16
Set 2009
ore 11:48

Lo stufato alla Beatles

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Mi ha colpito il parallelismo con la cucina usato sul Washington Post da Peter Kaufman a proposito del cofanetto con tutti i dischi dei Beatles rimasterizzati in uscita ai primi di ottobre.
Mi ha colpito perché come amante della cucina e amante dei Beatles - oddio, ai miei tempi chi era alternativo tifava Rolling Stone - anche io mi seccherei se in un ristorante, avendo ordinato boeuf bourguignonne, mi arrivassero gli ingredienti separati e non la bourguignon.

Scrive Kaufman a proposito dell'operazione Beatles " Vi sedete al tavolo del vostro ristorante preferito e ordinate la boeuf bourguignon.
Subito i camerieri vi imbandiscono davanti tutti gli ingredienti della ricetta, ma separati, ciascuno nel suo piatto: i pezzi di manzo infarinati e rosolati, le cipolline stufate, una carota, la caraffa di un corposo Beaujolais, qualche spicchio d’aglio, e anche tutta la “tiritera” di Julia Child.
E’ tutto perfetto, ma inutile. Non importa se tutti gli ingrediente sono al meglio, non è quello che volevate mangiare, ma una boeuf bourguignonne. Ed è lo stesso quando dal nuovo ricchissimo cofanetto, vorrete scegliere il piatto “I Beatles” nella versione mono anziché stereo. Soprattutto se vi piace ascoltarli in cuffia
".

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Insomma,  il disco in versione originale di Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band, tanto per fare un esempio, penso che a me piaccia di più di un disco perfetto ma asettico, anche se frutto del meglio della tecnologia attuale.
La Bourguignonne la voglio secondo la ricetta originale e i Beatles credo che siano perfetti se ascoltati mettendo sul giradischi - per chi ancora ce l'ha - il 33 giri originale e ascoltarli in cuffia.
Provate e non ve ne pentirete

commenti 19

Mah, io direi che i beatles sul loro vinile originale sono come il beuf bourguignon cotto su una cucina a carbone di cent'anni fa e quelli su cd rimasterizzati sono cotti in un'asettica cucina di un moderno ristorante. Sono meglio? Sono peggio? Sono quello che si può avere oggi. Avere un cd col fruscio del vinile mi lascerebbe perplesso.

16 Set 2009 | ore 13:38

oppure è come dire che è meglio il bollito della nonna cotto in pentola per ore senza preoccuparsi della temperatura piuttosto che il "Bollito non Bollito" di Bottura, cotto a bagnomaria in un rooner a temperatura controllata.

Il lavoro fatto per questo cofanetto non è stato di semplice rimasterizzazione. Hanno ripreso ogni canzone traccia per traccia, pista per pista, ed hanno ripulito e remixato tutto e poi ri-masterizzato compiendo un'opera superba.

Poi, secondo me, il voler ascoltare i Beatles in mono è come voler mangiare un panino dell'autogrill a El Bulli. Ho letto tutta la disamina che fa sulle canzoni e le conclusioni finali sono da tipico "superfighetto" radical-chic che si contrappone al nuovo tamarro :-).
Addirittura sfiora il ridicolo quando afferma che preferisce il suono più confuso dei vecchi album mono perché così riesce ad essere sopraffatto dalla melodia e dagli accordi, ma se sente peggio come fa!?!?

A final difference between mono and stereo in the pop music of the 1960s and '70s is more of a philosophical one: It's the question of whether you want to know how the magician does his tricks. Some listeners prefer that everything in a song be as clear and distinct as possible, and stereo was made for them. Here's the snare drum, there's a trombone, and that? Well, that's got to be a mellotron. Here's what the singer is singing, and I think it means XYZ.

Other listeners just want to be overtaken by the melody and chords and overall feel of a song. They don't care if they can't make out all the words; they actually like it if they can't quite identify all the instruments. These folks want pop music to retain some mystery, even some spookiness.

