29
Nov 2009
ore 00:17

Stregati da una minestra di patate

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pasta_patate.jpg

Pochi giorni fa ho mangiato una minestra di patate commovente e mi sono ricordato del ragù napoletano, che ficata quel piatto.
E' piaciuto il racconto perché nella ricetta, nella storia, nelle immagini rubate alla cuoca mentre lavorava, immagini casalinghe magari non belle, non lavorate, nè "fotoshoppate" come si usa dire tra addetti ai lavori, c'era la memoria del nostro cibo e delle nostre tradizioni.
In un momento di confusione e di difficoltà si sente che l'anima popolare e contadina viene fuori con tutta la sua forza e umanità.
Certo, per passione e per lavoro ho conosciuto, ammirato, amato cuochi e luoghi dove si fa innovazione, le nuove cucine che da Adrià in poi hanno segnato una nuova strada del gusto e del buono e questo non mi ha impedito di scrivere anni fa un editoriale intitolato "Elogio della polpetta".
Perché la storia del gusto di ognuno di noi è nell'oggi ma affonda e si mescola anche al ricordo indelebile della tradizione, che per noi è quella della grande cucina regionale italiana.

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Non so se sia un fatto generazionale ma io ormai ho bisogno di una bella dose di cose vere, che abbiano spessore, abbiano una storia, del fascino e se si parla di cibo penso anche alle ricette della tradizione che sono un terreno affascinante, tanto più se si può vivere tutto questo in una casa, a una tavola e in una cucina familiari, con il rito della preparazione, la bellezza dello stare insieme, parlare, magari ancora di cibo, ma non solo, perché è come viaggiare nel tempo, avanti e indietro, alle prese con i ricordi dei sapori e delle varianti.
La funzione della cucina appare allora come strumento maieutico e se penso a un grande bollito eccito le papille gustative ma muovo anche il ricordo e nel prepararlo esercito la conoscenza e la manualità.

pasta_fagioli.jpg

La cucina con le sue tradizioni è un porto sicuro dove si torna quando viene voglia di ritrovare le proprie radici e la nostra storia e quella della famiglia, della mamma, di una zia, della nonna.
La sfoglia tirata in casa con mattarello per poi fare i tortellini era una rito che coinvolgeva grandi e piccoli in una catena di montaggio ed è un mio ricordo bello, caldo, come la sequenza di un film che ti è rimasto indelebile nella memoria.
Questo è il mio ricordo ma per altri saranno piatti diversi, magari la preparazione delle lasagne o della parmigiana di melanzane o di altri cento piatti della nostra cucina regionale.

Mi piacerebbe sapere quali sono per voi i grandi piatti della tradizione e della vostra memoria?
Il piatto classico è solo un ricordo o è anche tradizione che si perpetua e ripete a casa vostra?
Se ci pensate bene cucinare per le grandi occasioni è ormai il principale momento di aggregazione familiare, tra un passato dove si viveva nella tradizione e un presente più difficile, sfrangiato, senza più, tanto per fare un esempio, il pranzo della domenica con la famiglia riunita e i piatti che sono parte della storia di ognuno dei nostri nuclei familiari.

FOTO PAOLO DELLA CORTE / FOODREPUBLIC

commenti 60

...l'aspetto umano del direttore... dietro quell'aspetto tecnologico futuristico batte un cuore di pommarola :) se adrià legge sto post ie pia un colpo

30 Nov 2009 | ore 08:38

Il profumo del brodo,la domenica mattina,quando io e miei frateli tornavamo dalla messa,che ci avvolgeva al rientro in casa,con l'aspettativa dei passatelli o dei tortellini e ancora il profumo dei tortelli ripieni di savor e poi fritti.
Momenti bellissimi,indimenticabili,difficili da ripetrsi adesso.
Grazie Direttore,bel post che mi hà fatto ricordare
cose un pò dimenticate.

30 Nov 2009 | ore 08:46

...il Cardone in brodo della vigilia di natale in tutto l'Abruzzo. Un piatto che si mangiava una volta l'anno e si attendeva con trepidazione: Brodo di pollo chiarissimo e saporoso, cardi selvatici a vapore puliti, spinati e fatti a concassé, pallettine di carne fritte e stracciatella, il tutto assemblato insieme in una unica minestra calda che riesce ad essere insieme: casa, radici e infanzia ;-)
Ciao A

30 Nov 2009 | ore 09:23

ovviamente non della vigilia, ma di natale...

