23
Lug 2009
ore 13:17

Bar, ristoranti, mafia & camorra a Roma

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IL SEQUESTRO


Sequestrati a Roma bar, ristoranti e pizzerie della 'ndrangheta.
La notizia era ovviamente su tutti i giornali, da Repubblica al Corriere, dal Messaggero al Giornale.
La grande retata che ha portato al sequestro dei locali un po' in tutta Roma ha avuto vasta eco anche perché c'era il titolo bello e pronto in quanto il Cafè de Paris di via Veneto, il più famoso dei locali messi sotto sequestro, mille anni fa era uno dei ritrovi di attori, intellettuali, giornalisti e paparazzi che Fellini ha immortalato nella Dolce Vita, era l'anno 1960, governo Tambroni.

VIA VENETO

Nessun romano sano di mente, però, oggi andrebbe mai in uno di quei caffè o in via Veneto a trascorrere una serata o anche a prendere un caffè salvo che non abbia l'ufficio in zona.
La mappa della zona, infatti, potrebbe essere contrassegnata dalla scritta "Hic sunt leones" in quanto territorio frequentato solo da turisti pigri e creduloni.
Divertente leggere le interviste a commercianti e abitanti della zona che tutti, rigidamente anonimi, dicono che si, in quel locale si sentiva odore di mafia (usata come il marchio del malaffare).
Divertente perché il Cafè de Paris era stato acquistato da un barbiere alcuni anni fa e la compra-vendita appariva fin da allora incredibile.

CAMORRA E 'NDRANGHETA

La grande retata ha sgominata la malavita, dunque?
Niente affatto perché già un anno fa era scoppiata una polemica sulle infiltrazioni della camorra nel centro della città denunciate dalla segretaria dei Radicali Italiani, Rita Bernardini.
Molti bar attorno a Camera e Senato, si diceva e si dice - e sono assolutamente convinto che sia vero - sono stati acquistati dalla camorra.
Per noi cittadini vale il "si dice" ma si spera che Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza stiano indagando perché quei bar sono frequentati abitualmente da abitanti del centro storico, turisti, personale di Camera e Senato, Onorevoli, Senatori, lobbisti ecc...


I CASALESI A CAMPO DEI FIORI


C'è un altro "si dice" che non ha ancora trovato spazio nei giornali eppure sembra essere un si dice molto succoso.
Si dice che i casalesi, quella derivazione sconosciuta della 'ndrangheta camorra balzata agli onori della cronaca grazie a Roberto Saviano e al suo romanzo-denuncia Gomorra e grazie al film di Matteo Garrone, i casalesi, appunto, siano proprietari di alcuni bar a Campo dei Fiori e dintorni e il si dice lo si ascolta tranquillamente ai banchi delle verdure e detto a mezza voce da alcuni negozianti della zona.
E se poi si vogliono vedere gli strozzini all'opera basta sostare una mezz'ora in Piazza del Monte di Pietà dove gli epigoni-straccioni di quella che un tempo fu la Banda della Magliana operano indisturbati.
Il film e il bellissimo sceneggiato televisivo raccontano la realtà, non un bel romanzo.

SI DICE....


Si dice anche che molti dei piccoli supermercati del centro di Roma abbiano strane proprietà per via del molto denaro cash di cui dispongono.
Mi piacerebbe che a tutti questi si dice ci fosse una risposta concreta, mi piacerebbe che le redazioni delle cronache di Roma dei grandi giornali mettessero i loro migliori cronisti a fare inchieste vere e vecchio stile su questi si dice.
Penso che il concetto di sicurezza e di coesione sociale sia dato prima di tutto da una sicurezza basica, cioè dal non essere assalito per strada, derubati o violentate in un garage - vedi episodi recenti -  ma anche dalla certezza che colui al quale stai dando i soldi per il latte, il pane, la frutta, un aperitivo o la cena non è un dipendente - consapevole o inconsapevole - di mafia & camorra.

commenti 34

"si dice" anche che molte pasticcerie o rosticcerie siciliane a Roma siano (o siano nate, prima di riscuotere un certo successo) con l'obiettivo di riciclare il denaro di provenienza illecita.
Ma senza una denuncia o segnalazione l'autorità può operare? Purtroppo temo di no.

