23
Apr 2010
ore 09:10

Conosco un ristorantino di pesce...

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Spaghetti_vongole.jpg

Eravamo lì a fare delle foto dei vari tipi di pesce per uno dei prossimi libri della collana Cucinare Insieme ed erano ormai le 14 e allora è arrivata la proposta dei "du' spaghi" e noi abbiamo ceduto.
Eravamo lì al San Lorenzo perché era appena arrivato il pesce da Ponza e per le foto questi pesci sono dei soggetti bellissimi, dei pesci freschi, di quelli che è impossibile vedere sui banchi del mercato.
Ma anche i du' spaghi quando sono arrivati ci hanno fatto salivare come dei cagnoni davanti alla scodella della pappa e poi siamo partiti di forchetta e in poco tempo il piatto era pulito.
Infatti le vongole che vedete sono di tipo raro, provengono dai laghi costieri di Sabaudia, sono praticamente introvabili e incredibilmente buone.

pezzogna.jpg

Eravamo a fotografare pesci, anche quelli un tempo scartati e schifati e oggi venduti a € 25/28 al chilo come la pezzogna che vedete qui sopra.
C'è una bella storia su questo pesce che è buonissimo: i pescatori pugliesi un tempo lo scartavano, era un pesce che non arrivava neppure al mercato e i commercianti napoletani che arrivavano in Puglia a comprare il pescato se lo facevano dare tra gli sfottò dei pugliesi che si ritenevano più furbi.
Da tempo, ovviamente, le cose non vanno più così.

merluzzo.jpg

E a proposito dei bei pesci e di belle foto ecco un eccezionale esemplare di merluzzo pescato la notte di mercoledì nel mare di fronte all'isola di Ponza e arrivato a Roma alle 12 di giovedì, uno dei molti esemplari che sono stati protagonisti del nostro set fotografico.
Tra le molte stranezze italiane c'è quella che vede il maggior consumo di pesce nei mesi di luglio e agosto mentre la stagione migliore per la pesca e per il consumo è adesso, in aprile, in maggio e in giugno.
E come per il formaggio anche a proposito del pesce la domanda dei consumatori ruota attorno alle solite tre o quattro tipologie, sempre quelle, che si ordinano al ristorante o in pescheria.
Poi c'è da ricordare l'assoluta ignoranza in materia di pesce da parte dei consumatori: nessuno distingue il pesce allevato da quello pescato in mare aperto e così il cliente medio del ristorante non si insospettisce neppure quando gli portano il vassoio dove ci sono dei pesci ma tutti di pezzature uguali.
Per un paese con 1600 chilometri di coste non è male.

Magari mi sbaglio, magari la gran parte dei consumatori sa tutto sul pesce, sa quando c'è il fermo pesca, sa ditinguere una vongola verace da una thailandese, sa cosa sono gli allevamenti di pesce e se sono, in molti casì, così simili a quelli dei polli, sa cosa ordinare al ristorante e in pescheria e sa il prezzo del pesce da allevamento e quello del pesce di mare e conosce un ristorantino dove il pesce è buono e si paga poco.
Magari mi sbaglio, ma forse no :-))

FOTO PAOLO DELLA CORTE / FOODREPUBLIC

commenti 53

Per esempio: come riconoscere una pezzogna locale, di quelle che a giugno sono di passo in Costiera, da quelle che provengono dall'oceano Atlantico (e si trovano anche al supermercato?)

23 Apr 2010 | ore 10:59

Purtroppo non si sbaglia Dir!
Io ci capisco poco e non ho un pescivendolo di cui mi posso fidare ciecamente e quindi le volte che compriamo un pesce da cucinare ci troviamo in difficoltà e, ahimè, ci limitiamo a fare "selezione" sperando che valga l'equazione maggior prezzo = maggior qualità!
Per fortuna che sulla carne la sapienza della famiglia di macellai di mia moglie ci protegge!

