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Giu 2009
ore 00:04

El Bulli, l'Abbazia di Cala Montjoi

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Adria_Cucina_Bulli1.jpg

Stanno uno di fronte all'altro, età media 22 anni, giacca bianca e grembiule nero.
Lavorano con precisione e velocità, in silenzio, nel banco centrale della bella cucina del Bulli. Sullo sfondo una parete di cristallo che dà su una roccia e un piccolo giardino, dall'altra parte un'altra parete di cristallo che guarda sugli alberi del giardino.
Sono i giovani stagisti che preparano le basi per i piatti del menu serale e fanno parte della brigata di una cinquantina e più di persone che ogni giorno lavora a Cala Montjoi.

Adria_Cucina_Bulli2.jpg

Sono stato due giorni interi con loro, ho cenato con loro e li ho osservati e fotografati.
Vedendoli in azione, gesti precisi, una assoluta concentrazione, un silenzio tipico di un'abbazia più che una cucina, ho pensato che questi giovani cuochi sono i novelli frati benedettini del XXI Secolo, Ora et Labora, con l'aggiunta indispensabile di disciplina e gerarchia, come ormai si vede difficilmente nella nostra società dello spettacolo.
Arrivano alla spicciolata verso le 14,30 e per le successive 12 ore lavorano nelle varie cucine del Bulli.

I cuochi che lavorano qui, a seconda del periodo stagionale, sono tra i trenta e i quaranta, 13 sono i fissi e poi ci sono gli stagisti.
Al Bulli arrivano circa 5000 domande ogni anno per fare uno stage e tra queste domande ne vengono scelte una cinquantina di quindici nazionalità diverse.
Quest'anno all'apertura, il 16 giugno, gli stagisti erano 36.
Ogni giorno c'è una riunione generale e la squadra creativa, che entra in cucina al mattino, presenta i nuovi piatti e spiega come devono essere eseguite le singole lavorazioni per le basi.
Ogni piatto richiede un grande lavoro manuale, eccezionali materie prime e una organizzazione del lavoro perfetta.
Ogni piatto una volta finito viene servito secondo una tempistica rigidissima che è l'essenza stessa del menu di ogni cliente che, fin dalla prima volta che cena al Bulli, ha una sua scheda con segnate le eventuali allergie o intolleranze e tutti i piatti che ha provato.
Ad ogni successiva visita gli verranno serviti solo piatti per lui nuovi.

Adria_Cucina_Bulli3.jpg

Alle 19,30 la cucina è pronta per l'uscita dei piatti: per ogni tavolo e per i cinquanta clienti ci sono 15 camerieri.
Le chiamate dei piatti si susseguono a voce alta e la risposta che si sente, come su una nave, è "Oido" cioè Sentito/Capito,  riferito alla comanda.
L'Abbazia si rianima e tutto diventa ordinatamente frenetico, tutti hanno un compito preciso, i camerieri vanno e vengono con i vassoi e ogni piatto prima di uscire è controllato dai capi cuochi o dallo stesso Adrià.
Verso mezzanotte si iniziano le pulizie in alcune sale delle cucine e alle 2 di notte restano in cucina solo quelli che non smontano mai, come Adrià e i capi cuochi.
E' una macchina dall'organizzazione perfetta e rigorosa e pensando a quello che si è scrito e detto in Italia su questo ristorante c'è di che essere imbarazzati o sconfortati.
L'indomani alle 9 iniziano quelli della squadra che porta la spesa e se siete curiosi tutto è narrato e fotografato nel libro Un giorno a el Bulli, 528 pagine di racconto scritto e fotografico meticoloso.
Se poi siete ristoratori è un libro che dovete avere o per sognare o per evitare di dire sciocchezze e parlare di cucina naturale e molecolare.
Se siete lettori di questo blog e polemici con Ferran Adrià mantenete tranquillamente le vostre convinzioni ma fermatevi un momento a riflettere sulla qualità e quantità di lavoro che sta dietro a ogni piatto.
Se vi piace Adrià e sognate di andare al Bulli e non sapete come fare andate a pag. 104 del libro Un giorno a el Bulli e troverete la spiegazione di come anche questo aspetto è organizzato e non lasciato al caso o alle raccomandazioni.

FOTO S. BONILLI

commenti 62

L'attesa è stata ripagata! Letto tutto di un fiato. Grazie. Ora et Labora è fantastico. Benedettini e molto certosini. Speriamo di riuscire ad avviare una scheda!

