28
Feb 2010
ore 10:24

Tutto fa brodo

< >

marco_tile3.jpgMa è solo una questione di soldi?
Questo signore, Marco Pierre White, è stato un grande cuoco inglese, ha avuto, primo cuoco inglese, le tre stelle Michelin nel suo ristorante di Londra, ha costruito un impero, si è ritirato il Natale del 1999, a 37 anni, e adesso te lo ritrovi undici anni dopo che fa la pubblicità della Knorr.
Ma si può?
E poi in Italia secondo voi quanti, che non siano dei gourmet anzianotti, sanno chi è Marco Pierre White?
Insomma, vedere in questi giorni in tv e sulle pagine dei giornali questo signore che esalta il nuovo prodotto della Knorr dà una grande tristezza.
Come quando vedi un grande pugile che ritorna sul ring, grasso e lento, dieci anni dopo il ritiro, per fare un incontro molto pagato ma patetico.
Insomma, "il pugile suonato" Marco Pierre White è tornato perché lo pagano molto bene?
Lui che aveva al momento del ritiro un patrimonio valutato 100 miliardi.
Infatti quando nel 1999 ha lasciato le cucine per fare solo il manager-proprietario dei suoi ristoranti Pierre White era miliardario, un vero sex symbol e un personaggio mediatico, ma parliamo di 11 anni fa.
Io mi ricordo di essere stato a mangiare nel suo ristorante, di avere pagato la bellezza di £ 500 in due quando la sterlina si cambiava a 3000 lire.
E' rimasto il conto più alto che io abbia mai pagato e - sarò stato sfortunato - quella volta non valse proprio la pena.
Adesso me lo trovo testimonial di Cuore di brodo della Knorr.
Che tristezza, quasi come quando vedo alcuni cuochi italiani che dichiarano davanti alla telecamera che la loro cucina è buona grazie al dado.
Per un po' di soldi tutto fa brodo.

commenti 76

La cosa rattrista...
Da dove mi trovo sono lontano da network televisivi europei.. ma se penso alla fatica che faccio per mantenere un buon livello qualitativo... e questi .. acqua .. polveri e concentrati.. e opla'
Io comunque ricordo ancora il brodo della domenica fatto con polli ruspanti del giardino di mia nonna!!
A questi dadi... le faceva un baffo!!

Un umile cuoco nelle terre di Ghingis Khaan

28 Feb 2010 | ore 10:46

"Sapere chi è" nel senso di aver provato la sua cucina probabilmente sono davvero in pochi - visti anche i prezzi! :-O
Averne sentito parlare non credo sia tanto strano, perché comunque ha una storia particolare: tre stelle, enorme successo, ritirato in piena carriera...non capita tutti i giorni.
Devo ammettere che mi è rimasto impresso anche perché quando mi sono imbattuta la prima volta per caso in un paio di sue vecchia foto ho pensato "'mazza e chi è 'sto gran figo?" :-P
Però non sapevo (o non ricordavo) che avesse un impero multimilionario.
Quindi, per spiegare la pubblicità Knorr trovo solo queste possibili risposte:
1. non era così milionario come si credeva
2. è riuscito a sperperare tutto il patrimonio in una decina d'anni e ora è in bolletta
3. sembrava uno spirito libero e maledetto invece è solo uno che...più soldi ha, più ne vuole (e chissenefrega della storica reputazione di grande cuoco)
4. nella sua tristellata cucina faceva gran uso di dadi e questa è la sua confessione! :-)))

28 Feb 2010 | ore 12:13

Chissa quanti euro la knorr ha sborsato?la mia domanda è:il sig.Marco Pierre White è capace di fare un fondo bianco comune?

28 Feb 2010 | ore 12:15

Anche Vissani non scherza mica... il suo bel faccione sulla busta di famose patatine fritte.

28 Feb 2010 | ore 13:15

Pecunia non olet...ma forse sì, in questo caso "puzza" di dado. Non mi stupisce che questo signore inglese, che non cucina più e forse ha necessità di introiti, pubblicizzi un dado. Mi stupisce più questo:

"Ospite della presentazione è stato il grande chef Davide Oldani che ha voluto partecipare perché sente il prodotto vicino alle proprie proposte culinarie, che si richiamano ad una concezione "pop" della cucina, ovvero popolare nel senso migliore del termine."
"Oldani poi ci ha preparati dei saporiti tortellini e un ottimo bollito, per chiudere in bellezza questa giornata all'insegna del sapore."
http://tempolibero.blogosfere.it/2009/11/cuore-di-brodo-knorr-per-dare-piu-sapore-alle-ricette.html

28 Feb 2010 | ore 13:40

Marco Pierre White tecnicamente è un mostro, sa fare tutto e in modo eccezionale e quindi il dado con lui non c'entra proprio nulla.