23 Apr 2010 | ore 11:13

C'è da dire che la maggior parte della gente non è in grado di distinguere tra pesce medio e pesce di alto livello per il semplice e banale motivo che quello di alto livello non lo ha MAI assaggiato in vita sua

23 Apr 2010 | ore 11:34

Beh, io è dai tempi dell'università che mi sento dire "conosco un ristorantino dove si mangia del gran pesce e non si paga niente" e ormai ho smesso di controbattere quanto sento definire ladro un ristoratore che vende un buon pranzo di pesce a € 80/100 perché è inutile, l'ignoranza a proposito del pesce è quasi voluta, meglio non sapere.
Meglio non sapere che pastura viene data in certi allevamenti.
Meglio un po' di demagogia :-((

23 Apr 2010 | ore 12:36

... è anche vero che tanta gente non conoscerà mai la differenza tra pesce di medio e di alto livello perché non potrà mai permettersi di spendere 80/100 euro per un pasto. Credo che la frase "conosco un ristorantino dove si mangia del gran pesce e non si paga niente" vivrà per sempre.

23 Apr 2010 | ore 13:25

Ponza? siamo sicuri?

23 Apr 2010 | ore 13:43

E' vero, il pesce "VERO" costa, ma vale la differenza, a mio avviso. Non sono del mestiere, ma mi piace andare a comprare il pesce, e scegliere anche tra quelli meno gettonati. Queste cose le ho imparate a casa (così come anche a saper pulire il pesce prima e dopo la cottura), ma non tutti hanno avuto questa fortuna. Quello che scoraggia i consumatori penso sia anche il maggior tempo che il pesce richiede nella preparazione: si prende un'orata o una spigola, si fanno pulire in pescheria e si fanno al cartoccio. E per chi ha poca familiarità con i tempi di cottura, meglio le orate "da porzione"....
Però non sanno cosa si perdono! Alcuni piatti di pesce però vanno mangiati solo al ristorante: gli spaghetti ai ricci che ho mangiato al San Lorenzo meritano un encomio! :-))

23 Apr 2010 | ore 13:43

veramente a Roma e provincia per il pesce si paga molto... Non si capirebbero se no i successi di ristoranti carissimi e non eccelsi. Avete presente quanto si paga in molti ristoranti alla moda della borghesia romana per un piatto di spaghetti con vongole orientali, crudi dubbi e acque pazze o cotture al sale?
Ciao A

23 Apr 2010 | ore 15:25

Appunto, è esattamente quello che volevo dire. Siccome il pesce buono costa cifre pazzesche, in molti (per mancanza di mezzi o comunque perché si rifiutano di spendere certe cifre per "mangiare",) non lo hanno mai assaggiato. E quindi non sono in grado di cogliere le differenze e apprezzarne il valore

E quindi il "ristorantino dove si spende poco" resterà sempre in auge
Fermo restando che tra la robaccia e l'eccellenza ci sono pur sempre delle vie di mezzo, e non è affatto vero che per mangiare buon pesce bisogna necessariamente spendere 80-100 euro. Queste cifre è semmai necessario spenderle per mangiare il miglior pesce del mercato. Ma buon pesce a prezzi decisamente inferiori si riesce tranquillamente a mangiare

23 Apr 2010 | ore 16:15

Concordo e confesso la mia assoluta incapacità nel riconoscere il pesce "buono"... ma il problema è chi ce lo potrebbe insegnare? Sui diversi libri sono riportate indicazioni a dir poco generiche e non adatte a tutti i tipi di pesce e nessun venditore ha interesse a mostrare le differenze tra uno scongelato e un fresco.

Il libro che state preparando ci aiuterà?