23 Lug 2009 | ore 14:21

Si diceva per tutta Roma che il giovedì sera si faceva festa da un'importante personaggio politico che rifiuta di rispondere a dieci domande... Si diceva che le commistioni di alcuni imprenditori romani con un mondo della politica trasversale e bipartisan portassero ad alcuni affari che hanno riempito le prime pagg dei giornali... Si sa che quel tale che staziona in centro sempre al medesimo posto sia un pusher... Si dice che alcune amicizie lavino le mani tra di loro... Si dice e si sa! Questo è il grave problema della doppia morale nel nostro paese: Sant'Agostino è diventato un ombrello per giustificare uno schifoso istinto di sopravvivenza! Che dire: intanto iniziamo tutti a care il nostro dovere a non cercare l'amico per fare i documenti in comune, lasciare il posto riservato di mio figlio libero e pagare le tasse senza cercare evasioni ma cercando di scaricare tutto il possibile... Le piccole cose, portano al loro interno il germe del futuro. Nella mia adolescenza si diceva che il privato era politico, ci credo ancora!
Ciao A

23 Lug 2009 | ore 14:51

Caro Direttore
le segnalo un piccolo refuso:
CASALESI=CAMORRA

Grazie mille per il suo blog.

23 Lug 2009 | ore 15:29

Non si dice, ma e' una certezza, che i denari del traffico internazionale di stupefacenti, dopo un cleaning tra Panama' - Monaco' - Zurich siano investiti al stock exchange di NYC.
Non solo, ma una volta ''clean'' arrivano un po' ovunque: ovvero in una qualsiasi societa' quotata in borsa. E quindi?

23 Lug 2009 | ore 19:20

Lei vola troppo alto, signor federico. Questo tipo di pratica finanziaria è tipico della mafia siciliana che, negli anni, ha affinato i suoi strumenti di riciclaggio modulandoli sui sistemi di economia globale. Diverso è per 'ndrangheta e camorra: questa gente si muove "cash", contante alla mano. Il "laundering" avviene attraverso mille sistemi sicuri e, spesso, fuori dal circuito finanziario e bancario. Un esempio? La Dda di Salerno ha scoperto che boss della camorra riciclavano le loro ricchezze illecite acquistando vincite al Lotto, Superenalotto o al Totocalcio. Come? Con la complicità delle ricevitorie individuavano il vincitore, consegnavano il denaro cash e compravano la schedina. Questa veniva poi esibita in caso di verifiche da parte della Gdf: le loro fortune erano nate dalla vincita, asserivano. E così l'hanno fatta franca, mantenendo intatti i loro beni.

23 Lug 2009 | ore 19:37

Solo un'aggiunta al pregevole pezzo di Bonilli:
il film e il discreto serial italiano (per vederne di bellissimi rivolgersi ai prodotti made in UK e Usa) sono derivati dal (questo sì bellissimo) "Romanzo criminale" dell'ex giudice De Cataldo e, nonostante le corrispondenze, il libro è in parte fantasia dell'autore.
Per capire veramente cosa era Roma in quegli anni leggersi "Ragazzi di malavita" di Giovanni Bianconi: nessuna storia romanzata, tutto vero, come il negozio di elettrodomestici in fondo a Campo de' Fiori dove era appeso il cartello "qui si vendono soldi"

23 Lug 2009 | ore 20:02

Che sia troppo impegnativo non scrivere dei soliti piatti, cuochi e polemiche ?

