19
Set 2009
ore 09:49

Abbasso Wine Spectator?

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wine spectator award of excellence.jpg

Negli ultimi anni, tranne poche eccezioni, i giornalisti del vino, le riviste del vino, le classifiche del vino e le guide del vino mi hanno profondamente annoiato.
E' un ambiente chiuso, autoreferenziale dove a volte si sente persino l'odore del rancore e dell'invidia che sprizza tra i vari gruppi e sottogruppi in cui questo piccolo mondo è diviso.
Sfogliando l'ultimo Panorama mi ha incuriosito un articolo di Fiammetta Fadda, che non è una giornalista del vino, sulla classifica delle migliori cantine italiane fatta dalla sopravvalutata Wine Spectator e la contro classifica di Panorama fatta da Fadda.

vino-bottiglie.jpg

Vediamo le due classifiche a confronto, in grassetto le cantine che coincidono:

Wine Spectator

Acanto-Principe di Savoia Milano, Antico Pignolo Hotel Bonvecchiati Venezia, Arquade Hotel Villa del Quar San Pietro in Cariano, La bottega del vino Verona, Al Cristo Verona, Taverna Banfi Montalcino, La Ciau del Tornavento Treiso, Il Convivio Troiani Roma, Don Alfonso 1890 Sant'Agata, Due cigni Montecosaro, Enoteca Pinchiorri Firenze, Enotria Firenze, Giannino in San Lorenzo Firenze, Da Gigetto Miane, Lineadombra Venezia, Il poeta contadino Alberobello, Palazzo Gaddi Firenze, La Pergola Roma, Romano Viareggio, Sapori Lord Byron Roma.

Panorama

Antica Osteria del Teatro Piacenza
Arquade Hotel Villa del Quar
La bottega del vino Verona
Ca' Daffan Arzignano
Le Calandre Rubano
Casa Bleve Roma
La Ciau del Tornavento Treiso
Cracco Milano
Don Alfonso 1890 Sant'Agata
Enoteca le Case Macerata
Enoteca Marcucci Pietrasanta
Enoteca Pinchiorri Firenze
Lorenzo Forte dei Marmi
La Peca Lonigo
La Pergola Roma
Dal Pescatore Canneto sull'Oglio
Romano Viareggio
Roscioli Roma
La Stua di Michil Corvara
La Torre del Saracino Vico Equense

Come si vede le differenze sono grandissime e ancora una volta gli americani non ci fanno una bella figura eppure Wine Spectator ha una grande influenza sui giornali, i produttori e i concorrenti.

Voi che vi occupate di vino oppure siete appassionati ovvero vi piacciono le classifiche trovate che manchi qualcuno di significativo, avete suggerimenti?

commenti 68

E in entrambe non si parla di Paolo Teverini, la cui eccellente cantina ha il pregio di prezzi formidabili.

19 Set 2009 | ore 11:07

E Caino a Montemerano?

19 Set 2009 | ore 11:11

Symposium 4 Stagioni - Cartoceto (Pu)

19 Set 2009 | ore 11:33

Direttore, posso lanciare una provocazione un po' off topic, ma in scia?
Nella mia esperienza ho constatato che gli ispettori di guida (varie) e i giornalisti enogastronomici (ovviamente è una semplificazione) pur avendo una grande preparazione sul cibo spesso peccano in preparazione enoica, tanto da non comprendere carte dei vini di professionisti e addetti al beverage molto molto competenti, soprattutto quando si tratta di scelte corraggiose e fuori dagli schemi, penalizzandone (per quanto il vino possa contare nel giudizio complessivo) gli sforzi nella valutazione finale...
Che ne pensa?

19 Set 2009 | ore 12:03

Non sono un grande esperto di vini, ma a Wine Spectator, anche per le mie difficoltá di leggere l'inglese, preferisco Spirito diVino (putroppo a volte ci scrive amenitá l Cecchini) e, anche se ha una impaginazione orribile da anni Settanta, il mio Vino che coniglia anche caldi dal buon rapporto qualitá-prezzo (gli unici che mi posso permettere) e non esita a stroncare bottiglie di produttori affermati e intoccabili (vedi stroncatura Biondi Santi, con tre Brunelli a 30 euro che superavano in punteggi il caldo di Jacopo B.S. di 75 euro). Comunque Il ciclone Spagna sta per investire anche il mondo del vino...nel giro di un decennio si traformeranno nel primo produttore al mondo per quantitá e forse qualitá e sulle esportazioni giá fanno a gara con noi per il primato, ma in dieci anni ci raddoppieranno come ammontare. D'altronde ci hanno appena superato sul biologico...Wine Spectator ha capito dove spira il vento, e si prepara a snobbarci...i titoli "Perfezione in Piemonte" resteranno un bel ricordo, ahimé.

19 Set 2009 | ore 12:13

Se vedessi i numeri della Spagna in Cina, come vino, salterebbero tutti sulla sedia... Il più grande distributore di vini straniero in Cina è spagnolo. Il nostro export è al 9,1 % nel 2007, contro il 20,1 dell'Australia e il 19 della Spagna.
La nostra quota potenziale sarebbe ben oltre il 25%, a livello di richiesta.

19 Set 2009 | ore 12:24

Ne parlano in pochi ma la cantina della Locanda del Pilone a Madonna di Como ( Alba ) è una delle mie preferite...

19 Set 2009 | ore 12:32

Vizzari, Espresso, è uno strippato per i vini francesi e ha una sua cantina pazzesca, Cremona fa una guida dei vini, quelli dei ristoranti del Gambero attuali non capiscono un' acca di vino ma si spera che suggeriscano, forse Raspelli è il più debole in fatto di vino ma con gli anni ha imparato anche lui.
Davide Paolini è un tuttologo.
Piuttosto io vedo che molti fra "quelli del vino" sono ai confini dell'anafalbetismo gastronomico.
C'è quello che parla di ristoranti, emette sentenze ma non ha mai messo piede alle Calandre o da Scabin e da Colonna c'è stato 15 anni fa.
Ci sono quelli che parlano ancora di Nouvelle Cuisine mentre altri fini palati dicono nel 2009 "vuoi mettere un bel piatto di tagliatelle..."
Tradotto in vinaiese sarebbe come dire che il vino del contadino è ancora il migliore :-((

19 Set 2009 | ore 12:32

Unica pecca: manca un pochino di profondità...

Ma ci accontentiamo ; )

19 Set 2009 | ore 12:34

mi viene un sospetto: che w.s. abbia fatto una classifica delle carte dei vini, anzichè delle cantine; che non è proprio la stessa cosa ! a me è successo, in diversi ristoranti che, al posto della carta dei vini, hanno una sorta di treccani, di trovare, in cantina, una bottiglia al quinto o sesto tentativo di ordinazione (è in arrivo; ho venduto l'ultima questa mattina; questa è la carta vecchia, la nuova è in ristampa ecc ...)