22 Giu 2009 | ore 00:11

Polemici con Adrià? Per carità, e perchè mai? Lui è furbo, semmai vanno additati quegli esserini sciocchi che ci vanno a cena.
Io ancora oggi cerco il ristorante dove mi si dice che oggi non c'erano le triglie ma si è pescato lo scorfano.
Direttore, sei un gran giornalista ma come gourmet...

22 Giu 2009 | ore 06:12

Passero' per zerbino, ma e' il miglior articolo da 6 mesi a questa parte letto nella Blogsfera mondiale. Buon lavoro Massimo

22 Giu 2009 | ore 08:23

Tre articoli interesanti e confortanti!
Interessanti perchè si scopre che ci sono più di 50 cuochi, che i piatti sono studiati per mesi, che vengono analizzati e selezionati da Adrià e dal suo staff in ogni minimo dettaglio, ecc.
Confortanti perchè, tra le tante foto, ce n'è una, nel secondo articolo, che ritrae una padella! Piccola eh, ma pur sempre una padella!
Sospiro di solievo!

22 Giu 2009 | ore 08:30

La maggior parte delle foto ritraggono il lavoro degli stagisti.
Ragazzi che arrivano per la prima volta al ristorante: un mondo da scoprire, regole da imparare.
In qualsiasi ristorante del mondo, prima che uno stagista arrivi "al cospetto" della stufa e quindi dei fuochi ne deve passare di tempo.
Per chi non é mai entrato in una cucina professionale, questa é la prassi.
Quei giovani stagisti ritratti nella foto, non avranno il piacere e la RESPONSABILITA' di cuocere cio' che stanno minuziosamente lavorando.

P.S complimenti Bonilli.

22 Giu 2009 | ore 09:09

Sarei curioso di conoscere il metodo D'Orazio che lo porta a classificare gli avventori di Adrià sciocchi e il suo conseguente (?) sistema per ordinare i piatti. Escluso, per lui, che il menu possa essere sincero e che l'oste non dica che il suo vino è buono cosa chiede di mangiare? Tonno in scatola così è sicuro del marchio? Gradirei anche la lista dei ristoratori "trigliati" così da evitarli. Ottimo poter leggere un gourmet con la sirena incorporata che lancia allarmi. Riusciremo a difenderci strisciando ed evitando.

22 Giu 2009 | ore 09:12

Direi da come ha risposto che Lei non è in grado di mangiare cose buone.
Quindi, ahimè, avrà una speranza di vita inferiore a di chi mangerà cose buone e sane.
Vada, vada e rivada da Mc Donald's, tanto tra Adrià e il Mc Menù le chimiche sono molto simili.

22 Giu 2009 | ore 10:17

D'Orazio, l'unica cosa giusta che ha scritto è il Lei con la maiuscola. E' una buona partenza: rispettoso quanto basta. Sul discorso cose buone e sane le do ragione. Un orto è più che sufficiente per stare tranquilli sulla qualità di cosa si mangia. Ha l'unico difetto di imporre le verdure di stagione se non si utilizzano serre, ma io mi accontento.
E' singolare, invece, che lei debba fare un percorso tortuoso perchè si imbatte in questi ristoratori "trigliati". Mi sembra che non ci siamo nè come giornalista nè come gourmet. O forse le si è solo rotto il tomtom.....

22 Giu 2009 | ore 11:01

Ho frequentato el bulli per una ventina di volte
tra il 1998 ed il 2002, Lei sign D'Orazio non puo'
nemmeno immaginare il lavoro di ricerca che trasuda in un piatto che le viene proposto.
Ferran e' un genio e potrebbe esserlo in qualsiasi
campo in piu'e'padrone di una virtu' ormai rara
in questi tempi......l'UMILTA'.

22 Giu 2009 | ore 11:26

Da una mia amica catalana, gran signora raffinata senza sofisticherie, che è stata alcune volte da Ferran Adrià:
Adrià è un genio e un uomo di enorme simpatia, ma una cena al Bulli è come assistere a una funzione alla quale dover dedicare attenzione esclusiva. Un po' faticoso per i non addetti ai lavori e molto poco conviviale.
Mi domando allora se in questi casi l'arte culinaria non diventi autoreferenziale ed autosufficiente e il ristorante una sala d'esposizioni con tanto di ciceroni inclusi nel prezzo.

