09
Ago 2009
ore 16:26
ore 16:26
A me mi piace
E' quando vai in vacanza che ti accorgi che esistono mondi diversi, fatti da persone che hanno credenze che tu ascolti dubbioso, di abitudini che ti sembrano ridicole, di luoghi comuni che pensavi spariti o tenuti nascosti per paura del ridicolo.
"No grazie, sono vegana" dice l'ospite a te sconosciuta quando le offri la mozzarella appena arrivata dal sud creando allarme nella padrona di casa a cui avevano detto che ci sarebbe stata tra gli invitati una signora vegetariana e che ora invece si trova davanti una vegana sorridente e non sa bene cosa sia buono e cosa sia cattivo per una vegana, non sa proprio che razza sia una vegana. Tensione e irritazione per la presenza di "un diverso".
"Il bianco dopo il rosso non si può, fa male mescolare i vini" afferma sicuro e tranquillo il commensale che ti sta di fronte nel corso di una cena estiva in una trattoria estiva di una località di mare estiva. Tu taci, di discussioni come questa ne hai già fatto un migliaio, non c'è speranza.
"La carne fa venire il cancro, io ne mangio pochissima" è l'altra massima che senti sibilare da un tuo vicino mentre ti accingi a tagliare la salsiccia maremmana che ti hanno descritta come buonissima e pensi a come sia strano che tutti i tizi con tic mentali ti siano capitati tra i piedi.
Ma poi pensi che sul mangiare e bere, sul nutrirsi, sulla giusta alimentazione tutti hanno da dire la loro, c'è chi scrive un libro sul buono, pulito e giusto e chi fa un portale di tutto quello che è biologico, chi come Bressanini parla di Ogm o Bio senza pregiudizi e chi gli dà del traditore perché anche il cibo è diventato un'ideologia.
Probabilmente molti hanno già dimenticato questo bellissimo libro di Marvin Harris che spiega come tutto sia relativo, come un coniglio in umido per noi è un buon piatto e per un americano è un orrore.
Come il cane sia il nostro miglior amico e a Honk Kong un piatto prelibato.
Che c'è chi mangia insetti e chi gli insetti li schiaccia.
E' un mondo dove vorrei poter mangiare di tutto perché mi piace o per curiosità senza sentirmi arruolato a un partito, a una crociata o senza sentirmi criticato.
E vorrei che chi ha abitudini diverse dalle mie me le spiegasse, non cercasse di convertirmi come la signora vegana di cui sopra.
Si può essere violenti in molti modi, per esempio, se si è animalisti, dicendo al vicino di tavolo che sta per tagliare il primo boccone della sua bistecca: "vedo che ti piacciono i cadaveri".







il titolo del libro da Lei citato, direttore, mi apre un immediato link mentale che pochissimo ha a che vedere con il Suo post ma, come dire, siamo in vacanza e mi lasci questa licenza di vacatio mentis; dunque dicevo, il titolo del libro è verso di una poesia che . . eccola:
commestibile, aggettivo
buono da mangiare, facile da digerire
come il verme per il rospo,
il rospo per il serpe,
il serpe per il porco,
il porco per l'uomo,
l'uomo per il verme.
io credo di aver parzialmente male interpretato il consiglio, ripetuto per anni ed anni, del mio mitico medico di famiglia ancor oggi tranquillissimo vegliardo di 92 anni: ricordati di mangiare poco e di tutto , e se puoi di ottima qualità. ho quasi sempre mangiato di tutto e di ottima qualità, pero' in quantità eccessive. staremo a vedere.
da anni non mangio piu' certi animali che mi stanno simpatici e con i quali cerco di avere, quando ne incontro, un rapporto affettivo. ma sono scelte che semplicemente mi fanno stare meglio psicologicamente e niente di piu'.
quando abitavo a bergamo provai alcune volte un ristorante vegetariano virante al vegano. non che mi dispiacesse , quel tipo di cucina, ma le facce della clientela abituale mi fecero scappare ben presto. grigie e tristi. boh. saranno capitate tutte a me .....
se avessi un ristorante ed il cliente non mi avvertisse del suo integralismo culinario , in modo di poterlo comunque soddisfare, lo manderei tranquillamente affan....:-))
se il ristorante vegano bergamasco era quello in via Quarenghi, missà che le facce grigie e tristi ci sono ancora...