19 Set 2009 | ore 12:43

Ovviamente si è costretti a generalizzare, non parlavo di chi dirige le danze, ma degli umili ispettori. Quanto alla seconda parte del suo commento, purtroppo, concordo pienamente.
Ma l'impressione è che la poca attenzione o il poco spazio all'aspetto vino nella valutazione finale di un ristorante (forse) perchè non adeguatamente preparati, sia uno dei motivi per cui la crescita del settore vino vada più lentamente rispetto ai passi avanti fatti con il cibo e la gastronomia. E credo che il comparto vino, in termini meramente economici per il nostro paese, sia più importante della valutazione "dell'ambiente".
Comunque grazie e scusi per l'OT.

19 Set 2009 | ore 14:06

Concordo pienamente con il Sig.Erro...

19 Set 2009 | ore 14:36

mah, non so, forse non ci capisco un'acca di vino ;-), ma ritengo che entrambe le classifiche abbiano degli errori palesi e delle cose condivisibili: di cantine belle e bellissime, mediocri e pessime, me ne imbatto quotidianamente nel mio peregrinare: per sport, per passione e per abitudine... Penso che nel 2010 non si possa prescindere dai ricarichi per considerare una cantina di un ristorante e su entrambe le classifiche ce ne sono di imbarazzanti da questo punto di vista... in realtà un poco di più su quella di Panorama...
Le prime dimenticanze marchiane che mi saltano in mente sono: l'Angolo d'Abruzzo a Carsoli, una guida profonda e personale che rasenta la meraviglia. La Siriola del ciasa Salares a San Cassiano, personale e dai ricarichi interessanti. Zur Roses ad Appiamo, tra l'altro una bellissima selezione di borgogna a prezzi interessanti. Checchino a Roma , malgrado la pausa recente ancora una delle carte più interessanti. Divertente la carta di Settembrini a Roma, molto curva sud ma interessante. Ancora la carta della Torre del Saraceno, con alcune ingenuità ma molte chicche ad un prezzo interessante. Oppure la cantina della Locanda san Lorenzo a Puos d'Alpago, figlia di una sana e schietta passione dei proprietari. Solo per dire le prime saltate in mente, ma a fianco a queste ci sono sempre più ristoranti che fanno del vino una ricchezza e un servizio in più figlio di una sana passione personale.
La verità è che si dovrebbe ripensare la valutazione del sevizio del vino. Più della carta penso che si debba parlare di quello, non si possono sottovalutare competenza, servizio, ricarichi e personalità. Non se ne può più (ammesso che se ne sia mai potuto;-)) di carte enciclopediche e stereotipate, compilate più per la gioia di rappresentanti, produttori e giornalisti che per una vera competenza e passione. Auspichiamo più carte personali e figlie di una autentico entusiasmo, che prendano dei rischi, commettano anche degli errori ma osino! Non dimenticando che non è il vino da solo a dover portare in attivo il locale...
Un'ultima domanda: ma pensiamo davvero che possa esistere una critica gastronomica che nulla sappia di vino, di birre, di formaggi o salumi... Insomma pensiamo davvero che il comparto sia porzionabile e vendibile in singoli comparti superspecialistici? Io dubito... Credo che un appassionato lo sia a tutto tondo...
Ciao A

19 Set 2009 | ore 15:49

scusate la generalizzazione, ma a generalizzazione si risponde con il medesimo stile, conosco molti amici colleghi di TUTTE le guide nazionali, grandi appassionati e competenti di vino, come di alimenti, cotture o birre... esistono solo bravi collaboratori e cattivi, ma nel tempo mi sembra che di strada in questo senso ne sia stata fatta tanta, o forse non ricordate cosa succedeva anni fa e neanche così tanti... ;-)
ciao A

19 Set 2009 | ore 16:12

Non vorrei che qualcuno si sentisse punto nel proprio, la mia voleva essere una riflessione più ampia, non un attacco a qualcuno nè una lista di bravi e cattivi recensori o critici. Condivido pienamente il tuo primo commento, però spesso si dice che trovare un ristoratore che ne sappia di vino o che abbia con il suddetto un minimo di rapporto è cosa assai difficile oppure si muovono critiche alla tua stessa maniera: carta enciclopedica stilata dai rappresentanti, soliti nomi ecc. ecc. Ma qualcuno cha ai ristoratori lo faccia notare, qualcuno che spenda due parole in più sul vino rispetto al resto (piatti e ambiente) quando scrive una recensione o la scheda di una guida è merce rara. Tutto qui.
Che oggi sia meglio rispetto a qualche anno fa sarà pur vero, che questo diventi alibi per non discuterne o continuare a migliorare no.

19 Set 2009 | ore 16:34

C'entrerà forse il linguaggio fin qui usato dal "mondo del vino", gli ammiccamenti e le continue citazioni di annate o etichette, insopportabili come le conversazioni tra mediocri letterati, sarà il clima da mondo separato e il disprezzo mal celato per chi dice la sua su un vino, magari sparandola grossa, ma ha il coraggio di dire.
Pensiamo invece ai luoghi comuni che si sentono sulla cucina e i cuochi, l'estate e la volgare campagna di Striscia ne sono un emblema, tutte cose che il mondo del vino tiene fuori dalla porta avendo eretto il muro dello specialismo.
Tutti possono parlare di ricette, ristoranti e cuochi, solo gli esperti o gli appassionati e gli eno-fanatici parlano di vino, assaggiano vino, discutono il vino e vivono per il vino.
Sarà per tutto questo e molto altro il motivo per cui al ristorante e in una recensione il vino scompare o se ne parla poco, forse perché il sommelier ti ha ammazzato la serata aprendo molte bottiglie e parlandoti di ognuna per fare bella figura.
Io comunque il vino lo giudico ormai un fatto privato, ho i miei vini, le mie passioni e le scoperte che non coincidono quasi mai con gli squilli di tromba delle guide.
E tutto questo è un fatto privato perché del vino scritto, filmato, insegnato e premiato ne ho le scatole piene.
Sarà l'età? :-))

19 Set 2009 | ore 17:39

Assolutamente d'accordo!
Ma il medesimo ragionamento generale si attaglierebbe come un abito del vecchio Caraceni anche a cibo e ristoranti... ;-)
Esiste chi fa la propria part con passione e competenza (relativa alla fallibilità dell'essere umano) e chi no: i prime e i secondi affollano qualsiasi categoria e accolita!
Ciao A

19 Set 2009 | ore 17:46

e chi ha mai detto che non se ne debba parlare... Si deve parlare di tutto in questo settore (enogastronomico tutto), ce ne è un gran bisogno, bisogna ripensare e uscire da una crisi importante... Ma penso che sia difficile fare questo facendo di tutta erba un fascio e dicendo "che gli ispettori di guida (varie) e i giornalisti enogastronomici (ovviamente è una semplificazione) pur avendo una grande preparazione sul cibo spesso peccano in preparazione enoica", continuo a dire che ne conosco moltissimi appassionati e preparati! E che sono convinto che un buon collaboratore di una guida gastrononomica ne debba sapere anche di vino, che è una componente della valutazione di un locale e anche importante, e in tutte le guide con le quali ho collaborato c'era sempre una attenzione consapevole all'argomento.
Consentimi una chiosa: proprio aggettivi come enoico, andrebbero cancellati dal nostro/vostro vocabolario ;-).
Ciao A

19 Set 2009 | ore 17:59

concordo. E senza alcuna civetteria: proprio dal profondo degli organi interni. Autocitandomi(comicamente): "rispetto ad altri settori della critica, pur rissosi, nel mondo del vino c'è in più una speciale forma di risentimento preventivo dei lettori enofili verso i critici, e dei critici verso i loro colleghi. Un sospetto pregiudiziale che sfocia di solito in odio aperto se non si condivide il giudizio su un vino o un'azienda". Se potessi occuparmi d'altro... PS grazie per averci messo tra le "eccezioni"

19 Set 2009 | ore 18:06

Fiammetta Fadda, signora di grande cultura, di modi civilissimi, di ottime frequentazioni e di solide amicizie, col suo consueto garbo e' riuscita a scrivere cose interessanti, come sempre. E su ''Panorama'', caro Direttore: eroica!

