15
Nov 2009
ore 00:01

La Fame nel Mondo c'è e uccide

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Il summit della Fao che si apre lunedì 16 a Roma, non interessa veramente i grandi del mondo tanto che il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, ha iniziato lo sciopero della fame per attirare l'attenzione su questa drammatica situazione.
Non viene nessuno dei grandi leader, solo Berlusconi per il G8, lui c'è, lui che è un padrone di casa che non può non esserci, ma tutti gli altri, da Obama alla Merkel, saranno assenti perché la fame nel mondo, nei fatti, non interessa e non la vuole combattere veramente nessuno.
E noi che ci occupiamo di cibo per i ricchi del primo mondo e giochiamo col cibo nel nostro tempo tempo libero, ci divertiamo con le ricette, ci rilassiamo con la cucina, glielo dobbiamo a coloro che del cibo sono privi il pensiero, l'interesse, il coinvolgimento in queste iniziative di sensibilazzione e di intervento dei nostri governi, glielo dobbiamo ai milioni di bambini e adulti che ancora muiono per fame.

commenti 52

Ho seguito il telegiornale della notte e parlavano dello sciopero della fame e sete appena terminato e di alcuni nostri politici che avevano seguito l'esempio. Sembra assurdo, é vero: siamo nel 2009 e ancora c'é gente che muore di fame. C'é qualcosa di veramente sbagliato.

15 Nov 2009 | ore 01:55

continuiamo a parlare di influenza solo per mere questioni economiche legate alle case farmaceutiche che producono i vaccini, quando le stesse case farmaceutiche potrebbero aiutare milioni di bambini a vivere, donando dei semplici farmaci salvavita.
Ecco dove viviamo.
Dovremmo aumentare il tono delle nostre voci e far arrivare le urla lontano.
Come dice Cristina qui sopra siamo (ormai) nel 2010 è ci sono persone che muoiono di fame.
Qualcosa non torna.

15 Nov 2009 | ore 02:09

Questo è uno dei motivi per cui non sopporto l'ideologia del km0. Io sono contento di comperare fragole africane a Natale fuori stagione anche perché so che contribuisco al reddito di paesi poveri

Vorrei anche ricordare che la fame colpisce molto di più i paesi africani, dove la rivoluzione verde non è mai arrivata e i fertilizzanti non sanno quasi cosa sono. Questo per chi pontifica, anche sulle pagine dei giornali, che l'agricoltura biologica è la soluzione ai problemi agricoli mondiali su larga scala.

15 Nov 2009 | ore 12:02

Volevo chiedere a chi passa di qui, da questo blog, quando ha pensato alla fame nel mondo, quando se n'è occupato ma poi mi è sembrato una forzatura perché in realtà per chi sta qui in Europa, con la crisi e tutti i problemi, la fame nel mondo è solo un flash, un momento e poi pensi ai casi tuoi e tanto più su un blog come questo non interessa se non come un richiamo che quasi ti fa sentire in colpa e allora sorvoli, non sai che dire e stai zitto.
Forse anche io ho messo questo filmato per stare a posto con la mia coscienza.
Il fatto è che anche se ti interessi poi non sai bene cosa fare e così pensi, tanto sono faccende per i governi.
Ma quando votiamo siamo noi che diamo un mandato al parlamento e quindi al governo.
A meno che non prevalga la logica leghista, che esprime una parte del comune sentire, e che si potrebbe sintetizzare con la frase: si fottano, prima risolviamo i problemi a casa nostra.

15 Nov 2009 | ore 12:15

Si, ma il reddito dei paesi poveri, chi se lo spartisce poi? Certi tipi di monocolture, intensive (banane, ananas, caffé) non impoveriscono anche il territorio, non annullano anche le colture locali, quelle che dovrebbero garantire la sussistenza, la produzione di cibo sul posto?
Perché poi questi paesi, che non producono per sè stessi, debbano, di conseguenza, importare a loro volta cibo, e indebitarsi con i paesi ricchi?
Le multinazionali e i sistemi bancari, non si riprendono sempre tutto?
La fame non è qualcosa di fortemente voluto?

