18
Gen 2010
ore 13:00

Pagheremo poco, pagheremo tutto?

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L'edizione a pagamento, $ 1,99, del New York Times per Kindle -

Da free a fee?
Se ne parla da anni ma ultimamente se ne parla molto: internet totalmente free o con zone a pagamento?
Gli editori, Murdoch in testa, hanno detto che google dovrebbe pagare loro un mini fee per pubblicare le news su google news.
Ieri è uscita sul New York Magazine l'anticipazione sul possibile passaggio da free a pagamento del New York Times online, il più visitato e anche il più bel quotidiano online di tutta la rete.
Nel sentire comune la rete è intesa come uno spazio totalmente gratuito e qualunque ipotesi di spazi a pagamento viene liquidata come perdente.
Se Repubblica farà pagare perderà migliaia di visitatori, dicono in molti per rafforzare il commento negativo, ma io non lo credo ovvero non penso che in tempi di crisi e di prepensionamenti - a Repubblica un'ottantina di giornalisti - possa esistere uno spazio complesso e costoso come il sito online di Repubblica totalmente gratuito.
Facciamo il solito discorso della pubblicità che paga il tutto?
Per almeno un paio d'anni la pubblicità viaggerà a - 10% perché le aziende hanno tagliato e tagliano gli investimenti.
Per non parlare dei piccoli blog che stanno attrezzandosi per mettere la pubblicità suscitando la reazione preventiva dei lettori fighetti che già se trovano tre o quattro link - ovviamente gratuiti - hanno la faccia tosta di dire "ma il tuo blog non ha più la freschezza di un tempo".
Io penso che se vorrò qualità prima o poi dovrò pagare.
Se guardo al nostro mondo vedo tanti blog con tante ricette, ma poche che siano vere, ben scritte e serie, tanti esperti di vino, pochi di cui fidarsi, vedo tante schede di ristoranti e poche schede affidabili.
E non faccio certo la difesa corporativa dei professionisti versus gli appassionati ma faccio la distinzione tra qualità e non.

Mi piacerebbe sentire il vostro parere ma facendo attenzione che questo non è il solito discorso di uno, due o tre anni fa, c'è stata una crisi devastante, le aziende editoriali sono in stato comatoso e la rete è diventata il più importante strumento di comunicazione.

1) E' pensabile che tutto sia gratis?
2) Come valutate la qualità di un sito?
3) Come valutate la qualità di un blog?
4) Siete disposti a pagare?
5) Se si, in cambio di quale servizio?
6) Se no, perché?

commenti 47

No, io non sono disposto a pagare per leggere le notizie. Sara' che sono sul web dal giorno in cui e' nato (c'e' stato un momento in cui mi potevo vantare di aver visitato TUTTI i siti esistenti, visto che erano solo un centinaio eeheheh) e che uso internet da molto prima del web, ormai l'idea che una cosa gratuita si trasformi a pagamento mi fa lo stesso effetto che fa a molte persone quando leggono della privatizzazione dell'acqua.

Se Repubblica.it diverra' a pagamento, andro' su un altro sito ma sono pronto a scommettere che ogni tentativo di questo tipo fallira'. Come singolo non sono disposto a pagare, perche' c'e' sempre l'equivalente "Free" della cosa che sto cercando. A mio parere e' piu' sensato un approccio alla google: tutto gratis per gli utenti ma certe cose le offro a pagamento per aziende o professionisti.

Un sito e' di qualita' se mi fornisce informazioni di qualita', e spesso queste sono proprio quelle che mancano nei media tradizionali che si vogliono trasformare in fornitori online.

Non ho problemi invece con la pubblicita' sui Blog (vedo che hai seguito le ultime assurde polemiche da Sigrid/Cavoletto)

18 Gen 2010 | ore 13:19

premessa necessaria: il web é il mio lavoro, quindi spero di non dire troppe banalitá.
1) a lungo andare no, non é pensabile che tutto sia gratis. la direzione presa dal NYT é nell'aria da tempo, per tanti giornali.
2) la qualita di un sito la si valuta tramite la rete stessa, sono la quantitá e la qualitá dei link che indicano la reputazione di una pagina (e dunque di un sito nel suo complesso), é il concetto alla base del "web of trust". questo garantisce, almeno fino a un certo punto, l'imparzialitá dei motori di ricerca.
3) il discorso sui blog é invece diverso. il blog, per la sua natura di "diario" di un singolo, non necessitando di una redazione dovrebbe rimanere free. il blog d'altronde vive della vivacitá dei commenti (altrimenti é morto e inutile), e per avere molti commenti conviene rimanere gratis. altro discorso sono le pubblicitá sui blog, che, per non infastidire i lettori, dovranno essere chiaramente indicate.
4) sí, siamo disposti a pagare, la dimostrazione é il giornale "il fatto quotidiano" che in pochissimi mesi ha raccolto numerosi abbonamenti per la versione online, venduta a un prezzo piú contenuto della versione cartacea.
5) in cambio di un servizio adeguato, ovviamente! e il tipo di servizio e il livello di qualitá dipende da sito a sito e da caso a caso (stiamo parlando del panino del Mc o di un pranzo al bulli?, del sito del ministero della salute o del blog di sigrid?)

