16
Mag 2010
ore 13:17
ore 13:17
Meglio i fanti dei cavalieri
Il Cavalier Massimo Bottura, uno degli 11 Cavalieri della Cucina Italiana
Forse il post precedente era troppo sottilmente ironico fin dal titolo "Qualcosa è cambiato nella cucina italiana" per essere capito.
Allora ne faccio un secondo, sempre sullo stesso argomento, per dire chiaramente che l'idea di dare vita a un gruppo di fatto e chiamarlo i Cavalieri della Cucina Italiana mi sembra un'idea vecchia e autoreferenziale.
Infatti la prima domanda che viene in mente è: perché proprio questi 11 cuochi?
Perché non c'è Cracco?
Perché non c'è Scabin?
Perchè non c'è Crippa... ecc... ?
C'era una così grande urgenza di uscire pubblicamente con l'iniziativa da farvi iniziare con una squadra di 11 senza la panchina, tanto per usare la metafora calcistica?
La seconda domanda riguarda il nome: io credo che non abbiate valutato come il nome che avete scelto si presti a pesanti ironie e per di più sia un nome che trasmette un'idea di vecchio e non di nuovo.
Ma la vera domanda riguarda il senso dell'iniziativa: mentre tutto sta cambiando, e voi siete tra coloro che più hanno rapporti e frequentazioni internazionali, voi ve ne uscite con una proposta che sorvola sul senso profondo dei cambiamenti in atto - che nel post precedente ho provato a tratteggiare schematicamente - e parlate della cucina italiana e della vostra cucina quasi fosse un'isola felice che può prescindere dal cambiamento dei consumi in atto.
Penso che siate persone intelligenti e sensibili e che quindi avrete la capacità di cambiare l'impostazione dell'iniziativa, magari aprendovi a un confronto, e che, quindi, considererete queste critiche come il contributo di un amico di vecchia data.
Foto Maurizio Camagna
Stefano Bonilli
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CATEGORIA Cuochi d'Italia | TAG Alajmo, Beck, Bottura, Cavalieri della Cucina Italiana, Cedroni, Cerea, Esposito, Niederkofler, Perbellini, Romito, Sultano, Uliassi
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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Il post precedente era "sottilmente ironico" ? Io non l'avevo capita così, anzi... avevo preso il tutto come l'ennesima Trombonata Bonilliana ovvero il mio AMICO Raffaelle mi spamma (solo Giornalisti VERI iscritti a corte, oltre al Blogger ufficiale Sararlo meglio noto come il Dentista più a tavola che in studio) l'ennesima iniziativa dei "Cavalieri" di corte e io mi affretto a diffondere il verbo...
Poi come scontato... dietrofont di fronte all'ennesima dimostrazione che il mestiere della comunicazione non appartiene ai cuochi e tantomeno a Raffaele Artù. Fortunatamente rientro da un tour tra Parigi e Londra di tutti stellatissimi in FORMISSIMA (TUTTI PIENI mezzogiorno e sera), e mi accorgo in quanto INVITATO e OSPITE di TUTTI loro che la cucina Italiana all'estero è stata conosciuta e valutata di più in questi ultimi anni proprio GRAZIE al LAVORO ed ai Reportage del sottoscritto. Adesso che ho compreso ma non ci voleva un genio che il GRAZIE sono dovuto andare a prendermelo all'estero, ho deciso che parlerò di più delle cucine degli ALTRI sicuramente più umili e aperti al dialogo oltre che al confronto.
Buon tutto Cavalieri solitari.
p.s. Per Uliassi e Cedroni, come sapete bene il prossimo fine settimana vi porto in dote il meglio dei miei lettori in due meeting, ne avrete di domande a cui rispondere...
Vuggì.
Egregio Direttore, lil cavalière del lavoro, nonche' esimio dottor Petrini e' al 400% d' accordo con la signoria sua: la Cucina -italiana o no- non ha bisogno ne' di vassalli ne' Di crociati autosindacalincazzati. Queste cose lasciamole ai francesi Che in Materia Di brutte figure cirporativiste sono dei campioni e Agli sfracelli, pure ideologici, ci sono abituati. I tipi Del Saggiatore dovranno pure un giorno edirare un compendium storico Che dalla Caduta degli Dei (Gambero Rosso circa marzo/aprile 1997) al collaborazionismo della milizia Italiana durante l'Occupazione Spagnola (1998-2005) passando per il petainismo dei giovincelli Di Generation.C sia in misura Di spiegare il tracollo della vecchia geopolitica culinaria del nostro triste Ventennio. Perche' non ci pensa Lei a scriverlo?
Io che suono la tromba e il trombone e che non ho lettori da portare in trasferta trovo che vg se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
leggerlo è istruttivo :-D
io confesso che la fine ironia non l'avevo intesa e pensavo che lei fosse per la cavalleria e adesso scopro che invece è per la fanteria.
la proposta degli undici cuochi mi sembra molto datata e per nulla al passo con i tempi e con l'aria di cambiamento che si sente un po' dovunque.
certo sarebbe bello se qualcuno di loro intervenisse ma di solito i cuochi sanno leggere ma non hanno ancora imparato a scrivere :/D
Bonillone relax non sei al centro del mondo, come non hai inventato le Guide, Internet, le foto ai piatti, l'higtech (Ipadpodbitbumbam), i cuochi, la tv golosa, etc . E' il mondo che cambia ed evolve a prescindere dal tuo volerne essere centrico e protagonista a prescindere. Quindi rilassati che nel MIO commento sull'ennesima manifestazione di onnipotenza della "cupola" sempre più estesa, tu NON ci azzecchi nulla e vorrei ben vedere...
Riguardo l'inventare, istruttivo... cambia disco che dopo 4 anni non si può più sentire ;-)
TmrT.
Io intervengo raramente nelle discussioni ma certo che se il lettore medio è come il signore che mi ha preceduto, che mi sembra abbia una certa confidenza con lei, è meglio staccare la spina.
Siete un mondo chiuso che parla per allusioni e chi come me è un appassionato con giudizio della buona tavola si trova a disagio.
No, stia tranquillo, non sono tutti così ma se un blog è aperto può capitare anche l'incidente :-D
Certo, ma tu dimostri senza dubbio molta intelligenza e tolleranza nei confronti di chi, come costui, si prende il lusso di sbeffeggiarti nel tuo sito personale. Ti apprezzo, io lo cancellerei!!!
baci
Mi sa che lei soffre di cattiva digestione, altrimenti non mi spiego tutto 'sto veleno. O soffre d'invidia?
Di questa faccenda non ho capito niente.
Comunque oggi ho pranzato da Crippa: voto 10/10, fantastico.
Altro che Scabin... (in fase più che calante).
Scusate, perché non chiediamo al notorio Cavaliere Bob Noto, noto non solo nel distretto torinese, di designare -e perche no per un'applicazione per Ipad?- un non troppo democristiano "scudincrociato" logo dei nuovi gagliardi crociati della culinaria Fede Italiana? Certo che, se avessero invitato, magari non la Santini e neanche la Piccini, ma almeno la Loretta Fanella, con la nostra Pulzella nei panni d'una toscanissima Jeanne d'Arc a far da schermo agli Infedeli, avrebbero potuto raccattarsi pure qualche oltralpino suffragio degli amici di Jean-Marie. La simbolica é importante - che aspettano Bocca, Scalfari e Rodotà per dir la loro?
Direttore nooooooooooooooooooo, la prego non tolga i post del modesto Vuggì, sono una ventata di aria cabarettistica di provincia, in questo mondo paludato dell'alta gastronomia. Lasci che ci strappi un sorriso di compassione nelle rare volte che si degna di apparire.
Detto questo invece concordo con il suo giudizio sull'iniziativa. Confesso che non capisco l'obiettivo, non condivido i modi e tantomeno i tempi. Peccato perché all'interno dei "Cavalieri dell'Apocalisse" ci sono chef che stimo, ovviamente per la cucina che creano, ma anche come persone, preparate, amanti della cultura, rispettose e lungimiranti. Ma tant'è "a ognun el sò mestè" per cui la mia speranza è che nessuno li abbia consigliati sull'iniziativa e che sia poco più di una goliardata, frutto di una serata, su cui poter e dover tornare a riflettere, a partire dal nome e dai membri della squadra. Non dico di fare come Moratti (che comunque da qualche anno a questa parte non lo piglia più per il culo nessuno) e dare vita a uno squadrone dove c'è posto per tutti, ma, come ha scritto lei, almeno la panchina potevano riempirla.
