03
Ago 2009
ore 16:36
ore 16:36
Il biologico è un bluff?
Il biologico è un grande bluff?
La Food Standard Agency britannica lo certifica sulla base di uno studio che è stato sviluppato per molti anni e che verrà pubblicato prossimamente dall'American Journal of Clinical Nutrition.
In vacanza, si sa, tutto va a rilento e quindi ho letto solo oggi l'articolo di due pagine della Stampa a firma di Luigi Grassia che riporta le conclusioni della ricerca della britannica e ufficiale FSA e del direttore del progetto, Alan Dangour, che scrive "non emerge prova di alcun beneficio significativo per la salute derivante dal nutrirsi di alimenti cosiddetti biologici. Tracce di minuscole differenze si possono osservare, ma è improbabile che abbiano rilevanza per la salute pubblica".
Una polemica quella sul biologico che si propone da decenni.
Nella stessa pagina della Stampa interviene Petrini che afferma "Dal punto di vista nutrizionale hanno scoperto l'acqua calda" mentre sul sito di slow food vengono riportate le polemiche contro questo intervento della FSA e anche il mondo scientifico italiano dice che questo era il segreto di Pulcinella.
Il segreto in questione viene alla luce mettendo insieme i dati di 50 anni di ricerche e 52 mila resoconti scientifici a partire dal 1958.
Insomma, non proprio una ricerca superficiale
In Italia ci sono circa 100 mila aziende che praticano il biologico, è un enorme business e questa vicenda viene vissuta male tanto che la dichiarazione di guerra della FSA britannica viene così letta dal professor Giorgio Calabrese " Questa istituzione ha sempre difeso il cibo Ogm (geneticamente modificato) denigrando quello biologico, che invece tanto amiamo in Italia".
Per un normale consumatore la confusione è massima e i dubbi sulla sensatezza degli alti prezzi del biologico cominciano a serpeggiare tra i meno schierati.
Voi consumate prodotti biologici?
Ne avete tratto visibili vantaggi?
Come giudicate i prezzi dei prodotti biologici?
Foto S. Bonilli









direttore, come sai ho figli piccoli... Da sempre ho saputo, anche per conoscenza diretta, che sul biologico ci fosse molta diffidenza... Soprattutto in Italia dove proliferano le associazioni biologiche anche in rotta tra loro... Quindi cercavo di risolvere la faccenda con il privilegio di avere un orto nel mio Abruzzo che condivido da generazioni con una famiglia locale. Ma da quando sono arrivati i bambini mi pongo un problema in più sul biologico come su tutto quello che mangiano e bevono. Talvolta compro biologico, ma senza fanatismo, solo nella speranza di contenere i danni ;-). Ma la regola aurea a cui cerco di attenermi è quella di comprare da produttori e botteghe che conosco personalmente. Sono quelle che conosciamo, di cui parliamo e scriviamo... Per me la conoscenza diretta e la fiducia nelle persone è la garanzia migliore. Certo non a buon mercato ma efficace. Spesso, a dir la verità, i prodotti che mi arrivano da queste persone sono "anche" biologici.
ciao A
Non acquisto prodotti biologici perchè ho sempre avuto la sensazione di una operazione commerciale, della efficace applicazione di un marchio, in un momento di sensibilità e paura verso i temi della salute e della alimentazione.
Credo che sia da preferire una agricoltura responsabile, locale e al ritmo delle stagioni che di per sè è "biologica", contro una agricoltura industriale, ormonale e fuori delle stagioni, indipendentemente da tutte le categorie di mercato e dalla etichetta che contraddistingue un prodotto. Soprattutto quando, per il solo fatto di esser definito biologico, quel prodotto costa di più.
Non solo ma gode di una sorta di intoccabilità: guardiamo le uova, quelle normali sono suddivise in categorie a seconda del tipo di allevamento delle galline (1,2,3), quelle biologiche (0) non riportano alcuna indicazione, anche se le galline potrebbero cibarsi di mangimi bio, ma esser allevate in gabbia.
Insomma l'abito non fa il monaco. Così come per il consumatore che nel carrello mette l'insalatina bio già lavata insieme ai biscotti con grassi idrogenati.
diciamo che seppur scettico per natura non sono indenne al richiamo "bio" di molte etichette.
anche se poi bisognerebbe sapere cosa vuol dire.
e comunque quando posso compro frutta e verdura dal fruttarolo del paese, invece che al supermercato.
spesso devo dire che il sapore è migliore.
e poi è divertente sentire questa giovane signora, che ormai s'è scafata, vantare i propri prodotti verso il cojonazzo col trip del ritorno alla natura (in quel caso me medesimo): "questa è senza veleni!" "questa la coltivano qua vicino!".
Proprio oggi leggevo questo articolo che non depone molto a favore del biologico all'italiana:
http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/uova-biologiche-false/uova-biologiche-false/uova-biologiche-false.html
Io, finchè posso, uso prodotti miei ma capisco di essere un privilegiato rispetto a chi abita in città e deve acquistare tutto in negozio.
Credo che le motivazioni alla base della scelta di prodotti biologici siano altre, tutela del'ambiente, benessere animale, attenzione alla biodiversità.
Comunque per quanto riguarda la ricerca, è vero il team ha trovato sui motori di ricerca (es.Pubmed) piu' di cinquantamila lavori ma la maggior parte non è stata presa in considerazione per diversi motivi, sono riportati nelle varie pagine iniziali.
Si è parlato di studi che coprono cinquant'anni di ricerca. Non è così, gli abstracts selezionati dal gruppo, li trovate nell'appendice), si collocano negli ultimi anni. Infatti solo recentemente sono stati finanziati studi su questi argomenti.
-Nel primo dossier, quello sugli aspetti nutrizionali, sono stati presi in considerazione solo 162 lavori (137 riguardano prodotti vegetali e 25 prodotti da allevamenti animali). Dei 162 solo 55 –sono stati giudicati soddisfacenti per metodi, strumenti di analisi e altri criteri di validità.