IMHO,
frank

18 Gen 2010 | ore 13:24

1) risposta scontata, quindi domanda inutile ;-)
2) risposta lunghissima, sintetizzabile in: dai contenuti, la qualità di un sito si valuta dai contenuti e dall'utilità (in senso latissimo) dei medesimi;
3) allo stesso modo, solo più attenuato (credo che il motivo sia evidente);
4) in linea di principio no o, quantomeno, non direttamente; pagamenti indiretti - pubblicità - sono più appropriati al contesto; naturalmente parliamo di siti professionali: pagare per accedere a un blog - se abbiamo la stessa idea di cosa sia/debba essere un blog - assolutamente no; pago dedicandogli un po' del mio poco tempo e contribuendo ad arricchire la discussione;
5) si paga per avere un servizio effettivo; l'informazione in sé stessa mi pare pochino per pagare; approfondimenti? forse, ma mi convince poco; ribaltando il concetto, in campo eno-gastro-sciocchezzonomico, per cosa mai si potrebbe pagare? per una roba come altissimo-peto?
6) già detto

18 Gen 2010 | ore 13:28

Scusa per le risposte non in ordine ma cerco di seguire il filo logico del mio ragionamento.

1) Assolutamente no.

4) si

2, 3, 5 e 6) (si tutte assieme perché la sostanza non cambia per me)
Sono diposto a pagare per usufruire di un sito o blog che

a) proponga informazioni e/o media (intendo immagini e video) che affrontino gli argomenti proponendo nuovi punti di vista, approcci diversi, insomma che mi suscitino interesse.
Il problema con internet è lo stesso poi che c'è con anche con gli altri media, quanti magazine, libri o programmi ripropongono le stesse cose viste, riviste e straviste?

b) affronti gli argomenti con professionalità. Professionalità significa competenza ed equilibrio, studio delle cose e non solo masticatura superficiale. Vale per tutti i tipi di informazione, dalla cronaca politica alla cucina. Tanti giornalisti devono riscoprire come si fanno le schedature (cioè crearsi un archivio di informazioni), non è possibile leggere che Haiti è divenuta indipendente ai tempi di Napoleone III per esempio!

Ovviamente la professionalità non si deve fermare all'informazione giornalistica ma anche negli altri settori. Nei blog/siti di cucina, basta ricette della nonna Gertude, per favore ricercate la tradizione senza diventare il ricettario di Sora Lella.
In quelli di fotografia non mi interessa quanti pulsanti ha la nuova reflex della Nikon, voglio vedere belle foto, nuove idee e tecniche.
(Ho fatto questi esempi perché sono i siti che più seguo assieme a quelli di informazione giornalistica).

c) essere aggiornati con frequenza ma, nonostante quello che si dice continuamente, meglio meno cose ma buone (come a tavola!).

18 Gen 2010 | ore 13:30

parto da un presupposto personale, in questo momendo siamo seduti all'inizio della coda della crisi ma non sappiamo quanto è lunga e probabilmente alla fine ci troveremo un bel pungiglione velenoso.
Ritengo che la favola del gratis sia ormai alla fine o meglio come utenti dobbiamo decidere se sono disposto a pagare subito una piccola fee per leggere bonilli o a pagare un aumento sull'acqua minerale che fa la pubbilicità sul blog di bonilli?
Anche sui blog, come per altre situazioni in passato, ci sarà l'evoluzione dalla nascita moltiplicazione, alla morte e resteranno solo quelli più forti sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
Ieri compravo "x" settimanali e mensili per un 70% di interesse professionale ed un 30% per piacere personale, oggi compro solo la metà di quelli professionali e probabilmente così comprerò domani in internet.
Diciamo che se pago riduco l'utilizzo e cerco la miglior offerta qualitativa ed economica ma se io riduco l'utilizzo quanto conviene al fornitore ciò. Ad oggi preferisco leggere bonilli a gratis sperando che bonilli recuperi dalla pubblicità sul suo blog per continuare a farsi leggere a gratis.
La qualità di un blog la valuto da quanto ci trovo di quello che mi interessa, delle competenze di chi lo gestisce e dal numero dei partecipanti (per capire questo si deve frequentare).
Potrei pagare x visualizzare il blog ad esempio papero giallo se potessi trovare anche un servizio di recensione di prodotti o ristoranti o sconti per acquisti inerenti.

18 Gen 2010 | ore 13:40

Stessa premessa di Francesca: il web è il mio lavoro, spero di non dire banalità

1) Tutto gratis? Alla lunga, non può reggere. Lo dimostra il caso Youtube: miliardi di click al giorno, Google lo compra per 1,65 mld di dollari e, quattro anni dopo l'acquisto, i profitti non si vedono ancora. Qualche forma di pagamento è necessaria, anche perché la pubblicità - che pure online segna incrementi di anno in anno, a dispetto di tutti gli altri tipi di media - ha prezzi troppo bassi per coprire tutte le spese.
2) Il 90% dei siti che frequento fa informazione, quindi tendo a valutarli sulla base della qualità delle notizie che mi danno. Sugli argomenti specifici (tra tutti, per lavoro, seguo Automotive News) trovo maggior qualità che sui siti cosiddetti generalisti. Da un lato, è ovvio; dall'altro, però, noto che Corriere, Repubblica, Stampa commettono on line lo stesso errore dei tg in tv: dicono tutti le stesse cose. La diversificazione delle notizie è minima
3) Blog. Due parametri di valutazione: autorevolezza e empatia con l'utente. Ovvero, cerco blog di persone preparate che però non usino la competenza per sdottorare. Il tempo dei giornalisti che ti dicevano come pensare è finito
4) sì, sono disposto a pagare. già lo faccio acquistando musica su iTunes
5) in cambio di qualità, qualità, qualità. e cioè: dammi notizie fresche, che posso trovare solo sul tuo sito; dammi opinioni brillanti e originali.