28 Feb 2010 | ore 14:21

Poi non dimentichiamo che è stato con grande successo il conduttore televisivo di hell's kitchen inglese... Quindi una faccia conosciuta al grande pubblico televisivo inglese e credo che la campagna non sia solo italiana ;-) quindi tuttosommato ce sta, anche se fanno una gran tristezza i cuochi che si prestano a queste operazioni... Sarebbe come vedere Gravner far la pubblicità per il tavernello ;-)
ciao A

28 Feb 2010 | ore 14:44

Ma quante vergini stupefatte!!!!!
Sono un gourmet autodidatta, che si diverte a sciattare ottime materie prime per cucinare pietanze che a me sembrano buone ma che probabilmente sono peggio degli ingredienti usati.
Come tutti gli appassionati cerco le materie più fantastiche, ed un giorno, guardando gamberorossochannel, quando il capo era il nostro direttore, vidi un servizio sul più grande in cucina, il grandissimo Gualtiero Marchesi,
che spiegava che il pesce più buono si compra alla Metro, ed io, visto che vivo ad Arezzo (e di conseguenza lontanino dal mare)ci sono andato, ed oltre al fatidico pesce, ho scoperto un bel pò di semilavorati, ma quello che è peggio, ho scoperto che sono il 90% degli ingredienti usati dal 90% degli chef....
Che differenza c'è fra quella roba ed i dadi?
Meglio un fondo bruno già preparato rispetto ad un dado?
Sono veramente disorientato... ma ne vale la pena di studiare ed appassionarsi così tanto?

28 Feb 2010 | ore 15:48

curioso, proprio ieri dicevo ad un'amica la stessa cosa che trovo scritta in questo post.
E stamattina una vecchietta del paese, Penia di Canazei (TN), mi ha invitato in casa per un caffé: entro e sento subito il profumo del brodo sulla vecchia stufa. Stava preparando il brodo!

28 Feb 2010 | ore 15:57

Alla Metro si compra il pesce migliore!? Me lo potevi di' prima così me risparmiavo tante passeggiate al porto ad Anzio o alle retine de Giulianova o da cardoselli a Monteverde, e anche parecchi soldini... Ma nun scherziamo
Ciao A

28 Feb 2010 | ore 16:28

Marchesi potrà avere detto che si può acquistare il pesce anche alla Metro ma non certo che lì è il migliore.
Sono andato con Marchesi alcune volte a fare la spesa nella pescheria di Iseo dove si serve e non mi sembra proprio che la Metro potrebbe avere lo stesso prodotto.
Comunque per non rimanere confusi direi che la logica per un cuoco è qualità con intelligenza: se ha una trattoria deve acquistare materie prime non costose e quindi impostare un menù attentissimo ai prezzi, cosa ben diversa per un locale importante perché qui l'intelligenza è quella di fare un menù in linea col target che si pensa frequenti il locale.
Al vertice molto dipende dal tipo di cucina ma sempre usando materie prime di eccezione.
Poi ci sono i furbi, gli imbroglioni ecc... ma anche tanti cuochi-proprietari bravi e appassionati.

28 Feb 2010 | ore 16:39

Sono convinto che il sig White non sa che cosè un fondo bianco comune come la maggiorparte dei cuochi stellati...@(bonilli)

28 Feb 2010 | ore 17:16

Io so fare il fondo bianco, per "un casalingo" però è inutile , è un bell'esercizio inutile ma per un grande cuoco di scuola francese come Pierre White ben altre sono le preparazioni che è in grado di fare.
Discutiamo d'altro, cuochi come lui erano mostri di tecnica, chiedete a Gordon Ramsey, suo allievo :-))

28 Feb 2010 | ore 17:44

Davvero non capisco lo stupore... e non capisco cosa c'azzecca fare la pubblicità (che è falsa per natura, lo sanno tutti) di uno scadente prodotto per fare uno scadente brodo, col fatto che si è, cito testualmente, "un grande cuoco, mostro di tecnica". Tale resta il nostro White, mica diventa un cretino perché fa la pubblicità di un brodo. Come cretino non diventa quell'altro mostro mostro di bravura che è Fiorello, solo perché fa delle scadenti (a volte non sempre) pubblicità per la Fiat (che manda in cassaintegrazione gli operai) o per la Wodafone. E così vale per tutti gli altri, cucinare da dio, recitare da dio, cantare da dio ect... e fare pubblicità non c'entra nulla, si resta mostri sacri e basta. Di grandi che hanno saputo resistere alle lusinghe della pubblciità e dei suoi molti miglioni io ne conosco uno solo, si chiama Benigni e a lui va tutta la mia stima. Agli altri nessuna condanna per carità, semmai un po' di invidia. White giudichiamolo per come cucina o per come ha cucinato, il resto chi se ne frega.

28 Feb 2010 | ore 18:22

Poiché è molto ricco il suo essere da alcuni anni testimonial della Knorr ha un che di morboso.
Poiché non cucina più la sua immagine è questa.
Che poi qualcuno pensi che non sa cucinare, è solo una sciocchezza.

28 Feb 2010 | ore 19:14

Perchè uno ha ricevuto tre stelle michelin è un grande cuoco!questo lo dice lei direttore.Le guide fonzionano come le bolle d'aria.

28 Feb 2010 | ore 20:04

Sig.Bonilli perchè non ci spiega come si fa un fondo bianco comune?senza ricercarlo su internet.(la vera ricetta non c'è).

