02
Ago 2009
ore 10:25

2 agosto, Bologna, ore 10,25

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BOLOGNA_2_AGOSTO.jpg
L'urlo del dolore, una foto che ha fatto il giro del mondo

Era metà mattina, primi di agosto, nella redazione del manifesto a Roma eravamo in pochi.
Si affaccia Giovanna, la centralinista, e dice di guardare l'Ansa perché è scoppiata una caldaia alla stazione di Bologna.
E' iniziata così quella giornata segnata dal più grave attentato mai fatto in Italia, 85 morti e 200 feriti.
Era il 2 agosto del 1980, le 10,25, come testimonia ancora oggi l'orologio che si vede sulla facciata della Stazione di Bologna con le lancette bloccate su quei secondi di morte.
Poco dopo il Presidente Pertini mise a disposizione dei giornalisti il suo aereo e alla fine della mattinata eravamo nel viale di fronte alla Stazione, in mezzo a ambulanze, pompieri, polizia e davanti a uno spettacolo che lasciava senza fiato.
Non c'erano i cellulari e quindi si raccoglievano notizie e poi si correva a dettarle per telefono a Roma. Giorni e notti senza dormire
Il 6 agosto in Piazza Maggiore ci furono i funerali in un caldo tremendo, una rabbia e un dolore che si toccavano con mano.
E' stata la più choccante esperienza di giornalista.
Per l'attentato sono stati condannati i fascisti Mambro e Fioravanti ma credo proprio che i veri colpevoli siano tranquillamente a piede libero e in pensione o morti.

Ormai si dimentica tutto, la commemorazione è diventata un rito stanco, i giovani non capiscono di cosa si parla.
Voi dove eravate quel sabato 2 agosto 1980?
Chi non era nato o era piccolo sa dire qualcosa di quella strage?

commenti 29

Io ero in spiaggia qui sulla riviera romagnola quando all'improvviso la voce rimbalzò da persona a persona e tutti andammo al bar a vedere la TV. Mi ricordo come le versioni cambiavano di ora in ora ma già molti dei "grandi" (avevo 11 anni all'epoca) parlassero già da subito di un attentato terroristico perché la storia della caldaia era veramente inverosimile. E' uno dei ricordi più vivi che ho di quel periodo e penso anche che sia stata una ferita quasi mortale per la mia città, da quel momento la ho visto veramente cambiare, piano, ogni anno, chiudendosi vieppiù su se stessa.

02 Ago 2009 | ore 12:12

Io sono del '68, quindi erano giorni di mare con gli amichetti.
Invece mio fratello Emanuele di sei anni più grande era andato a farsi la stagione a pelar patate in un ristorante in Inghilterra per guadagnare qualche soldo ed imparar l'inglese, per poi rincominciar la scuola.
Appunto per godersi un po' di mare aveva deciso di tenersi agosto vuoto ed era di ritorno da Londra.
Mia madre la ricordo terrorizzata al pensiero che potesse essere rimasto coinvolto durante il transito in stazione nel viaggio verso Fano. Niente telefonini, i centralini della Polizia, dei Carabinieri, degli ospedali erano impazziti.
Alla fine suonò il campanello di casa, era lui appena arrivato che nulla sapeva dell'accaduto.
Era transitato da Bologna pochi minuti prima della strage.
Grazie per il bel post.
.
Ciao

02 Ago 2009 | ore 12:20

Quasi diciassettenne mi ero appena alzato dopo una serata di lazzi e scazzi e all'alimentari sotto casa (già, esistevano ancora nel 1980) mi stavano facendo un poderoso panino alla mortadella (vera Bologna e il particolare mi rimarrà sempre impresso): alla radio sentimmo della "caldaia" esplosa nei pressi della stazione. Passò poco tempo e capimmo che anche questa volta si trattava dell'ennesima strage nera. Solo del rapimento Moro ho un ricordo così indelebile.

Come Bonilli credo anch'io che i veri colpevoli siano rimasti impuniti e, dopo aver letto centinaia di articoli e libri sull'argomento, qualche idea me la sono fatta; Mambro/Fioravanti non saranno i colpevoli diretti ma qualcosa sapevano e il loro silenzio è servito sicuramente a far sì che dal 1998/99 i due siano in regime di semilibertà nonostante i sei ergastoli...