In fatto di cibo, ma non solo, la cosa che in questi 8 anni ho cercato di insegnare a mio figlio è la curiosità, la gioia nella sperimentazione e il rifiuto di ogni demonizzazione o integralismo. Siamo andati a cena da Mc Donald senza che io facessi particolari tragedie così come siamo stati in ristoranti lussuosissimi senza che le tragedie le facesse lui, abbiamo cenato in ristoranti indiani a Londra e in trattorie a conduzione familiare a Napoli o a Lecce... Il risultato è stato, negli anni, il formarsi lento e regolare di un suo propio gusto, con odi e amori, a volte radicali, a volte rivisti negli anni. Un gusto di bambino fatto di gioia nell'atto del mangiare e dello stare a tavola, fatto di sapori, di profumi e di educazione al palato che lo ha portato autonomamente a preferire un ristorante a un altro, una pizza cotta bene ad una scadente e ad amare la cucina giapponese duemila volte di più delle patatine fritte e rifritte di McDo.
questa sera ho mangiato una salsiccia di san Cassiano cotta nel tegame con il vino rosso, i peperoni dell'orto gratinati al forno, i fegatini con i peperoni che la mia mamma mi ha sceso dal piano di sopra, la misticanza dell'orto con i pomodori e l'olio di Francesco Valentini (straordinario), il tutto innaffiato da una stupenda bionda del birrificio maiella (http://www.birrificiomaiella.com/)... il tutto in una fresca serata affacciati sull'adriatico. Non so se siano cibi giusti o sbagliati in assoluto, se facciano bene o male... per me erano semplicemente quelli giusti per questa sera, quelli che ho trovato ed onorato! Non ho verità in tasca, non ne voglio avere e non penso che ci siano via Pal condivisibili, nel cibo come nella vita!
Ciao A
Cmq sia meno carne, latticini e derivati, caffè, zuccheri mangiamo meglio stiamo!
Da domani ricomincio a mangiare frutta,verdura,pasta riso & co. per un po di tempo...
sto trascorrendo una piacevole parentesi estiva in quel di Ventotene bellissima isola ma con un sacco di turisti ognuno con la sua verità o fobia.
la settimana scorsa con degli amici sudamericani abbiamo organizzato una grigliata italo braliana, io ho portato delle salsicce di maiale nero casertano e del cesanese, qualcuno del pollo ed un'altro amico della picana (spero si scrivi così)un taglio di carne da loro molto usato e ottimo.
Come succede sulle piccole isole il passaparola è stato veloce esi è creata una bella atmosfera di gente che passava e si univa alla festa,ognuno partecipando come poteva.
intento a controllare le cotture alla brace, mi son sentito apostrofare più volte da una signora imbucatasi all'happening, che dichiarandosi più volte vegana mi dava dell'assassino e distributore di cadaveri.
io di mio non gli ho detto cosa pensavo apertamente, ma mi intristisce quando siamo integralisti ognuno a suo modo.
esattamente quello:-))
Caro direttore, in effetti da quando sono "entrato" in questo mondo ho scoperto che e' molto "ideologizzato", non solo sui grandi temi (bio, ogm, km 0 etc...) ma anche a livello microscopico: non si usa la panna, si' che si usa invece. Friggo solo in EVO, sei matto, usa l'olio di arachidi. Mai mettere il parmigiano sul pesce. La margarina non si usa, si' che si usa in pasticceria, solo che non si dice. Il glutammato e' un veleno, mavala' che in Cina lo usano come il sale. La fiorentina si gira solo una volta, etc.etc.etc...
visto che da ragazzino sentivo mia nonna affermare che l'acqua bevuta dopo aver mangiato l'uva, per esempio, fa la passione e simili amenità sarei per dare poca confidenza a questi motti.
anche quello che i gazzettieri ci propinano dalla stampa generalista viene puntulmente smentito dopo qualche giorno/mese/anno da analogo studio giunto a risultati opposti.
mangiamo bene, vario e tanti saluti.