18 Gen 2010 | ore 13:57

No non sono disposto a pagare fintanto che riesco a trovare una qualità buona gratis. E non credo che sarà facile farsi pagare in un mondo enorme come internet sta diventando, in questo concordo appieno con Dario.
Il primo impatto è questione di "appeal" di "feeling" l'estetica, la pulizia, le foto: l'occhio insomma. Poi la testa i contenuti e tutto il resto.
Un po' allo stesso modo di sito, ma ci aggiungo la regolarità, che sia quella che vuole l'autore ma regolare, odio i blog che in un mese fanno dieci post e poi si zittiscono per un altro, mea culpa !
Pagherei solo se trovassi servizi esclusivi. Ad esempio pagherei per consultare schede di vini/cantine o ristoranti. Chiaramente le pretese qualitative in tutti i sensi aumenterebbero.
Marco

18 Gen 2010 | ore 14:09

Diligentemente rispondo.
1) Non è pensabile che tutto sia gratis, sennò come si pagano le persone. Potrebbe essere gratis se dietro c’è una strategia generale di cui il web è uno strumento di mera promozione e diventa una pubblicità che si paga da sé tramite le vendite/introiti che generale. Certo, sarebbe bello che fosse tutto, ma quanti sono disposti a lavorare solo gratis? Certo, quello che oggi è gratis non può diventare domani a pagamento così facilmente. Il più a pagamento deve avere qualcosa di più, non che quello che è gratis domani debba avere qualcosa di meno del gratis d’oggi. Sennò anche l’informazione diventa ancora di più appannaggio di pochi e ricchi.
2) La qualità di un sito? Dall’affidabilità dei suoi contenuti ancora prima che dalla sua proattività. Prima cioè contenuti validi e affidabili e poi contenuti nuovi. Già trovare chi sa il suo mestiere è difficile.
3) Mentre per la qualità di un blog, il discorso cambia solo in parte. L’affidabilità dei contenuti ci deve essere. Un po’ più di libertà gliela concede sul fronte dell’innovatività, essendo, almeno nello spirito, uno strumento lasciato alla buona volontà del singolo e al suo tempo libero. Nel caso dei foodblog: le ricette devono essere affidabili, testate, persino ri-testate se prese da altri siti, i commenti liberi dell’autore ci devono essere e sia mai che ci sia dietro, anche occasionalmente, un po’ di ricerca.
4) A pagare, sì, ma adottando criteri molto severi per scegliere chi pagare e per cosa.
5) Pago in cambio della serietà ed affidabilità. Non pagherei mai del notizie del giorno però. Pagherei forse i commenti e le analisi. Anche perchè le analisi richiedono più lavoro e testa.
6) Non pagherei mai per un prodotto che sia solo cool. Preferisco l’affidabilità.

18 Gen 2010 | ore 14:15

Io creo notizie come giornalista e ne consumo come lettore. Penso che il problema non sarà pagare (prima o poi succederà, e poi se l'ha detto Murdoch...), sarà bensì la facilità e l'immediatezza (oltre che la sicurezza) con cui ci permettono di farlo.
La questione dei pagamenti via web è la loro "macchinosità", la china che si è presa grazie a iPhone ove nel negozio di applicazioni l'acquisto è ultra-semplice, disporrà all'acquisto decine di migliaia di persone. Lasciando chi non è disposto a pagare neppure un euro per avere buoni contenuti, alla lettura di contenuti non buoni.

18 Gen 2010 | ore 14:35

Gli scenari possibili secondo me sono questi:


1) Il consolidamento del modello pubblicitario

Al travaso degli inserzionisti dall'offline all'online dovrebbe far seguito il travaso degli investimenti, certo. Almeno, è logico pensarlo. Essendo però questi investimenti comunque non illimitati e quindi inadeguati a sostenere qualsiasi attività editoriale, anche la più piccola - ricordiamoci che il web è anche un contenitore potenzialmente infinito di micro e macro editori - si verificherà probabilmente una selezione naturale di ciò che meriterà e di ciò che no, indipendentemente dalle vecchie metriche ma più probabilmente sulla base di nuovi e più rilevanti dati, quali la reputazione, la rilevanza, la qualità e la selezione delle fonti, il livello di accuratezza dell'informazione, la frequenza di aggiornamento, ecc.


2) Il consolidamento e l'introduzione di nuovi modelli ibridi

Si troveranno nuovi e diversi modelli di business, magari mutuati dai primi esperimenti con le microvendite di musica digitale applicate all'informazione o altri più consoni all'editoria digitale. E' possibile che si tratti di modelli ibridi basati in parte sulla pubblicità e in parte sulla vendita dei contenuti, potrebbe trattarsi di nuove forme di abbonamento o altri sistemi che via via emergeranno sicuramente nei prossimi anni.


3) Modello a pagamento

Potrebbe però accadere ciò che fino a ieri è stato sempre prospettato come impossibile e cioè, internet a pagamento o almeno, una parte di esso, condotta in modo professionale. Non è così improbabile se ci pensate. Questo cambio radicale di impostazione potrebbe infatti essere agevolato da due fattori a mio avviso determinanti:

a) il primo è il bisogno concreto da parte della massa di continuare a poter usufruire di fonti d'informazione attendibili, aggiornate e possibilmente indipendenti che non potranno che decadere e perdere di valore ed attendibilità senza alcun tipo di sostegno economico per finanziarne lo sviluppo. In buona sostanza, anche per via del fattore "tempo" (c'è paradossalmente sempre meno tempo per fare cose), la disponibilità di alcuni "punti di riferimento" secondo me sarà sempre più essenziale e tali editori per essere appunto "riferimento", necessiteranno di un modello economico sostenibile.

b) Il secondo è rappresentato dal fatto che i tempi sono probabilmente oggi molto più maturi per una trasformazione di questo tipo e ciò anche grazie ad un sempre più capillare e penetrante utilizzo della rete da parte delle masse.