28 Feb 2010 | ore 20:15

mica sono tanto d'accordo... Non ho nulla contro la pubblicità, sia chiaro, ma un poco mi seccherebbe trovare Josko Gravner o Francesco Valentini (solo per citare due vignaioli che stimo) fare la pubblicità per la Caviro ;-)
ciao A

28 Feb 2010 | ore 20:56

Ma come, uno che non sa chi è Marco Pierre White, che non sa che cucina faceva, che non ha mai provato nessuno dei suoi piatti, in sostanza uno che non sa nulla di questo signore inglese viene qui ed emette sentenze così definitive? :-))
Non suona un po' ridicolo? :-))

28 Feb 2010 | ore 22:29

Basta andare a pag. 103 e seguenti del libro di Allan Bay e ci sono tutti i fondi :-))
Detto questo, mica saremo qui per vedere chi è il più fico? :-))
Perché io di fronte a tanta tenacia, a una richiesta così insistita non posso che arrendermi :-))

28 Feb 2010 | ore 22:33

salve Direttore, io non mi scandalizzo affatto!!! MPW,come tutti chiamano a Londra o nel Devon dove Lui ora vive e va a caccia, è un mostro di bravura come chef ed è diventato un abile manager di se stesso.... io ho avuto la fortuna di conoscerlo molto bene e di frequentarlo dal 91 quando ancora era all'Hyde Park Hotel dove praticamente passavamo i pomeriggi insieme.... gran personaggio, tecinca da paura e gran curiosità per tutte le cose che riguaradvano la cucina, non solo francese,la madre è italiana e lui conosce molto bene la nostra cucina.... non è nuovo a cose del genere , d'altronde ora è piu manager che cuoco e sicuramente la Knorr gli avrà fatto una proposta mooolto allettante per scrivere virgolettato "“I have used Knorr stock in my kitchens for 30 years. It is my secret ingredient” sul suo sito... a proposito se ci andate guardate che quanti locali e cosulenze ha in atto....e poi, se non ricordo male, non ci sono in giro chef italiani famosissimi che hanno fatto o fanno pubblicità e firmano prodotti per aziende di pasta surgelata... questo è business, piaccia o no.... ciò non toglie che rattrista anche me....

@Angelo: a proposito di fondi Marco si è formato alla scuola dei fratelli Roux e di Pierre Koffman e lì i fondi se ne facevano :-)

28 Feb 2010 | ore 22:52

E' un grande. Da uno che esponeva pecore intere pecore in formalina ci può stare di tutto. E' sempre stato il Keith Richaqrd degli Cheff

28 Feb 2010 | ore 23:10

Il punto però secondo me è: se davvero nella sua carriera di cuoco ha guadagnato cifre astronomiche ed è manager di un ricco impero. Ha forse bisogno di fare questa pubblicità? Direi proprio di no.
Quindi perché? Le uniche risposte che mi sono venute in mente le ho già scritte.
L'ultima in realtà era una battuta. Però vista la piega di alcuni commenti, aggiungerei una riflessione: lui della sua reputazione può fare quel che gli pare; però forse non fa un gran favore ai cuochi che faticano per fare le cose bene, con ingredienti e preparazioni come si deve. Basta un attimo ed ecco che si moltiplicano quelli che hanno liberamente tradotto il fatto in "i cuochi famosi sono tutti un bluff". :-(

p.s. comunque con tutto quel che guadagna, non potrebbe farsi una piega meno tamarra? :-D

28 Feb 2010 | ore 23:10

Mah, mi sa che 'sto Marco Pierre fa tanto l'alternativo, ma in fondo è un affarista.
Keith Richards avrà pure fatto la pubblicità di Louis Vuitton - ma è in un altro settore, non ha detto che è il segreto della sua musica è una chitarraccia elettronica o cose del genere. Ha pure dato il compenso in beneficenza. E le onoreficienze reali le ha sempre rifiutate; insomma un po' di vera attitudine lui ce l'ha! :-)

28 Feb 2010 | ore 23:36

In realtà il declino "della divisa", gli chef, lo hanno mostrato già da qualche anno. Mi rendo conto che magari appare una forzatura confrontare un Vissani tra patatine e pentolame e questo signore, ma Vissani, è comunque uno degli chef più noti agli italiani, non fossaltro che per il fatto che sta sempre in TV.

E ne vogliamo parlare delle padelle di james Oliver? A proposito c'è qualche messaggio subliminale dietro alla scelta pubblicitaria di questi chef? Perchè tutti scelgono proprio delle padelle (di infima qualità?). Ma James va oltre, addirittura nel suo sito c'è da sollazzarsi. Non so, sarà che ho una visione un po' idealizzata e romantica di certi mestieri e tutto questo sicuramente nuoce alla credibilità della categoria, li fa apparire un po' come mercenari. Il che mi fa desiderare le 2 uova e un tegamino per conto mio :-)

28 Feb 2010 | ore 23:44

non ho potuto fare a meno di citare dei link e giustamente sono finita in moderazione :-(

28 Feb 2010 | ore 23:46

un'immagine intrigante di mpw è data nel solito bel libro di buford; quanto alle necessità economiche chi può saperlo: magari avrà preso qualche fregatura nelle attività immobiliari (facile di questi tempi).

01 Mar 2010 | ore 00:39

Non riesco a capire che problema hai con il pesce della metro. Nel 2010, il pesce che viene pescato in Sicilia alle 6:00 di mattina lo troviamo alle 9:00 dai nostri grossisti, tra cui anche alla Metro. (non tutto ovviamente) Che differenza c'è con quello che vai a prendere al porto? Il fatto che abbia fatto 800 km. L'altro giorno ho preso un dentice reale mentre lo pulivo ho dovuto levare l'amo dalla bocca. L'avevo acuistato alla Metro. E allora? Rispondo anche al direttore. Non conosco la pescheria dove si serve Marchesi.Ma una cosa è certa, la pescheria sottocasa non porà mai darvi il servizio di un grossista che si serve da vari punti in tutta Italia. Invece questo lo dico a tutti. Prima di parlare, andate a vedere, che sia pescheria, che sia ristorante, ecc. ecc. Poi se volete vi dico anche gli stellati che vanno frequentemente alla metro.. eppure.....ciao a tutti.