-Per il secondo dossier riguardante gli effetti sulla salute ( studi condotti in vitro o in vivo su soggetti umani o su modelli animali), ne sono stati analizzati solo 11, e di questi solo 3 sono stati considerati soddisfacenti.
E' per il numero limitato di dati, l'elevata variabilità dei risultati ottenuti che i ricercatori hanno affermato che non ci sono evidenze.
Io in Osteria uso uova esclusivamente bio di una cooperativa di Compagni Pugliesi. Oltre che più buone, con una maggiore resa anche nel colore, mi sembra giusto alimentarne gli incassi.
Da quando faccio il pane ed utilizzo solo lievito madre mi piace saperlo abbinato a farine bio macinate a pietra da grani antichi. Di solito uso il Senatore Cappelli, lo Spelta ed il Gentil Rosso. Mano a mano cerco di utilizzare queste farine anche per fare la pasta e già le uso per fare la focaccia ed alcuni dolci.
Se per bio intendiamo anche un certo tipo di pesce pescato in mare e non allevato allora sono un bio convinto. Infatti utilizzo tanto di quel pesce azzurro (cefali, sgombri, lanzardi, sarde, alici, etc etc) che il mio fornitore si stupisce.
A casa uso lo yogurt bio, miele bio, ma adoro il sapore dello zucchero bianco al quale non saprei proprio rinunciare.
.
Ciao
@Fabrizio, lo 0 che trovi sulle uova, è una categoria commerciale che indica la filiera del "biologico".
Sono 4 infatti le tipologie di uova immesse in commercio. In sintesi se non ci sono sttai cambiamenti recenti, questa è la nomencaltura.
0- ALLEVAMENTO BIOLOGICO - le galline possono godere di spazi all'aperto, cosa importante, mai in gabbia. Le galline in questo caso sono anche alimentate con mangimi di provenienza biologica.
- ALLEVAMENTO ALL'APERTO - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE "1": le galline possono razzolare all'aperto per alcune ore al giorno in un ambiente esterno protetto dal contatto con altri animali. Le uova in questo tipo di allevamento possono essere deposte sul terreno o nei nidi. La densità all'esterno di questo allevamento sono di 1 gallina ogni 4 m2.
- ALLEVAMENTO A TERRA - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE "2": le galline vengono allevate in capannoni all'interno dei quali possono muoversi liberamente ma non hanno l'accesso all'esterno. Le uova sono deposte sul terreno o sui nidi. La densità di questo allevamento sono di 4 galline su ogni 1 m2.
- ALLEVAMENTO IN GABBIA - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE "3": le galline sono rinchiuse in gabbie disposte in file da 4 a 6, all'interno di capannoni chiusi, con ventilazione forzata e luce artificiale. La densità di questi animali è di circa 16-18 galline per metro quadrato. Le uova sono deposte su un nastro trasportatore che automaticamente le raccoglie.
Ma certo che è bluff! Si vedono melanzane, peperoni e pomodori in gennaio cerificati come biologici. Ma mi facciano il piacere! Se compriamo le verdure e la frutta VERAMENTE di stagione, magari non avranno il bollino "biologico" ma saranno di certo meno trattate di quella cresciute in serra e certamente avranno più sapore. Altro discorso per carne, pollame e uova. Qui occorre fidarsi del negoziante che dovrebbe sapere come sono stati allevati gli animali che venede, o almeno si spera. Io del mio fornitore mi fido e mi sono trovata sempre bene.
Buonasera!
Io qualche dubbio lo avrei: soprattutto dopo che vidi il proprietario di un conosciutissimo negozio di verdure, e frutti, torinese (lo chiamano Cartier...) fare acquisti ai mercati generali in zona Lingotto a Torino...
Spesso, ad esempio, mi chiedo come possano essere certificate bio aziende che hanno gli impianti limitrofi alle autostrade...
Il concetto, molto british, di ''organic'' e' sicuramente diverso: non so se vi e' mai capitato di fare una gita nel Somerset o nello Snowdown. Niente fabbriche, tante pecore, tanti frutteti:insomma no inquinamento.
Passo e chiudo: ed arrivo al biodinamico. Molte aziende italiane lo stanno addottando, nel produrre vino. Peccato che ''il bollino blu'' certifichi gli impianti, ovvero la modalita' di allevamento delle uve. Ma non il processo produttivo che porta l'uva a diventare vino.
Sono convinto che sia ora di fare chiarezza: sul bio, ma anche sugli ogm. Senza talebanismi, da una parte ma anche dall'altra...
Credo (e spero) che chi si rivolge al bio lo faccia anche per altri motivi oltre ai vantaggi personali, tra i quali appunto una maggior tutela dell'ambiente.
Credo di comprare bio... mah, diciamo all'80%, un po' per la fortuna di avere un piccolo produttore da cui rifornirmi di vegetali, un po' per non girare 200 negozi quando nella bottega -bio- sotto casa trovo quasi tutto, tra l'altro MEDIAMENTE più buono dei prodotti della grande distribuzione. Ad un costo non certo da discount ma paragonabile a quello di una buona marca, tra l'altro.
Tutto cambia se parliamo di grandi marche che lanciano le proprie linee bio... devo dire che oltre ad essere giusto un po' diffidente di chi da un lato impesta il mondo e dall'altro tenta di catturarmi con un marchio, tendenzialmente non ho notato differenze in fatto di sapore. E questo sceglie per me.
