente non riesco a considerare uguali una cosa "naturale" (intesa come qualcosa che è apparso chissà come sul pianeta già da tempo) e una "di sintesi" (copiata, modificata, ricostruita in laboratorio). Però obiettivamente non posso dire che la mia impressione è vera e quello che sostengono gli scienziati è falso; ascolto le varie versioni, provo a guardare le cose spostando il mio punto di vista, che dubbi mi restano o mi appaiono, sfido un po' le mie certezze abitudinarie insomma....non è mica il caso di scannarsi, però!

03 Mag 2009 | ore 22:34

Io me ne vado alla festa delle stelle Michelin a Venezia e lì ci saranno gli uni e gli altri.
Io parlerò con gli uni e con gli altri e vediamo che clima ci sarà.
L'idea sarebbe quella di parlare e evitare steccati o scontri così come giudizi senza appello.
Insomma, sempre di cibo e anche piacere stiamo parlando.

03 Mag 2009 | ore 22:46

@ bressanini
mi piacerebbe avere un commento tecnico del prof. Bressanini sul piatto di Hervé This.
http://edition.cnn.com/video/#/video/tech/2009/04/22/stout.hk.faux.cuisine.cnn?iref=videosearch

03 Mag 2009 | ore 22:47

quando ci sarà la festa delle stelle michelin?

03 Mag 2009 | ore 22:58

Domani a Venezia su una nave della Costa Crociere.

03 Mag 2009 | ore 23:06

grazie direttore. Ci sarà anche Striscia?

03 Mag 2009 | ore 23:10

Mary, forse non esiste spiegazione logica o non si saprà mai. This ha realizzato il piatto sintetico per prendere per i fondelli l'intero settore. Altrimenti non c'è motivo :)

03 Mag 2009 | ore 23:26

Cara Raffaella: a parte che del "guru" non me lo aveva mai dato nessuno :-D guardi che e' proprio l'EFSA a dichiarare accettabili certe sostanze (che siano di origine naturale o meno), altrimenti non avrebbero neanche un codice e non sarebbero ammesse. Nel mio Blog da "guru" :-D ho anche messo un link proprio ad un report dell'EFSA sulle cellulose, ma basta un poco di ricerca sul sito dell'EFSA e si trovano anche i report analoghi per altre sostanze. Quindi stia tranquilla che l'EFSA il suo mestiere lo fa, e lo fa bene. Basta andare a leggere i report. Cosa che striscia non ha fatto.

Non voglio entrare in polemiche non mie (già le mie sugli ogm mi bastano :-D), ma noto che spesso quando si parla di naturale, artificiale, sintetico etc.. si fa una grande confusione perchè mancano le fondamenta, gli strumenti culturali per poter discutere di queste cose. Quando il "gastrofighetto" ;-) vuole a tutti i costi il gelato fatto con la farina di semi di carrube lo sa che sta mangiando un additivo? E410. Ed e' un emulsionante, oltre che addensante. Tradizionale.
L'idea di "naturale" che hanno le persone (gourmet o meno) è solamente un costrutto culturale.

La distinzione sensata non è tra naturale o artificiale ma, ad esempio, se qualche cosa in certe dosi è innocua o meno, oppure se ha una funzione specifica o se l'industria la usa solo per risparmiare sulla materia prima (tra parentesi, se si prende la briga di leggersi le etichette del supermercato cambierà idea sul fatto che gli additivi siano meno usati ora di una volta)

Non so se i cuochi si sono innamorati di queste sostanze. Se è così comunque non mi stupisce visto che è sempre successo e continuerà a succedere (ecco perchè parlo di "prospettiva storica")

Da gourmet saprà benissimo ad esempio che la panna cotta, che ormai quasi tutti preparano con la gelatina, una volta quando la "colla di pesce" non era ancora un prodotto industriale e non si usava, la panna per preparare il dessert tipico si addensava con gli albumi. Sarebbe interessante sapere come fu accolta all'epoca questa "innovazione" in cucina, con un additivo "chimico" al posto del naturale albume :-)

saluti Dario

03 Mag 2009 | ore 23:38

alla fine ha ragione Adrià. E' tutto chimico.

03 Mag 2009 | ore 23:48

mi piacerebbe sapere sulla polemica scatenata da Striscia. Per quale motivo un ristorante famoso come l'Ambasciata e il cuoco Tamani tirano contro la cucina di un genio, quale Ferran Adrià? Quando Tamani parla di Bocconi di Bologna, la frecciata è alle guide o a qualche giornalista importante? Il video postato della CNN mi sembra interessante. Da principiante e non esperto in materia, credo che la pubblicità del chimico francese This con Gagnaire voglia far capire una cosa: il futuro è sintetico.

04 Mag 2009 | ore 00:23

Penso che un giornalista non sia tenuto ad ‘evidenziare’, gentile Raffella Prandi, il frutto di una ricerca pubblicata in un libro sol perché non deve esistere un pensiero ‘unico’.
Che tra Adrià e Santamaria non corresse buon sangue era risaputo, che Santamaria avesse cercato in tutti i modi di emergere con la sua polemica nelle tv europee senza riuscirci era risaputo. In Italia trova invece la disponibilità di un’importante rivista enogastronomica e di Striscia.
Senza nulla togliere alla libertà di affrontare liberamente le tematiche legate alla cucina innovativa, lei si sarà accorta che le tematiche sono state sartorialmente realizzate per dare voce a persone che con la cucina innovativa non hanno niente a che fare.
E se decidiamo di accendere la polemica utilizzando, Adrià, Santamaria, Gargner, non possiamo scendere in campo con i ‘Iannone, Tamagni e altri sconosciuti’ con incompetenze scientifiche.
Forse alcune figure giornalistiche hanno perso la capacità di analizzare, riscontrare e poi dare seguito ai loro approfondimenti.
O bisogna sempre solo e mettere in primo piano lo scoop a discapito di molti?

04 Mag 2009 | ore 01:25

Direttore, non se ne puo' piu' con questa polemica del molecolare, alla fine chissene, se alla gente non piace non andranno a mangiarci, l'importante e' ribadire gli sbagli quando vengono dette stupidaggini (tipo quella che gli additivi fanno male, indipendentemente dalle dosi), per il resto ci sono i tradizionalisti e ci sono gli innovatori, come sempre direi.