22 Giu 2009 | ore 11:58

Sono proprio i gran signori raffinati quelli dai quali ho sentito le più atroci banalità su questo o quel ristorante e sempre da molti di loro ho sentito la battuta, ormai agghiacciante e fantozziana "Vuoi mettere una buona pasta e fagioli!!!".
Questo equivale a uno spettatore che va a un concerto e ascoltando la Sinfonia n.7 di Bruckner sbotta in un "Vuoi mettere la Marcia trionfale dell'Aida".
E' tutta musica, si potrebbe dire, ma si potrebbe anche dire che per certa musica ci vuole un minimo di preparazione culturale e lo stesso discorso vale per il cibo, i piatti, i cuochi, i ristoranti.
Tutti mangiano ogni giorno, questo non vuol dire che tutti sappiano mangiar bene e non vuol neppure dire che tutti sappiano capire e quindi gradire una cucina d'avanguardia.
Perché di questo stiamo parlando, di cucina d'avanguardia.

22 Giu 2009 | ore 12:18

I post catalani del Direttore sono talmente esaurienti, fanno talmente percepire l'atmosfera che si respira nelle cucine di Cala Montjoi ( sia laboratorio di ricerca, sia redazione giornalistica, sia abbazia benedettina) che, al quarto, siamo praticamente con l'acquolina in bocca in attesa della tavola: ma temo ci sia stato un accordo con Adrià sulla non pubblicabilità di un menu ancora in divenire, anzi, se ho capito bene, nelle prime sere, ancora simile, molto simile a quello dello scorso anno.
Per quel che mi riguarda non mi farei problemi, perchè come ho detto, in ogni caso, ormai, a questi livelli, si va oltre il mero aspetto culinario, e si entra in un mondo che racchiude moltissimi aspetti, culturali, tradizionali, botanici, manageriali, artistici, antropologici, letterari, scientifici e così via.
P.s ma a una prenotazione collettiva di 50 posti per un pranzo in una giornata libera, il signor Garcia resterebbe insensibile? Domanda cretina? Presumo di sì, ma la lascio.

22 Giu 2009 | ore 12:24

La mia acquolina dipende dal fatto che, essendo Stefano Bonilli titolare di una scheda ormai dettagliatissima e lunghissima presso El Bulli, credo, seppur con qualche difficoltà, abbia potuto assaggiare, o meglio, Adrià sia riuscito a trovare qualcosa di nuovo da fargli assaggiare, o quantomeno degustare una cena diversa da quella dello scorso luglio.
A meno che non ci si debba accontentare della squisita pasta al pesto fatta nel backstage e di un cocktail.

22 Giu 2009 | ore 12:38

Da Gambero Rosso a Crevette Rouge? Ma è vero che Avenance (gruppo francese Elior, catering e ristorazioncaroe collettiva) si è aggiudicato a la gestione del ristorante alla Città del Gusto del Gambero Rosso? Beh, ancora la Francia in testa... E finalmente il winebar diventa ufficialmente unamensa!!! Caro direttore... scusi l'esuberanza. Intanto complimenti per il reportage. Del resto, la penultima visita l'avevamo già letta sul Gambero di qualche mese fa... Ma ci preoccupa il destino di quello che dovrebbe essere il faro della ristorazione ITALIANA: la Città del Gusto del Gambero Rosso! Ne sa qualcosa in più lei?

22 Giu 2009 | ore 12:39

è proprio quello che sto pensando di fare, fabrizio.

anche correndo il rischio di trovarmi con 10-20 coperti"scoperti" e di dover pagare per i mancanti. è infatti un'ottima idea e permetterebbe di mettere insieme un bel numero di appassionati.

sono lietissimo che sia venuta anche a te( o prima a te). parliamone di persona, se a fine mese avremo modo di vederci per quella cena al vanità:-)) se troviamo lo "sponsor" giusto( ed è chiaro chi potrebbe essere) forse a garcia la mano potremmo forzarla, effettivamente.

magari in autunno( tartufi?...... è tempo di migrar?....)

22 Giu 2009 | ore 13:03

Ora et labora. Il tuo racconto mi riporta a due mondi che conosco bene e che ho sempre amato quanto paragonato - come similitudine e disciplina - ad una brigata di cucina di alto livello. Una compagnia di balletto classico; un'orchestra sinfonica o operistica. Quante similitudini!
Direttore, lavoro ottimo e, mi permetto di dire, di respiro internazionale. Complimenti!