23 Apr 2010 | ore 17:16

Con 100 euro di pesce, se qualcuno volesse mangiarne spendendo, o meglio investendo quella cifra, può sempre comprarlo e preparaselo a casa.
Per i pesci di serie A e quelli di serie C la differenza anche al banco è evidente.
Come fa notare il direttore, con tutta la costa che abbiamo dovremmo rifiutarci di acquistare pangasio (ma da dove esce fuori?) o roba indiana.
Anzio e Nettuno nel Lazio sono i punti di riferimento per l'acquisto di pesce, quindi la provenienza pontina ce po sta.
La pezzogna però lasciamola cucinare a chi la apprezza da tempo e cioè a quei ristoranti compresi tra punta Campanella e il Monte di Procida, il resto è moda.
Per esperienza il detto a Roma "conosco un posto dove si spende poco e si mangia il pesce" ... che dire, ho smesso di credere a queste dicerìe.
Se si va in 4 a ristorante a 100euri a cranio, a casa organizzo la cena delle meraviglie.

23 Apr 2010 | ore 17:21

Sì. è vero che a volte è meglio mangiare a casa, sapendo fare e avendo una pescheria di fiducia.Però ci sono piatti quasi impossibili da fare a casa,per esempio i famosi spaghetti ai ricci di mare.
E' ovvio che i posti dove mangiare ottimo pesce, in un modo più professionale, devono esserci ed hanno i prezzi che meritano.

23 Apr 2010 | ore 17:45

Grande il merluzzo.

23 Apr 2010 | ore 20:23

Parole sante !

23 Apr 2010 | ore 21:43

Inanzitutto belle foto direttore

Salve a tutti sono un chef/patron di Genova premesso il fatto che la mia carta è al 99.9% di pesce volevo dire due cose:
Il periodo migliore per mangiare il pesce confermo è questo! fino a giugno finchè il mare ha una temperatura mite.
E' vero il pesce costa ma bisogna sapere anche quello che si prende e sicuramente io/noi ristoratore/i lo acquistiamo a prezzo "leggermente" minore ! proprio l 'altro ieri un pescatore mi ha portato un nasellotto come quello della foto, la pezzogna da noi si chiama occhione e costa 35 al KG!!!!

La mia cucina è creativa, i pesci che compro rigorosamente tutti i giorni li sfiletto li spino, cosichè il cliente mangia la massima espressione del mare, non voglio credere (ma purtroppo ci sono) a ristoranti che hanno orate di allevamento greche o di branzini con l 'occhio stile arancia meccanica che te li portano a far vedere belli fieri!
comunque quello che mi sforzo sempre di far capire ai mie clinti che è troppo facile mangiare giustamente come diceva il direttore le solite 3-4 specie o la "bistecca di pesce spada" o il tonno indopacifico
Bisogna "educare" (per carità ce chi piace lo spada o il tonno ai ferri.......democrazia...)a far mangiare il pesce lama, le bughe(buonissime!!!!!) i pesci serra . le leccie, le lampughe(tra 2mesi) i barracuda, gli sgombri ,sugarelli, le gallinelle, il pesce castagna, la mormora!!!!!Io con fatica sto vedendo i risultati ma secondo me "L' INSEGNAMENTO" parte anche dai ristoranti cosichè un cliente che asaggia determinati pesci poi la volta dopo in pescheria tra un orata allevata o uno sgombro .......compra lo sgombro che costa 1/5 dell' orata greca!!!!
O vagliamo tutti aiutare la grecia perchè è in crisi?

24 Apr 2010 | ore 01:05

Eggi, ti prego, dai fuoco alle polveri ... ;o))

