18
Nov 2009
ore 15:36

Tengo famiglia

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All'estero siamo i mammoni, quelli che escono di casa dopo i 30 anni, il paese delle badanti.
Tutto questo e molto altro lo si deve attribuire alla "famiglia italiana", una declinazione speciale e unica al mondo del concetto di famiglia.

La famiglia italiana ha reso l'Italia più ricca di quel che non appaia leggendo il Pil (Prodotto interno lordo) che è l'unità di misura della ricchezza di una nazione.
Questo libro lo afferma senza esitazioni ma, e c'è un ma gigantesco sollevato da i due autori, Alesina e Ichino:

se la famiglia italiana da una parte è una formidabile unità produttiva ed erogatrice di servizi dall'altra è anche una piovra che soffoca l'Italia in un'immobilità sociale che frena il nostro sviluppo.

Il confronto con gli altri paesi è emblematico e gli autori, noti economisti ed editorialisti, mescolano alle analisi sociologiche ed economiche il racconto della loro vita qui e negli Stati Uniti dove hanno studiato e Alesina tuttora insegna ad Harward.

In Italia il welfare è basato sulla famiglia:
- La famiglia in Italia si basa su una forte e squilibrata divisione del lavoro: la donna si occupa della casa e dei figli, il marito no. A cascata ne consegue che la donna è la prima a lasciare il lavoro, va in pensione prima, lavora di più a casa anche se ha un'occupazione.
- La famiglia in Italia sopperisce allo Stato in caso di disoccupazione, elargisce una serie di servizi ai suoi membri e quindi nessuno tende ad allontanarsi dalla famiglia e dal posto di lavoro.
- Le famiglie si occupano degli anziani e in Italia, caso quasi unico, ci sono ormai 700.000 badanti.

In sostanza il costo di allontanamento dalla "famiglia italiana" è alto, per uno studente universitario, per un lavoratore, per un anziano e quindi il sistema dell'istruzione universitaria, del mercato del lavoro e dell'assistenza sono distorti e rigidi.

Domande per voi
Avete lasciato a che età la famiglia?
Quanto conta la vicinanza  alla vostra famiglia nella scelta del vostro posto di lavoro?
Chi fa i lavori in casa?
Riconoscete la vostra famiglia in queste descrizioni schematiche?

Alberto Alesina
Andre Ichino
L'Italia fatta in casa
Strade Blu Mondadori
pp. 154
€ 17


commenti 35

- Avete lasciato a che età la famiglia?
22 anni

-Quanto conta la famiglia nella scelta del vostro posto di lavoro?
Poco, un fratello da seguire come esempio.

- Chi fa i lavori in casa?
Cucino, faccio la spesa, qualche lavatrice e poco altro. Quello che non ho voglia di fare io però non pretendo che lo faccia qualcun'altro e quindi ho investito parte del mio reddito per far venire una signora a fare il resto.

- Riconoscete la vostra famiglia in queste descrizioni schematiche?
Nella mia famiglia poco, devo dire però che io mi sono sempre lamentato di non aver avuto la possibilità di una famiglia alle spalle che mi potesse fare da paracadute.

18 Nov 2009 | ore 16:03

Io sono del nord e ho moglie del sud. Mi sono ben reso conto che i concetti di "famiglia" - al nord e al sud - sono molto differenti. C'è poco da fare, in democrazia non siamo tutti uguali. Tornando in tema e per rispondere alle domande del Direttore:
1. ho lasciato la famiglia, con il consenso dei miei genitori, a 17 anni. Da Alessandria sono andato a studiare a Firenze. Sono poi rientrato in famiglia tra i 19 e i 21 anni per poi lasciarla definitivamente;
2. nella scelta del posto di lavoro, la famiglia ha sempre contato 0. Nel senso che cerco di lasciarla stabile in un posto e poi io faccio il pendolare a seconda di dove sono i clienti;
3. In casa abbiamo un aiuto esterno (colf) per due pomeriggi a settimana. I lavori, sia in cucina che pulizie/lavatrici/asciugatrici li facciamo entrambi a seconda dei rispettivi impegni di lavoro;
4. Nelle descrizioni schematiche del Direttore non riconosco il modello famigliare che fu e nemmeno l'attuale. Mi rendo conto però che quello descritto è il modello standard italiano prevalentemente del centro-sud. Ribadisco che, in base alla mia esperienza, al nord è un pò diverso, anche sul piano dei modelli di frequentazione tra i membri della famiglia e sulla gestione degli affetti. In ultimo credo che la massiccia presenza di badanti cozzi con il concetto che "la famiglia italiana si occupa degli anziani". Purtroppo gli anziani non vivono più in famiglia come una volta.