22 Giu 2009 | ore 15:33

Mi accodo ai complimenti, gran bel pezzo, nella sua semplictà fa respirare l'energia che aleggia sul ristorante. Grande invidia, deve essere proprio una bella esperienza.
Bravo direttore.

22 Giu 2009 | ore 16:55

Non so più se sono controcorrente o no... ma, parola più parola meno, mi viene difficile non essere d'accordo con Lei. Grande ricerca e grandissimo lavoro di squadra (lo dico con assoluto rispetto e levandomi il cappello) per una cucina che nella sua quasi totalità non è replicabile nè in casa nè nella stragrande maggioranza dei ristoranti, fruibile da poco più di 10.000 persone a stagione (a condizione di aver prenotato con grande anticipo e puntualità) e, perdippiù, comprensibile ed apprezzabile, a costo di grande attenzione ed adeguata esperienza, da pochi raffinati gourmet.
Mi sembra come discutere o giudicare di un abito tempestato di pietre preziose visto ad una sfilata di alta moda o del kers della Ferrari, con la differenza, e non è poco, che quello nel giro di qualche anno diventerà di serie sulla Cinquecento.
Beninteso nulla a che vedere con le stupide polemiche che non condivido nè nello stile nè nei contenuti.

22 Giu 2009 | ore 17:48

in caduta libera....i francesi al gazometro...e riaccendono fornelli ormai spenti!!!
gambero a tre colori...blu bianco e forse rosso

22 Giu 2009 | ore 18:13

Complimenti Direttore per l'ottimo reportage e le bellissime foto (in alcuni casi anche migliori di quelle del libro!)
Spero che ci sia un seguito in cui si racconta nel dettaglio la cena.....
Per tornare alle prenotazioni (capisco la mia pedanteria, ma la prenotazione è propedeutica alla possibilità di vivere questa magnifica esperienza che non ha pari al mondo, probabilmente) ho letto l'inserto di p.104 del libro: tuttavia non si spiega nulla di più di quello che già si sa (suddivisione per categorie etc.). Non vengono spiegati, in particolare, i criteri con cui si attribuisce priorità alle prenotazioni nell'ambito della stessa categoria, non ricorrendosi a quello del "prior in tempore, potior in iure": io, infatti, come ho già raccontato, per due anni consecutivi ho inviato la mia richiesta alle 24 e un minuto del 15 ottobre (giorno indicato sul sito come quello in cui si aprono le prenotazioni) senza però alcun esito. Quindi, a mio avviso, i criteri rimangono oscuri e ciò non depone troppo bene a favore della trasparenza della gestione delle prenotazioni. Forse si tratta dell'unico aspetto negativo del bulli che, per il resto, sembra essere unico nel suo genere

22 Giu 2009 | ore 18:25

Non è certo il voto di povertà che distingue i "fraticelli".
Ma non vi scappa da ridere a scrivere e leggere certe bischerate? Fraticelli... Ma va...

22 Giu 2009 | ore 23:07

Io leggo alcune volte le cose che scrivi tu... e mi basta :-))

22 Giu 2009 | ore 23:24

Stucchi, ma per cortesia...

22 Giu 2009 | ore 23:36

mi sembra che il termine fraticelli non ricorra mai e poi, essendo il titolate del blog il direttore, penso che sia l unico titolato a scrivere quello che desidera. Liberi gli altri di "cambiare canale"

22 Giu 2009 | ore 23:52

Bonilli, modestia, per favore! (monacale?)
Parliamo di cuochi, non futuri Nobel!
Pelapatate. Strizzacarote. Guastasalse. Picchiabistecche. Non Scienziati Befattori dell'Umanità Sofferente.
E poi che barba! Oramai parli SOLO di el Bulli...
Qualche dubbio può venire, non ti pare? Un cuoco è un cuoco è un cuoco è un cuoco. Una volta si sarebbe detto: servitù. In milanese: quand che la merda la munta in scragnn, o la spussa o la fa dagn. In francese: "Si haut que l'on soit placé, on n'est jamais assis que sur son cul".

