06
Mag 2010
ore 15:04
ore 15:04
Déjà vu

Ancora nel 2005 un appassionato leggeva le guide per scegliere un ristorante, sfogliava i mensili alla ricerca di nuovi indirizzi, aveva le sue firme di riferimento e in molti casi sognava di diventare a sua volta "critico gastronomico".
Nel 2010 in rete si trovano recensioni puntuali e aggiornate che nessuna guida ha, le riviste sono ormai raccoglitori di pubblicità e di articoli che strizzano l'occhio all'inserzionista e i quotidiani hanno pochi soldi da spendere e del nuovo se ne fregano.
E' profondamente cambiato il numero dei protagonisti, l'informazione, anche quella gastronomica, è diventata un fenomeno di massa e anche se spesso questa potenzialità è amministrata male, molte sono le voci che sono emerse e hanno disegnato una nuova mappa dell'informazione gastronomica.
Siti come passionegourmet sarebbero stati impensabili nel 2004, quando è nato paperogiallo, perché ancora la rete era utilizzata in un modo prevalentemente passivo.
Oggi ci sono diari gastronomici belli e scritti in modo raffinato come appunti digòla di Stefano Caffari, nuovi blog del gusto sciccosi e di bella scrittura come quello del dentista Giancarlo Saran, più preparato di un professionista, più aggiornato di una guida.
Oggi la rete è il veicolo per le informazioni più attuali, permette di cogliere al volo le novità, le aperture di locali interessanti in qualunque parte del mondo, di conoscere i cuochi, i loro piatti, le loro storie prima ancora di progettare una visita.
Se leggi un blog come La grande abbuffata, fatto da appassionati che prenotano il ristorante, viaggiano, pagano sempre i conti e poi raccontano la loro esperienza senza nessuna contropartita economica, spinti solo dalla loro grande passione, ne sai molto di più dei piatti di un ristorante che da qualunque articolo di giornale o rivista.
Ci sono indirizzi dai quali non puoi prescindere e molti sono indirizzi di autori stranieri come Faith Willinger, americana da trent'anni a Firenze e con una conoscenza dell'Italia che pochi di noi hanno.

Non si può non guardare ogni giorno delicious days per annusare che aria tira oltre i nostri confini anche perché alcuni siti in lingua inglese sono imprescindibili come quello del New York Times o quello del Guardian.
Quando, una settimana fa a Londra, mi sono seduto al tavolo con Irene Virbila, del Los Angeles Times, ho capito perché i giornalisti americani sono così bravi: facile, perché conoscono cuochi e piatti di tutto il mondo e li sanno confrontare, sanno seguire il nuovo, sono preparati e aggiornati, viaggiano.
Certo, con la crisi tutto questo sarà sempre più difficile, il giornalismo sul campo sparirà ma avere come proprio motto "prima prova poi parla" mi sembra che sia ancora necessario.
Ovviamente ci sono anche tanti siti, blog, diari brutti, pretenziosi, vecchi.
Si nota un conservatorismo prevalente nei commenti, anche qui sul paperogiallo, tutta gente che ha paura del nuovo e preferisce gli schieramenti a favore di questo o quel cuoco e contro qualcun altro a un confronto, alla curiosità del provare nuove cucine e nuove esperienze.
Come nel 2005, come nel 1990, come nel 1977, la tradizione contro tutto e tutti.
Con la crisi tutti sono un po' più confusi, i cuochi non sanno che pesci pigliare, i consumatori si rifugiano nella tradizione, la critica dice tutto e il suo contrario e la rete finisce per essere lo specchio di questo gigantesco casino.
Si linka chi si ritiene utile, si comincia a cercare la pubblicità, che si misura in base a traffico e link, molti blog sono ormai piccole riviste, tutti i blogger hanno la loro digitale e pubblicano foto bruttine, c'è chi progetta l'ennesima guida, il solito sogno di essere critico gastronomico, ma sul web.
Tutto ha molto l'aria del déjà vu.







un po' di sana frustrazione...
complimenti direttore...grandissimo "summary" della situazione attuale. non si potrebbe riassumerla meglio.