15 Nov 2009 | ore 12:26

No Chef, il mito dell'autarchia alimentare lo lascerei al ventennio ;-)

Guarda l'italia, mica produciamo quello che mangiamo, in larga parte. Siamo ricchi perchè partecipiamo al mercato mondiale, e possiamo comperare il cibo. E se quei paesi poveri possono partecipare vendendoci caffè e banane buon per loro. Se non lo coltivassero non ti credere che starebbero meglio.

D'altra parte basta guardare i dati: molti paesi poveri dopo la rivoluzione verde hanno iniziato ad ESPORTARE cibo, dove prima invece lo importavano. Le "colture locali", che farà tanto "terramadre" ma in realtà sono proprio quelle, a scarsissima produttività, che avevano portato alla fame.

Trovo poi anche molta retorica nell'uso della parola "monocoltura". Andate nelle langhe: l'uva laggiù è una MONOCOLTURA. Non ho mai sentito nessuno tuonare contro l'eccessiva diffusione del nebbiolo, del barbaresco, del barbera e così via..

15 Nov 2009 | ore 13:13

la sua sensibilità mi emoziona e a quasi 30 anni mi sn commossa davvero.... non ho mangiato volentieri oggi, sono sincera. Bonilli, scusi, ma perche' lei è sempre (quasi) solo in queste verità mentre qualcuno preferisce scrivere solo di ricetta, vino, alimento e se capita seducion femminile come ho letto in altro blogg?
La ringrazio per questo............

15 Nov 2009 | ore 14:05

Tutto ciò mi sa un po' di buonismo. A iniziare dallo stesso spot della FAO. Un dato per tutti?
Nel biennio 2008-2009 La Fao ha speso qualcosa come 784 milioni 'per la fame nel mondo'. Di cui metà è andata via nella gestione della stessa struttura. Metà. Per gente per lo più non particolarmente geniale venuta dall'estero a farsi un paio di anni di vacanza (a un 4000 euro mensili più casa in centro roma rimborsata dall'azienda, palestra e mille attività ricreative annesse, si, la chiamerei vacanza). PEr cui penso che se si iniziasse col sopprimere la Fao stessa il mondo probabilmente si potrerebbe meglio...
Per il resto, non mi trovo un granché daccordo con Dario sulla questione del no km zero: prendiamo per esempio il pesce persico, che vedo sempre nel banco pesce del supermercato. Pescato nei laghi della Tanziania, dice il cartellino. Morirei di fame pur di non comprarlo, quello. 1) perché ddiossolo sa cosa c'è e non c'è nei laghi della Tanziania (io non lo so, e non sono neanche certa di volerlo immaginare) 2) perché questo pesce è morto da un pezzo e che il pesce, piccolo dettaglio, andrebbe consumato fresco 3) perché non so come funziona li giù ma sono assai convinta che comprando il pesce della Tanzania 'aiuto' semmai una qualche cooperativa/multinazionale gigante (chi lo sa? ci sarebbe da andare a vedere), di certo non il piccolo pescatore locale (ma figuriamoci), e non mi illuderei proprio su quanto saranno giustamente remunerate le persone che questo pesce lo pescano, maddai... Cosi, per me, anche con tutto il resto. E fra l'altro questi problemi legati alla distribuzione ci sono anche in Italia, con i produttori italiani (che guadagano in finis briciole rispetto a ciò che paghiamo noi all'acquisto).
Quindi, a voler proprio fare qualcosa, direi intanto di iniziare a casa propria, prendendo coscienza degli sprechi, iniziando a essere un pochino più risparmiosi su cibo e acqua. Poi, per il km 0 italiano ci sono i GAS e per il terzo mondo, meglio delle fragole a Natale, c'è Altromercato
http://www.altromercato.it/it
è infine anche Kiva, che è una gran bella cosa...
http://www.kiva.org/

15 Nov 2009 | ore 14:25

Dài, io non sono un autarchico :-).
E il paragone con l'Italia, o con un paese occidentale qualsiasi, mi sembra improponibile: non volevo neppure parlare di colture locali come se, ad un certo punto, tutti dovessero rimettersi a raccogliere bacche e radici..
E' chiaro che l'Africa non è più quella: campagne spopolate e agglomerati urbani che sono sterminate baraccopoli. Monocolture intensive e agricoltura avanzata, anche d'accordo, anzi d'accordissimo: ma non di prodotti che devi solo vendere all'estero, ai paesi ricchi che te l'hanno fatte impiantare, per ottenere denaro che si spartiranno in pochissimi, e che non verrà mai reinvestito per comprare cibo, o per un programma economico diverso (piuttosto, che so, per comprare armi, o per costruire regge nel deserto).
Questo volevo dire: e spero che sia un po' più chiaro, anche se capisco che il mio lingaggio difetta di proprietà "scientifiche", con il rischio di sembrare la solita tiritera di luoghi comuni.