22 Giu 2009 | ore 23:52

P.S. Nessuno dei fraticelli indossa la cuffietta di legge in qualsiasi attività che ha a che fare con la preparazione di alimentari. Anche i capelli randagi fanno parte del menu? O si pagano a parte? E sorvoliamo sui guanti; speriamo che si lavino le mani; magari PRIMA.

23 Giu 2009 | ore 00:20

Ma che saputello noioso e antipatico sei caro Stucchi.
Un pianista è un pianista è un pianista.
Uno scrittore è uno scrittore è uno scrittore.
Il cuoco è uguale, a questo livello, è scienziato, è architetto, è creatore di piatti unici.
Tu, invece, che sei intellettuale, hai diviso il mondo in alto e basso.
E naturalmente ti sei messo in alto.

Ps
A proposito, la cuffietta di legge lo è in Italia, questa è Spagna :-))

23 Giu 2009 | ore 00:33

Si vede che l'igiene in Spagna è extra, optional come dicono i fyghi, in barba alle normative UE. Si sapeva, ma mi piace vederlo confermato.
Salmonellosi garantita. E' già capitato o ricordo male?

23 Giu 2009 | ore 00:41

Bravo stucchi! Ma quali monaci e soprattutto quali architetti: io sono un architetto, ho studiato per diventarlo, insegno all'università e non accetto di essere accomunato a questi lavapiatti.
Ps caro max sei fortunato a non riuscire a ptenotare, eviti così di buttare soldi e di arricchire un ciarlatano che si e'inprovvisato chef

23 Giu 2009 | ore 01:07

Quale pregevole segno architettonico sto perdendo di grazia? Potrebbe essere così gentile da mettere un link a qualche progetto perchè anch'io possa saltare su e darmi forza con un'architettura costruita invece che solo criticata e costruire nella mia povera mente obnubilata un parallelo divergente da questi infimi sciorinatori apportatori di salmonelle? Le sarei davvero grato!

23 Giu 2009 | ore 01:28

Gentile Direttore,
definire "intellettuale" il signor Stucchi, uno che scrive le cose che scrive che scrive che scrive (e che dovrebbe magari fare altro, non cucinare, però, sai che schifo), non le sembra un presente esorbitante?

Che lavoro fa, di grazia, Mr Stucchi? Forse, magari, il carabiniere NAS? No, non penso, quello è un lavoro utile, e chi lo fa non scriverebbe mai le cose che invece scrive lei...

23 Giu 2009 | ore 01:33

anche lei, obnubilato dal grande ciarlatano, continua a confondere l architettura con la composizione di un vile piatto di ristorante. Tutto ciò e'assai avvilente ma, purtroppo, illuminante di un degrado culturale a causa del quale ormai si pongono sullo stesso piano un uovo di quaglia mischiato con della liquerizia ed un'opera dell'ingegno. Continuate pure così, tant pis pour vous.

23 Giu 2009 | ore 01:40

Cielo, son arrivati filosofi e liberi muratori: andiam bene... Caro Max: non si confonda, non ne vale la pena...

23 Giu 2009 | ore 02:14

Guardi che io non confondo. Lei ha detto che insegna all'università e io le ho chiesto un link per poter apprezzare il suo segno architettonico che sicuramente avrà lasciato ai posteri. Che fa, tergiversa? Lei è un tradizionalista neo-barocco o un esegeta della sostenibilità? Tanto per comprendere su quali posizioni si colloca. Con tutto questo francese minimo sarà estimatore di Jean Nouvel.

23 Giu 2009 | ore 08:43

Prof. Battilocchi (?), ho cercato su Google, ovunque, ma il prof. arch. Claudio Battilocchi non risulta... :-)
questo forse è uno pseudonimo, per quando frequenta siti di gastronomia?...
su su, ci dia il suo vero nome professorale, mr. tadao ando in missione segreta, così impariamo qualcosa.

23 Giu 2009 | ore 09:15

Casomai ha realizzato un ristorante cpn tovaglie a quadretti e noi colpevolmente ce lo perdiamo. O un ristorante fronte mare in cui si serve pesce freschissimo!!!

23 Giu 2009 | ore 11:22

Signori, per favore... non ci si faccia trascinare dalla calura: l'esimio professore è la reincarnazione di Luigi Vietti.
Ma col ramaiolo in mano.