18 Nov 2009 | ore 16:04

Avete lasciato a che età la famiglia?
24 anni 4 mesi dopo la laurea;

Quanto conta la famiglia nella scelta del vostro posto di lavoro?
Non conta nella misura in cui le scelte sono state solo mie; i miei genitori ne hanno preso atto e hanno partecipato discretamente a successi ed insuccessi senza intromettersie senza imporre, più o meno velatamente, scelte;

Chi fa i lavori in casa?
Mamma casalinga, lavorava solo papà.
Il grosso dei lavori in casa è stato sempre della mamma, al papi competeva (e compete)la preparazione della colazione, il lavaggio piatti post-pranzo e post-cena, rifare il letto, pulire il bagno dopo la doccia, raccogliere il bucato e piegare tutto ciò che non viene stirato. Per non parlare poi nell'assistenza alle attività di pasta fatta in casa, marmellate, dolci etc.
Ben poco rispetto alla mole della mamma ma sentendo i racconti di amici/che sembra che il mio papi sia un perfetto uomo di casa.

Riconoscete la vostra famiglia in queste descrizioni schematiche?
Non completamente ma ritengo il mio un caso non così frequente: dopo il mio trasferimento nella capitale ho provveduto al mio mantenimento senza ricevere nessuna provvigione dai miei; nei periodi da disoccupata pub e ristoranti erano la mia fonte di sostentamento.
L'essere stata e l'essere completamente autonoma, però, mi impedisce di arrivare a quanto desiderato: una casa mia. Ciò significa convivenza che a 30 suonati risulta a volte difficile da gestire.

18 Nov 2009 | ore 16:07

Famiglia lasciata a 21 anni (grazie a una serie di circostanze fortunate), anche se ci sono rientrata per brevi periodi ponte 3 o 4 volte, prima della laurea (tra una casa e l'altra, per intenderci). Dopo la laurea, arrabattandomi variamente, mi sono comunque mantenuta fuori casa.
Lavorando da casa, posso lavorare dove voglio, per cui non ho un "posto di lavoro" e posso seguire il marito nei suoi spostamenti.
I lavori domestici sono divisi in parti uguali e non ci sono compiti "fissi", tutti e due facciamo indifferentemente la spesa, solitamente cuciniamo insieme, laviamo i piatti, facciamo le pulizie e il bucato, stiriamo, buttiamo la spazzatura ecc. Poi, certo, possono capitare i periodi in cui faccio di più io e altri in cui fa di più lui.
Non riconosco né la mia famiglia d'origine né la mia famiglia attuale nello schema citato, ma non posso nascondermi che c'è del vero: lo vedo quotidianamente intorno a me, quando sono in Italia.
:-(


18 Nov 2009 | ore 16:10

1) 30 anni (postilla: sarei uscito prima molto volentieri. ma avendo scelto di fare il giornalista, ho cominciato a vedere i soldi necessari per vivere da solo soltanto a quell'età)
2) se il senso della domanda è "hai rifiutato New York per stare con mammà", la risposta è "vedi sopra". se il senso è "accetteresti un posto diverso e altrove" direi "dipende, ma non nascondo che spostare moglie e due figli non sarebbe facile"
3) una persona ci dà una mano due volte a settimana. negli altri giorni, divisione per sfera di competenze: mia moglie specializzata in stiraggio e lavatrici; io in piatti, lavastoviglie. in settimana cucina lei; nel weekend mi ci metto anche io
4) in parte. il quadro del lavoro non ci rispecchia; quello dell'aiuto da parte delle nostre rispettive famiglie di massima sì. nel senso che i nonni sono ben felici, appena possono, di dare una mano anche solo comprando i pannolini e il latte per i nipoti

18 Nov 2009 | ore 16:11

Certo che dal Manifesto ad Alesina ne hai fatta di strada. Sintomo di intelligenza, senz'altro. Solo i paracarri stanno fermi nella vita.