15 Nov 2009 | ore 14:46

Chef ;-) il mio punto di vista è che la fame è un problema principalmente di povertà, e questa non si risolverebbe lasciandogli mangiare il miglio o il sorgo locali. Dal mio punto di vista ben vengano le coltivazioni, da loro, di cibo che poi importiamo, se il loro territorio è particolarmente vocato. Abbiamo fatto la stessa cosa noi italiani con il Kiwi, ad esempio, che ora esportiamo nel mondo.
Sul fatto che i soldi non vadano ai poveri, questo dipende da stato a stato, ed è ovvio che più un paese è corrotto e dittatoriale e meno i benefici si distribuiscono. Però non tutti i paesi sono nella stessa posizione ed è quindi pericoloso generalizzare. Non tutti comprano armi per fortuna.
Per quel che riguarda il pesce persico africano, un recente rapporto che ho letto mette in luce che il reddito di circa un milione di africani dipende direttamente da quelle esportazioni. Sono tutte persone che lavorano: pescano, trattano, spediscono etc. Così come per i fiori recisi africani che arrivano in 24-48 ore nei fioristi europei (e il pesce "fresco" mediterraneo che mi trovo al supermercato vorrei proprio sapere quanti giorni è stato in giro ;-), e stendiamo un pietoso velo sull'inquinamento locale italiano, a km 0 )

15 Nov 2009 | ore 15:14

Da parte mia, essendoci stato e avendo visitato bene bene le produzioni, posso darvi una testimonianza diretta sul fiore reciso africano, più precisamente sulle rose del Kenya, principale produttore al mondo. 80% delle rose che vedete in tutti i fiorai provengono da li. Come dicevo ho visitato diversi floricultori. L'uso di pesticidi e quant'altro necessario a far si che il fiore sia bello, dal gambo lungo e sano (al fine di soddisfare gli standard internazionali) è impressionante. Non esistono purtroppo limitazioni ai prodotti e ai dosaggi. Tantomeno depuratori e filtri alla fonte. Infatti il Kenya oggi vanta il più alto grado di inquinamento delle acque e dei laghi, livelli purtroppo molto superiori ai limiti tollerabili dall'uomo. Meglio morti di fame o di veleni? Difficile risposta. Una cosa certa è che i primi a doversi rimboccare le maniche sono - senza ombra di dubbio - i governi locali. Perchè in Africa, spesso e volentieri, i soldi ci sono. E' che evaporano nelle tasca sbagliate. Anche da noi, vedi sud Italia, siamo maestri in questo.

15 Nov 2009 | ore 17:32

Buonismo?
Sicuramente è il contrario del cattivismo che mi sembra la merce più in voga.
I racconti sugli aiuti alimentari internazionali che vengono dirottati alle mafie locali sono all'ordine del giorno così come le denunce sulle ipertrofiche spese della Fao per il personale.
Quindi l'unica soluzione sarebbe quella di abolire la Fao e risolvere prima i nostri problemi, che sono tanti e gravi?
Una visione leggermente autarchica.
Del resto anche l'idea di Europa sta venendo meno, ognuno sempre più chiuso dentro i suoi confini e i suoi problemi.
Si direbbe che abbiamo fatto un bello scambio di opinioni, avanti il prossimo argomento.

15 Nov 2009 | ore 18:31

Professore ;-)il mio punto di vista è che la fame è un problema principalmente politico, o di politiche, se vuoi. Benvenuta la scienza, tutta: ma qualcuno ce l'ha in pugno, e la governa. E ne governa male, a suo esclusivo interesse, la diffusione, l'applicazione e le scelte.
Altrimenti, come spiegare tutto questo?