Alla Prandi vorrei dire che le 'industrie alimentari' hanno ridotto gli additivi solo perche' le persone hanno cominciato ad avere paura, paura di cose che non conoscono, e le industrie si sono adeguate, del resto il loro compito e' fare profitto, mica fare del bene; e' lo stesso motivo per cui la coop ogni due/tre la mena sul fatto che non vendono OGM, cercano solo un certo target di clientela...

Probabilmente e' la formazione umanistica, ma a molti giornalisti sfugge cosa sia il 'metodo scientifico', il fatto che un'industria alimentare rinuncia agli additivi non dimostra NIENTE, se fanno male e in che dosi puo' essere dimostrato scientificamente.

Per quanto riguarda la nuova linea del gambero rosso non commento perche' altrimenti querelano il Direttore...

04 Mag 2009 | ore 01:34

è sbagliato pensarla in questo modo, il futuro non può essere sintetico.

04 Mag 2009 | ore 02:01

Secondo me quella di This è uno scherzo. Non posso pensare che pensi seriamente al cibo completamente sintetico (anche se sicuramente certi aromi si possono sentire soltanto con sostanze di sintesi)
Già si fa fatica ad introdurre l'Agar Agar, se si pubblicizzano queste cose poi la gente generalizza e diventa ancora più sospettosa

04 Mag 2009 | ore 08:46

secondo me This fa sul serio e non si rende conto che rovina anche Gagnaire. Se scherza, vorrà dire che non dobbiamo preoccuparci degli attacchi dal tg satirico Striscia.

04 Mag 2009 | ore 09:30

cucina naturale... che bella definizione. Ci mancava appunto un'altra squadra in questo campionato... Così gli ultras si potranno schierare sulle rispettive scalinate e cantare i propri inni :-(.
Possibile che non impariamo mai niente dalla storia, sta accadendo esattamente quanto è già accaduto: la nouvelle cousine, la nuova cucina, l'internazionalizzazione del vino, gli autoctoni, i vini naturali, la cucina tecnoemozionale, il ritorno delle trattorie, cucina molecolare e quanti più che ne hanno più ne mettono... Spero che si torni ad una certa laicità del gusto. I piatti, come i vini parlano nel bicchiere, sul palato e nello stomaco... Truffaut diceva che se uno andava al cinema doveva divertirsi, poi se era un cinefilo poteva interpretare. Ecco direi parafrasandolo che a tavola bisognerebbe godere, questo è lo scopo principale, la felicità di un'attimo perfetto e non il mezzo con cui si raggiunge il risultato. Già mi sembra strano accostare Bottura e Adrià, partono da basi diverse, Massimo gioca con i sapori della sua terra, con la tradizione emiliana (per es le vacche bianche modenesi sarebbero scomparse senza di lui), Adrià basta invece a se stesso!
Ma quello che mi sembra dimentichiate è che esiste una generezione di cuochi che di tutta questa contrapposizione se ne frega, e che sta cambiando profondamente la cucina con piatti che è difficile classificare in un modo o nell'altro... Ricette che pescano a piene mani nei sapori della tradizione, usando tecniche moderne e sofisticate ma mai in evidenza e fini a se stesse sempre in bilico tra vari mondi in una dialettica produttiva e divertente. Una cucina efficace e golosa che sta invadendo allegramente le nuove generazioni di gourmet.

04 Mag 2009 | ore 10:07

L'abitudine a considerare tradizionale o naturale=buono e innovativo o additivo/artificiale/chimico/sintetico=cattivo ha fatto in modo che l'attenzione si allontanasse da quello che in realtà era il vero problema e cioè: le materie prime sono buone, di qualità, oppure no?
Non sarà certo un microgrammo di addensante "nuovo" a fare tutta 'sta differenza; mentre uno che usa la rassicurante colla di pesce ma compra ingredienti squallidi (come in realtà una larga fascia di ristoratori tradizionalisti) è molto peggio.
E l'additivo è stato usato per sopperire alla scarsità degli ingredienti o come scorciatoia per riaparmiare tempo e lavoro e ingredienti? O per ottenere qualche risultato particolare che altrimenti non si sarebbe potuto ottenere?
Il gamberetto (esempio tratto dal blog di Bressanini) esanime e insapore a cui viene aggiunto il colorante e qualche intruglio per dargli una parvenza dignitosa o il preparato semipronto che viene spacciato per "fatto in casa" con gran fatica...bé quella sì che secondo me è una fregatura. Invece cambiare la consistenza di un ottimo ingrediente è un gioco, non ci vedo nulla di male.

04 Mag 2009 | ore 10:10

Al banco forno di un supermercato, intendo dove si vendono con numerino prodotti "freschi" come pane e dolci, acquisto due fette di salame di cioccolato.
A casa, e solo a casa, leggo l'etichetta che dice qualcosa del genere: prodotto proveniente da alimenti surgelati, cacao, margarina, olii vegetali, grassi vegetali parzialmente idrogenati...non leggo oltre e lo butto.
Questo per dire che nelle etichette c'è scritto tutto a voler leggere, magari al momento dell'acquisto; che non è corretto a un banco di prodotti "freschi" di forno e pasticceria, vendere simili schifezze; che queste sono le vere "chimiche" che troviamo nei biscotti, nelle merendine fatte con olii vegetali non specificati (c'è differenza tra girasole e colza), margarine parzialmente o totalmente idrogenate, elementi non freschi o surrogati.
Altro che discutere di agar o xantana. Magari.

04 Mag 2009 | ore 10:35

brava Gumbo è esattamente uno dei punti della discussione! Per esempio ho sentito parlare e mangiato più di una volta al Bulli e non ho mai sentito Adrià parlare di prodotti ma solo di tecniche (ora è il momento della disidratazione), massimo Bottura invece l'ho sempre sentito parlare di prodotti, di materie prime, di aziende e molto meno di tecnica anche se la usa moltissimo... Mi sembra che ci sia molta differenza nell'approccio. Cmq conosco anche molti cuochi tradizionali innamorati dei loro prodotti è appunto quello che volevo dire il buono e il cattivo non risiedono da una parte piuttosto che d'all'altra, ma come accade nella vita sono trasversali e acchiappano ogni categoria ;-)
Per questo non ha senso parlare e dare sponda a questo duoalismo...