In questo discorso su fisime e abitudini vorrei però aggiungere una cosa, anche se mi aspetto già le rispostacce e le alzate di scudi. Io credo che oggi l'unico discrimine possibile in fatto di cibo (almeno l'unico discrimine che adotto io) sia quello applicabile alla sofferenza inflitta agli animali dalle nostre regole di consumo. Se mangiare carne è assolutamente legittimo (noi SIAMO mangiatori di cadaveri per natura, così come lo sono i leoni, o le tigri), a mio avviso, allevare animali per tutta la loro vita in condizioni da lager è abominevole. è per questo che mi rifiuto categoricamente di mangiare carne di animali che hanno fatto, ancora vivi, ore e ore viaggio su tir superaffollati oppure uova che non provengano da galline allevate in una maniera decente e mi rifiuto altrettanto categoricamente di mangiare il fegato di oche vissute tutta la loro vita con un imbuto in gola. L'uomo certamente è un animale onnivoro, ma è anche un animale etico, un soggetto morale.
A me è capitato di sedere a tavola con commensali che sul problema del fegato d'oca hanno fatto spallucce e mi hanno risposto "me ne frego, tanto è buono". io sicuramente avrò fatto la solita figura della terrorista-talebana guastafeste, ma loro, di rimando, a me non sono piaciuti proprio per niente.
Carissimo, perche' il fegato grasso d'oca no ed il capretto si? O l'aragosta bollita si? Od un bel culatello si?
E' il solito, antico problema dei limiti...
Perche' la sperimentazione sui farmaci salvavita si? Lei sa da dove arriva l'insulina? O come e' stata prodotta la prima volta da Mr Lilly? E perche' gli OGM no?
Sono punti di discussione codesti. Io non ho risposte: mangio il fegato grasso ma non mi sognerei di mangiare cani o delfini. Evito il capretto ma adoro la bottarga. Non mangio tordi, ma non vieto ad altri di mangiare quaglie. Cerco di gustare le verdure dell'orto ma credo sia doveroso, oltre che giusto, sperimentare gli OGM. Questione di punti di vista, naturalmente... Cheers!
Tutte le abitudini sono un ostacolo alla conoscenza. Scoprire ed indagare le abitudini proprie ed altrui è una gran cosa.
Sono cresciuta in una famiglia dove il capofamiglia non tollera cibi diversi dalla sua routine e quindi ho una cerca resistenza mentale verso il concetto di "abitudine" a tavola e verso chi vive di "abitudini".
Le abitudini alimentari altrui mi attraggano perchè non mie e quindi domando. Poi sta all'altra persona non fare il passo terribile di tentare di convertirmi.
Io ho avuto un'ottima, nonostante l'inizio imbarazzante, relazione culinaria con un'amica canadese-indiana conosciuta in svizzera e reincontrata quest'anno in Canada. Otto anni fa l'ho invitata a cena e ho cucinato crepes con formaggio (che sapevo adorava) e prosciutto. Errore madornale, ma lei non se l'è mai presa nonostante le mie scuse che durano da otto anni. Io non ci avevo pensato, non avevo mai conosciuto un "indiano", i vegetariani erano una novità per me. A lei chiedo cosa mangia, cosa cucina, come sopravvive ai menù dei ristoranti..lei mi chiede come faccio i dolci, dato che questo è l'unito terreno comune che condividiamo a tavola al 100%.