30 Nov 2009 | ore 09:24

Ho un ricordo indelebile di mia madre che dalla sera prima iniziava a dire con tono solenne che l'indomani avrebbe fatto il Brodetto (di pesce alla fanese).
La mattina successiva presto al mercato a scegliere i pesci, poi da mezza mattinata a sminuzzare la cipolla, tritare il prezzemolo, poi pulire e preparare il pesce (MAI farselo pulire da terze persone, MAI). Poi "brustolire" le fette di pane e sedersi a tavola con il padellone enorme bello pieno e profumatissimo. Naturalmente piatto unico, da mangiarne a sazietà.
Il tutto innaffiato solo da dell'ottimo Verdicchio di Jesi.
Io a casa continuo a farlo ma chissà perchè non è mai venuto tanto buono come quelli preparati allora......
.
Ciao

30 Nov 2009 | ore 09:41

Le lasagne verdi della nonna, quelle dei periodi di festa, con i bordi "croccanti" e un po' bruciacchiati che mi litigavo con le mie cugine. Che pure le nostre mamme facevano attenzione a dividere in parti uguali

buona giornata,
ale

30 Nov 2009 | ore 09:55

I Cappelletti di Natale.
La vigilia di Natale in casa mia c'era e c'è un'agitazione per fare i cappelletti.
Sfoglia tirata a mano e poi lasciata seccare sul letto dei grandi, ripieno di Maiale, Vitello, Pollo,
salsiccie,ricotta e noce moscata, brodo di cappone e misto di carne di manzo (ossa comprese), taglio della pasta con il bicchiere grande, perchè il cappelletto deve essere grande, e poi il giorno successivo cottura nel brodo e poi riposo per 20 minuti per amalgamare al massimo i sapori.
E a S. Stefano i cappelleti vengono proposti in sugo di carne.
E' la tradizione bellezza.

30 Nov 2009 | ore 10:00

I miei ricordi sono le lasagne della domenica, l'odore del ragù all'anatra, la sfoglia, il babbo che gironzola per casa spilluzzicando qua e la e io che sto bene.
Direttore, i miei complimenti, quando non parli di politica sei un tesoro.
Parla più spesso di cucina, quella umana e più vicina alla gente.

30 Nov 2009 | ore 10:06

Ricordi vivissimi della 'süpa' tradizionale che cucinava mia nonna (valdese) quando si andava in vacanza d'estate tutti assieme nella Val Germanasca, in provincia di Torino, dove si trovavano ancora (e credo ancora oggi) i grissini lunghi stirati (quelli con ancora attaccato un po' di pangrattato in superficie e impacchettati nella carta oleata). Süpa che mia nonna cucinava in una grande pirofila che usciva fumante dal forno; con una dorata crosta superficiale di grissini e toma locale. Indimenticabile. Ora che ci penso, devo recuperarne la ricetta.

30 Nov 2009 | ore 10:07

I troccoli della nonna con il ragù di polpette e braciole. Un angolo di meridione - Foggia, per essere precisi - nelle uggiose domeniche autunnali di Milano. Il sabato sera dormivo da lei, per non perdermi il rituale della mattina. Il profumo del mio caffelatte si mischiava a quello dell'impasto per le polpette e del ripieno delle braciole. Intanto nella pentola soffriggeva il lardo, e io non vedevo l'ora che nonna ne tirasse via un po' per mangiarlo con il pane. Poi sulla tavola apparivano gli attrezzi per fare i troccoli, sui quali primeggiava la chitarra. Nonna faceva strisce di pasta, le adagiava sulle corde, con una spazzola le pigiava e con un bastoncino in legno raccoglieva gli spaghetti che ne nascevano. Io e mia zia ne mangiavamo qualcuno crudo, e non so perché ci piacevano da morire.

30 Nov 2009 | ore 10:09

non troverete il link al mio blog, nel post precedente; ho sbagliato a trascriverlo... se volete usate quello che appare in questo ;-O

30 Nov 2009 | ore 10:10

Bisognerà anche scriverle queste ricette di casa ed è la cosa più difficile perché le ricette sono utili solo se riproducibili, cioè scritte in tutte le loro parti, con le giuste dosi e il racconto della sequenza di lavorazione.
Molte volte si scoprono le varianti alle ricette note e codificate.
Una vera miniera di trucchi, consigli e anche novità dettate dall'esperienza e dal passa parola di madre in figlia, da suocera a nuora, da amica ad amica.

