26
Apr 2010
ore 06:15

Da "Il crudo e il cotto", Levi-Strauss a "Cotto e mangiato", Parodi

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Tamara de Lempicka, "Kizette in rosa" 1926, Museo di Belle Arti di Nantes (Archivi Alinari)

Leggere i giornali al sole è a volte un esercizio utile che ti fa conoscere molte cose in modo dettagliato.
Per esempio che il libro più venduto da alcuni mesi in Italia è un libro di cucina e il fatto sta scandalizzando gli intellettuali nostrani.
Cotto e mangiato, di Benedetta Parodi, è il libro in questione, una raccolta delle ricette della trasmissione che la stessa Parodi conduce a Studio Aperto, su Italia 1, alle 12,25.
Il libro non ha particolari ambizioni nè grafiche nè contenutistiche e forse per questo sta riscuotendo tanto successo, sfruttando molto, ovviamente, anche il traino televisivo.
A questo evento, cioè il primato della Parodi nella classifica generale dei libri più venduti, che tanto scombussola la nostra intellighenzia, ha dedicato, fra gli altri, l'incipit di un lungo articolo sul Foglio del sabato, Pietrangelo Buttafuoco, solitamente penna acuta, in questo caso piattamente banale fin dal titolo - I libri al tempo della Parodina - chiamata così per distinguerla dalla sorella maggiore, Cristina Parodi, giornalista del Tg5.
La conquista della vetta da parte di un libro di cucina, a riprova della mediocrità della produzione letteraria attuale, spinge Buttafuoco a dire che "... l'unico libro deputato a giganteggiare nelle classifiche e nel mercato sempre più povero dell'editoria è una banale collezione di ancora più banali ricette di cucina".
Questo disprezzo per il libro della Parodi da parte dell'intellettuale affermato e coccolato, temperato da una frasetta "brava giornalista tv", mi rende comunque la Parodi simpatica anche se il suo libro non è un gran che e non ne avrei parlato, anche perché sai quanti libri di cucina di questo genere si pubblicano ogni anno?
Questo almeno si è classificato primo assoluto :-))
In effetti oggi il cibo è diventato un argomento di moda, di conversazione, è molto chic saper cucinare, conoscere i vini, avere l'immagine del gourmet.
Che il cibo e la sua trasformazione sia un elemento centrale della nostra cultura materiale, legato strettamente alla storia dell'umanità lo si dimentica spesso e ci si concentra invece solo sul presente, sui cuochi e magari le frivolezze e le polemiche della cucina molecolare.
Anche le università e i ricercatori tralasciano una vera ricerca sulla storia del cibo e così tutto si risolve nelle ricette, nei mille ricettari e nella storia dei cuochi e della cucina dell'ultimo secolo.

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Il porco con choucroute di cipolle di Blumenthal

Di diverso tenore è il lungo articolo pubblicato nella seconda pagina del supplemento Domenica del Sole24Ore a proposito di un libro, questa volta colto e scritto da un uomo, intellettuale e con le stellette, Storia del cibo, di Felipe Fernàndez Armesto che è storico delle civiltà al Queens College di Londra.
Il titolo dell'articolo e della recensione è tutto un programma: " Il cibo? Discorso da salotto" e demolisce la moda imperante e superficiale di parlare di cibo e scriverne in ogni occasione ma senza alcuna profondità.
Dice l'autore dell'articolo, Franco La Cecla, che non si è fino ad ora andati molto oltre l'intuizione esposta da Levi-Strauss nel Il crudo e il cotto: "una cosa diventa buona da mangiare solo quando è buona da pensare" (Le cru et le cuit 1964).
Storia del cibo è in realtà un libro non troppo corposo scritto più come appunto-esercitazione estiva che non come ricerca complessa e approfondita a riprova che su questo terreno ci sono ancora immense praterie inesplorate.
Comunque i due quotidiani hanno dedicato dei titoli a tutta pagina al cibo, tanto per non smentire la moda imperante ed evidentemente sperando di acchiappare lettori come me.
E io, dopo avere letto prima uno e poi l'altro, ho voglia di un bell'elenco serio, completo e approfondito di libri dedicati al cibo che siano di reale comprensione e approfondimento e siano utili.
Vediamo un po', c'è 3000 anni a tavola, di Revel, c'è Storia del buongusto in cucina, di Herre, c'è Buono da mangiare, di Harris, ci sono alcuni libri di Piero Camporesi, c'è Il Convivio, di Montanari...

continua...