19 Set 2009 | ore 18:21

Scusami ma in un commento su di un blog cosa ti aspettavi una lista di proscrizione? Era un riflessione, quando le si fa, si è "costretti" a generalizzare, qualche volta si ha il buongusto di scusarsi per questo. Poi uno se la prende, si sente punto, guarda il dito e non quello che indica, se ti ho offeso me ne scuso, non volevo, poi se ti va puoi continuare a fare riferimento a presunti "stili" o a chiose con il faccino sorridente (enoico a me non dispiace, scusami), ma polemiche inutili non mi vanno. Io penso che si possano muovere critiche al ristoratore come tu hai fatto, ma ridurla che è tutta colpa loro mi sembra facile, forse "la critica e gli auterevoli critici" come te (così te la prendi meno) un pizzico di responsabilità l'hanno. Tutto qui. Ed in questo senso mi piacciono le riflessioni di Bonilli. Faccio una domanda: quali sarebbero ad esempio i parametri per entrare o uscire dalla classifica di Wine spectator o di chiunque altro? Il numero di etichette? Il tipo? Il sommelier? il servizio? Avere una verticale di Cros Parantoux di Jayer come Pinchiorri è un servizio reso (a chi?)?

19 Set 2009 | ore 18:22

mi duole evidentemente non mi sono spiegato. Lungi da me dire che la colpa è tutta dei ristoratori o cercare liste di qualsiasi tipo (non capisco dove l'hai letto), ancora di più prendermela, figurati mi considero solo un appassionato. Ma cercavo, appunto, di fare un ragionamento in generale e evitando di indicare categorie sbagliate in se!
cmq far polemiche non è quel che cerco ;-) scusa la faccina ma qui secondo me ci stava bene!
ciao A

19 Set 2009 | ore 18:34

Il tema del linguaggio, o comunque del rapporto cibo/vino in Italia è molto affascinante e singolare.
Bisognerebbe capire perché due mondi così intrisecamente legati fra loro per secoli e secoli si siano rapidamente separati al punto negli anni '90 che quanto più si alleggeriva la cucina tanto più i vini premiati e venduti diventavano pesanti e concentrati e non più pensati per il cibo. Una singolare forma di autismo enogastronomico di cui tutto il Paese è protagonista. Oggi le cantine dei ristoranti sono pieni di costosi morticini che nessuno stappa più.

19 Set 2009 | ore 21:35

Concordo, caro Pignataro: spesso i vini ''blasonati'' sono dei nettari da sorseggiare meditando. E poco adatti ad accompagnare che so, una ''caille farci dans son nid''...

19 Set 2009 | ore 22:13

si sono separati perché divenuti troppo grandi, esattamente come accaduto negli ultimi venti trent'anni in tantissimi settori della vita, del lavoro e dello sport. le eccezioni sono minime e sovente chi sa (o, almeno, crede) e fa tutto è più un decatleta che un fuoriclasse in ogni aspetto affrontato. si dice di cibo e vino, che a me ricordano sci alpino (=ristoranti) e sci nordico (il mondo del vino), ma vedo avanzare gli specialisti della birra, del caffè. non lo trovo scandaloso, anzi meglio così, significa che l'insieme sta crescendo.

19 Set 2009 | ore 23:40

Sempre più spesso, ormai, l'uso del vino, il significato del vino sulle tavole dei ristoranti importanti, ricorda quelli che Camilla Baresani definisce "i pranzi degli oligarchi".
La grande maggioranza delle cantine citate si riferisce a ristoranti di alto livello, con cucina di alto livello, che spesso viene messa in secondo piano se l'uso del vino è sconsiderato, esibizionistico.
Penso che il vino debba essere al servizio del cibo, quasi con discrezione: viceversa i grandi vini richiedono attenzione, cura, semplicità appassionata e... una semplice fetta di salame e formaggio.
Già Gualtiero Marchesi ha vagheggiato l'uso della sola acqua per i suoi piatti, e di recente un suo allievo, Davide Oldani, ha sottolineato la poca importanza del vino nella sua cucina.
Secondo Oldani aggiungere liquidi non serve, bere tanto comporta mangiare di più, in un inseguimento di pesantezze: molto meglio un bicchiere del vino preferito a fine pasto.
Le nuove leggi, il risparmio, una nuova cucina più semplice e popolare favoriscono questa impostazione.
Che mi trova d'accordo, fuori dalle logiche da status symbol, fuori dalle cantine mastodontiche con relativi tomi che costituiscono la carta dei vini, fuori dal problema dei costi di ammortamento di tale patrimonio, la cui fruizione andrebbe rivista e riconsiderata.
Ripensando al recupero e alla valorizzazione del tema della convivialità che è poi la vera risorsa del bicchiere di vino, la sua vera funzione.

20 Set 2009 | ore 00:31

Riguardo le classifiche. Ho sfogliato quel lavoro che è "The 1000 finest wine ever made" (dal 1790 al 2006) un libro-guida di European Fine Wine Magazine, un tripudio di classifiche. Non sapevo che esisteva una cosa del genere. Addirittura riporta quante volte è stato degustato ogni vino, quanto è stato nel decanter e quanto è stato nel bicchiere. Devo dire allucinante e curioso.

20 Set 2009 | ore 01:43

Ed a proposito di bevibilita' e gradazione alcoolica: come mai i grandi frncesi, dal Bordeaux alla Borgogna, son mediamente sui 12,5 gradi mentre i nostri vini viaggiano quasi sempre sui 13,5-14 gradi?

20 Set 2009 | ore 09:31

complimenti! perchè la discussione sta diventando sempre più bella... Poche considerazioni:

Ma davvero speriamo ad una superspecializzazione di ognuno? Nel scomporre il settore dell'enogastronomia in varie branche superspecialistiche? Spero proprio di no, Derrida e il postmoderno sono, spero, oramai esperienze acquisite e superate in ogni campo, vogliamo arrivare buoni ultimi? Giudicare un ristorante è un'opera complessiva fatta di tante piccole cose, fra cui vino o birre ecc. Sarebbe come avere un critico musicale specializzato solo in sol o re...
Io credo che ci sia bisogno di ricondurre il settore ad un'unità che crei sinergia...