Sono assolutamente felice che le novità gastronomiche viaggino sulla rete, quasi in tempo reale. E che siano veicolate da dilettanti appassionati. C'è più possibilità che rispondano a gusti ed esigenze di chi va al ristorante da dilettante appassionato. Se fossimo fermi ai suggerimenti delle guide cartacee e dei suoi redattori/direttori, nel 2010 a Roma il top dei ristoranti sarebbero ancora Pascucci al Porticciolo per il miglior pesce del litorale e l'Antica Pesa perchè ci vanno Totti, la Ferilli e ieri pure Montezemolo. :-D
L'analisi della fenomenologia dei FoodB interessa a poche decine di persone, e in ogni caso è una fiaba che abbiamo già letto mille volte. Questa realtà è arrivata tardissimo in Italia; mi sorprende che tu sorvoli su questo. Ne parli? E aggiungo (con tristezza) che questo settore è sempre più privo di stimoli, a tal punto da apparire come periferia culturale. Mi piacerebbe talvolta leggere che il blogworld è un piccolo mondo né migliore né peggiore di tante altri. Cibo, vino, bistecche, cucina molecolare o della siura maria… fanno ancora notizia? L’autore del post traccia un percorso storico (quasi emozionale)a mio avviso dettato più dalla passione che dall’obiettività. Questo mi rende serena ma non è sufficiente per far passare tutto ciò per novità. Voltiamo pagina, dai!
Non volermene, non sono d'accordo. Sorry 8-)
Sonia U_U
Esistono ancora le guide cartacee? Ma non è proprio questa nuova via di comunicazione, immediata e senza filtri, ad averla spinta a prendere decisioni importanti per la sua professione. Suvvia Bonilli, un po' di sano gioco di squadra, dilettanti o no, principianti o no, brutti o no sono pur post che rimangono come tracce e non come parabole. E per di più pure cancellabili all'istante, non come certe guide che in certi posti nemmeno ci vanno e fanno sfraceli editoriali e fanno fare grasse risate!
...la texture delicata ...appetizer a sintonizzare il palato...
si potrebbe fare una piccola raccolta di espressioni usate dai blogger-neo critici.
peccato poi che si trovi quasi sempre scritto pò con l'accento anziché con l'apostrofo !
Ormai c'è come una enorme chiazza di petrolio sopra l'informazione riguardante cibo e vino - per usare una metafora del momento - e qualunque ragionamento diventa impossibile.
Solo discorsi di metodo o che poco hanno a che fare con quanto scritto.
Fenomeno comprensibile se ci si guarda attorno e si osservano gli argomenti che fanno audience sui giornali e in televisione.
Una stanchezza culturale che è una fuga, un vuoto che si riscontra in qualunque manifestazione italiana dedicata a queste materie.
Ci vorrà pure qualcuno che faccia lo sporco lavoro dello scriba che pensa e racconta :-))
direttore, concordo sulla maggior parte di quanto afferma, negli ultimi anni ho fatto spesso riferimento alle recensioni vere di alcuni dei siti da lei citati vs quelle di certa stampa di settore.
in questo clima di déja vu, la invito a scoprire qualcosa di nuovo: il food stylist paul lowe, già autore dell'interessante blog "sweet paul", ha appena messo insieme un nuovo, interessantissimo progetto: un magazine veramente ben realizzato, sia dal punto della grafica che dei contenuti, completamente online, gratuito e senza pubblicità, roba da far impallidire la maggior parte delle riviste di cucina (sicuramente, le nostre "carissime" riviste italiane). ecco il link
http://sweetpaul.typepad.com/
che ne pensa?
Cara Barbara, penso che le segnalazioni come questa sono la linfa della rete ma come vedi sei sola perché il mio sospetto è che la maggior parte dei lettori di questo blog non abbia indirizzi perché frequenta sempre gli stessi siti, blog o forum.
Ovvero non sono interessati.
Metterò nel prossimo post una ricetta così invece del ragionamento prevarrà il sostentamento alimentare :-))
Le guide storiche, "libresche" hanno perduto, almeno in parte, la propria identità e funzionalità. La rete permette nuove modalità di espressione e ha maggiore potere informativo, con tempi più rapidi e con la possibilità di stare sulla novità. Però è vero, c'è di tutto e non è semplice orientarsi. E purtroppo, almeno in Italia, i ristoratori non interagiscono, se non in minima misura: pochi interventi sui blog, siti spesso inadeguati quando non esistenti ecc. ecc. Come se non avessero deciso di esplorare ed in un cero senso orientare i nuovi flussi e le nuove piattaforme.
Per la verità le recensioni in rete si trovavano (con esempi di ottima qualità) sin dal 1999 su Usenet, sul newsgroup di it.discussioni.ristoranti.