01 Mar 2010 | ore 08:57

.. e se fosse azionista della knorr... nn ci sarebbe nulla di strano..come fa pubblicita rana o quell'altro li come si chiama... quello dei pollastri...
una cosa e' certa fanno presa sulla massaia... tanto che la mia aiutante ha comperato il condimento.. il brodo in scatola eccecc...tra le altre cose trovandoli non di suo gradimento... evvai... per fortuna...ma poi perche stupirci? siamo innondati da.. la colazione che vorrei.. quella che manda tutti in bagno dopo 15 gg...faccioni di cuochi piu o meno titolati che preparano sughi pronti paste surgelate minestroni come si facevano"una volta".. e nn penso a gratis ma retribuiti benissimo... o nn lo farebbero...

01 Mar 2010 | ore 09:11

Stefano, la sensazione di fastidio che provo nel vedere MPW che fa la pubblicità per la Knorr è la medesima di quando trovavo le inserzioni su GR della Barilla o di strordinari prodotti surgelati. Sarebbe facile dire che tu non hai nulla a che fare eppure non è così visto che la cosa succedeva ben prima che smettessi di essere direttore. Condivido la stragrande maggiornaza delle tue prese di posizione contraddistinte da ponderatezza e garbo. In questo caso però non posso non sottolineare che mi sembra un post on po' demagogico. Scusami non voglio fare polemica è solo il mio punto di vista in relazione a questo argomento.

01 Mar 2010 | ore 09:29

In relazione alla scelta del testimonial per lanciare il nuovo dado, credo che sia azzeccatissima anche perchè credo sia verosimile che un gruppo come Unilever punti su un ex grande chef per una pubblicità globale. La Unilever è molto più vicina all'Alta Cucina e ai ristoranti stellati di quanto si possa immaginare e non potrebbe essere diversamente trattandosi di un'azienda, che, certamente non piace e tutti ma, ha innegabilmente una massicia presenza sul mercato.

01 Mar 2010 | ore 09:40

Capisco la tristezza ma non ci trovo veramente nulla di male. I soldi servono a tutti.

Magari si è trovato nell'impossibilità di rifiutare, non è certamente solo una questione di soldi ma se anche lo fosse non ci troverei nulla di male. I soldi fanno comodo a tutti.

01 Mar 2010 | ore 10:05

Bravo Teo.
Vediamo se il direttore risponde.

01 Mar 2010 | ore 10:15

pecore piene di formalina? Mi sa che gli ani erano gli stessi ma le pecore immerse nella formalina le esponeva un altro inglese (tra l'altro suo grande cliente e socio nel Quo Vadis di Soho) alla satchi, il suo nome era Damien Hirst ;-)
Cmq hai ragione MPW è stato un grande, conservo ancora gelosamente il suo primo libro dal titolo White heat(si avete capito bene il titolo è proprio un'omaggio dichiarato ai Velvet Underground) tutto in bianco e nero e che cominciava in tipico stile post punk con questa frase "avete comprato questo libro per diventare un grande chef, avete buttato i soldi, piuttosto compratevi una pentola", un grande! Per questo dispiace che pubblicizzi un dado ;-)
ciao A

01 Mar 2010 | ore 10:18

ovviamente anni e non ani, una lettera e cambia tutto ;-)
ciao A

01 Mar 2010 | ore 10:21

Perquanto fosse di senso compiuto anche quella precedente.
Certo che la fretta e gli I Phone possono giocare degli scherzetti niente male.
Un abbaraccio teo :-)

01 Mar 2010 | ore 10:26

Ho visto la pubblicità su Youtube e devo ammettere che la vena ironica gli fa riguadagnare punti: in fondo nel filmato lui cucina in casa per i figli e chiudeva con una battuta il cui senso era più o meno "la cosa migliore in cucina, dopo di me" (ora non ricordo esattamente la frase, era in inglese).
Ammesso che abbia avuto un tracollo del patrimonio...considerando che forse lui ora è più famoso come personaggio TV che come cuoco tre stelle - quantomeno sul target dei dadi - ci può anche stare, purché si presenti come casalingo. :-)))
Però in generale continuo a dubitare che faccia fare una gran figura ai suoi colleghi attuali...

01 Mar 2010 | ore 10:43

Egre.Direttore mi giungie notizia sulla rivolta degli chef molecolari con Davide Cassi,lei cosa sa?

01 Mar 2010 | ore 10:47

Comunque Pierre White dice che usa il dado knorr da oltre 30 anni http://www.marcopierrewhite.org/media/content/partners/knorr.htm

01 Mar 2010 | ore 11:00

Angelo: non so se siano in "rivolta", ma tanto la famosa ordinanza non vieta praticamente nulla di quello che solitamente usano

01 Mar 2010 | ore 11:16

Dario, l'aveva già detto giuseppe al commento 21 (ma in effetti senza link). ;-)
Però non possiamo sapere se è la verità o se non avendo niente da perdere come chef ha accettato di scriverlo in cambio di congruo compenso.
Volendo infierire c'è anche "Marco's Little Black Book" sul sito Knorr UK; ma anche lì si presenta più come consigliere per la cucina casalinga di tutti i giorni. Un po' come con il dado Star... com'era? "un amico in cucina"?...il cuoco di un famoso ristorante dalle parti di Viareggio. :-)))

01 Mar 2010 | ore 11:20

Puo' essere, pero' lui dice "In his naturally creative way, Marco used Knorr not only as traditional stock but also as a seasoning as he discovered it to be more forgiving than salt and pepper"

In fondo anche Blumenthal usa il glutammato in modo intelligente, magari Marco e' un antesignano :-D

Forse dadi ed estratti si usano, nelle cucine dei ristoranti, piu' di quanto di possa supporre...