Resto basito nel leggere il primo commento di VG: una sorta di delirio di onnipotenza che vedrebbe la ristorazione italiana divisa in avantiVG e dopoVG, grazie alla sua opera meritoria per la quale gli si dovrebbe dire osannanti GRAZIE !
Non capisco inoltre perchè i pluristellati esteri dovrebbero INVITARLO e OSPITARLO...forse perchè con i suoi reportage potremmo conoscerli anche noi ? Alla Totò: ma mi faccia il piacere !
OT: ma quanto è bella la foto? Mi sembra sia stata tagliata rispetto all'originale, peccato, mi piaceva di più intera. Camagna è bravissimo, offre uno sguardo finalmente diverso sui cuochi e sulla gastronomia, lontani dal solito prezzemolo e le inflazionate padelle!
Prima di tutto vorrei esprimere compassione per quel contadinotto di vg (fino ad oggi non sapevo chi fosse poi ho visitato il suo sito, l ho visto con le sue orecchie a sventola, la panza prominente, le camice a quadri, le cravatte da 5/10 euro, le guance rubizze i pantaloni rossi e ho capito tutto....) poi vorrei interpellare maffi per sapere che orologio indossa bottura in questa foto (finora gli avevo visto un discutibile cartier pasha, un bel royal oak e un aquanaut della patek)
Ah Mary, ti sarai mica innamorata di Vuggiiiiiiiiiii ah che se accetti un invito a cena ti tocca pagare...
Molto polverone per poco. Mi sembra che questa iniziativa dei Cavalieri della Cucina Italiana sia caratterizzata sostanzialmente da aspetti positivi, anche se non sono certo che contenga gli elementi necessari alla crescita della ristorazione e più in generale della gastronomia italiana. Ne ho parlato a lungo oggi con un neo-cavaliere che, dopo avermi emozionato con i suoi piatti, ha avuto la pazienza di spiegarmi le motivazioni e la filosofia di questo gruppo.
Tra gli aspetti positivi vedo a) la coesione tra questi straordinari autori della tradizione e dell’innovazione culinaria delle nostre regioni, b) il fatto che questo gruppo ha deciso di agire alla luce del sole (non è sempre così in questo paese), c) i sei principi che i Cavalieri hanno sottoscritto e d) anche lo spirito vagamente goliardico (voglio sperare) della cosa.
Certamente il modo con cui è stato presentato il neonato Ordine Cavalleresco offre il fianco a chi intende evidenziare gli elementi di autoreferenzialità o si diverte a ironizzare. Ma non mi sembra comunque che ci si debba preoccupare troppo perché le cose importanti sono altre: se veramente i Cavalieri vogliono sviluppare il mestiere di cuoco e l’immagine della cucina italiana, la strada da fare è lunga e in salita.
Mi piacerebbe allora vedere questo gruppo di Cuochi esercitare una vera leadership nei confronti delle migliaia di Cuochi italiani, collaborare attivamente con le varie realtà/associazioni già esistenti e pensare in grande, guardando oltre le montagne, ma con i piedi ben piantati nella nostre terre.
I Cuochi italiani (e in particolare i grandi Cuochi) possono influenzare la cucina italiana nel mondo e svolgere un ruolo di ambasciatori della gastronomia italiana, arrivando a trainare lo sviluppo internazionale dell’industria agroalimentare italiana. Per far questo serve mettersi insieme e unire le forze, ma non bisogna dimenticare che per fare una squadra servono giocatori in ruoli diversi, perché con 11 centravanti andiamo poco lontano.
Evidentemente questa visione richiede che ognuno faccia la propria parte: dalla critica enogastronomica, ai media (che talora hanno incomprensibilmente danneggiato l’immagine della Cucina Italiana), all’industria, alla distribuzione, alle istituzioni educative, per arrivare –ovviamente- alle istituzioni.
Avanti così dunque, cari Cavalieri; continuate a fare gruppo, ma con obiettivi alti e con un atteggiamento inclusivo. Per vincere le grandi battaglie sul campo, infatti, la cavalleria ha bisogno della fanteria, dell’artiglieria e del genio.
Sottoscrivo quanto detto da Bonilli dalla prima parola all'ultima: grandi cuochi, modesti strateghi, pessimi comunicatori.
infatti prima di qualsiasi altra cosa sono chef
a me sta bene Bergami che ha cercato di capire e di discutere, perché a dire sempre che è tutto sbagliato sarà di sicuro facile, però non si costruisce nulla. penso ad esempio agli incontri alla triennale di milano, domani il secondo, bene, un altro momento di riflessione
per fortuna che un manipolo di cuochi italiani ha provato a fare qualcosa senza chiedere al potente politico di turno e così via
ATtenzione a tutti quelli che hanno firmato la petitzione per la liberazione di Roman Polanski: da domani potrete inviare la vostra firma all'attenzione del Ministro della Cultura francese, monsieur Frédéric Mittérand, a sostegno della campagna per l'elezione d'Inaki Aizpitarte Chevalier des Arts et des Lettres.
A me invece fa compassione il suo snobbismo...
Io penso che sia utile ragionare e fare critiche costruttive in modo aperto.
Naturalmente, come al solito, in assenza dei diretti interessati tutti apparentemente affetti dalla "sindrome Pierangelini", cioè tutto ciò che viene detto in rete si legge ma non si commenta.
Vorrà dire che ne parlerò domani alla Triennale essendo presente uno dei firmatari.
Forse si riuscirà a discutere.
C'è una chiara contraddizione nel commento del signor vg: dà del mondo chiuso stile casta, ma pubblicare il proprio pensioro su un blg aperto a tutti non mi pare tanto chiuso.
Che poi i diretti interessati non intervengano sta nelle regole del gioco, meglio una parola di meno che una di troppo.
l'anno scorso, a gennaio, un pilota 'in difficoltà e senza colpe' ha fatto atterrare subito dopo il decollo il volo della USAirway.
il problema é che, a motori spenti perché bloccati dagli 'uccellacci', un airbus con 150 persone a bordo non deve essere facilissimo da far atterrare sul fiume hudson.
certo moltissime tragedie avvengono in 'fase di decollo', ma tutti sono rimasti vivi, neanche un ferito.
la 'commissione d'inchiesta' ha stabilito che il pilota non ha effettuato correttamente le manovre di atterraggio d'emergenza e che avrebbe potuto fare di meglio evitando che la parte posteriore dell'aereo si 'spezzasse'
al pilota questa cosa ha fatto girare le... pale d'elica, e ha praticamente detto che sarebbe stato lieto di vedere chi e come avrebbe fatto di meglio.
ed allora dirai Bonilli ... cosa significa. non lo so ma trovo molte attinenze con quello che é successo e succede
Concordo su Crippa (grandioso) ma non su Scabin. Ho cenato recentemente da lui e l'ho trovato in grandissima forma!
Hi andyboy, non ho capito cosa dovrei fare...
la foto non aiuta. parrebbe un breguet "le réveil du tsar"
Bobbito, ma la grafica della Crociata dei Cavalieri del Lavoro!!! E ricordati di scrivere a monsieur Frédéric Mitterand! Se vedi i Grigliatti, fate una petizione comune e sensibilizzate anche la Bruni!
"orecchie a sventola" "panza prominente" "camice a quadri (si scrive "CAMICIE", CAPRONE!) "le cravatte da 5/10 euro" "guance rubizze i pantaloni rossi".
Classico attacco personale in perfetto stile squadrista/stalinista.
E VG passa immediatamente dalla parte della ragione.
Mentre ci sono lo ringrazio per il suo sito, che mi ha fatto conoscere tanti buoni ristoranti.
Ritengo la marca dell'orologio fondamentale per le capacità dello chef.
Bonilli, vorrei capire meglio cosa ti aspetteresti facessero dei bravi cuochi italiani - quali sono tutti i promotori dell'iniziativa - in relazione al quadro da te tratteggiato nel post precedente.