24 Apr 2010 | ore 09:46

Il pesce fresco non costa prezzi pazzeschi. Piuttosto è la concentrazione della domanda dei consumatori su pochi pesci a farli costare carissimi, come il direttore ha giustamente spiegato nella sua introduzione con l'esempio illuminante della pezzogna. La freschezza del pesce è molto difficile da comprendere perché soltanto chi acquista il pesce di frequente e scegliendolo personalmente riesce poi ad associare il gusto alla sua presentazione sul banco del pescivendolo, in modo poi da poter distinguere il fresco dal resto. Ovviamente stesso discorso vale per la carne: c'è qualcuno che può forse dire, "oggi dal macellaio c'era un vitello spettacolare", vantandosi della propria conoscenza delle carni? E la frutta? E gli ortaggi? Il pesce pertanto sconta la totale mancanza d'informazione e l'involuzione culturale e manageriale degli Operatori di tale importante catena produttiva. Nello Stretto di Messina, ad esempio, vengono pescate 1600 specie di pesce, commercializzate solo 30. Le altre ributtate in mare, per totale assenza di domanda da parte dei consumatori. Come se non bastasse i pesci freschi, soprattutto in questo periodo come giustamente scrive il direttore, quali ad es. sauri, sgombri ecc.. non si riesce a venderli a prezzi superiori alle 5 euro al chilo, nonostante il loro gusto non abbia nulla da invidiare al più famoso pescespada (30 euro al chilo ed in via di estinzione) e dal punto di vista nutrizionale siano di molto superiori a tanti altri coabitanti del mare quali i calamari (20 euro al chilo e sempre meno presenti nel Mediterraneo) o i polipi (15 euro al chilo). Ci sarebbe bisogno di una grande, costante ed intelligente campagna informativa accompagnata dalla creazione di un Ente indipendente che garantisca i consumatori, promuovendo il consumo anche di pesci meno famosi ( i grandi chef in televisione ad esempio potrebbero spiegare le ricette con pesci meno famosi del tonno rosso del Mediterraneo), con ciò favorendo anche gli operatori del settore, soprattutto i pescatori che in numero sempre più crescente appendono al chiodo le reti cucite dai loro avi.

24 Apr 2010 | ore 12:38

CONDIVIDO AL 110% quello che ha detto benny! sacrosanta verità!!!!bravo

24 Apr 2010 | ore 15:20

Il pesce buono e fresco costa molto, bisogna rassegnarsi e quindi chi paga 40 euro una cena di pesce ha mangiato pesce surgelato o/e di allevamento, che c'è un abisso rispetto a quello fresco, ma anche tra quello surgelato e/o di allevamento c'è pesce e pesce e a volte, ripeto restando su quel target, ci sono delle soprese positive. Detto questo per fare una mangiata di pesce fresco e spendere poco ci sono due possibilità, o si va al Sud, oppure ci si fa un po' di cultura e si va dal pescivendolo sotto casa o poco più lontano e si compera il pesce fresco che costa poco, che c'è ed è buonissimo, tipo il pesce azzurro in varie declinazioni, la seppia con la sua sacca di nero, il polipetto nostrano, lo sgombro e altri (io parla per le mie zone). Dunque mangiare pesce fresco e buono senza svenarsi si può eccome.

24 Apr 2010 | ore 18:25

In Italia non c'è cultura del pesce e meno ancora della carne, per questo il rischio che ti rifilino sole é altissimo. In piú il Mediterraneo é quello che é...in Bretagna o Galizia dove la cultura del pesce buono é cosa di dominio comune le fregature sono piú difficili. Comunque il pesce dell'Atlantico é in generale migliore di quello del Mare Nostrum, se si escludono poche speci ittiche. É curioso poi sottolineare come all'estero la gente creda che in Italia non si mangia pesce. Eppure siamo una penisola...

24 Apr 2010 | ore 19:26

Dai Eggi illuminaci!!

25 Apr 2010 | ore 06:04

Scusi, direttore, ma è comunque possibile un ristorantino di pesce buono ed economico; certo non vi si mangeranno pezzogne, mazzancolle, dentici ed astici ma bensì alici, nasellini, moli, sgombri, zuppette di pesce ed impepate di cozze. Tutti pesci buonissimi e più che abbordabili.

25 Apr 2010 | ore 07:20

Io parlavo in generale , certo che non è obbligatorio pagare molto il pesce ma il problema è del mercato, se sei un piccolo ristorante devi avere il fornitore giusto che ha il pesce meno costoso e non è facile, sembra paradossale.