02 Ago 2009 | ore 12:58

Avevo dato la maturita' quell'estate e poi ero partito per la Sardegna. Quel sabato eravamo appena arrivati a Cavallo' per il finesettimana: e si ebbe la notizia dopo colazione, verso le 4 del pomeriggio. E la notizia parlava di terrorismo. Una stilettata. Allo stomaco.
L'anno prossimo saran trentanni: che tristezza.
Giusva Fioravanti qualche anno prima era pure l'idolo delle mie coetanee...

02 Ago 2009 | ore 13:35

inserisco il commento di facebook..
.. io c'ero, mia nonna bianca e mio nonno balestra il compano di mia nonna.. hanno anticipato di un giorno la partenza da copparo(fe) per venire a chiavari (ge)x festeggiare insieme il mio compleanno, appunto il 2 agosto,sarebbero dovuti partire per comodita il giorno due, credo che chiunque come me non possa mai diimenticare quel giorno,ascoltavo ... Visualizza altrola radio quando hanno dato la notizia...... ho ancora adesso i brividi e come me credo le figlie e le nipoti di mio nonno balestra... leggevo una strage senza perche..... purtroppo assurdamente un perche ce e sono i morti ed i feriti... e le famiglie che restano.. o quello che si e' salvato di loro... i ricordi in questo caso nn svaniscono... mai... rimangono lucidi presenti palpabili..ogni volta che transito dalla stazione di blogna e scendo al piazzale est dove tuttora arriva il treno che da genova passa da spezia e parma... mi chiedo... e se fossero partiti il giorno dopo?

02 Ago 2009 | ore 13:45

stavo a casa a roma e certamente mi ricordo, del resto c'avevo già 27 anni.
qualcuno deve aver dato la notizia (radio palazzo?) perchè mi ricordo che abbiamo acceso la tv e i soliti gazzettieri hanno cominciato a parlare di esplosione di una caldaia.
pochi giorni dopo parto per il mio primo viaggio verso la grecia e quella che ci affitta una camera ad otranto, riferendosi all'attentato, dice che una cosa del genere poteva avvenire solo per "ignorantitudine".
no comment.
e comunque pure questi stanno nell'elenco dei morti che non hanno avuto giustizia.
che paese!

02 Ago 2009 | ore 14:30

Io, diciottenne, ero partito dalla stazione di Bologna quel giorno verso le nove. Destinazione Rimini. Ore inebrianti, spensierate e ignare con gli amici sulla spaggia, fino a quando qualcuno dall'albergo mi viene a dire che mio padre agitatissimo mi cerca al telefono...
Un evento che mi ha segnato e resta indelebile nella memoria.

02 Ago 2009 | ore 16:29

come scordarselo, maledizione. stavo a st. trop. per un fine settimana che sognavo da una vita e con un sogno di ragazza. alla cabane bambou, una spiaggetta in fondo a ramatuelle, che non conosceva nessuno, allora.

nel '76 ero entrato nel partito radicale, deluso già allora dalla sinistra, parlamentare e no ed avevo fondato , insieme ad una ventina di amici, l'associazione radicale di bergamo. le istanze di allora del p.r. mi piacevano e cosi' mi sembrava di non tradire i miei ideali.

il mattino ero andato in centro e comprato il mio pacco di giornali che quel giorno non comprendeva il manifesto introvabile nel var. mi chiamo' mia mamma al telefono della spiaggia, piangendo.( suo padre cioè mio nonno aveva fatto le lotte socialiste di fine '800).temevo qualche fattaccio in famiglia. fu quasi peggio.è stata una delle poche volte che mi sono dimenticato di mangiare in vita mia. dalla spiaggia mi attaccai al telefono e chiamai il partito di largo argentina. ma era un bordello . non si capiva nulla. la mia compagnuccia, che pur mi seguiva nelle mie elucubrazioni pseudo-politiche se ne usci' con una frase poco carina. praticamente non le parlai per 3 giorni e tornati a bergamo la finii li' . mi ero offeso in nome e per conto di quei morti.

ero a st. trop. anche quando ammazzarono il giudice Falcone. tutte le volte che ci torno ho 5 minuti di angoscia .questo il mio ricordo. un tantino fighetto se vogliamo, ma cosi' fu.

p.s.: consiglio a tutti la lettura di un grandissimo autore ,tormentato dal perbenismo attuale ,anche di sinistra, e del suo piu' grande libro: GIUSEPPE GENNA: DIES IRAE.

li' si parte dall'anno dopo, dalla triste storia di vermicino; ma in controluce si leggono tutti i fantasmi italiani. strage di bologna compresa.

e apre, anzi ri-apre menti sopite.