Che aprissero una pizzeria, che servissero kebab, che consentissero l'ingresso nei loro ristoranti solo a persone informaticamente alfabetizzate, che risolvessero il problema della flessibilità del mondo del lavoro?
Davvero mi sfugge.
Io mi accontenterei che continuassero a fare, come fanno, bene il loro lavoro.
E che quindi facciano bene da mangiare, utilizzando il meglio delle materie prime disponibili, innovando e, quindi, facendo al contempo ricerca.
Mi accontento davvero di poco.....
Ad Majora
Caro Luca sbagli mira, qui non è in discussione la bontà o meno (ognuno ha le sue idee sul sito del nostro) dell'operazione commerciale fatta da Vuggì, ma la sua straripante simpatica modestia. che poi se vogliamo dirla tutta non era in discussione neppure quella (che è stata accertata senza ombra di dubbio da parecchio tempo) ma l'iniziativa degli 11 cavalieri.
Caro Gagliardi, perché banalizzare il ragionamento altrui?
Quando ti chiedi se io vorrei che Uliassi piuttosto che Bottura aprissero una pizzeria usi un paradosso per non entrare nel merito del vero problema, un problema globale e non mio, cioè il cambiamento del modo di consumare da parte degli utenti-gourmet-consumatori.
Questo cambiamento si manifesta anche nella ristorazione e ho citato gli esempi di alcuni locali che hanno imboccato questa strada.
L'argomento lo avevo già toccato quando ho raccontato una conversazione di 3 ore con Ferran Adrià, fatta un mese fa a Barcellona.
Lui ragionava sulla fine della ristorazione di lusso, di questo lusso, e penso che su questo punto gli undici, ma non solo loro, avrebbero dovuto ragionare, proprio per il ruolo che hanno nell'ambito della nostra cucina.
Se invece non si vuole ragionare allora si può scrivere che anche Adrià chiude il Bulli perché aprirà una pizzeria.
Ma allora non credo sarebbe interessante intervenire qui :-))
@Claudio Sacco
Ma vedi di scendere un po' dallo scranno sul quale ti sei piazzato da solo. Ma chi sei???!!!
@Enrico ? Cognome e professione ? Perchè io gioco a carte scoperte. Il problema è che sullo "scranno" io ci vedo piazzati ben altri senatori della forchetta cialtroni quanto boriosi, ma tempo al tempo, cambiamento generazionale in atto per tutti...
Alegher.
Caro Bonilli, non ho nessuna intenzione di banalizzare. Cerco di capire.
Che significa fine della ristorazione di lusso?
Che è ormai un'attività antieconomica? Che non ha senso avere più persone in cucina che in sala?
Quindi ti poni il problema della sostenibilità imprenditoriale della grande ristorazione?
E cosa significa cambiamento del modo di consumare degli utenti-gourmet-consumatori?
Che vogliono spendere di meno?
E quindi quale sarebbe la soluzione? Dire ai grandi ristoranti di abbassare i costi? Ma se non ce la fanno già così?
Aiutami a capire se puoi.
Grazie.
Ad Majora
Ciao Giovanni, è una domanda retorica la tua quando ti/ci chiedi se l'alta ristorazione è antieconomica? Guarda che la stragrande maggioranza dei pluristellati/premiati chef italiani se non fosse per le consulenze/wine Bar/pizzerie/bistro d'appoggio al ristorante principale avrebbero già chiuso da tempo e usano il ristorante per tenere alto il nome e per passione. Lì è dove giocano/sperimentano/si realizzano, altrove è dove guadagnano la pagnotta per sè e per la numerosa brigata in cucina e in sala. Il problema è che ora sono venute a mancare in questi super locali le ditte che organizzavano pranzi/cene aziendali per 10/20 persone una o due volte al mese che moltiplicato per x ditte faceva una bella cifra. Queste non ci sono più o si sono ridotte al lumicino. A queste aggiungi il movimento di appassionati che, con grandi sacrifici, tre o quattro volte l'anno si concedevano la cena da 100/150 euri. Anche questi si sono assottigliati e hanno diradato le uscite eccellenti. Questo è successo, inoltre si sta scoprendo che ci sono locali che, riducendo il personale e proponendo materie prime di primissima scelta, ma non griffate (l'asparago selvatico al posto dell'aragosta, tanto per dire), riescono a farti provare emozioni anche spendendo 30/50 euri. La rivoluzione sta tanto qui e probabilmente durerà ancora qualche anno.
Ma che davvero davvero Vuggì riesce a scroccare un pasto gratis anche all'estero?
E pure negli stellatissimi?
Caro Tonello, io cerco solo di capire dove vuole andare a parare Bonilli.
Alcune volte mi sfugge e quindi chiedo lumi.
Lo scorso post su cosa cambia nei tempi di crisi e la critica ai Cavalieri. Mi sfuggiva e continua a sfuggirmi il nesso.
Cosa dovrebbero fare i grandi cuochi in tempo di crisi, accusati da Bonilli di "sorvolare sul senso profondo dei cambiamenti in atto"?
Abbassare i prezzi? In che modo?
Cucinando peggio? Materie prime più scadenti? Facendo mangiare con le mani e seduti per terra?
Io non penso sia nostro il compito di fare i conti in tasca ai ristoranti o di entrare nelle loro scelte imprenditoriali.
Oldani, ad esempio, regge. E' una strada.
Locale bruttino, cucina ottima e creativa, materie prime povere. Cucina microscopica e limitato numero di coperti.
Dovrebbero fare tutti così?
E che noia.
Insomma, i cuochi devono fare bene da mangiare. Punto.
La formula imprenditoriale la sceglieranno loro.
Ad Majora
Mi sembra incredibile che uno che riempie mezzo aereo e porta oltre 40 persone a pranzo di Mercoledì a mangiare nel tristellato dei Roca a Girona... (per citarne uno) debba leggere certe battute di basso livello. Sveglia Tenente Sveglia!
Fissi i Topi!
Vuggì.
Chiunque è in graddo di alzare il telefono o mandare una mail per prenotare per 40 persone.
E questi sarebbero i meriti?
Ma che ridicolo ....
vuggi,
scusa un dubbio mi assale: non ce la fai a scrivere un solo messaggio (anche mezzo, magari) che non sia dannatamente autoreferenziale?
abbiamo capito che porti in giro i tuoi tesserati a pranzo infrasettimanale ecc...ecc..ecc...ma anche se non lo scrivi in ogni messaggio, va bene uguale.
Infatti prenotare è facilissimo, c'è anche il form sul loro sito, ma poi bisogna portarle veramente 40 persone a Girona... A parole tutti bravi, ma sono i fatti che contano
sì, ma qual è il merito per la cultura enogastronomica?
è come gestire bene un agenzia di viaggi
Adesso torno nell'ombra... uno perchè ho da lavorare e questa sera mi aspetta una cena deliziosa cucinata dal Cavalier Bottura e F.C.Dattilo, due perchè ha ragione il tenente, altro che cultura enogastronomica mi tengo stretta la mia gestione eventi, sul fronte cassadisintegrati enogastro infatti troppo affollamento e zero tituli... ehm pardon utili.
Adios Amigos.
Vuggì.
Concordo con Alberto Tonello. Sono gli occhi nuovi che mancano, quelli per ritarare un modello che così com'é interessa sempre meno. La consuetudine di movenze, arredi, stili, sequenze standardizzate di partite è e sarà sempre più in fase calante. Non biasimo affatto consorterie, associazioni, cavalierati, pur che questi affrontino veramente il problema della stanchezza di un mondo che non riesce ad uscire da se stesso. Non è comunque solo attraverso associazioni , scambi culturali, cene a più mani che se ne esce: bisogna ripensare al modello partendo dalle fondamenta, uscendo da griglie e schemi di parole come tradizionale, creativo, biologico, molecolare ecc... viste come espressione di concetti incomunicabili se non contrapposti. Si tratta qui di riscoprire tutto un mondo che sta sull'uscio di casa come all'altro capo del globo e di riproporlo con il filtro dell'intelligenza e della fruibilità, di non aver paura di contaminazioni se si padroneggiano le tecniche, di rinnegare la classicità o quel che rimane di essa se la si conosce alla perfezione, di fare passare attraverso la didattica il messaggio di quanto intellettualmente onesto e quanto squisitamente commerciale o peggio fregatura. Vuggi pur nel suo impegno (penso remunerato), nella qualità fotografica dei reportage ( che mi pare buona anche se non sono titolato al giudizio) nell'ampio ventaglio di recensioni, rappresenta pur sempre un vecchio stile che ha si le tecnologie e le piattaforme nuove ma non gli occhi. Ho rispetto per il lavoro di tutti anche quando questo basandosi su afferenza di clientela potenzaiale e non (come citato ai cuochi marchigiani) o su inviti a tutto campo rappresenta pur sempre l'intrusione del mondo economico in quello critico porgendo il solito non trascurabile conflitto di interessi attraverso la convenienza reciproca.