La tolleranza anche a tavola credo che si acquisti, non solo con l'educazione, ma e soprattuto con l'incontro del "diverso". Il contatto diretto, la sperimentazione (vedi, sbagli,impari) alla fine insegnano molto.
Le abitudini alimentari si prendono da bambini e rimangono per tutta la vita.
L'educazione alimentare fin dalla prima elementare risolverebbe molti problemi e farebbe vivere meglio gli italiani che invece sono confusi e disorientati e ascoltano tutte le campagne giornalistiche, quasi sempre superficiali e sciocche, su ciò che fa bene e ciò che fa male.
Questo, insieme con la tolleranza e la curiosità per il diverso da noi - qui parliamo di cultura alimentare - dovrebbero essere i prossimi obiettivi di ogni campagna alimentare di un paese del primo mondo come l'Italia baciato dalla fortuna e che sta dilapidando lentamente il suo patrimonio agro alimentare e la cultura ad esso connessa.
Che nel pieno agosto si abbia voglia di discuterne mi riempe di speranza :-))
Il commento di Rossella conferma la mia impressione autobiografica. A una grande curiosità verso il cibo e allergia alle religioni alimentari si può arrivare in due modi: grazie a una buona educazione alimentare oppure per reazione alle noiose abitudini di famiglia! :-)))
Mi sembra di cogliere e poter sottolineare nelle sue parole, un aspetto secondo me importante: l'umiltà.
Solo con umiltà si cerca di capire, si ammettono errori e si cerca di porre rimedio, solo con umiltà si rispettano anche il lavoro, le tradizioni e le convinzioni altrui. Solo con l'umiltà ci potrà esser quello scambio di idee che attravesro la curiosità e la tolleranza, porta alla conoscenza e alla crescita.
Per le mie ferie ho fatto un gran bel giro in moto insieme a mia moglie (per promemoria Chef Americana) ed una coppia di amici. quattro persone, 2 moto, due tende. Abruzzo, Puglia e Basilicata. Abbiamo mangiato e bevuto di tutto a tutti i livelli e riscoperto (lo facevo da bambino quando andavo a giocare a boccie con mio Nonno) che il vino un pò acetello con la giusta miscelazione con ottima Gassosa (no 7up o Sprite) diventa un ottimo sciampagnino!! Abbiamo mangiato di tutto di più Mare e Monti. Mi sento un onnivoro 100% e ne sono orgoglioso. Per chi non lo è bene purchè ne sia felice!!
gentile Stefano, penso che l'educazione alimentare dovrebbe partire anche prima, (oltre che principalmente in famiglia), già nelle scuole materne, dove i bambini imparano a mangiare in collettività e per questo si confrontano con le diversità, accanto anche al bambino musulmano, a quello che a casa fa i capricci per mangiare le verdure o a quello intollerante a certi cibi. certo non per delegare alla scuola il lavoro che ogni genitore deve fare, ma per rafforzare ed integrare il lavoro familiare ed eventualmente offrire una chance nei casi in cui quest'ultimo manchi di una certa sensibilità.
purtroppo però in molte mense scolastiche gli appalti sono ancora in mano a grosse ditte di catering che speculano sulla qualità e le amministrazioni locali preferiscono investire altrove. e dunque?
Un uomo politico del secolo scorso era rigorosamente vegetariano e a tavola apostrofava in modo sprezzante chi mangiava carne ("mangiate cadaveri ..." ecc.ecc.)
Un certo Hitler.
I cadaveri appartengono alla razza umana, gli esseri morti "non umani" si chiamano carogne. Quindi io mangio carogne, non cadaveri. Poi se qualcuno mangia cadeveri, questo è un altro discorso...
puo' essere, anzi cosi' dice qualunque vocabolario. peraltro a me ripugna violentemente chiamare "carogna" un agnello o perfino un maialino da latte. mentre molti umani si possono tranquillamente definire carogne abbondantemente da vivi:-((
scherzi delle parole o scherzi della vita?