23 Giu 2009 | ore 11:35

ma siete ciechi, oltre che culturalmente involuti;
io i guanti li vedo nelle foto, a parte che sulle mani di quelli che tolgono il picciòlo dai pomodorini, pomodori che verranno poi sicuramente lavati e lavorati: difficilmente vedrete un'insalata caprese nel menu del bulli, magari un boccone di bufala destrutturata con aria di pomodoro ma mai un pachino tagliato in 4.

23 Giu 2009 | ore 13:55

Un pachino tagliato in quattro è eretico? In sei?

23 Giu 2009 | ore 15:05

Che tristezza e che imbecilli :-))

23 Giu 2009 | ore 17:34

va bene anche "spicchiato" in otto :-)

Credo però che tra i piatti che possiamo trovare a el Bulli non ci si possa accontentare di trovarlo tagliato e via.

A Noto l'ho mangiato sotto forma di "gello", come diceva lo chef, a Cala Montjoi lo troveremo sotto forma di aria, destrutturato, ricostruito oppure in un modo ancora nuovo, sicuramente delizioso e stupefacente :-)))

23 Giu 2009 | ore 17:37

Caro Battilocchi,
sono d'accordo con Federico di S. Giorgio che non bisognerebbe lasciarsi tentare. Però non resisto. Personalmente di architetti ne ho frequentati e ne frequeno davvero molti. Posso garantirti una cosa, leggendo le tue parole e la veemenza gratuita che metti nelle tue espressioni, ho la conferma di quello che mi hanno - loro - insegnato: brutta architettura crea brutta gente. Ho paura, e me ne dispiace, che tu rappresenti entrambi le categorie. Apri il cuore alle contaminazioni, credici.

23 Giu 2009 | ore 18:28

Più che un architetto, un geometra: anni '50...
Enema, enema: urlava il Vate!
(r) (w)

23 Giu 2009 | ore 18:37

Sempre meglio una brutta architettura di un miserabile intruglio dietro al quale non c'è nulla: una finta ricerca (ma si può chiamare ricerca un approfondimento sul sapore delle uova di quaglia? la ricerca è quella sul cancro, quella sulle cellule staminali), un finto lavoro di tanti sfaticati che, evidentemente, non sanno produrre nulla di meglio nella vita, una finta fatica, una finta sperimentazione, ma denari veri, denari delle tante persone che, avendo gettato il cervello all'ammasso, accorrono presso queste cattedrali del nulla: cala montjoi è vicina a barcellona ma scommetto che molti avventori del bulli non si siano spinti fin lì: troppe cose interessanti da vedere, troppo impegno per quelle testoline vuote. Anche la cucina (bella o brutta che sia) crea brutta gente.

23 Giu 2009 | ore 18:48

I blog a volte mettono in mostra il vero volto delle persone: stolidamente superbe, tronfie del loro piccolo sapere - un architetto può essere un assoluto analfabeta e un poveretto - si inseriscono in una discussione con luoghi comuni su cosa è la ricerca e citano il cancro tanto per non farsi mancare nulla, non sapendo articolare lo schiamazzo con l'elegante sussurro.
Amen :-))

23 Giu 2009 | ore 18:57

Giusto Direttore: AMEN. Una bella architettura tombale. Anche se non resisto (e faccio ammenda): Ma scusi "professore illuminario", allora che facciamo? Scudisciamo un certo architetto che ha costruito un certo museo in una certa città della Spagna che era praticamente semisconosciuta ai più ed ora tutti a citare e ad andare? Ma tu guarda che tocca leggere......

23 Giu 2009 | ore 19:36

Caro Pagano, lasci perdere: inutile infierire...

23 Giu 2009 | ore 19:46

eh si lasciamo perdere c e' chi continua a non capire : gehry e' un grande architetto non un cuoco. Quindi perché scudisciarlo ?!?

23 Giu 2009 | ore 20:36

insisto: professore DE CHE? :-)

23 Giu 2009 | ore 20:53

Ma Battilocchi, lei tira in mezzo la ricerca sul cancro! La sua capacita' di analisi e veramente infima. Non oso immaginare i mostri architettonici che la sua mente ha potuto partorire in questi anni (se mai ne ha partoriti).La dovrebbero cassare dall'albo. Ma poi che scrive a fare in questo blog? Per vomitare i suoi pensieri deliranti e rancorosi su ogni forma di arte culinaria? Non ci appesti con suo livore inutile.

