31
Ago 2009
ore 17:38

Come ci vedono gli americani?

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Film_Julia_Roberts1.jpg

La troupe del film Eat, Pray, Love, tratto da un best seller scritto da Elizabeth Gilbert, con Julia Roberts, regia di Ryan Murphy, sta effettuando parte delle riprese nel cuore di Roma, in Largo Febo, Largo del Pallaro e in via dei Chiavari.
Come prima cosa i cineasti americani hanno fatto tirare i fili e stendere i panni in via dei Chiavari, come fossimo in un vicolo di Napoli.
Un'autentica idiozia.
Via dei Chiavari è nel cuore di Roma, a poche decine di metri da Piazza Argentina, Campo dei Fiori e Piazza Navona.
E' vero che la capitale è in crisi ma, tanto per capire, acquistare un appartamento in via dei Chiavari costa molto e così affittarlo, di panni stesi, ovviamente, non ce ne sono e sarebbero comunque vietati.

Film_Julia_Roberts2.jpg

Ma non è la sola sciocchezza di questa troupe gigantesca che ha trasformato una boutique in Largo del Pallaro in una trattoria, avendo di fronte una trattoria, e, se i panni stesi vogliono dire qualcosa, si può immaginare con quale stile avranno arredato il locale.
Poi hanno messo dei banchi di frutta e oggetti usati lungo la via per fare colore ma il risultato fa stringere il cuore.
Ma che idea hanno di noi gli americani?
Immagino come sarà caricaturale la descrizione dei piatti  e dei menu italiani e immagino tutto il corollario di luoghi comuni che il film ci regalerà quando sbarcheranno a Napoli.

FOTO S. BONILLI

commenti 59

Stesso effetto che hanno fatto a me, stamattina passando per via dei chiavari....sembrava un set che girava un film anni 40....follle....

31 Ago 2009 | ore 22:21

E che dubbio c'è. Rispolveranno il vecchio "pizza pizza marescià", riesumeranno il vecchio striscione esposto fuori al cimitero di poggioreale in occasione del primo scudetto del Napoli nel lontano '86 "non sapete che vi siete persi" con capa riccioluta di Maradona di fianco. Poi ancora sullo stesso tema striscione contro gli "odiati" tifosi veronesi "Giulietta è 'na zoccola".....se lo tradurranno in "Giulietta is a bitch" riconosco che non mi suona uguale.
Continuo? fotograferanno la famosa lapide nello stesso cimitero sulla quale qualcuno ha fatto incidere la scritta "ve lo avevo detto che non mi sentivo bene"......e poi traffico, scippi, panni stesi (questa volta reali), poi parcheggiatori abusivi, politici che fai fatica a capire se sono camorristi diventati politici o viceversa.
Il vero dramma? Tutto vero purtroppo, non come i finti panni stesi in via dei Chiavari a Roma.
E come napoletano me ne vergogno.

31 Ago 2009 | ore 23:18

pensi lei direttore che io ci abito... ma a chiavari e n in via chiavari a roma.. strano che non abbiano ancora fatto le solite battutine molto scontate

01 Set 2009 | ore 00:08

Tovaglie a quadri,fiaschi impagliati e belle corone di peperoncini no?
Il brutto è che il quadro complessivo, panni etc etc, sarà l'immaggine che proietteranno in giro del mondo.
Forse è anche un pò colpa nostra che cib svendiamo a tutto?
Immagginate una troupe italiana a NY che voglia sconvolgere un quartiere per proporre la loro visione americana. Lo permetterebbero? bo!

01 Set 2009 | ore 00:24

Direttore, come Lei sa, io vivo in Florida, con quanto ne consegue in termini di gioie e dolori nella contemplazione attenta di quanto accade attualmente nel nostro Bel Paese, e di quanto può occorere a me ogni giorno.
Un fatto accadutomi lunedì scorso.
Sulla spiaggia, tutto può capitare, per carità, un chiodo arrugginito mi trapassa l'infradito e mi fa uscire un bel po' di sangue dalla pianta del piede.
In tutta ovvietà necessito di antitetanica.
a) non esiste pronto soccorso pubblico, quindi si va in una struttura privata che eroga questo tipo di servizi
b) accoglienza con il sorriso prestampato e con un'unica avvertenza prioritaria: o paghi cash o con assegno, qui non si accettano carte di credito (l'inusualità per noi italiani è la priorità dell'informazione rivolta non ad un paziente bisognoso di cura tempestiva ma semplicemente ad un cliente pagatore; l'inusualità per gli americani è consistita nel fatto che non accettassero in pagamento le carte di credito)
c) tra i documenti da compilare anche quello in cui dichiarare chi fosse abilitato a prendere decisioni su di me in caso di mia sopravveniente infermità mentale
d) slalom infermeriera - dottore - infermiera
e) finalmente mi viene fatta l'iniezione antitetanica e . . vengo al punto da Lei sollevato di come ci considerano gli americani . .
f) all'atto del pagamento cash, 95$, un po' per celia un po' sul serio mi permetto di dire che rendo eccessivamente oneroso il ticket ed in tutta serietà mi viene chiesto come faccio a giudicare ciò se . . . . . le antitetaniche non esistono in Italia !!!!
Mi fermo qui !