Sbagliato, carissimo.
Una carogna e' la carcassa di un anumale morto...
ops... animale!
Buongiorno, sono una «lurker»: leggo spesso e volentieri Paperogiallo, ma non intervengo perché di solito non ho nulla di rilevante da dire, o nulla che non sia già stato detto da altri.
Stavolta intervengo solo per un motivo: la scarsa tolleranza e i fastidiosi tentativi di proselitismo non stanno, come ogni cosa spiacevole, tutti solo da una parte, forse sarebbe bene dirlo ogni tanto.
Io sono vegetariana da venticinque anni (ne ho quarantatré), non ho mai rotto le scatole a nessuno per convincerlo a diventare vegetariano, non ho mai criticato chi non lo è, ho fatto sempre del mio meglio per non mettere in imbarazzo ospiti e/o commensali informandomi in anticipo del menu e dando qualche semplice indicazione, laddove me la si chiedeva, sul cosa mangiavo e cosa no.
Anche le volte che non ho proprio potuto toccare cibo per mancanza di cose da me mangiabili, ho fatto in modo che la cosa passasse il più possibile inosservata per non creare disagi a nessuno. E questo non perché sono vegetariana, ma perché sono (credo di essere) una persona di buonsenso e rispettosa.
Non altrettanto buonsenso e rispetto ho ricevuto io, però, o non sempre.
Sono nata e cresciuta a Bologna (ora sono felicemente ligure adottiva), che non è esattamente una città povera di carne nei menu, e sono diventata vegetariana a metà degli anni '80, quando questa abitudine alimentare non era molto di moda né conosciuta ai più.
Essere invitata a cena si risolveva quasi sempre, per me, nel consumare serenamente un contorno e un dolce; peccato che la mia serenità fosse anche quasi sempre minata dai commensali. Nel migliore dei casi criticavano o condannavano la mia scelta, svariate volte mi minacciavano di andare incontro a malattie incurabili, e nella quasi totalità mi sventolavano davanti al naso bocconi sanguinolenti elencandomi prelibatezze di carne che andavano dalla cervella fritta a vari tipi di interiora (descrivendone dettagliatamente la preparazione, la consistenza, l'allevamento dell'animale di origine) fino ad arrivare al cavallo di battaglia che era il cervello di scimmia: mai capito perché venisse sempre in mente a tutti, probabilmente un qualche film di Indiana Jones dell'epoca li aveva molto colpiti.
Prima che qualcuno lo dica, lo dico io: no, non frequentavo degli zoticoni come può sembrare. Anzi. Frequentavo quella che comunemente si definisce la «buona società», come si poteva tranquillamente notare da qualunque tipo di discorso, salvo toccare le mie abitudini alimentari.
Poi, per fortuna, i tempi sono cambiati, i vegetariani e tutti coloro che hanno abitudini alimentari diverse dalla norma sono aumentati di numero, di quelle abitudini qualcuno ha magari cominciato ad apprezzare certe cose.
Io non frequento circoli vegetariani, non faccio della mia scelta una religione, non mi sento di «appartenere» a un qualche gruppo: ma ringrazio ugualmente gli altri «diversamente nutriti» per avermi reso involontariamente la vita un po' più facile da una decina di anni a questa parte.
Non ringrazio per nulla, invece, chi ha avvelenato con poco rispetto e tanto cattivo gusto il mio tranquillo consumare verdure alla griglia senza rompere le scatole a nessuno: sono stati tanti, tantissimi, alcuni mi capita di trovarne ancora, e ci tengo molto che anche di loro si parli, quando come ora si è in argomento, oltre che dei vegetariani rompiballe (che indubbiamente esistono, e chi lo nega?).