Benedetta Parodi
Cotto e mangiato
Vallardi
pp 256
€ 14,90

Felipe Fernàndez Armesto
Storia del cibo
Bruno Mondadori
pp 336
€ 28,00

commenti 8

Allora direi che la lista potrebbe essere moooolto lunga e cominciamo da casa nostra cioè dall'Italia:
di M. Montanari oltre ai 3 volumi del Convivio ricorderei
La fame e l'abbondanza,
La cucina italiana Storia di una cultura scritto con Capatti,
Il mondo in cicina Storia identità scambi,
Il Cibo come cultura,
Il formaggio con le pere Storia di un proverbio,
Il riposo della polpetta, solo per citare i più venduti,
di P.Sorcinelli Gli italiani e il cibo Dalla polenta al cracker,
di P. Scarpi Il senso del cibo
Ma comunque io partirei dal Pellegrino Artusi con La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene
Se invece vogliamo considerare anche gli autori francesi tradotti e non tradotti in italiano allora la lista potrebbe diventare "vertiginosa" .....

26 Apr 2010 | ore 08:20

Ma io notavo che è tutta storia che si limita all'era moderna, non racconta la storia del cibo e il passaggio dal crudo alla cottura, cosa che ci fa unici tra tutti i mammiferi.
Poi una storia eurocentrica mica è esaustiva, e la Cina? E il Giappone? E l'Asia più in generale?

26 Apr 2010 | ore 08:48

Ok ma allora andiamo sul difficile (economicamente parlando) perchè l'opera più completa sia dal punto di vista storico che gastronomico-culturale è (secondo me) di Montanari, Sabban, L'Atlante dell'alimentazione e della gastronomia, UTET. Qui c'è quasi tutto il mondo...
Comunque nel libro Cibo come cultura si parla anche dell'apparente contrasto e/o del passaggio da crudo a cotto, dell'opposizione Natura-cultura, civile-barbaro, come lei sa bene...

26 Apr 2010 | ore 08:57

Ogni tanto insegno a master, corsi storia della ristorazione, del cibo e antropologia delle abitudini alimentari. I libri di storia del cibo in italiano sono pochi. Belli quelli sull'antichità (grande la Salza Prina Ricotti) e interessanti quelli di Montanari. Trovo la produzione in inglese più completa e con monografie su singoli cibi più interessanti.

Andrebbe fatto molto.

Ora sono alle prese con "Food: The History of Taste" di Paul Freedman che mi sembra piuttosto fatto bene.

Il libro della Parodina è orrido e tutte le volte che lo vedo penso al degrado di questo paese. Un degrado che è arrivato anche nel nostro mondo: Cuochi alla Prova del cuoco, Vissani che gioca a fare l'intellettuale e una gioralista, che cucina maluccio una serie di piatti anni '80, che è prima in classifica.

bof...

26 Apr 2010 | ore 11:07

Caro Bonilli, trovo molto corretta l'analisi del "fenomeno Parodi". Il libro è bruttino e certo non da gourmet o addetti al settore, ma chi ha mai detto che quello doveva essere il target della pubblicazione? Io credo che chi vende centinaia di migliaia di copie di un libro un merito lo ha, ovvero, se non altro, quello di aver intercettato un possibile acquirente.
Poi, i colti, l'intellighezia, discetteranno sulla bellezza del tomo, ma intanto la Parodina (usando un calamburolo, si potrebbe dire la Parodia della scrittrice!) vende carriolate di libri e si arricchisce.
Certo, se la stessa dichiarasse di voler essere la nuova Artusi, allora... ma, direbbe Sciascia, a ciascuno il suo, e quindi, per quanto incredibile, mi sembra tutto molto logico...

26 Apr 2010 | ore 13:54

Io non dimenticherei i lavori di Giovanni Rebora, professore di storia economica e storia agraria medievale all'università di Genova. Almeno due titoli sono da citare: "La cucina medievale italiana tra Oriente ed Occidente" (1992) e "La civiltà della forchetta" (1998, Laterza). E "Gola. Mater amatissima. (Alimentazione e arte culinaria dall'età tardo classica a quella medievale)" di Ida Li Vigni e Paolo A. Rossi, uscito nel 2006 per l'editore genovese De Ferrari e Devega.

26 Apr 2010 | ore 16:17

"Ogni tanto insegno a master, corsi storia della ristorazione..." Eh, "ogni tanto". Segno di indiscussa modestia. Ma quanto vendono i tuoi libri (escludendo parenti e amici)?
Quanto ha venduto la schifezza (che non isegna ogni tanto) della Parodi?
Chi ha detto che "Lodare con moderazione è segno di medocrità."?

26 Apr 2010 | ore 23:12

Sei un calciatore? Scrivi un libro. Sei un cantante? Scrivi un libro. Sei la sorella della moglie del direttore di mediset? Scrivi un libro. E vendi. Poi fa nulla se per anni c'è chi si fa un mazzo tanto per entrare in libreria e litigare con l'editore tutti i giorni...

27 Apr 2010 | ore 00:27

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