Saluti
Pier
"Adesso torno nell'ombra... uno perchè ho da lavorare e questa sera mi aspetta una cena deliziosa cucinata dal Cavalier Bottura e F.C.Dattilo, due perchè ha ragione il tenente, altro che cultura enogastronomica mi tengo stretta la mia gestione eventi, sul fronte cassadisintegrati enogastro infatti troppo affollamento e zero tituli... ehm pardon utili.
Adios Amigos."
E forse con questo ultimo commento neppure si può più parlare di critica ma solo una semplice operazione commerciale da agenzia turistica. Una gestione eventi appunto. Quel poco che c'era da scadere è scaduto fermo restando che per alcuni può essere un giusto faro di orientamento per cui è necessario che sia nato e che continui ad esserci. Ma ognuno al suo posto.
Caro Piermiga e ripeto...e chiudo IO faccio approfondimenti dettagliati via reportage foto/video PUNTO, di ristoranti già ampiamente NOTI alla critica vera che intendete voi. I piatti che fotografo sono quelli che mangio, non quelle cose finte che si vedono nei libri... Difficile da CAPIRE? Ancora ? La critica ? Io la lascio alla Michelin, che nonostante l'opinione dei vari tromboni qui in transito a parer mio fa ottimamente il suo mestiere e mi basta seguir le stelle...
Passo e chiudo.
Grazie e scusate il disturbo.
Mi aggrego pure io alla tua richiesta di spiegazioni, non capisco dove vada a parare Bonilli, starà diventando come Bocca, un brontolone?
@ClaudioSacco:
Va bene tutto, però imparare un pochino l'italiano, no? Che so, un corso intensivo, anche pomeridiano... I reportage ne guadagnerebbero. (Già che ci siamo, se ha tempo, ci aggiunga anche un corso di fotografia.)
E' vero, sarebbe una gran noia se tutti si omologassero al modello Oldani, ma una volta ribadita la libertà di ciascuno di fare le scelte imprenditoriali che vuole, ripartirei dall'altrettanto sacrosanta libertà di discuterne :-)
L'argomento di fondo non è così nuovo. Già da un po' di tempo, con la sua attenzione per le realtà "bistronomiche", il paperogiallo sta evidenziando la tendenza di alcuni ristoratori di tutto il mondo a riposizionare la cucina di qualità svincolandola dalla nicchia dei consumi di lusso.
E' difficile dire se la ristorazione di lusso sia davvero al tramonto a causa della crisi: anche in periodi di crisi, i consumi di lusso possono fiorire, almeno finché rimangono nelle priorità dei clienti facoltosi (che, seppur pochi, non mancano mai).
Di certo è interessante che, col "pretesto" della crisi, si rifletta sull'opportunità di abbassare alcuni costi della ristorazione di qualità per renderla accessibile a un pubblico più ampio.
Altrettanto interessante è che Bonilli, invece di tenersi prudentemente su una linea ecumenica e paracula, davanti alla goffa discesa in campo degli 11 "cavalieri" prenda posizione in un'appassionata critica militante, puntando il dito sulla loro scarsa capacità di relazionarsi con la realtà che li circonda. Già l'idea dei cavalieri è elitaria ed esclusiva: è davvero questa l'immagine che meglio descrive gli intenti dei fondatori del gruppo? Forse - e questa discussione può offrire un piccolo contributo - non è troppo tardi per correggere il tiro e dare maggior significato a questa nuova "squadra". Mi auguro anch'io che i diretti interessati, i magnifici 11, entrino presto nella discussione...
La discussione negli ultimi due post a me pare decisamente da addetti ai lavori.
E se i cavalieri alla fine si scopre che sono così?
http://www.youtube.com/watch?v=97Zrt3YdEIE
:-)))
Allora... fatemi capire... perchè o sono stupido o proprio non ci arrivo...
L'anno scorso dopo le faccende di Laudadio con Bottura proprio su questi schermi ci si lamentava del fatto chee non ci fosse una coesione tra i cucinieri d'Italia che potesse proteggere la Cucina Italiana anche se espressa (in modo totalmente competente) utilizzando "strumenti" nuovi, oggi ci si lamenta perchè è stato dato il via a un progetto che mi sembra che sottintenda queste prerogative... allora vogliamo chiarirci un pò le idee?? se non ci sono i vari Scabin, Crippa o chiessenevoglia arriveranno piano piano anche loro. Per come la vedo io questo "cavalierato" stà dando un là (forte dei nomi che lo compongono) molto forte.
Poi Direttore non mi venga a dire che il messaggio che stanno dando è sbagliato perchè lo spirito che guida l'associazione non segue la filosofia di un Aizpitarte o Oldani del caso perchè anacronistico con questi tempi di crisi... mi sembra veramente che centri proprio come i cavoli a merenda... Questi chef hanno una loro filosofia gestionale come ce l'hanno quelli appena citati e se mandano avanti i loro locali con pizzeri/marchette/ vendendo il c*** in tangenziale spetta solo a loro decidere se giusto o sbagliato (per le loro tasche). Se qualche gastrofanatico non può permetterserli non è colpa loro e lo sappiamao bene... di certo io non mi piango addosso perchè non posso appoggiare il mio deretano su una Ferrari Modena...
Perché usare il termine "ci si lamenta"
Ma chi si lamenta?
Nessuno si lamenta, si fanno solo delle osservazioni su un'iniziativa fatta da 11 cuochi importanti.
Perché se nascono questi cavalieri uno non può far notare che il nome è vecchio e anche abbastanza ridicolo?
Per il resto credo che varrà la pena fare un post apposito anche se credo che tutto sia già stato scritto ma non capito.
strano mestiere il critico....
Caro Pacciani, liberissimi di discuterne? Benissimo. Mi pareva che Bonilli avesse aperto la discussione con una "critica" di cui non comprendevo e non comprendo il senso.
Tutto qui.
"riposizionare la cucina di qualità svincolandola dalla nicchia dei consumi di lusso" lei dice.
Mi perdoni. Che significa?
"abbassare alcuni costi della ristorazione di qualità per renderla accessibile a un pubblico più ampio".
Cioè?
I cuochi sono imprenditori. sapranno loro come far fruttare al meglio la loro attività? O no?
Secondo lei non ottimizzano già il più possibile i costi? Sono aspiranti suicidi?
E ancora.
Ripeto. ha senso entrare nelle scelte imprenditoriali dei cuochi?
Ma, soprattutto, l'alta ristorazione è davvero fatta per un pubblico più ampio?
Io penso che nostro compito sia quello di giudicare cosa c'è nel piatto. E come viene proposto.
Se il prezzo per me è troppo alto. Semplicemente non ci vado.
Ma vale lo stesso per gli alberghi, per i negozi di abbigliamento. Quanti possono permettersi una borsa di Chanel? E' obbligatorio comprarla?
Chanel dovrebbe abbassare i prezzi in tempo di crisi? E perchè mai? Perchè non vende più?
Allora li abbasserà da solo se non vuole fare bancarotta. ma poi se abbassa i prezzi dovrà fare borse meno belle? O appariranno semplicemente meno belle perchè costano meno?
Davvero preferisco parlare di cucina.
Quanto ai Cavalieri, a prescindere dalle facili ironie sul "nomen" che lasciano il tempo che trovano, ben vengano tutte le iniziative tese a "fare squadra".