04 Mag 2009 | ore 10:38

La cosa più triste è che tutta la campagna disinformativa di certi programmini di fatto aumenta la diffidenza del grande pubblico verso la cucina d'autore, le guide e chi ne parla.

A beneficiarne sarà chi offre le matriciane precotte e gli spaghetti alla boulugnaise

04 Mag 2009 | ore 10:52

A me più che l'articolo in questione ha lasciato perplesso un post del nuovo Kelablu che quasi difendeva l'operato di Striscia, senza rendersi conto che se la strada è quella di creare allarmismi folli verso grandi chef, il Gambero rosso non ha ragione di esistere, con o senza Bonilli. Ma credo che lì ormai la confusione regni sovrana e non ci si renda neanche più conto di alcune cose che si scrivono...

04 Mag 2009 | ore 11:44

In realtà oltre a Bottura io ho sentito spesso anche Adrià dire che è fondamentale partire dalle migliori materie prime. Ne parla anche ampiamente sul librone, ne parla in molti video spezzoni di documentari che si trovano in giro per il web. Poi certo se uno non si fida o è prevenuto è inutile spiegare, raccontare e persino assaggiare. Vedi Tamani!

04 Mag 2009 | ore 12:03

Per evitare di non essere inteso, ritengo che quello che si mangia e che ci danno da mangiare non deve essere velenoso, sul breve-medio-lungo periodo.

Detto questo, sono giorni che ragiono su come dire la mia sul tema "cucina molecolare", "creativa", "d'avanguardia" o dir si voglia. Poi, mettendo in ordine alcuni appunti, mi sono imbattuto in questo scritto, del 1995, di Luciano Berio sulla musica elettronica. Tenete conto che, nell'ambito dei "saggi" e di coloro che hanno della musica una visione "museale" piuttosto che di ricerca e evoluzione (come spesso accade nell'ambito "cucina"), il dibattito dissacratorio è sempre stato molto simile a quello che esiste oggi nel settore enogastronomico. Lecito o meno usare nuove tecnologie per ampliare i panorami del gusto? Lecito o meno usare nuove tecnologie per ampiare i panorami d'ascolto. Ecco cosa risponde Berio. Sostituite sostantivi e aggettivi che connotano questo pezzo nell'ambito musicale e traslatelo in quello culinario. Che ne pensate? Con un poco di immaginazione trovo il tutto un formidabile quanto attuale contributo al dibattito in corso.

“Il pensiero musicale si è sempre valso di strumenti e di mezzi in continua evoluzione. Come il pensiero architettonico ha potuto assimilare e valersi di materiali diversi (si pensi alla "rivoluzione" del vetro e dell'acciaio), così la musica si è valsa - dall'inizio degli anni Cinquanta - di nuovi mezzi sonori che hanno certamente avuto una certa influenza sulle concezioni acustico-musicali di quegli anni ma che erano stati a loro volta suggeriti da un bisogno quasi spasmodico di analisi dell'esperienza musicale. Non è un caso, infatti, che le arcaiche apparecchiature elettroacustiche di quegli anni erano tutte strumenti di misura e di analisi. Accanto alla musica strumentale e vocale si è così fatta l'esperienza della musica elettroacustica e della musica elettronica. Questa veniva prodotta in studi specializzati (famosi erano quelli della Radio di Colonia, di Milano, di Parigi e della Columbia University di New York), dove i processi sonori venivano controllati in maniera continua (analogica) e sostanzialmente empirica. Oggi, com'è noto, con l'ingresso dell'informatica nella musica e con l'uso dei calcolatori, i processi sonori vengono invece controllati soprattutto in maniera numerica. Le applicazioni dell'informatica alla musica sono praticamente infinite; esistono nel mondo migliaia di studi e di istituti che si specializzano in campi diversi ma contigui della ricerca e della produzione musicale legati, appunti, all'informatica e alle nuove tecnologie digitali. In questi centri il calcolatore non vuole diventare uno strumento musicale (non vuole cioé sostituirsi a un'orchestra, anche se la simulazione è oggi resa possibile da tecnologie digitali spesso utilizzate nel campo della musica commmerciale) ma un mezzo che permette al compositore di gestire l'insieme e l'interazione dei suoi strumenti (acustici e digitali), di penetrare con grandissima precisione nei processi acustico-musicali e di estendere le possibilità espressive degli strumenti e della voce. Si pensa spesso che le nuove tecnologie debbano soprattutto servire a produrre suoni nuovi, perché la musica ha bisogno di suoni nuovi. Io penso invece che i suoni nuovi non siano così importanti. I suoni non invecchiano come invece invecchiano le idee. In letteratura non è poi così importante inventare storie nuove quanto piuttosto creare organismi concettuali capaci eventualmente di generare storie. Negli studi che fanno uso di tecnologie molto avanzate, non si tratta tanto di inventare nuovi suoni e situazioni sonore inedite quanto, piuttosto, di definire e sviluppare organismi concettuali capaci di generare processi musicali nuovi eventualmente segnalati, appunto, da suoni nuovi. Dunque, non è corretto opporre le nuove tecnologie ai mezzi strumentali e vocali tradizionali. Da un punto di vista operativo ci possono essere differenze anche enormi, ma da quello concettuale le due dimensioni sono complementari fra loro - posto che la loro evoluzione sia sempre garantita da ragioni musicali". Luciano Berio, 1995.

04 Mag 2009 | ore 12:22

Visto che comunque si gioca agli schieramenti, io mi schiero con Bressanini e il suo esempio delle mazzancolle tropicali. La domanda vera penso sia sempre la stessa: cui prodest?

@alessandro bocchetti. La definizione omnicomprensiva a questo punto sarebbe "cucina trasparente".

Se andiamo a spostare il discorso come fa giustamente gumbo chicken (post 20) mi sembra che il discorso abbia molto più senso! A questo punto parliamo di cucina di qualità, buona, trasparente, tradizionale o innovativa (e quelli che dichiarano di reinterpretare la tradizione?) La lite sarà su quale cuoco/chef produce maggiore piacere. Ma penso di aver scoperto l'acqua calda.....