15 Nov 2009 | ore 18:34

@direttore: beh, no, non ho detto che i nostri problemi sono da risolvere prima, penso semplicemente che non si risolve niente, né a livello africano ne a livello nostro di 'buona coscienza' versando qualche euro l'anno alla FAO, la PAM, o commovendosi per 2 minuti davanti a un video strappalacrime per poi scendere a fare l'aperitivo in una gastronomia di alto bordo. Dico solo che a mio avviso (e appunto non solo mio e meno male) e il sistema Fao che va - evidentemente - ripensato (non so voi ma a me è passato da tempo la voglia di dargli dei soldi veramente per questo motivo). Ed è anche il nostro guardare ai bambini che muoiono di fame che va molto probabilmente ripensato. Non professo indifferenza, penso che il 'sostegno' va pensato al quotidiano, incluso nelle nostre abitudini di spesa, per esempio via uno dei link che ho riportati nel comment di prima, per esempio, anche se poi ovviamente ce ne sono tanti altri...

15 Nov 2009 | ore 18:50

avere una visione sociale. io si. e' vero che alcuno food e' solo capitalism. sì ammetto sono comunista nel 2009 ma se così nn fosse non sarei toccata dal poverta' del sud del mondo.
ciao

15 Nov 2009 | ore 18:57

Ora che ci penso io incontro a tavola quelli che svolgono concretamente un'attività di solidarietà.
Ho incontrato a tavola il mio amico di Sant'Egidio col quale abbiamo organizzato sei anni fa Wine for Life - soldi per curare l'Aids in Africa - e anche recentemente l'ho incontrato per organizzare Food for Life - cibo per l'Africa.
Forse il luogo dove ci si incontra e quello di cui si discute e che si progetta sono momenti indipendenti.
L'importante è fare qualcosa di utile.
Ognuno ha la sua storia e la sua sensibilità.

15 Nov 2009 | ore 19:18

Certo, concordo, è una questione di "politiche".
Contestavo solo la visione "negativista" (si può dire? boh...) della grande agricoltura d'esportazione. La FAO e altri organismi internazionali, come la Banca Mondiale, possono solo indicare soluzioni e proporre consigli, ma dall'altra parte ci deve essere qualcuno che ascolta e mette in pratica.
E' indubbio che organismi come la FAO e altre organizzazioni coprano enormi sprechi, e che a volte siano un po' organismi autoreferenziali che "nutrono" i propri funzionari. Ma la stessa cosa si potrebbe dire di molte ONG anche blasonate, che paiono egualmente autoreferenziali e badano più ai media occidentali (e ai finanziamenti per il proprio personale) che ai poveri che a parole dicono di voler aiutare.
Insomma, non c'è da stare allegri.

morti di fame o inquinati? Bella alternativa. Si può trovare una giusta via di mezzo, ed è a questo che servirebbero i consigli degli organismi internazionali. Anche qui in Italia l'agricoltura tradizionale non è più come 30 anni fa. Il problema, ancora una volta, è dall'altra parte per quei paesi, in strutture politiche deboli o inesistenti, sistemi legali tribali e corrotti e nessuna certezza. :-(

15 Nov 2009 | ore 19:19

accidenti che supponte sto Bressanini un po' di umiltà mai?

15 Nov 2009 | ore 19:48

SUPPONENTE (da brava ignorante comunista quale sn)

15 Nov 2009 | ore 19:49

peccato che tutto quello di buono che facciamo non serva praticamente a nulla finchè i 4 coglioni che comandano il mondo non decideranno di cambiare qualcosa...

15 Nov 2009 | ore 20:24

Sonia, non capisco il suo commento, ma come diceva Ferrini "mi adeguo" :-)

15 Nov 2009 | ore 20:40

@dario: (non me ne preoccuperei :-)
ps: legga questo intanto
http://www.mentelocale.it/cinema/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_15506

16 Nov 2009 | ore 08:45

non posso che essere d'accordocol capo stavolta.
la fame credo sia tutt'oggi la principale causa di morte nel pianeta.
quindi non si tratta di "qualcuno che muore di fame".
ma passa sotto silenzio, come i 40.000 (quarantamila) morti al giorno per malaria, una malattia che non c'è più da noi.
e non ce ne frega niente.
c'è chi se la cava con una preghierina prima di abbuffarsi a pranzo e cena.
e chi si accultura e tiene informato gurdando il puttanume che sta nella tv.