Le gradazioni sono un'annoso problema. Sicuramente c'è stato un problema di moda, ma altrettanta moda c'è oggi verso il culto della leggerezza... Quello che veraente conta è che il vino sia in equilibrio. Non possiamo neanche dimenticare il ruolo fondamentale (per fortuna) del clima, sicuramente il sole della Sicilia (ma anche del Friuli oggi) è differente da quello della Borgogna!

Un grande amico che non c'è più e manca molto, Gianni Masciarelli, mi diceva sempre che la cucina moderna gli sembrava oramai prescindere dal consumo dei vini ed in particolare dei vini rossi... Beh, ha ragione e non credo che questo sia un bene, la colpa è sicuramente anche di vini difficili da abbinare, in molti casi fin troppo estratti e potenti, ma anche del non aver abbastanza vigilato affinché questa liason tra cibo e vino non si spezzasse.
Questo non toglie che anche io mangiando tendo a consumare vini più semplici e freschi, i vini più complessi e amati li bevo su cibi estremamente semplici.

Per quel che riguarda lo status del consumo pubblico di determinati vini in determinati ristoranti... è vero, io li chiamo "acquari per pesci ricchi". Ma è un dato di fatto universale, che riguarda tutto l'occidente... Temo che in parte dovremo solo subirlo! Personalmente non ordino mai un vino con un ricarico sperequato, dovunque sono mi fa arrabbiare!

Ciao A

20 Set 2009 | ore 10:42

Egregio Bocchetti, belle parole le sue. Concordo che il sole della Borgogna non e' quello della Sicilia: ma i vini maggiormente ''carichi'' di gradazione alcoolica oggi arrivano dal Nord-Est e non da Salina! Anche se poi molto della zuccherinita' e di conseguenza del grado viene dato dall'escursione giorno notte.
Ma la mia domanda e' questa: qual e e' secondo lei il giusto ricarico su di una bottiglia di vino? E le parlo di un ristorante ''normale'' non di Pinchiorri..

20 Set 2009 | ore 10:58

Mi ha sempre colpito il distacco che ha avuto Gualtiero Marchesi nei confronti del vino, fino al punto di uscirsene con una delle sue numerose provocazioni quando ha detto che i suoi piatti andavano abbinati con l'acqua.
Se pensiamo agli anni Ottanta e Novanta vediamo che i produttori pensavano il vino come prodotto autonomo, presi dalla corsa ai mercati=soldi e al successo, in questo "aiutati" da noi giornalisti. L'abbinamento col cibo era semplicemente una teoria e al massimo materia per i corsi Ais, ma in realtà il cibo era pensato solo come un complemento e non viceversa perché tutto il mondo del vino era preso da un delirio auto celebrativo.
Pensate a questo punto a un consumatore che si trovava stretto tra una nuova ristorazione, che cercava volonterosamente di decifrare, e carte dei vini folli per vastità e prezzi porte da sommelier logorroici e invadenti.
Risultato: fuga dal vino come prima reazione e fuga dalla nuova ristorazione come approdo finale.
Schematicamente è il racconto degli scorsi venti anni.

20 Set 2009 | ore 11:17

Per quel che vedo le carte dei vini, folli per vastità vanno diminuendo. Mantenerle tali e con una certa profondità d'annate è diventato troppo costoso e non sopportabile con la crisi che attanaglia molti locali. Forse solo i grandi in posti di grande afflusso possono ancora permettersele. Io dal mio punto di vista posso dire di aver ridotto la presenza di molti vini che una carta "deve" avere per essere considerata degna ma che molto spesso poi nessuno compra.
Inoltre ho cercato e trovato dei distributori che mi approvvigionano di molte etichette senza dover necessariamente andare da ogni singolo produttore e comprare almeno 36 bottiglie. Le pago qualcosina in più ma ho una cantina più leggera, maggiormente flessibile e con le sole bottiglie che voglio avere.
Venendo poi agli abbinamenti posso dire che molti clienti vengono a bersi una determinata bottiglia e su quella decidono poi cosa mangiare. Se non c'è nulla di proprio accostabile non importa, quel vino se lo sono bevuto e son contenti.
Sommelier logorroici ed invadenti; in quanti locali ci sono? Se parliamo dell'alta ristorazione credo possano essere un problema, nella stragrande maggioranza dei locali dove si pranza o cena la scelta del vino è demandata al titolare o al cameriere che ti serve....spesso con pochissima preparazione in materia.
Quale delle due situazioni è la peggiore ?
.
Ciao

20 Set 2009 | ore 11:42

Bene, Federico, a parte che anche i vini di Borgogna stanno purtroppo aumentando in gradazione e concentrazione, indicare un corretto coefficente di ricarico sul vino in ristorazione non è cosa affatto esemplice! Legata a molte variabili e caratteristiche del locale. Anzi credo che molto problemi derivino dal vecchio coefficente.draconiano della moltiplicazione per tre... In genere vale la regola del buon senso, del ritenere che il vino sia un servizio e non una mera fonte di guadagno... E penso che chi frequenta, gioisce e valuta un ristorante (in ogni maniera) dovrebbe iniziare a lamentarsi. Posso però dirti cosa non va bene per me: trovare un pommard di Pacalet Di annata recente a 580€ in carta, trovare una buona base da pochi euro in cantina a 40€, trovare un villa Gemma 03 a 150€... Ecco le prime cose accadute che mi vengono in mente e che non vanno bene!
Scusa la velocità ed eventuali refusi ma sto in spiaggia con i pupi;-)

20 Set 2009 | ore 11:52

Caro Vigna, la faccenda e' che spesso il problema e' il sommelier... In merito un ricordo recentissimo: in primavera ero alla presentazione dei vini dell'Associazione Grandi Cru della Costa Toscana al Real Collegio, a Lucca. Quindi si puo' immaginare che le doc presenti non fossero centinaia, visto che l'Associazione raggruppa un esiguo numero di produttori d'eccellenza! Bene: alla colazione, dove erano serviti solo vini, bianchi, scelgo un etichetta e chiedo alla sommelier (la quale aveva l'aria spocchiosa e saccente che spesso le contraddistingue) che uvaggio fosse la doc da me scelta... Ovviamente non lo sapeva!
In ogni caso credo che il problema della gradazione alcoolica stia diventando preponderante: non lo sostengo io, ci mancherebbe. Recentemente ne hanno parlato, tra gli altri, Riccardo Cotarella e Carlo Ferrini, due tra i maggiori enologi italiani.

20 Set 2009 | ore 11:58

Sul tema iniziale la mia segnalazione è: La Brinca, Ne. Sono rimasto talmente rapito dai commenti di Alessandro Bocchetti sull'interpretazione e la filosofia di questo nostro mondo che vorrei iniziare con una stretta di mano virtuale. Ha ragione anche Erro a interrogarsi sui parametri che determinano le scelte di cui sopra.