04 Mag 2009 | ore 12:24

Bello il paragone con le note di Berio. In architettura accade la stessa cosa. Le materie prime sono quelle e se di qualità l'edificio sarà di qualità. Ma poi bisogna saperle accordare per costruire qualcosa di bello e che lasci il segno. E, come testimoniano le nostre città, non è affatto facile.....

04 Mag 2009 | ore 12:27

Berio è venuto negli studi del canale gastronomico quando io lo dirigevo.
Abbiamo registrato una lunga intervista che in casa madre rai nessuno aveva eppure l'intervista a lui e al maestro Chung l'ha mandata in onda solo il piccolo canale.
Una persona difficile di carattere ma interessante e stimolante e quindi nel tuo parallelismo suggerito dallo scritto di Berio io mi ci ritrovo molto.
Spero che si riesca a discutere in modo più intelligente e meno egocentrico.

04 Mag 2009 | ore 13:18

Colin: stiamo pur sempre parlando di una rivista che fa servizi su 'i ristoranti che propongono un menu della san valentino'. Quindi direi che il lettorato a cui mira il Nuovo Gambero è esattamente quello di striscia, come no! ...

04 Mag 2009 | ore 13:30

Mi ricordo molto bene quando Berio tornò in ufficio dopo essere stato alla Città del Gusto. Mi disse che aveva mangiato un gelato "pazzesco" fatto "da una macchina, tipo una lavatrice, verticale, con un oblò da cui esce il gelato". Rilasciò, se non sbaglio, un'intervista per il tuo "Bollito misto". Anche Chung rimase molto ammirato dalla Città del Gusto. Correva l'anno 2001/2002, più o meno. Ci tocca già dire "altri tempi?"
Che noia, certe volte...

04 Mag 2009 | ore 14:08

Ma quanto è snob questo scambio di commenti tra Fabio e bonilli? "Quando Berio arrivò nei miei studi..." "Sì poi tornò in ufficio e mi disse..." "Altri tempi"? :-)))
(sottolineo: l'argomento ovviamente mi piace e appena ho più tempo rispondo seriamente però, dai, così come avete iniziato la battuta ci stava!)

04 Mag 2009 | ore 14:41

eh no caro dario, la cucina sintetica esiste eccome! se ne parlava già nei lontani anni settanta.. guarda qui... :P

http://blog.paperogiallo.net/2009/01/lala_o_la_coscia_film-parodia_dei_critici_e_della_michelin.html

04 Mag 2009 | ore 15:22

giassò d'andare - forse - contro la netichetta, ma d'un giornalaio che dapprima scrive Leehman Broders e poi linka a un articolo dove ha scritto Lehaman Brothers cosa devo pensare? che il resto dell'articolo sarà altrettanto preciso?

04 Mag 2009 | ore 16:16

Io penso che quando ha scritto il messaggio in risposta a bonilli avesse un diavolo per capello e gli errori di battitura capitano più del solito in questi casi (sul giornale dovrebbero esserci i correttori, ma spesso sono un po' distratti).
Però secondo me ci sono cose più interessanti su cui discutere.
Ad esempio - vedendo il video del piatto interamente sintetico, Gagnaire dice ridendo alla giornalista che fa una domanda sulla loro collaborazione "non collaboriamo, noi giochiamo, giochiamo!". Se non ho sentito male (mi saltava un po' l'audio) mi sembra anche una risposta a molti dubbi sulle loro intenzioni.

04 Mag 2009 | ore 16:52

Non ho visto Striscia ieri ma stamane ho guardato il video dal sito mediaset. Grande coraggio di Livia Iaccarino a denunciare in tv la guida del gruppo Espresso.

05 Mag 2009 | ore 09:06

Noi vicchi invece adoviamo la cucina nouvelle molecolav-chimica, mentve quei povevi villici senza cultuva compvendono solo la cucina natuvale e sana e magavi anche biologica. Ah que chic aveve la evve moscia.

05 Mag 2009 | ore 09:38

Coraggio?

05 Mag 2009 | ore 10:24

Forse non riesce a capire queste cose ma non è da tutti, bisogna ammettere che la Signora Iaccarino ha avuto tanta forza e coraggio.

05 Mag 2009 | ore 11:05

Le denunce si presentano agli organi preposti.
In televisione ci si fa pubblicità.

05 Mag 2009 | ore 11:50

complimenti alla famiglia Iaccarino.

05 Mag 2009 | ore 11:52

Fabio, ho riletto il pezzo di Berio, e secondo me ci sono molti spunti interessanti. Però in questo ambiente io non trovo l'atmosfera adatta a confrontarsi e chaicchierare di queste cose. Il mondo gastronomico è litigioso, pazienza, vuol dire che continuerò a passare di qui quando sono in vena litigiosa!

05 Mag 2009 | ore 11:57

Coraggio di cosa? A prendersela con Vizzari? Il "coraggio" e' quello dei negozianti che rifiutano di pagare il pizzo e si ritrovano col locale bruciato; non me ne vogliano quelli delle guide, che prendono il loro lavoro sul serio, ma non si puo' fare un minestrone tra la mafia vera e inventarsi una 'mafia' delle guide, non e' adatto mischiare serio e faceto.

Se Livia Iaccarino crede che il suo ristorante dovrebbe stare in cima alla guida dell'espresso perche', in fondo, e' in cima a tutte le altre (uno dei primi dieci ristoranti al mondo, come dice Laudadio...), forse dovrebbe andare alla piu' vicina caserma dei carabinieri e sporgere denuncia contro il signor Vizzari, poi sara' il tribunale ad accertare se queso e' un criterio valido e se ci sono gli estremi di un reato. Tutto il resto e' chiacchere.

Per cui, ve ne prego, quando parlate di "coraggio", risparmiate una parola cosi' nobile per le persone che il coraggio lo hanno veramente e lo mettono in campo ogni giorno.

05 Mag 2009 | ore 12:09

Per che cosa?

P.S. Ha letto la scheda del Don Alfonso sulla Guida 2009?