Anche io amo il vinile ma non rinnego certo la tecnologia che permette di avere dei risultati nettamente migliori rispetto al passato.
Da questo lavoro potrebbero produrre dei "supervinili" per chi ama il suono più "caldo" del vecchio media ma sulla qualità c'è poco da discutere mi pare, anche ascoltando alcuni pezzi alla radio si percepisce in modo netto la miglior qualità delle canzoni.

16 Set 2009 | ore 14:37

Ma perché superfighetto? solo perché esprime un'opinione contro corrente?
Sarà un caso ma da alcuni anni si sono messi a produrre di nuovo i giradischi e le vendite dei 33 giri sono in crescita.
Il Cd ha creato il silenzio della perfezione, cosa che non accade se vai a sentire un concerto dei Berliner.
Forse un fondo di ragione ci sarà in quello che dice Kaufman e sottoscrivo io, e comunque l'esempio gastronomico è totalmente sballato perché uno stufato si faceva e si fa sempre nello stesso modo e usando identici ingredienti.
O forse tutte le ricette della tradizione sono da ritenere sorpassate?

16 Set 2009 | ore 14:51

Il problema infatti non sta nel vinile (che come ho scritto sopra amo anche io) ma nel concetto espresso nello stralcio che ho riportato.

Kaufman scrive che preferisce sentire peggio.
E' un nonsense perché se il mixaggio è fatto bene e la produzione non ha sbagliato nulla oggi si sente meglio e si gode di più indipendentemente dal media.

E poi bisogna essere chiari, il fruscio del disco non è un plus ma un minus perché con un piatto ed una puntina "a modo" non si sente. I plus dell'analogico sono altri: onda sinusoidale continua, suoni non metallici ecc.
Non per ultimo il vinile non si deteriora col tempo (il cd e la mc invece si).

Io ho comprato un vinile anche ieri ma bisogna dire anche che il mercato musicale(specialmente in Italia)è comatoso e mai come in questi momenti i mercati di nicchia sono i più virtuosi perché possono contare sullo zoccolo duro degli appassionati ed aumentare del 50% un fatturato piccolo è più facile.

Lo stufato si fa sempre nello stesso modo ma, come Bressanini insegna, se si fa cuocere la carne in una pentola ad 80° perché non si hanno gli strumenti per controllare il piatto sarà gustoso ma peggiore rispetto a quello che si otterrebbe usando gli strumenti e le conoscenze a nostra disposizione (termometro).

Non per questo i piatti di oggi sono buoni e quelli di ieri no.

16 Set 2009 | ore 15:11

Ma si, un pò di sani discorsi nostalgici, che rischiano di finire nella retorica del "si stava meglio quando si stava peggio" ma che in fondo scaldano il cuore (di chi li fa...).

Trovo più finta la moda vintage del giradischi e dei feticisti del fruscio (che poi magari ascoltano i vinili con delle cuffie da 200 euro), rispetto a CD "asettici", e quindi giudicati un pò finti, figli del nostro tempo (nel bene e nel male).

16 Set 2009 | ore 16:37

Io i 33 giri li possiedo perché li ho acquistati quando i cd non esistevano.
Una cosa certa è che non si vive in un costante presente e che tra nostalgia e ricordo ci sono mille miglia.
Una domanda: perché si dovrebbe ascoltare il vinile con una cuffia da 20 euro?

16 Set 2009 | ore 17:17

Non capisco la distinzione tra mono e stereo: Sgt Peppers è stereo, inciso nella stereofonia di allora con nette distinzioni tra canale sinistro e canale destro, con gli strumenti ben differenziati e collocati nello spazio, e così gli effetti, mi sembra di ricordare una sveglia e passi su un solo canale alla fine di A day in the life. Un disco come Sgt Peppers era all'avanguardia e ancora oggi sarebbero da coglierne le innumerevoli sfumature.
Era un suono altamente tecnologico, e d'altra parte quelle opere sono state concepite e editate in quel periodo. Ad esso appartengono.
L'operazione odierna è di tipo chirurgico, archeologico, una esasperazione che partendo dai master originali (notare che i Beatles erano già stati rimasterizzati e riproposti su cd) scompone voci e musica in mille rivoli, in mille sfumature, in mille tocchi, rumori e respiri, per poi ricomporli. Ha senso il respiro di Lennon nel 2009? Diverso, altra cosa. Riesumazioni.
Io possiedo album dei Beatles e cd: tendo a riascoltare gli album in vinile. E non c'è tichettio che tenga: anzi se sono tenuti bene tic non ce ne sono. Ma sono loro, sono io, sono quello per cui sono nati.