Ad Majora
... brandiranno il mestolo
ps Bottura è il capo? Perchè solo lui in foto?
qui bisogna stare molto attenti ad accenti, apostrofi e concordanze varie. Gli assaggiatori del regno sono dei puristi della lingua nonché delle materie prime!! Vedi un po' che spinta in avanti... (il francese e l'inglese che ho studiato io all'università non ha niente a che vedere con quello di oggi, solo a noi sconvolge un apostrofo! Nessuno ha fatto compiti con i figli ultimamente. Si accorgerebbe che anche la nostra grammatica è molto più tollerante!)
I nostri cuochi hanno fatto come a Hollywood, rispolvero dei film in costume. Anche la foto è neo-classica e il 2000 è appena cominciato. Che spinta!
Da anni ci lamentiamo che i francesi e (soprattutto) gli spagoli fanno squadra, mentre gli italiani no.
Appena i Nostri ci provano, piovono critiche da tutte le parti. Insomma: non siamo mai contenti!
Caro Giovanni (ci conosciamo di vista e quando ci incrociamo, a Firenze o altrove, ci diamo del tu, direi di continuare anche qui ;-)), se ti interessa parlare solo di cucina, e non dei costi che essa ha per i comuni mortali, quel che segue probabilmente ti suonerà assurdo.
Ma ci provo lo stesso: come ha già scritto più volte Bonilli, e nei commenti di questo post anche Alberto Tonello, ci sono degli chef che stanno provando a ridurre alcuni costi che non sono imprescindibili dalla cucina di qualità: posate d'argento e apparecchiature costose, numero di camerieri per commensale, varietà della carta, fascia di prezzo delle materie prime (senza compromettere la qualità, of course: come nell'esempio di Tonello in risposta a un tuo commento, l'asparago selvatico al posto dell'aragosta).
Il mio commento non riguardava le capacità gestionali dei ristoratori e la sostenibilità finanziaria delle loro imprese: non ho parlato di "ottimizzazione" dei costi, non ho gli elementi per valutare se gli 11 titolari gestiscono bene o male il loro bilancio e la loro attività. L'argomento è un altro, ovvero la capacità di relazionarsi con la società, con i suoi desideri, con i nuovi orizzonti culturali che si delineano anche nel mondo gastronomico.
Diversamente da te, io non penso che nostro compito (assegnato da chi?) sia solo quello di giudicare cosa c'è nel piatto e come viene proposto. Penso che sia legittimo e utile fare una "politica" dell'enogastronomia, e con le proprie critiche incoraggiare certe tendenze ed esprimere perplessità, come quella manifestata in questa occasione per chi sembra chiudersi in una torre d'avorio con iniziative tipo l'ordine della real padella. Non ho nessun obbligo o interesse a limitarmi al resoconto dell'esistente, trovo anzi preziosa l'opportunità di esprimere anche tutti i miei dubbi ed i miei auspici. Auspico che i grandi cuochi, facendo squadra (cosa che di per sé può essere bella o brutta, dipende dagli intenti comuni), cerchino anche di confrontarsi con i mutamenti in atto. Uno di questi propone di focalizzarsi su una cucina di qualità che sia fruibile in modo più "casual", consentendo ad un pubblico più ampio di avvicinarsi ad essa, con modalità meno ingessate e iniziatiche.
Ribadisco, sarei curioso di sapere cosa pensano di tutto questo gli 11 grandi ristoratori autoinvestitisi del titolo di "cavalieri" - a proposito, siccome penso che le parole siano importanti, quella sul loro nome non è solo facile ironia, ma critica convinta e motivata :-)
Manco a Firenze da diversi anni, comunque va benissimo il tu.
Gli chef che stanno provando a ridurre i costi, lo fanno evidentemente per ragioni economiche e gestionali loro.
Quelli che non lo fanno evidentemente non ne hanno la necessità.
Asparago selvatico invece dell'aragosta? E perchè mai? Io in certi posti voglio poter trovare entrambi quando è stagione.
Relazionarsi con la società? Se significa aumentare i coperti bene. Se no? Vogliamo parlare della funzione sociale dell'alta ristorazione?
Ma dai, non scherziamo.
A me ogni tanto piace concedermi una grande cucina e mi piace godermi un'esperienza che voglio il più possibile unica e, quindi, inevitabilmente, costosa.
Certo non posso farlo, nè, forse, vorrei farlo tutti i giorni.
Ma, se i grandi cuochi ci stanno con le spese e con i ricavi, a me va bene così.
Non esiste alcun diritto all'alta ristorazione a prezzi umani. Mica si parla del prezzo del latte, del pane o dei carburanti.
Ma di una cucina fatta comunque per un pubblico di nicchia, come i film di Wenders o Von Trier o i libri di Proust o la musica lirica.
Non di fenomeni da hit parade.
Ad Majora
L'avvocato Gagliardi è un grande gourmet che pretende che il mondo che ama resti immutato.
Io di mestiere faccio il giornalista del settore enogastronomico da un bel po' di anni.
Contrariamente all'avvocato-gourmet io "investigo" anche, cioè cerco di capire - se bene o male questo è un altro discorso - le tendenze in atto, anche in presenza di una crisi economica globale.
Basta leggere il Sole24Ore di questa mattina per vedere che la Borsa di Chicago, dove si commercia tutto, anche la pancetta, sta impazzendo.
Bene, se questa è la situazione, una crisi continua e profonda, che senso ha dare vita a un gruppo di lavoro senza partire da una prima analisi dei fenomeni di cambiamento che investiranno a ore anche gli 11 cuochi, le loro aziende e tutti gli 85.000 esercizi che in Italia danno da mangiare?
Che discorso è quello che dice di non intervenire sulla gestione?
La crisi sta intervenendo sulla gestione e si tratta di ragionare.
Purtroppo ho un treno e devo scappare ma a me di parlare solo dei piatti non interessa.
Ad pejora
Ovviamente e concludo, non esistono solo nicchie "culturali", esistono anche nicchie del "lusso".
facevo l'esempio di una borsa di chanel o di Vuitton, di un hotel a 5 stelle e potrei comunicare.
In sostanza, in tempi di crisi secondo voi è una priorità occuparsi del costo dei beni di lusso?
io penso proprio di no.
Ad Majora
Perché avevo una bella foto solo di Bottura, semplice, no? :-))
A Firenze ho incontrato il Giovanni Gagliardi di Wi-Ma, appassionato di enogastronomia e, se non erro, fratello del regista Giuseppe... ma forse è un caso di omonimia :-)
Due persone con lo stesso nome e la stessa passione.
Strano ma vero. piacere di averti conosciuto comunque.
Ad Majora
Meraviglioso, dopo il tenente drogo che a roma viene scambiato per cernilli (1), ora anche due gagliardi omonimi: si potrebbe scrivere una commedia degli equivoci centrata sui frequentatori del paperogiallo :-)
Giovanni, piacere mio. Ora devi incontrare il tuo omonimo!
(1) storico
L'avvocato Gagliardi sarà anche un grande gourmet (mi fido del direttore) ma è pure un grande snob. Mi interessa poco del suo conto in banca e della sua possibilità o meno di spendere centiaia di euri per una cena. Iricconi che sono pure intenditori si contano sulle dita di una mano per cui caro avvocato lei è una razza in via di estinzione, si rassegni al fatto che non sarà sul suo target che si indirizzerà l'evoluzione della cucina nazionale e internazionale. Certo una piccola riserva indiana non si nega a nessuno, ma se il mondo della ristorazione italiana vuole annusare cosa sta succedendo nel mondo deve cambiare rotta, con buona pace dell'aragosta al vapore con maionese magari.
Il mio conto in banca è poca cosa e, comunque, non la riguarda.
Il mondo della ristorazione italiana - se per tale intendiamo i cavalieri di cui si discute - cambierà rotta se e quando avrà la convenienza di farlo.
Con buona pace di chi vorrebbe imporglielo per decreto.
Ad Majora
Beh...sempre di nicchia si parla ma non di accessibilità: i film di Wenders e Von Trier e i libri di Proust sono economicamente alla portata di tutti (la musica lirica forse un po' meno, ma non sono esperta del settore - già per la classica di sicuro c'è ampia scelta).
I ristoranti no; occhei mettici pure il risparmio su altre cose come molti di noi fanno - però io un mezzo stipendio per una cena comunque non me la sento di spenderlo.
