12
Set 2009
ore 17:20
ore 17:20
Il ristorante della Certosa di Maggiano

Guardi che triglie stupende - dice uscendo dalla cucina col volto sorridente - arrivano da San Vincenzo. Stamattina sono molto contento.
Paolo Lopriore da otto anni è capo, cuoco e anima del Canto, il ristorante della Certosa di Maggiano, un bellissimo Relais dalle cui finestre si vede la vicina Siena.
Con Andrea ci siamo arrivati in treno da Firenze, un viaggio nel verde della Toscana a passo lento, che ti riporta ai ritmi della campagna che ti attende a cinque minuti di taxi dalla stazione.
C'è Anna Claudia Grossi, la padrona di casa, ad accoglierci e verso il tramonto beviamo dello champagne e parliamo alternando ai sorsi francesi delle prese - letteralmente, con pollice e indice - di una polvere di zucca che ci hanno portato da assaggiare.
Dopo un po' ci rendiamo conto, e ne ridiamo, che il gesto e la dipendenza che la zucca dà ricordano tanto quelli di altre polveri, ma questa è una polvere più buona, non fa male e costa assai poco.
Andrea sta facendo le schede per la guida 2010 di Omnivore e questa tappa, come molte altre italiane, è quasi obbligata perché Lopriore è un cuoco molto noto tra i gourmet d'oltr'Alpe.
La nostra cena a Il Canto

I piatti di Lopriore spesso possono spiazzare il cliente pigro.
La crema di fave, ostriche e cicoria è uno di quei piatti in apparenza semplici ma che si regge su impercettibili equilibri e se lo vuoi perfetto, se si vuol sentire l'ostrica, se questt'ultima non deve farti perdere il sapore netto delle fave e se il mix deve anche ricordarti antichi piatti, il tutto deve proprio essere fatto comediocomanda.
E così è.
Poi arrivano gli elicoidali, pepe fresco e pecorino romano.
Ma si, è un cacio e pepe che, essendo Lopriore vecchio allievo di Marchesi, si presenta in modo diverso, come quando il Maestro serviva il piatto di pasta, sei penne sei, e la gente si incavolava.
No, qui vi arriva una vera porzione di pasta, però disposta su un piatto piano, su una base di pecorino grattugiato e con il pepe fresco inserito in ognuno degli elicoidali.
Té bianco, tartufi di mare e aceto di moscato è un piatto in cui la mano del cuoco si sente, e anche la sua sensibilità, la capacità di giocare con i chiari scuri dei sapori e delle consistenze.
Trippa di vitello, caviale e farina di ceci per chi ama la trippa è uno di quei piatti che fin dalla presentazione si pone in modo aggressivo: è trippa pura quella che vi si presenta e sotto, celato, il caviale e di base la farina di ceci.
Sapore e consistenze vi intrigheranno molto, sempre che amiate la trippa.
Un piatto che anche senza scomodare il caviale sarebbe bello e buono.

La cena si svolge in una delle due sale della Certosa adibite a sala da pranzo perché l'umidità della serata sconsiglia di mangiare nel porticato ed è un vero peccato perché il nostro aperitivo champagne-polvere di zucca era stato un viaggio nel tempo, tra le luci e le ombre del portico, e lo capite bene vedendo la foto qui sotto.
Tutt'attorno la campagna e il silenzio.

Dicevamo della nostra cena nelle sale dell'interno, illuminate da una luce calda ma non accecante, quasi fossero le candele di un tempo a illuminare clienti e camerieri e lo spettacolo è tanto più particolare in quanto il servizio ai tavoli è fatto da personale singalese.
Pino, funghi porcini, midollo e tartufo e un altro piatto che chiede attenzione per non essere consumato nel solito nostro modo nevrotico ma invece ricomposto boccone dopo boccone mettendo insieme i vari elementi e godendo i sapori e le consistenze che si accavallano.
Ravioli di moscato, capperi e origano di Serragghia mi è piaciuto molto perché è un gioco di sapori che Lopriore sa portare al suo limite massimo offrendo uno spaccato della sua bravura.