Proprio le masse - quelle di ieri, ma anche quelle di domani, i c.d. nativi digitali - saranno infatti molto più disposte a pagare online piuttosto che chi ha vissuto la nascita e l'esplosione della rete da pioniere. I cinquantenni di oggi o i neonati di domani - ammesso che il modello a pagamento abbia nel frattempo raggiunto una certa diffusione - troveranno molto più normale usufruire di qualcosa a pagamento: i primi perchè lo hanno sempre fatto, offline, per tutta la vita e non troverebbero certo strano doverlo fare anche online, i secondi perché appunto nasceranno con un modello nuovo già implementato e diffuso al quale non potranno far altro che adeguarsi.

Per il pensiero completo cerca "L'editoria del futuro" su google.

Ciao, Fil.

18 Gen 2010 | ore 14:49

Il 27 probabilmente viene presentato iSlate, il tablet tanto atteso della Apple, o almeno lo spero, e così il mondo della comunicazione farà un salto di secolo e entrerà veramente nel XXI perché solo Jobs può fare l'ennesima rivoluzione.
Se poi uno guarda cosa si sta preparando
http://sportsillustrated.cnn.com/2009/magazine/12/02/tablet/index.html
si capisce che le domande che io ho fatto guardano al futuro prossimo e non al passato.

18 Gen 2010 | ore 16:45

E' possibile che possa decidere di pagare la connessione ad un sito ma solo se non riuscissi a fare a meno dei suoi contenuti.

Molto più praticabile, se non necessaria per la sopravvivenza, la strada della pubblicità purchè sia ben distinta dai contenuti.
I benefici che ne deriveranno saranno tangibili, crescerà la professionalità di quei blog capaci di procurarsi pubblicità.

18 Gen 2010 | ore 16:53

credo che islate rivoluzionerà un poco tutto, esattamente come è successo con l'ipod... Fino a poco tempo fa pensare che qualcuno scaricasse musica a pagamento era impensabile. Tutti eravamo abituati a scaricare musica gratis, gli appassionati compravano cd, oggi i negozi di dischi sono quasi tutti chiusi, resiste solo la supernicchia del vinile e moltissimi comprano musica su itune shop.
Ma credo che ancor di più che per la musica l'islate e gli ebook a colori creeranno una nuova tipologia di libri con contenuti diversi (immagine, foto, filmati, musiche ecc) i cui confini e determinazione saranno la vera sfida del prossimo decennio.
Ps io non vedo l'ora intanto che esca l'islate, sembra bellissimo e già bramo ;-)

18 Gen 2010 | ore 17:37

Lei crede veramente di essere disposto a pagare solo quello di cui non riesce a fare a meno?

Credo che la domanda si estremmante interessante e articolata. Penso che forse senza una grande consapevolezza siamo arrivati alla soglia della prossima grande rivoluzione. Potremmo definirla banalmente la rivoluzione della comunicazione, la cui portata tuttavia interessa tutti i campi del nostro vivere.
Il più delle volte siamo dei fruitori inconsapevoli ma tutti i giorni giochiamo con degli strumenti potentissimi con infinite possibilità di applicazione.

Esempio:

Se domani L'espresso decidesse che oltre La Repubblica in versione cartacea, che tutti pagano, fosse percorribile il sentiero dell'online a pagamento, potrebbe mettere in pratica l'idea senza apparente fatica. Basterebbe fare una carta titolare collegata alla carta di credito.
Pssword e barra magnetica. Vuoi la repubblica con tanto di inserti online ti colleghi inserisci la password e zac accedi a tutte le informazioni del caso. Sei in giro e preferisci acquistare il giornale all'edicola cacci fuori la carta e zac ecco il tuo giornale. Vuoi entrambe le opzioni paghi meno tutte e due e l'Editre gode quasi il doppio. Alla fina del mese ricevi a casa un bel resoconto e la conferma dell'addebito.
Pensate che straordinario meccanismo. Si inverte la filiera. Guadagna che crea e tutti gli altri, quelli ciò che forniscono il servizio si beccano una percentuale.

Questa potrebbe essere una rivoluzione copernicana.
Le complicazioni sono infinite meno passaggi, più libertà, più piedi pestati, meno ricchezza per alcuni, meno posti di lavoro per molti altri.
Ripeto ad oggi godiamo dei benefici più immediati di un sistema che potrebbe aprire nuovi e strardinari orizzonti.

Comuncque al di là della Bacchettate che Stefano dispensa con simpatia sto blog non è affatto male.
:-)

18 Gen 2010 | ore 17:42

1)no, è un sistema insostenibile.
2 e 3) un sito/blog di qualità deve dare contenuti originali e interessanti. Non pagherei mai per vedere lemutandine di una tennista sulla home page di repubblica
4) sì
5) internet ci ha abituati a ricevere un'enorme quantità di notizie, non si può pensare di far pagare un abonamento solo per un giornale on-line. Un po' come per la musica, siamo abituati, grazie al peer to peer, ha scaricare tutto ciò che vogliamo, l'unico modo per combattere il download illegale è una specie di JukeBox globale, pago un tot al mese per poter scaricare tutto ciò che voglio.

18 Gen 2010 | ore 17:45

A maggior ragione, dopo aver visto i render del tablet Mac segnalati dal diretùr, riesce difficile pensare che tutto rimarrà gratis...