Ovviamente se un ristorante ha abbastanza clienti facoltosi da non aver bisogno di noi un po' più sfigati, libero di mantenere i suoi vecchi standard; pazienza, io andrò da un'altra parte.
Però se ci vogliono riflettere un po' su a me non dispiace, neh!
In questo ultimo anno la cucina italiana ha ricevuto numerosi meritati riconoscimenti internazionali. Una cucina che nulla ha da invidiare a quella di nessun altro paese.
Nello stesso tempo nei confronti di alcuni artefici di questa rinnovata centralità e visibilità internazionale della nostra cucina abbiamo già assistito ad un attacco strisciante, qualunquista.
A seguire, in sedicesimo, sono arrivati più attacchi volanti di mosche cocchiere (v. La Fontaine), confusi e contradditori nei modelli che hanno portato ad esempio senza apparentemente neppure conoscerne le peculiari diversissime caratteristiche, inconcludenti, paternalistici o livorosi, impregnati di demagogia populista.
Una vittima della crisi l'abbiamo già: è questa parte dell'informazione.
Da semplice appassionato che ha girato un po’ qua e là in Italia e all'estero, un applauso all’unione dei Cavalieri della Cucina Italiana.
Era ora che iniziassero a liberarsi del “divide et impera”.
Infine, tanto per mettermi un po’ anch’io nei panni della mosca per vedere come si sta, auguro loro di acquisire l’efficace e naturale capacità di comunicazione sociale che è uno dei lati del genio di Redzepi. Chissà perché, benché al Noma tavoli sedie ecc. siano frutto del più puro e raffinato design danese (altro che simil Ikea come taluno vaneggia), e benché, si veda il loro sito, al Noma si spendano per tre piatti alla carta 128 o 168 Euro, e per le due degustazioni cibo e vino 254 o 314 Euro, attorno a Redzepi le mosche ronzano, un po’ sì, ma poco
Confesso che mi fanno cascare le braccia quest'ultimo intervento e il modo da avvocato di Gagliardi nel non discutere e girare la frittata, con un'appendice puntuta sul suo reddito, del quale non frega niente a nessuno, glielo assicuro.
Insistere poi su una tesi che io avrei, io chiamato "altri" in stile avvocato di Caltanissetta o Lecce, la volontà di insegnare ai cuochi ecc... ed imporre alcunchè mi sembra sciocco.
Come dice Gumbo, c'è una porzione di pubblico che di lasciare metà stipendio a un ristoratore non ha voglia e possibilità.
Non è populismo ma solo la crisi attuale e non ragionare di costi e orpelli come se fare questo fosse delitto di lesa maestà è suicida.
Altri nel mondo lo fanno, possibile che solo noi abbiamo un pubblico di gourmet alla Gagliardi - parliamo dei piatti, il resto è affare dei cuochi - e non come quello francese cresciuto attorno a Omnivore e alle sue proposte?
E' un esempio, in giro ce ne sono molti altri, certo non conviene dire che discutere di queste cose è un gesto invasivo o indebito.
Tanto per fare un esempio...
Il Piastrino a Pennabilli, alta cucina a prezzi sostenibilissimi.
Se questo è il nuovo che avanza, non dobbiamo averne timore, anzi, dovremmo esserne lieti.
My 5 cents
Piena sintonia con gli ultimi post di Gumbo e del direttore. Così mi aggancio a Claudio e dico La Bigoncia a Genova: magari non alta cucina, semplicemente buona cucina (ma non banale), piccola carta dei vini, però ben strutturata e spiegata con amore, prezzi onestissimi. E sempre tanta gentilezza e simpatia in sala.
Bonilli, il mio reddito è stato inserito - in maniera assai poco elegante - nel discorso da altri. Questo potresti avere l'onestà di rilevarlo.
Per il resto, confesso di continuare a non capire il problema.
Quanto alla porzione di pubblico che tu dici, è la stessa che, probabilmente, non ha voglia o possibilità di comprare una BMW o un paio di Hogan invece di mocassini normali (io non possiedo BMW e ho tutti mocassini "normali").
E allora?
Vogliamo lanciare lo slogan una BMW, una borsetta di Chanel e un pranzo da Alajmo per tutti?
E questo perchè c'è la crisi?
Io mi preocuupo del costo degli asili nido, della benzina, del pane e del latte in tempo di crisi.
Io voglio discutere con te, ma per discutere avrei bisogno di capire la tua posizione.
La mia è chiara.
La ristorazione top è un'attività imprenditoriale del segmento "lusso".
Ogni attività imprenditoriale deve fare i conti con costi e ricavi.
Finchè c'è profitto l'imprenditore fa bene ad andare avanti nella direzione intrapresa (dal momento che non si occupa di un bene essenziale non provo alcuna ribellione di tipo etico nei suoi confronti).
Se i conti non gli tornano dovrà necessariamente intraprendere altre strade. Una di quelle possibili è la riduzione del prezzo per il cliente (realizzabile nel modo che sarà possibile).
E questa sarà una scelta che farà come imprenditore. Quando avrà la necessità di farlo.
Non riesco quindi a comprendere di cosa vuoi discutere.
Questa è la mia frittata, è diritta e non girata.
La tua non riesco a vederla.
Permettimi infine di manifestare la mia stima nei confronti dei colleghi di Caltanissetta o di Lecce che non sono solo per questo peggiori dei giornalisti di Bosco Chiesanuova.
Ad Majora
Caro Gagliardi-Azzeccagarbugli, ma di cosa va parlando? Io non ho mai citato il suo conto in banca, ho detto prorprio il contrario, cito dal mio precedente intervento su cui si "attacca" l'avvocato: "Mi interessa poco del suo conto in banca e della sua possibilità o meno di spendere centiaia di euri per una cena". Dove sta la poca eleganza nel citare il suo conto? Manco so quanti euri ha e, ripeto, non mi interessa. Detto questo invece non è vero quello che dice l'avvocato: se avranno clienti terranno aperto altrimenti chiuderanno, non è così semplice, perché è proprio dal confronto, dalla discussione, dalla contaminazione tra cuochi, comunicatori e clienti che si può capire e magari anche "guidare" il futuro di questo mondo. Perché ci sono chef che, per seguire un sogno, un premio di una guida, il plauso di un certo pubblico, si sono rovinati nel resistere all'interno del loro fortino, mentre gli indiani andavano a cena da un'altra parte. A volte non è il mero cassetto, mio caro avvocato, che porta un cuoco a decidere come impostare il suo ristorante. A volte c'è la legittima ambizione, il sogno, la fantasia, la voglia di mettersi alla prova e, se nessuno li aiuta a capire come va il mondo, possono impiegarci un po' più del dovuto a invertire la rotta e magari nel frattempo si fanno pure male. Nel veronese, per citare la mia zona, due degnissimi chef, ottime persone e grandi in cucina, stellati Michelin, quest'anno hanno chiuso (chi li conosce sa chi sono non mi va per rispetto di fare i nomi). Non meritavano di chiudere, meritavano di incontrare per tempo qualcuno che li facesse riflettere su alcune cose, avessero incontrato lei avvocato magari si ipotecavano anche la casa pur andare avanti con due fette di aragosta sugli occhi.
Mi scusi l'ho sottovalutata.
E forse ho sopravvalutato i cavalieri.
Lei li aiuterà a capire come va il mondo.
Bene così.
Ad Majora
Tranquillo avvocato no problem, scuse accettate, anche se non è che sottovaluta me, sopravvaluta lei che è diverso.
Lo ripeto: avendo pranzato con Adrià e avendo io manifestato dei dubbi sul lacale appena aperto da Carmen Ruscalleda al Mandarin di Barcellona, dove ho cenato, lui mi ha detto che considera i ristoranti di lusso - ha specificato che parlava di questo lusso, così come è stato concepito fino ad oggi - finiti, morti, sepolti.
Chiaro questo punto, avvocato Gagliardi?
Io, da bravo giornalista, ho chiesto, ma e i ristoranti esistenti?
Lui dice che non ha senso di aprirne di nuovi sulle orme di quelli che già ci sono e quelli che ci sono, ovviamente, continueranno ma con sempre maggiori difficoltà perché stanno cambiando profondamente i valori e le scelte dei consumi, anche da parte di chi ha soldi, avvocati esclusi, immagino.