01 Mar 2010 | ore 11:44

ma poi c'e da dire che sono molte le aziende che nello stesso nome vendono buono e cattivo.
La stessa Shell vende petrolio e produce pannelli fotovoltaici.

01 Mar 2010 | ore 12:25

d'altronde Blumenthal ha iniziato da MPW :-)

01 Mar 2010 | ore 12:31

Non sono d'accordo, uno può essere ricco quanto si vuole e decidere ugualmente di guadagnare anche facendo pubblicità, magari divertendosi a fare pubblicità e magari anche divertendosi al pensiero di quante polemiche nasceranno dal suo fare pubblicità a un prodotto simile. un mostra sacro del genere credo sia perfettamente consapevole di tutte le implicazioni del caso. Non credo poi che per il fatto che è da un po' che non cucina con una pubblicità del genere diventi quella la sua immagine. Io credo che MPW resti quel grande cuoco-manager che è diventato negli anni, provocatore e attento a tutte le sfumature, anche nella pubblicità.

01 Mar 2010 | ore 12:54

Temo che esser cuoco oggi sia sempre più un problema: se fai professione di stile e ricerca, ti prendono per uno con la puzza al naso, magari un "chimico", e ti attaccano brutalmente.
Se cerchi di aggirare l'ostacolo culturale e ti presenti parlando la stessa lingua imposta dai media sei un venduto, un ruffiano, quantomeno un incoerente.
Vale ora per MPW, vale per Vissani, per il cuoco della Nazionale (?) e financo per Simone Rugiati all'Isola dei Famosi.
Sono modi diversi di intendere la propria professione, soprattutto per sentirsi al passo coi tempi: il problema è sapere se sia proprio così necessario esser al passo coi tempi, con questi tempi. Abdicare o resistere?
Forse è meglio fare bene il proprio mestiere, quello di cuoco, e chi ci riesce si sdoppi, in una sorta di Jekill e Mr Hyde: perché, non dimentichiamo che si parla di cuochi, ma anche di persone, di uomini e donne che scelgono liberamente di vivere il loro tempo, magari in modo conformista, magari in contropiede. Chissà se MPW è contropiedista o se Rugiati gioca il tutto per tutto....

01 Mar 2010 | ore 13:00

Certo, è possibile.
Però non avendo mai fatto caso a quella frase sul sito di MPW non sono in grado di stabilire quando è apparsa.
Quindi non ho indizi per capire meglio quale fra le mie ipotesi al commento 2 è quella più vicina alla realtà! ;-)

01 Mar 2010 | ore 13:17

Perfettissimo.

01 Mar 2010 | ore 13:43

A mio parere, un uomo che ama la propria professione appassionatamente e vive per essa, non va ad impelagarsi altrove...evidentemente era solo un trampolino di lancio per fare altro...che altro sia accumulare soldi su soldi, o fama da reality show o quant'altro.

01 Mar 2010 | ore 13:51

In un bel numero di commenti si capisce che chi scrive non sa chi è, cosa ha rappresentato e significato, il periodo in cui operava l'enfant ribelle, allora dico, perchè commentare??!!

01 Mar 2010 | ore 14:00

A parte che il discorso è più generale, non riguarda solo lui e ognuno può avere un'opinione ed elaborare riflessioni a riguardo.
Ma in fondo...comunque:
tu per caso lo conosci personalmente?
Puoi forse dire con certezza se fa pubblicità Knorr per soldi o perché effettivamente usava il dado in qualche piatto o per qualche altro motivo?
Io no, però lo trovo un argomento interessante su cui chiacchierare...

01 Mar 2010 | ore 14:29

Dunque io sono ignorante in materia e lo ammetto. Non credo di poter sindacare sulle capacità della persona e sulla filosfia di un mestiere che non è il mio. MPW l'ho conosciuto grazie ad Hell's Kitchen ..fate vobis.
Tutto questo per arrivare dove? A scrivere che in fondo lo chef in questione non ha fatto nè piu' nè meno che quello che fanno tanti esponenti di spicco di un po' tutti i settori. Schumacher pubblicizzava la Mercedes, tante attrici famose attribuiscono la loro avvenza alla crema di turno e via discorrendo. Sfido chiunque a sostenere che sicuramente queste persone usano i prodotti che pubblicizzano o che hanno accettato i lavori perchè sull'orlo della bancarotta. Insomma qui mi sembra sarebbe piu' corretto parlare di quanto c'è di vero nelle pubblicità in genere e come la gente creda a tutto quello che passa sullo schermo. Mi sembra assodato invece il fatto che lo chef è una professione, come lo è fare il pilota, non una missione divina, per quanto possa essere un lavoro ispirato per molti. E in un lavoro il lato economico non si sottovaluta.