01 Set 2009 | ore 00:41

Ultima cena, non biblica, a casa di amici, dopo complimenti vari, racconti estivi e tapitas, ci scappa il commentino finale: "io non riesco a capire come uno possa mangiare pasta giorno e notte"...ovviamente la iberica in questione é stata 4 giorni in Italia tre anni fa e ha potuto dedurre oggettivamente che 60 milioni di persone in un paese che va dalle Alpi alla Sicilia mangiano solo ed esclusivamente pasta...cinema e tg avranno avuto un peso nella costruzione di questo pregiudizio?

01 Set 2009 | ore 01:31

Come ci vedono gli americani? E gli Inglesi?? Esiste un programma televisivo attualmente trasmesso su Channel 4 in Inghilterra che si chiama "Dolce Vito - Dream Restaurant".
Il programma in pieno stile reality show ci mostra le avventure-disavventure di Vito Cataffo, sedicente ristoratore italiano proprietario di 3 ristoranti (chiamati rispettivamente Gino's, Zucchini's e Via Italiano...non aggiungo altro).
Il nostro, nato a Benevento ma emigrato con i genitori in gran bretagna alla tenera età di un anno, afferma nell'introduzione del programma che ad oggi la cucina britannica è il meglio che c'è. Sfido qualunque italiano sano di mente a fare un'affermazione del genere di fronte ad una telecamera. Vito, da grandissimo amante della cucina britannica, decide di tornare in italia e aprire un ristorante di cucina inglese: il ristorante è già aperto, si trova a Bologna in Via Galleria. Il programma televisivo ci ritrae Vito nelle sue peripezie per aprire il ristorante ed è ovviamente è la solita sagra di luoghi comuni: Italiani? Rumorosi, gesticolano, urlano, hanno famiglie enormi, dicono "ciao bella", c'è la mafia che non ti permette di aprire il ristorante, son razzisti nei confronti degli inglesi ecc ecc.
Voglio sottolineare il fatto che Mr. Cataffo non parla italiano (o almeno lo parla in maniera estremamente stentata e con una pronuncia quasi incomprensibile), l'unica lingua che parla in maniera fluente (oltre all'inglese ovviamente) è il dialetto beneventano (forse, son toscano e non mi rendo conto di quanto possa essere autentico) e nella seconda puntata del programma si presenta ad una cena con la famiglia estesa vestito con un kilt a servire roast-beef.
Stasera dovrebbe essere trasmessa la terza puntata: oramai scarico il programma perchè vivendo nella periferia di Pechino la sera non c'è assolutamente niente da fare, ma se devo essere sincero la cosa si sta rivelando un pelo masochistica.
Io non dico che tutto ciò che viene dall'inghilterra è cattivo; hanno delle materie prime ottime, formaggi a latte crudo fantastici, ma in quanto a "gusto", i'm sorry ma non ci siamo.
E soprattutto, un programma di televisivo di questo genere non fa altro che confermare quelli che sono gli stereotipi sugli italiani: Mr Cataffo è la bruttacopia di un italiano (e dopo quasi 3 anni in Cina vi assicuro che di copie me ne intendo...), l'ombra di un "potenziale" italiano che è cresciuto in inghilterra con un background culturale diverso e che si ostina a 59 anni a fare il paisà...epic fail!
Questi sono i link al programma e al sito di Mr Cataffo:
http://www.channel4.com/food/on-tv/dolce-vito/
http://www.channel4.com/food/on-tv/dolce-vito/all-about-dolce-vito_p_1.html
http://www.vitocataffo.com/

01 Set 2009 | ore 04:19

io non so (anche se il post mi aiuta molto a immaginarlo) quale idea abbiano, di noi, gli americani. so perfettamente quale idea ho,io, di loro.

01 Set 2009 | ore 08:32

Se sono gli setti italiani (noi) a fare poco o niente per esportare un'immagine diversa e moderna ( ma siamo moderni?) dell'Italia che ne possono sapere gli altri, anzi direi meglioe ssere rappresentati anni '40 che con le stimmate delle attuale decadenza morale e culturale..quasi ci fanno un favore.
E poi l'apparenza è sostanza quando la sostanza non c'è.

01 Set 2009 | ore 08:50

premesso che non ho letto il libro di Elisabeth Gilbert, comunque non solo nel cinema viene data questa immagine dell'Italia con i panni stesi e personaggi caratteristici, purtroppo poco abbiamo fatto per cambiare quest'immagine, i professionisti nel settore delle arti, cinema, fotografia non sono stati aiutati a crescere e fare apprezzare il loro lavoro sia in Italia che all'estero pensando come solito che al di là dei nostri confini siano tutti + bravi di noi perchè hanno un cognome che suona + internazionale, dopo anni e anni di ciò ecco il bel risultato comico!!!!!!!!!!!!!