La maggior difficoltà di utilizzo dei newsgroup (ancora oggi il buon Sararlo non padroneggia lo strumento adeguatamente...), e il successivo boom di Forum e Blog ne ha impoverito frequentazione e qualità.
Di lì ci siamo passati in tanti e anche se la mancanza di moderazione oggi ne ha diluito i contenuti, quello è il progenitore di riferimento.
Poi si potrebbe risalire alle BBS (chi se le ricorda?), ma sconfiniamo nella preistoria informatica.
ti ricordi di questo?
12
Dic 2004
ore 20:49Le nuove guide - i nuovi critici gastronomici
Se ci pensate ormai le guide sono merce vecchia, sorpassata. I nuovi fari della ristorazione, i nuovi leader, sono le firme di punta dei vari forum. In particolare NG e forum GR creano le vere mode. NG si limita alla ristorazione il forum del Gambero Rosso mette insieme vini e ristorazione.
Lo spunto per fare un ragionamento di questo tipo viene leggendo la recensione che JFSebastian, firma di punta del NG, ha fatto del Sole di Trebbo di Reno, alle porte di Bologna: per lui (che si dichiara bolognese di origine) la migliore tavola emiliana. Per me, bolognese trasferito a Roma, e che il Sole lo conosco e frequento da anni, un buonissimo ristorante con un cuoco geniale, un po'pazzo, allievo di Vissani, ma discontinuo.
........
Queste sono le nuove forme di giornalismo gastronomico e enologico.
Prolet, Vinogodi, JFSebastian, Cheers ecc... sono le nuove firme di riferimento.
scritto da Bonilli qui:
http://blog.paperogiallo.net/2004/12/le_nuove_guide_i_nuovi_critici.html
E' vero, informaticamente non ho mai preso dimestichezza con la formula high.tech di usenet, tuttavia sono riuscito a maneggiare carico e gestione di un sito (non solo testi, ma anche photo e soundtrack comprese), il che non mi sembra malaccio.
Quanto alla padronanza di consecutio temporum e congiuntivi mi rimetto alla benevolenza dei miei "25 lettori" o poco più. ;0)
Erano anni magici...
Erano anni mitici sì, anni nei quali oscuri recensori lanciavano ristoranti come il Pagliaccio prima che le guide si accorgessero del loro reale valore
Anni in cui la PLR (Potente lobby romana) dettava legge
Se scherza, eh :-D
Ma non era nata prima la PLT (Potente Lobby Toscana) ?
Sararlo, non bestemmiamo, per favore :-D
La PLT è stata una pallida imitazione della PLR
Non sono ottimista: ho la sensazione che la critica gastronomica non susciti più molto interesse, anzi temo annoi un po'.
Forse sarebbe il caso che qualcuno si inventasse un modo sghembo e "al contrario" di leggere un pranzo, un piatto: ma è difficile, occorre molta padronanza della scrittura e del vocabolario, anzi una certa tendenza al neologismo, e oggi "la scrittura", sebbene ormai si comunichi più per iscritto che a voce, è contaminata, intaccata, sterilizzata in formule e simboli.
Nei blog suscitano più interesse le discussioni scientifiche o etiche, di economia politica o antropologia: tutti vogliono esser scienziati. La infarinatura culturale che ammanta il nostro tempo, consente probabilmente di vivere meglio, di fare i conti più facilmente con la realtà, ma purtroppo consente anche lo sconfinamento presuntuoso, addirittura volgare, quasi che una discussione fosse un braccio di ferro, figlio della tv spazzatura, urlante e urlata. Desideri di sopraffazione.
Il futuro? Applicazioni, originali, personali, fatte come da un amico di cui fidarsi: frammenti di idee, di emozioni, di posti, di tavole. Come dice Barbara poco sopra, si tornerà, anzi ci siamo dentro, al magazine, al network, più agile, più tecnologico, più bello, di contenuto flessibile, ma da leggere, capire, senza frastuoni e discussioni condominiali. Per la pubblicità bastano i clic, i download o il link alla applicazione. Non molto diverso da un giornale, in fondo. Ma che non consentirà più pericolosi gonfiamenti dell'ego di ciascuno di noi. Non se ne può più, e si vede già un bel po' di stanchezza.
Ben detto, Sararlo. :)
Il racconto gastronomico ha successo se è bello e utile.
Bello perché scritto bene, con un linguaggio aderente alle andature dell'anno 10 del duemila piuttosto che brutta copia di recensioni tutte uguali stile fine anni Novanta.