Adrià è ristoratore, io giornalista, io già pensavo all'insensatezza di ristoranti dal costo di $ 350 e incapaci di darti emozioni ma solo una recita nella quale tovaglie, bicchieri, posate e servizio costano di affitto - perché in una certa misura si affittano per due, tre, quattro ore - una gran parte di quei $ 350 (l'esempio si riferisce a Per Se di NY).
Di qui la voglia di condividere il ragionamento con i nostri cuochi, la BMW è un esempio che non ha senso, io comunque ho ragionato con Adrià che fa Ferrari e ha deciso di smettere di fare Ferrari.
Il segmento lusso della ristorazione per me ha a che fare con le materie prime, e le cotture, non col fatto che se arrivo in maglione e mi danno una giacca perché il locale "è di lusso" sono stato in un ristorante veramente di lusso.
Per ora mi fermo qui perché penso che sia chiaro quello che dico: che se un ristoratore del peso, della fama e dei guadagni di Adrià chiude il più famoso ristorante del mondo forse i suoi colleghi dovrebbero ragionarci sopra, non per chiudere anche loro, ovvio - ma lo dico così non mi trovo un' obiezione da avvocato - ma per capire se il meccanismo della rappresentazione non è usurato e troppo costoso e continuo a non parlare dei piatti che i nostri cuochi fanno.
Almeno questi punti dovrebbero essere chiari e se ancora mi trovo la dichiarazione "... non ho capito" allora il gioco è un altro, la frittata è fredda e rovesciata ecc...
PS: Avevo fatto un riferimento agli avvocati perché ero sicuro al 100% che ci sarebbe stata la risposta di casta, buon avvocato non si smentisce :-))
I giornalisti nati a Bosco Chiesanuvo saranno magari poco simpatici ma sono molto bravi, non c'è avvocato che tenga :-))
La discussione che è stata qui avviata è indubbiamente molto interessante, ma il Noma come esempio di nuovo che avanza non l’ho mica tirato fuori io. Redzepi è semplicemente uno chef di solida scuola tradizionale e poi di ottimi maestri internazionali, negli Stati Uniti, in Francia, in Spagna. Il suo è un ristorante di alta cucina con prezzi conseguenti, frutto di un ben preciso progetto. Il suo modello di cucina, questa è la cosa più importante, è geniale nel nuovo rapporto tra mondo vegetale e mondo animale. Tra l’altro per i foodblogger internazionali più attenti e competenti, già da ben prima che il Best50 lo proclamasse, Redzepi era considerato il primo al mondo (se questa considerazione può avere un senso, e credo che solo in minima parte lo abbia). Un approccio quello dello chef danese che ha avuto in Francia, negli Stati Uniti ed in altri paesi illustri predecessori. Non si inventa dal nulla. Quella di Redzepi è solo la sintesi più felice e personale di questo movimento.
E poi, Adrià, uno dei grandi chef della storia, e, si sa, uno dei suoi maestri, si ritira, cambia approccio, cambia businness e difende le ragioni del modo nuovo in cui intende proporsi. E allora? Mica finisce il mondo, si tratta, gli esempi si sprecano, di un normale ricambio generazionale, come sempre è avvenuto. Restare ai vertici in questo campo è incredibilmente costoso, da tutti i punti di vista.
Anch’io, come già altri, dunque non ho ben capito cosa si chiede, sbagliando intanto secondo me nel citare così a mucchio come viene, il Noma di Redzepi, Le Chateubriand di Aizpitarte (Inaki, per gli amici), il Momofuku, perché suppongo che quando si dice Chan ci si riferisca a David Chang di New York; certamente un grande chef, capace tra l’altro di rendere operativi svariati business plan e così differenziare moltissimo l’offerta, anche se ad esempio al Momofuku Ko si spendono 125$, che sono 150 con mancia praticamente obbligatoria, per il lunch, e 175$ (210 in realtà) dinner, bevande escluse (e si sa cosa costano a New York), il Zuma di Londra, ecco, non ho ben capito cosa si chiede alle nostre menti migliori nel campo che ci appassiona (ad esempio alcuni, in puro ordine alfabetico: Alajmo, Bottura, Crippa, Cracco, Lopriore, Scabin, e tantissimi altri che non sto a dire, dove è la qualità e non certo il lusso a farla da padrone, neanche a me interessa il lusso, inutile cercare di buttarla lì, non è quello il discorso), tenendo ben chiaro che in Italia come in ogni parte del mondo l’eccellenza, fattori esteriori da escludere, ha un costo ben preciso.
Che so, per parlare di altre eccellenze italiane, che, lo si dimentica?, nell’insieme sono un patrimonio che ha una ricaduta positiva nazionale ed internazionale su tutto il sistema Italia, alla Ferrari, che io certo non mi posso permettere, ma non è di nessuna importanza, alla Ferrari si chiederebbe di fare un auto con materiali più ‘economici’, magari in plastica, così che tutti, democraticamente, potessero possederne una? Non ha senso, no?
Che so, al Teatro alla Scala, già impegnato sia sul territorio che a livello internazionale, si potrebbe proporre buttando via risorse di fare una Scaletta (..ah la mitica e da me quanto da lei compianta Pina Bellini), e, suvvia mi permetta una battuta che pure lei vedo fortunatamente non se le fa mancare, che so, in questa versione light la mandiamo, più popolare si può?, a Sanremo? Non credo sia questo che lei propone. Ma allora cosa propone? Meno lusso? Tutti d'accordo!
Ma il vero problema è qual’è il limite tra riduzione dei costi, riduzione della ricerca, e distruzione di una tradizione, di un patrimonio, di un futuro? Questo è il punto. Che non si può affrontare senza fare proposte concrete e non invece citando esempi, ah già, s’intende, tutti rigorosamente all'estero, un po’ come viene.
In conclusione, affrontando il tema della crisi in atto, credo che ogni forma di unione tra i nostri grandi chef sia positiva, e penso invece sia da evitare il più possibile di assumere atteggiamenti da mosche cocchiere che disturbano solo il manovratore. Penso si debba chiedere soprattutto di preservare e diffondere, come di volta in volta ora e sempre, consentono le circostanze, il grande valore della migliore cucina italiana, trovando magari nuovi modi per estenderne l’influenza in diversi aspetti del sociale, così come ad esempio è capace di fare con le sue varie iniziative René Redzepi.
capisco benissimo quello che dici e continuo a non capire bonilli.
Io invece capisco benissimo Bonilli. Adrià può essere assunto come paradigma, considerati background, intelligenza, cultura specifica e generale. Una sua opinione in merito al futuro della ristorazione credo che abbia valore particolare. Nessuno vuole chiudere Pinchiorri o i superlussuosi-pluristellati, rappresentano una realtà significativa e hanno tutti i diritti di proseguire nella direzione che credono più giusta. Ma sono sempre più isolati da contesti che negli ultimi dieci anni sono mutati così radicalmente da ridefinire tutti i criteri d'interpretazione e di amministrazione.
secondo me confondente "lusso" con "qualità".
La qualità è ricerca (e ha un senso) e non è mai a buon mercato.
Il lusso (ha molto meno senso) ed è unicità spesso fine a se stessa e costa molto e quasi sempre non ha ricerca e modernità, ma solo esclusività e tradizione.
Secondo me non ci si capisce fra "fazioni" perché di fondo c'è un diverso modo di intendere un certo genere di ristoranti che tradizionalmente uniscono due aspetti:
- un certo tipo di cucina
- il lusso
C'è chi li frequenta solo per apparire o perché si viene trattati in un certo modo e in un ambiente sontuoso;
chi solo per la cucina (tipo noi); chi un po' per tutte e due le cose.
Così come c'è chi compra la Mercedes nuova fiammante e una barca stratosferica solo per far scena e chi invece ha bisogno di un mezzo affidabile (e magari la compra usata) o vuole attraversare l'oceano da solo.
La riflessione sul fatto che questa unione indissolubile di grande cucina e lusso abbia senso di esistere nel 2010 a me non sembra così strana, mi sembra in linea con i tempi!