01 Mar 2010 | ore 14:34

Massssì, poi comunque qua si cazzeggia, ma alla fine nessuno sa più di tanto della sua vita attuale. Conosciamo solo il personaggio.
Magari come tutte le persone normali ha solo pensato che fosse una buona occasione per aprire un conto per mettere da parte una bella cifra per far studiare i figli e di far bella figura se ne grega...mentre qui si fanno le ipotesi più strane! :-)))

01 Mar 2010 | ore 14:52

chi non ha peccato scagli la prima pietra ;-) Tu pensavi che MPW riempisse le pecore di formalina... Non mi sembra che si possa bacchettare gli altri, ognuno ha diritto di dire la propria, persino di dire castrionerie... è il bello della rete, baby...
ciao A

01 Mar 2010 | ore 15:40

eppure questo mondo legato alle pubblicità direttore nopn ti dovrebbe essere indifferente....non mi dire che cadi dalle nuvole....quasi tutti si concedono qualche peccattuccio per i soldi.... non so ad esempio l'0ramai conclamato vissani.... che mi chiedo quando è che si decide a fare cucina tra i fornelli!!! Lo si vede a fare pubblicità alle patatine con il suo bel faccione sulla confezione, o tempo fa su l'involucro di marche anonime di padelle, cracco sull'acqua minerale, il mitico ;)) alessandro borghese con i quattro salti in padella....adria con i suoi spot commerciali ad esempio mi ricordo la lavazza
by by la cucina è arte e gossip

01 Mar 2010 | ore 16:08

...comunque ora che ci ripenso...ditemi i dotti della cucina siete propio sicuri che il dado lo rifiutano completamente...è da abborro!!!
dai facciamo il gioco della verità....chef chi di voi lo usa alzi la mano!!! vi vedo tutti a dire iooooooooooooo.....nooooooooooo
ciao ganzi

01 Mar 2010 | ore 16:12

Caro Direttore, che MPW fosse una macchina da soldi senza molti scrupoli lo si poteva capire già da molto tempo frequentando in Irlanda o Gran Bretagna le sue Steak House (non proprio a buon mercato oltretutto): da lasciar perdere!!! Anche negli affari ci vorrebbe un po di decenza. Ad esempio le patatine fritte de Adrà quando erano in vendita erano almeno molto buone!!!saluti

01 Mar 2010 | ore 16:40

Scusa, ho detto ESPONEVA, cosa molto risaputa, (quelle famose pecore, squali, etc.).
Ognuno ha diritto a dire la sua, certo!!. Ho detto la mia.


01 Mar 2010 | ore 17:27

Marco, pensavo tuy avessi capito male, ma poi ho letto anche il commento di Walter, ed allora ho dedotto di essere stato io a spiegarmi male....
Non ce l'ho con la Metro, tutt'altro, uno che come me vive ad Arezzo dove cavolo lo compra un pesce migliore di quello della Metro? Ci siamo dovuti inventare il tonno del chianti, se non volevamo campare di carpe o tinche!!!!!
Dicevo soltanto che non capivo il perchè dello stupore di tante persone, perchè li, alla Metro, come in tanti ingrossi alimentari, c'è ben di peggio di qualche dado tutto sommato inoffensivo!

01 Mar 2010 | ore 23:27

scusate...ma ci siamo dimenticati tutti che le persone hanno il sacrosanto diritto di fare quello che vogliono nella loro vita se non nuociono al prossimo? soprattutto adesso che MPW non ha più un ristorante proprio (mi sembra di capire), faccia come vuole. non ci piace? mettiamoci il cuore in pace...

02 Mar 2010 | ore 10:35

Mi permetto di aggiungere che comunque mi sembra che stia facendo pubblicitá non a un DADO, come si dice quá, ma al "cuore di brodo", un nuovo prodotto MOLTO diverso. Senza glutammato, senza grassi idrogenati, é la cosa + simile a una demi-glace che esista a livello industriale. In una cucina di casa, vorrei sapere chi passa 4 ore per fare un fondo scuro e ridurlo a demi-glace... é un prodotto PRO per la casa, quindi vedo coerente che ci sia un chef PRO, famoso che faccia gli onori. provatelo, no?

02 Mar 2010 | ore 13:53

Correggo l'intervento aggiungendo che contiene gomma xantana (la stessa usata de adrià & co.) come addensante... un additivo naturale, ovviamente, ma speriamo che non ci si mettano quelli di striscia...

02 Mar 2010 | ore 13:59

Mia nonna di Jesi diceva che "i soldi fanno andare l'acqua per l'insù", mio nonno di Perugia ricordava dal canto suo che "finirono i prosciuti ta (a) Sorbo che ce n'aveva due stanze e mezzo".
Per dire che il denaro aiuta tanto a fare scelte apparentemente senza senso e il fatto che MPW avesse 11 anni fa messo da parte una fortuna non significa che oggi quella stessa fortuna sia oggi altrettanto cospicua. Perché come dice Gabriele, il marito della mia amica Giulia "ci si abitua in fretta al lusso".
Ecco scusate le citazioni e buongiorno a tutti, arrivo qua per strade traverse, ma è un piacere leggerti/vi.

02 Mar 2010 | ore 15:09

Vi aggiungo questo link
www.marcopierrewhite.org
così tanto per condividere il fatto che MPW non è caduto proprio in disgrazie e che almeno 2 dei simboli che sono presenti nell'elenco dei partners giustificano il fatto che la scelta si ricaduta su di lui e sopratutto che lui abbia accettato di "prestare" il suo volto per la "causa" Knorr

02 Mar 2010 | ore 15:42

a me fa' gia' tristezza lui con quella faccia da Funerale...era meglio il cuoco di prima...quello belloccio con in sottofondo la musica di zucchero..."Donne"......