18 Gen 2010 | ore 17:45

1) No, risposta ovvia. Anche se poi i conti esatti della pubblicità di qualche sito che ce la infila ovunque vorrei saperli...
2) Dalla qualità delle informazioni che fornisce, se stiamo parlando di un sito giornalistico o anche di settore. NYTimes è qualità, come il Guardian. Repubblica è un po' di qualità con una tonnellata di fetecchie aggiunte. Il commento di Daniele (15) è quello giusto, nessuno pagherebbe per le mutande della tennista, soprattutto perché sempre o quasi sempre sono foto o filmati RUBATI (e questo lo dico ad alta voce) da YouTube, Flickr o altro, per di più omettendo o nascondendo il più possibile il link alla sorgente. Per non perdersi un pageview inglobano in orrendi container fatti con Silverlight o peggio contenuti che altrove sono visibili con qualità e fruibilità molto migliori.
E poi, chissà perché, chissà percome, appena una cosa spunta su PerezHilton (o altrove) se riguarda anche solo minimamente un personaggio noto in Italia, sulla colonna infame di Repubblica ce lo trovi di sicuro. Se il personaggio non è noto, a volte ci capita lo stesso.
Per non dire delle giornaliste del Corriere che scrivono articoli copiati a caso dai siti usa e tradotti travisandone il senso perché non sanno l'inglese...
Diciamo che una buona regola per valutare il valore di un sito potrebbe essere quello della quantità e qualità di informazioni di prima mano che vengono prodotte e dalla chiarezza e semplicità dell'esposizione. La versione skimmer del sito NYT (http://www.nytimes.com/timesskimmer/ ) è straordinariamente "giusta", in questo senso.
Insomma, è un discorso difficile perché gli investimenti che oggi sono fatti solo per la carta stampata (per quanto ridotti essi siano) dovrebbero essere tradotti per internet (e per il nuovo Apple Tablet o quel che sarà) da una classe di giornalisti onesti, seri e per di più preparati sulle nuove teconlogie, cosa che per la mia frequentazione delle redazioni non vedo molto in giro (adesso han scoperto tutti Facebook, ma poi dopo essersi iscritti lo usano solo per giocare a FarmVille o per le foto delle vacanze). Servirebbe anche un po' di velocità, magari. Se per andare a vedere una gallery di foto online io a casa mia con della roba normale, mica con i computer della nasa, ci metto 6 secondi e per fare la stessa cosa in una redazione su un computer del secolo scorso con un browser da operetta ci metto 5 minuti e tre crash, beh, allora è dura veramente.
Anche per le foto, appunto, o capiscono che una gallery come Big Picture del Boston Globe o Lens sempre del NYT funziona tanto quanto un bel servizio stampato e quindi merita di esser prodotto (e pagato al fotografo correttamente) foss'anche anche solo per l'edizione online, o non lo capiscono. E se non lo capiscono, a rubar gallery di altri da Flickr solo per aumentare i pageview, hai voglia a giustificare il prezzo del sito...
3) Un po' nello stesso modo. Contenuti originali o aggregati in maniera originale. Ma secondo me i blog van bene così come sono, e sono certamente una fonte di informazione e di approfondimento importante. Qualcuno l'ha anche capito, vedi Leonardo che adesso scrive anche per l'Unità (solo online, però) o il salto addirittura in Rai di Zoro (ed è stato bravo Zoro a non rovinare il suo format per la TV). Cavoletto lo cambieresti? No! Giammai, e così vale anche per tutta una fila di altri blog che seguo quotidianamente. Certo da lì a pensare di pagarli tutti ce ne passa, sarebbe anche oggettivamente troppo oneroso.
Comunque il modello usato da alcuni siti specialistici (molto gratis ma qualcosa a pagamento, le cose più complesse o più approfondite) evidentemente funziona già, e si potrebbe applicare anche più genericamente. Il blogger migliore però di solito la sua strada la trova da solo, quindi mi preoccupa meno, decisamente.
4) Sì, già pago per qualche sito molto specialistico che se lo merita. Ma se lo merita proprio. Pago anche per un quotidiano in pdf e un settimanale sempre in pdf. Ma il modello del pdf è fallato. Le informazioni per l'online devono essere proposte diversamente, vedi appunto NYT Skimmer. Il pdf è una soluzione da due soldi per un modello sbagliato in partenza. Essenziale poi è che se pago, sull'online ci sia tutto, ma proprio tutto. Se scopro che poi sulla carta mettono cose che online non ci sono, lì sì che m'incazzo di brutto!
5) In cambio di informazioni di prima mano, come già detto sopra.
6) Non pagherei mai per Repubblica com'è adesso, men che meno per Corriere. Però già il sito dell'Espresso lo vedo più sulla strada giusta (benché sia impaginato che peggio di così si muore), quando sostituirà il settimanale al 110 per 100, allora quello è un sito per cui pagherei.

18 Gen 2010 | ore 19:50

1) Suppongo di no.
2) Da un buon sito mi aspetto molte informazioni interessanti, facilmente fruibili e possibilmente essere esteticamente curato. In alcuni casi una buona sezione multimediale può essere utile (ma dipende dall'argomento).
3) Da un buon blog mi aspetto spunti curiosi, aggiornamento abbastanza frequenta, opportunità di scambiare opinioni con un gruppo di persone.
4) Sarei disposta a pagare per informazioni su un argomento che m'interessa e non posso trovare altrove gratuitamente. O se penso che il lavoro svolto da chi gestisce il sito o blog sia veramente valido.
Di quotidiani e riviste italiane al momento non ce n'è nessuna che pagherei on-line; però per un giornale-Frankenstein customizzato selezionando singoli autori, argomenti, sezioni ecc potrei sborsare qualcosa.