30 Nov 2009 | ore 10:29

Io ricordo ancora il profumo del sugo della domenica, sugo di carne, non ragù.
La colazione, a mezzogiorno, era due fette di pane e sugo.
E poi spesso con l'avanzo dello stesso sugo, mia mamma ci faceva i supplì, una libidine!
Quando ci voleva coccolare, invece, le frittelle di riso.
Sono state tra le prime ricette che ho scritto, cercando di ricordarmi tutti i suoi gesti, per timore di poterle dimenticare.
Il bello è che è stata lei, qualche tempo fa, a chiedermi la ricetta delle frittelle di riso, non si ricordava più come le facesse ;-)

30 Nov 2009 | ore 10:49

La pasta e piselli con brodo d'arzilla.
I rigatoni con la pajata.
Diventa difficile rincorrere la tradizione, quando non è più nel quotidiano...

30 Nov 2009 | ore 10:55

Mi ricordo due sapori legati alla mia infanzia, e legate al ricordo di mia bisnonna.
1) i ciccioli fatti in casa ottenuti solo ed esclusivamente dai nostri maiali
2) la Gibanica leggere Gibaniza piatto serbo, che poi non è solo serbo, all'apparenza puo sembrare un timballone ottenuto però da pasta fillo meglio nota come jufka e formaggio oltre ad altri ingredienti. Una vera poesia.

30 Nov 2009 | ore 11:00

Buttiamo le giù queste ricette ognuno una che lei potrebbe lasciare appese e noi potremmo consultare di tanto in tanto. Potremmo essere, almeno idelamente, uniti, oltre che dalle tastiere e monitor anche da profumi e sapori.

30 Nov 2009 | ore 11:04

La parmigiana di melanzane!!! Ci ho anche scritto un libro, anzi più di uno! Ma soprattutto mi piace sottolineare l'aspetto liberatorio, oggi, dello sdoganamento della cucina di casa, o comunque della cucina chiamiamola "personale". Questa è stata ed è una delle grandi libertà che ci siamo prese con Annalisa (Barbagli) e con l'ottimo Bonilli, nel pensare ai nostri libri "Cucinare insieme", riscoprire antiche e nuove passioni senza dover per forza sentirci "moderni", recuperare insomma proprio il piacere del cucinare insieme. Non è poco.

30 Nov 2009 | ore 11:48

concordo: Bonilli, perchè non apre un 'virtuale' ricettario 'della nonna' scritto da noi lettori? poi se vuole, lo pubblica... lo promuove, insomma fa un po' quello che ritiene più interessante per la divulgazione di uno straordinario patrimonio gastronomico...

30 Nov 2009 | ore 11:48

Indimenticabile l'odore di semola e il sapore fresco dei ravioli crudi che riuscivo a carpire durante la preparazione nella cucina di mia nonna. L'odore del fritto che inondava la tromba delle scale nel periodo di carnevale, tra zippole e fatti fritti. L'ultima pasta violata che preparò mia nonna prima di morire, quello è un ricordo forte.
Ricordo anche un sapore particolare, le caramelle al latte, che mio nonno mi dava quando andavo a trovarlo nel suo negozio di vernici e ferramenta. Credo che le ricette di questi nostri ricordi vadano oltre gli ingredienti e i trucchi, credo ci sia qualcosa che si chiama "luogo", che si chiama "momento", che si chiama "paesaggio".
Un paesaggio del gusto insomma, che tra odori, colori, suoni, stati d'animo e coscenza completa una ricetta che è strettamente legata a quel contesto.

30 Nov 2009 | ore 12:03

io mi ricordo come se fosse oggi, e sono passati piu di 20 anni, le polpette di bollito con pinoli e uvetta fatte da mio nonno nella sua padella di ferro che credo non abbia mail lavato, con i mitici crostini di polenta fritta.....