Ad Majora

18 Nov 2009 | ore 16:14

belle queste domande.
faccio sempre fatica a spiegare le "nostre" fatiche, dove per nostre intendo quelle di noi meridionali. lungi da me fare la vittima della situazione e accomunarmi a tanti meridionali, ma di fatto abbiamo sofferto tanto e adesso ci buttiamo giu da soli, non riusciamo mai a farci valere a esistere e darci un po' di pacche sulle spalle. e siamo noi che andiamo via di casa prima degli altri, perché le nostre univeristà tardavano a nascere e allora con i pullman (ché i treni non hanno mai funzionato come al nord!) ci dirigevamo verso l'emilia o la capitale storica o quella economica a cercare studi e fortuna.

Io ho solo 31 anni e quindi non ho certo vissuto gli anni peggiori, quelli in cui si rinunciava a far visita alla famiglia perché costava troppo o perché il viaggio era troppo lungo, ma posso raccontarne di cose...

rispondo più ordinatamente:
- sono partita per roma la prima volta con mio padre e la macchina carica a 18 anni e mezzo.
- niente. sono qui a roma da 12 anni e non ho mai pensato di tornare e nemmeno di avvicinarmi. 640 Km esatti.
- vivo sola. solo io.
- no, non del tutto, forse anche perché è stata un misto di provenienze di varie regioni. tuttavia non posso negare che siano tutte vere queste descrizioni e mi fanno spesso andare su ttute le furie, a causa di chi le nega per stupido orgoglio o di chi ci marcia e difende con i denti la propria condizione di mammone (visto che si tratta più spesso di sesso maschile) viziato o di mamma che vizia.
è un cliché, sì, ma tremendamente vero, spesso molto più al sud, spesso così distruttivo.
saluti

18 Nov 2009 | ore 17:07

a 18 anni per andare a studiare a roma, lascio un paesino del ragusano. a metà anni novanta i miei potevano ancora farlo, mio fratello più piccolo infatti non è andato a vivere da solo.
mai avuto un lavoro fisso, prima di diventare padre potevo permettermelo. ho sempre girato molto e campato con la mia passione, arrangiandomi con vari lavoretti.
un lavoro fisso di tecnico del suono lo faccio adesso in portogallo, familiari in sicilia (miei), nord (moglie). le mie scelte mi hanno sempre portato lontano dalla mia terra, però devo ammettere che ci penso sempre, mi manca l'odore, la luce, il mare, il pesce, il pane e il fungo del carrubo; quelle rare volte che ci torno però vorrei scappare subito.
a casa cucino io e puliamo tutti.
io appartengo alla bassissima percentuale di uomo del sud andato via prestissimo da casa.

18 Nov 2009 | ore 17:58

-30 anni: università , specialità a mie spese senza borsa di studio, lavorando contemporaneamente con i miei per avere almeno i soldi per le ferie etc etc
mi sarei levata dai piedi volentieri prima ma chi mi manteneva??? non siamo nei paesi nordici che ti aiutano ad uscire di casa presto!
-non conta la vicinanza della mia famiglia nella scelta del lavoro: per caso lavoro nella città dove vivono, puro caso!
-i lavori lì fà 1 signora che ci aiuta: noi ci arrangiamo per il resto, visto gli orari che facciamo ( io ho pure reperibilità settimanali)!
-non mi ci vedo per nulla mio padre a 73 anni ha sempre fatto in casa le stesse cose di mia madre,
generalizzazioni???

18 Nov 2009 | ore 18:58

Gagliardi, io al manifesto leggevo i colleghi anziani dell'allora giovane Alesina perché il mio compagno di stanza, Valentino Parlato, mi diceva sempre che se si voleva criticare qualcuno prima bisognava conoscerne bene le idee.
Temo che nel farmi un complimento tu abbia tradito una tua immagine riduttiva del giornalista del manifesto. Noi avevamo un direttore di nome Luigi Pintor, una responsabile degli esteri che rispondeva al nome di Luciana Castellina, Rossana Rossanda come grande firma di cultura e politica e avendo tali maestri o si stava al passo o si perdeva il giro.
Mica come dei gruppettari qualunque :-))