25 Apr 2010 | ore 08:39

il discorso del prezzo del pesce è molto condizionato dall'area geografica... è chiaro che a roma costerà molto e a milano moltissimo. Ma conosco lungo la costa adriatica, alcuni ristoranti dove con 50 € ti fai una mangiata di pesce mica da ridere, per qualità e quantità... Quello che non reggo sono invece i posti inutilmente costosi, dove ti spacciano una cucina di pesce tirata via e con pesci mediocri per centinaia di euro...
Ciao A

25 Apr 2010 | ore 10:06

Penso che la storia del mangiare pesce a prezzo basso nel ristorantino sia da mettere al bando in maniera definitiva. D'altronde basterebbe dare un'occhiata alle pescherie di luoghi di mare per accertare che a pochi metri dalle cianciole si vendono i filetti di cernia africana e il pesce bandiera che una volta ti davano accanto alla spesa come gli odori dal fruttivendolo ora lo devi pagare.
Metto un link ai 10 consigli di Luciano Zazzeri che è uno dei ristoratori più preparati in quanto sa anche pescare. E a proposito di fare attenzione, occhio ai crudi. Io faccio sempre una domanda innocente: ma quanto tempo lo tiene nell'abbattitore? :-)

http://www.scattidigusto.it/2010/03/13/i-segreti-del-pesce-li-spiega-luciano-zazzeri-la-pineta-marina-di-bibbona/

25 Apr 2010 | ore 10:11

certo questi pesci sono già stati cotti al fotopop, ma due particolari, specie per il fragolino, ci raccontano la loro provenienza

25 Apr 2010 | ore 11:03

Fortunatamente ho un fidanzato che per hobby va a pesca e mangio sempre pesce freschissimo gratis!!! =P

25 Apr 2010 | ore 12:31

Artèca.... e fuoco sia.
sul merluzzo non ho abbastanza elementi visivi di confonto ma la pezzatura rientra comunque tra quella degli intensivi in mare. difficile far raggiungere pezzature più grandi al merluzzo. se le raggiungono spesso si ammalano e

non si possono vendere freschi ed allora... 'welcome baccalà'.
sul pagello in foto invece...
diciamo che il termine 'pezzogna' in campania generalmente si associa ad una 'pezzatura più importante'.
il piatto in cui é sistemato non é un piattino da caffé ed allora quel pesce pesa tra i 350 ed i 400 gr ca. , da dessert, siamo sui 200ca, classica pezzatura di allevamento.
a queste pezzatura, in natura, vivono in profondità e non si fanno pescare sicuramente a strascico. raramente sottocosta. il palamito di profondità il sistema intensivo più utiliizzato.
non é un pagello di mare. é di allevamento.
il top degli allevamenti di pagelli in italia si trova in romagna ma é in turchia che hanno iniziato per primi la sperimentazione dentice/pagello.
a differenza di molti altri pesci la presenza di sangue nell'occhio non deve essere associata alla 'non freschezza del pesce'. essendo un pesce che nasce e vive in fondali profondi può essere sinonino di risalita improvvisa in

superficie o la conseguenza del tipo di morte...acqua e ghiaccio.
gli ematomi vicino le branchie e pancia causati dall'acqua e ghiaccio su questo tipo di pesce, che nasce in profondità assurde, non compaiono.
perché é di allevamento e non di mare.
cosa mangiano i pagelli? la loro alimentazione é 'assortita' ma sempre si nutrono di una particolare alga. un'alga rossa che lascia un segno indelebile, rosso, intorno all'ano e colorando anche le feci.
quello che invece si intravede in foto é il pastone 'veronesi' per gli allevamenti.
conosco un ristorantino di pesce... a cui hanno 'improsato' un pesce d'allevamento. capita anche se, al sig. Bonilli, non dovrebbe capitare.

25 Apr 2010 | ore 13:18

Il piatto della pezzogna, credo che sia di una trentina di centimetri "circa" il pesce è assolutamente selvaggio è stato solo maltrattato dal ghiaccio. Il merluzzo è meraviglioso!!!!!!
Il pesce fa parte della categoria delle 24 virtù:
Ogni ora nè perde una.