02 Mar 2010 | ore 16:13

Io infatti comunque sono curiosa di provarlo - a dir proprio la verità! :-)
Però è vero io non m'impelago normalmente a fare il fondo bruno, però neanche compro spesso dadi ed estratti.
Quelli che conosco che li comprano sempre non hanno la minima idea di chi sia MPW (o la maggior parte dei grandi cuochi).
Così come io non avevo idea di chi fosse quel cuoco famoso che pubblicizzava il dado Star. Quindi tutto sommato non capisco se le grandi aziende pagano inutilmente i più famosi, o ci sono più gourmet acquirenti di dadi di quanto non si voglia far sapere in giro! ;-)

02 Mar 2010 | ore 16:20

Direttore, lei chiede "Ma è solo una questione di soldi?" ed io le rispondo si.

In ogni caso, potrebbe provare a chiedere a Pierangelini. Ci ha pensato? Cosa le ha risposto?

02 Mar 2010 | ore 16:26

...chiedere a Pierangelini cosa? Se gli piace il brodo pubblicizzato da Pierre White? :-P

02 Mar 2010 | ore 16:50

Accipicchia che brodino!!,Il ristorante El Bulli diventerà una fondazione mondiale......

02 Mar 2010 | ore 18:47

Mmm...ricordo male o Pierangelini fece qualcosa di molto simile anni (parecchi) addietro?

03 Mar 2010 | ore 11:12

Ricordi male. Si era diffusa questa notizia ad un certo punto, in giro per il web - misteri della rete - ma il cuoco in questione era in realtà Gioacchino Pontrelli.

03 Mar 2010 | ore 11:32

quanto la fate lunga per un dado...ci sono cose ben piu allarmanti e pericolose per la salute umana..... state facendo non sapendolo una cagnara su nulla..tutti intellettuali senza colpi....chi ha lavorato o lavora nelle cucine il dado sotto forme diverse viene usato