16 Nov 2009 | ore 09:01

Molti problemi del terzo mondo, come questo ad esempio, sono causa della corruzzione che sta nel terzo mondo stesso. Il fatto che in uno stato ci sia la fame non significa necessariamente che non ci sia il cibo. Un po come avviene per il petrolio e la povertà.
E' difficile fidarsi di tutte queste associazioni che combattono contro la fame nel mondo e spero di scoprirne una fidata un giorno.
Volevo ricordare l'esempio di un ristorante, di Ducasse se non sbaglio, che da ogni coperto veniva devoluta una parte per associazioni contro la fame nel mondo. So che sa tanto di lavata di coscienza però può essere un inizio.
Inoltre c'è il problema delle culture locali che rendono i nostri interventi spesso impossibili, mia madre ad esempio a lavorato in Nicaragua e a quanto diceva, gli abitanti locali progredivano molto lentamente e non vedevano il problema fame con il nostro punto di vista.
E' un problema immane, di proporzioni pari a quello dell'aids.

16 Nov 2009 | ore 10:08

in africa forse, ma in europa ed occidente in genere l'aids è un fenomeno mediatico.

16 Nov 2009 | ore 10:14

Che vuol dire ''fenomeno mediatico''???
Una montatura? Andiamo bene...

16 Nov 2009 | ore 10:55

vuol dire che ha molta più risonanza qualche caso di aids in europa che
- 17.000 (diciasettemila) bambini che muoiono ogni giorno di fame
- 40.000 (quarantamila) persone che muoiono ogni giorno di malaria.
sarebbero più di ventimilioni di morti l'anno.
però vuoi mettere quanta pruderie stuzzichi una patologia trasmessa sessualmente?
e da persone devianti, tipo omosessuali e tossici, poi?
nel 2007 200 morti in italia.
e circa 1600 sul lavoro.
per dire.

16 Nov 2009 | ore 11:06

leggo i commenti (e il post) e mi stupisco che nessuno riesca a vedere il punto della questione: i nostri suffle', i nostri SUV, i nostri piumini, le nostre settimane bianche, i nostri vini barricati, le nostre malattie da sovralimentazione, tutto il nostro benessere lo pagano loro: senza la loro poverta' non ci sarebbe la nostra ricchezza. Non esiste un pasto gratis. Parlare di fame nel mondo, finche' noi paesi ricchi pretendiamo di mantenere e perfino aumentare il nostro benessere e' pura bieca e cinica demagogia.

16 Nov 2009 | ore 11:37

@ ciro
il problema dell'AIDS c'è e continua ad essere pressante. Il punto non sono più i contagi in Europa, l'emergenza continua ad essere pressante in Africa.
@ minushabens
la tua mi sembra demagogia elevata al n

Non credo nelle organizzazioni tipo ONU e FAO o IFAD o WFP mi sembrano si politicamente che umanitariamente degli specchi per le allodole.
Adesso faccio un po' di demagogia pur io
a) è necessario organizzare dei summit che hanno dei costi inimaginabili.
b) è necessario che molte delle delegazioni presenti cenino in alcuni dei ristoranti più cari e stellati di Roma in questi giorni.
c) è necessario che pernottino in alcuni degli alberghi più importantio e cari della città.
d) quanto costa il servizio di sicurezza messo a punto in questa occasione.
e) non si potrebberò investire i quattrini non spesi per questo meraviglioso evento organizzando delle splendide videoconferenza a km 0, considerado sopratutto che il più delle volte non si arriva a nulla.
f) quanto siete emozionati per la presenza di Gheddafi a Roma e quanto bene porterà alla FAO.
g) la FAO che dovrebbe risolvere i problemi del mondo che tipo di contratti offre ai propri dipendenti? quanto tempo passa prima che uno possa diventare staff? quali escamotage usano per offrire in continuazione contratti a tempo determinanto. Senza pagare i contributi e tutelare i propri dipendenti.

Se dobbiamo fare una zummata sulla zozzeria facciamolo e se dobbiamo denunciare le cose che accadono e che ci indignano denunciamole.

Chiedo scusa per il tono.

16 Nov 2009 | ore 12:08

sono d'accordo ed informato sul fatto che il contagio sia in africa ormai.
del resto quello che volevo dire è che a noi di come muiano gli africani (aids, malaria, fame) non ce ne frega una cippa.
basta non vederli nelle nostre città.
muoiano sì, ma a casa loro.