01 Set 2009 | ore 09:04

Ho guardato i link e mi sono cadute le braccia perché è molto peggio di quello che immaginassi e quindi questo reality metterà un'ulteriore pietra al monumento dell'italiano-caricatura che non esiste in Italia ma esiste nell'immaginario degli stranieri.
E guardate che le lenzuola che vedete in una fotografia scattata il 31 agosto 2009 nella via del centro di Roma sono un biglietto da visita preoccupante perché non siamo più nella Roma della Dolce Vita - altro luogo comune e stupido - degli anni Sessanta e se dei professionisti del cinema e una produzione milionaria pensano di fare bene il loro lavoro scrivendo una sceneggiatura di questo tipo vuol dire che nonostante tutti i nostri sforzi siamo e rimaniamo un popolo "molto caratteristico" eufemismo per dire che siamo ancora oggi visti e trattati come negli anni Cinquanta e del resto le trecce d'aglio - cinese, sicuramente - che avevano messo lungo la strada rimandano a pasta, sole e mandolino.
Noi al massimo potremmo rispondere come l'Appelius di mussoliniana memoria "Dio stramaledica gli inglesi" e con ciò gli ultimi settant' anni di storia sarebbero cancellati e i panni stesi in via dei Chiavari sarebbero giustificati.

01 Set 2009 | ore 09:18

che problemi ci sono?
perchè vi stupite?
qualcuno a genova per il g8 li fece togliere.
qui li fanno mettere.
due facce della stessa medaglia


ieri sull'aurelia( andavo a prendere i pagani al lido di camaiore e poi via al "trillo" dal sangiorgio) coda di due km. pensavo ad un incidente. era la mancanza di parcheggi a causare l'imbottigliamento all'altezza del mac d, strapieno.
mi veniva da piangere.
colonizzare è ancora oggi l'unico obiettivo des americains. e ignorare l'essenza del popolo che vuoi colonizzare è il passo essenziale e primario del business. a meno che ..... abbiano ragione loro(sic)

01 Set 2009 | ore 09:38

Del resto col presdelcons che abbiamo, è difficile pensare che l'immagine del nostro paese possa essere diversa. Non mi pare che qualcuno faccia qualcosa per farci apparire moderni, tipo investimenti per la ricerca, azzeramento dell'evasione etc...

01 Set 2009 | ore 09:46

Credo che un'idea di questo genere e' la stessa che puo' avere l'On. Salvini od un suo sodale di Roma: per non dire di Napoli. O Palermo.
Quindi inutile lamentarsi se e' il modo di vedere di un ''americano''. Il Belpaese non e' quello dell'Avvocato, del Conte Nuvoletti, di Carlo Caracciolo o del Presidente Napolitano per fare qualche nome...
Ma non dobbiamo preoccuparci ancora: e' arrivata la Brambilla a rifare il look al Belpaese.

01 Set 2009 | ore 10:02

Sono stato negli Stati Uniti (California) varie volte, la prima fu 15 anni fa. Accompagnavo un gruppo di studenti e alloggiavamo in famiglia. Eravamo nella San Fernando Valley, zona residenziale (e ricca) di Los Angeles. Ci capitò tutto quello che si racconta nelle barzellette. Ci fecero vedere frigoriferi e videoregistratori come se da noi non esistessero, erano convinti che in Italia ci fossero solo strade sterrate e che la pizza fosse americana (poi l'illuminazione 'Ah, certo, è italiana perché deriva da Pisa!) :-), ecc. ecc.
Questo atteggiamento però non rigurada solo gli italiani, ma vale per tutti i paesi europei e non. Prima della gita in Messico (a Tijuana, vabbeh, non proprio il posto migliore del mondo) ci istruirono a non prendere assolutamente nulla da mangiare e da bere se non confezionato o in bottiglia, 'perché nel resto del mondo non si può certo bere l'acqua dal rubinetto come in America'.
Sui quotidiani americani lo spazio riservato alla politica estera è inferiore a una pagina, ed è quasi esclusivamente riferito a quanto stanno facendo gli Stati Uniti per portare democrazia e benessere agli altri paesi.
A loro favore bisogna dire tuttavia che gli americani sono estremamente curiosi, e molto aperti, quindi anche disposti a cambiare i loro pregiudizi una volta data loro una spiegazione, o quando arrivano in Europa (che girano in una settimana) e vedono con i loro occhi.

01 Set 2009 | ore 10:19

Direi che fa il paio con l'idea stereotipata che gli Italiani hanno degli USA e degli americani :-)

01 Set 2009 | ore 10:36

C'è da dire comunque che in inghilterra ogni tanto c'è anche qualcuno che fa analisi sensate/autocritica. A questo riguardo segnalo un programma BBC del 2003 "Meades eats", scritto e condotto da Jonathan Meades, critico gastronomico per il Times dall'86 al 2001, nel quale viene analizzata la cultura gastronomica britannica, dal fast food alla passione per cucine "etniche". Sono solo 3 episodi da una 20ina di minuti l'uno, ma a mio avviso meritano in quanto Meades propone un'analisi strutturata ed estremamente approfondita con un linguaggio ricercatissimo e uno stile di regia degno del teatro dell'assurdo.
Una piccola perla di gastro-televisione che ci aiuta a dimenticare le porcate che cercano di propinarci, dalle tovaglie ai paisà made in uk.
Sulla rete ancora si trova...raccomandatissimo!