18 Gen 2010 | ore 21:04

Direi proprio che, attendendo il 27, molti di noi ripongono in Jobs la speranza di una svolta che Kindle ha fatto solo intravedere.
Eppure immaginate di essere col vostro Kindle a Sydney e dire ma si va, mi scarico la Lonely Planet Australia che non mi sono portato perché pesa una tombola essendo un librone.
Siete lì e fate questa cosa perversa di scaricarvi la guida perché basta toccare appena il tasto e per $ 21,26 e in 60 secondi vi si scarica su Kindle, che è una tavoletta leggera, un volume di 500 pagine.
Beh, a provarla questa scena, che io ho vissuto, fa impressione perché Kindle si è collegato col provider locale che ha fatto ponte con AT&T Usa ma a me non ha chiesto nulla, si è mosso perché io ho fatto clik, mi ha addebitato sul mio conto il libro e me lo ha inviato in 60 secondi.
Penso che il mio amico Steve saprà fare di meglio, a cominciare dal colore :-))

18 Gen 2010 | ore 21:37

Sì, quella è l'arma vincente del Kindle, veramente. L'avessero fatto bello ne avrei già presi due. Aspettiamo tutti il 27 ma temo che su questa feature rischiamo di restar delusi, anche perché Steve darà per scontato che per collegarti e scaricare userai l'iphone che già devi avere in tasca.

18 Gen 2010 | ore 21:46

La pubblicità su Internet costa poco e non rende.
Sulle notize a pagamento, non c'è che il metodo sperimentale: provare e vedere cosa sucede. Il NYT tempo fa provò a far pagare le notizie (come in Italia la Stampa e il Corriere). Flop. Poi si rimangiò la decisione e tutto tornò gratis. Adesso ci riprova. Poche idee ma confuse.
Kindle: vedi Segway. La rivoluzione del millenio! Eh!

18 Gen 2010 | ore 23:34

"Come see our latest creation" è scritto nel biglietto di invito al keynote della Apple che si terrà il 27 gennaio allo Yerba Buena Center di San Francisco.

18 Gen 2010 | ore 23:41

capirai, al massimo fanno un iphone piu' grande, altro che islate.

e-ink e' il futuro, non LCD, ma chi lo va a spiegare al suo amico Steve Jobs, direttore?

Tra parentesi Jobs ha dichiarato che il mercato degli e-book conta poco perche' ormai la gente non legge piu' quindi dubito che si voglia buttare in questo business.

19 Gen 2010 | ore 01:30

Non capisco perché dovrei pagare per avere informazioni, di qualsiasi tipo.
Se c’è una ricchezza in questo sistema, è sicuramente l’accessibilità: se non fosse più accessibile ma totalmente mercificata, chiuderebbe la porta per la quale gli do un senso, anzi, attraverso la quale gli offro la possibilità di essere utile e dilettevole. Perderebbe anche la sua natura, non muterebbe soltanto forma. Certo professionismo sulla rete è nato e cresciuto grazie a questo ascolto, e a questo scambio.
Anche il professionismo delle notizie.
Temo fortemente un mondo chiuso in compartimenti stagni, in stanze dove i professionisti s’incontrerebbero solo con i professionisti, gli specialisti con gli specialisti: non crede sia questa l’ultima delle prospettive auspicabili per un’umanità sempre più rigidamente divisa in serie “a”, “b”, “c”, per quante sono le lettere dell’alfabeto?
Sento ripetere spesso, anche a vanvera, che il blog è realizzato anche attraverso il contributo dei lettori: pagare, in questo caso, non fa più libertà di quanto non farebbe quella di un’entreneuse. A me sembrerebbe di dover unicamente selezionare una clientela, piuttosto che di attirare un lettore molto particolare, e molto più reattivo. Che mi offre anche la sua qualità e il suo tempo, e che, per questo sta già pagando.

19 Gen 2010 | ore 02:19

Perché le informazioni vere e non le sciocchezze o i diari hanno un costo e non capisco perché dovrebbe esistere uno spazio enorme e fondamentale come internet dove tutto è gratis.
Tra l'altro, come iTunes ha dimostrato, ciò che nessuno prima pagava, cioè la musica, poi è ritornato ad essere un business per gli uni e un piccolo costo $0,99, per gli altri.
E così penso proprio sarà per le notizie.

@antonio è vero, uno come Jobs va trattato con un tono di sufficienza, ha solo inventato il mac, l'ipod e poi l'iphon rivoluzionando ogni volta il settore nel quale la sua invenzione ha fatto il suo ingresso nel nuovo mercato dei pc, della musica, della telefonia. Penso che se sarà una specie di tablet sarà rivoluzione anche nel campo dell'informazione, del resto basta attendere il 27 gennaio :-))

19 Gen 2010 | ore 09:23

1 - non sarebbe auspicabile ma in rete é possibile
2 - utenti unici/permanenza/frequenza di visita - attestano e rispecchiamo la validità dei servizio offerto non legato necessariamente alla qualità del contenuto
3 - il blog, se é un blog, ha una qualità variabile ed incerta. vive in perfetta simbiosi con l'utente ed il rapporto deve rimanere equilibrato
4 - cosa? un accesso, una sezione? un approfondimento? per carità, il nyt é l'unico esempio da non seguire.
5 -purtroppo non hai accesso alla risposta n.5. clicca qui per accedere alla sezione riservata e scegli il tuo metodo di pagamento.
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vede Bonilli, il punto 5 e 6, oggettivamente non funzionano. vengono percepiti male dal visitatore che, 'se tutto funziona', fa parte di quel 65/ 70% degli accessi che quotidianamente la rete le offre.

19 Gen 2010 | ore 09:38

Premesso che anche io lavoro da diversi anni nel mondo dell'editoria online...

1) si, è stato fatto finora e fintantoché il sistema pubblicitario regge e i contenuti attirano visitatori tutto può essere mantenuto gratuito. Il sistema in crisi NON è l'editoria online ma quella cartacea, che però rende ancora 10 volte di più di quella online.