16 Nov 2009 | ore 12:12

il sistema capitalistico occidentale odierno si basa proprio su questi milioni di morti di fame! C'è poco da dire e da pensare, non si può giocare più indiscriminatamente su due tavoli e fare finta di niente, sarebbe come quel tale che suonando il piano nel saloon si stupisce su quali loschi intrallazzi compiano le signorine al piano di sopra...
Ha molte ragioni Bressanini sul "relativismo" del Km O e agguingerei anche su una riflessione sulle coltivazione Ogm, o crediamo davvero che il fagiolo andino possa sfamare il sudamerica? Noi occidentali abbiamo la spocchia di affamare il mondo, per avere sempre più cose belle nelle nostre case (malgrado la crisi) e poi dire quello che è giusto ed è sbagliato secondo il nostro metro... Personalmente lo trovo intollerabile! Ma sicuramente non sarà la Fao (con i suoi lauti stipendi) a risolvere tuttociò, sulla sostanziale inutilità e vetustà di questo organo siamo tutti d'accordo (credo)...
Le soluzioni non sono semplici e certo non passano solo attraverso le associazioni volontarie...
personalmente, sarò ingenuo, penso che passino attraverso i comportamenti sani di ogni singolo. Non andiamo a mangiare in locali che non mettono in regola i lavoratori (quanti sono?), non buttiamo soldi dalla finestra per inutili acque minerali, quanti hanno colf ad ore a cui non pagano i contributi? ecc, potrei andare avanti per ore indicando piccoli/grandi illeciti che vediamo tutti i gg e ai quali siamo assuefatti... Ecco secondo me, ma è assolutamente personale, non si risolverà mai il problema del mondo povero se non iniziamo a cambiare noi! A preoccuparci realmente degli altri...
Ciao A

16 Nov 2009 | ore 12:15

@ A.A.
Un altra piccola osservazione. Credo che noi cittadini d'Italia dovremmo stare un po' più attenti quando additiamo e ci indignamo per la corruzione, vera e propria piaga di tutti i paesi del terzo mondo. Non mi è chiaro, leggendo le cronache giudiziarie e avendo in mente sia la I che la II Repubblica se, parlando di corruzione, sia più corretto considerare l'Italia un paese del terzo mono o occidentale.

16 Nov 2009 | ore 12:22

LA FAME DEL MONDO E' UNO DEGLI ASPETTI MENSIONATI NELLA BIBBIA IN MATTEO QUANDO SIAMO NEGLI ULTIMI GIORNI DEL SISTEMA DI COSE..
GLI UOMINI NEGLI ULTIMI GIORNI SONO EGOISTI E PENSANO SOLO A SE STESSI QUINDI NON SI RISOLVERA' MAI NIENTE............. GLI UOMINI NON SONO DEGNI NEANCHE DI DIRIGERE I LORO STESSI PASSI.......

16 Nov 2009 | ore 12:47

del resto il 2012 è vicino...
Ma perché urli?
ciao A

16 Nov 2009 | ore 12:50

fosse solo quello.

16 Nov 2009 | ore 13:36

I problemi sono tanti, vari e complessi.
Personalmente, sono convinta che serva una rivoluzione nel nostro modo di mangiare e di consumare (un ragionamento che mi ha indotto a diventare vegetariana 15 anni fa). L'idea che si debba/possa mangiare carne tutti i giorni magari due volte al giorno è una componente insostenibile del nostro sistema alimentare (e questo vale anche, per dire, nell'Africa subsahariana, dove l'aumento della popolazione fa aumentare gli armenti... e il deserto si espande).
Le multinazionali agroalimentari sono parte consistente del problema, non certo la soluzione: dal monopolio delle sementi e dei fertilizzanti al degrado ambientale connesso agli allevamenti intensivi o alle monoculture, all'importazione di pangasio a basso prezzo dal delta del Mekong, uno dei fiumi più inquinati nel mondo. Potremmo continuare all'infinito. I costi ambientali, nell'attuale modello, non li paga nessuno (se li ritroveranno sul groppone i nostri nipoti e pronipoti, se ne sopravviverà ancora qualcuno). Anche i costi nascosti del cibo a basso costo in occidente non fa che impoverire il sistema globale: il sistema di aiuti all'agricoltura in EU e negli USA è scandaloso, ma a tutti va bene così.
Mi dispiace ma non sono d'accordo con Bressanini. Sarà che ho vissuto in Africa, e ora vivo parte dell'anno in UK, dove la verdura e la frutta arrivano da tutto il mondo, si trovano fresche tutto l'anno, ma non sanno di niente (mentre se si comprano prodotti locali, c'è senz'altro meno varietà, ma qualità eccellenti).
Tra il Km0 e la frutta importata dalla Nuova Zelanda e dal Cile ci sarà pure una via di mezzo. Fermo restando che è inevitabile e anche positivo che certi prodotti viaggino (l'olio e il vino lo fanno da almeno 4000 anni).
Ma che la bresaola valtellinese sia prodotta con carne di zebù cresciuto in Brasile (perché in Italia non si trovano allevatori che crescono vacche abbastanza magre), ecco... mi induce sempre a interrogarmi sulla sensatezza del tutto.