30 Nov 2009 | ore 12:12

Ho già raccontato del rito domenicale della pasta fatta a mano e della preparazione ora dei tortellini, ora dei ravioli, delle tagliatelle o della psta al forno: tagli, ritagli, rondelle, ripieni, tavole di legno e macchinette a manovella. Ricordo gesti, abitudini, colori, forse sapori (del ripieno e della pasta cotta che io mangiavo en primeur): ricordo meno i profumi.
Delle lasagne al forno, che io apprezzavo con la ricotta rispetto alla odiata besciamella, ricordo la croccantezza delle sfoglie ai bordi e il taglio netto al coltello, simbolo di perfezione rispetto alle lasagne pasticciate e scivolose.
Dei tortellini e dei ravioli il morso, la consistenza, distinguevo subito quei pochi che avevo fato io, molli e vuoti.
Insomma, ricordi tattili più che olfattivi.
Leggevo ieri su Repubblica l'articolo sui sapori del bollito e ho goduto pensando al Natale che si avvicina: Natale è rimasto un po' il baule dei ricordi a tavola, ricordi fatti di tortellini, brodo, bollito misto, cappone, salsa verde, cima, ma anche prosciutti e salame, filetti in crosta o fagiano o piccione.
Ho goduto pensando al Natale, dicevo: cosa strana, da tempo non capitava. Sarà l'età, ma voglio sperare anche il frutto di quanto stiamo dicendo, scrivendo e leggendo da tempo: recuperare e riassaporare la condivisione, rileggere in un piatto le nostre conoscenze e la nostra piccola storia, tralasciare almeno a casa, anche se Natale, le mode, gli orpelli e il futilmente costoso. Cucinare e mangiare insieme, appunto.

30 Nov 2009 | ore 12:54

..lo stufato d'asino o "mùsso" con la polenta.
Un rituale che si ripeteva ogni anno proprio in questa giornata, in occasione del compleanno ed onomastico di mia madre 75enne, veneta.
Ricordo le giornate precedenti; acquisto, frollatura, taglio delle carni, preparazione in un pentolone enorme. Il profumo dello stufato con le spezie.
Tavolata di oltre 30 persone che non potevano rinunciare alla polenta e mùsso di mia madre. Le facce dei commensali, mentre mangiavano il loro piatto succulento. I bis.. i tris.. il vino del contadino, la grappa.
Indimenticabile.

30 Nov 2009 | ore 14:23

Bè, mi sembra che qui le nostre nonne la fanno da padrone.

è proprio vero quello che si dice di noi... :)

30 Nov 2009 | ore 14:24

le polpette di bollito, con un filo di noce moscata.

30 Nov 2009 | ore 14:56

da vera lombarda quale io sono rispondo: il risotto alla milanese (barocco nel suo oro e nelle sue cipolle in sottofondo che quasi si scioglievano in bocca)e la cotoletta che mi faceva la mia nonna

30 Nov 2009 | ore 15:15

L'idea del ricettario virtuale è eccezionale. Pronto ai miei contributi (meglio, quelli della mia nonna e della mia mamma)

30 Nov 2009 | ore 15:43

Con questo post, Bonilli, siamo in piena sintonia.
Sono commosso!
S.

30 Nov 2009 | ore 15:44

Sapori e profumi d'estate....Zucchina lunga, bollita con un po' di pomodoro e cipolle. E poi la pasta con i tenerumi.
In inverno l'odore dell'arrosto panato alla palermitana, e l'odore dei cavolfiori bolliti che preannunciano pasta con i "broccoli arriminati" o con i "broccoli a minestra".
Per chi volesse provare qualcosa di unico una bella tazza di acqua di cottura dei cavolfiori con una spolverata di parmigiano....

30 Nov 2009 | ore 16:03

I pansoti col sugo di noci, un piatto divino della tradizione ligure (probabilmente "partorito" nella val di Recco). Sfoglia bianca (senza uova nell'impasto, solo acuq, farina ed un goccio di vino bianco) e per ripieno il prebuggiun, in misto di erbe selvatiche, tra le quali la più conosciuta è il tarassaco. A condirli il sugo di noci, senza aggiunta di panna. Li preparava mia madre quando aveva ancora la forza di scendere nelle "fasce" (le nostre strette lingue di terra strappate alle montagne e sostenute dai muretti a secco) a scegliere le erbe e a raccogliere le noci. Puro godimento.