23 Lug 2009 | ore 20:54

Carissimo signor Siani: credo di essermi espresso male... Io ho semplicemente asserito, ed e' verificabile per ogni dove, che i vari cartelli colombiani e le relative distribuzioni in nord e sud America fanno operazioni di cleaning e poi investono tranquillamente alla borsa di NYC.
Quindi ci dobbiamo impressionare se la malavita di casa nostra investe in un barino o nel ristorante alla moda?
Qualche anno fa c'erano due giornalisti, uno se non ricordo male (!) si chiama Gomez, che avevano documentato abbastanza chiaramente in un libro la nascita della ricchezza di quel mandrillo impenitnte che vive a Palazzo Grazioli...

23 Lug 2009 | ore 20:58

Mi scuso di non aver inteso il suo ragionamento. Gran parte di quei capitali ripuliti dai colombiani arrivavano, un tempo, anche in Italia attraverso scambi commerciali con la mafia. Da qualche anno l'organizzazione di riferimento è diventata la 'ndrangheta perché, a differenza della mafia, seppure evoluta dal punto di vista economico, ha mantenuto la sua vecchia identità di "clan chiuso". I cartelli dei narcos possono fidarsi: nessun "pentito" o collaboratore di giustizia nascerà mai nelle 'ndrine. Proprio perché clan chiuso (l'adesione è circoscritta ai soli familiari più stretti), la 'ndrina garantisce il silenzio sulle attività illecite. Se mai un giorno arriverà un pentito di 'ndrangheta questi dovrà essere costretto a denunciare padre, madre, fratello, zii ecc. ecc.

23 Lug 2009 | ore 21:09

Non credo che la politica della tutta Erba un fascio sia particolarmente azzeccata. O meglio è il solito sistema con il quale (anche se spinti dalle migliori intenzioni ;-)) sia tutto più o meno normale e comprensibile... Tanto semo ommini de mondo. Penso che il fatto che i narcos colombiani investano in borsa negli USA o i commercianti di armi comprino squadre di calcio internazionali non ci esima dal non gradire che i più banali soldi di Ndrangheta e camorra sbarchino nella ristorazione, non ultimo perché danari a costo zero creano una concorrenza difficile da reggere per un mercato normale... Reste poi la piccola questione morale e dello giusto e sbagliato... Ma si sa che noi uomini di mondo tra un Martini (cocktail ovviamente) e una bottiglia di coche dury nn ci curiamo di queste bazzecole, non è chic ;-)
continuo ad anelare di vivere in un mondo normale...
Ciao A

23 Lug 2009 | ore 22:28

Scusate il refuso... Non mondo ma paese normale

23 Lug 2009 | ore 22:43

Mi spiace molto: ma continuo a non farmi capire...
A parte lo chic e lo choc, che trovo fuoriluogo, il ragionamento e' differente.
Il signor Siani racconta dei fatti: e mi pare persona adeguatamente informata.
Quello che vorrei asserire e' che e' difficile meravigliarsi (e badi bene, non dico sia sbagliato farlo) se dei capitali illeciti entrano nella ristorazione o nella grande distribuzione quando una qualsiasi azienda quotata in borsa e/o un fondo d'investimento potrebbero (e dico potrebbero...) essere pervasi da capitali illeciti.
Per essere chiaro: ben venga parlare del Cafe' de Paris o del George's: peccato pero' tacere il resto.
E per essere ulteriormente chiaro: non sto accusando il Direttore di ''tacere'': anzi. Bene ha fatto ha suscitare la discussione. Che, per conto mio, andrebbe decisamente ampliata.

23 Lug 2009 | ore 22:54

D'accordo su tutto, tranne una postilla: non si tratta di meravigliarsi, ma semmai di indignarsi... Non è un dettaglio semantico, ma una differente categoria! ;-)
ciao A

23 Lug 2009 | ore 23:06

Allora mi indigno pur io.