Sul resto.
Non sono del tutto d'accordo sul fatto che il mondo del vino sia più chiuso in sé stesso rispetto a quello del cibo. Credo che ormai entrambi i settori siano stati coinvolti da questo processo di democraticizzazione della condivisione delle opinioni. Mi colpisce di più quello che in vari commenti è emerso anche qui e cioè la frequentissima separazione alla nascita degli interessi (e delle relative competenze) di chi si occupa dell'una o dell'altra cosa. Forse meglio i tuttologi che almeno hanno un'infarinatura generale, chissà.

Di certo, oggi si fa più fatica a trovare il bandolo, ci sono meno fari nella notte, alcune grandi istituzioni perdono il loro lustro e vi è un numero sempre maggiore di voci - più, meno o assolutamente non competenti - tra le quali, soprattutto il neòfita, fatica a muoversi.

E' anche vero però che il mondo del vino, pur nella propria autoreferenzialità, si è spesso interrogato sul proprio modo di produrre, di promuoversi, di comunicare, ha fissato incontri, tavole rotonde, barcamp..ci sono stati confronti serrati. Forse è accaduto lo stesso nel mondo del cibo, che seguo meno, ma non mi pare di aver mai assistito ad un dibattito continuo e serrato e autocritico così come ho assistito di qua.

Un mondo che è stato malato quello del vino che però ha trovato i tempi e i modi di fare autocritica e che ha dimostrato di saper imparare dai propri errori. Restano sempre gli enosboroni autocompiacenti alla ricerca del descrittore perduto ma il linguaggio, almeno quello dei riferimenti, è cambiato, almeno chi ha giocato un ruolo nella comunicazione o ha provato a farlo, ha cercato di porsi in modo più umano e da una posizione meno arroccata e più aperta al confronto.

Questa è l'impressione di un gastro-semi-analfabeta, con qualche cognizione di vino, il più possibile lontano dagli stereotipi tanto ben evidenziati nel corso di questa bellissima discussione ed anzi insofferente alla maggior parte di essi, vera e propria spina nel fianco.


Fil

20 Set 2009 | ore 11:59

E se il problema si ponesse ancora prima, più su, a monte, quando gli immaginifici anni '90 hanno fatto salire vertigionosamente i prezzi dei vini: noi qui parliamo di emozione, non di bisogno quando si chiacchiera di certi ristoranti e di certe cantine, ma la disaffezione della massa dal vino di qualità potrebbe dipendere dal fatto che, quando sono a casa e faccio la spesa per la mia famiglia mi chiedo: perchè dovrei comprare un vino che costa più dell'intero pranzo per 4 persone?
e se manca il consumo quotidiano, figuriamoci il resto...o no?

20 Set 2009 | ore 12:03

La moltiplicazione per tre credo riguardi i vini che arrivano alla tavola del ristorante ad un prezzo inferiore ai dieci euro. Su questa base i francesi hanno le idee assai chiare: se vuoi una bottiglia di vino devi partire da una base di prezzo. Se no ti accontenti del pichet! Per cui in Francia e' difficile trovare un vino sotto i venti euro: vino, magari, che di partenza ne costa 4 o 5. Il vino e' un piacere: se una cocacola alal tavolodel ristorante costa 5 euro non vedo perche' un Cipresseto non ne possa costare almeno 18!
E poi basti pensare al corkage...: qualche tempo fa in un noto ristorante londinese ci e' stato chiesto 50 GBP per stappare del rosso e 60 per stappare dello champagne...

20 Set 2009 | ore 12:11

Mauro, hai molte ragioni... Moltissime!
Abbiamo lasciato scendere il consumo quotidiano, confidando che i conti tornassero e nOn calcolando che alla lunga sarebbe ulteriormente sceso il consumo già in calo fisiologico... I risultati sono sotto gli occhi di tutti!
Butto li una garbata provocazione: sui deliri di certa sommellerie, su i percorsi nfiniti di vini, sulla spocchia siamo tutti d'accordo... Ma non credete che siano uguali a certi menù degustazione infiniti, all'essere "rapiti" in un ristorante per ore, all infinite dissertazioni sul certo uovo o una certa cottura? Non dovremo ripensare un poco tutto?
Ciao A

20 Set 2009 | ore 12:21

Anche in Liguria questo settembre ho trovato Pigati e Vermentini a 14.5 gradi e mezzo! (e questo e' solo quello dichiarato, tutti quelli 'del trade' dicono che quasi sicuramente c'e' 1/2 grado in piu').

Ma cosa rende secondo voi una cantina 'buona'? Io ho esigenze molto semplici: un buon sommelier, che mi guidi onestamente verso un vino consono al prezzo che gli indico io, e' per me molto piu' importante di una cantina mega. E poi secondo me un grande vino merita un'attenzione tutta sua, non deve esser confuso con i mille sapori di una cena complessa, e viceversa. Un grande vino me lo faccio consigliare e 'spiegare' da chi ne sa piu' di me, me lo procuro e me lo bevo a casa.
Forse e' giusto che i due mondi siano separati...

20 Set 2009 | ore 12:33

Ricambio la stretta di mano! :-)
ciao A

20 Set 2009 | ore 12:46

Concordo con Mauro Erro: il dilemma esiste. Acquistare una bottiglia non dico per tutti i giorni, ma per una normale cena in famiglia, spesso risulta sproporzionato, e, se si cercano bottiglie a prezzi contenuti, sorge una sorta di complesso dell'appassionato: comprare giudiziosamente perchè gia un buon vino è una festa, o alzare il livello forse inutilmente?
Intorno alla bella bottiglia bisogna creare qualcosa: ha ragione, e mi piace che lo abbia pensato e programmato, Luciano Vignadelmar quando consente nella sua osteria che "quella bottiglia" sia protagonista e le ruoti intorno tutto il resto, cibo compreso. E' ciò che fa Enrico Bernardo nel suo locale a Parigi: si sceglie un vino e il cibo (poco) va di conseguenza. Mi sembra un bel modo per poter degustare ottimi vini come protagonisti senza appesantire e senza svilire ottimi piatti con abbinamenti sbagliati e pretestuosi.
Mi sembra anche un buon modo per chiacchierare intorno a un buon vino, magari con bicchieri adatti alla bisogna, con orlo tagliato obliquamente in modo da non alzare la testa e non distogliere gli occhi dal commensale (Oldani), in nome della convivialità, che è il contrario della sboronaggine e della volontà di apparire come simbolo di status.
A meno che tutto questo mio considerare non venga ridotto a debosciata rappresentazione di una pericolosa e golpista "élite di merda", secondo le parole di un fanatico ministro populista, che, oltre a cineasti, professori, psicanalisti, urbanisti, letterati, intellettuali, borghesi illuminati, forse, dai tempi di Striscia, annovera anche la fighetta categoria dei gurmé.