16 Nov 2009 | ore 15:44

Il papa va alla Fao e dice: "basta opulenza e sprechi!".
Avete idea di quanto spende solo di sartoria all'anno, quest'uomo? lo sapete che ha riscoperto i cappelli medievali, tra cui il camauro (velluto rosso, ermellino, piume di cigno), e il galero, con le nappe?

16 Nov 2009 | ore 15:57

Ad esempio son le 19,26 e io c'ho una fame della madonna.

16 Nov 2009 | ore 19:26

trovo abbastanza vergognosa tale ironia:-|

16 Nov 2009 | ore 20:34

Attento, a volte si ingurgitano bocconi troppo grossi che si bloccano a mezza via......in un certo senso è una differente morte per fame.
.
Detto senza ironia alcuna: trovo molto puntuali ed azzeccati i commenti di Ciro.
Ciao

16 Nov 2009 | ore 21:36

... poi, il 75% del bilancio della fao viene speso per mantere il "carrozzone"...e intanto gli altri muoiono di fame...

17 Nov 2009 | ore 00:48

innalziamo una preghierina in tal senso alla madonna in questione.
che tenga lontane, nel momento giusto, persone addestrate alla manovra di heilmich.

17 Nov 2009 | ore 08:41

Caro signore, Sua Santita' e' persona elegante e di cultura. E quindi? Dovrebbe andare in giro in flip-flop e canottiera per potersi permettere di dire quello che ha detto?

17 Nov 2009 | ore 10:31

potrebbe pure andare in giro vestito come gli pare e e non scassare i cabasisi.
si interessasse del proprio staterello, che non ci paga l'acqua di abbeverazione nè l'acqua conferita in fogna italiana (che schifo la fogna del vaticano!), di un kmq abitato solo da uomini (?) vestiti da donna dediti ad aberranti pratiche sessuali.

17 Nov 2009 | ore 10:39

Credo stia esagerando...

17 Nov 2009 | ore 11:32

Posso segnalare questo articolo di Anna Meldolesi sull fame e la FAO? http://annameldolesi.italianieuropei.it/2009/11/il-fallimento-della-fao.html (tra l'altro sorella di una commentatrice, ogni tanto, qua sul papero ;-) )

17 Nov 2009 | ore 11:37

siamo perfettamente d'accordo.
anch'io credo il papa stia esagerando.
pagasse l'acqua almeno.

17 Nov 2009 | ore 11:37

aby, mi sfugge il motivo per cui e' positivo che certi alimenti non siano a km 0 (olio e vino) mentre altri e' negativo che lo siano.

Forse perche' olio e vino li produciamo noi? ;-)

in UK le verdure e la frutta arrivano necessariamente dall'estero, perche' non c'e' il clima adatto per coltivarle. Se non sanno di nulla e' un problema di offerta sul mercato, non di qualita' alla partenza. Io qui in italia trovo dell'uva cilena STREPITOSA :-)

L'alternativa, per UK, sarebbe quella di NON mangiare verdure e frutta. Con ovviamente un aumento di tumori e altre patologie diffuse, che costeranno al servizio sanitario ben piu' di un pomodoro spagnolo o una mela trentina (Noi italiani, per la cronaca, esportiamo frutta, per cui non e' il caso di gridare troppo al km0 che poi qualcuno all'estero lo mette in pratica, con buona pace di coldiretti ;-) )

