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Feb 2010
ore 10:34
ore 10:34
Anche i gourmet leggono

Le nuove tecnologie e il nostro mondo che cambia
Una trentenne che conosco, intelligente e colta, non legge quasi mai i giornali.
Meglio, li legge solo in rete perché, pur essendo tuttora una grande lettrice di libri, è invece il nuovo prototipo di lettore digitale del XXI secolo per quanto riguarda i giornali.
E infatti da noi, così come negli Usa, la crisi dei giornali viene vista senza alcuna preoccupazione dalla fascia dei 15/30 anni che i giornali non li comprano e seguono le news solo in rete.
E' la prima vera rivoluzione del modo di leggere dall'epoca di Gutenberg però il lettore digitale ha abitudini e esigenze diverse da quello tradizionale.Lo scrivono Gaggi e Bardazzi in questo libro, L'ultima notizia, Rizzoli € 18 interessante per molti motivi: due giornalisti che affrontano questa rivoluzione dichiarando esplicitamente che l'informazione se non vuole sparire deve cambiare, un racconto serrato di questa rivoluzione con nomi, episodi e date assemblati in modo intelligente, una summa di quello che è successo e che accadrà nel futuro prossimo.
A Natale, per esempio, si è manifestato anche un altro tipo di lettore digitale, quello che i libri li legge, ovvero comincia sempre più a leggerli sugli e-book e così è accaduto che Amazon, il più grande negozio di libri del mondo, ha venduto più libri digitali che libri di carta grazie al suo Kindle.
Con la presentazione dell'iPad tutto il mondo degli e-book, delle case editrici di libri e di quelle dei giornali si è come d'improvviso risvegliato.
Ma già prima, nel febbraio del 2009, la copertina di Time dal titolo "How to save your newspaper" con l'immagine di un giornale usato per incartare il pesce, e l'articolo di Walter Isaacson, aveva reso il problema della crisi della stampa americana un problema nazionale e l'idea di far pagare le News in rete il primo vero argomento di dibattito e di scontro.
Aveva scritto Isaacson "Far pagare i contenuti forzerà i giornalisti
a essere più disciplinati: dovranno produrre cose a cui la gente
attribuisce un valore reale".
E così molte aziende - per esempio CircLabs - hanno iniziato a studiare il sistema dei micro pagamenti mentre gli editori, in più riunioni pubbliche e riservate, hanno innalzato proclami di guerra: basta il tutto free, basta con le news gratis in rete.
L'idea di far pagare le notizie in rete, la perdita di appeal
dei giornali negli Usa, la crisi di vendite e di pubblicità hanno
acceso i riflettori sui giornalisti, sui giornali e su come vengono
fatti.
C'è chi, prendendo spunto da questa crisi sta rivoluzionando il sistema, come il Telegraph di Londra, che ha unificato le redazioni del digitale e del giornale vero e proprio dando vita a un vero Hub centrale a cui arrivano tutte le notizie e da cui si dipartono tutte le notizie nei vari formati.
In Italia siamo ancora lontani da queste scelte e per di più da noi accade il fenomeno della ricerca di lettori in rete attraverso il gossip e le foto provocanti, caso unico a livello di grandi giornali del mondo.
Tutto però ruota attorno a un solo punto dolente, alla pubblicità.
Pubblicità in rete rimanda a Google e a quel meccanismo perfetto che è AdSense che ha permesso al motore di ricerca di pubblicare sulle sue pagine micro inserzioni per un valore di miliardi di dollari, muovendosi in tutti i paesi del mondo ma rispettando solo le leggi della California, con ciò essendo bollata da colonialista, oltre che la multinazionale che meglio sfugge al fisco delle singole nazioni e alle leggi del copyright.
Sullo sfondo, ma non per molto, di questa rivoluzione tecnologica, la vera rivoluzione che riguarda le nuove generazioni nate nell'era digitale - negli Usa sono 81 milioni i giovani nati tra il 1977 e il 1997 - l'idea cioè che grazie alla capacità delle tecnologie digitali, al cui interno sono nate e cresciute le nuove generazioni, sia in corso un vero e proprio processo che ricabla la mente di queste nuove generazioni, i futuri lettori, i nuovi cittadini del XXI secolo.
Andiamo verso un nuovo illuminismo, dice Derrick de Kerchove, nel quale grazie al web emergeranno nuove funzionalità della memoria e di distribuzione dell'informazione.
C'è invece chi vede in tutto questo un pericolo.
Per intanto è nata una nuova figura, il citizen journalist, colui che con telefonino con fotocamera e scrivendo su twitter spaventa la dittatura iraniana e il governo cinese.
Ma non è solo qualità informativa quella che si trova in rete, c'è anche molta spazzatura, anche se le tre "C" Comunità Condivisione Conversazione sono la vera rivoluzione che ha introdotto il web nel panorama della comunicazione.