18 Nov 2009 | ore 19:06

- Avete lasciato a che età la famiglia?
33 (finito il liceo feci anche 10 anni sabbatici consecutivi, m'ero stancato tanto). ma sarei rimasto volentieri altri dieci/venti anni.
- Quanto conta la vicinanza alla vostra famiglia nella scelta del vostro posto di lavoro?
sono tutti morti, i genitori. per il resto ho messo l'ufficio a casa (maometto/montagna)
- Chi fa i lavori in casa?
una che pago (coi contributi). io faccio con piacere la spesa e cucino. poi, stante che ho il trono fra il cesto dei panni sporchi e la lavatrice, lavo accuratamente e parimenti stendo.
- Riconoscete la vostra famiglia in queste descrizioni schematiche?
non saprei. nella famiglia di origine nostra madre ha fatto sempre e solo la casalinga professionista. "facendo risparmiare milioni di lire alla famiglia come una formichina" testuali parole di nostro padre che il 27 arrivava con la busta paga in bocca e la passava direttamente a lei.

18 Nov 2009 | ore 19:31

Avete lasciato a che età la famiglia?
---27

Quanto conta la vicinanza alla vostra famiglia nella scelta del vostro posto di lavoro?
---Fino ad ora non molto, ma in futuro di piu'.

Chi fa i lavori in casa?
---Sono single

Riconoscete la vostra famiglia in queste descrizioni schematiche?
---Molto lato genitori, meno lato mio (e nn credo di essere una eccezione in questo).

18 Nov 2009 | ore 19:34

25 anni per poi tornare a 28 e ...scomparire per sempre a 30............

18 Nov 2009 | ore 20:20

Ps: comunque viva"" quella famiglia italiana"", con quei metodi e quello stile.
Si cresce e si diventa adulti, sara' retorica? chissa', staremo a vedere.

18 Nov 2009 | ore 20:22

che dire Arca'?
io la mia famiglia di origine me la rimpiango.
anche per ovvi motivi di assenza definitiva.
e poi, riallacciandoci pure al discorso dei consumi, delle stagionalità, e cacchi vari queste donne casalinghe professioniste facevano funzionare tutto perfettamente.
esempio: casa genitori - mai niente avanzi, sempre mangiare bene. casa mia - situazione firgo o completamente vuoto, o pieno di roba che va a male.
e così via.

18 Nov 2009 | ore 21:06

Uomo, 35 anni, sud,ho lasciato la mia famiglia a 20 anni (ma dai 16 ai 20 per i 3 mesi estivi facevo la "stagione" da portapiatti sulla riviera romagnola); vivo al Nord da 15 anni trovandomi discretamente bene, del sud mi mancano soprattutto i profumi; sposato, 3 figlie, a casa dò una mano soprattutto con le bimbe, nei lavori domestici un pò meno (lavastoviglie-asciugatrice- qualche volta aspirapolvere),una signora viene una volta a settimana a dare una mano, cucino rigorosamente pranzo/cena sempre e solo io, pulisce la cucina sempre e solo mia moglie.
I pregi della famiglia italiana sono da sempre i suoi limiti...ma la famigghia è la famigghia...non si discute!