24 Lug 2009 | ore 01:33

Fa bene ad indignarsi, signor federico. Anche perché la questione riguarda soprattutto il mondo della ristorazione, tanto caro a questo blog. La criminalità organizzata ha la capacità di fiutare affari, dove ce ne sono. Ed oggi tutto ciò che ruota intorno al mondo della ristorazione - alta o bassa che sia - è un business. Il controllo del mercato inizia dal basso, dalla materia prima: carne, pesce, frutta ecc. ecc. Grazie alle sue indubbie risorse ecnomiche la 'ndrangheta (ma anche organizzazioni similari) importa e controlla i prezzi, impone prodotti, gestisce distribuzione. Un monopolio criminale diifficile da controllare che ha però pervaso l'economia reale. Consideri alcuni dati: la gran parte della cocaina che oggi arriva in Italia dai paesi Sudamericani sfrutta le rotte mercantili utilizzate dalle bananiere; lo stesso accade per quanto riguarda le strade dell'oppio che dall'Est e dall'Asia arrivano in Europa, insieme a cereali ed altri prodotti "secchi". Senza contare il business del falso: l'ultimo rapporto Dia sulla criminalità economica indica il settore della contraffazione come l'ultima frontiera del crimine organizzato. E quando si parla di contraffazione si intende anche quella alimentare. Consideri quanto sta accadendo in Campania per l'allarme brucellosi o diossina nel settore zootecnico. Qui la camorra opera su più versanti: ai boss non interessa produrre mozzarelle, ma piuttosto lucrare sui contributi per l'abbattimento dei capi bufalini infetti. Abbattimento che non avviene perché gli animali, una volta intascato il contributo, vengono trasferiti da un allevamento ad un altro, diffondendo l'infezione. Il prodotto che consumiamo oggi, per fortuna, è ancora ampiamente garantito. Ma ancora per quanto tempo? Ecco perché il business criminale deve interessare tutti, gourmet compresi.

24 Lug 2009 | ore 12:52

Interessante. Molto interessante. Qualche giorno fa un mio carissimo amico con stellette e torre/stella (!) mentre al calar della sera si pranzava in un noto ristorante in provincia di Livorno, mi ha detto: ''O Ico, ma sei sicuro che quel gamberone che stai divorando sia freschissimo?''. Io l'ho guardato un po' di sbieco e ho risposto: '' Ma direi di si! E' perfetto''. E lui mi ha risposto: ''Ma tu sai che e' un bisolfito?''.
Girerei la domanda ai nostri esperti: mi rendo conto che vado OT, pero' sarebbe bello avere delle riflessioni sull'argomento.

24 Lug 2009 | ore 14:22

Se il gamberone che lei mangiava era bello rosso, beh la "colpa" è del bisolfito, un "trucco" per mantenere vivo il colore dei crostacei che, altrimenti, tendono a scurirsi. Ma non si preoccupi: era comunque fresco. La conservazione con questa modalità non va oltre i 3 giorni. Nella peggiore delle ipotesi era pesce surgelato proveniente dai mari asiatici. Ma vista la sua competenza credo che se ne sarebbe accorto subito. Tirandolo dietro al suo amico con stellette.

24 Lug 2009 | ore 15:06

Fortunatamente era rosso il giusto: e perfettamente fresco. Ma quanti ristoratori, non propiamente ''specchiati'', ci van giu' di bisolfito?

24 Lug 2009 | ore 16:11

Più che ai ristoratori bisognerebbe prima chiederlo ai pescatori...

24 Lug 2009 | ore 16:21

Interessante. La criminalità considera a tutto tondo il mondo della ristorazione "un grande business". Gli imprenditori della ristorazione no.