20 Set 2009 | ore 12:51

Io credo che molte riflessioni e commenti siano sensati, non dimentichiamo che in fondo il vino è (era) sempre stato un alimento...
Le riflessioni di Pignataro su come la cucina si sia allegerita nel tempo sono per me giuste e non sarebbe potuto essere diversamente visto che sono cambiati gli stili di vita: se io faccio il ragù come lo faceva mia nonna lo digerisco dopo tre giorni. Nel vino, invece, dal liguaggio al resto è come se si fosse percorsa una strada solitaria fatta di scelte inseguendo un modello nuovomondo-amercano-francese. La maggiore struttura, il maggor grado alcolico sono solo in piccola parte conseguenze di un cambiamento del clima, e molto il risultato di scelte di viticoltura (diradamenti, fittezza degli impianti ecc. ecc.) e di scelte enologiche che oggi si stanno anche ripensando. Però, molti si lamentano dei ricarichi al ristorante, anche giustamente, ma siamo proprio sicuri che i prezzi dei vini siano sempre "giusti" alla fonte?
C'è stata una moltiplicazione di aziende, vini e vigne negli ultimi vent'anni e invece di scendere i prezzi, nonostante la crisi, continuano a salire...Ma noi italiani produciamo tutti Barolo?
P.S. E se pensiamo all'olio, il discorso secondo me è pure peggiore...

20 Set 2009 | ore 12:51

Bravissimo Fabrizio Scarpato! Non concordo pero' sullo status: e riporto un pezzo scritto da Michele Serra oggi sul quotidiano piu' odiato dai berluscones.
''(S.B.)...e' potere senza rispetto, ricchezza senza status, popolarità senza prestigio''
Lo status e' cosa diversa, per fortuna: da non confondersi con la capacita' economica di aprire una tal bottiglia. O di gustare un tal cibo.
In ogni caso questo blog o altri non credo che siano frequentati da cassaintegrati Fiat: se occorre conoscere prima di dissertare, e se il concetto fosse accettato, i portafogli dei frequentatori del Papero devon essere assolutamente gonfi!

20 Set 2009 | ore 13:06

Come ti sbagli Federico, ci sono, è vero, gli appassionati che possono alimentare tranquillamente la loro passione viaggiando, acquistando, leggendo riviste, guide e libri ma ci sono, fin dai tempi del manifesto, perché io di lì vengo, appassionati che alimentano la loro passione centellinando acquisti e visite ai ristoranti perché vivono di stipendi normali e molti di loro, che io conosco e che seguono questo blog, leggono e intervengono sul papero, e sono sempre per me l'indicatore, la bussola per non sbandare verso l'eccesso sgradevole.
Per questo sto sempre molto attento a parlare bene di un ristorante, di un prodotto e, molto raramente, di un vino.

20 Set 2009 | ore 13:15

Insomma... sbagliare sbagliare non direi! Ho unpo' esagerato: insomma una piccola provocazione...
Calcoliamo lo stipendio medio (non di un operaio Fiat e neppure di un giornalista del Manifesto, che guadagna anche meno di un operaio Fiat...)di un funzionario di banca. Diciamo 3.500 euro al mese. Diaciamodue figli a carico e moglie. Quanto potra' spendere per un buon ristorante??? E quante volte potra' approfittare di un buon ristorante, sempre che non abiti a Milano possa raggiungere il locale di Oldani assai spesso? Allora se si vuole fare demagogia la si faccia: ma almeno diciamolo apertamente. Il suddetto funzionario di banca quante volte al mese potra' andare ad assaggiare i totanucci fritti dell'amico Lorenzo? Per non parlare di Petrus o Cheval Blanc.
Quindi chi si puo' permettere certi locali, certi vini, certi computer, certi telefonini, certi viaggi, certi libri, certi impianti stereo, certe automobili o certi orologi...
E con questo non sto facendo i conti in tasca a nessuno. Si parlava do olio in un commento precedente al mio. Ieri ho acquistato dell'extra-vergine d'oliva in Palatina, per intenderci l'entroterra di Pietrasanta, da un contadino. Olio ottimo, decisamente: ma 12,5 euro al litro.

20 Set 2009 | ore 13:33

@ Federico
Certi locali, certi vini e tutto ciò che vuoi, se li potrà permettere chi potrà (chi pè, pè, chi ne pè, va a pé, si dice dalle mie parti): essenziale che lo faccia secondo rispetto, discrezione, prestigio, gusto derivanti non tanto dal suo status privilegiato, quanto dalla sua educazione e sensibilità. Su tutto ciò c'è poco da discutere e sfruculiare, va bene così, lo accetto.
Tendo invece ad esacerbarmi se, come sostiene Serra, si sgomita, si prevarica e si esibiscono muscoli flosci attraverso il potere, la ricchezza, la demagogia, la falsità: assenza di prestigio, semplici ostentazioni, truculenti parcheggi in terza fila del vivere civile.
Il denaro, le possibilità economiche come condizione forse anche necessaria (e relativa, perché a mangiare i totanucci mi sembra già abbastanza ragionare all'anno, non certo al mese), ma mai sufficiente.

@ Bonilli
Io son sicuramente tra i secondi che ha detto, sicuramente per categoria, forse , spero, anche come abs contro improbabili sbandamenti.

20 Set 2009 | ore 14:31

@ Federico

"Calcoliamo lo stipendio medio (non di un operaio Fiat e neppure di un giornalista del Manifesto, che guadagna anche meno di un operaio Fiat...)di un funzionario di banca. Diciamo 3.500 euro al mese. Diaciamodue figli a carico e moglie."

Ennesima prova: lei è fuori dal mondo. Ha presente, Elémire Zolla, "Uscite dal mondo"? Ecco, ma non in senso sufi. Lei - come altri, per fortuna non molti, che scrivono su questo blog e su altri blog di gastronomia - è fuori dal mondo.

Io guadagno 2.200 euro al mese, ho una biblioteca con 8 mila volumi, e sono appassionato di gastronomia. Pensi, sono stato persino da Adrià...
Devo sentirmi in colpa? Manco di status?

20 Set 2009 | ore 14:49

Ma le persone normali mica vanno da Lorenzo o alle Calandre e non bevono grandi vini al ristorante.
Fanno poche uscite ma buone e intelligenti.
Esistono i single che prendono 2000 € al mese, ci sono le coppie che sommano i due stipendi, le combinazioni sono infinite e con il low cost te li trovi a Londra con gli indirizzi giusti e al massimo andranno da wuagamama :-))