30 Nov 2009 | ore 16:09

I piatti della mia memoria non è che collimino sempre tanto con "tradizione" in senso classico. A casa dei miei genitori, escludendo i prodotti industriali, quelli che mi ricordo di più sono:
omelette in brodo e con la marmellata, cavole e patate i vari modi, wurstel, risotto alla milanese d'ispirazione lato paterno.

Riso e bisi, bollito, semolino salato in minestra o dolce, pane e caffelatte (come cena) d'ispirazione lato materno.

Però erano ugualmente classici cose tipo farfalle con panna, piselli e prosciutto o insalata di riso e per le serate con invitati la "(fondue) bouguignonne".

Allargando ai classici di prozii lontani, bisnonna, amici e parenti dalla nonna (che lavorava e non ha praticamente mai cucinato ma c'era spesso gente più varia a casa sua e che cucinava anche) posso aggiungere:
zuppa di pane e cavoli, minestra di fagioli, minestra di riso e castagne, polenta (e latte o burro o formaggio o baccalà o spezzatino al sugo), gnocchi di patate, acciughe al bagnet vert o rus, bagna caoda (quella con latte e/o panna), frittelle di mele, strudel, canederli, biscotti di Natale tedeschi.

Come varietà, non mmi posso lamentare! :-)
I piatti più complessi però raramente li ho visti preparare, quindi ricordo scene e sensazioni sparse anche episodi in cui giocavo anch'io a cucinare ma non saprei certamente tradurli in ricette per filo e per segno... :-(

30 Nov 2009 | ore 17:43

non si può avere questa ricetta? sento già che mi piace! non ho mai mangiato la minestra di patate....)))
tanti ricordi legati ai piatti tradizioni della nostra famiglia bolognese, ma se devo pensare a un sapore unico "i borlenghi" che ci cucinava la mamma
che spettacolo e che sapore unico!

30 Nov 2009 | ore 18:19

Gli gnocchi di semolino alla romana, con il parmigiano sopra che in forno faceva la crosticina ed il sugo semplice a parte da metterci sopra. Non so se rispettano la tradizione ma mia madre li faceva così.

30 Nov 2009 | ore 18:20

Sono scappato di casa a tredici anni, in senso gastronomico, per fuggire dalle polpette di mia madre chiedendo asilo ad alcuni operai che lavoravano in un deposito di una casa editrice nel parco dove abitavo.
Mi adottarono e così tutti i giorni compravo la mia colazione insieme a loro. Mortadella e provolone, cicoli e ricotta con un pò di pepe e sale, pomodori con tonno e mozzarella.
Ma c'erano anche i giorni che si portavano il pentolino da casa con delle stratosferiche pasta e patate, pasta e fagioli, braciole con il ragù, salsiccie e friarielli.....e siccome diventai la loro mascotte c'era spesso la porzione anche per me.
Le mogli conoscevano tutti i segreti della cucina napoletana ma ricordo una di loro in particolare che ripeteva sempre "non basta conoscere le ricette, per saper cucinare ci vogliono occhio e gomito..."

30 Nov 2009 | ore 18:33

Pasta e patate, uno dei miei piatti preferiti....evviva la tradizione a tavola!!!!!!!

30 Nov 2009 | ore 19:19

Ps: per me meglio gli spaghetti spezzati che che i maccheroncini

30 Nov 2009 | ore 19:20

Ecco la ricetta di Annalisa Barbagli:

Tritare una cipolla e, separatamente, anche 2 coste di sedano e una carota. Sbucciare e tagliare a dadini 1 chilo di patate a polpa gialla e lasciarle in attesa immerse in nell’acqua. Tagliare a dadini 2 fette spesse di prosciutto crudo con la sua parte di grasso (60-70 g) e 6 pomodorini belli maturi (o 3 pelati). Far appassire la cipolla in 3 cucchiai d’olio d’oliva senza farle prendere colore. Dopo 10 minuti unire il trito di sedano e carota e il prosciutto. Far rosolare e quando il soffritto prende colore, bagnare con ½ bicchiere di vino bianco. Quando è sfumato unire le patate sgocciolate e farle insaporire qualche minuto nel soffritto, mescolando. Aggiungere acqua bollente che sopravanzi di 2 dita (e se c’è anche una crosta di parmigiano raschiata). Cuocere per 15 minuti e unire 250 g di pasta mista (o altra pasta di piccolo formato), i pomodorini e qualche foglia di basilico spezzettata. Portare a cottura e alla fine aggiungere una bella macinata di pepe. Servire con parmigiano grattugiato o, secondo l’uso napoletano, con scamorza affumicata appassita grattugiata.