Cenare al Canto costa € 90 per il menu degustazione base e € 120 per il menu più importante e anche dormire in questo paradiso che risale al 1300 non costa quello che si potrebbe sospettare perché si parte da un costo camera di € 250 a cui aggiungere, se lo si vuole, la colazione e tutti gli altri optional che non vi vengono imposti.
E' stato nel 1969 che la signora Anna Grossi Recordati ha acquistato la Certosa e l'ha ristrutturata per farne un Relais a due chilometri da Piazza del Campo.
La colazione del mattino, immersi in una campagna toscana che vi ha già preso dentro, è esperienza raccomandabile assai.
Albergo e ristorante, con il passaggio di testimone, oggi sono gestiti dalla figlia Anna Claudia che è una vera padrona di casa e da otto anni in questa casa lavora un grande cuoco.
Hotel Certosa di Maggiano
Ristorante Il Canto
Strada di Certosa 82
tel 0577 288180
chiuso martedì
aperto solo la sera
ferie da fine dicembre a marzo
carte di credito tutte
FOTO S. BONILLI









Gran bell'articolo direttore, è sempre un piacere leggerla.
Sinceramente?
Sinceramente quelle triglie che arrivano da San Vincenzo mi fanno venire una tristezza davvero fuori dal comune...
l'articolo è bello senz'altro. il luogo è magico e ti fa venire voglia di andarci al volo.
due domande pero' e, sia chiaro, senza alcuna nota polemica.
le faccio per capire se è una nuova filosofia , caso o che altro:
1) con un , immagino ,ispettore di una guida oltretutto famosa e grande 6 piatti in due e senza dolci:eravate inapettenti o a dieta, oppure quella polvere di zucca nascondeva altre polveri che ,mi dicono, notoriamente fanno passare l'appetito?
2) foto dei piatti non pervenute: pourquoi?:-)))
C'erano molti altri piatti ma ho messo quelli che mi hanno colpito.
le foto dei piatti non si possono fare in una sala con poca luce e poi io penso che vada rivisto il modo di raccontare... ci sto ragionando.
Insomma il luogo, l'ambiance e la mise en scène pesano :-))
Grazie agli sviluppi della neuroscienza, sono sicura che le tue parole, un giorno, avranno anche un sapore... fino ad allora vivremo di sogni come questo... :-)
kiara&giulia
beh, allora parliamone, dato che non mi sembra che ci si prenda a pugni, per scrivere sulla certosa.
se poi bonilli ci vuole fare sopra un post apposito....
insomma in questi ultimi tempi, diciamo un anno, spuntano come funghi blog di enogastronomia.
la cosa è degna di nota.
sembra di essere in tv dove quasi non puoi girar canale senza trovare qualcuno che cucina o parla di, in modo spesso goffo ed improprio.
certo, alcuni hanno motivazioni condivisibili: chi si deve riposizionare dopo" drammatici" eventi, chi mette a tastiera tantissime esperienze e verbosità eccessive, chi , pur bravo, sembra fare delle proprie recensioni un totem carbonaro e via di questo passo.
qual'è la funzione di un blog enogastronomico: che diamine, è ovvio, parlare di cibo e parlare di vino.
siamo sicuri? io vedo passare messaggi subliminali, cordate che accusano altri di spingere determinati ristoratori e poi fanno esattamente lo stesso con i propri preferiti, piccole guerre di frontiera.....
insomma un molto spesso un tutti contro tutti.
seriamente, mi piacerebbe che bonilli ci facesse sopra un post bello tosto, con le sue riflessioni disponibili a tutti noi, a stimolare( come si diceva una volta) un bel dibatttito..
tornando pero' a qualcosa di piu' frivolo io dico la mia su quello che mi piace di piu' fra quanto visto e letto in questi mesi sui blog, compreso il tema : mostrare i piatti oppure no?
certo, mica sono contrario in assoluto all'uso delle fotografie: me la sono comprata anch'io la mia brava canon, che non son mica un professionista.
certo, l'altro giorno sono stato da zazzeri alla pineta di bibbona ed ho scattato cento foto.
ma che farne, ipotizzando di avere un blog che non ho?
sararlo ha appena aperto il suo, di blog, con tanti complimenti di bonilli che dice : ogni mattina lo apriro' e ti leggero'. non ce le ha messe le foto, sulle sue, di recensioni. ha una galleria fotografica a parte, modello uliassi per intenderci.
sarebbe un buon sistema:uno legge il testo con attenzione senza farsi condizionare dalla fotina del piatto.
buona idea se non fosse che, nel caso di sararlo, le cose vanno un po' per le lunghe con i suoi testi anche bellissimi ma eccessivamente lunghi. quando uno va a vedersi le fotine si è già dimenticato i piatti ed è anche venuta ora di pranzo, nel frattempo.
