28
Nov 2009
ore 16:04

Il signore del Brunello una sera a cena

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IMG_1871.JPG
Franco Biondi Santi

"Quando abbiamo festeggiato i nostri 60 anni di matrimonio -  raccontava il mio vicino di tavola - abbiamo riunito la famiglia e aperto sei bottiglie di grandi annate, tra le quali il Brunello Riserva 1891, ed era perfetto. Per prova, ho lasciato circa un quarto di bottiglia, e due giorni dopo il vino era ancora molto buono".
Credo che siano pochi nel mondo coloro che possono permettersi una bottiglia di Brunello Riserva 1891, ma lui sicuramente è uno di questi, si chiama Franco Biondi Santi e quel vino la sua famiglia lo ha "inventato" e lo produce nella Tenuta Il Greppo, a Montalcino.
Franco Biondi Santi ha 87 anni, è alto, magro, parla in modo sempre misurato ma quando racconta il suo vino gli brillano gli occhi.
Eravamo al ristorante Brunello dell'Hotel Baglioni di Roma e Biondi Santi era accompagnato dalla moglie, una coppia affascinante, che mantiene il basso profilo e molto cordiale.
Il nostro cibo era estremamente gustoso: in tavola arrivava del prosciutto di Cinta Senese e del prosciutto del Casentino di incredibile bontà portati da Simone Fracassi, della macelleria omonima di Castel Focognano, nel Casentino.
Per me, grande amante del prosciutto, è stata una bella scoperta.
Poi è arrivato uno stracotto di chianina con polenta, la carne sempre di Fracassi, che era buono oltre misura e io guardavo il mio dirimpettaio che mangiava tutto con grande appetito e raccontava episodi legati alla sua azienda e al padre, Tancredi, che ha reso definitivamente grande questo vino.
Naturalmente si è parlato anche dei guai giudiziari del Brunello ma su tutta la vicenda Biondi Santi è stato molto parco di giudizi
Non abbiamo purtroppo bevuto una riserva del 1891 ma Rosso di Montalcino 2006, Brunello 2004, Brunello Riserva 1998, Brunello Riserva 1983.
Certo, se uno pensa alla politica poco lungimirante del Consorzio del Brunello e ai comportamenti di alcuni produttori, fermati dalla magistratura, interessati a massimizzare i guadagni tagliando il Sangiovese con altri vitigni, viene da dire che in Italia è sempre più difficile difendere la qualità.
Poi riprendi a parlare con questo signore e a sorseggiare il suo vino e pensi che finché ci saranno personaggi come lui la qualità vincerà sulla speculazione.

Foto S. Bonilli

commenti 15

Qualcuno che conosce il Brunello e che debba dire qualcosa ci sarà in giro? O no?
Non sono "del giro" e posso solo dire che mi piace. Ho bevuto un Biondi Santi anni fa con amici e dividendo la spesa.

29 Nov 2009 | ore 11:50

un pecado mortale. i suoi lettori nn compredono o nn estimano el vino?? mondo così di-vino.....
ciao ciao

29 Nov 2009 | ore 12:03

Mi aspettavo il "tutto esaurito". Nessuno che abbia/debba dire qualcosa?
Per quanto mi riguarda( mi riferisco alle mie scarse competenze specifiche su conoscenze vinarie) posso solo dire che mi piace. Ho bevuto un Biondi Santi anni fa con amici e dividendo la spesa.

29 Nov 2009 | ore 12:17

I miei lettori sono persone imprevedibili, si accapigliano per piccoli spunti ma se ne fregano di Biondi Santi anche perché, temo, molti di loro non ne hanno mai bevuto un bicchiere.
Il fatto che questo sia un vino letteralmente inventato da Ferruccio Biondi Santi per un italiano che si ritiene gourmet è abbastanza secondario, al massimo, sentendo nominare Brunello ai più verranno in mente le recenti vertenze giudiziarie, come a dire un tamponamento e la scoperta dell'America.
Ma in fondo il web è anche questo :-))

29 Nov 2009 | ore 12:19

...o forse c'è poco da aggiungere ad un post come questo ;-) chi conosce il Greppo e il suo artefice, non può che essere d'accordo e condividere il ricordo, chi non lo conosce o non lo ha ancora potuto assaggiare (per ovvi motivi) non può che bearsi dalla lettura e dalla descrizione. Per noi (appassionati) è semplicemente il motivo per cui ci siamo innamorati dello sport della bottiglia, insieme a pochi altri nomi che risiedono stabilmente nel nostro Pantheon: Valentini, Monfortino, Scarpa, i Mascarello, Sassicaia, Ama, Molettieri ecc. Solo per ricordare i primi amici che mi saltano in mente e che cerco di "frequentare" il più possibile...
Ciao A

29 Nov 2009 | ore 12:34

Forse ha ragione Alessandro, c'è poco da aggiungere, o forse no, forse si potrebbero raccontare le grandi bottiglie incontrate sulla propria strada di gourmet oppure quelle di cui si è sentito favoleggiare o forse, poiché parlo poco di vino in questo blog i lettori abituali del paperogiallo sono timidi degustatori del vino e non si azzardano a parlarne e questo mi conferma una volta di più del fatto che i blog di solo vino, tranne eccezioni, sono un mondo e un discorso chiuso tra le quattro mura degli esperti, o che si reputano tali, mentre un blog di gastronomia ha più respiro e orizzonti, purché chi lo gestisce sappia il fatto suo... e io so il fatto suo :-))