01 Set 2009 | ore 10:40

forse leggermente OT ma consiglio a tutti la lettura del blog di david byrne, il giorno dopo essere passato da roma per un concerto:
"http://journal.davidbyrne.com/2009/07/072109-italy-i-have-seen-the-future-and-it-is-broken.html"
Geniale già dal titolo.
Forse alla fine ci rimangono solo i luoghi comuni?
(per chi non mastica l'inglese, l'articoletto si trova tradotto su Internazionale di questa settimana)

01 Set 2009 | ore 10:51

Cari amici, rimango strabiliato nel leggere le assurdita' che scrivete sugli americani, roba da 3 X 2 al mercato dei luoghi comuni... Scusate ma se io mi metto a dirigere un film sull'Alabama, e te lo ambiento in un trailer park, chi s'indegna? E parlo di uno stato che ha online il 90% dei servizi publici... Come si puo' estrapolare come un popolo ci vede da come una troupe imbastisce un set? Se avessimo fatto lo stesso esercizio con Angeli e Demoni, ne sarebbe venuto fuori che siamo un popolo di filosofi? ma che discorso e'? Scusa ma non ho proprio afferreto (per dirla alla lino banfi) il senso dell'articolo ne il tono bacchettone. E poi, se anche fosse che ci vedono cosi, e' cosi allarmante e falso? Vogliamo parlare degli standard che ci autoimponiamo? Politici? O per metterla sul palcoscenico internazionale, in collegamento aereo dall'estero, via Fiumicino, per Genova, mi viene gentilmente spiegato dalle signorine del Cristoforo Colombo che io non posso pretendere che i bagagli arrivino perche' "si sa'" che e' cosi Fiumicino?? Boh, mi sembra proprio un faux pas questo

01 Set 2009 | ore 11:06

Ho visto il futuro ed è rotto

E' il titolo dell'articolo di Byrne scritto alla fine di luglio sul suo blog
http://journal.davidbyrne.com/page/2/

e si riferisce a quello che si chiamava Es Hotel oggi Radisson Hotel, di fianco alla stazione Termini.
Già alla sua inaugurazione si presentò come un caso: lo dirigeva il fratello di Panatta, uno che avrebbe potuto dirigere tutto meno che un hotel.
Le stanze erano molto moderne, così moderne che se andavi in bagno il tuo lui o la tua lei rimasti a letto potevano condividere le tue attività in bagno.
Architetti da psicanalizzare, direi :-))
L'ultimo piano è stupendo: una piscina circondata dal verde, uno spettacolo, peccato si siano dimenticati di assumere dei cuochi perché ciò che si mangia non è catalogabile sotto la voce ristorazione, cucina o simili.
Immagino che Byrne sia rimasto "affascinato" da questo sfascio così come dalla decadenza di Roma, città senza regole e in bilico tra Europa e Libia.

01 Set 2009 | ore 11:22

Il tono bacchettone de' che? dicono a Roma per non usare espressioni più crude :-))
Il romanzo parla di cibo e l'Italia è la meta dell'autrice per 4 mesi ed è la prima voce del titolo perché viene da noi per il cibo e ingrassa, l'India altri 4 mesi per la ricerca della spiritualità , l'Indonesia 4 mesi per il benessere e l'amore .
Dal momento che parla della Roma e di Napoli dei giorni nostri il tocco delle lenzuola è una volgarità e un non senso assoluto accentuato dal fatto che sotto i panni, proprio in quella via, c'è il San Lorenzo, uno dei migliori ristoranti di pesce della capitale, elegante e moderno, mentre i banchi di verdure e anticaglie, essendoci a pochi metri il mercato di Campo dei Fiori li poteva concepire solo un demente.
E con tutti i soldi che hanno, avranno fatto i sopralluoghi e forse qualche dubbio avrebbe potuto venire.
Una sceneggiatura è scrittura, documentazione, cultura, non stereotipi.

01 Set 2009 | ore 11:52

Devo dire che anche molti film americani ambientati negli stessi Stati Uniti, ma in epoche diverse, hanno sceneggiature e ambientazioni davvero improbabili. Quello dipende dalla cura che ci mette la produzione - che non necessariamente è proporzionale ai milioni investiti!
Però di cose strane se ne sentono. A parte le innumerevoli (e già citate) discussioni sulla pizza che tutti sanno che è stata inventata a New York o al massimo a Chicago...quando organizzavamo i concerti, ospitavamo spesso i gruppi a casa. Una volta c'erano dei ragazzi di Los Angeles che si sono riuniti attorno al bidet, e dopo averci meditato un po' ci hanno domandato se secondo noi è davvero così necessario avere una vasca apposta per lavare i piedi, tenendo conto che non c'è neanche la spiaggia a Torino! :-D
Un'altra volta uscendo da un motelaccio di Memphis una signora che lavorava lì ci ha chiesto da dove venivamo. Abbiamo risposto "Dall'Italia" "Ahhh, deve essere un posto molto lontano!!"