Grazie Gianna, mi fa piacere trovare conferma che le uova bio provengono da galline allevate all'aperto, perchè sulle confezioni non c'è scritto, facendo solo riferimento al tipo di alimentazione. Si può solo dedurre che l'allevamento sarà il migliore possibile. Tuttavia, non avendo garanzia del significato e delle caratteristiche dei mangimi biologici, dato il prezzo più alto delle uova bio, credo che alla fine, bilanciando il tutto, siano più convenienti, per le uova da grande distribuzione, quelle di tipo 1, cioè provenienti da galline allevate all'aperto, come si può facilmente leggere sulle confezioni (anche se non tutte).
sono piuttosto d'accordo con scarpato, tanto per semplificare. quello che sicuramente mangio di bio- è quel poco che proviene da me: olio, ciliege, pere ,susine ,fichi erbe aromatiche e qualche limone. mondiali le uova delle mie galline: se infatti quelle di paolo parisi si dice vengano ancge nutrite con latte di capra le mie, quando ne avanza, sono nutrite a latte di bufala, rivabianca:-))))
@vignadelmar: tanto di cappello per la COOPERATIVA COSIDETTI COMPAGNI PUGLIESI (CCCP) : mi ricorda qualcosa....:-)))
C'è solo una cosa che continua a sfuggirmi, da laico convint. Sapete ho il brutto vizio di non avere verità in tasca, ne risposte facili: non capisco questo coro di peana antibio, non sono affatto covinto della validità tout court del biologico, anzi... Però non posso fare a meno di constatare che molti (per usare un efumesmi) dei produttori di qualità che usiamo e dei quali parliamo siano anche biologici.... Che vuol dire questo? Forse solo una cosa ovvio che come in tutto esiste bio e bio...
Ciao A
Non vorrei aver capito male, ma: la ricerca confronta i rapporti nutrizionali tra cibo bio e non, dimostrando che le differenze sono così minime da non giuistificarne presunti benefici alla salute.
Bon, ci posso anche credere.
Bio vuol dire molto di piu': vuol dire coltivare, allevare, conservare un prodotto senza additivi chimici, praticando la rotazione dei terreni, "rispettando" la natura e i suoi cicli.
Questi sono i principi guida, quelli che tanti anni fa', sognatori, temerari, naif misero in pratica.
Adesso il Bio lo trovi alla coop, e magari arriva dall'Argentina, certamente ci sono coltivazioni che confinano con qualche tangenziale congestionata e qualcuno che seguendo il businness se ne infischia di tutto e tutti.
Io posso dire che senza estremizzare uso prodotti bio da circa 20 anni.
Non sono piu' in salute di altri, ma continuo a credere che tra una coltivazione "senza" chimica e una coltivazione su cui qualcuno a spruzzato di tutto ci sia un grandissima differenza.
Se non in termini nutrizionali, sicuramente da un punto di vista di sopravvivenza del pianeta.
Scusate? ma voi credete, che in tutte le mozzarelle di bufala del casertano ci sia la diossina?
Come si puo' semplificare dicendo: ci sono coltivazioni Bio vicino all'autostrada, é tutta una farsa, é solo una moda dietro alla quale arricchirsi.
Sigh!
I'm sorry.
Quando posso uso sempre prodotti biologici, tra l'altro in qualche caso, come le fragole, uscire da questa scelta significa ingerire quantità di veleni non trascurabile.
Il nostro sistema paese e quindi l'insieme dei controlli e delle certificazioni è estremamente debole e ciò ingenera sospetti nel cittadino medio, specie al Sud dove l'amministrazione pubblica è quasi sempre sinonimo di corruzione.
Vivaddio la vivacità delle aziende e lo spirito innovativo di alcuni pionieri, Petrini in primis, spesso suppliscono a queste carenze strutturali
indipendentemente dai risultati dello studio specifico, trovo difficile pensare:
1. Che NON avere un limite alle sostanze chimiche (per tipologie e quantità) con cui inondare le aree coltivate sia più sano.
2. Che l'utilizzo sconsiderato delle sostanze chimiche non abbia anche altre conseguenze - sull'ambiente in generale, le zone circostanti, l'inquinamento dell'acqua e così via in tutta la catena.
Detto ciò, penso che la vera differenza fra i prodotti non sia nell'etichetta "bio" ma nel fatto che l'agricoltore lavori in modo accurato con competenza e passione oppure segue il business del momento sperando di guadagnare di più. Il primo anche se non si certifica bio (in fondo è solo un po' di burocrazia in più)ottiene migliori risultati del secondo - che probabilmente userà comunque il massimo consentito di sostanze, si farà certficare dagli enti di manica più larga o persone corrotte, magari approfitterà di falle nella legge e nei controlli.
Più informazioni si hanno sui produttori e sui rivenditori (se non sono gli stessi) meglio è.
Quando non ne ho...vado un po' a ispirazione!
Quindi io a volte compro bio, a volte no. E se un prodotto era veramente buono lo ricompro anche se non è bio (e viceversa).
Dal punto di vista organolettico la differenza è abissale!
Dal punto di vista nutrizionale... mah.. penso che non ci sia tutta questa differenza.. si, è vero che i prezzi dei prodotti biologici sono cari (dato che siamo in tempo di crisi), ma sicuramente, se si fa un discorso di piaceri e gusti, è lecito pagarli di più.
Io sono di Roma, ed ho la fortuna di abitare vicinissimo alla cooperativa Agricoltura Nuova, che a fatto del biologico una scelta di vita.
Penso che mangiare una insalata senza veleni sia meglio che mangiare insalata con veleni.
Le insalate durano anche 15 giorni, rimanendo inalterate sia nei sapori che nei colori, nel mio frigorifero ogni tanto si intravede una lumachina, che è fuoriuscita da un cospo di insalata.
Vogliamo parlare poi dei pomodori di CARAMADRE, altra azienda biologica di Fiumicino?
Secondo me i prodotti biologici sono molto più buoni di quelli della agricoltura convenzionale.
I prezzi sono leggermente più alti dei prezzi dei supermercati direi un 20%, ma non capisco perchè tanta gente sia disposta a spendere una fortuna per un paio di jeans, e poi andare a risparmiare su quello che mettono in bocca.