20 Set 2009 | ore 14:52

Verissimo!
Pero' le faccio un esempio stupidissimo: rientro ora dal pranzodel mezzogiorno. Siamo in vendemmia e ho portato due amici a fare un boccone! Vendemmiamo vermentino oggi, sui Colli Apuani. Bettolina gestita da milanesi con reminescenze franzose: a persona per un pasto da dimenticare 50 euri a testa. A questo punto molto meglio Adria una volta l'anno, o Lorenzo (a 100 euri) quando capita. E questa non e' demagogia. Come dice la signora sopra, essere fuori dal mondo e'un'altra 'osa (per dirla alla toscana). A parte le battute: si parlava di vino e di prezzo del vino. Spesso se non si ha a che fare con una cantina e con le problematiche annesse, non ci sirende conto dei costi. E lasciamo perdere i vini da invecchiamento che richiedono (forse) passaggi in legno (fatti bene) e quant'altro. Limitiamoci ai costi vivi di un vino che faccia acciaio ed affinamento in vetro: dovra' avere un'etichetta, una bottiglia, un tappo di sughero? Diciamo che la proprieta' e' piccina, sui due o tre ettari per complessive 15.000 bottiglie di vino prodotte. A quanto si pensa esca dalla cantina??? Tre euro? Ecco: due euro e' il costo di bottiglia, etichetta contro etichetta, tappo. Senza metterci il vino dentro. Questo, mi spiace, e' realismo. Poi ipotizziamo uno stipendio di 15.000 euro per la persona che il vino lo produce, la consulenza di un enologo, l'ammortamento di cantina ed i relativi materiali, due persone che in vigna ci lavorano durante l'anno a stipendio ridotto. A che prezzo puo' uscire il vino dalla cantina senza un guadagno per la stessa??? E 15.000 euro lordi l'anno e' lo stipendio di un operaio di Mirafori: che non si alza tutto l'anno alle 5 della mattina per andare alla vigna.
Mi spiace signora che fa le lotte di classe a Los Angeles: io, proprio, dal mondo non sono fuori. Lei non so.

20 Set 2009 | ore 16:03

Direttore, o vaneggiamo, e si da retta a Brunetta ed ai suoi famigli, o si sta nella realta'.
Una famiglia tipica italiana ha un reddito di 3.000 euro il mese: dalla quale deve togliere affitto, utenze, libri per i figli, il cibo quotidiano, due settimane di vacanze l'anno, la risuolatura delle scarpe, qualche capo d'abbigliamento e poi che altro. Mi dice quale e' la famiglia tipo che si puo' permettere di andare da Adria? Anche una volta l'anno??? Andare da Adria vuol dire prendere un volo, dormire in albergo, affittare un'auto che da Girona ti porta in loco... Idem per la coppia di cassaintegrati che volessero andare da Vissani... Uno dei grandi cuochi italiani ha aperto al Lanesborough di Londra: il menu' e' economicissimo. Ma quanto costa passare un w.e. nella capitale britannica? E poi se si e' al St.Regis londinese non vuole che ci scappi una bottiglietta di vino?

20 Set 2009 | ore 16:10

In qualche commento sopra, si chiedeva quali fossero i parametri usati da Wine Spectator per stilare questa classifica delle migliori cantine italiane. Vi posso rispondere avendo dell'esperienza a riguardo, in quanto per otto anni ho partecipato a quel programma in qualità di sommelier del ristorante dove opero, ovvero Il Sole di Ranco sul Lago Maggiore. Ho parlato di programma perchè, in sintesi, di questo si tratta. Mi spiego meglio...
Il primo anno, il ristorante che vuole prendere parte al Restaurant Awards, manda una richiesta alla Wine Spectator. Verso il mese di ottobre, viene spedita una raccomandata, dove vi richiedono di inviare una copia della carta dei vini, un menu del ristorante, tutti i dati e recapiti ed un pagamento di 250 dollari (sì, sì, avete capito bene!!!) da versare alla Marvin Shanken communications, come "tassa" di iscrizione al programma. La primavera successiva, l'equipe di WS valuta tutte le carte dei vini arrivate in sede e, a loro discrezione, vengono stilate le classifiche per ogni nazione, dando dei premi in bicchieri. Ci sono 2.957 award of excellence con un bicchiere, 816 best of award of excellence con due bicchieri e 72 grand award con tre bicchieri che rappresentano il top a livello mondiale. Queste classifiche vengono pubblicate sulla rivista a fine agosto e ai ristoranti viene recapitato il diploma raffigurato nella foto in apertura del post.
E' ovvio che rappresenta un business per WS, provate solo a fare un calcolo dei ristoranti presenti e moltiplicateli per 250 dollari. Per il resto, nessun controllo da parte di WS, non esistono ispettori che viaggiano per controllare se tutto questo è veritiero. Quindi si potrebbe inviare una carta dei vini fittizia e avere il premio. Basta inviare i soldi. Ricordate la vicenda del Ristorante l'Intrepido? Ecco, proprio questo mi ha fatto desistere quest'anno nell'inviare la carta dei vini. Di conseguenza, siamo stati esclusi da quella classifica, dove fino allo scorso anno ne facevamo parte con due bicchieri. Eppure la carta non è stata modificata di una virgola.

Cordialità

Ivano Antonini

20 Set 2009 | ore 16:21

Il metodo di WS e i 250 $ era già noto dopo la beffa del falso ristorante Intrepido.
Aggiungo che, non per sentito dire ma avendolo udito con le mie orecchie da un grande, famoso e riverito produttore italiano, la copertina di WS si può acquistare.
Ovviamente riferisco un'affermazione, non ho prove, ma avendo avuto quel produttore delle bottiglie in copertina non vedo perché avrebbe dovuto mentire.
Ad ogni modo il punto di domanda finale lo togliamo, che è meglio :-))

Abbasso Wine Spectator

20 Set 2009 | ore 16:38

il giro di quattrini del vino credo sia dato oggi da circa 32 miliardi di bottiglie; e c'è vino che si vende prima di esistere.
questo porta a distorsioni di mercato, e lasciamo perdere i vini da centinaia e migliaia di euri: sono ancora pentito di averne speso 180 per un opus one 2005, ma è un errore che non rifarò. tanto io la differenza fra un borgogna da 30-40 euri e uno da 1500-2000 non la capirò mai (e so di essere in ottima compagnia. :-)
sapendo scegliere, fra enoteche serie, gdo e direttamente in cantina si trovano buoni vini a meno di 10, ottimi a meno di 20, eccezionali a meno di 30.