2) sostanzialmente in base all'idea, ai contenuti e alla grafica

3) come sopra

4) si, già sono sottoscrittore di un blog di tutorial di photoshop

5) contenuti esclusivi, assenza di pubblicità, obbligo

6) non pago quello che trovo altrove, ad esempio non pagherei mai quella schifezza della Rai (ma non si può...)

Lo scenario che si delinea è abbastanza chiaro, tutti gli editori stanno cercando di monetizzare tutto ciò che era gratuito, di spostare la bilancia dei ricavi da carta a online e se tutti lo fanno assieme noi lettori alla fine pagheremo.

Il fattore "se passa a pagamento perde tutti i lettori" non conta nulla. Se un giornale online perdesse il 90% dei lettori gratis, con il 10% di paganti si recuperano comunque tutti i costi di esercizio (anzi ci si guadagna moltissimo!).

19 Gen 2010 | ore 10:02

Direttore lei mi fraintende, spero non lo faccia volontariamente. Non ho mai trattato con un tono di sufficienza Jobs, mi sono solo basato su alcune sue dichiarazioni riguardo il mercato degli e-book.

Nulla toglie che cio' che ha dichiarato Jobs possa essere falso o pretattica in vista del 27.

Massimo rispetto a chi ha inventato tutte quelle cose li', io stesso ho mac e ipod, quindi si figuri.

19 Gen 2010 | ore 11:16

Pagare garantisce la verità? Siccome già paghiamo per una quantità di prodotti, di servizi e di informazioni che non sono perciò meno falsi, meno completi, meno poveri, meno illusori...
Sicuro che non tornerebbe, pagandola di nuovo, la stessa distorsione, lo stesso prodotto?
E fino ad ora, visto che "non l'ho pagato": tutto questo gratis è sempre stato falso, e cretino?
Non ha creato anche un impulso (primitivo, istintivo, ma anche irresistibile) alla critica e alla dialettica?

19 Gen 2010 | ore 12:26

Forse le due domande più attinenti potrebbero essere:

- Repubblica e gli altri giornali online offrono contenuti per cui è normale pagare? Da esperto di cinema (materia francamente non complessissima se posso parlarne anch'io, figuriamoci cose difficili) direi di no, gli errori sono tanti e la concorrenza esterna non rende essenziale quello che loro producono. Ergo, chi sarà così scemo da pagare? Nessuno o quasi...
- E' normale chiedersi se una redazione come quella di Repubblica con decine di persone può andare avanti solo con la pubblicità o invece la domanda dovrebbe essere se non sia il caso di limitare certe redazioni troppo gonfie di stipendi? Il punto è che certi vecchi editori vogliono lo stesso fatturato e gli stessi (tanti, troppi) dipendenti di prima. E questo quasi sicuramente non sarà possibile...

19 Gen 2010 | ore 16:00

Spero anch'io che Jobs faccia fare il salto in avanti anche stavolta. L'esempio che ha linkato di Sport Illustrated vale più di 1000 parole (se è vero).
Premetto che lavoro in informatica a stretto contatto col mondo editoriale.
Ha un solo grande difetto lo scenario intravisto: il 99% di chi scrive dovrebbe cambiare la propria testa per adeguarsi ad un media diverso.
Considerando che già ora non hanno voluto adeguarsi al web (scrivendo spesso come se fosse destinato alla carta) la vedo grigia.
Altro problema è che un salto simile richiede investimenti rispetto alle attuali strutture: avranno tutti voglia di farli?

Riguardo alla rete ed ai costi: dipende quanto una cosa è desiderata e utile. Su iTunes compro le canzoni che proprio desidero, ma se voglio solo ascoltare musica diversa accendo la radio (gratis).
Idem un sito: se mi servono approfondimenti li pagherei, altrimenti sarei disposto solo a seguire qualcuno che lo desidero ampiamente, non solo per leggere un suo diario.
Per le notizie credo che l'offerta sia troppo vasta per riuscire a far rientrare i buoi...

19 Gen 2010 | ore 16:26

E cosa accadrebbe se tutti (competitor compresi) passassero a pagamento? Se Trovacinema, 35mm, comingsoon, mymovies fossero a pagamento?

19 Gen 2010 | ore 16:28

Fermo restando che è impossibile mettere d'accordo realtà così diverse, anche a voler giocare con la fantasia succederebbe che, perdendo questi siti un notevole numero di visitatori, la quota pubblicitaria si sposterebbe su quelli rimasti gratuiti, che vedrebbero notevolmente aumentati i propri visitatori e quindi di conseguenza le entrate pubblicitarie. Peraltro, un sito come mymovies ti assicuro che fattura già moltissimo in pubblicità e non credo abbia voglia di giocarsi tutto. Altro conto è trovare nicchie a pagamento all'interno di un sito gratuito, anche se sinceramente in campo cinema non ne vedo...

19 Gen 2010 | ore 17:16

certi vecchi editori vogliono lo stesso fatturato e gli stessi (tanti, troppi) dipendenti di prima.

tranquillo, credo che non esista un editore oggi in italia che pensi questo, sorpattutto di stipendiare giornalisti, e tanto meno lo voglia
vero invece che tutti sognano di (soprav)vivere dimezzando il corpo redazionale e prepensionando alla grande
oloap

19 Gen 2010 | ore 18:52

Mmmm, quindi non ci sono più redazioni con figli di, amanti, parenti, amici vari, nani e ballerine varie? Sarà, ma ho un'impressione diversa dalla mia esperienza. Poi ovvio, ogni tanto (spesso) i conti non tornano e si taglia...