Per quanto riguarda le farine il mio puscher principale è il sito di TIBIONA, dove si possono trovare farine di tutti i tipi, e il costo di un KG di farina può variare da 0,6 a 1,3 € al KG.
Hasta il biologico siempre.
Direttore qui la ascoltiamo.... infatti sto finendo or ora "the omnivore's dilemma" in attesa di attaccare "in defense of food" come da lei segnalato. quindi dovrebbe sapere che "cosa ne pensate del biologico" e' una domanda trabocchetto perche c'e' biologico e biologico. c'e' il lagher-allevamento di polli ma nutriti con grano bio e c'e' l'allevatore-artigiano 'giardiniere d'erba' che lascia scorazzare i polli e le mucche, ottimizzando le loro doti naturali e i loro bisogni. se sul primo ci possono approccio ci possono essere dubbi sul risultato finale, sul secondo approccio dubbi non ve ne sono proprio...
Io ho la fortuna di avere un piccolo orticello e d'estate mi coltivo qualcosa, poi ho una decina di alberi da frutto (albicocche, pesche, kiwi, mele, pere, ciliegie, prugne). Il problema è più d'inverno. Il biologico ad occhi chiusi non mi convince, credo ci sia ancora un problema di controlli, perché mi è capitato di mangiare zucchine oscene, che non sapevano di nulla e zucchine strepitose uguali a quelle del mio orto e entrambe erano biologiche, però evidentemente coltivate in maniera differente. E qui entra in ballo il rapporto di fiducia col venditore o con i produttori (se si ha il tempo di selezionare nelle vicinanze dei contadini dove andare ad acquistare prodotti). Insomma a mio avviso il tutto è ancora molto empirico, legato alle conoscenze personali, all'onestà dei produttori e dei venditori. manca un ente certificatore completamente affidabile.
capisco che siano due discorsi proprio diversi ma anche il sapore ha la propria parte.
io ho un fico in giardino al quale non apporto nessun concime, trattamento nè niente. e devo dire che quest'anno i fichi finora non sanno proprio di niente.
non dico con con qualche additivo sarebbero stati più buoni, solo che avrei dovuto comprare una pianta migliore.
speriamo nella mandata di settembre.
Carissimo,
io ho posto delle domande. Punto: e poi, di persona ho visitato delle aziende che fanno il bio. Come ho visitato delle aziende che fanno ogm.
Allora se si vuole iniziare una discussione seria occorre, secondo il mio piu' che modesto punto di vista, togliersi il paraocchi del bio a tutti i costi...
Saluti!
C'è un'azienda agricola bio, a Monteverde, in cui acquistare alcuni prodotti ha un senso. Altri meno. Ad esempio le melanzane fanno schifo. Eccecredo! Non è che la Valle dei Casali sia il luogo più adatto a questo tipo di coltivazione.
E sul mio terrazzo coltivo "bio" (niente pesticidi e solo concime naturale) -per gioco- pomodori insipidi, basilico amaro, menta che puzza e fichi che sanno di cetriolo. :-D
Insomma, non tutto ciò che è bio è buono per forza, ahinoi.
In compenso, supermercati come Natura Sì sono fra gli unici posti dove sia possibile reperire il miso, le alghe disidratate, il tofu o i limoni non trattati. E quindi ben vengano per alcuni prodotti ed esigenze specifiche, ma non per forza per farci la spesa di tutti i giorni.
Tempo fa passavo lungo una trafficatissima statale e c'era un tale che vendeva fragole biologiche. Sfuse, a mezzo metro da tir e macchine che sfreccivano. E mi domandavo quanta porcheria assorbissero quelle fragole (che poi nemmeno si sbucciano) e a quel punto cosa significasse essere "bio", ammesso che il "biologiche" esposto dal venditore avesse una qualche valenza.
Aneddoto che vuole in parte giustificare una mia certa diffidenza verso il bio, dovuta non al fatto che non mi fa piacere sapere che frutta e verdura siano coltivati secondo certe regole ma semplicemente al dubbio che poi queste regole vengano effettivamente rispettate. Chi controlla? Con che frequenza? Con che mezzi? Cosa succede dopo il raccolto? E' davvero "bio" quell'aglio che ho visto al supermercato con provenienza Egitto? E l'inquinamento per portarlo a Roma dove lo mettiamo?
Diciamo che tendo quindi a fidarmi del gusto e dell'olfatto, più che del marchio bio. Spesso le due cose vanno insieme: coincidenza? suggestione? oppure davvero i prodotti bio (ex lege o de facto) sono di solito anche i più buoni? Speriamo di sì.
ecco, forse il limone è la pianta che mi viene meglio.
visti i mancati trattamenti la buccia va benissimo per fare il limoncello.
E invece il contenuto lo butti via? :-P
Quest'estate all'Elba mi è capitato di comprare frutta e verdura:
- al supermercato del paese (sia bio prezzo medioalto che non bio prezzo medio, provenienza varie parti d'Italia - gusto: mediamente triste)
- da un rivenditore al mercato del mercoledì (non bio, produzione Elba prezzo medio- gusto: decisamente triste)
- ai banchi dei produttori sui piazzali lungo la strada per Porto Azzurro (non bio prezzo basso, gusto: veramente buono)
Che dire? Dipende!
ovviamente il contenuto non lo butto.
spremo il limone ed il succo lo metto nelle bustine che servono a fare i cubetti di ghiaccio.
congelo ed uso il succo di limone quando serve, tipo metterne un cubetto nel cartoccio dove cuocio il pesce al forno.
oppure, d'estate, quando il tè della mattina è troppo caldo per essere bevuto.
e così via.
Non compro frutta e verdura, fortunatamente dispongo di un grande spazio per l'orto e il frutteto, cio' che mangio lo produco io, non uso pesticidi, non uso verderame, non uso concimi chimici.