in questo post, sulla certosa, a parte problemi di luce( ma almeno una fotina dell'aperitivo o della colazione mattutina ci potevano stare) si sono privilegiati i meravigliosi aspetti della lochescion, forse giustamente.
ed anche bonilli dice di volerci riflettere su ,sull'uso delle foto.
in giro per i blog c'è di tutto: chi dice: non fai le foto e non mi rendo conto e chi dice: ti sei messo anche tu a far le foto: che noia: era meglio prima quando i tuoi scritti ci facevano venire piu' voglia di andarci.
e poi, come impostare una recensione e con che tempi. se avessi un blog mi piacerebbe sapere come piacciono , alle mie migliaia di lettori.
modello che chiamerei stringato ed essenziale(bonilli), modello mi alzo un'ora prima il mattino per leggerla e mi tengo il thermos del caffe' appiccicato al computer( sararlo), modello leggete questa e fatelo velocemente perchè fra due ore passa in seconda linea e fra quattro in terza( dissapore) che è un sistema che si puo' chiamare ejaculatio precox; modello cauzzi&company: come siamo bravi ohhh come siamo bravi beccati questa, leggi e non rompere i c...( lo dico simpaticamente cauzzi sia chiaro!!).
a me , lo dico per quello che mi viene in mente al volo, mi sono piaciute le cose( non solo recensioni) scritte da caffarri, la pennetta ironica e gentile di leo ciomei, quel passaggio ad un festival di sarzana di fabrizio scarpato,cortese con le sue storie di famiglie di ristoratori campani( se mi posso permettere caro maurizio mi piacerebbe solo un po' piu' di leggerezza...). certo ,guarda casa son tutti di dissapore, mi direte. per forza : su dissapore scrive praticamente il 50% di quelli che scrivono sui blog:-))
certo, quelle mi sono piaciute di piu' sono i , pochi, racconti di pagano&maffi.
forse un po' lunghi si ma santoddio, un po' di freschezza, un po' di gioco, piatti raccontati in modo lieve.
e che cavolo: fra sentori, contrasti acido-piccante-salato-amaro-equilibrio- disequilibrio sembra di stare in un gabinetto di analisi.
chiedo scusa per quello che puo' sembrare un OT, ma non lo è. con il suo intervento al nr.4 bonilli ci dice che bisogna ripensare . ripensiamo tutti insieme. magari, appunto come già ho detto, in un post apposito.
buona domenica
Bella la location!
Ma il pepe fresco inserito in ognuno degli elicoidali...che dire! Vero virtuosismo di alta cucina, ma da profana- buzzurra qual io sono mi viene da pensare.. che questo insieme di sapori in uno stesso menù (ostriche, caviale, tartufi di mare e tartufo ..trippa)mi anestetizzarebbe gusto e olfatto per almeno un mese, ma sì in fondo è un posto da sogno e nel sogno tutto è possibile.
Insomma... la riscossa dei Relais&Chateaux! Prima, giustamente, il Pellicano. Poi Maggiano: luogo, Maggiano, in passato non certamente famoso per la buona cucina... Insomma, un posto dove si celebravano i matrimoni della buona societa' senese: quella, per intenderci, che non era attrezzata con Palazzo (o Villa) proprio.
Ed ora (insomma non proprio da ora...) il grande passo con Lopriore! Un po' affettata la carta, a mio modo di vedere (recita il menu': ''L’arrosto di maiale glassato al miele con qualche buccia di agrume. Insalata di divertimento'' sigh...) ma e' una debolezza che si concede volentieri.
Io ci andai tre anni fa, prima del Palio: notevole. Assolutamente notevole.
A questo punto il terzo R&C pls...
si potrebbe provare a essere piu' concisi..
Suggerirei una visita al Falconiere di Cortona.
R.& C., stella Michelin e vini propri, ma con tantissimo amore e passione.
Si può fare?
P.S. Ardito 2006 95/100 su Wine Spesctator.
Se la location influenza il tuo lavoro, lo inspira lo motiva.
io voto location!
Bravò.
Si si si... Il Falconiere ci garba assai!
Pero' io non sdegno l'Amorosa a Sinalunga e la Frateria di Padre Eligio a Cetona...
Sono pienamente d'accordo!
Voto l'Amorosa, ma a quel punto sarebbe un delitto non dormire a Trequanda da Donatella Cinelli Colombini (da chiedere il casino di caccia di Leopoldo II), assaggiare l'ottima cucina tradizionale e i vini delle 5 doc. Le signore andranno a nozze con il suo Brunello (ma anche i maschietti mi sa).
In effetti hai ragione: ma se si han parecchi denari tanto vale affittare per una settimana la Rocca di Cetona. Semplicemente u n i c a ! Con fantasma incorporato, of course.
perchè bisogna fotografare i piatti?