09
Gen 2010
ore 10:26

Brevi appunti di cucina dagli antipodi e ritorno

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Sydney_Cucina_1.jpg

Se vai all'estero cerchi di conoscere la cucina locale e inevitabilmente fai i confronti.
Ormai a tavola non conta solo il piatto più o meno buono ma anche il contesto, l'idea nuova, il divertimento.
A Sydney tutto questo si è manifestato in modo chiarissimo in una serie di locali di successo.
E' stata bella la vacanza in Australia, un viaggio che ci ha permesso di scoprire una terra diversa e molto lontana ma anche l'occasione per conoscere la cucina di questa città e anche una conferma, dopo 15 giorni intensissimi, che ci siamo divertiti di più nei locali diversi, giovani, non tradizionali e non impegnativi piuttosto che nei grandi ristoranti.
Questo conferma una sensazione che già avevo in questi ultimi mesi in Italia: la grande ristorazione, tutta concentrata su sè stessa, sulle classifiche, sull'immagine e i rapporti con la stampa e sul far quadrare i conti, troppo spesso diventa una ristorazione fredda che ti stanca perché è ripetitiva ma senz'anima.

Per muoversi in una città come Sydney, dove il cibo è offerto ad ogni metro ed è cibo di tutte le cucine del mondo e di tutti i prezzi, abbiamo usato la guida dei ristoranti più importante Good food guide 2010, una testata del Sydney Morning Herald, il più importante quotidiano della città.

Molti dei migliori ristoranti della città nel periodo natalizio o erano chiusi o erano pieni e per questo non siamo riusciti ad andare da Tetsuya's, il più famoso ristorante australiano.

Il piccolo diario del turista - gastronomo è questo:

Il più divertente

Longrain Restaurant & Bar
Senza dubbio cenare da Longrain è un'esperienza divertentissima.
E' un ristorante di cucina Thai molto grande a Surry Hill, uno dei quartieri di moda della città, e la sua caratteristica è che non si può prenotare.
Arriviamo alle 19 e la scelta si rivela giusta perché il bar è già pieno e il ristorante pure.
Un signore gentile prende il nostro nome e dice che dovremmo aspettare una quarantina di minuti "Andate al bar che vi vengo a chiamare io".
E' così gentile che noi passiamo al bar ma con una domanda nella testa: come farà a ricordarsi di noi? Senza un numero, uno scontrino di prenotazione ci sediamo al bar tra un centinaio di persone e consumiamo mentre un Dj spara bella musica a tutto volume e bella gente beve cocktail e vini seduta, in piedi, al bancone.

Sydney_Lograin.jpg

Quando ordini da bere ti prendono la carta di credito e ti danno uno scontrino numerato.
Ogni tanto il nostro uomo si affaccia, guarda la sala e punta deciso verso quelli ai quali tocca il turno.

Dopo un'ora e più comincio a disperare ma dopo un po' l'uomo delle prenotazioni ci chiama, ritira la nostra carta di credito dal bar, ci accompagna al ristorante e ci fa sedere a uno dei quattro lunghi tavoli a ognuno dei quali possono mangiare 8/10 persone.
Ordiniamo maialino cotto due volte con una salsa di prugne e una porzione di riso jasmine e
Barossa chicken in agrodolce con riso scuro.
Una bottiglia di Rockford Grenace della Barossa Valley come accompagnamento e prezzo finale sui $ Au 205 compreso vino e cocktail.
Divertimento totale, ambiente bello e esperienza interessantissima visto che in questo momento è uno dei locali di maggior successo di Sydney.
Non riesco ad immaginarlo in Italia ma se ci fosse avrebbe sicuramente successo.

Sydney_Chinatown.jpg

Il piatto più buono e più costoso

The Golden Century
Siamo andati a Chinatown in un locale che ha 600 coperti per mangiare il granchio, il King Crab, il granchio gigante, che a sua volta è classificato in piccolo, medio e grande.
E' un piatto prelibato e costoso, il più pregiato è il King Crab small che costa $ Au 163 al chilo.
Il nostro granchio pesava tre chili.