25 Apr 2010 | ore 14:25

Eggi, quanta certezza, ma se vieni a Roma ti faccio conoscere quelli che hanno pescato questi pesci così ti metti il cuore in pace.
Niente allevamento e consegna diretta, senza nessun passaggio.

25 Apr 2010 | ore 14:53

conosco questo detto ma non conosco le altre 20. a me ne servono solo 4 di virtù quando parliamo di pesce

25 Apr 2010 | ore 15:07

la certezza é una conseguenza dell'esperienza Sig. Bonilli. quando guardo una bottiglia di vino vedo un pezzo di vetro, un piccolo foglio di carta ed una sprenuta d'uva fermentata ma sono certo di quello che le hanno detto su questo pesce e le credo sulla parola

25 Apr 2010 | ore 15:12

EGGI, giuro che non metterò mai una foto di un pesce sul blog, senza una tua preventiva analisi
;o))
Fabrizio

25 Apr 2010 | ore 15:30

Sono assolutamente daccordo.
Un conto è che il fatidico ristorantino sia a Roma e un conto in una delle qualsiasi mille località che sul mare si affacciano.
La triste novità è però che anche in alcune località di mare si stia facendo largo la tendenza di risparmiare acquistando pesce d'allevamento e contando sul fatto che il posizionamento geografico del ristorante porti il cliente a scartare a priori questa ipotesi.
Probabilmante parliamo di ristoranti più votati a soddisfare i turisti stagionali, ma tant'è. All'asta di Terracina è accreditato uno solo (forse due) dei ristoranti di pesce presenti in zona e se questo non vuol dire che necessariamente chi non compra all'asta faccia uso di pesce d'allevamento o congelato, rimane cmq un dato importante.
Alla vista delle decine di spigole pezzatura 300/400 che si trovano in alcuni dei ristoranti del lido pontino, il sospetto inizia a prendere consistenza diversa.

25 Apr 2010 | ore 18:30

verissimo, ma anche questa non è, purtroppo, una novità... Conosco parecchi ristoranti così sulla costa... la morale è sempre quella: riconoscere i posti veri! Ma non è sempre facile... Per esempio a Ponza ci sono dei magnifici allevamenti in mare di pesce... Quindi non tutto il pece di questa meravigliosa isola è selvaggio...
Ciao A

25 Apr 2010 | ore 18:38

un'altra domanda: conosco molti ristoranti di pesce di livello assoluto che lavorano molto con i sub... Questo accade su tutte le coste e isole. ora pescare con le bombole equivale al bracconaggio, come ci poniamo su questo punto?
ciao A

25 Apr 2010 | ore 18:41

E' proprio questo il punto. Con il fatto che ti vendono la tipicità del luogo dove è collocato il ristorante o dove è stato pescato il pesce (anche se Stefano assicura della mancanza di passaggi intermedi tra mare e tavola) giocano sull'equivoco. In questo primo scorcio dell'anno ottimo pesce l'ho mangiato a Firenze (ma era al seguito di Zazzeri) e da Niko Romito a Rivisondoli (!) per dire...

25 Apr 2010 | ore 19:27

si ma non dimenticare che Niko è a 100 km scarsi dalla costa dell'adriatico... E che uno dei suoi allievi (metro) è uno dei più straordinari cuochi di pesce giovani d'Italia... Il pesce lo conosce bene anche se sta in montagna!
e cmq anche lì eri accompagnato ;-)
ciao A