16 Set 2009 | ore 17:41

Il discorso è che il vinile ha ripreso piede perchè è diventato "da figo" usarlo. Soprattutto fra i giovani. Quindi il nuovo fiorire di mercato 33 giri è un qualcosa di un pò finto. Non ci trovo assolutamente nulla di male se qualcuno che porta con se dei bei ricordi (in questo caso musicali) riutilizzi il vinile, dopo essere passato magari dal cd, e sia affezionato a quel fruscio e tutte quelle imperfezioni che il vinile possiede. Anche mio padre ha fatto una fatica boia a passare da una "Lettera 35" ad un algido e senza anima computer, che quando batti sulla tastiera fa quel rumorino ovattato che sembra che non stai scrivendo nulla... (non so se il paragone è abbastanza chiaro). Lo capisco. E la cosa la trovo molto simpatica e bella.

Quello che mi da un pò fastidio quando sento certi discorsi che trattano la nuova tecnologia come fredda, asettica. Perchè, parliamoci chiaro, se il cd fosse arrivato 40 anni fa e per paradosso, il vinile nel 2000, forse si faranno i discorsi del tipo "ha, come si sentivano bene e puliti i cd una volta!"
Insomma bisognerebbe lasciarsi andare ai ricordi senza diventare nostalgici. Il detto "si ascoltava meglio quando si ascoltava peggio" lo trovo un pò farlocco.

ps: mi è capitato di vedere persone ascoltare vinili, che non hanno nella pulizia del suono la loro prerogativa, collegati con cuffie professionali da 200 e passa euro. La cosa mi sembra un paradosso.

16 Set 2009 | ore 18:18

Per tirare le somme: un cd dei Beatles, ascoltato da una persona abituata ai cd, trasmette le stesse emozioni di uno in vinile ascoltato da una persona abituato al giradischi. Parliamo di questo, senza alzare inutili muri generazionali. I Beatles sono perfetti anche ascoltati su una radio che prende male la frequenza.

Un caro saluto con fruscio, direttore!

16 Set 2009 | ore 18:37

Non discuto della differenza tra supporti, tamtomeno con nostalgia: i dischi degli anni sessanta (che io ho riacquistato già dieci anni dopo, forse il primo Beatles comprato in contemporanea fu Abbey Road, poi fregatomi lasciandomi orfano)erano inferiori per tecnica e qualità a quelli dei settanta e primi anni ottanta, non solo ma c'erano case discografiche che si caratterizzavano per l'alta qualità del suono e così certi artisti ( per dire Decca e Telefunken o lo splendido Donald Fagen). Allo stesso modo ci sono cd buoni e altri molto andanti e piatti ( basta sentire un disco Ecm e si nota la differenza).
Questioni di cura e di cuore.
L'operazione Beatles è un'altra cosa: io comprerei tutto, mi interessa tutto di quei quattro, ma credo che spendere più di 300 euro siano troppi e in fondo inutili, al di là delle nostalgie o dei ricordi. A meno che, ripensandoci, non sia l'ora di recuperare quell'Abbey Road perso per strada e non so se in vendita singolarmente ;-)
Tanto per far capire che a me della cucina come della musica piace tutto, la tradizione e l'innovazione, purchè di qualità, sia di cuore che di tecnica.