29 Nov 2009 | ore 12:51

bhe, blogg in cui trovi post de cibo e vino ci sn tanti. mi spiego. resto affascinata da certe descrizioni quasi romanzate ma ritengo vissute. però me chiedo: chi lo comprerà o ordinera' al risto?? meglio: capiranno. e aggiungo le osservazioni: rubino, violaceo, dal sentore di resine, erba appena tagliata, spezie, cuoio....
nel particolare un po' ragione il signor Bonilli la ha: un mondo a parte quello del vino, volutamente

29 Nov 2009 | ore 13:10

sicuramente Stefano sai il fatto suo :-)
sarebbe bello un luogo dove parlare delle storie che stanno dietro l'incontro con una grande bottiglia. Bere una di quelle bottiglie che ci hanno emozionato, che talvolta ci hanno squarciato il velo di Maja e fatto comprendere cosa sia il vino e perchè amiamo questa bevanda su tutte: per la Storia e le storie che veicolano...
Sarebbe bello senza quei toni autoreferenziali e un poco maniaci che talvolta (su questo hai ragione) accompagnano questo mondo. Non credo che il vino sia un discorso chiuso tra esperti, talvolta lo diventa, purtroppo, ma questo anche perchè abbiamo consegnato con troppa facilità l'abitudine al vino a favore del rito del vino. Credo che il mercato, i consumatori si stiano riavvicinando ad un consumo più edonistico e colto, insomma (scusami la citazione) a riappropriarsi del dionisiaco nel vino! Meno sentori di carrube e tamarino e più piacere, emozioni e gusto.
Personalmente ogni volta che mi imbatto in un trebbiano di Valentini di annata (e per fortuna mi capita abbastanza spesso) mi emoziono, risento il sapore di casa, ricordo la vecchia casa di Loreto e le chiacchere con francesco Paolo e Elena. Ricordo i quadrucci in brodo con i piselli e il pollo in tegame in una grande cucina contadina piena di rami, mi emoziono e capisco le madeleine ;-) Per questo amo il vino, il suo mondo e la sua cultura...
ciao A

29 Nov 2009 | ore 13:18

Leggere storie di persone che riescono a fare qualcosa di fuori dall'ordinario è sempre interessante e affascinante.
Ma tutta la discussione sul vino a me pare ovvio che sia solo per addetti ai lavori o grandi appassionati!

29 Nov 2009 | ore 14:17

Il mondo del vino è un po' diverso da quello del cibo, a partire dal fatto che l'esperienza del cibo bene o male è di tutti ed è quotidiana,mentre quella del vino no.
Bere vino oggi è una "scelta", non fa più parte delle esperienze che si fanno involontariamente nel percorso di cresita.
Credo che sia un po' come imparare a nuotare da adulti: la tecnica può addirittura essere migliore, perchè imparata da esperti maestri, ma manca e mancherà sempre la "confidenza" con l'acqua, con la materia prima....
Insomma io penso che oggi sia più "cerebrale" l'appproccio al vino, rispetto al cibo, e quindi forse risulta anche più timoroso nell'esprimersi "liberamente"...

29 Nov 2009 | ore 17:30

posso dire solo una cosa "la classe non è acqua" no anzi VINO!!!!

30 Nov 2009 | ore 11:04

Le vicende giudiziarie del Brunello non sono certamente paragonabili per esiti ed effetti collaterali allo scandalo del metanolo del 1986, tuttavia l'immagine del Brunello, al pari di tutti i vini italiani di allora in particolare di quelli piemontesi, ne risulta almeno sbiadita, non appetibile, di poco interesse. Questo nonostante la maggior parte dei produttori si siano attenuti al disciplinare, ma il danno ha colpito tutti.
Allora i produttori langaroli, contadini indipendenti legati al territorio, contribuirono in modo fondamentale al recupero della qualità e del mercato: oggi a Montalcino le grandi aziende nicchiano, continuano a produrre mi sembra senza una spinta innovativa, impastoiati nelle vicende burocratiche e giudiziarie. Solo alcuni viticoltori indipendenti, ilcinesi a sangiovese al 100%, si stanno staccando per idee e piglio innovativo. Almeno sembra, ma forse è da lì che il Brunello dovrà ripartire, magari sotto l'egida dei grandi vecchi.

30 Nov 2009 | ore 16:33

Il vero Gentleman di campagna per eccellenza.

30 Nov 2009 | ore 23:27

che dire? l'emozione del vino è difficile da condividere e al massimo può essere, con garbo, segnalata: su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere (e qui mi aspetto un solenne pernacchio); per controbilanciare la precedente citerò un tale dalla vastissima conoscenza enoica/eroica (che evidentemente può permetterselo) e che quando è in forma irride al "frullare i bicchieri e dire quattro stronzate sui lievissimi sentori di tamarindo appassito guatemalteco".

02 Dic 2009 | ore 16:19

ah, how beautiful to have been able to spend such an evening, w/ a man as fascinating as Franco Biondi Santi with luscious wines and a meal to match. am emerald green with envy.

16 Dic 2009 | ore 21:33

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