05 Mag 2009 | ore 12:29

Come ho già detto in casi analoghi, la televisione va maneggiata con cura, perchè le piu’ volte succede che è la televisione che maneggia te. Il caso di striscia di ieri sera è emblematico.la signora Jaccarino, certamente animata da ottime intenzioni( e perfino nobili nel passaggio riguardante Gualtiero Marchesi), è anch’essa caduta nel tranello teso da ricci e figuri vari.. se ben riguardate quell’intollerabile emission si evince quanto segue :

A) la signora Jaccarino appare tesa, quasi livida nell’esplicare le sue (giuste secondo me) rimostranze nei confronti di Vizzari. I tagli che sono stati apposti alla registrazione confondono un po’ le idee e non si capisce se stiamo parlando oppure no di cose ben piu’ gravi di semplici opinioni dello stesso Vizzari( che possono essere, appunto, opinabili ma niente di piu)

B) nel suo( concitato) atto d’accusa Livia Jaccarino, dicendo che Vizzari dovrebbe parlare di « cucine d’Italia e non di ristoranti, »paradossalmente sembra dire : il nostro don alfonso 1980 è un luogo meraviglioso ,piu’ di tutti gli altri, e NON E’ COSI’ IMPORTANTE SE IN ALTRI SI MANGIA MEGLIO. Non credo che sia quello che voleva dire, altrimenti sarebbe paradossale. Anzi paradossale lo è in assoluto perchè è invece vero che si mangia benissimo, forse solo di una incollatura( termine ippico sia chiaro non molecolare) inferiore ad altro locale della zona. Quindi siamo arrivati al punto che, come succede molto spesso , il mezzo televisivo ha travalicato le intenzioni di chi voleva usarlo, rivoltandoglisi contro fino al punto di, incredibile, far credere che la madre non apprezza poi cosi tanto la cucina del figlio.

Sostanzialmente, e mi ripeto di nuovo, partecipare a striscia sarà di nessuno utilità , per gli Jaccarino e per chiunque altro in futuro si farà ammaliare dal piffero di ricci. Lui persegue solo i suoi scopi e sospetto che siano meno innocenti della pura audience. Non solo, lui se ne strafotte completamente della figura negativa che possono fare gli intervistati. Persegue solo i suoi scopi. Mi permetto qui di rivelare un dettaglio niente affatto trascurabile : lauda-dio ci era già stato, dagli Jaccarino ma ne era ritornato con le pive nel sacco e i cazziatoni di ricci : quella registrazione infatti non aveva affatto soddisfatto la fameliche fauci dello “strisciante”, in tutti i sensi, ricci.

A questo punto, chiedo a Bonilli , che certo avrà colto prima di me questi aspetti, di preparare un post sul Don Alfonso. Dopo l’insalata di Punta Campanella( 19 aprile) che era evidentemente « un aperitivo », sarà utile, opportuno e sicuramente superinteressante un RACCONTO, non mera recensione asettica, proprio un racconto, di quelli che toccano i sentimenti..., di quelli in grado di toccare le corde romantiche che si celano, ormai ben nascoste, dentro tutti noi….
quel Luogo , MA ANCHE QUELLA CUCINA, lo strameritano.

Saro’ sicuramente un impertinente , caro Bonilli, ( anche se rompicoglioni mi piace di piu’) ma mi girano quando mi tocca vedere e sentire certe cose …..

05 Mag 2009 | ore 12:40

Gisella, è il limite dei mondi ad alto contenuto di soggettività. Calcio, cucina, musica, ecc. ecc. Se avessi pubblicato il testo di Berio su qualche forum/blog dedicato alla musica classica...mi avrebbero scannato in molti! :-)
Mi fa piacere che ti sia piaciuto, in ogni caso.

05 Mag 2009 | ore 12:46

Antonio, d'accordo. Però per dovere di cronaca preciso che non è Laudadio a dire che DONALFONSO 1890 è uno dei primi 10 ristoranti al mondo. Lo dice il New York Times in un articolo firmato da Apple jr. (uno dei critici storici della testata newyorkese, uomo di grande cultura oltre che fine gastronomo) e pubblicato pochi giorni prima della sua morte. Una sorta di testamento lasciato ai suoi lettori dove indica liberamente, e finalmente dice, i 10 ristoranti al mondo che - secondo lui - valgono un viaggio per un'esperienza indimenticabile.

05 Mag 2009 | ore 12:52

Deve rispettare chi non vuole stare sulla sua guida. Non può essere così presuntuoso da sentirsi invincibile soltanto per il potere di dirigere delle guide. Se la Iaccarino si è sfogata in telesione davanti a milioni di spettatori ci saranno gravi motivi. Ho letto la scheda e se è di conforto le dico che non comprerò mai più le guide dell'Espresso.

05 Mag 2009 | ore 12:52

La critica della Iaccarino ai criteri di giudizio usati da Vizzari, per quanto legittima, è male argomentata ed è espressa in modo tutt'altro che coraggioso. Mi pare che la signora abbia molto chiaro quello che non le piace del metodo di Vizzari, debitamente illustrato - come ammette lei stessa - nella prefazione della guida (piccolo inciso sulla questione: il curatore spiega che il voto sintetico - e non, come dice la Iaccarino, il giudizio, che in realtà è espresso in modo completo nel testo della recensione - riguarda solo la cucina e non il servizio di "ristorazione" in senso ampio).
Un dibattito sull'argomento potrebbe essere anche costruttivo (preferiamo che i punteggi considerino anche ambiente e servizio, come nella guida del Gambero?) ma proprio non si capisce quale sia il problema di scarsa trasparenza su cui la Iaccarino torna più volte: quando si fa fumoso e allusivo, è il suo attacco a risultare poco trasparente, perdendo anche di dignità. E poi, perché attacare ora, sei mesi dopo la pubblicazione della guida?

Ho riletto la recensione incriminata: gli apprezzamenti su ambiente, ospitalità, ecc non mancano, solo che quando si arriva alla cucina il giudizio è ovviamente meno entusiastico di quel che avrebbero voluto i signori Iaccarino... Almeno Marchesi aveva chiesto di non essere più recensito dalle guide nel loro insieme, non aveva fatto attacchi ad personam. E' abbastanza penoso vedere che un ristorante di questo calibro scelga un veicolo come Striscia per chiedere a una sola guida di non giudicarlo, solo perché è uscita una recensione un po' critica (la Iaccarino fa capire che con le altre guide non ci sono problemi, perché le recensioni sono positive). Capisco l'amarezza di un ristoratore ormai abituato agli applausi, ma è aberrante pensare di ricorrere a diffide legali per mettere a tacere una voce critica.