25 Apr 2010 | ore 19:40

Ci ritroviamo sempre a sbattere sui soliti due problemi: riconoscibilità (e capacità di farlo) del prodotto e disinformazione sulla reale qualità della proposta.
Perché se da un parte mancano le competenze e la capacità, anche gustativa come dice Antonio, di riconoscere un pesce pescato da uno di allevamento, e anche vero che il pesce pescato non basta per tutti e non a tutti è accessibile, anche economicamente.
Che sia dovuto all'eccessivo sfruttamento delle acque, al mancato rispetto dei fermi o a qualsiasi altro elemento causato dall'uomo, fatto sta che di pesce pescato non se ne trova a sufficienza.
In questo caso la disinformazione assume anche un altro aspetto: quello di far considerare di un comune basso livello tutto il pesce d'allevamento. Gli allevamenti che tu citi nell'area circostante a Ponza, da quello che so, hanno caratteristiche dimensionali, di cura e di alimentazione dei pesci con standard molto superiori ad altri (parliamo dei greci solo per intenderci) e questa qualità di standard si riflette anche sul prodotto che poi andiamo a consumare.
Ora se tecnicamente sempre di allevamento si può parlare è evidente che imparare a capirne le differenze, sottolineandone i limiti ma anche le (spero) qualità e le differenze, è un importante passo verso la ricerca di un miglioramento nelle metodologie di allevamento che proprio noi addetti ai lavori, in qualsiasi veste, dovremmo contribuire a sollecitare.

25 Apr 2010 | ore 19:52

é meglio mangiare delle alici, in maniera semplice, "marinate" che un pesce allevato, anche se è stato allevato nel mare di Ponza.

25 Apr 2010 | ore 20:52

Niko Romito e Luciano Zazzeri? bravissimi!!!

25 Apr 2010 | ore 20:56

esattamente...
Bisogna capire che esistono allevamenti e allevamenti e che talvolta lo stato brado è meglio lasciarlo stare... preferisco mangiare a Ponza una ottima spigola allevata con cura in quelle acque e con tutte le attenzioni, piuttosto che un pesce atteso davanti alla tana da un sub con le bombole e acquistato in nero... Sarà un po meno bono, ma almeno non faccio del male a nessuno, e poi chissà se davvero me ne accorgo che è meno bono ;-)
Ciao A

25 Apr 2010 | ore 23:01

"Bisogna capire che esistono allevamenti e allevamenti e..."
Verissimo.
Ma anche per il pesce selvaggio con tutte le petroliere e fogne a cielo aperto che scaricano in mare in mare...
Mi è capitato di scambiare due chiacchiere con un oceanografo e mi ha detto con rassegnazione di non pensarci e "continuare" a mangiare il pesce, tanto...

26 Apr 2010 | ore 09:13

comunque è singolare notare come nessuno chieda carne bovina selvaggia... tra pochi decenni il pesce per il consumo quotidiano sarà di allevamento al 99,9% e, come per la carne, la distinzione sarà tra chi alleva bene e chi male (o peggio ancora)

26 Apr 2010 | ore 10:16

esattamente Paolo... Era quello che volevo dire.
Ciao A

26 Apr 2010 | ore 10:23

La risposta definitiva.

26 Apr 2010 | ore 13:09

"comunque è singolare notare come nessuno chieda carne bovina selvaggia"
E la selvaggina (cinghiali, lepri, caprioli, fagiani, ecc...)? Intendo quella non allevata, ovviamente...

27 Apr 2010 | ore 13:49

Selvaggina tutta la vita.

27 Apr 2010 | ore 22:46

Ok, ma allora mangiare del buon pesce a discrete porzioni, sul litorale laziale è cosa impossibile? se no, qualche indirizzo lo vogliamo tirar fuori? :)

28 Apr 2010 | ore 13:10

Direttore, visto che la classifica dei 50 Best è il frutto di un sondaggio, perché non ne organizziamo uno telematico su Papero Giallo / Dissapore?
Stesse regole: 3 italiani e 2 stranieri. Sarebbe un bel giochino, no?

30 Apr 2010 | ore 16:24

Scusate ho sbagliato post.
Vi rimando a quello di Inaki

30 Apr 2010 | ore 16:27

straquoto

02 Mag 2010 | ore 19:16

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