03 Mar 2010 | ore 15:25

sempre dal libro di buford
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Il pub era il Six Bells di Kings Road, a Chelsea. Mario era barista al cosiddetto american bar ("Non avevo la più pallida idea di quello che facevo"), e quando sul retro del locale aprirono un ristorante di lusso e venne assunto uno chef per dirigerlo, un tizio dello Yorkshire di nome Marco Pierre White, Batali, annoiato dai ritmi lenti della scuola di cucina, si fece prendere come sguattero.
Oggi Marco Pierre White è considerato uno degli chef più autorevoli d'Inghilterra (nonché quello col peggior carattere, il più mercuriale e dispotico), ed è una coincidenza straordinaria che questi due uomini, entrambi poco più che ventenni, si siano trovati insieme nella cucina di un piccolo pub. Batali non si rendeva conto di quello cui stava assistendo: la sua massima esperienza in un ristorante era stata preparare calzoni di pizza in una cittadina del New Jersey. "Ero convinto di vedere cose che conoscevano già tutti. Non mi sentivo sulla soglia di una rivoluzione. Eppure, anche se non avevo idea che quel tizio stava per diventare famoso, capivo che cucinava fuori dagli schemi. Era un genio della presentazione. Io la presentazione non sapevo nemmeno cosa fosse. Buttavo la roba sul piatto e via." Batali mi ha raccontato che White preparava una purea verde scuro di basilico e una salsa bianca di burro, poi disegnava dei cerchi con la salsa verde in una direzione e cori. la bianca nell'altra, e finiva tracciando una linea dritta al centro del piatto. "Non avevo mai visto nessuno disegnare delle cazzo di linee con le salse." White gli ordinava di accompagnarlo al mercato ("Ero il suo schiavo: 'Sì, padrone', gli rispondevo, 'tutto quello che vuole, padrone'.") e tornavano carichi di selvaggina da penna o altri ingredienti per i piatti più improbabili che siano mai stati serviti in un pub inglese: écrevisses in salsa di aragosta, ostriche e caviale, ortolano arrosto (un uccelletto prelibato e minuscolo servito quando in pratica respira ancora, e poi ingollato in un sol boccone, interiora e tutto, come un crostaceo crudo) - "con quel cazzo di menu scritto tutto in francese".
A sentire Batali, White era praticamente analfabeta, ma essendo così intuitivo e fisico - "uno splendido esemplare, perfetto, con un corpo classico, da statua, spalle larghe, vita stretta" - era capace di fare agli ingredienti cose che nessuno aveva mai fatto. "La salsa olandese la sbatteva così forte che cominciava a spumare e diventava qualcos'altro, pareva zabaione." Era sempre lì a tagliuzzare roba, a ridurla e a ordinare a Batali di passarla attraverso un setaccio "non più grande di un colino da tè, porca puttana, perché eravamo in un pub e non avevamo altro, e io passavo giornate intere come un coglione a filtrare qualche riduzione grumosa di crostacei attraverso questo affarino minuscolo, pigiandola con un mestolo di legno".
La parola preferita di White era "navvy", una parola britannica per indicare un lavorante non qualificato addetto ai compiti più pesanti. "Sai, c'eravamo solo noi due in cucina", ricorda Batali, "e secondo lui io non friggevo bene né le patate né le zucchine, o quel che era, e mi diceva di saltare i piselli ni piuttosto, mentre lui se ne stava in un angolo a fare qualcosa di teatrale con sei aragoste, e tutto a un tratto mi chiamava e faceva: 'Portami i pisellini, subito , al che io, ubbidiente, glieli portavo. 'Ecco qui i pisellini, padrone', ma non gli piacevano mica. 'Non vanno bene, coglione. Li hai cotti troppo, testa di cazzo. LÌ hai rovinati, stupido navvy.' Ma io sono americano e non capivo cosa significava navvy, e allora rispondevo cose del tipo: 'Navvy qui navvy là, se non ti piacciono i miei pisellini preparateli da solo', il che lo faceva imbestialire ancora di più." Una volta gli tirò del risotto sul petto. Un'altra volta picchiò il ragazzino irlandese che lavava i piatti. "Metteva paura", ricorda Batali. Resistette quattro mesi - "Mi sentivo in pericolo di vita, quell'uomo era cattivo" - finché un giorno buttò due pugni di sale in un beurre blanc e se ne andò.
"Non lo dimenticherò mai", mi disse White, quando lo incontrai a Londra. "Ha dei polpacci enormi, vero? Dovrebbe donarli alla cucina quando muore. Ci si farebbe un ossobuco favoloso. Se un giorno entrasse in questa stanza mi basterebbe vedergli i polpacci per riconoscerlo." Secondo White, Mario non prendeva la cucina sul serio. "Era il sonno che lo ammazzava." Sarebbe stato uno chef bravissimo, mi disse, se solo si fosse alzato quando gli suonava la sveglia. Ricordò una volta che lo mandò a comprare della frutta tropicale. "Tornò con quattro avocado. Era distrutto. Non sapeva quello che faceva. Era stato fuori fino alle quattro del mattino. Era fuori di testa. Ma sul serio. Insomma, il suo gruppo preferito erano i Joy Division, non credo ci sia bisogno di aggiungere altro." White si toccò il naso e sniffo. "Capito?" Scosse la testa. "Potremmo dire che in quel periodo il suo entusiasmo per la gastronomia era di gran lunga maggiore del suo talento? Ti sembra equo come commento? Adesso almeno ha recuperato?"
Nella cucina di White Batali era un fallimento, ed è chiaro che gli piacerebbe dimenticare quel periodo ma non può: dopo tutto White fu il primo a mostrargli che cosa poteva essere uno chef. Di conseguenza Batali non può che odiarlo e rispettarlo al tempo stesso. Ancora oggi, dopo vent'anni, si avverte nel suo racconto il fastidio assillante di non essere riuscito né a conquistare né a lavorare con un uomo che conosceva tanto bene le potenzialità della cucina, che la vedeva come una "partita sempre aperta". E stato da White che Batali ha imparato le virtù della presentazione, della rapidità, della forza e di un modo di cucinare intenso e fisico. E sempre grazie a White ha sviluppato un odio per tutto ciò che è francese. Batali ce l'ha a morte con le riduzioni, quella storia di bollire il brodo di carne finché non si restringe in uno sciroppo denso. ("Se ci passi un dito e resta l'impronta non è roba mia, troppo francese.") E le scenate sono bandite. ("E troppo vecchio stampo, va bene per i film.") Ma più che altro Batali imparò che aveva moltissimo da imparare.
Raccogliendo la sfida, si imbarcò in un tour dei migliori ristoranti d'Europa, seguendo le tracce di White fino alle origini, come ricostruendo una linea genealogica: la Tour d'Argent a Parigi, il Moulin de Mougins in Provenza, il Waterside Inn fuori Londra, che allora era considerato il miglior ristorante d'Inghilterra. "In quattro mesi impari le basi del ristorante", mi disse. "Ma se vuoi imparare come si deve ti conviene mettere in conto un anno, così cucini in tutte le stagioni. Io però andavo di fretta." Per lo più Batali veniva relegato a occuparsi di compiti estremamente ripetitivi: strizzare carcasse di anatre, sera dopo sera, usando un macchinario studiato per ottenere quelle due gocce di sugo in più da mettere nel brodo di anatra che a sua volta sarebbe stato ristretto fino a diventare una di quelle salsine "collose e viscide" che cominciava a detestare. "Si impara lavorando in cucina. Non leggendo un libro né guardando i programmi in tv né andando a scuola di cucina. Si fa cosi e basta."

08 Mar 2010 | ore 11:59

...io credo che alla base della tua risposta ci sia una buona parte di invidia...vorrei vedere se una ditta arrivasse da te e ti propinasse un qualche assegno bello gonfio...per vedere la tua faccia!
Il problema è che tu non hai tre stelle...e nessuno verrà da te a proporti una cosa simile!!
Strabba

20 Lug 2010 | ore 21:07

SONO UNA GRANDE AMICA DI MPW. CI CONOSSCIAMO DAI TEMPI DI PARIGI .OGGI VIVIO A ROMA E CREDO DI NON AVERE AVUTO IL PIACERE DI CONOSCERE UNO CHEF PARI ALLA SUA GENIALITA. LA SUA CUCINA E UNICA PIENA DI SAPORI ITALO FRANCESI

25 Lug 2010 | ore 21:40

C'è un punto di frontiera per ogni cuoco/chef un punto che da' la misura del cuoco e della persona,questo punto è il confine tra pensiero e azione,ci sono cuochi con una grande cultura culinaria che al momento del servizio sono assolutamente inefficaci e cuochi con un enorme istinto e disinvoltura di lavoro che peccano in competenza tecnica.MPW è il prototipo del cuoco moderno;grandissima competenza tecnica che si tramuta nel gesto pefetto durante il servizio,assolutamente inserito nel contesto culturale ed economico in cui opera.

18 Gen 2011 | ore 00:33

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