02 Ago 2009 | ore 17:24

come non ricordare, ogni volta che passo dalla stazione di bologna mi ritornano i brividi. Quando ho sentito della bomba, era già l'ora di pranzo, ero al telefono in un bar e sono rimasta pietrificata. Ero andata a Bologna una settimana prima: siamo partiti in ritardo di 40 minuti, perchè erano saliti dei carabinieri o poliziotti (in borghese) che chiedevano a tutti di indicare il proprio bagaglio tra la molta indifferenza di tutti. Dopo San Benedetto Val di Sambro, succedeva abbastanza spesso, controlli sui treni, treni che andavano a passo d'uomo perchè era stata segnalata una bomba sui binari, e allora ci si metteva 2 ore ad arrivare a Prato. Ecco, quello che mi colpiva, e mi colpisce ancora adesso, è che dopo 2-3 volte tutti erano tranquilli (io no, invece, confesso che avevo sempre paura) e indifferenti.
Ci si adagia immediatamente ad una situazione assurda, ma che non è più "nuova". E qui si potrebbe arrivare anche a parlare del presente...

02 Ago 2009 | ore 21:02

Avevo 17 anni, ero in montagna con i miei...
Ricordo il senso di vuoto la sera, mentre seguivo il tg delle 20...lo stesso senso di vuoto provato 20 anni dopo (all'incirca), quando seguivo il tg in edizione straordinaria che parlava delle torri gemelle...

02 Ago 2009 | ore 21:15

grazie del Post direttore Bonilli,
in quell'anno gia' studente universitario ero per una lunga vacanza (viaggiavamo in autostop) a Londra, quando una mattina maici inglesi ci informarono della strage. Mi sembrava di vivere ancora una volta di qualcosa mirato alla gente normale; l'anno prima c'era stato l'assassinio di Moro e da allora i controlli erano aumentati tanto su chiunque passasse per Roma. Ma non sono stati casi isolati e irrisolti, poi abbiamo avuto ancora bombe sul treno e nelle citta'. A me non sembrano momenti lontani, e confesso di aspettarmi un ritorno di quei drammatici momenti.

02 Ago 2009 | ore 22:27

Avevo sei anni ,ero all'Elba con i miei genitori,per radio sentivamo che era successo qualcosa di molto grave a Bologna e che serviva molto sangue,poi con il passare delle ore le notizie diventarono più chiare e drammatiche.
Essendo la mia casa nelle vicinaze della ferrovia Bologna-Firenze ricordo bene anche l'attentato del 1984 nei pressi di San Benedetto val di Sambro.
Vorrei ricordare un aspetto positivo legato alla Strage del 2 Agosto: da come vennero gestiti i soccorsi delle persone ferite,ci si rese conto che occorreva un coordinamento maggiore dei mezzi di soccorso e di lì a qualche anno nacque a Bologna quello che oggi è il 118 e credo sia oprativo in tutta Italia.

02 Ago 2009 | ore 22:44

Ci sono episodi di quand'ero bambina che ricordo come se fossero fotografie. Questo è uno di quelli. Sono in vacanza con i miei in un villaggio turistico (non so dove, credo in Calabria o in Sicilia). Stiamo camminando in una delle aree comuni dove c'è una televisione o forse una radio che parla di una bomba alla stazione di Bologna, morti, feriti, caos, sirene. Non so se le immagini di quello che è accaduto le ho viste allora o le ho immaginate dal racconto o le ho viste più tardi e poi associate a quel momento. Ricordo solo la brutta sensazione un misto di spavento, stupore e angoscia e il non riuscire a capire perché qualcuno possa fare questo, perchè possa succedere.