La frutta viene bella, idem la verdura, qualche volta viene piu' bruttina, ma non c'e' paragone con la frutta comprata, bio o non.
Provate a mangiare le fragole coltivate naturalmente a casa vostra.
Non mangerete pu' fragole comprate!
Il vero bio e' il proprio orto!
Scusa, ma tu riesci ad essere completamente autarchica, autosufficiente e nello stesso tempo soddisfatta della qualità di TUTTI TUTTI TUTTI i prodotti?
Secondo me, o qualcosa non la mangi proprio oppure, in alternativa, hai un orto che si estende dal Trentino alla costiera trapanese. :-D
Anche io ho orto, frutteto e vigneto e non li considero BIOLOGICI perché ci bado io: basta solo pensare all'acqua piovana....
ad majora semper
Non trovo differenze sistematiche di sapore fra organic e non-organic, anzi alcune casse organic che mi facevo mandare a casa contenevano roba quasi immangiabile.
Pero' il meta-studio considera solo gli aspetti nutrizionali e non i residui di pesticidi, che tutto sommato son la (potenziale) differenza piu' rilevante. Lo so, sono solo tracce eccetera eccetera. Ma io, di fronte ad una scienza ancora imperfetta (bisogna ammetterlo), mi sento piu' tranquillo con meno residui.
Vero quello che dice Federico di Sangiorgio sugli UK. Ora che mi sono trasferito in Scozia e faccio sei ore di treno in pendolo con Londra, vedo distese e distese dei verdi pascoli lontani da arree urbane e industriali. Aggiungo che negli UK le cose si fanno in media piu' seriamente. Una certificazione della British Soil Association mi convince di piu' di un' analoga certificazione italiana.
Sono anche d'accordo con Gumbo: in media un coltivatore organic da piu' fiducia sulla sua serieta' e amore per il proprio lavoro.
E do ragione a tutti quelli che ricordano che comprare organic e' spesso frutto di una convinzione piu' profonda sul modo in cui l'uomo sfrutta la natura. Il sistema agroalimentare attuale e' (bio o non bio) totalmente demenziale.
Concordo: con una piccola parentesi... Hai mai provato ad acquistare Duchy Originals?
Provate, se ne avete voglia, a visitare il sito.
Poi, provate a visitare il sitodi una qualsiasi azienda italiana o francese che fa ''bio''. Dopo ancora provate a visitare le fattorie di HRH e onfrontatele con quelle italiane...
Cheers!
ps: come ultima cosa andate a controllare i parametri bio, quelli certificati, sui siti di Cermet o di altri Enti certificatori. E fate un raffronto con il British Soil Association... Ed a propositi di vini biodinamici: lo sapete che la certificazione proposta dall'unico Ente accreditato garantisce esclusivamente la materia prima??? Anzi i processi produttivi legati alla materia prima (UVE). Ma non tutto quello che succede in cantina...
Nelle aziende biobio bisogna farci un giro presto al mattino o tardi alla sera, quando i clienti plaudenti se ne sono andati.
Gli altaroni saltano furori subito, come l'uso di liquami di pozzo nero sulle lattughine di papà, il Malathion sulle pesche e altri giochini di pestigio. Mai visto l'allevamento (ora chiuso, per fortuna) di insalatine verdi e rosse lungo la ex SS11 tra Bareggio e Sedriano? Come mai capita di trovare il conduttore di una "bioazienda" (in provincia di Milano) a fare acquisti di antiparassirari e concimi in un consorzio agricolo di Varese, sperando che nessuno lo noti, anche con occhialoni da spia da fumetto? Tutte balle care.
Eh, caro signor Stucchi: non sara' proprio cosi'... Ma spesso, purtroppo, lo e'!
Pero' a volte e' suff riempirsi la bocca col bio...
In ogni caso, sono sicuro che esistono aziende bio estremamente serie. Ma non tutte lo sono!
Di solito evito il Bio perchè non lo ritengo organoletticamente superiore (in media) e il costo non è giustificato per il mio palato (ci sono eccezioni ovviamente). Sempre saputo che non aveva vantaggi nutrizionali. Sui residui di pesticidi e altri chemicals dei prodotti non bio, ogni frutta e verdura in commercio, se coltivata secondo le regole, dovrebbe avere dei livelli di sostanze che non danno problemi. In più il biologico *usa* pesticidi, solo che essendo di origine naturale possono usarli, ma non è detto che siano meno tossici. E' vero che dovrebbero usarne di meno comunque.
Il bio mi preoccupa di più per eventuali contaminazioni biologiche (da letame non maturato, da micotossine etc..)
Insomma, mangiare è *comunque* una faccenda pericolosa :-)
il grande vantaggio commerciale del bio è che offre una "sicurezza psicologica".
Sempre IMHO ovviamente :)
Dario (con il WiFi on the road negli USA) :-)
In realtà il mio punto di vista era un po' diverso: secondo me a fare la differenza è il fatto che il coltivatore lavori in modo accurato, con competenza e passione - non necessariamente l'etichetta "bio". Comunque niente di grave, puntualizzo solo perché forse sopra non mi ero espressa bene!
Continuo a pensare che un pomodoro lo compro e lo mangio nella speranza o nella convinzione che sia buono. Ce ne saranno alcuni più buoni di altri, indipendentemente dall'etichetta che hanno appiccicata sopra.
Certamente ormai mi insospettisce l'acquisto bio a priori: bio qui, bio là, la natura qui, l'ambiente là... Solo purtroppo convinzioni inculcate dalle mode, dal mercato, dalla ricerca di pulirsi la coscienza, dall'illusione, in buona fede, di contribuire al proprio e all'altrui benessere.
Penso sia necessaria una agricoltura rispettosa, produttiva, stagionale, scrupolosa, bilanciata, vicina, senza necessità di rappresentare questa o quella fazione: una agricoltura normale.