Sydney_Golden_Century_1.jpg

Al Golden Century entri, ti siedi e se ordini il granchio vai alle vasche che sono sulla parete d'entrata e lo scegli, il cameriere "lo pesca", lo pesa e poi lo porta in cucina dove viene preparato in tre modi: fritto, stufato e con le uova e i noodle.
Un'esperienza strabiliante, un sapore di tutte e tre le cotture unico e mai provato e anche il più alto conto pagato a Sydney, circa $ Au 500, ma ne valeva la pena perché non avevo mai mangiato una carne così saporita e buona, un sapore misto tra il tartufo, l'ostrica e una carne di una tenerezza assoluta.

Sydney_King_Crab.jpg

Attorno a noi i tavoli erano pieni di australiani e cinesi, nessun turista perché nessuno si fida a entrare in un ristorante simile, così grande e così anonimo.
Che errore sarebbe stato non entrare.
In Italia tutto ciò che è cinese si porta dietro l'immagine di trent'anni di cucina che di cinese non aveva nulla.

Il ristorante più bello

Rokpool Bar & Grill
E' uno dei più bei ristoranti del mondo e si mangia bene.
L'accoppiata non è scontata ma in questo caso alla magnificenza della location fa da pendant la bontà della cucina.
Il ristorante ha la sua sede in un edificio liberty che era il palazzo di un'assicurazione.
Ne abbiamo parlato a proposito della cena della vigilia di Natale a Sydney.
Soffitto altissimo, colonne e vetrate e una immensa cucina a vista fanno della sala principale un vero teatro con camerieri e cuochi che si muovono con grande coordinamento tra la sala e la cucina.

Sidney_Rockpool.jpg

Neil Perry è il cuoco e proprietario, figura importante del panorama gastronomico australiano, e questo ristorante è stato premiato come Best New Restaurant 2010
Abbiamo trascorso alcune serate molto belle sia al bar che al ristorante, carta dei vini impressionante e servizio perfetto.
In Italia non reggerebbe per il costo del lavoro.

Al rientro, mangiando un piatto di cacio e pepe fatto come Dio comanda, sei più che mai convinto che la ristorazione e l'enogastronomia italiana sarebbero le armi su cui puntare per risalire nella nostra classifica - attualmente siamo quinti dietro a Francia, Spagna, Usa, Cina - dei paesi turistici più visitati.
Ma la nostra promozione all'estero è vecchia e poco efficace.
E anche gli italiani non si rendono conto della forza di attrazione che ha questo settore e della varietà e vastità della nostra offerta gastronomica.
E' la solita storia italiana fatta di iniziative individuali e di mancanza di promozioni statali mentre gli altri puntano sempre più su questo settore.

PS
Come si è visto dai racconti che ho fatto in questi 15 giorni, a Sydney, anche nei migliori ristoranti, nessuno si sogna di vietarti di fare le fotografie dei piatti, della sala o della cucina se è a vista.
Qui sopra vedete la cucina a vista del Rockpool Bar & Grill, il locale più importante della città.

FOTO S. BONILLI

commenti 21

Tra privacy e intenti censori ci sarà spazio per dire cose semplici, cioè si mangia bene o si mangia male con u paio di fotine. Comunque Direttore tu sei fuori concorso: ti conoscono in tutto il mondo :-)