01 Set 2009 | ore 12:31

Avete provato a chiedere ad un canuto cittadino di Noto che e' il patanegra???

01 Set 2009 | ore 12:43

non mi stupisco troppo pensando a quando mi trovavo nel bellissimo borgo di Volpaia e ho sentito con le mie orecchie una guida italiana che diceva ad un gruppo di americani indicando un filo con i panni stesi:" on the left you can see typical italian-tuscan clothes" WHAT??WHAT??CERCARE DI RENDERE TIPICO ANCHE UN FILO DI PANNI APPESI..PAZZESCO!CMQ LA GUIDA ERA ITALIANA..NON LAMENTIAMOCI TROPPO..RACCOGLIAMO QUELLO CHE SEMINIAMO

01 Set 2009 | ore 12:56

Bé non serve andare fino là, basta chiedere a un vicino, collega, parente a caso...

01 Set 2009 | ore 13:03

Come diceva il buon Bartolo Mascarello quando
discuteva con l'amico Cesare Giaccone sullo
stravolgimento della langa.
Siamo ormai rimasti gli ultimi mohicani.

01 Set 2009 | ore 13:54

L'argomento è davvero interessante e condivido perfettamente l'indignazione. Ma tant'è, in casi come questi si prende atto di quella che è l'immagine italiana più "amata". E' vecchia, stereotipata, banale e fondata su una ridicola forma di romanticismo. Ma non serve scomodare Julia Roberts perché basta comprare il libro di Jamie Oliver sull'Italia ed è la stessa solfa. Che poi Jamie sia bravo, le ricette ben fatte e il tutto faccia bene alla cucina italiana è un'altra storia, ma non si può negare che l'Italia fotografata sia più o meno quella di questa finta via dei Chiavari.

Di tutto questo noi abbiamo poca colpa, forse ne hanno di più gli italiani all'estero o i presunti ambasciatori della nostra cucina. Perlomeno quelli che non leggono il decalogo di Caramella... (www.gvci.org)

Ma un'altra colpa invece possiamo prendercela tutta. Chi, con uno sforzo sovrumano, sta cercando di dare un'immagine diversa del cibo, dei prodotti e della cucina italiana è stato letteralmente coperto di merda negli ultimi mesi. Per merito di pochi, seguiti a ruota da molti.

E allora ce li meritiamo i panni stesi.

01 Set 2009 | ore 15:32

I agree...

01 Set 2009 | ore 15:40

alla fine e' il mercato che comanda
se lo spettatore-tipo americano (e non solo) vuole vedere l'Italia cosi', la vedra' cosi'
fosse stato piu' realistico avrebbe avuto meno appeal
purtroppo e' cosi'

pero' c'e' un rovescio buono della medaglia: bene o male questi film incrementano il turismo (ricordo per esempio un cameriere americano manifestarmi la sua voglia di venire a Roma per aver visto una stereotipata e patinata piazza di Spagna anni '50 in "The Ripley's Game")

verranno, non troveranno panni stesi e si spera non resteranno delusi

01 Set 2009 | ore 17:36

Sfido chiunque di voi :) a dirmi cosa mangiano i (per dire ) crucchi ... vediamo se qualcuno di getto non pensa alle salsicce :)

01 Set 2009 | ore 18:14

è la pura verità, purtroppo

01 Set 2009 | ore 18:18

Non so quale sia il taglio né l'ambientazione richiesta nel film, ma vorrei silenziosamente sottolineare che i panni stesi ci sono, esistono e sventolano nelle nostre città. Magari non nei centri storici, non attraverso la via pedonale, ma certamente sono visibili in angoli nascosti del centro, sul retro dei palazzi, lungo le vie dei quartieri periferici, nei paesi.
Chissà, forse non saranno belli e cromaticamente equilibrati come quelli fittizi di via dei Chiavari, ma a me nei caruggi, nelle strette vie delle nostre città e cittadine, beh.. non dispiacciono.
Certamente li preferisco agli orrendi stendipanni che stazionano sui balconi principali dei palazzi di molti centri storici.
Anche la mia sarà una visione nostalgica e patinata da cartolina, ma non mi concentrerei sui panni stesi, non mi scandalizzo se gli americani ci vedono così, quegli stessi americani che comprano l'alta moda o il design italiano: non mi sembra che i panni siano più orripilanti di altre brutture tipo sporcizia, buche, vandalismi, incuria del verde, parcheggi selvaggi, e così via.
Grideremmo allo scandalo se Julia Roberts passeggiasse tra lattine e bottiglie a Piazza Navona? Urterebbe di meno o di più la nostra sensibilità?
Non sarà che siamo noi che, per disperazione o rassegnazione, tendiamo a vederci diversi, vorremmo sentirci diversi da come siamo in realtà?
In fondo non resta che l'amara considerazione che gli americani, i rari film americani girati in Italia, possano essere quel motore di promozione turistica, enorme e in fondo innocuo, che gli italiani da anni non hanno saputo costruire.