Una minestra da sballo che noi mangiamo durante le sedute fotografiche per i libri della collana Cucinare insieme.

30 Nov 2009 | ore 19:22

Sul tema del ricordo associato alla cucina, le segnalo questo bell'articolo dell'amico Dante De Benedetti: http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=5234

Un caro saluto.


Filippo

30 Nov 2009 | ore 19:35

Non sono maccheroncini ma pasta mista, l'ideale per questa minestra :-)

30 Nov 2009 | ore 19:44

Mia nonna abitava in campagna e faceva il pane in casa e lo cuoceva nel forno a legna, lo faceva una volta alla settimana. Alla fine della settimana quando c'erano i resti di pane secco, faceva " il friggione" ( cipolla pomodoro olio sale che debbono bollire ore perche' il sapore sia bello concentrato) che si mangiava con il pane ammollato nell'acqua, un sapore molto semplice ma che ancora oggi mi delizia . Anch'io sono molto interessata alla ricetta della minestra di patate ,l'aspetto e' molto molto invitante.
Grazie per i post veramente interessanti e sempre ben scritti

30 Nov 2009 | ore 19:44

Che bel post Direttore... EVVIVA!!!
In rapida sequenza mi piace ricordare:
il bollito della cui carne sfilacciata amavo (ed amo) riempire una grande ciotola insieme alle verdure, le croste di parmigiano e tanto brodo;
il lacerto glassato con la cui glassa di cipolle si condiva una strepitosa pasta;
lo spezzatino con le patate;
i pomodori ripieni di riso;
le polpette con il sugo (anche queste spesso condivano gli attuppatelli [ditalini]);
la crema gialla, fantastica quando era un po' più dura e veniva panata e fritta e passata nello zucchero con un'ombra di cannella;
la torta paradiso del nonno...
le frappe del nonno...

p.s. il nonno, da cui ho imparato ad amare la cucina, era veneto, e, sin da piccolo, sono cresciuto in un mix di (meravigliosa) cucina siciliana e (eccellente) cucina veneta... FANTASTICO!!!

30 Nov 2009 | ore 20:38

Direttore ogni volta che passo per il suoi blog rimango affascinato dai suoi post che riescono a trasmettere a pieno i suoi pensieri rimanendo essenziali e a mio parere così "veri". Inutile dirlo che nonostante io sia ancora giovane mi ritrovo perfettamente nella sua visione di cucina e periodicamente provo grande divertimento e gusto nello scoprire e realizzare le ricette tradizionali italiane che insieme ai prodotti tipici regionali sono per me le vere ricchezze della nostra terra. E' fantastico risalire all'origine del piatto seguendo passo passo le vecchie preparazioni che riportano spesso alla mente i momenti in cui da bambino si andava a sbirciare curiosi e affamati in cucina dalla nonna...E ancora più bello tentare di entrare nello spirito di quelle ricette partendo dalle più povere e semplici e capire come la cucina è parte intrinseca della nostra cultura e l'utilizzo delle nostre materie prime è legato alla storia e alla riuscita finale del piatto...Tra le ricette tradizionali, essendo romano e amante della cucina romana, mi emoziono di fronte a un piatto di amatriciana (la mia preferita) o una succulenta porzione di coda o di coratella, ma di sicuro le preparazioni simbolo immortalate fin da bambino sono le terrine colme di ravioli fatti in casa o di gnocchi conditi con quel ragù che solo le nonne riescono a fare, sapori unici che aihmè si perdono con i propri cari che se ne vanno, pur rimanendo inalterati nei nostri ricordi...
Ancora complimenti e al prossimo post.
-Lorenzo-

30 Nov 2009 | ore 22:13

Il profumo del ragù (napoletano) la domenica mattina ... la pasta e patate (si si, proprio quella fatta con la pasta mista, come si fanno tutte le minestre a Napoli) ... gli spaghetti A vongole ... la mozzarella e la provola affumicata ... le salsicce alla brace con i friarielli ... la pastiera ... il babà ... gli struffoli

E ancora oggi, dopo i Vissani e i Ciccio Sultano, quegli odori e quei sapori risvegliano un certo piacevole formicolio nella panza ...