24 Lug 2009 | ore 17:18

Tommaso, invece va proprio chiesto ai ristoratori perchè la cosa rientra nel tema "scelta delle materie prime". Il Bisolfito di sodio (e222) è un conservante il cui uso nel comparto pesca è regolato appositamente da leggi ben precise. Specialmente per quanto riguarda i crostacei. Il suo uso è molto comune nella pesca d'altura dove conservare il pescato è decisamente importante. Sarà il ristoratore o lo chef che deciderà se usare crostacei o gamberi trattati con il bisolfito o meno. A questo proposito racconto un aneddoto riguardante il mio amico Fabio Picchi. Un giorno ci ha svegliati all'alba perchè erano in arrivo dall'argentario una trentina di gamberi pazzeschi. In arrivo nel senso che, per farci un regalo, appena avvisato a notte fonda dalla barca aveva mandato un taxi a prenderli. Si, un taxi. La qualità dei gamberi che ci siamo mangiati era eccezionale non solo per il luogo di pesca e la loro freschezza, ma anche perchè Fabio pretende - dal suo fornitore - l'uso di ghiaccio naturale e non di quello industriale/sintetico che rovina i profumi del pescato.

24 Lug 2009 | ore 17:31

Averceli tutti amici come i suoi...

24 Lug 2009 | ore 18:25

Mah magari il problema fosse solo il bisolfito... Dovete ricordare che il comparto ristorazione comprende decine di miglia di imprese, quante ne credete siano quelle di cui ci interessiamo noi? In mti altri posti cosa si spaccia? Avete presenti quei locali che vanno tanto di moda nella nostra capitale? Quelle mostre del pesce pantagrueliche con pesci dai 5 k in su... Ma che poi spacciano centinai di carpacci, carpacci i, gamberi e crostacei (solo per fare un ESE
pio) o sapete quanto lievito si USA nei forni di quasi tutto il belpaese per dimezzare i tempi di lievitazione? Ma così andremo molto OT, o forse no perché ai dice che in tutti questi settori ( e molti altri del comparto) ci sia la longA manus di criminalità varie
ciao A

24 Lug 2009 | ore 18:36

...poi si potrebbe continuare con le reti incatenate americane, che stanno facendo scempio di quel che resta dell'adriatico, oppure dell'ortofrutta alla diossina del mio Abruzzo di questi gg a seguito dell'incendio (doloso) della discarica ovviamente abusiva di Chieti Scalo... Si potrebbe andare avanti per ore con esempi su esempi, dal grande al piccolo: come vedete la criminalità è un poco dovunque intorno a noi...
Ciao A

24 Lug 2009 | ore 18:50

Attenti a non generalizzare: dire che tutto è mafia, alla fine, vuol dire che nulla è mafia. La criminalità organizzata usa spesso l'arma della dissimulazione, nascondendosi appunto dietro il "tutto è mafia" perché nulla lo sia, perché quella data condizione - di mercato o sociale - venga accettata come normale, legale. Oggi ci sono gli strumenti legislativi e non per capire cosa è mafia e cosa non lo è. Basta farli funzionare. Tocca alla magistratura ed alle forze dell'ordine intervenire. A noi il dovere civico e professionale di segnalare e di raccontare cosa accade.

24 Lug 2009 | ore 18:52

infatti si parlava di criminalità, non di sola mafia ;-)
ciao A

24 Lug 2009 | ore 19:01

Nella mia città un "imprenditore" con il denaro di dubbia provenienza ha aperto otto, e dico otto ,locali.
Ora io mi chiedo , ma se tutti lo sanno come mai non vengono fatti controlli dagli organi competenti? ed ancora, ma possibile che sempre i suddetti organi non si chiedano come uno possa avere tutto quel denaro? Il bello di tutto questo è che nonostante la crisi, i suoi locali vanno alla grande... debbo pensare che noi italiani gridiamo allo scandalo quando le magagne vengono scoperte, ma che ,se il locale fa moda, ci scordiamo di tutto e ci nascondiamo dietro un dito. Chiaramente non esistono prove....ma VOCE DI POPOLO VOCE DI DIO.