Perchè se leggiamo i commenti, le convinzioni espresse, ci rendiamo conto che siamo ormai scivolati verso la contrapposizione insensata e aprioristica. A meno che non si creda che quel pomodoro cresca da solo, al sole e alla pioggia e arrivi sulle nostre tavole per selezione naturale.
io amo tutto del biologico sopratutto le donne....al naturale..sono uscito furi dal tema forse bonilli gia ti vedo con il tuo pc al settimo cancello di castelporziano a prendere il sole del mezzo di
Più che bio ambisco a mangiare contadino, ossia a prendere dei cibi che so (o credo) di sapere da dove vengono. Non sempre questo è possibile, allora punto sul bio, anche se ammetto di comprare frutta e verdura anche al supermercato.
Insomma, ho una scala di "valori" negli acquisti, dato che la realtà mi impone delle scelte (tempo, distanze, energie).
Il bio lo prendo non per un benessere immediato. Non mi aspetto di evitare le malattie perchè prendo un'arancia bio invece che OGM. E' il concetto dell'OGM che mi stranisce.
La natura ha fatto da sè per millenni, ha stupito, forse anche deluso. Andare a modificarla, senza avere un'idea degli effetti a lungo termine (sulla salute e sull'ambiente) lo trovo rischioso. Arrichire i cibi o con qualcosa che hanno già o che non c'entra niente con loro, lo trovo semplicemente insensato.
Tra le mele da Biancaneve, perfette e lucenti, e i pomodori dell'orto di mia nonna, imperfetti e che risentivano del tempo metereologico, sebbene quei pomodori siano un lontano ricordo preferisco i pomodori. Vorrei che i bambini assaporassero ancora la gioia di correre nell'orto a "rubare" un pomodoro da mangiare subito.
La voglia di cibi perfetti (esteticamente e forse anche dal punto di vista nutrizionale) mi spaventa, come la ricerca ossessiva della bellezza esteriore. Che ci sia forse una paura dei limiti umani?
Carissima, perche' avere a priori ''timore'' di quello che non si conosce? Perche' battersi per le staminali o per la fecondazione assistita piu' o meno eterologa e non guardare agli OGM con un'ottica di conoscenza, di apertura alla ricerca? L'anti OGM per partito preso mi sembra un poco un concetto vandeano...
Commendator Bressanini, Lei si che la vede giusta!
Ma è impazzito?
Le auguro una vita piena di chimica e di residui chimici sani e privi di contaminazioni biologiche.
Io sono del parere, che lei da bravo chimico (se è un chimico, altrimenti provi a pascolare pecore bio) debba fare il chimico e sapere che non si è sempre obbligati a parlare di una cosa di cui non se ne capisce una H.
Lasci stare il biologico e la cucina sana, si cucini qualcosa nel suo laboratorio e se ne stia buono buono.
Roba da matti, anche qui si parla si parla e si parla.
Ma davvero l'ignoranza può arrivate a tali livelli???
Sorry! Colpa mia che ho letto troppo in fretta tutto il thread. (Comunque sono d'accordo anche con il tuo commento interpretato correttamente.)
Se -e non lo auguro a nessuno!- vi dovesse venire un ascesso a un dente, o peggio, un cancrino alla prostata, allora forse non disprezzerete troppo la chimica e la fisica.
Caro signore, i suoi concetti talebanici sono per lo meno dubbi. Il dottor Bressanini non ha alcuna necessita' di difesa, per fortuna: in ogni caso la trovo inappropriato oltre che scarsamente educato! Take en enema, diceva il dottor purgone...
Bè mi presento sono Federico e scrivo dall'Umbria ho una piccola azienda che produce olio Bio e dirigo una cantina che sto cercando di convertire al Bio.
Di indole credo sempre alla buona fede delle persone e quindi voglio anche credere al risultato della ricerca, ma non scordiamoci dell'impatto ambientale dei sistemi di agricoltura intensivi e convenzionali e le ricadute indirette sulla nostra vita (inquinamento delle falde acquifere ad esempio) non è mica così piccolo!
Poi condivido che nel settore bio ci sono molti produttori poco seri ma qui entriamo nella sfera dei fuorilegge e quindi parliamo di truffa alimentare.
Forse bisognerebbe porre più attenzione ai produttori seri. Ho la fortuna di lavorare molto con i mercati esteri e oggi più che mai la certificazione che conta di più, per le mie aziende, è la mia faccia e la sicurezza che io do ai mie clienti. Questo mi spinge ad essere serio altrimenti oltre al fatturato ci rimetto anche la faccia. Sarò all'antica ma a me piace girare a testa alta. Sono orgoglioso dei miei prodotti e sono orgoglioso della mia scelta bio!
Perchè anche lei non si da all'ippica biologica? Non è mica obbligato a rispondere tanto per farlo, sa? Pure lei, stando dalla parte che difende è un talebano della chimica. Mentre io mi difendo dagli inquinatori come lei. Non me ne voglia, ma io e chi mangia come me, abbiamo un certo colorito vivo sulle guance, caro il mio lei! Lei che ha sulle guance? Il texturas per conservarsi a lungo? Legga attentamente il commento di un produttore, Federico in questo caso e scopra come sia diversa l'Italia di chi ha testa e l'Italia di chi va in giro con la testa che gli serve solo solo per dividere le orecchie come lei e quelli che la pensano come lei.
Apprezzo molto quando leggo di produttori che dicono "oggi più che mai la certificazione che conta di più, per le mie aziende, è la mia faccia e la sicurezza che io do ai mie clienti".
E' vero che in questi anni di "rivoluzione verde" i fertilizzanti e gli antiparassitari ci hanno aiutato a mangiare di più e meglio, ma anche che alcune falde acquifere sono piene di nitrati, e che qualche ecosistema è danneggiato e stenta a riprendersi.
La domanda che mi viene è:mettiamo al bando la chimica per combattere gli abusi e i guasti del sistema? Oppure bisogna porre domande sempre più mirate e precise al mondo della ricerca?