17 Nov 2009 | ore 13:37

mi permetto di tornare un attimo sul pesce persico, perche' forse e' esemplificativo di quello che succede, credo nella maggior parte dei paesi del terzo mondo, fuori dal circuito del commercio equo e solidale (e voglio avere fiducia in quello, senno' non so piu' dove sbattere la testa):
il film "L'incubo di Darwin" di Hubert Sauper e' un documentario di qualche anno fa in cui si denuncia lo scambio criminale tra il paese produttore e i paesi occidentali che in cambio forniscono armi, e la completa poverta' in cui versa la popolazione locale, che lavora il pesce e poi si nutre degli scarti. E tante altre conseguenze nefande dell'inserimento artificiale di questa specie nel lago Victoria.

Alla fame nel mondo purtroppo tutti, chi facendo qualcosa in piu', chi facendo qualcosa in meno, pensiamo per qualche minuto e poi torniamo alle nostre tavole imbandite ed alla nostra vita basata sul consumo di energia e di risorse naturali: nessuno di noi vi rinuncerebbe (o forse si, e allora pardon), ma noi consumiamo la maggior parte delle risorse del pianeta, e condividerle costerebbe, ci costerebbe il nostro stile di vita, non il bollettino versato all'associazione di volontariato.
Questo e'' quello che sento di dire almeno su me stessa: il bollettino, altro mercato, ci sta tutto, ma il senso di ipocrisia che mi porto addosso e' sempre troppo grande.

17 Nov 2009 | ore 17:50

Guardi chi esagera è lei Ciruzzo: ma come si permette di dire ste amenità? Preferirebbe avere un bel califfo invece dell'adorabile Benedetto? Sti comunisti... andassero a Teheran! Ora pro nobis...

17 Nov 2009 | ore 20:40

porca miseria!
dovevo essermi distratto.
non avevo capito.
comunque amen/ità non ne dico dal tempo dell'oratorio.
non capisco(sour) proprio come mi sia permesso.
ma è proprio necessario scegliere fra un papa ed un califfo?
opzione califfa azzerata?
settimana prossima vado ad istanbul. vale uguale?
oro pro nobis.
ma anche oro pronubis.
oppure os pro domo mea.
e pensare che, provenendo da famiglia modesta, non mi sono neanche potuto permettere di studiare.
eppure quante me ne escono in latinorum.

18 Nov 2009 | ore 10:06

Mi sa che non ci capiamo, e forse non importa. Non è vero che in UK non crescono frutta e verdura: al supermercato trovo ottime mele e pere britanniche, biologiche e non. E poi trovo anche mele e pere italiane, neozelandesi, statunitensi.
E mi chiedo: che senso ha, in UK, paese con ottime produzioni di mele, importare mele dalla Nuova Zelanda? (Ma per stare sugli ortaggi, al farmer's market trovo anche pomodori di produzione scozzese, e non sono peggio di quelli olandesi o spagnoli di serra, anzi.)
Idem per l'agnello. Un'amica italiana che alleva pecore per fare formaggio, ci ha raccontato che quasi tutto l'agnello che si vende in Italia arriva dalla Nuova Zelanda, mentre quello italiano non ha mercato perché i carré sono più piccoli e i ristoratori li vogliono più grandi, mentre le costine non le vuole nessuno. Ha senso?
A me paiono storture nel nostro modo di consumare: voglio solo i carré e non il resto dell'agnello e me li faccio arrivare dalla Nuova Zelanda, voglio l'uva anche in febbraio, che mi importa se devo farla arrivare dal Cile (con tutto quello che comporta in termini di costi, inquinamento, eccetera)? È un circolo vizioso che non aiuta nessuno.
E di certo non aiuta i paesi in via di sviluppo, cui impediamo (de facto) di esportare a prezzi competitivi con tutti i nostri sussidi all'agricoltura (vedi i pomodori marocchini), o che costringiamo a politiche agricole suicide dal punto di vista dello sviluppo e dell'ambiente, vedi l'allevamento di carne in Brasile (tra cui lo zebù per la bresaola valtellinese) che è una delle principali cause di deforestazione.
Non sono contraria per principio alla circolazione delle merci, ma trovo che sul cibo - come società - negli ultimi 50 anni abbiamo perso la bussola e il buonsenso. E ci stiamo dando la zappa sui piedi. Ecco.

18 Nov 2009 | ore 14:52

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