09 Gen 2010 | ore 12:06

La prego non pensi che la perseguito,ma il suo post di oggi dice delle grandi verità sul ruolo della nostra cucina e cultura nei rapporti con il mondo.Ho avuto le sue stesse sensazioni dopo un viaggio negli stati uniti,durante il quale riuscii a mangiare in maniera eccellente nonostante quel che si dica della cucina statunitense,anche frequentando posti non proprio di grido.Quel che li rendeva speciali spesso era la loro capacità di essere affabili con il cliente,di puntare sulla soddisfazione di chi si siede al tavolo.
Noi viviamo di rendita,diamo per scontato che tutto ciò che è italian style è il top della gamma,il rischio è come in parte sta già succedendo che i turisti si stanno facendo scaltri.
Nel continuare a pensare che i nostri monumenti sono i migliori del mondo e la nostra cucina sia la più buona stiamo scadendo nella qualità dei servizi.Frequento Roma assiduamente da qualche anno,città splendida in tutte le sue sfaccettature,ma ogni tanto la guardo con gli occhi del turista e mi rendo conto delle "sòle" che spesso si prendono.
Abbiamo un potenziale economico legato alla ristorazione che stiamo perdendo per strada piano piano.
Mi è capitato quel che le è capitato a lei nel ristorante,ovvero il fatto di darle un tempo per aspettare il suo tavolo,mi è successo all'estero
e sebbene fossi scettico mi dovetti ricredere sulla tempistica e sulla memoria del cameriere.
La stessa cosa mi è successa al "testaccio"...sto ancora aspettando il tavolo...
Dobbiamo tornare a lavorare su questo,sul fatto che siamo belli,bravi e capaci ma dobbiamo anche dimostrarlo....

A presto

Sandro

09 Gen 2010 | ore 12:09

bella la frase:
"In Italia non reggerebbe per il costo del lavoro."
Speriamo di fallire e ricominciare da capo altrimenti tra le tante cose addio anche alla ristorazione di qualità!

09 Gen 2010 | ore 12:19

Mi piace molto la freschezza di tutti questi post da Sidney ... complimenti !!!

09 Gen 2010 | ore 14:21

Io invece non amo i confronti, anche perché ogni paese ha la sua specificitá, la sua cultura vecchia di secoli e difficilmente certi modelli si possono esportare in realtá diverse con gli stessi risultati. Comunque la cucina italiana é buona, ma quello che succede da noi con la cucina cinese, é quello che capita al mangiare italiano in giro per il mondo. La nostra cucina é semplice, gustosa ma ha anche parecchie debolezze e gli assaggi australiani che lei ci racconta confermano questa debolezza...mi riferisco al maialino, al granchio, alla carne. L'Italia e gli italiani se ci riferiamo a questi prodotti hanno poca cultura e in generale offrono prodotti di qualitá medio-bassi. Francia, Spagna, i nostri vicini, ma anche Usa, Giappone, hanno una materia prima migliore della nostra per ció che a carne e pesce si riferisce, e una cultura gastronomica avanti di millenni...non basta una decina di volenterosi e romantici artigiani a colmare questo gap.

09 Gen 2010 | ore 14:25

Io penso che ormai le nostre cucine siano piene di furbacchioni che, annusata l'aria, fingono una cucina di qualità tanto la maggior parte del pubblico non capisce nulla e anche una bella porzione di critica capisce poco.
Siamo alla cucina dell'apparenza e del passa parola senza verifiche, del mito per il mito, una cucina mediatica alla ricerca solo dell'articolo, dei 30 secondi televisivi e dell'applauso.
Poi uno va al mercato del pesce di Sydney, per non dire quello di Tokyo, e vede cosa è il pesce di qualità in grande quantità.
Ma va anche nei ristoranti e bar dove il servizio è cortese e col sorriso e capisce perché noi continuiamo a perdere posizioni, convinti di essere i migliori ma non convincendo più i turisti stranieri.

09 Gen 2010 | ore 15:45

ma veramente all'asta di Anzio, quando rientrano le barche dalla pesca. O alle retine di Giulianova, il pesce di qualità già si capiva da tanto... ;-)
Sai direttore il mondo è pieno di furbi... Non solo l'Italia. Non so l'Australia che conosco solo attraverso i tuoi racconti, che mi hanno fatto venire una dannata voglia di andarci, ma nel mondo (e un po ne ho girato;-)) di "sole" ne ho prese parecchie, come di soddisfazioni...
In quanto alla cucina dell'apparenza hai molte ragioni, ma è un problema che ha radici profonde e non nuovissime ;-)
Ciao A