Molto interessante e attinente con il blog.
Nasce in Francia la “Rete per le vittime dei pesticidi”
Articolo pubblicato il 09 Agosto 2009 su www.laculturadelcibo.it
http://www.laculturadelcibo.it/articolo.php?ID=1177
Siamo alle solite. Si dimostra che il bio nutre come il resto? Slowfood dice "Ma lo sapevamo già, noi parliamo dei residui di pesticidi..." Poi si dimostra che tali residui sono irrilevanti? Greenpeace e slowfood diranno "Ma lo sapevamo già, noi parliamo dell'impatto sull'ecosistema..." Restare in argomento, MAI?
Ciao Stefano, si può essere più o meno d’accordo con quanto scritto nel tuo post o nei commenti dei tuoi lettori, è tuttavia fuor di dubbio che quelle righe elencano puntualmente i timori, le aspettative e le perplessità della gente (la parola consumatore non mi è mai piaciuta) rispetto al mondo del Biologico.
A scanso di equivoci e per non nascondere a nessuno l’origine della mia riflessione mi presento. Mi chiamo Marzio Presciutti Cinti e sono il direttore generale di Agribosco (www.agribosco.com), un consorzio di agricoltori, ma soprattutto un gruppo di persone impegnate nell’agricoltura biologica da più 20 anni. Siamo gente abituata a confrontarsi quotidianamente con le coltivazioni, con i cicli naturali della terra, ma che ha saputo costruire sulla sua vocazione agricola una vera e propria industria agroalimentare presente ad oggi con il suo marchio in 15 paesi, su 4 continenti.
Chiarito quindi da quale parte sto, lasciami fare alcune considerazioni.
La prima: questi enti certificatori del biologico sono affidabili? La domanda ricorre spesso tra i commenti e molti, da buoni Italiani, sono diffidenti, ma come dare torto a questo sentimento? Esistono più di 20 certificatori del biologico in Italia, forse troppi, e comprendo che qualcuno possa pensare che…magari, certe volte, per interessi privati, qualcuno di questi possa chiudere “un occhio” sui controlli e così legittimare un extraprofitto dell’imprenditore. Nonostante questo configuri dei reati, tra cui la frode alimentare, punibili molto pesantemente in Italia, posso capire che qualcheduno possa pensare male.
Proprio per questo, anche se sono convintissimo dell’integrità morale e professionale di tutti gli enti certificatori del biologico, ritengo io per primo che il semplice “marchietto” BIO sulla confezione non basti più, ed è necessario fornire altre garanzie. Ecco quindi che la reputazione di ogni singolo operatore diventa il primo livello di competizione e questa si sostanza solo attraverso un certo volume di informazioni divulgate al mercato, siano essere autoreferenziali, ma anche e soprattutto reperite “dal basso” da chi cioè tocca con mano l’azienda, assaggia il prodotto, si crea una sua libera ed indipendente idea sull’operatore e la riporta dove altri possano prenderne visione. Il web volume 2, come qualche volta sento chiamare strumenti di relazione diretta tra utenti di internet (blog, social network ecc…) può lavorare perfettamente a questo scopo.
In secondo luogo: l’orto di casa, il contadino di fiducia, oppure…..? L’origine del prodotto, la localizzazione delle zone di coltivazione, in altre parole la famosa rintracciabilità della filiera agroalimentare è – secondo la nostra visione – un elemento imprescindibile al punto che sono convinto che “non esiste Bio senza rintracciabilità di filiera”.
Chi compra Bio non “ingurgita” ciò che la grande distribuzione mette sullo scaffale (vedi mio post “il rifiuto della greppia del consumo”), ma al contrario è attentissimo a quello che acquista, esige di essere consapevole di quello che mangia lui e la sua famiglia.
Come qualcuno prima di me ha sottolineato, che senso ha acquistare un prodotto Bio se questo è coltivato vicino ad una autostrada, ad una fabbrica, magari una fabbrica cinese? Anche se il disciplinare Bio non impone di riportare in etichetta la provenienza dei prodotti, anche se la legge italiana non impone di comunicare al consumatore la provenienza di quello che mangiamo per molte categorie di prodotti, io ritengo che sia un preciso dovere di ogni produttore Bio quello di riportare chiaro in etichetta dove è stato coltivato quel prodotto e chi l’ha coltivato. Proprio per soddisfare questo bisogno, Agribosco riporta sul fronte etichetta la Carta di Identità del Prodotto.
In terzo luogo: OGM o sementi antiche? Questo è un ambito di discussione molto vivo e intorno al quale girano interessi enormi delle multi-nazionali titolari dei brevetti dei semi modificati. Non credo che nessuno abbia la verità in tasca e quindi non voglio spendere semplici giudizi sull’argomento. Mi limito solo a dire che tra il certo e l’incerto scelgo il certo ed anzi lo promuovo. Da anni, in collaborazione con importanti istituti di ricerca, studiamo varietà antiche, mai modifica dell’opera dell’uomo e patrimonio dell’umanità. Abbiamo scelto di coltivare in Biologico sementi antiche perché pensiamo che la salubrità del prodotto passi anche per la sua struttura genetica, quella ce ha deciso madre natura, la stessa sulla base della quale anche il nostro corpo, in secoli di evoluzione, si è modellato.