16 Set 2009 | ore 18:47

voi che li avete girati nei dischi e gridati
voi che li avete aspettati ascoltati bruciati e poi scordati
voi dovete insegnarci con tutte le cose
non solo a parole
chi erano mai questi beatles
chi erano mai questi beatles

16 Set 2009 | ore 18:51

Vecchia storia questa.
Una grandissima sòla.
Anch'io sono affezionatissimo ai miei vecchi LP di musica progressive primissimi anni '70.
Poi l'altr'anno sono usciti rifatti in Dolby Digitale DTS ecc. ecc. e sono letteralmente "rinati".
Adesso ascolto quelli, ma con in mano la vecchia copertina del disco a leggere i testi.
Non confondiamo le cose.
Saluti e baci.

16 Set 2009 | ore 20:44

io sto ricomprando i vecchi vinile che avevo da ragazzo, tutti. li cerco nelle migliori condizioni possibili. voglio risentire esattamente quello che sentivo allora. pero' non capisco perchè non possa utilizzare cuffie da 200 euro. butto il mio impianto da x mila euri e ricompro i mangiadischi per 45 GG arancioni?

17 Set 2009 | ore 07:47

Ma perchè qualcuno compra ancora i CD? Oramai sono stati in toto sostituiti dagli mp3 o similari...

Ovviamente dipende da quanto un ascoltatore è "fissato", dall'affezione verso un certo musicista e come sempre da quanto si vuole spendere.

Il dibattito CD/Vinile è oramai antico... i vinili sono belli, caldi, simpatici e grandi! Fanno molto trendy attualmente, soprattutto in USA, dove i CD sono scomparsi dai negozi.

17 Set 2009 | ore 09:53

Mp3? Quelli vanno bene al massimo per andare in bici, a correre o in macchina. Sottofondo.
No, io parlo di quando ti siedi su una poltrona, di fronte tutto l'ambaradan hi-fi, cavi e connettori dorati compresi, ti posizioni al vertice del triangolo con i diffusori, metti un disco sul piatto, e ascolti, individui, senti, distingui, godi per un frillo dei piatti, per un colpo cupo, profondo e frenato di grancassa, per la nervosità degli archi o la vellutata tessitura di una voce.
Ovviamente non leggi, non parli, al massimo chiudi gli occhi a cercare lo spazio, la profondità, il tutto.
Oggi non c'è più spazio, né tempo, né animo.
Ricordi perduti di quando mi volevo più bene.

17 Set 2009 | ore 10:39

Caro Bonilli, il mio rivenditore di dischi di fiducia mi disse un giorno che il suono dei CD gli risultava "metallico".. ora, io sono uno che colleziona vinili perchè il vinile è un'opera d'arte, ma quando ascolto A DAY IN THE LIFE in versione rimasterizzata (e, per problemi di mercato discografico l'ho potuto fare solo di recente purtroppo..) mi rendo conto che la tecnologia è una scienza indispensabile per tutto, cucina, musica, cinema e chi più ne ha più ne metta. Il suono "nuovo" di un disco straordinario come Sgt. Pepper (datato 'sessantasette) diventa subito più grande di quanto lo era.. diventa qualcosa che crea nuove emozioni.. diventa perfetto e indispensabile!

17 Set 2009 | ore 11:02

Condivido e dico che è bello, se si può, provare e godere l'ascolto dei due momenti, vinile e digitale, anche perché, anagraficamente, il vinile e le copertine dei 33 giri mi hanno sempre affascinato e ricordo ancora con nostalgia la mia raccolta Atlantic di tutto Ray Charles che, per storie di famiglia, ho lasciato in una casa da dove uscivo per non più tornare.

17 Set 2009 | ore 11:22

Ahimé concordo, "oggi non c'è più spazio, né tempo, né animo".

17 Set 2009 | ore 13:13

Non so la Bourguignonne, ma, per parafrasare il titolo del post, sicuramente i Beatles non hanno stufato: leggo oggi che cinque degli album rimasterizzati del quartetto sono nelle top ten dei dischi più venduti sia in America che in Inghilterra, e anche in Italia stanno vendendo oltre le aspettative.
Considerato che gli altri cinque saranno di Michael Jackson, la cosa non depone a favore della musica rock & pop contemporanea, in genere una sorta di usa e getta di piccolissimo respiro.

17 Set 2009 | ore 16:06

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