19
Ott 2009
ore 15:01
ore 15:01
Andavamo da Felice al Testaccio

Ha un tavolo?
No, è tutto prenotato.
La sala era chiaramente vuota ma io non dovevo essermi presentato nel modo giusto e così Felice mi aveva sbrigativamente liquidato.
Alcune settimane dopo ero ricomparso, avevo ottenuto il tavolo e mi ero anche comportato bene come commensale in quanto avevo mangiato tutta l'enorme porzione di tonnarelli cacio e pepe e il coniglio che, a una prima occhiata, nel mio piatto sembrava essere un coniglio intero.
Il mio compagno di serata, invece, aveva lasciato metà dei tonnarelli e Felice non gli aveva chiesto cosa voleva per secondo e aveva servito solo me.
Quando poi ero andato da Felice a pranzo con Benigni e Daniele Protti le mie azioni erano schizzate in alto e da quel momento io potevo affacciarmi a qualunque ora perché ero diventato uno di quelli per i quali c'era sempre posto.
In generale quelli per cui c'era sempre posto erano i facchini del mercato, i muratori, la gente del quartiere che lo conosceva e gli voleva bene, amava questo burbero signore che era diventato una leggenda non solo del quartiere.
Nessuna insegna che riportasse il nome del locale, dentro una grande sala con i tavoli con le tovaglie bianche e le luci al neon.
Poi c'era stata la ristrutturazione del locale e Felice aveva passato la mano, lui stava seduto nel tavolo in fondo a sinistra dell'entrata, vicino alla cucina.
Factotum era diventato Flavio, la cucina era la stessa ma tutto era diventato più "normale".
Sono legato a Felice anche perché sono andato a pranzo lì subito dopo il mio licenziamento e Flavio è stato un vero amico, è il signore di cui si vedono le mani e gli occhiali nella foto di apertura. Oggi non lavora più da Felice ma lì vicino da Flavio al Velavevodetto: cacio e pepe, matriciana...
Un giornalista del NYT aveva scritto delle trattorie di Roma e di Felice e aveva fotografato la fotografia di Sigrid che così era entrata nel circuito internazionale.
Le trattorie e chi le gestisce spesso sono molto di più che semplici locali dove si mangia e semplici osti.
In memoria di Felice.
FOTO SIGRID VERBERT






Ricordo una volta che un tipo si è finto zoppo per avere un tavolo da Felice, e ricordo anche che mia nonna mi parlava di Felice, e ricordo l'ultima volta che ho mangiato da Felice.
Ciao Felice, facci sapere cosa cucinano lì dove sei arrivato.
Io Felice l'ho conosciuto tramite quelle foto ...
E' vero, i locali hanno un valore che viene da chi li pensa e li vive.
Post veramente bello.
Grazie.
.
Ciao
Dalla cucina alla leggenda il passo a volte è breve. Felice resterà nella memoria di tutti quelli che almeno una volta si sono seduti nella sua trattoria.
Cinque anni fa scrissi una sorta di breve de profundis per altre due trattorie storiche di Testaccio, in via Galvani, Turiddo e Al vecchio Mattatoio, allora appena sostituite dai soliti locali trendy usa & getta.
Concludevo con un richiamo nostalgico a Felice, che nel 2004 era ancora in sella: "Torno ancora a volte a via Galvani, ma al fondo non ci arrivo più: giro a destra, qualche traversa prima della nostalgia, ed entro a via Mastrogiorgio. Mi fermo davanti al civico 29 e busso alla porta di Felice, supplicandolo di darmi un tavolo ma soprattutto di restituirmi gli anni. Gli anni non me li ha mai ridati e, chi lo conosce, sa che neppure il tavolo lo concede a tutti. Diavolo di un oste!"
S'incontravano delle persone, non dico i volti noti, ma gli ultimi tasselli di una umanità, di una testaccio che altrove si consumava a vista d'occhio, invecchiava, ma non spariva mai completamente perchè lì sembrava resistere a tutte le mutazioni antropologiche, un popolo che rideva sempre con la faccia seria, col grugno.
Per entrare la prima volta dovevi passare l'esame di uno sguardo severo, e dovevi aver fame veramente per superarlo, e quello contava più di chi eri, degli stracci che avevi addosso, di quanto eri disposto a lasciare di mancia.
Ma certe volte, certe serate ti giravi intorno, c'erano sempre dei tavoli lasciati vuoti, e clienti respinti con una scusa qualsiasi.
Non era un'osteria, era un pezzo di casa con una porta che dava sulla strada.
Bellissimo post. Complimenti.
Sono stato da Felice nel 2001, l'ho conosciuto tramite il consiglio di un romano doc del testaccio. Fu un'esperienza che tutt'ora mi fa venire le lacrime agli occhi. E' stato bello, convolgente, vero.
Ci sono tornato quest'anno, a festeggiare il mio matrimonio e ancora una volta è stata un'esperienza. Non tanto per la cucina o l'ambiente (ottimi) ma per una coppia di anziani signori del quartiere che tutti i giorni mangiano lì, sempre allo stesso tavolo, vicino la cucina, che ci hanno coinvolto e commosso con le loro battute, la loro storia e la storia di Felice.
Mi unisco ( commosso) al coro dei "Feliciani", ricordando un paio di anedotti, di quando alla richiesta del dessert da parte di alcuni sprovveduti portava lo zucchero in bustina dicendo: "er dorce? eccolo...er zucchero"....Oppure alla richiesta di qualche carciofo in piu' li apostrofava ad alta voce: "si poi all'artri che je servo?"
Insomma ce ne sarebbero da raccontare su' un personaggio vero e senza fronzoli del nostro panorama gastronomico.
Un'abbraccio.
Grazie per questo scritto. Ciao Felice.
Che bel personaggio, questo Felice. Vedo (altrove) che era del '21. Guarda caso come mia nonna, una tipina molto in gamba e con le idee chiare pure lei. Peccato non averlo mai incontrato.
E poi, Bonilli "Mr.Gambero" che deve aspettare Benigni e Daniele Protti per essere sicuro di avere un tavolo...? :-)
Felice non aveva insegne del locale, non sapeva cosa fossero le guide e non gliene importava nulla dei giornalisti.
Bellissimo ricordo.
Riposa in pace, Felice.
Post veramente bello...ciao Felice
...Ciao Felice...
Persona veramente curiosa questo Felice, locale tipico di altri tempi. Comunque, devono essere dei bellissimi ricordi.
Un personaggio d'altri tempi.
Complimenti per l'articolo.
Nonno Felice era per tutti una vera istituzione, io l'ho conosciuto quando ormai era alla fine dei suoi giorni ma manteneva sempre quel sorriso candido ed ironico di come mi raccontava il nipote, lucido fino alla fine e sorridente anche di fronte a tanto dolore.
Ciao a tutti, ieri sono stato a mangiare in questo ristorante nella speranza di poter vivere un momento di vera "romanità" in un quartiere storico come Testaccio...Invece mi sono imbattuto in una sorta di fast food della cacio e pepe...Il servizio è a dir poco approssimativo, il cameriere vola da un tavolo all'altro senza darti la possibilità nemmeno di pensare a quello che vuoi ordinare, il menu è affisso alla porta d'ingresso una volta che sei seduto al tavolo hai un minuto per ordinare con il cameriere che ti guarda impaziente e ti legge le pietanze. Che dire dei prezzi, come esempio voglio prendere il filetti di baccalà fritti, costo 13 euro una porzione da 2. Costo totale a persona 30 euro per aver mangiato un filetto di baccalà fritto 2 polpette al sugo e un amaro ...Naturalmente senza prendere il vino.