18 Nov 2009 | ore 21:23

Cominciamo con ordine:
1) 20 anni non ancora compiuti
2) oddio questa è una domanda trabocchetto, perchè per una donna (ho scritto prio donna, non genitore) con figli piccoli è importante, ma senza figli o con figli autonomi diventa irrilevante (o quasi)
3)quando ero sposata entrambi, anzi c'era una leggera tendenza maschile a voler strafare, adesso, da single mi arrangio da me (ce la possiamo fare)
4) no, in nessuna però conosco gente (genitori e/o figli) che mantengono a vita figli in perenne fuori corso, comprandogli automobili a rate e concedendogli quei piccoli sfizi senza (mai)fargli assaporare il gusto della conquista. Difatti alla soglia dei 30 non hanno ancora preso la laurea breve (la specializzazione sarà in odor di pensione, mah)Questo non significa che tutti siamo uguali oppure omologati in un unico modello, probabilmente fa tanto anche il carattere degli individui o l'età dei genitori di questi presunti bamboccioni (chi fa figli dopo i 40 sviluppa tendenze tremende!). Non sono queste le cose che mi preoccupano, i fuori corso perenni, figli di genitori smidollati ci sono sempre stati (magari prima non facevano testo perchè avevano cognomi di tutto rispetto e portafogli) e (potendo) fanno pure bene ad approfittarne. La più preoccupante è l'incapacità di una determinata fascia di età, che sarebbe ingeneroso descrivere come "trentenni" e basta, di capire cosa sta succedendo nelle loro tasche, sulla loro testa, dentro il loro futuro. Se, quando cominciai a lavorare, fosse spuntato fuori un Damiano qualunque con la sua barzelletta del tfr, avremmo smontato le piazze, una alla volta e forse pure lui. Anche volendo guardare (solo) l'ultima manifestazione cgil, la piazza era abitata prevalentemente da gente over 40-50, e visto che si andava a difendere sopratutto i diritti dei giovani non è un buon segno. Altro campanello d'allarme è la militanza sindacale o comunque la conoscenza dello statuto: insomma il quadro, per chi la vive è davvero desolante. Si può fare il bamboccione anche a vita non c'è problema. Ho un collega (precario) di 35 anni che continua a vivere coi genitori altrimenti (dice) non avrebbe abbastanza soldi per rimorchiare, mah (sempre che poi ci riesca davvero, eh :-) Non ho la sensazione che hanno la capacità di saper guardare oltre l'orizzonte, oltre i (loro) tempi ristretti e (magari)cucirsi sulla pelle una coscienza sociale. Magari sbaglio ma a me non pare di vederla, perlomeno non in percentuale così rilevante.

18 Nov 2009 | ore 21:52

1. 23 - però restando nella stessa città, che è più facile.
2. Famiglia d'origine non influente con scelta di lavoro; convivenza un po' sì perché trovo difficile mantenere una relazione in cui non ci si incontra quasi mai!
3. Alcune cose io, ma in generale c'è molta collaborazione - e in particolar modo per la spesa e le giornate di Grandi Pulizie e Riordinamenti generali!
4. Famiglia...gran parte dei miai parenti non li ho conosciuti o li ho incontrati pochissime volte. Mia nonna era separata e abitava con la sorella e un'amica. Io me la ricordo sempre di corsa, sempre al lavoro, praticamente mai vista in cucina. Mia mamma è molto ordinata e precisa con la casa (anche se non ama cucinare) - ma mio padre è maniaco dell'ordine, non può vedere neanche una gocciolina sul lavandino d'acciaio o per terra che si agita; è sempre con l'aspirapolvere acceso e sceglie cosa mangiare principalmente per sporcare meno possibile! :-D
Non credo sia tanto tradizionale - tranne sull'aspetto supporto economico da parte del ramo nonna materna che è sempre stata generosissima con tutti i parenti (e amici).

18 Nov 2009 | ore 22:55

Avete lasciato a che età la famiglia?
24 anni definitivamente, sposato e a 25 è arrivato un bambino!

Quanto conta la vicinanza alla vostra famiglia nella scelta del vostro posto di lavoro?
Tantissimo, dato il lavoro che occupa 3\4 della giornata...

Chi fa i lavori in casa?

tutti e due

18 Nov 2009 | ore 23:05

Ho lasciato la famiglia, che per di più è mia madre, sui diciott'anni...l'ho lasciata, l'ho ripresa... sono il suo sostentamento economico, perché di pensione non si può vivere, nel paese dei mandolinisti; e neanche chi studia, chi ricerca, chi deve necessariamente spostarsi per approfondire, mi pare abbia una garanzia di autonomia.
I miei risparmi sono sempre serviti a tappare i buchi, di qua e di là: l'alloggio, il tetto è sempre il vero grosso problema, per tutti quelli che non l'hanno ereditato di proprietà. Pagare affitti che sono metà stipendio, aprire mutui che impegneranno tre vite... credo di rispecchiare il pensiero di molti, giovani soprattutto, se considero certi comportamenti come dovuti ad una necessità, al tentativo di equilibrare scelte e sopravvivenza, più che ad una questione di mentalità mammona e pacioccona.
Per la questione domestica, ho problemi col bucato. Attacco una lavatrice alle due di notte: tento di stendere le giacche bianche in modo da non poterle stirare, ma inevitabilmente ogni tanto ho quell’aspetto “ciancicato da un cane”, a cui, col tempo, mi sono tanto affezionato.
Non trovo giusto che qualcun altro pulisca il mio cesso: sono solidale con la servitù, ma non mi piace essere servito. Attendo sempre riscatti, non coltivo posizioni.
Domenica scorsa ho visto il reparto giocattoli di un ipermercato: scopine elettriche, follettini, ferrini da stiro, minilavatrici, piani cottura nani perfettamente riprodotti, per le bambine. I bambini, invece, continuano imperterriti ad andare alla guerra coadiuvati da mostri e macchine. Sogno per tutti che nessun giocattolo o indagine sociologica possano mai inquadrarci: che le risposte zoppichino sempre, la matita esca -se vuole- dal foglio, e si possa continuare a giocare con il proprio futuro.