24 Lug 2009 | ore 19:48

Finalmente ci si sveglia, ci svegliamo in un mondo diverso da quello che avevamo progettato , diverso dalle città del futuro che i film ci avevano mostrato , diverso dal progetto fatto da i miei nonni e dai miei genitori ,
diverso e crudo come una tartara , diverso come le altre persone escluso noi stessi. Finalmente ci svegliamo e troviamo un mondo umano che si avvicina sempre di più al mondo animale solo con molte meno regole( in fondo la bestia caccia solo per bisogno ),del selvaggio mondo e una miriade di regole che non valgano per tutti nell'umano mondo. Finalmente ci svegliamo in umania dove il potere ed il denaro comprano tutto , ho letto la scorsa settimana che "L'industria dell'illegalità" versa miliardi euro freschi e veri in questo sistema fittizio fatto di numeri e rating bancarie , e che se non ci fosse stata "l'ndustria" la crisi in italia si sentirebbe di più . Finalmente ci siamo svegliati in umania dove la mafia 'ndrangheta ,camorra etc. servono a combattere la crisi ....allora perchè , mi domando,
perchè aggraviamo la crisi chiudendo le attività legali a questa grande industria italiana vanto di questa generosa terra , anzi... perchè non facciamo tutti domanda di lavoro lì la crisi così per l' italia sarebbe finita
, basta poco , basta che il popolo si allei con la grande industria italiana , in fondo i politici lo hanno già fatto. finalmente ci stiamo svegliando, ALZATI ITALIA ALZATI!!!!


24 Lug 2009 | ore 22:09

comprare gamberi senza bagnetto al metabisolfito è oggi quasi impossibile. non solo per me che vado al mercato rionale qua vicino(e si che la si vendono per lo più dentici argentini e moscardini cinesi decongelati....)ma pure i ristoratori possono avere difficoltà a procurarseli. il fatto è che anche sulle barche da pesca più piccole spesso il bagnetto viene fatto direttamente a bordo,
durante il rientro. il solo fatto che li vediamo esposti sui banchi della piccola media grande distribuzione prive di alcuna sfumatura marrone\nera ci fa capire che hanno subìto il trattamento. sempre che qualcuno non riesca a mettere in vendita gamberi che hanno lasciato il mare da 3-4 ore. qualcuno più su diceva che l'uso dei solfiti come antiossidanti sono regolamentati da precise leggi. infatti comprare o vendere 'pesce' al metabisolfito non è un atto criminoso. ma c'è qualcuno chè crede ancora alla qualità e alla trasparenza, e qundi al rispetto del cliente come principio del proprio modo di essere imprenditore. ma è davvero, giusto qualcuno. tutti gli altri preferiscono poter tenere in frigo il pesce un giorno in più.

24 Lug 2009 | ore 23:45

Complimenti! Sono assolutamente allineato con lei. Infatti io sposterei le considerazioni su quest'ultimo punto. Facendo delle verifiche.

25 Lug 2009 | ore 01:43

Cari romani sonnacchiosi, dovete iniziare a denunciare se non volete finire in pasto ai mafiosi! Auguri.

07 Ago 2009 | ore 13:32

Avete letto la relazione, incredibile e soprattutto incredibile che dopo un giorno non ne parla più nessuno. Lasciamo perdere i giornali,ma anche i blog non sono migliori ,questo è l'unico che osa tanto.
Vorrei anche farvi riflettere un attimo, spesso sui giornali vengono attaccati gli ambulanti vogliono mandarli via (da quello che si legge per motivi di degrado ....bah).
Ma se vanno via gli ambulanti , il primo effetto e che guadagnano di più i commercianti e vedendo che commercianti mi viene un dubbio...

21 Dic 2009 | ore 09:52

Salve,

siamo la redazione di Uniroma Tv. Visti i contenuti del vostro articolo, vi segnaliamo il servizio da noi realizzato sulla costituzione della città di Roma come parte civile nei processi di mafia.

Potrete visualizzarlo al seguente link: http://www.uniroma.tv/?id=18874

Grazie
Buona giornata

27 Mag 2011 | ore 12:13

Posso confermare sulla parte di Campo de' Fiori... È tutto vero.

28 Apr 2013 | ore 19:35

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