01 Set 2009 | ore 18:32

purtroppo una buona parte dell'america ci vede così, non è solo hollywood... basterebbe guardare uno qualsiasi di film dell' "europeo" woody allen di ambientazione itaiana per essere schiantati in uno stereotipo odioso e antico. Ben dice Marco, che i video di Jaime Oliver sono sulla medesima lunghezza d'onda. Poi che gli americani "comprino la moda e il design italiano", beh quello è un'altro discorso, neanche tanto più vero, perche questi due settori del made in Italy sono in una crisi abbacinante... Una crisi cui seguirà il settore enogastronomico unico ancora in relativa salute nel made in Italy... Perchè la difesa è stata scarsa e inefficace, come dite... Ma questa è un altra storia, quella di oggi è una banale faccenda di pizze, pupi e mandolini
ciao A

01 Set 2009 | ore 19:22

Evidentemente, caro Scarpato, non conosci le vie del centro di Roma.
Avessero fatto vedere le orrende vetrine di paccottaglie e vestiti che ci sono in zona lo avrei capito ma i panni lì no. Forse da un lato all'altro della via c'erano i panni stesi, ma 50 anni fa. Vogliamo pensare che le inquadrature di Vacanze Romane sono ancora attuali?
Allora perché non una New York del Fronte del porto?
Altro che Manhattan di Woody.

01 Set 2009 | ore 19:29

Caro Direttore, forse e dico forse a Roma no. Ma le e' mai capitato di girare in zona Sant'Elena a Venezia davanti all'ingresso dei Giardini della Biennale??? Panni stesi da un lato all'altro della strada. E le diro': a me proprio non dispiacciono. Anzi. Molto meglio i panni stesi al sole della laguna che i clothes-dryer in funzione per ore ed ore a consumare migliaia di kilowatt. Come succede nella quasi totalita' degli Stati Uniti...

01 Set 2009 | ore 19:43

Nei pressi di Piazza Indipendenza, incredibile, si vedono ancora i panni stesi da un palazzo all'altro. Comunque non vedo quale sia il problema... in fondo mica stanno girando un documentario!

Personalmente preferisco una visione romantica che realistica, fatta di negozi tutti uguali e appartamenti snob di super-ricchi. E' il cinema!

Gli americani sono veramente innamorati della nostra bella Italia, quella che non esiste quasi più.

01 Set 2009 | ore 21:52

No, non le conosco, Direttore. Ho passeggiato per le strade del centro di Roma, ricordo i colori e certamente non ho visto panni stesi. Come non li vedo in centro alla Spezia: un minimo di decoro l'abbiamo acquisito. Ma spesso di facciata, perchè dietro i palazzi, nei cortili, sui terrazzi, nei paesi e nelle città, i panni si stendono, con corde e carrucole. Oggi come cinquant'anni fa, e non vedo tutto questo disonore.
Mi rattrista piuttosto, e questo era il senso del mio intervento, vedere oggi appese ai balconi le antenne paraboliche, senza ritegno e senza limite alcuno. Ci abituiamo al peggio?
Eat, pray and love mi sembra un film di impronta romantica, certamente non documentaristico, una favola, insomma: perché dovrebbe attenersi a riprese realistiche mostrando schifezze? Condivido i suoi timori per i rischi caricaturali sempre dietro l'angolo, specie se poi si parla di cibo, ma un po' di innocui e, secondo me tollerabili, panni colorati, non costituiscono, in fondo, un falso storico, né una caricatura.

P.s Nella foto del set coi panni stesi, si vede un bel segnale di divieto di sosta e molte macchine parcheggiate lì sotto: le hanno inquadrate? Le hanno fatte spostare? Sono più vere dei panni? Un contraltare realistico rispetto alla licenza poetica?

01 Set 2009 | ore 22:00

Già che il discorso verte sui panni stesi...ecco quando il gruppo di Los Angeles (cfr commento 22) che era in tour con una band di Dallas per un totale di 9 persone, hanno fatto il bucato da noi abbiamo dovuto stendere dei fili sul balcone sul lato frontale del condominio (in periferia a Torino - niente di particolarmente splendido). Dopo mezz'ora c'era già il vicinato riunito per lamentarsi della scandalosa mancanza di decoro per via dei nostri panni stesi. Immagino che quegli americani ricorderanno l'Italia come un posto in cui non si possono stendere le cose ad asciugare fuori dalla finestra! :-)))

01 Set 2009 | ore 22:48

Piazza Indipendenza e dintorni non è Roma, è il territorio attorno a Termini, comunque se non capite e fa fico fare sviolinate romantiche, avanti tutta.
Il senso di quello che dicevo era chiaro, il resto é cinema :-))

01 Set 2009 | ore 23:14

Infatti e' cinema... O forse no!

02 Set 2009 | ore 00:22

in realtà, buttandola sul ridere ma mica tanto, riguardando quella foto la considerazione è anche un'altra:quei bacchettoni di americani( altro luogo comune: sarà vero? ) hanno messo li' cose tristissime.
io da bambino guardavo in alto, nel mio quartiere popolare bergamasco, ed era tutto un fiorire di mutande, canotte operaie e di magutt ma soprattutto affascinantissime sottovesti, reggicalze, meraviglioso calze femminili anche col righino e ,purtroppo, i primi collant.

erano panni stesi da primi sogni....., mica questo ciarpame triste che vedo qui.