19 Nov 2009 | ore 00:49

Ho il massimo rispetto per il gruppo del Manifesto e per la tua vicenda professionale.
Ma che c'entra che bisogna conoscere prima di criticare? E' vero, senz'altro. Ma qui dov'è la critica? Qui si sta dando evidenza ad un nuovo libro di un (bravo peraltro) economista liberista. Niente di male è ovvio. Certo mi fa sorridere.
Non essere sempre così suscettibile.

Ad Majora

19 Nov 2009 | ore 08:30

Il libro che recensisco è a doppia firma e Ichino, l'altro firmatario, è un riformista con scorta.
Alesina è un liberista il che vuol dire che non è un Feltri, un Belpietro o un Quagliarello qualunque ma uno studioso che si misura con una dimensione internazionale stando per di più ad Harward.
Leggo i suoi articoli, spesso non concordo, ma in questo libro mi riconosco perché espone tesi condivisibili.
Per condividere o criticare bisogna conoscere... :-))
Bacio le mani

19 Nov 2009 | ore 08:55

Ma non è il fratello Pietro ad essere riformista e sotto scorta?

Riverisco.

Ad Majora

19 Nov 2009 | ore 09:13

Vero:-)

19 Nov 2009 | ore 09:27

- Avete lasciato a che età la famiglia?
27 anni

-Quanto conta la famiglia nella scelta del vostro posto di lavoro?
Non ha contato, davanti alle tante offerte dell' epoca ho scelto la meno favorevole da questo punto di vista.

- Chi fa i lavori in casa?
Solitamente faccio la spesa, mi occupo dell' amministrazione della casa, qualche pulizia.qualche lavatrice e poco altro. Quel che ho risparmiato grazie agli interessi del mutuo e grazie al fatto che il piccolo non ha più bisogno della tata, lo spendo per un piccolo aiuto domestico.

- Riconoscete la vostra famiglia in queste descrizioni schematiche?
Poco e niente, e dico anche magari potessi avere il supporto di una famiglia (mia o di mia moglie...)alle spalle: ogni tanto mi permetterebbe di tirare un po' il fiato ....

19 Nov 2009 | ore 09:34

trovo geniale il post non tanto per la recensione al libro ma per il fatto che coinvolge i visitatori in modo interattivo con tanto di domande.

19 Nov 2009 | ore 10:13

Lasciato la famiglia a 18 anni
Faccio un lavoro completamente diverso (i miei architetti a Venezia, io comunicazione a Roma)
Vivo solo quindi mi arrangio.
Non riconosco la mia famiglia in queste descrizioni.

L'unico suggerimento sarebbe quello di impedire per legge ad un figlio di fare lo stesso lavoro del padre.
In Italia l'immobilismo sociale deriva dal fatto che troppio notai son figli di notai, troppi farmacisti figli di farmacisti etc...
Un giorno scrissi che la famiglia è la madre di tutti i mali nel nostro paese, forse è un affermazione troppo forte, ma in parte ne sono ancora convinto.

19 Nov 2009 | ore 10:31

Sarà un caso che a questo post rispondono solo i non mammoni? Non c'è nessun lettore del papero giallo che ha superato i 30 e vive con i genitori? Non è che stiamo creando un nuovo gruppo di reietti, dei quali ci si vergogna di far parte?