09 Gen 2010 | ore 18:38

solo una riflessione, cerchiamo di non farci troppo prendere dall'ultima emozione, dall'ultima suggestione... L'Italia ha molti difetti, ma come tu ci hai insegnato molti meriti. Certo i mercati saranno più piccoli, meno pantagruelici di quello di Tokyo. Ma lo sai bene quanti danni può fare anche questo gigantismo: il tonno rosso è quasi sparito, tutto sul mercato di Tokyo ;-)
La cucina italiana, poi è in una forma splendente se penso a tanti chef e ristoranti i cui nomi tu e tutti qui sopra conosciamo. Anche in una forma pessima in verità se penso alla televisione e alla rappresentazione che ne da, basti pensare alla tv generalista (prove del cuoco e dintorni). Proprio oggi dicevo parafrasando Altan che non saremo mai un paese normale, ma sempre eccezionale. Non è un pregio, ne un difetto ma un dato di fatto con cui fare i conti nella vita di tutti i giorni!
Ciao A

09 Gen 2010 | ore 19:02

Perfettamente in accordo con ogni tua tua considerazione...Grazie per il reportage!

09 Gen 2010 | ore 19:29

Scusa ma qui non si tratta di gigantismo,si tratta di onestà intellettuale.Io non considero nemmeno le varie trasmissioni televisive che certo non giovano alla nostra cucina,però come già detto nel mio primo post viviamo di rendita e si sa che vivendo di rendita non si va lontano,ovvero chi ha imparato da noi osservandoci in questi anni va lontano e noi ci fermiamo al palo.
Io difendo l'Italia a spada tratta nelle sue eccellenze e l'accoglienza turistica era una di quelle,ristorazione compresa.Oggi non è quasi più così perchè diamo per scontato che il turista e non solo, viene nel nostro paese per mangiare bene,per gustare la nostra tradizione e a meno che non ti rivolgi a qualche gourmet si comincia a far fatica a trovare professionisti anche solo nelle trattorie.
Riempire il piatto a dismisura,parlare o mimare un dialetto e prendere per i fondelli turisti giapponesi che si orientano,fortunati loro,con delle guide precise alla virgola,non è onestà intellettuale in questo campo,per me è fare i furbi.
Non generalizzo,ma il virus secondo me si è isinuato e i professionisti seri devono trovare un valido antidoto.
Sandro

09 Gen 2010 | ore 19:52

Non dico che non abbiate molte ragioni... Lo so benissimo, ma so altrettanto benissimo che sono stato preso per i fondelli a Roma come new york, a Firenze come Parigi, per non parlate dell'oriente o dell'Africa! In tutti questi posti sono stato benissimo e malissimo. Pensate a tutti quelli che via via ci hanno superato: alla Spagna, al Portogallo... Poi?
l'Italia è quel che è, non c'è dubbio... E ogni giorni combattiamo per non farla imbarbarire ancora di più (guardate cosa sta succedendo in questi giorni con gli extracomunitari), ma questo non toglie che per uno spennatore di turisti ci siano tanti che lavorano per un'ospitalità seria :-)
ciao A

09 Gen 2010 | ore 20:13

Gran bel servizio viene voglia di partire domani.
Due cose su tutte:LA GRANDE RISTORAZIONE IN ITALIA CONCENTRATA SU SE STESSA ECC.ECC.ECC.
grande verità
Altra cosa molto vera è che "ormai non conta più tanto ciò che hai nel piatto,ma tutto il contesto il divertimento e l'atmosfera che si riesce a creare nel servirlo.
Stai cambiando Direttore ,sei diverso da un tempo mi sembri più saggio.
Un buon anno e che tu possa avere sempre qualcosa da desiderare

09 Gen 2010 | ore 21:55

dopo aver letto e assimilato tutti questi tuoi reportage dall'altro emisfero, mi sta venendo un dubbio, o una considrazione, che forse per chi ha voglia di ricominciare dall'inizio e gettarsi nella mischia il grande salto debba partire da un grande viaggio.
sto meditando di andare in australia. e rimanerci! grazie stefano!

10 Gen 2010 | ore 09:34

Vedi Barbara, io ho visto solo Sydney e non penso che sia una città di una nazione dove tutto è bello e perfetto ma di sicuro posso dire che si respira un'aria diversa da quella che trovi negli States o nella nostra Europa.
E' un'aria rilassata in un contesto naturale di una bellezza assoluta e dove le piante e gli animali li senti e vedi in modo diverso che da noi.
Basta che ti fermi sui bordi di una spiaggia per capire che gli australiani sono acquatici e alla mano.
Basta che sali su un autobus per capire la diversità: tutti ma proprio tutti al momento di scendere dicono a voce alta Thank you rivolgendosi all'autista.