Mi piacerebbe se Bonilli ci potesse raccontare di analoghi precedenti (anche omettendo i nomi) vissuti direttamente come direttore del Gambero e delle relative guide: anche a lui capitava di ricevere lettere minacciose di legali che chiedevano di rettificare, o di non pubblicare, giudizi non lusinghieri? Quanto è diffuso questo (mal)costume?

05 Mag 2009 | ore 12:52

AVANGURDIA AI FORNELLI (Repubblica)
di Quique Dacosta

Una classifica internazionale, un grande risultato:quattro ristoranti spagnoli nei primi
dieci. Certo, non sono io a dover dire se
la lista sia o meno corretta: tutti sappiamo che la cucina, i cuochi, i ristoranti, la degustazione di un pasto sono qualcosa di puramente soggettivo e indiscutibilmente
sensoriale, costruito su percezioni
e gusti molto personali. Però sta di fatto che la cucina spagnola — a livello nazionale e mondiale —
sta vivendo un momento unico e storico.
In Spagna si sono riunite tre generazioni di cuochi. Già si intravede una quarta, che tra meno di cinque anni traccerà linee di lavoro molto importanti e differenti. È un elemento fondamentale e forse questo rende la nostra cucina più forte e plurale di tutte.
Fra i grandi di Spagna eletti nella Top World Restaurant ci sono differenze di età di una decina
d’anni, più o meno. Juan Mari Arzak ha sessant’anni. Ferran Adrià poco meno di cinquanta,
Juan Roca ha poco più di quarant’anni, Aduriz poco
meno. Tra tutti loro, tra tutti noi, è avvenuta una saldatura, una specie di patto, che ha finito per coinvolgere tutto il Paese, dal contadino al notaio. Abbiamo capito che la cucina d’avanguardia — la parola “molecolare” è fuorviante e non la uso volentieri — sta diventando un’icona, un modo di identificare una nazione intera e di far salire sensibilmente
il Pil, che significa maggior ricchezza per tutti. Oggi, un turista su quattro viene in Spagna
per il piacere del cibo. Fantastico, no? Questo non significa che non esistano invidie e gelosie. Ma quando vince Nadal, quando vince Alonso, quando
vince una delle nostre squadre, è un bene per
tutti, non di uno solo. Un concetto che ci hanno insegnato i nostri padri, e che per fortuna abbiamo mantenuto ben vivo. Con l’aiuto del governo catalano e di uno sponsor intelligente abbiamo messo in piedi un progetto incredibile. La Fondazione Alicia è un istituto che si occupa di cibo a trecentosessanta gradi, dalla ricerca alla divulgazione. Qualsiasi cuoco spagnolo abbia una richiesta — approfondire la conoscenza di un ingrediente, il rapporto tra cibo e malattie o la semplice sperimentazione di nuove cotture — le porte della fondazione sono sempre aperte. Ormai arrivano cuochi, dietologi, biochimici, insegnanti da tutto il mondo! Per questo fatico a comprendere le divisioni che squassano la cucina italiana, oggi importante, solida e forte come mai. Quando in Italia tutto il movimento della cucina d’autore remerà in una sola direzione, sarà senza dubbio il migliore del mondo. Intanto, io, Quique Dacosta, ristorante El Poblet di Denia, paesino della regione di Valencia, 61° nella classifica stilata a Londra, vi invito a venire dalle mie parti, ad assaggiare la mia cucina, a godere del mio locale e della mia brigata. È l’unico modo che ho per mostrarvi la mia opera, farvi sentire la mia passione e il mio progetto di vita, che è la cucina che faccio e dove la faccio.

05 Mag 2009 | ore 13:00

Certo che le fazioni ci sono ovunque. Figurati che io facevo parte di un piccolo ma agguerrito gruppo internazionale antidigitale integralista dell'analogico (in ambito rock punk blues underground, lungi da me fare confronti con Berio); osservando le cose dal mio punto di vista di allora, potrei dibattere per ore e su questioni ancora diverse da quelle sollevate dai puristi classici. ;-)
Il problema fondamentale credo che sia sempre che è più facile schierarsi a blocchi compatti, stabilendo chi e cosa cosa è buono e cosa è cattivo in base a una conoscenza superficiale e molto emotiva, senza faticare per vedere oltre le apparenze, senza fare lo sforzo di imparare a riconoscere le sfumature e dando per scontato che le cose positive siano tutte da un lato e quelle negative tutte dall'altro.
Però, però, però...in ogni caso, per la mia esperienza, gli enogastronomi restano i più litigiosi in assoluto!!! :-)))

05 Mag 2009 | ore 13:21

Ah...e mediamente con un senso dell'umorismo scarsissimo! :-P

05 Mag 2009 | ore 13:23

Grazie per la precisazione, vado a leggere l'articolo. Sia chiaro che non e' mia intenzione sminuire la cucina degli Iaccarino :-)

05 Mag 2009 | ore 13:36

..quindi va bene essere in una Guida solo quando la posizione soddisfa il ristoratore????? Comodo, molto comodo.

05 Mag 2009 | ore 14:15

Penso che più della scheda sarebbe opportuno discutere degli eventuali conflitti di interesse, problema sollevato dalla Signora Iaccarino.


Gianfranco

05 Mag 2009 | ore 16:41

Figurati Antonio. Pubblico il link per te e per chiunque possa interessare questo articolo di Apple jr. sul NYT e dedicato a quei 10 ristoranti nel mondo che, secondo lui, vale la pena imbarcarsi in un bel viaggio:

http://www.nytimes.com/2006/10/05/travel/05applepics.html

05 Mag 2009 | ore 18:01

Non ho capito bene quali sarebbero i "conflitti di interesse": chiedo a Romanazzi (e a chi altro ritiene opportuno affrontarli) se può gentilmente spiegarmeli. Dall'intervista su Striscia non ci ho capito granché, la Iaccarino contesta, in modo a mio avviso un po' confuso, il fatto che ci sia un'unica raccolta pubblicitaria per tutte le guide dirette da Vizzari e pubblicate dall'Espresso Non succede la stessa cosa con altri editori? immagino che per semplicità ogni editore lavori con una sola concessionaria. Qual è il problema se Vizzari cura tre guide invece di una?