A me questa storia convince poco. I mammoni sono, spesso, vittime di una situazione. Precari destinati a restare tali, che guadagnano mediamente uno stipendio che non copre le sole spese di mantenimento di un mini appartamento in città (affitto+spese varie). E magari stanno a casa dei genitori, ma non negano loro un aiuto economico senza il quale anche per madri e padri sarebbe dura. E' giusto tenerne conto quando con un certo disprezzo (parlo in generale, non di Bonilli, di Ichino o Alesina) si dice "mammoni".

Ah, anch'io sono uscito di casa abbastanza presto (21 anni una prima volta, 25 definitivamente). Ma questo solo grazie ai miei genitori, perchè se avessi potuto contare solo sulle mie forze (e sulle mie entrate) credo proprio che sarei un mammone di 39 anni. A volte la differenza tra un mammone e un giovane indipendente la fa solo la dea bendata.

19 Nov 2009 | ore 10:37

La figlia di miei amici americani a 18 anni è stata "spronata" ad andarsene come è tradizione Usa con l'andata al college universitario non sotto casa come da noi ma in un altro stato, lontano.
E' il sistema italiano che crea i mammoni, la rigidità di qualunque scelta, un conservatorismo bipartisan.

19 Nov 2009 | ore 10:49

A 17 anni e mezzo la nostra prima figliola dal Piemonte volle trasferirsi a Roma per frequentare una scuola d'arte nei pressi di Cinecittà: maggiori opportunità, diversa mentalità ecc. ecc. Mentre era ad un corso estivo in Inghilterra si era semplicemente innamorata di un ragazzo. Romano. Ecco il motivo principale. Poi c'era probabilmente anche tutto il resto. Noi con sommi interrogativi (ma soprattutto conoscendola) la lasciammo andare con quel minimo di tutela che fu la conoscenza della sua coinquilina piu anziana di lei e già inserita nel mondo del lavoro. Ha preso la patente, la maturità con bellissimi voti, si è laureata, ha preso la partita IVA ed ora lavora presso uno studio associato di architettura. Soldi? pochi. Sicurezze? quelle di un libero professionista agli inizi, poche. Entusiasmo? molto. Ammortizzatori sociali? nessuno. O meglio, noi. La seconda figlia non aveva voglia di studiare, a 21 anni è uscita di casa andando a convivere, ha fatto per un po'la panettiera ed ora gli è tornata la voglia di terminare con le serali l'ultimo anno di superiori che aveva lasciato incompiuto. Attendiamo sviluppi. La terza quest'anno ha conseguito con ottimi voti la maturità artistica e si è iscritta all'Accademia Albertina di Torino ma come le sue sorelle ha voluto andare a vivere da sola, o meglio con altre due studentesse una delle quali tedesca, sotto la Mole. Le abbiamo lasciate andare anzi le abbiamo spronate ad accrescere e vivere una loro personale dimensione, a scegliere secondo le proprie inclinazioni con due soli comandamenti: rispettare il prossimo e cercare di essere felici. Una storiella per ora a lieto fine? Affatto. Queste ragazze hanno potuto inseguire sogni e speranze con parecchi meno problemi di altri proprio in ragione della famiglia che avevano (ed hanno) alle spalle, per una certa agiatezza economica. Quanti ragazzi con stessi sogni e desideri, talenti e volontà anche maggiori sono invece schiavi più di difficoltà economiche che di ottusità shemi mentali? quanti sono i veri mammoni o "bamboccioni" cui manca spirito e voglia e quanti invece coloro cui mancano aiuti e risorse?

"E' il sistema italiano che crea i mammoni, la rigidità di qualunque scelta, un conservatorismo bipartisan."

Allora "sopperire allo stato" fa di quella italiana una famiglia più atrezzata ad arrangiarsi, una piccola impresa che come quelle delle "micropartiteiva" è costretta a combattere contro disfunzioni, sprechi, disorganizzazione più ancora che contro i propri schemi mentali, i propri limiti da stato (quasi) postclericale e si arrabatta come può fra organizzazione ed inventiva, fra priorità e speranze. Fa di quella italiana una famiglia migliore perchè in uno Staterello peggiore.
Saluti
Pier

19 Nov 2009 | ore 11:58

Quando ho passato un po' di tempo negli Stati Uniti qualche anno fa ho avuto modo di vedere dove e come abitavano i miei amici - quasi tutti sotto i 30 e quasi tutti con stipendi miseri. Tutti - tranne due - vivevano da soli da quando avevano finito la scuola superiore. Spesso cambiando città, spesso in case caotiche e decrepite, condivise con altri ragazzi, con un catorcio di auto (o senza), una manciata di vestiti logori e un paio di All-Star come abbigliamento. Anche se non guadagnavano un granché, semplicemente...da quelle parti si fa così!