24 Giu 2009 | ore 08:55

trattasi di troll, forse architetto, ma troll

24 Giu 2009 | ore 09:06

E' un troll e di qui in avanti cancellerò i suoi interventi, quindi non dialogate con lui.
Il suo indirizzo ovviamente è falso, come la professione.
Certa è invece l'imbecillità.

24 Giu 2009 | ore 09:23

Salve a tutti
sono un giovane ricercatore del Politecnico di Milano e lavoro appunto su biomateriali per la cura del morbo di Alzheimer e altre patologie: uso cellule staminali e tutto il resto.....
Nonostante questo amo profondamente la cucina e le innovazioni e anche io farei carte false per andare a Cala Montjoi come da Rafa......
Sono in contraddizione le due cose? io credo proprio di no.....
Direttore come sempre ottimo racconto......e poi se l'intelligenza si misurasse con i titoli di studio probabilmente Rocco Iannone sarebbe presidente del consiglio....non che ci sia andata meglio.....:))

24 Giu 2009 | ore 13:42

@battilocchi

criticare è quasi un dovere se la critica è fatta con modalità oneste e soprattutto documentate, percio forse ti è sfuggito che il libro un giorno a el bulli è stato edito dalla casa editrice phaidon.
tu che sei architetto dovresti sapere perfettamente che codesta casa editrice di antiche origini ha sempre pubblicato solo ed esclusivamente libri di arte,architettura e design , però pare che phaidon abbia deciso per chi sa quali complotti nascosti di iniziare nel 2006 a pubblicare libri di cucina -hai presente quell'ambiente dove lavorano prevalentemente dei truzzi chiamati cuochi?-

se non erro il primo libro in questione era il cucchiaio d'argento, forse questo dovrebbe fare riflettere un pò di più sia l'elite che mantiene sempre le proprie distanze da qualsisi tipo di innovazione fin quando almeno non diventi storia e percio collezionismo garantito- io lo chiamo paraculismo non so tu- sia dei rispettabili professionisti come te che non riuscendo a "capire" perchè cazzo sto ferran vada alla grande .
anche michelangeiolo se ci pensi alla fine spaccava pietre oltre ad avere un pessimo carattere da buon fiorentino.

vai a cercarti l'intervista-sempre che ti interessi- che fazio ha fatto a ferran e vedrai che lo chef in questione rimarca bene che phaidon è una casa editrice molto selettiva , ciò per ricordarti che a nel mondo dell'arte soldi ,potere e marchette varie non servono a niente altrimenti sai quanti figli di papà ci sarebbero ora nei libri di storia dell'arte?

ciò che percepisco io in ferran è che il mondo gastronomico cominci a stargli stretto e cominci ad annoiarlo forse perchè vorrebbe andare oltre al fatto che uno vada da lui per riempirsi lo stomaco con stravagante immenso piacere .


kiss
bd

28 Giu 2009 | ore 14:42

è la prima volta che scrivo sul blog, ma tanto dovevo. sabato sera (27 giugno) ho cenato con tre amici al Bulli. dalle 20 e 20 (ora di arrivo) alla 1 e 45 (ora in cui ce ne siamo andati) ho vissuto un'esperienza che definire gastronomica sarebbe riduttivo. tutti i cinque sensi sono coinvolti, a partire dal profumo di macchia mediterranea che ti riempie mentre arrivi a cala montjoi e che poi ritrovi nei piatti (raviolo di pinolo con succo di pigna...)per passare alle mani di cui ti servi per portare alla bocca piccole invenzioni di piacere. sarà ancora troppo presto per rielaborare, ma una cosa posso affermarla, senza tema di essere smentito. se riesci a cenare al Bulli, sei un uomo/donna fortunato (alla faccia di striscia e dei criticoni di casa nostra, che prima di parlare dovrebbero provare). p.s. quando ce ne siamo andati Ferran Adrià - peraltro disponibilissimo, come tutto lo staff, a spiegare, mostrare e rispondere a tutte le domande, anche a quelle banali- era ancora in cucina.

29 Giu 2009 | ore 13:19

Caro sig.Bonilli, spero che lei rilegga i post vecchi o che quantomeno il suo pc le segnali i nuovi commenti.

Le ho scritto già un altro commento nel post sulla chiusura del "cuoco nero". (Santin, mio ex "professore" al Gambero).