10 Gen 2010 | ore 11:16

Non tutta l'Europa é Rosarno o Scampia...una vacanza in Galles ti permette un contatto con la natura incontaminata e con uno zoo costante a cielo aperto, natura e pecore, vegetazione e treni non contaminanti, aria pulita e brezza oceanica. Poi ti siedi a tavola, e per 12 euro mangi il miglior agnello della tua vita, e ti accorgi che in Italia, dove per delle costicine fredde e durette mi hanno chiesto 16 euro, qualcosa non funziona.

10 Gen 2010 | ore 14:49

Se vuoi ti porto a mangiare dell'agnello da favola con me in mezzo al verde dell'Abruzzo ancora per meno, accompagnate da vino delizioso a due lire... ;-)
di cose che non vanno in Italia ce ne sono tantissime, ma anche che vanno ce ne sono parecchie!
Ciao A

10 Gen 2010 | ore 15:47

Più che brezza oceanica in questi giorni io direi tempeste di ghiaccio e non mi sembra proprio che il Galles sia dal punto di vista metereologico un luogo di delizie mentre per me il clima è quasi al primo posto quando scelgo una meta.

10 Gen 2010 | ore 16:01

Sottoscrivo la risposta di Alessandro,allargando la scelta a Umbria e colline Emiliano Romagnole...

Sandro

10 Gen 2010 | ore 16:26

Il fatto che l'Italia e gli Italiani non siano mai riusciti a venir fuori con una voce sola - come fanno i francesi - per tutto ciò che riguarda l'enogastronomia lo trovo davvero insopportabile (come lo è pure in altri campi); alla fine deve sempre prevalere il campanile e/o la politica anche la dove la politica non dovrebbe proprio entrarci. Non capisco però il riferimento al costo del lavoro del Rockpool; con una media di 75 EUR per 200g di carne, si potrbbe tener su quel ristorante anche al centro di roma o milano. O no?! E poi davvero l'unico modello economico possibile è quello in cui i lavoratori vengono tutti dal terzo mondo? O dove tutti i servizi sono esternalizzati in quei paesi lì?!
Ad Maiora
Fabrizio

10 Gen 2010 | ore 16:35

Complimenti! bella mangiata di granchio!!
E bentornato nella realtà italiana!
E' vero che viviamo in mezzo ai campanili, è vero che siamo noi i primi detrattori di noi stessi e che spesso gli altri ci apprezzano anche se noi non facciamo molto per farci apprezzare, anzi a volte riusciamo pure a renderci degli odiosi approfittatori di chi ci ama nonostante tutto (vedi giapponesi),
ma..ma noi siamo così!
Produciamo ottime cose e allo stesso tempo chi le produce riesce a distruggerle per stupidità (vedi mozzarelle, vini ecc), abbiamo paradisi naturali e spesso non riusciamo a goderne perchè i paradisi stranieri costano meno e offrono servizi migliori,
ma..ma noi siamo così!!
Non voglio fare quella rassegnata, spero che tanti giovani capiscano e vogliano migliorare la nostra situazione crescendo con più autostima, orgoglio, intelligenza e non "furbizia", magari questi giovani con il tempo, con gli anni....chissà..rimarranno anche in Italia!

11 Gen 2010 | ore 17:34

di ritorno da Sydney, ho apprezzato moltissimo sia il Rockpool bar & grill che Mongers!
Mi è piaciuto anche Prime in Martin Place.

06 Ott 2010 | ore 09:31

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a cura di Stefano Bonilli


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Arrosti.jpg
in libreria e on-line

* VOLUMI GIA' PUBBLICATI
NELLA STESSA COLLANA


notizie in breve

Lucky_Peach.jpg

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".

Pasta_broccoli_arzilla.jpg Minestra di pasta, broccoli e arzilla

Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...


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