19 Nov 2009 | ore 12:12

Cavolo!!! Inquietante il fatto che avrei da argomentare e spaziare ma non so da dove iniziare!!!
Ritengo che quel senso di famiglia sia rimasto leggermente nel dna dell'italiano indipendentemente dalle strade intraprese.
Le situazioni mi hanno portato poco lontano dalla famiglia...sia lavorativamente che abitativamente parlando ma questa cosa non mi crea assolutamente cruccio.
Se penso al perchè è semplicemnte perchè io percorro il cammino della mia famiglia, quella formata da me, mio marito e i miei figli con i nostri interessi, le nostre passioni, il nostro modo di comunicare e di affrontare le difficoltà, cosa che è sempre andata in contrasto con le modalità della mia famiglia di origine.
nonostante tutto sento il bisogno di ritrovarmi con loro, sarà per una serenità d'animo, o semplicemente perchè so' che se anche abbiamo modi di vedere diversi li troverò sempre un ambiente dove poter entrare senza il coltello tra i denti.
Quello che posso trasmettere ai miei figli è la cosa più importante che mi hanno insegnato i miei genitori nelle nostre infinite discussioni: rispetto per il prossimo e se stessi, determinazione e sognare...

19 Nov 2009 | ore 13:19

1)Avete lasciato a che età la famiglia?: Ai miei 19 anni i miei genitori si sono trasferiti da Bologna centro a Monghidoro (appennino ToscoEmiliano 30 Km da Bologna) lasciandomi single nella casa a Bologna ad imparare a vivere da solo.
2)Quanto conta la vicinanza alla vostra famiglia nella scelta del vostro posto di lavoro?: Assolutamente nulla, quando lavoravo prima a Ravenna poi a Torino tornavo a Bologna e salivo fino a Monghidoro non piu' di una volta al mese. Adesso che lavoro a Bologna vado a Monghidoro solo da domenica e ogni 15 giorni
3) Chi fa i lavori in casa?: Quando avevo una compagna era assolutamente tutto al 50%, sia a pulire casa, sia a fare la spesa o da mangiare sia a fare lavori (tipo cambiare mobili o lampadari o tinteggiare). adesso da single faccio tutto da solo

19 Nov 2009 | ore 13:27

A 20 anni ho lasciato la famiglia grazie (incredibile) a una borsa di studio universitario. Ho vissuto alla casa dello studente fin quasi al termine degli studi e sono poi passato in affitto grazie a un lavoro part-time. Ho sempre cercato di chiedere il meno possibile ai miei, ritengo che l'indipendenza sia fondamentale per "crescere".

Ora lavoro full time, sono sposato e vivo a 100km dalla famiglia, con tanta incertezza sul futuro. A 33 anni vedo come la famiglia sia fondamentale per sopperire alle mancanze dello stato e che vivere in un gruppo (come la famiglia) dia forza e indipendenza su altri fronti. La ricchezza, il tempo, le capacità se condivise con tutti e da tutti fanno la vera forza del gruppo. E' anche per questo che grandi realtà industriali italiane sono leader nel mondo.

I lavori in casa? Li fa chi ha il tempo per farli. Cucina chi arriva prima a casa, lava i piatti chi non deve lavorare dopo cena... insoma ci si arrangia!

Riconosco la mia famiglia nello schemino? Si, sia la mia sia quella di mia moglie e di tutti i parenti che abbiamo.

19 Nov 2009 | ore 15:05

bellissima.
grazie.
tanta fiducia in belle cose e tanta paura nell'essere genitori, perché la libertà un po' di ansia la tira fuori, in quest'impresa!
no?
rincuora comunque il coraggio.

19 Nov 2009 | ore 23:28

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