Utile perché si cercano indirizzi dove il mangiare sia uno dei momenti non disgiunto dal luogo dove si va, dal paesaggio, dalla costruzione della giornata o della serata.
La cucina che abbandona il momento sacrale, museale, didattico e diventa partecipazione, gioco, piacere e il tutto a costi contenuti e non più da formula uno.
Le formule uno sono venti tra le auto e ne resteranno una cinquantina nel mondo tra i ristoranti e saranno riconoscibili non per l'apparecchiatura ma per la cucina, sia in quanto locale e attrezzature sia in quanto piatti e linea gastronomica espressa.
Quanto ai blog, devono cambiare, magari i migliori diventando web magazine, raccontando storie di uomini, ingredienti, piatti in un mix che vada oltre un menù descritto cronologicamente.
Le foto, poi, dovrebbero essere un complemento piuttosto che una male illuminata sequenza di piatti e piattini.
Un blog è fatto anche in gran parte da chi lo legge e su come dovrebbe evolvere credo che ci sia ancora molta confusione :-))
@assurdo. abbiamo seguito i Blog proprio per i loro criteri alternativi e libertari e ora ci spari che devono diventare robaccia editoriale? invece di aggiungere autogestione tu desideri maggior controllo. forse saranno spartani, zeppi di foto bruttine ma free.... si capisce bene come la pensi e se permetti non sono d'accordo. È ragionevole invece chiedersi a chi interessano questo argomenti e a giudicare dal n. dei commenti molto, ma molto pochi! meglio caos e confusione che Blog (di tutti i generi controllati ^|^
scusa se la pensiamo diversamente da te
Devo avere toccato un nervo scoperto :-))
Io non voglio controllare nessuno e in rete ognuno va dove gli pare, io faccio un blog dove tento sempre di ragionare e se non sei d'accordo e non ti piace non posso che prenderne atto ma non misurerò mai la validità di un blog dal numero dei commenti o dei visitatori così come non ho mai comprato i libri in base alle classifiche ma perché conoscevo l'autore o ero curioso della storia.
Quanto al brutto ma free io non lo amo.
Che i blog siano un qualche cosa di libertario mi sarei aspettato di leggerlo nel 2003 o 2004 ma nel 2010 i blog devono avere qualcosa da dire e io cerco e seguo solo in base a questo criterio.
Mi occupo di gastronomia e probabilmente in questo periodo è vero che la gente è stufa di ricette ad ogni angolo, stanca di piccole baruffe su un cuoco o un piatto.
E allora uno cerca di raccontare storie interessanti per chi continua a coltivare questa passione e non per chi si è stancato di una moda.
Invece quando parli di robaccia editoriale evidentemente ti riferisci a tue letture perché se ti guardi un po' attorno ci sono in rete quelli che scrivono bene, fotografano bene, impaginano bene.
E' la nuova editoria, questo si esempio di libertà e crescita impensabile fino a pochi anni fa, e quando arriverà l'iPad anche in Italia te ne renderai conto.
Se poi la pensi diversamente e preferisci "caos e confusione" per me va bene, io sono uno dei mille che passano per la rete, non c'è che l'imbarazzo della scelta :-))
Sono d'accordo con il Direttore.
E con James P. Sullivan che rivendica la grandezza di usenet.
Ancora oggi nulla è meglio di IDR, IHV e IHB.
Ogni tanto qualcosa si smuove e l'intelligencija 2.0 se ne accorge pure.
Segnalo questo:
http://www.thedarksideofbeer.com/2010/05/il-lato-oscuro-concorso-blog-dellanno-2010-di-squisito.html#comments
Beh Schigi, IHV ancora ancora. Ma IDR è davvero un mortorio purtroppo
Tra il 1999 e il 2006 invece è stata una grande palestra, piena di fermento, spunti e discussioni di alto livello (oltre che di divertimento e amicizie). Ma ormai gli interventi sono davvero pochissimi. Troppo pochi per renderlo un appuntamento fisso, pluriquotidiano e stimolante
Alcuni di noi avevano degli appuntamenti quotidiani, non prefissati ma certi, perchè c'era una grande effervescenza, curiosità e creatività.
Oggi è un grande mortorio, apparentemente tutti sanno tutto di tutti, in realtà si galleggia senza andare mai in profondità perchè la differenza non la fa più l'indirizzo nuovo ma la capacità e la voglia di capire le tendenze e anche la voglia di ricerca del piacere senza tante perdite di tempo dietro all'ego :-))
@Antonio
Sì..anni irripetibili quelli.