Dato che vengo dagli studi di pianoforte a S.Cecilia e che lavoro al teatro dell'Opera, fidanzato con una ballerina classica...

E dato che lei ha affermato:

"Sono proprio i gran signori raffinati quelli dai quali ho sentito le più atroci banalità su questo o quel ristorante e sempre da molti di loro ho sentito la battuta, ormai agghiacciante e fantozziana "Vuoi mettere una buona pasta e fagioli!!!".
Questo equivale a uno spettatore che va a un concerto e ascoltando la Sinfonia n.7 di Bruckner sbotta in un "Vuoi mettere la Marcia trionfale dell'Aida".
E' tutta musica, si potrebbe dire, ma si potrebbe anche dire che per certa musica ci vuole un minimo di preparazione culturale"

Ecco, alla luce dei miei (immodestamente,a torto) titoli sopra sfoggiati, per unico bisogno argomentativo, le chiedo:

1- se mi può spiegare meglio la sua affermazione soffermandosi sul paragone musicale (capirò da me quindi il parallellismo culinario).

2- Se mi può far capire la sua "preparazione culturale", che deve per forza avere, almeno relativamente all'esempio da lei scritto, quale sia.

La ringrazio sin d'ora per l'attenzione.

Cristiano.

10 Lug 2009 | ore 03:36

"Tutti mangiano ogni giorno", Bonilli scripsit.
Magari fosse vero...

Buona giornata

10 Lug 2009 | ore 13:05

Mi spiace tanto per chi non ha ancora avuto l'occasione di pranzare in un ristorante come si conviene ed è convinto che solo le trattorie di paese siano le ambsciatrici della cucina italiana nel mondo.
Per quanto mi riguarda posso dire che non ho mai mangiato così bene come in due ristoranti francesi in cui sono stato. Per i miei gusti la cucina francese è una spanna sopra quella italiana. Ed è proprio per questo motivo che mi piacerebbe passare da El Bulli. A perderci è chi chiude la propria testa ed è convinto che l'Italia sia il paese con la cucina migliore del mondo (invece: Francia) e più sana (invece: Giappone).
Lasciatevi invadere dai sapori. Tutto il resto è chiacchiera.

23 Lug 2009 | ore 12:37

Mi spiace ma il mio discorso era sull'autoreferenzialita' dell'arte culinaria perche' mi sembra a questi livelli diventata la celebrazione del rito con il quale viene creato un piu' o meno glorioso capolavoro: non e' cucina ma un'arte. Il cliente e' solo spettatore e fruitore con il senso del gusto, dell'olfatto e della vista non di cibo ma di una creazione o piuttosto forse una performance la quale solo gli addetti ai lavori sono in grado evidentemente di apprezzare e/o giudicare. Forse esasperazione come avviene per altre forme di arte. E le signore per quanto non incolte e non cretine ovviamente sono incompetenti: non per questo bisogna metter loro in bocca stupidaggini che non hanno pronunciato.

04 Ago 2009 | ore 23:07

Volevo aggiungere una citazione non verificata e forse imprecisa ma attendibile fattami molti anni fa da un professore del conservatorio di Ginevra:
Stravinski ha detto che c'è piu' musica nella Donna è mobile di Verdi che in tutta la tetralogia wagneriana.
Affermazione personale ma di uno addetto ai lavori e non esattamente retrogrado. Per cui invito a deporre le armi su una polemica tutto sommato tanto divertente quanto inconsistente.

05 Ago 2009 | ore 00:23

Notizia di oggi 27/1/10: El Bulli chiuso per due anni.
Il motivo è l'ispirazione

http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_26/spagna-ristorante-molecolare-elbulli-chiuso-due-anni_78c279f8-0ab7-11df-9ce5-00144f02aabe.shtml


Certo ci sarà chi considererà la chiusura una vittoria personale; oppure chi riconoscerà un segnale dei tempi; magari una scelta dettata da insofferenza alle critiche.
Io credo faccia bene e la scelta è assai coraggiosa (rifiatare quando si è in testa non è da tutti).
Ma la domanda è, in questi casi, i critici come riprenderanno a giuducare l'eventuale nuovo corso ?

27 Gen 2010 | ore 09:48

faranno come sempre: mangiando, ragionando e giudicando. mica usiamo la sfera di cristallo o il pendolino
piuttosto, mai visti in giro tanti topi ridere e ballare

27 Gen 2010 | ore 12:18

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