Facendo buon uso delle tre C chiedo a voi cosa ne pensate di questi temi così importanti e che condizioneranno il nostro futuro e quello dei nostri figli:
Voi leggete i giornali?
Leggete le notizie in rete?
Pensate che sia un pericolo l'indebolimento della stampa?
Paghereste per notizie di approfondimento di qualità?
Pensate che l'iPad e altri supporti cambieranno il modo di leggere?
Credete che le nuove tecnologie portino un cambiamento delle nuove generazioni?
E così molte aziende - per esempio CircLabs - hanno iniziato a studiare il sistema dei micro pagamenti mentre gli editori, in più riunioni pubbliche e riservate, hanno innalzato proclami di guerra: basta il tutto free, basta con le news gratis in rete.
L'idea di far pagare le notizie in rete, la perdita di appeal
dei giornali negli Usa, la crisi di vendite e di pubblicità hanno
acceso i riflettori sui giornalisti, sui giornali e su come vengono
fatti.C'è chi, prendendo spunto da questa crisi sta rivoluzionando il sistema, come il Telegraph di Londra, che ha unificato le redazioni del digitale e del giornale vero e proprio dando vita a un vero Hub centrale a cui arrivano tutte le notizie e da cui si dipartono tutte le notizie nei vari formati.
In Italia siamo ancora lontani da queste scelte e per di più da noi accade il fenomeno della ricerca di lettori in rete attraverso il gossip e le foto provocanti, caso unico a livello di grandi giornali del mondo.
Tutto però ruota attorno a un solo punto dolente, alla pubblicità.
Pubblicità in rete rimanda a Google e a quel meccanismo perfetto che è AdSense che ha permesso al motore di ricerca di pubblicare sulle sue pagine micro inserzioni per un valore di miliardi di dollari, muovendosi in tutti i paesi del mondo ma rispettando solo le leggi della California, con ciò essendo bollata da colonialista, oltre che la multinazionale che meglio sfugge al fisco delle singole nazioni e alle leggi del copyright.
Sullo sfondo, ma non per molto, di questa rivoluzione tecnologica, la vera rivoluzione che riguarda le nuove generazioni nate nell'era digitale - negli Usa sono 81 milioni i giovani nati tra il 1977 e il 1997 - l'idea cioè che grazie alla capacità delle tecnologie digitali, al cui interno sono nate e cresciute le nuove generazioni, sia in corso un vero e proprio processo che ricabla la mente di queste nuove generazioni, i futuri lettori, i nuovi cittadini del XXI secolo.
Andiamo verso un nuovo illuminismo, dice Derrick de Kerchove, nel quale grazie al web emergeranno nuove funzionalità della memoria e di distribuzione dell'informazione.
C'è invece chi vede in tutto questo un pericolo.
Per intanto è nata una nuova figura, il citizen journalist, colui che con telefonino con fotocamera e scrivendo su twitter spaventa la dittatura iraniana e il governo cinese.
Ma non è solo qualità informativa quella che si trova in rete, c'è anche molta spazzatura, anche se le tre "C" Comunità Condivisione Conversazione sono la vera rivoluzione che ha introdotto il web nel panorama della comunicazione.
Facendo buon uso delle tre C chiedo a voi cosa ne pensate di questi temi così importanti e che condizioneranno il nostro futuro e quello dei nostri figli:
Voi leggete i giornali?
Leggete le notizie in rete?
Pensate che sia un pericolo l'indebolimento della stampa?
Paghereste per notizie di approfondimento di qualità?
Pensate che l'iPad e altri supporti cambieranno il modo di leggere?
Credete che le nuove tecnologie portino un cambiamento delle nuove generazioni?






Credo che l'ipad diventerà un nuovo modo di vivere la lettura: istantanea, veloce e condivisibile.
Proprio per questo ho aperto anche un gruppo sull'ipad su facebook:
http://www.ddwebagency.it/
Davide
Personalmente pagherei volentieri per un approfondimento di qualità slegato da ogni rapporto di sudditanza ai partiti...vorrei proprio vedere senza il finanziamento pubblico quanti "giornali" sopravviverebbero, se fosse davvero il lettore a scegliere il giornalista.
Pero' attenzione alla rete, non dobbiamo confondere blogger con giornalisti, nè testimonianze ed opinioni con notizie obiettive poichè in rete, molti la faccia non ce la mettono.
Acquisto tutti i giorni 2 quotidiani.
Sì,per confronto delle notizie.
Pagherei.
Sicuramente lo stanno già cambiando,rimango dell'idea che accquistando un quotidiano o un libro e leggerselo sia più piacevole,almeno per mè.
Sicuramente sì.
Complimenti Direttore, un'ottima sintesi del panorama attuale.
Rispondo in ordine, premetto che sono del '77.
[Voi leggete i giornali?] Raramente, comunque in genere leggo il giornale quando non ho accesso a internet.