02 Ago 2009 | ore 23:18

L'ultima estate che trascorrevo a Marina del Cantone. Sotto la pergola di cannucce si preparava qualche gioco (avevo 14 anni) in attesa del pranzo. La notizia arrivò confusa per poi dispiegare tutti i suoi effetti di paura e di sgomento con i quotidiani del giorno dopo. Ricordo soprattutto lo stupore per un fatto di così grandi dimensioni che si sommava a quelli del terrorismo. Bologna da Napoli mi sembrava lontanissima, così come qualche anno prima mi era sembrata Roma per il rapimento Moro. Distanze che in parte mi rassicuravano.
Sarà un'estate luttuosa come lo era stata quella del 1973, sempre a Sorrento, per il colera che mi aveva lasciato la paura delle sirene delle ambulanze e quella del 1976 scossa dal terremoto del Friuli. Lo sarà la chiusura di un'altra estate, 1982, per l'assassinio del Generale Dalla Chiesa in Sicilia che mi lascerà indelebile il ricordo di una 112
E ancora più pesante quella di 10 anni dopo, nel 1992. Ad Acciaroli avevano trovato temporaneo riparo i "sopravvissuti" di una strage di luglio. Avevo incontrato per caso una di loro. E il suo nome mi aveva lasciato di stucco: Fiammetta.
Un'altra estate, 11 anni dopo. Lavoro a Bologna e ho preso casa a Piazza dell'Unità. E' vicina alla stazione, ingresso secondario. Prendo il treno per andare verso sud come altre volte. "Altro che caldaia". La frase di una persona anziana mi spinge indietro nel tempo in maniera confusa. Sulle pareti del sottopassaggio ci sono foto di persone partite o forse mai arrivate. Sono tante. Non raccolgono l'attenzione distratta di ragazzi armati di sacco a pelo e di zaino in partenza per la costa dei divertimenti. Un profilo passa svelto accanto a me e riconosco sicuro un'amica bolognese della compagnia del baretto estivo di Acciaroli. Incredibile, penso, mentre guardo quei volti, alcuni in bianco e nero che sembrano antichi. Più di quel 1980. Forse sarà l'Italicus, agosto 1974. Quanti delitti, quanti misteri, quanti impuniti. E mi ritorna alla mente un titolo che al quotidiano Roma a Napoli era attaccato in bella mostra: "Italicus, fu suicidio?". Non si devono mettere punti interrogativi nei titoli perchè ai lettori bisogna dare risposte, non domande. Già, ma quante risposte si riescono a dare se bisogna leggere Roberto Saviano che prende le difese della memoria di Don Peppe Diana che qualcuno vorrebbe non fosse morto per la sua lotta contro la mafia? Agosto 2009. I punti interrogativi non sono diventati punti e basta.
Grazie per il post

03 Ago 2009 | ore 00:43

Io ero in licenza "agricola", ero caporal maggiore dei bersaglieri, quel giorno arrivano sotto casa mia i carabinieri della vicina stazione per comunicarmi che la mia licenza era revocata. Ero un caposquadra assaltatore scelto. Chissà cosa avevano intenzione di farmi assaltare. Non ero volontario, ero stato prelevato con la forza di una "cartolina" ricevuta malvolentieri.
I brividi, lo stupore ingenuo di chi era uscito di casa solo per andare a scuola nel vedere quello che era successo a Bologna mentre transitavo per andare in Liguria, a proteggere con i miei ventuno anni un paese che aveva paura.
Ricordo il treno che attraversava la stazione di Bologna, eravamo tutti fuori dei finestrini a guardare, a chiedersi il perchè, senza i soliti schiamazzi da caserma, ammutoliti da un dolore che ancora oggi sento ben netto e definito. Il treno non si è fermato a Bologna. Ricordo che ho pensato "ora il treno non si ferma più ..."

03 Ago 2009 | ore 06:32

avevo 16 anni, stavo al mare ad Ansedonia dai miei che avevano uno stabilimento balneare e lo appresi dalla Repubblica che ogni giorno leggevo appena arrivato. Rimasi molto scosso, mi sembrava incredibile.