30 Nov 2009 | ore 23:16

Mi sembrava....pura cucina di recupero:-)

30 Nov 2009 | ore 23:41

E' mattina, mi sveglio lentamente, mi giro nel letto godendo, nel poltrire, lo scorrere lento della domenica appena iniziata.
Ovattati mi giungono i rumori di casa:
il babbo in bagno che si rasa e si prepara per la passegiata domenicale in centro, la mamma che in cucina smuove pentole e piatti suonando gli stessi conosciuti e rassicuranti ritmi.
Poi piano piano mi arrivano da sotto la porta i profumi noti che si susseguono uno dopo l'altro: prima il sofritto cipolla sedano carota, poi l'aroma un po' acre della carne che sfrigola, l'acuto del vino che sfuma, il dolce del pomodoro e piano piano eccolo che arriva finalmente...IL SUGO.
Mi rigiro nuovamente nel letto, mi stiracchio tendo l'orecchio e quando inizio a sentire un fruscio regolare accompagnato da piccoli tonfi sordi di legno contro legno decido di alzarmi.
Oggi sfoglia, a mano, mattarello e spianatoia.
Vado in cucina per sapere.
La curiosità e la gola vincono sulla pigrizia,
cosa avremo oggi: lasagne, ravioli oppure i mitici tortelli di patate del casentino!
Oggi anch'io faccio il sugo, stessa ricetta della mamma, anch'io faccio la sfoglia a mano, me la cavo, la tiro anche sottile, ma non so perchè non è la stessa cosa e non mi sembrano più gli stessi profumi.
Forse per i miei figli..chissà!
Grazie Sig. Bonilli per l'opportunità del ricordo!
Marcella

30 Nov 2009 | ore 23:45

il brodo di agnello grasso e grumoso della domenica di pasqua che mio nonno aspettava puntuale.
un brodo denso dove galleggiavano macchie giallastre che emanava un profumo intenso e nauseabondo x il mi naso di bambina.
e il rito voleva che tu ci inzuppavi il pane abbrustolito... raccapricciante... troppo pochi 10 anni x quelle zozzerie.
oggi quella brodaglia.... mi manca assai :-)

01 Dic 2009 | ore 11:00

Troppi ce ne sarebbero! Sono cresciuto a Napoli, dove la tavola è al centro di qualsiasi occasione. Tra tutti: il ragu' della domenica, le caramelle al mou di mia nonna, i pescetti fritti della vigilia, la pastiera, il casatiello, la gallina ripiena e il sugo di pomodoro al basilico del giorno in cui si faceva la conserva.

Poche invece sono i piatti che ancora si cucinano... poco tempo, troppo lavoro.

01 Dic 2009 | ore 11:04

Grazie Annalisa, grazie Direttore, grazie Paolo ;)

01 Dic 2009 | ore 12:39

Lorenzo, visto che sei molto giovane fai una bella cosa: interroga le tue nonne, trascrivi le ricette, stai accanto a loro quando cucinano...non perdere tempo insomma! :-)

01 Dic 2009 | ore 12:43

le orecchiette fatte da mia zia, io le raccoglievo con una cartolina di cartone e le mettevo ad asciugare. E ne rubavo qualcuna per mangiarla cruda.
Un paio di settimane fa sono riuscita finalemente a riprodurle, con la sua abilissima tecnica, e quando ne ho assaggiata una cruda mi si e' riempito il cuore :)
Io sento il bisogno fisico di tenere in vita le tradizioni, poi di spaziare dovunque, ma con un filo di seta che mi tiene legata al posto da cui vengo, alle persone di famiglia, ai profumi di casa.

01 Dic 2009 | ore 12:45

Bellissimo il post ed anche gli interventi. Per me la cucina è divisa a metà tra Napoli ed il Salento, e ho imparato a mangiare e cucinare con questo mix di sapori. I piatti dei giorni di festa sono però tutti napoletani, e di molti ho la ricetta, compresi i mitici babà su ricetta di mia nonna. Sono anni che non li rifaccio, ma forse meriterebbe.
Quello che mi colpisce è vedere che sono tanti quelli che hanno avuto il privilegio (almeno io lo considero così) di vivere in famiglie con più di una provenienza regionale. Mi sono sempre chiesta se questa pluralità di prodotti, modi di preparare, etc non sia stata la base per una curiosità alimentare, per provare anche altri piatti, assaggiare nuovi sapori.