[Leggete le notizie in rete?] Sempre.
[Pensate che sia un pericolo l'indebolimento della stampa?] Non credo, non vedo perchè.
[Paghereste per notizie di approfondimento di qualità?] Certamente. D'altra parte il giornale non è mica gratis.
[Pensate che l'iPad e altri supporti cambieranno il modo di leggere?] Sicuramente, innanzitutto dando più spazio al multimediale, riducendo la lunghezza dei testi... cambieranno il modo di leggere e di scrivere.
[Credete che le nuove tecnologie portino un cambiamento delle nuove generazioni?] Certo, il modo di pensare e di ragionare dipende anche da come apprendiamo, dalle tecniche cognitive adottate. Con le nuove tecnologie sicuramente avverranno dei cambiamenti, non sempre positivi (si pensi ad esempio al calo di attenzione dovuto alla nuova forma basata sull'immediatezza delle informazioni).
[Voi leggete i giornali?] Si, ma meno di prima.
[Leggete le notizie in rete?] Sì, ora quasi solo quello. Ho acquistato l'abbonamento sull'iPhone e leggo l'essenziale quando ne ho tempo. Rispetto a quello che leggerei su carta, credo di non perdere molto. Semmai non vedo le paginate di pubblicità, i necrologi e gli avvisi. Non mi pare una grave perdita ;-)
[Pensate che sia un pericolo l'indebolimento della stampa?] Assolutamente no.
[Paghereste per notizie di approfondimento di qualità?] Sì, magari con qualche forma di abbonamento, ma deve essere una vera qualità (per es. non le paginate con le intercettazioni telefoniche)
[Pensate che l'iPad e altri supporti cambieranno il modo di leggere?] Sicuramente sì, ma temo che questo riguarderà solo la fascia di chi se lo potrà permettere.
[Credete che le nuove tecnologie portino un cambiamento delle nuove generazioni?] Penso di sì,bisognerebbe sentire anche loro direttamente. Io appartengo alla fascia di quelli che apprezzano anche il fruscio della carta, almeno per i libri che la meritano. Per i giornali, diventa anche un problema riciclarla :-)
Penso che chi scrive per questi strumenti debba imparare a gestire meglio l'effetto visivo, ma qui il discorso si fa lungo...
Io, che di anni ne ho ben più di trenta, i giornali li leggo solo online da anni, così leggo solo quello che mi va e mi interessa e soprattutto così leggo giornali di tutto il mondo, perchè a leggere solo i nostri ahimè il mondo resta proprio fuori.
Il cambiamento è in corso, e non credo valga a molto cercare di tirare il freno. Quanto a me, non voglio frenare.
Non bisogna però scordarsi che le culture, e le tradizioni, hanno tempi molto lunghi: un dettaglio che la rete tende a nascondere, ma che non può eliminare.
Credo che il salto decisivo ci sarà quando la casalinga o il pensionato useranno gadget come l'iPad, perché più semplici immediati intuitivi, per leggere giornali, guadare video, ascoltare musica, navigare in rete e, perché no, commentare in un blog.
Noi già lo facciamo, ma ci sono tanti che sono ancora estranei a questo mondo - per ora.
Buon fine settimana!
In tutta Italia, i lettori di giornali e libri sono meno di 5 milioni. Questi scomodi marchingegni faranno la fine del famosissimo (ricordate?) Segway.
1. Compro i quotidiani molto raramente.
2. Leggo le notizie in rete quasi tutti i giorni.
3. E' un pericolo l'indebolimento del buon giornalismo - non sono molto sicura che gran parte della stampa attuale sia buon giornalismo però!
4. Per notizie di approfondimento e articoli di qualità potrei anche essere disposta a pagare qualcosa - però finché c'è così tanto materiale gratuito in giro dubito di trovare qualcosa di così convincente da motivarmi a spendere.
5. Sì, penso che iPad e/o altri supporti cambieranno il modo di leggere anche se a breve termine me li immagino ancora collegati a una ristretta categoria di persone - studenti (soprattutto americani), individui di qualunque età più tecnologici della media e amanti della lettura e/o fortemente appassionati di qualcosa. Qualunque cose - arte, gastronomia, cinema, sport ecc.
6. Sì
p.s. Ma il Segway - se è quell'aggeggio che mi ha appena mostrato la ricerca su Google- quando mai è stato famosissismo?
Segway: quando fu lanciato, qualche anno fa, ci fu una campagna pubblicitaria e di marketing preventiva ossessiva e martellante. Anche Severgniny ci scrisse un articolo. Ci fu chi parlò addirittura del mezzo di locomozione del terzo millennio... Si è visto. O meglio: proprio non si è visto. E questi strani marchingegni per leggere, finita l'iniziale curiosità, faranno la stessa fine: mercato d'immagine e di nicchia.