05 Mag 2009 | ore 20:23

Forse Romanazzi intende dire che se un ristoratore è "antipatico" a Vizzari lo è per tre guide. Ma penso che dovrebbe essere più chiaro e soprattutto circostanziato. Si parla del lavoro di qualcuno!

05 Mag 2009 | ore 20:51

Ma voi pensate sul serio che chi vada a mangiare dagli Iaccarino, preventivando dai 150 ai 200 eu a persona, ci vada per caso? E' colpa di Vizzari se da Don Alfonso ci va meno gente?

05 Mag 2009 | ore 20:55

Le guide sono inutili allora?? :-)

05 Mag 2009 | ore 21:10

Brava Livia, meriti un grazie da tutta Italia. Passerò presto per Sant'Agata.

05 Mag 2009 | ore 21:21

Casomai interessasse saperne di piu' (e vedere i piatti) del nuovo menu di Gagnaire + This: http://ryanzimmer.typepad.com/hongkongpastrykitchen/2009/05/polyphenol-.html

E' anche interessante vedere come il "gioco" di Gagnaire stia creando perplessita' anche in alcuni cuochi dichiaratamente d'avanguardia: http://chadzilla.typepad.com/chadzilla/2009/04/oh-natural.html

05 Mag 2009 | ore 22:19

@ Vincenzo Pagano: posso capire su "ristoranti" e "alberghi e ristoranti"... però, con tutta la mia stima per le capacità di Vizzari, dubito che riesca a (far) criticare Don Alfonso anche sulla guida dei vini ;-)

05 Mag 2009 | ore 23:44

Provo sgomento a vedere quello che Striscia sta scoperchiando. Povera Italia, siamo tornati indietro di 50 anni.
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoll.shtml?2009/05/C_35_video_9310_GroupVideo_filevideo.wmv

06 Mag 2009 | ore 09:00

Mi sembra che la Signora Iaccarino abbia parlato di mancanza di trasparenza per quanto riguarda gli sponsor.


Gianfranco

06 Mag 2009 | ore 10:28

Signor Romanazzi, i compensi degli sponsor per le guide sono probabilmente dichiarati nel bilancio annuale del gruppo Espresso-Repubblica quindi magari dovrebbe darci un'occhiata; e' probabile che come tutte le testate giornalistiche il gruppo si avvalga di una concessionaria che si occupa della raccolta pubblicitaria, usare una concessionaria diversa per ogni guida non e' sicuramente mancanza di trasparenza e non credo sarebbe neanche praticabile.

La signora Iaccarino ha parlato di cose molto vaghe, forse lei ne sa di piu, ci potrebbe chiarire quali sono questi sponsor e che giudizi hanno influenzato? La signora Iaccarino e' stata soggetta a un ricatto rifiutando il quale si e' vista declassare nella guida 2009? (da 17/20 a 16.5/20); se questi sono i fatti, e dalle sue parole non mi pare che lo siano, non le resta che denunciare all'autorita' giudiziaria chi la ha ricattata. Strano che non l'abbia ancora fatto, vero?

Forse la sua intenzione era solamente di snocciolare una serie di insulti a Vizzari, complice del suo declassamento.

06 Mag 2009 | ore 10:50

Finalmente con il commento 47 di Maffi il nodo gordiano del'affare 'striscia' e' venuto fuori. Insomma e' vero: c'e' poco da fare. Striscia e' un circo in cui chiunque appaia anche con le piu nobili intenzioni di chiarezza e onesta' viene ridicolizzato e messo alla gogna. Quel ricci e' un macellaio - ovviamente pessimo, di quelli che tagliano la carne con l'affettatrice - e il suo programma e' un tritacarne che smaciulla persone, fatti, storie, vite creando la notizia -polpettone. Chiunque compare in striscia viene manovrato a piacere del ricci, con alterno compiacimento dell'audience. E si' perche' il rapporto che si instaura tra chi crea tali prodotti di scarto dell'informazione e chi se ne nutre c'e' un rapporto malato di repulsione e attrazione, e striscia vive di questa distorsione. Ingenuo (o altro, non so) chi nonostante tutto pensa di passarci attraverso incolume, come gli Iaccarino che tra un po' veramente non sapranno come uscirne mediaticamente da tale situazione.. Insomma fare bella figura a striscia e' come riuscire a fare bella figura partecipando al grande fratello, o comparendo in una foto accanto al berlusca, oppure recitando in un film dei vanzina. Insomma diventi grottesco, ridicolo, la figura 'e assicurata. E stupido/a chi ancora, come me, spende due parole su questa vicenda infinitamente squallida e inutile che come una metastasi e' passata dalla tv alla rete. Che inutilita' questo fiume di parole, questo rancore, questo parteggiare per l'uno e per l'altro, questa inutile e noiosissima contesa tra innovazione e tradizione, natura e artificio, contrapposizioni degne della piu sterile scolastica e di un manicheismo di cui veramente non abbiamo bisogno. Che peccato tutto questa partecipazione accorata e questo argomentare... queste discussioni da condominio sulle guide.. ma per cosa? per un programma mediaset che tira su l'audience a furia di chiappe all'aria e di cani che pisciano sulla scrivania, che affida inchieste di malasanita' e corruzione a quel viscidone di staffelli e a quel pupazzo rosso di m.. odiosissimo che ci ammorba da vent'anni.. insomma tutti ci cadono, e ricci che si gongola. Tanto il programma da due settimane glielo stiamo facendo praticamente noi...o no?