Ma ogni tanto un post di JFSebastian, FabMind, del Pistocchi, di Sararlo, di Enociccio, di Adamski, di Lcr, di Sararlo e persino del Lagnese....danno una boccata di ossigeno quasi come un filmato di Cindy Lauper.
C'è chi sostiene che un blog debba essere una sorta di ring o di giungla in cui, proprio perché libero e accessibile a tutti, ognuno ha il solo scopo di emergere dalla massa attraverso knoc-out dialettici, che atterrino e zittiscano l'avversario. Dicono è la rete, bellezza: a me sembra un concetto da stadio, raggelante nella sua violenza ultras.
Tuttavia, è vero, il blog vive anche di commenti, di scambio, ove possibile: anzi secondo me c'è rischio che gli stessi commentatori "vivano", "esistano" proprio perché commentano (commento dunque sono), cartesianamente 2.0 .
Il problema è proprio garantire lo scambio proficuo e stimolante, la molteplicità di punti di vista, l'assenza di violenza e personalismi, all'interno di una struttura di blog tipo web magazine, quindi più rigida di un free blog come lo conosciamo, ma anche più complessa, autonoma, con contenuti e lay out adatti anche alla sola lettura e all'uso soprattutto sui nuovi supporti informatici.
Ovviamente non ho soluzioni: commenti a tema? :-)
A proposito delle piccole baruffe citate prima da Bonilli devo purtroppo dire che quelle che si leggono sui vari blog enogastronomici non sono proprio piccole. Quello che più mi allontana è il decadere spesso nell'attacco personale, indipendentemente dal contenuto espresso dall'interlocutore. E' come se il commentatore X abbia deciso aprioristicamente che quello che dice il commentatore Y vada sempre e comunque censurato perchè a lui sa sulle balle o perchè in passato hanno già litigato o si siano scontrati. E l'andare contro è solo maldestramente mascherato da differenze nel merito della questione discussa, spesso traspare il livore ed il rancore personale, appunto.
E noi lettori più o meno affezionati ci stanchiamo, ci allontaniamo ed evitiamo volutamente di prender parte a queste squallide tenzoni. Badate bene che a mio modo di vedere questo è un fenomeno in grande espansione che spesso si salda ad una necessaria, disperata, ricerca di visibilità.
.
Pensate che alla fine qualcuno ci guadagnerà?
Secondo me no, ci rimetteremo tutti.
.
Ciao
Prolet,Fiorillo,Fustigator,Sullivan,Sebastian,
Lagnese,Sararlo,Barba,MuccaPazza, Bettini,Cauzzi, Sem&Mazzul,Voice ......
quanti altri che solamente per passione postavano
le loro impressioni sulla ristorazione nostrana
poi arrivò VUGGI, e da quel momento tutto è cambiato
stefano, ma hai letto tra le righe o sopra? magari se capita di vederci ci facciamo due chiacchiere perché forse mi sono spiegata male.
un bacio appassionato
sonia
... forse è arrivata anche la crisi economica, e per molti andare al ristorante (o leggere a riguardo) è diventato meno usuale...
Che siano molti di più i brutti dei belli temo faccia parte delle cose umane: altrimenti non sarebbe giustificabile il fatto che i belli scampano facendosi pagare milioni per farsi fotografare in mutande.
Siamo in un momento di crisi, inteso etimologicamnte: *passaggio* da uno stato di quiete ad un altro. Nel mezzo la bufera delsalto di paradigma. Da un lato la paginaa stampa che non sa dove andrà a finire, dall'altro la pagina a pixel che ancora non ha capito come cavare denaro.
Se ne vedranno delle belle.
Il problema del "cavare denaro" dai blog è secondo me centrale. Per creare un buon prodotto non bastano competenza, passione e abilità. Servono anche tempo, professionalità e soldi (fattori strettamente interconnessi). Finchè la maggioranza dei food blog saranno solo un "hobby" per i loro autori, non vedo come possa esserci discontinuità ed una reale crescita qualitativa.
Eppoi diciamolo, il problema è anche che il settore è inflazionato e tutti incensano gli stessi posti negli stessi modi. Personalmente mi diverte (o meglio: mi divertirebbe) molto leggere ogni tanto anche di solenni stroncature ma pochi sono quelli che osano andare controcorrente.
Temo che la "scena" così com'è dovremmo tenercela ancora un po'. Almeno fino a che non sarà l'intera rete a cambiare radicalmente registro.
Saluti
Giacomo
thebigfood