03 Ago 2009 | ore 07:54

Trent'anni a settembre.... troppo pochi per ricordare avevo circa un anno e solo ora approfondisco l'argomento! Che incredibile "volo" in una tragedia del passato italiano... posso dire solo questo! ciao

03 Ago 2009 | ore 08:50

io c'ero e spalavo le macerie in quel periodo facevo il militare a bologna...quel giorno dovevo essere in licenza per andare a zurigo e dovevo prendere quel treno....mi trovai a scavare e trascinare macerie e morti...un ricordo indelebile su rai storia ieri mi sono rivisto l'accaduto e le vari fasi processuali...mi sono commosso...

03 Ago 2009 | ore 09:21

Io avevo 4 anni. La mia memoria è solo quella di un grande shock generalizzato.
Dello stupore e della rabbia dei miei genitori. A quattro anni bastano due parole di tua madre o tuo padre a farti ricordare un momento. Mia madre sentiva di più il dolore delle famiglie coinvolte, mio padre, per carattere, l'aspetto umano e politico.
Quando la politica, per alcuni, era un impegno quotidiano anche fuori da ogni partito e da ogni necessità di imporsi sugli altri.

Non ho ricordi di immagini televisive, forse solo di qualche prima pagina del Messagero Veneto (vivendo in Friuli).
Ricordo di stupore e rabbia relativo poi all'incapacità ed involontarietà (se il termine mai esiste) di fare chiarezza sui perchè.
Ogni anno questi ricordi riaffiorano vedendo i telegiornali con i loro servizi sulle commemorazioni.

Solo ieri però mi sono vista su Rai Storia un documentario sullo strage. Ammetto di non averlo visto tutto, ma solo più della metà. La sensazione indiretta del dolore che possono aver provato le vittime, i feriti, i famigliari, gli amici è troppo forte.
Ci sono fratture nella storia italiana che fanno male anche alle "nuove" generazioni, ferite che rimangono.

03 Ago 2009 | ore 10:07

Ricordo che ero al solito angolo in città, in attesa di andare al mare. Forse.
Ricordo bene il senso di vuoto che mi coglieva ogni volta: sì perchè era dal 1969, da Piazza Fontana che la mia giovinezza, la mia età dai quindici fino ai venticinque anni, era stata scandita da attentati, da omicidi e trame eversive. Ogni volta era il vuoto.
Ogni volta era anche rabbia: non ci eravamo abituati, non erano riusciti a farci abituare alle stragi.
Una generazione diversa da quella attuale, una generazione che si indignava, che in gran parte ha portato in sé e con sé, nell'età matura, tutta la dignità di cittadini, il senso dello Stato e delle Istituzioni, ma anche, forse, tutte le paure e tutte le insicurezze che venivano da quell'angoscioso senso di vuoto ripetuto.

03 Ago 2009 | ore 10:45

ricordo molto bene, ero nella casa di campagna a Riola di Vergato e un
nostro parente anche vicino di casa era distrutto perché sua figlia era in stazione in arrivo proprio verso quell'ora, c'era molto tensione e anche
incredulità per l'avvenuto, fortunatamente la parente era uscita dalla stazione qualche minuto prima, rimase per molto tempo quell'angoscia nell'aria e quella brutta sensazione di non capire in nome di cosa si possa distruggere
tante famiglie.

03 Ago 2009 | ore 11:25

Ricordo molto bene quel giorno. Il solito senso di impotenza che ti assale in queste occasioni.
Pochi mesi dopo, il 23 novembre 1980, un'altra tragedia, vissuta in diretta. Il terremoto che sconvolse l'Irpinia, la Basilicata e anche Napoli.

03 Ago 2009 | ore 12:02

Uno dei ricordi più forti che ho.
Spiaggia di Ostia, chi 15 che 16 chi 18 anni, cerchio di amici/amiche che giocavano e si atteggiavano per dimostrare quello che non si è, facevamo i grandi per conquistare sorrisi, sguardi e baci di belle ragazze in costume.
Arriva la notizia via radio, ci ammutoliamo tutti, cala un grande senso di tristezza, e la voglia di giocare vola via, e i pensieri sono tutti lì con quelli che ci hanno lasciato.
Ritengo che sia una vergogna che la verità non sia stata ancora rilevata (perchè qualcuno la sà già), ed è ancora più vergognoso che i politici continuino ad andare alla commemorazione, quando sono loro, come categoria, i primi colpevoli.