06 Mag 2009 | ore 11:00

Mi pare che dal polverone di Striscia emergano netti i temi che poi però si perdono nel casino del dibattito infuocato. La cucina molecolare usa additivi di sintesi. Lasciamo stare il discorso sul naturale ecc la cicuta è naturale ecc ecc. Questi prodotti di sintesi sono dannosi, sono innocui oppure dipende dalle dosi? Io ancora non l'ho capito. Se come mi pare innocui non sono allora probabilmente dipende dalle dosi (da appassionato e aggiungo uno "speriamo!"). Ma non merita un approfondimento? Quale soglia è accettabile? Non va definita? Non va regolamentata la cosa? Ammettiamo che il singolo piatto realizzato con "gli additivi" rispetti la salute, vale altrettanto per un intero menù degustazione di 10 portate o più? A me, oggi, piacerebbe saperlo tutto sommato. Perché a voi no?
Le guide... perché le guide non prendono una posizione netta? Che le guide giudichino e contemporaneamente si trasformino in consulenti è noto, ovvio, scontato, consequenziale per non dire dichiarato. In sè non necessariamente è un male. Traggono un profitto da questa "consulenza", però? Se sì ne traggono un profitto diretto? Ne traggono guadagni indirettamente? Forse metterci la faccia andare a Striscia e rispondere alle banali domande-nocciolodellaquestione non sarebbe sbagliato.

06 Mag 2009 | ore 11:38

Sono stato due giorni fuori ed assente da questo blog, lo so che vi sono mancato tantissimo, quindi commento ora l'ennesima esternazione che contribuirà ad affondare la buona ristorazione in Italia. Mi riferisco all'intervista che Livia Iaccarino ha rilasciato a Striscia.
Faccio fatica a capire le motivazioni per le quali lei si possa lamentare se una Guida, l'unica forse, non la mette nella topo ten dei ristoranti. Non si ritrova con i criteri di valutazione di Vizzari; ma è come se un attore non volesse che un dato quotidiano scriva recensioni sui film da lui interpretati, perchè non è d'accordo con i criteri di valutazione del critico cinematografico.
Trovo che nella ristorazione, come in politica, questo desiderio di alcuni grandi di essere e sentirsi al di sopra, oltre, al riparo, dai giudizi della critica una degenerazione che va via via ingigantendosi.
E forse, è uno spunto per approfondire allargare la discussione, non è che questo sentimento di superiorità, di incriticabilità, a questi ristoratori lo hanno inculcato proprio le Guide ed i loro Curatori?
Non è che forse abbiamo troppo santificato determinati locali tanto da portarli a sentirsi al di sopra del diritto di critica?
Infine un'analisi di metodo, se si lanciano accuse in pubblico bisogna esser chiari, bisogna evitare accuratamente di lasciare punti importanti in sospeso. Per questo le frasi finali della Sig.ra Iaccarino circa gli eventuali conflitti di Vizzari, multiforme curatore di più guide, se non esplicitati contribuiscono a lasciare/lanciare dei sospetti che da tempo serpeggiano su questo mondo.
Ciao

06 Mag 2009 | ore 15:27

Ritengo, anche alla luce di quello che si è sentito ieri sera a "Striscia" che più che un problema di compensi agli sponsor sia un problema di "consigli per gli acquisti".


Gianfranco

06 Mag 2009 | ore 16:31

Se le stelle michelin dipendessero da dove si acquista pasta o vino avrei gia' aperto il mio ristorante stellato da un pezzo.

06 Mag 2009 | ore 16:37

La Manzoni s.p.a., concessionaria di pubblicità, fa parte del Gruppo Editoriale L'Espresso e raccoglie la pubblicità per tutte le testate del Gruppo, a partire da Repubblica e da L'espresso.
"Conflitti d'interesse", "consigli per gli acquisti" ...per cortesia non scherziamo: il Gruppo è una solidissima azienda quotata in Borsa, fattura oltre un miliardo di euro l'anno e le sue sorti non dipendono certo dall'andamento delle Guide (che peraltro guadagnano e non perdono). Tutto è pubblico, per chi vuole controllare.

06 Mag 2009 | ore 18:45

ieri un certo Cambi a Striscia ha attaccato duramente il gambero rosso anche se Bonilli non è più dentro il GR sarebbe interessante sentire una sua replica alle accuse fatte

comunque rimane una campagna diffamatoria e basta questa messa in piedi da Striscia l'altro ieri il sig.Paolo Marchi è accusato e insultato da una ristoratrice di La Spezia in modo assurdo dicendone dietro di peste e corna

07 Mag 2009 | ore 09:36

Carlo Cambi è il Gambero Rozzo, era ovvio che attaccasse il GRosso!!!Ecco perchè dò poca credibilità alle sue parole.

07 Mag 2009 | ore 16:18

Sarebbe interessante avere il parere del Direttore Bonilli anche alla luce di quanto affermato da Ziliani:

http://vinoalvino.org/


Gianfranco

07 Mag 2009 | ore 17:02

Cristina, hai letto la recensione di Paolo Marchi sul ristorante in questione?
http://www.italiaatavola.net/articoli.asp?cod=9801

Sono tutte ripicche che si vogliono prendere i ristoratori e intanto si fanno pubblicità...

08 Mag 2009 | ore 19:00

Secondo me gli ha fatto un complimento: l'ha chiamato dottor Marchi..."porzioni abbondanti mi raccomando, né, che io lavro per il giornale del commenda"

09 Mag 2009 | ore 02:27

guardando sul web i servizi di striscia, la mia impressione è che non sia importante l'argomento, ma che si tratti di prove generali di regime.
Ovvero dimostrano come si possa manipolare con grossolano disprezzo un argomento ed un mondo che finora,tutto sommato, era oggetto di confronto più tra addetti ed appassionati che tra il grande pubblico.Mai come in questi anni i cuochi hanno goduto di tanta stima e popolarità (le iscrizioni alle scuole alberghiere sono in vertiginoso aumento)
La lezione mi pare che sia:nessuno può essere immune da questo atteggimento forcaiolo di ricci e compagnia quindi: attenzione!
Questo giornalismo può fare molto male al Paese, altro che tre milligrammi di alginato di sodio. Cosa ne pensa Direttore?

13 Mag 2009 | ore 23:45

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a cura di Stefano Bonilli

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Cuciniamo il Pesce (novità)
Pane, pizze e focacce (novità)
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Patate dolci e salate
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I menu della Festa
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> Anche l'occhio vuole la sua parte e così i menù finiscono al museo.

Lasagne_1.jpg Lasagne verdi al ragù

Uno dei primi dieci piatti della cucina regionale italiana.Mia personale classificaEccomi davanti a uno dei monumenti...


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