20 Set 2009 | ore 16:50

Carissimo, il fatto e' che WS istituzionalizza (ad un certo prezzo) un andazzo: possiamo fare il Muzio S. di turno e mettere la mano sul fuoco dichiarandoche la stessa cosa, meno istituzionale, non succeda anche in Italia? Chi sta dall'altra parte della barricata, chi produce, di ''anomalie'' ne vede tutti i giorni. Vuole che le faccia un esempio stupidissimo? Testata nazionale, web, legata a prestigioso magazine: il curatore e' un conosciuto (o conosciutissimo) giornalista italico. Si riceve una telefonata, abbastanza standard, nella qual si comunica che l'azienda e' stata selezionata per... Ma per... e' necessario fare acquisizione mezzi: ovvero acquistare pubblicita'. Di situazioni come questa ce ne sono non 10: 100 o 1000. Poi capita di girare nel proprio territorio, di gustare, di assaggiare: e da ''amatori'' ci si rende conto che il tal punteggio dato dalla tal guida... bhe, diciamo che si discorda dal nostro sentire. A quanti e' capitato? A me e' capitato: e sovente. Poisi fa il discorso inverso: invece che buttare 50 euro in una bettolaccia indecorosa, come e' capitato oggi a me, si va nel ristorante che ha un ''nome''. Allora facciamo i nomi: lo faccio io. Vado da Lorenzo, al Forte (Forte dei Marmi) e mangio splendidamente. Conto finale? Senza esagerare col vino, 100 euri. Per rimanere in Versilia stesso discorso per un altro grande, Romano a Viareggio. Desinare superbo e conto finale sulla stessa cifra. Poi vado alle Tamerici, poco distante dalla Versilia: emozioni molto simili e conto allineato, sui 100 euri.
Abitualmente non mi interesso di guide: tranne di quella dell'Espresso, che reputo seria, aggiornata, valida. Questi tre ristoranti da me citati hanno un punteggio abbastanza simile, punto piu' punto meno.
Pero' poi si capita in qualche altro posto, molto valutato da altri, e subentra la delusione, se non la rabbia. Oppure si capita nella bettolina, quella vera: attenzione, bettolina non e' usato in senso dispregiativo: anzi! In Toscana significa locale semplice, senza pretese: faccio un giro alla Dogana, nella parte bassa di Camaiore e mangio molto bene, bevendo una bottiglia di Cepparello (non di Cipresseto) spendendo 50 euri a testa.
E non mangiando una improbabile ''Ile flottant'' come mi e' successo oggi a colazione: teribbbbbbile. O mangiando del fegato grasso d'oca che assomigliava piu' al KiteKat che ad altro. O una pasta alla Norma che solo l'appetito dovuto a 5 ore in vigna mi ha permesso non di spazzolare, bensi' di assaggiare.
E bevendo... meglio lasciar perdere... Questa e' la realta' di tutti i giorni. Pizza? mangio, mediamente, una pizza migliore a Londra che non a Firenze, o a Milano. Dei nomi? Santa Lucia ad Hollywood Rd, Chelsea, Made in Italy in King's Rd, Chelsea, Rossopomodoro in Covent Garden, Westminster. La stessa la mangio a Firenze a pochi passi dalle Tombe Medicee.
Saper spendere: quanto vale un Corton Charlemagne rispetto ad un Ceravro della Sala? Od un Sancerre rispetto ad un Conte della Vipera. Il Direttore chiedera': caro San Giorgio, ma di che Corton o Sancerre vuole parlare visto che cita nome e cognome di due vini italiani, umbri, assolutamente ben fatti? Andiamo a caso: abitualmente bevo un Macon Village, giovane, di Jadot, in un piccolo ristorante vicino al paese natale di Sir P.J.Wodehouse: Guildford. Semplicemente ottimo. A 23 GBP la bottiglia.

20 Set 2009 | ore 16:56

Bhe la copertina di WS si puo' acquistare: da un produttore.
Da noi capita che un produttore si possa comprare tutta la guida: ecco all'estero non succede. O sbaglio????

20 Set 2009 | ore 17:00

Carissimo, dubito che si possa acquistare dell'ottimo vino (a meno che non sia prodotto in numeri vasti, diciamo oltre le 50.000 bottiglie) ad un prezzo inferiore ai 10 euri... E con questo nontedio oltre il Direttore e lor signori e torno a lavorare.
Prosit!

20 Set 2009 | ore 17:02

Quest'affermazione l'ho sentita anch'io. E non penso che stiamo parlando dello stesso produttore... :-)
Io farei invece una domanda a tutti quei produttori che, in teoria, pagano per essere in copertina su WS, e chiedergli quali ritorni economici hanno da questa visibilità. Credo molti. (O forse lo era fino a poco tempo fa?)
Ecco, la stessa domanda la rivolgerei ora a quei ristoratori che versano annualmente questa quota. Credo che le risposte sarebbero ben diverse....

20 Set 2009 | ore 17:23

eccellenza, non mi ciurli nel manico.
ho detto buoni a meno di 10 e ottimi a meno di 20.
e se il buon vino viene da una casa che fa 500 K bottiglie o, dio non voglia, 2 M, qual è il problema?

20 Set 2009 | ore 19:14

Mi piace il San Vincenzo di Anselmi, 500mila bottiglie e € 7,43 + Iva

20 Set 2009 | ore 19:38

Ottimo! Vuol dire che il Signor Anselmi ''spalma'' i costi fissi su 500.000 bottiglie. Dubito che potrebbe uscire allo stesso prezzo se di bottiglie ne facesse 5.000.
A proposito: che ne dice di quelli che le guide le comprano? Invece che comprarsi esclusivamente le copertine.

20 Set 2009 | ore 19:43

La cena in cui tutto questo mi fu chiaro sei o sette anni fa in un famoso ristorante vietnamita di Parigi, c'era anche Sabellico, dove mangiammo cibi da Riesling bagnandoli con rossi toscani e francesi.
Pagammo una cifra blu, diciamo due cene da Gennaro, e pensai, assolutamente insoddisfatto: qualcosa non funziona più come dovrebbe.

20 Set 2009 | ore 21:01

Io conosco un paio di produttori che, dicono, si sono comprata una guida :-))

20 Set 2009 | ore 21:12

Direttore! Hic sunt leones: dicunt!!!

20 Set 2009 | ore 21:14

Per mangiare le tagliatelle di una volta?:-)

20 Set 2009 | ore 21:50

a proposito di Wine Spectator, io ho sentito raccontare non solo che si può comprare una copertina, ma che muovendosi bene ed entrando in sintonia con la rivista si può fare in modo che un proprio vino arrivi molto, ma molto in alto, nella classifica dei Top 100. Mi verrebbe da chiedermi se qualche produttore italiano negli anni scorsi abbia fatto questo ragionamento di costi e ricavi e magari in accordo con il proprio importatore abbia detto: "OK, il prezzo è giusto"... Chissà...

21 Set 2009 | ore 13:39

Come ha già detto Lei la Sig. Fadda Fiametta non è una giornalista di vini.
Nel mondo Wine Spectator viene letto da milioni di persone; Panorama forse da 200.000 e solo in Italia.
Questa estate, di ritorno da una crociera, sono stata al Poeta Contadino di Alberobello, non mi dilungo sulla cucina, sottovalutata.....ma sulla lista dei vini Chapeau. Dopo l'enoteca Pinchiorri o forse con l'enoteca è una delle migliori liste del mondo. Verticali di Romanèe Conti, di Petrus, di Margaux, di Latour di Mouton Rotshild, di Chateàu Lafite per quanto riguarda i francesi e di italiani: Sassicaia, Masseto, Ornellaia, Tignanello, Brunello di Montalcino di annate incredibili e recenti.
Conservo ancora la lista dei vini regalatami dal titolare..... una settimana non basta per leggerla tutta. Attenzione ad esprimere giudizi forse un pò vetusti. Mi meraviglio di Lei Sig Bonilli che essendo stato direttore del Gambero Rosso, non abbia preso posizioni su alcune liste di vini da Lei premiate.

21 Set 2009 | ore 19:52

Non mi è chiaro di cosa si meraviglia la signora.

22 Set 2009 | ore 15:44

giovane e promettente cantina romagnola....
da non perdere

08 Nov 2009 | ore 13:13

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