02 Set 2009 | ore 06:49

Amici, ripeto: resto perplesso!! Si parla di un film, capisco che il Direttore si impetti ma secondo me perche (in my humble opinion) fa un errore di fondo: contestualizza troppo! Se tornate in cima al post, guardata le foto 'incriminata', beh e' una bella foto! la vedo e penso subito all'italia! Che sia in via dei Chiavari, non c'entra. E stare li a sviscerare il perche e il percome fa poco senso e inevitabilemte si cade su toni... bacchettoni... tutti li a chiedersi perche' ci vedano ancora "cosi", o a criticare le scelte logistiche di cui francamente tutti sappiamo poco o nulla.

02 Set 2009 | ore 10:27

A proposito di pizze e mandolini, vi ricordate quello spot della tv olandese di qualche mese fa che evindenziava la "maleducazione" di certi camerieri. Lo ritrovato e postato qui:http://tagliatellevaganti.splinder.com/post/21226477/Ristorante+italiano+in+Olanda%3A

02 Set 2009 | ore 10:41

mi sa che l'interpretazione della produzione cinematografica sia fortemente influenzata dall'immagine che noi italiani amiamo dare all'estero. Anche attraverso i rappresentanti istituzionali che amiamo eleggere. O no?

02 Set 2009 | ore 12:43

scusa Loris, ti ricordi quello spot della tv italiana sulla "bella olandesina"? Ma che stiamo a dì...

02 Set 2009 | ore 12:47

bravo Dario, pienamente d'accordo!

02 Set 2009 | ore 12:49

Certo che lo ricordo, ma non per questo sono d'accordo nel vedere stereotipi in ogni dove.

02 Set 2009 | ore 13:24

volevo scriverlo io, ma ormai lo hai fatto tu :-)
Aggiungiamo anche degli inglesi, dei francesi, ecc. Basta salire su un aereo con degli italiani, e un po' di vergogna ti assale. Ho fatto recentemente un viaggio Pisa - Oslo, e veramente mi sono vergognato: battute fuori luogo sugli assistenti di volo, assoluta ignoranza di come ci si comporta in aereo, applauso finale all'atterraggio, vociare in italiano e alzare ancora piu' la voce perche i norvegesi, poverini, devono essere sordi: non capiscono l'italiano.

02 Set 2009 | ore 22:36

Prima di liberarvi nel consueto tafazismo di quelli che "ci meritiamo tutto, siamo delle merdacce", vi avverto che gli stereotipi USA contro di noi sono molto più gravi di quanto sospettiate.

Cialtronismo, stupidità e pigrizia sono solo la punta dell'iceberg: un americano non ci considererebbe nemmeno bianchi, nel senso di non appartenenti alla storia europea. Detto dal KKK questo può anche essere un complimento, ma quando anche Spike Lee lo pensa allora c'è un problema.

Non siamo i soli ad avere subito lo stesso destino di estraneizzazione: chiunque abbia avuto la sfortuna di mandare i propri immigrati poveri nei paesi anglosassoni, ad esempio Polacchi e Irlandesi, viene marchiato per sempre come "minoranza" proveniente da un paese inferiore.

La nozione è infantile e incivile, tanto che viene da ridere di simile ignoranza, ma vi assicuro che sentirvelo detto in faccia fa molta, molta paura.

03 Set 2009 | ore 01:11

Carissimo Stefano,
io abito in Australia da qualche anno e dedico ostinatamente uno spicchio della mia giornata e delle mie emozioni a demolire gli stereotipi sull'Italia e sugli Italiani raccontati e mollati la' per caso come per "far divertire"!
Il sarcasmo ignorante espresso in quella risata sorda conclusiva e' poi lo sberleffo finale!
Pero' carissimo direttore, ti devo confessare che molte delle sciocchezze e dei luoghi comuni sull'Italia mi vengono commentati proprio da alcuni italiani -per fortuna solo alcuni- poi naturalizzati australiani ormai da tanti anni!
E' difficile riavvolgere il filo della matassa: anche se l'Italia da cui scapparono era quella del fine-guerra e dei bombardamenti, anche se poi da veri benestanti l'hanno rivisitata moltissime altre volte sostando nei suoi migliori hotels, la propria storia personale e la loro memoria antica e' cosi' intrisa di amarezza e finanche di risentimento che la conclusione ovvia del ragionamento e' quindi sempre identica.
Gli italiani che emigrarono in Australia quelli che dovettero lavorare duro nel nuovo e selvaggio continente e dar prova del loro valore ogni giorno -che io, sia ben chiaro rispetto dal profondo!- per alcuni sono gli italiani "che valgono" e che scappando da un paese "indescrivibile" si sono salvati dal cialtronismo e dalla corruzione!
...chiaramente, non me lo fate dire, i cialtroni siamo rimasti tutti in Italia!!!!