Saluti rispettosi, e grazie delle spesso piacevoli letture in questo blog!
buongiorno annieblu, e ben arrivata sul papero giallo.
io sono di Bologna e non faccio fatica ad immaginare le cene con commensali della Bologna bene che quanto a cibo e sesso di solito tradiscono nella discussione un provincialismo che lascia sbigottiti.
per fortuna oggi tutti sono più tolleranti, ma non facciamoci troppe illusioni, il diverso resta diverso e chi non mangia come me è un diverso, per dirla alla padana e alla leghista.
a pensare così sono in molti, anche insospettabili :-))
Bonilli mi perdonerà se mi permetto di commentare il suo intervento.
Trovo che il suo sia di grande civiltà, gastronomica e non, e denso di significati importanti da prendere ad esempio.
E' un vero peccato non leggerla più spesso.
Grazie, signor Bonilli e signor Cortese (che con un nome così... Ma chissà che battuta trita sarà per lei!), essendo una frequentatrice invisibile mi aspettavo una buona accoglienza, ma non così deliziosamente buona!
Sono lusingata, in futuro mi lambiccherò un po' di più il cervello per vedere se mi viene in mente qualcosa che meriti di essere discusso amabilmente qua con voi. È che, da buona ligure adottiva, tendo alla riservatezza e alle poche chiacchiere...!
E ora, se volete scusarmi, vista l'ora mi devo dedicare a una sontuosa grigliata di porcini della Lunigiana alla griglia; poi verrò a controllare se, mentre me li gustavo, avete cominciato a parlare di cervelli di scimmia ;-))
a mio modesto parere nel mangiare, come del resto nella vita, la diversità è arricchente.
non c'è da averne paura.
di solito chi ha paura dell'altro è scarso in qualche aspetto della propria vita, tipo l'autostima.
oggi comunque niente cervello di scimmia.
fra pochi minuti metto le mani dentro una bagnarola di farina acqua e lievito (iersera eravamo 22 a cena) che stasera si fanno le frittelle di pasta.
ognuno mette il companatico che gli pare ed il mio preferito è compatibile col vegetariano (salsa di pomodoro ed eventualmente parmigiano grattuggiato)
Mi dispiace di leggere con un bel pò d ritardo questo post che in qualche modo mi riguarda. Non mangio carne da 14 anni, non mangio nemmeno più pesce da 3 ma non ho la faccia 'grigia' e 'triste'! Sarei invece piuttosto curiosa di vedere le facce dei lettori che poco sopra hanno usato queste due espressioni per descrivere i clienti di un ristorante vegetariano di Bergamo :)
Non amo gli estremismi e nemmeno le etichette ma siccome occorre comunque utilizzare parole più o meno universalmente conosciute si può dire che sono senz'altro vegetariana tendente al vegano (è più semplice che dire 'non mangio carne, non mangio pesce, non mangio praticamente nemmeno latticini e uova'). Questa mia scelta è dettata da ragioni principalmente etiche, ecologiche e salutiste. So quanto possono essere buoni e gustosi certi cibi di origine animale (non ne consumo praticamente più ma sono un'amante dei formaggi) ma credo che un'alimentazione a base di prodotti animali e derivati sia oggi inadeguata, non-contemporanea e spesso irresponsabile. Non voglio convertire nessuno al totale vegetarianesimo ma cerco di fare conoscere un tipo di cucina 100% vegetale che è buono e apprezzato anche da onnivori (e che, da brava socia Slow Food, faccio in modo sia il più possibile buono, pulito e giusto). Sul mio sito www.cottoecrudo.com propongo piatti facili, veloci e completamente vegani (non piace nemmeno a me questa parola ma a volte è la più semplice da utilizzare!) che non mi sembrano affatto grigi e tristi!
La ringrazio, Direttore, per la possibilità di commentare. Sapevo da tempo dell'esistenza del suo blog ma ho incominciato a seguirlo e leggerlo solo in questi giorni.
A presto.