03 Ago 2009 | ore 12:24

purtroppo uno dei ricordi più forti che ho è quello del dispiacere, ma tuttosommato di una cosa che poteva succedere e che poi era quasi normale... Per chi come me nato negli anni sessanta, bambino e adolescente nella pazzia condivisa di quegli anni che con generosità furono chiamati di "piombo", ma a me rimandano a materiali assai meno nobili, la cosa più incredibile e dolorosa era la nostra irreale quotidianità di quella situazione: attorno a noi succedevano cose folli (da piazza fontana fino all'omicidio d'Antona) e per noi era la nostra normalità... Me ne accorsi appieno qualche anno dopo, da giovane universitario arrivai a Bologna per una nuova avventura e vidi lo squarcio nel muro, doloroso come una ferita aperta... Certo non avrei mai pensato che sarebbe stata ancora aperta negli anni della mia maturità!
ciao A

03 Ago 2009 | ore 12:53

Parlavo proprio di Giusva Fioravanti ieri: ed ecco quel che pubblica il Corriere stamane:

ROMA — A ventinove anni dalla strage di Bologna il colpe­vole ufficiale dell’eccidio — uno dei tre individuati dai pro­cessi — è un uomo libero. L’ex terrorista «nero» e plurierga­stolano Valerio Fioravanti, condannato al carcere a vita anche per la bomba del 2 ago­sto 1980 — della quale s’è sem­pre proclamato innocente, a differenza che per gli altri omi­cidi, ma è un particolare che non incide sulla vicenda giudi­ziaria — è uscito definitiva­mente di prigione e non ha più alcun obbligo da rispetta­re. Ha chiuso i conti con la giu­stizia italiana, e ora avvierà le pratiche per ottenere la patria potestà sulla figlia e per riave­re il passaporto.

Valerio Fioravanti, 51 anni compiuti nel marzo scorso, è un uomo libero nonostante il «fine pena mai» stampato sui suoi fascicoli perché così pre­vede la legge. Senza gli sconti concessi a «pentiti» o «disso­ciati » della lotta armata ma grazie ai benefici previsti per tutti i detenuti. Ergastolani compresi. Dopo ventisei anni trascorsi in cella (che in realtà sono un po’ meno grazie all’ab­buono di tre mesi per ogni an­no, altra regola generale), se hanno tenuto «un comporta­mento tale da farne ritenere si­curo il ravvedimento», hanno anch’essi diritto alla liberazio­ne condizionale: cinque anni di prova senza rientrare in car­cere nemmeno la notte, duran­te i quali restano il divieto di allontanarsi dal Comune di re­sidenza e altri obblighi. Fiora­vanti, arrestato nel 1981, l’ot­tenne a primavera del 2004, e quindi adesso la sua pena è «estinta», come recita il codi­ce.

03 Ago 2009 | ore 15:02
03 Ago 2009 | ore 15:23

Sabato 2 agosto 1980, avevo 14 anni. Ero a Montepulciano al Cantiere Internazionale d'Arte. Era il giorno della prima mondiale dell'opera di H.W. Henze "Il Pollicino". Suonavo nell'orchestra del Cantiere, la mattina eravamo in prova generale.. Gaston Fournier Facio salì sul palco e ci raccontò di quanto era accaduto.
Perchè?

04 Ago 2009 | ore 11:03

Avevo dieci anni. Eravamo in vacanza a Napoli, nella casa che era stata di mia nonna. Seduti a tavola, telefona Zia Giulia. "Accendete la televisione, è successa una tragedia a Bologna". Siccome Zia Giulia era la matta della famiglia, sempre pronta ad ingigantire qualunque cosa, abbiamo acceso la tv pensando a qualche piccolo fatto di cronaca.
Quel giorno a tavola stavamo mangiando spaghetti alla puttanesca. Da allora, quando li mangio, parte sempre l'associazione con quel terribile 2 agosto.

04 Ago 2009 | ore 12:54

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a cura di Stefano Bonilli


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Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...


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