19 Gen 2010 | ore 19:12

Molti nani e ballerine sono da tempo in televisione, Rai e dintorni per esempio, gente analfabeta che solo raccomandazioni fortissime possono essere riuscite a sistemare.
Nei giornali avveniva fino ad alcuni anni fa, adesso nani e ballerine si contano sulle dita di una mano, restano i vecchi nani e le vecchie ballerine :-))

19 Gen 2010 | ore 19:43

Gli italiani comperano meno di un libro all'anno. Si considera libro di successo qualsiasi cosa che venda più di 10000 copie, quando va bene. Da noi i vari ebook, tolta la curiosità iniziale e la voglia di esbirlo perché fa fygo non andranno lontano, appena scariche le pile.

20 Gen 2010 | ore 00:02

Quella delle pile scariche è un trip: dovevo stare attento in Australia e adesso devo stare attento anche in Italia?
E le pile del mac book pro? e le pile dell'iphone? e le pile della radio?

20 Gen 2010 | ore 01:21

Bonilli, non fare finta di non capire, non sei così intelligente. L'autonomia dei vari marchingegni elettronici (telefonino, portatile, macchina fotografica, videocamrea, i-qualcosa eccetera) è il vero incubo e problema dei produttori. Non puoi avere un display (a colori, ovviamente) grande come un tavolo da ping-pong, con un contrasto mariano, risoluzione di millanta piselli e così via e sperare che due stupide batterie reggano per ore e ore. La termodinamica, l'elettrochimica, il principio di conservazione e altre stupide fesserie fisiche non mofificabili per ddl non lo consentono. Se hai buone idee in merito, il prossimo Nobel per la chimica è tuo. Per esempio, la batteria fatta con un limone (non trattato, ovvio!) e due bandelle metalliche NON è una buona proposta.
Domanda impertinente: ma ti pagano (come forse Severgniny) per fare marketing per il caindle?

20 Gen 2010 | ore 02:11

Vero, nei giornali la quota di personaggi strani sta diminuendo, anche se dai cognomi i figli di papà rimangono tanti.
In altri settori sovvenzionati da enti pubblici purtroppo c'è ancora voglia di megaredazioni assolutamente eccessive. Ultimamente, la redazione del sito di informazione cinematografica di un ente è passata da 7 a 4 persone, per un lavoro che, francamente, potrebbe anche fare una sola persona ben motivata. Ma ovviamente nell'ambiente tutti a gridare allo scandalo e a mostrare solidarietà...

20 Gen 2010 | ore 11:05

Che domanda idiota, anche tu se uno parla bene di un prodotto pensi che prenda soldi? Sai Kindle che bisogno ha di me e quanti ne avrà venduti in più :-))

20 Gen 2010 | ore 11:17

nani e ballerini, verissimo
però il punto che contestavo era un altro
sicuro che gli editori oggi vogliano gli stessi dipendenti di prima? per me è una barzelletta assoluta a livello di carta stampata e non scherzano nemmeno in tivù ma probabilmente non vivo e lavoro nel tuo stesso paese
buon tutto
oloap

20 Gen 2010 | ore 12:05

Probabilmente mi sono espresso male. Più che il numero dei dipendenti, è il fatturato e la possibilità di far lavorare gente anche solo per fare un favore a qualcuno (che poi dovrà essere ricambiato). Altrimenti, non mi spiego come mai tanti giornalisti a tempo indeterminato scrivano due-tre articoli a settimana (ma talvolta anche meno) e perché poi si accetti che scrivano vaccate assolute (almeno, scrivendo poco dovrebbero avere tanto tempo per informarsi, no?)...

20 Gen 2010 | ore 12:51

Anche la macchina non cammina sempre, bisogna farci la benzina ogni tanto, questo e' il vero incubo dei produttori di macchine, quando finisce la benzina si resta a piedi.

Invece col cavallo si cammina sempre, anche se non c'e' un distributore nelle vicinanze, del resto il cavallo mangia tutto.

20 Gen 2010 | ore 13:15

Per il cinema sono d'accordo con te che sia un settore particolare, anche se temo che piccoli siti non possano sostenere il costo di aggiornare la programmazione dei cinema italiani così come lo streaming dei promo.

La pubblicità poi continuerebbe ad andare sui siti a pagamento... nessuno ha mai detto che debba sparire (vedi la quantità di adv su Sky).

E per mettere d'accordo tutte le realtà diverse? Basta il profumo dei soldi... se diventa "normale" pagare per avere alcune tipologie di contenuto, prima o poi si adegueranno tutti, sopratutto chi di pubblicità non vive.

20 Gen 2010 | ore 14:07

Colin, ma sei per caso parente di Father McKenzie? :-D

20 Gen 2010 | ore 16:06

Sinceramente islate mi sembra l'iphone con lo schermo più grande...tuttavia, come prima dell'arrivo dell'iphone mi dicevo che MAI E POI MAI avrei sostituito il mio praticissimo nokia con uno psedo-computer superfluo come l'iphone...ed eccomi con l'iphone sembre connessa e con l'ansia di rimanere senza batteria proprio nel momento della giornata in cui un telefono vero davvero serve...ecco appunto aspettiamo il 27 per capire questo nuovo strumento poi ci si riaggiorna.

Sul web a pagamento personalmente l'idea mi terrorizza...credo che se così fosse probabilmente rinornerebbero un pò di più i rapporti umani e i ragazzi avrebbero più tempo da dedicare ai compiti e allo studio, perchè(concedetemi il termine ma non me ne viene un altro più azzeccato) si "cazzeggerebbe" meno online e si cercherebbe divertimento nella vita reale.
Sulla storia della veridicità delle fonti a pagamento, mah...forse sì chissà.
Rimane che comprare musica su itunes è facile e bello, meno male esiste!

Mic

21 Gen 2010 | ore 14:29

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