Con affetto,
Valeria

03 Set 2009 | ore 04:48

A parte il cinema, che ci vede come 50 anni fa, attualmente quei pochi americani che vedono la cronoca o politica internazionale ci vedono come dei cretini. Loro hanno appena eletto Obama. Noi amiamo Berlusconi (per fortuna non tutti!).

Non scherzo, sono appena tornato dagli States, ed è molto molto triste.

03 Set 2009 | ore 12:38

Secondo te, se l'Italia è ridotta così male e sempre e solo colpa di Berlusconi? Anch'io sono appena tornato da un viaggi negli stati Uniti (California, Utah e Colorado) e devo dire che sono rimasto impressionato dal rispetto delle regole. Nelle autostrade tutti rispettavano il codice della strada. Ho constatato che l'educazione esiste in ogni luogo. Nei numerosi parchi nazionali visitati nulla è lasciato al caso. Se noi italiani siamo maleducati, non rispettiamo più niente e sempre colpa di Berlusconi o della nostra indole? Che colpa ha Belusconi se una famiglia di napoletani passa avanti a tutta la gente in fila che vuole farsi una foto davanti ad una sequoia.
Anche il caro Obama ultimamente è caduto e non poco nei sondaggi.

03 Set 2009 | ore 16:00

Probabilmente non é colpa di Berlusconi se i napoletani saltano la fila, certo é che lui, quando va all`estero, non si lascia mancare nulla in fatto di "buona educazione", gli esempi non mancano.

03 Set 2009 | ore 17:55

Come ogni volta che si tira in ballo un qualche cosa di nazionale, vedo che sfioriamo dei momenti di assoluta oggettività. Vi potrà anche stare sulle scatole il ritrattino cartolinistico della tovaglia a quadrettini e del fiasco, io però una domanda semplice la vorrei porre: se togliamo tutta questa parte estremamente stereotipata che 'fa' tanto italiano all'estero e che qui non esiste praticamente più, cosa ci rimane? Prendiamo roma. Ci rimangono: delle vie e dei quartieri di una sporcizia devastante, dei servizi che non funzionano, un traffico indomabile, una mancanza di senso civile assoluta, oltre a una ristorazione mordi e fuggi, ecc ecc. Certo, rimangono i monumenti ma i monumenti a se non bastano se non ci sono i servizi intorno (e forse è questa la rovina di roma, la convinzione - presuntuosa - che è la più bella città del mondo, a prescindere). Per cui, in sostanza e secondo me, dobbiamo essere solo grati agli stranieri di mantenere vivi, nel loro imaginario, i lunoghi comuni. Perché se non fosse così, insieme ai luoghi comuni, scomparirebbero semplicemente i motivi per venirci, a Roma.

03 Set 2009 | ore 18:14

Nella classifica di Forbes, ricavata da un sondaggio fatto da un'agenzia americana tra diecimila persone di venti paesi del mondo, Rio è la città più felice del mondo - e questo già la dice lunga sui sondaggi - davanti a Sidney e Barcellona e Roma è al settimo posto davanti a Parigi e Buenos Aires.
La capitale italiana, secondo gli appassionati viaggiatori del sondaggio, è il luogo dove la storia millenaria s'incontra con la modernità e la raffinatezza e la gente associa l'Italia con l'essere calmi, rilassati e alla moda.
Come si vede tra i mille luoghi comuni ci stanno anche i panni stesi oppure lo sporco, il disordine e gli italiani che non fanno la fila.
Io la faccio :-))

04 Set 2009 | ore 08:59

Grazie stefano per la tua risposta.
ed in finale...non credo che i luoghi comuni e la volgarita' siano mai stati l'incentivo per visitare Roma....cosi' spero!

05 Set 2009 | ore 02:26

No figurati, è assurdo dare la "colpa" a una sola persona. E' la nostra cultura della "furbizia", la ricerca delle scappatoie e il non rispetto delle regole che ci rendono il popolo che che siamo.

Il nostro primo ministro è solo un riflesso di quello che siamo.

11 Set 2009 | ore 12:54

Io non capisco di che ci lamtentiamo, questa è l'immaggine che noi stessi diamo per primi, esempio: i condollieri che a venezia cantano "o sole mio" per rimendiare un pò di dollari in più di mancia, peccato che o sole mio a venezia c'entra come il blues in montana, oppure voliamo far finta che l'italia non sia un paese profondamente mafioso o corrotto e che gli americani non sappiano questo?, chiaramente un americano medio quando pensa a l'italia gli viene in mente più il messico che la svezia o il canada.

11 Ott 2009 | ore 18:42

Purtroppo la colpa è dei nostri registi radical chic che sono la stragrande maggioranza e che danno dell'Italia un'immagine stracciona. Sono una casta intoccabile che credono di impersonare "l'Intellighenzia". Poche le eccezioni, il grande Zeffirelli e negli sceneggiati televisivi la brava Cinzia TH Torrini. Prendiamo esempio dai francesi. Loro sono abilissimi nel dare una immagine grandiosa del loro Paese.
Patrizia

15 Mar 2011 | ore 11:27

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