In quarto luogo: mangiare Bio impatta positivamente sulla salute? La Food Standard Agency sembra tanto sicura nell’affermare che ingurgitare minuscole tracce di diserbanti sia poco rilevante per la salute pubblica. Io non so cosa significhi per loro “minuscole” e non voglio neanche citare tutta la letteratura scientifica che si è interessata dell’argomento e ha tratto conclusioni opposte alla Food Standard Agency. Vorrei solamente riportare quanto ho verificato con i miei occhi. Prima che noi iniziassimo a coltivare in Biologico, anche qua a Gubbio si utilizzavano concimi chimici e diserbanti. Ebbene, in quel tempo la fauna selvatica era veramente molto scarsa e non a causa delle doppiette. Molti animali come lepri, quaglie, fagiani venivano ritrovati morti perché si nutrivano in campi sottoposti a trattamenti chimici. Oggi che moltissimi hanno aderito al nostro consorzio di agricoltori biologici il diserbo è una pratica non più utilizzata e guarda caso, pur essendo aumentato il numero dei cacciatori, la fauna selvatica è tornata numerosa. Secondo voi questo vuol dire qualcosa? D’accordo, un uomo non pesa pochi kilogrammi come una lepre, ma mangia anche notevolmente di più di una lepre. A voi la riflessione.
Ho scritto già molto e spero di non averti tediato Stefano. La passione di questi temi mi porta inevitabilmente alla prolissità. Spero che le mie righe non vengano interpretate come uno spot pubblicitario, ma siano prese esclusivamente come la descrizione un’esperienza, per noi importante, ma spesso poco conosciuta. E’ vero, esiste “Bio e Bio”, ed a volte è difficile districarsi in questo ginepraio, ma questo sforzo è necessario ed importante per formare la propria consapevolezza di consumo, per realizzare un acquisto responsabile.
Marzio Presciutti Cinti
Grazie dell'intervento e del tono per nulla ex cathedra perché di questi argomenti bisogna poterne discuterne con onestà e senza l'atteggiamento idelogizzante del "o con me o contro di me" tanto in voga quando si parla di OGM e anche del Bio e di tutte le implicazioni che questa scelta comporterebbe per chi lo produce e per chi lo commercia e le enormi aspettative che il Bio genera in chi lo acquista.
Dei prezzi se ne parla sempre poco e invece io penso che molti prezzi dei prodotti biologici siano esagerati.
Caro signore, lei e' semplicemente un maleducato: per cui non vale la pena insistere... Cerea ne?
PS: di quei clisteri, magari una dozzina: non risolvono, ma aiutano. Per lo meno ad essere meno cafoni.
sì, io e i miei cari mangiamo biologico e, quando possibile, biodinamico.
Il mio blog è completamente dedicato a questo modo di mangiare, che ormai è anche e soprattutto un modo di vivere.
La mia tesi è che è molto difficile prendere una decisione di questo tipo cercando di arrivarci razionalmente; credo sia più semplice provare a mangiare per un certo periodo (basta un mese) completamente biologico (possibilmente seguendo una dieta adatta al proprio metabolismo), ed osservare in seguito le reazioni del proprio organismo; per quanto mi riguarda l'effetto è stato talmente evidente che non sono più tornata indietro. E solo in seguito ho ottenuto le prove e le spiegazioni razionali che mi hanno fato capire il perché.
MANGIARE VUOL DIRE ESSERE INTELLIGENTI
IO SONO DEL PARERE CHE SI DEVE MANGIARE BIOLOGICO
PERCHE' CI SONO PORCHERIE IN GIRO, PER CAUSA DEI CPSTI DELLA MANODOPERA ...
PROVA A MANGIARE UN POLLO BIOLOGICO
PROVA A MANGIARE UN POLLO NON BIOLOGICO
E MI DARAI LA RISPOSTA....
CHE TI TERRAI CONTO CHE QUEL POLLO NON BIOLOGICO FA SCHIFFO, PERCHE SENZA SAPORE DI CARNE.
CIAO CIAO CIAO ..((*_=))
BRAVO BENITO
SEI FORTEEE...
CI DAI UN OTTIMO CONSIGLIO SUL BIOLOGICO
UN CARO SALUTO.
UN BACIO - ELENA
(x BONILLI - consiglio di orientare i post più recenti in alto, ha più senso in quanto il punto più aggiornato della discussione)
La questione è mal posta come del resto lo studio.
La differenza non è nei principi nutritivi che effettivamente sono sostanzialmente simili.
Patetico è rispondere con un link su una truffa.
Le truffe ci sono in tutti i settori, anche nell'agricoltura convenzionale dove ammessi x limite di pesticidi se ne usano 10 volte x.
Per cui limitiamoci a confrontare i prodotti di produttori onesti di entrambe le categorie.
La questione reale è quello che NON troverete in un alimento biologico:
- residui di anticrittogamici
- Residui di fertilizzanti chimici
- residui di pesticidi
Comprando biologico NON finanzierete:
- L'inquinamento delle falde acquifere.
- L'impoverimento dei suoli
- Lo sterminio di animali utili che si nustrono di insetti avvelenati.
- La distruzione della biodiversità.
- Lo strapotere delle multinazionali nel condizionare le scelte in agricoltura.
Non può essere una agricoltura responsabile quella che:
1 - inquina le falde acquifere
2 - impoverisce i suoli
3 - uccide indisciminatamente insetti non utili e quelli utili come gli impollinatori, le coccinelle etc.
4 - uccide mammiferi utili che si nutrono di insetti avvelenati
5 - Lascia tracce di sostanze chimiche noncive nei prodotti.
6 - Comporta l'abbandono delle speci rustiche a garanzia della biodiversità costruita in milioni di anni.
Questo è l'agricoltura convenzionale anche se non industriale.
Vai al piccolo negozio di prodotti per agricoltura della tua zona e vedi che prodotti hanno per la difesa e la fertilizzazione, sicuramente non legno di quassia, macerato di ortica, trappole a fenormoni & concime di stalla, ma miriadi di porcherie prodotte dalla bayer.
Il fatto che un agricoltore faccia uso di sostanze nocive a livello locale o producendo secondo le stagioni e in piccola scala non gli rende nessun merito, e non lo fa sicuramente diventare sicuramente biologico.
Certo come affermi è importante seguire i prodotti di stagione ma questo è un'altra cosa, e potento scegliere dobbiamo preferire quelli di stagione BIOLOGICI.