Comunque sono pronta a condividere le ricette delle mie nonne, testate e riprodotte varie volte: alla rinfusa, babà, scarole e fagioli, pastiera, fave e cicorie, pitta di patate, frittata di vermicelli (ma senza uova), crocchette di riso, peperoni imbottiti di melanzane, fagioli col sedano, pasta bianca e rossa (ma non di pomodoro), etc etc.
Sono piatti che ho ritrovato, a volte con fatica, nei ricettari, ma sempre con qualche variante.
Penso che raccogliere le varianti (e le evoluzioni) sarebbe molto interessante.


01 Dic 2009 | ore 15:12

Fin da piccolo sono sempre stato vicino alle mie nonne mentre realizzavano quei piatti magici ma forse ero troppo "giovane" per apprendere certe preparazioni e nel caso nella mia nonna paterna oramai è impossibile risalire alle ricette in quanto ci ha lasciato proprio quest'anno... Per quanto riguarda mia nonna materna in effetti pur avendo la fortuna di vederla ancora all'opera (quando mi reco al paese) non ho mai osato chiederle dettagli sulle sue ricette, ma durante queste vacanze potrebbe essere un buon pretesto per annotarle e riportarle sul blog...Vi farò sapere...
Grazie e alla prossima
-Lorenzo-

01 Dic 2009 | ore 15:40

grazie per la ricetta!!!!!!!!!
patty

01 Dic 2009 | ore 16:59

Il mio piatto del cuore è la pasta e fagioli che preparava la nonna, con i cannellini, l'aglio, il peperoncino, il pomodoro e la pasta mista. Una vera delizia.

02 Dic 2009 | ore 15:03

...la pizza...un profumo di lievito in tutta casa...quanto vorrei ritrovare quei sapori e quel sorriso di nonna mentre stendeva e infornava. Nostalgia canaglia!!!

02 Dic 2009 | ore 22:14

gli spaghetti spezzati nella pasta e patate i preferiti da mio padre e le lotte di mia sorella per imporre le mezze maniche...questi si che sono ricordi

03 Dic 2009 | ore 22:52

Il pane raffermo o il tarallo napoletano al pepe bagnati nel brodo bollente dei fagioli con un filo di olio extravergine. A colazione, d'inverno (chè mia madre quando deve cuocere i fagioli si sveglia ancora alle 6).
Uno dei sapori più gustosi e delicati che ricordi. Insuperabile ancora oggi.

03 Dic 2009 | ore 22:57

Nella mia famiglia immancabilmente venivano cucinati piatti in precisi periodi dell'anno.I "classici" che mi impegno a cucinare ancora come facevano i miei sono : le borragini con l'acciuga fritte in pastella la vigilia di Natale; la scorzonera a dicembre ( con salsiccia o condita con sugo di carne); la zuppa di fave secche con pane raffermo il giovedì santo ( le fave erano considerate "di magro " rispetto ai fagioli).

11 Dic 2009 | ore 11:04

indimenticabili il profumo della pasta frolla che io rubavo a mia madre mentre preparava le crostate, l'odore del brodo di Gallina della Domenica, al ritorno da Messa, o al risveglio un po ammaccato del primo dell'anno.
Ma uno su tutti l'odore della sfoglia, quello che si staglia nell'aria o semplicemente avvicinando il naso, profumo di uova, di mattarello, di pelle di donna, di Emilia.

18 Dic 2009 | ore 16:02

Che malinconia ma anche che poesia le cene con la torta fritta e il salume, torta fritta che la mia mamma faceva divina, gonfissima e croccante, per niente unta, talmente buona che suscitava involontariamente l'invidia delle cognate perchè mi ricordo che gli zii affermavano che fosse la migliore che avessero mai mangiato.
Io bambina mi nascondevo sotto il tavolo e di nascosto mangiavo qualche rombo di pasta cruda e mi auguravo che come al solito ne avanzasse per mangiarla nel latte tiepido a colazione il giorno dopo( deliziosa anche così!!!!)

29 Gen 2010 | ore 23:10

seduta al tavolo con la mia amata mamma e mentre si sbucciava piselli mi raccontava aneddoti della nostra famiglia............

20 Apr 2010 | ore 13:19

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