ASlessandro, ho bene presente la linea che divide i due campi semantici afferenti a "qualità" e "lusso" (anche se spesso c'è stata proficua osmosi). Ma la partita che si sta giocando oggi coinvolge appunto la ridefinizione dei ruoli: rispetto a dieci anni fa tutto ciò che si connette a "qualità" non ha perso importanza, peso ontologico, anzi. Mentre del "lusso" se ne fa sempre più volentieri a meno ed esso incide in misura sempre minore nel mondo della ristorazione, in termini culturali prima che economici. Omnivore, Oldani, La pernice e la gallina che chiude e diventa altro, le guide che smarriscono la funzione ed il prestigio del passato, Adrià che dice basta con l'universo El Bullì e suggerisce di esplorare altri campi e di trovare altre soluzioni, tutto questo (e molto altro ancora...) per significare che si sta ridefinendo il concetto di qualità a tavola, e, molto semplicemente, si sta provando a garantirla "calandola" in nuovi contesti storici.
Non è vero che i giornalisti nati a Bosco chiesanuovo siano poco simpatici.
Altrimenti non perderei tempo sui loro blog.
Quando poi si degnano di argomentare con noi comuni azzeccagarbugli diventano addirittura adorabili.
Secondo me, come rilevato anche da altri interventi, non hai, caro Bonilli, chiarito bene l'oggetto della discussione.
Metti insieme 11 grandi cuochi italiani, e poi parli di cuochi da 350 $ a persona incapaci di dare emozioni.
Io personalmente sono da sempre assai attento al rapporto qualità/prezzo e non solo al ristorante.
Ma, per fare un esempio, vado alle Calandre pago quello che pago e non mi sono mai sentito defraudato di qualcosa. Ho ben pagato straordinarie sensazioni/emozioni. Mi pesano molto di più spesso i 100 Euro e anche gli 80 spesi altrove.
Sarà per questo che sono poco sensibile al discorso relativo a quanto sia giusto pagare per un'emozione.
Non riesco in altre parole a fare un discorso unico.
200 euro sono sempre 200 euro ma altro è spenderle da Alajmo, altro spenderle all'Ambasciata (con tutto il rispetto per i Tamani).
Così come 100 Euro un conto è pagarle a Parini o a Bartolini, altro a Gold a Milano (con tutto il rispetto per Dolce & Gabbana).
Perfino 60 Euro possono essere pagate da Oldani o in uno dei mille pessimi ristoranti qualsiasi del centro di Milano.
Poi fai l'esempio del maglione e della giacca. Ma in quanti posti accade in Italia? penso che questo dei posti di "lusso" sia un fenomeno del tutto residuale e non solo in Italia.
Altro discorso è se possa farsi grande cucina, se si possano far vivere emozioni spendendo cifre più umane.
E' ovvio che se Alajmo o Bottura mi facessero vivere le stesse emozioni pagando la metà ne sarei ben felice.
E' questo che gli stai consigliando?
Allora glielo consiglio anch'io. Per quello che vale.
Ad Majora
L'impressione di aver pagato più del dovuto accade (per me) in locali di qualunque ordine e grado.
Però senza incasinare i livelli, quello che io trovo difficile da comprendere è:
se per x volte io ho avuto sensazioni/emozioni spendendo un centinaio di euro o comunque ampiamente meno di 200, per me significa che è possibile dare/avere il massimo in termini di qualità e di godimento gastronomico stando entro quelle cifre.
Quindi cosa può giustificare una spesa doppia o tripla?
L'unica risposta che trovo è: più lusso (nel senso di apparenze - almeno secondo me - quindi a me non interessa) oppure un'idea diversa di marketing (che io non condivido).
O no?
Bell'intervento ma Redzepi viene recensito per la prima volta in Italia, e non solo, cinque anni fa sul mensile che dirigevo, quindi non ho aspettato i The best, io.
Da Noma basta andare a pranzo e prendere il menù di entrata e si spendono € 100.
Idem da Chang.
Esempi alla rinfusa?
No, esempi per far capire le diverse strade che altri hanno preso.
Quello di Adrià non è cambio gerenazionale, che bisogna ha?
Ha 48 anni e Robuchon ne ha 62 e ancora impazza, è che sta proprio cambiando il suo approccio perché il lusso è finito.
Non capite e fate esempi che mi fanno apparire un simpatico idiota, vero Gagliardi?
Non c'è problema, si vive bene ugualmente ma evitate, non avendo capito, di farmi dire ciò che non penso e dico :-D
Io questi esempi li trovo davvero divertenti.
Basta andare a pranzo, prendere il menu di entrata, stare seduti su uno sgabello, ingozzarsi in 45 minuti, andare il mercoledì a mezzogiorno, mangiare con le mani.
Pensavo si parlasse di poter godere del locale appieno, nella sua normalità.
Io queste soluzioni del parente povero le trovo più inquietanti di certi prezzi. E' più forte di me.
Che fai con quelle ginocchiere?
Vado a provare il nuovo menu low cost di pinco pallo, ma sai com'è chi non può permettersi il prezzo pieno mangia inginocchiato sui cocci di vetro.
Ad Majora
Forse se il Noma aprisse a New York costerebbe un pochino di più.
Il menù di entrata del Miramonti lAltro (provincia di BS) è di 70€ a cena e il posto è molto curato.
Si che gli avvocati quando vanno a New York hanno un direttiva del loro ordine che vieta di mangiare al banco.
Al banco di Union Square, Jean George ecc mangiano gli sfigati.
Mai visto un avvocato al bancone , dove non si gode, si soffre.
Ma il senso del ridicolo??
Beh, se non sbaglio su questi schermi tu hai elogiato la vasca dei pesci poveri "a tempo" ideata da Vissanone no?
Semplicemente abbiamo due visioni differenti, mi sembra.
Poi, se la mia è ridicola, pazienza.
Ad Majora
bel 3d, leggerlo tutto è stato più duro che finire l'uomo senza qualità ;-) ma in entrambi i casi ne è valsa la pena...
Credo anche io, e da tempo lo vado scrivendo qui e lì (nel passato anche con talune critiche) che molto stia cambiando nel nostro piccolo mondo, finalmente ce ne accorgiamo in molti...
Credo che l'idea di lusso sia cambiata in generale e che la ristorazione fosse il solo campo in cui un'idea di grandeur mutuata dalla novecentista hotelerie francese tenesse anacronisticamente botta. Tra l'altro un'idea che c'entrava poco e nulla con la nostra tradizione artigiana (basti pensare a Cantareli, paracucchi, Bergese ecc). Non credo che ci sia una sostanziale differenza tra un Bottura e un Redzepi, tra un Romito ed un Inaki, Tra Uliassi e Kavcic, tra un Cuttaia e Mugaritz... Insomma credo che l'Italia in questo rinnovamento stia da tempo facendo la sua parte. Poi ci sono in Italia, come in Spagna o Francia locali un poco fuori dal mondo, che officiano ancora il sacro rito del lusso estremo, per me noioso e anche un poco cafone, ma ha ragione Gumbo la sensazione di aver pagato più del dovuto è differente e trasversale a varie tipologie di locali...
Diciamocelo chiaro e tondo, il problema risiede nell'idea stessa di lusso, nel parlare di marche di orologi, non nel possederle. Nell'importanza che nel passato si è data a talune cose che oggi non hanno più senso, e che non lo avranno più per molto tempo... Per me fortunatamente! ma questo c'entra poco o niente con i menù low coast o per le vasche per pesci poveri...
Ciao A
OT...al 93esimo commento si può tranquillamente affermare che, post GR forum, finalmente si è ritrovato un luogo "virtuale" unico in cui discutere tutti.
:-D
Agli estremi opposti del mondo gourmet direi che troviamo: da un lato i Gagliardi che vogliono mantenere un'élite gastronomica basata sul reddito e trovano disdicevole che i locali si spostino verso il tavget di quei povevacci che pvetendono di fvequentave Grandi Ristovanti invece di stavsene al lovo posto in pizzevia. :-P
Dall'altro le Gumbo che invece considerano il massimo della coolness avere il massimo spendendo il meno possibile (ovviamente rinunciando a qualcosa - ma qualcosa che è generalmente superfluo).
In ogni caso anche il lusso ha molte sfumature.
C'è un lusso veramente chic - che io trovo giustificabilissimo pur non potendomelo permettere e che secondo me non passerà mai di moda - ma spessissimo c'è un lusso tristino, borghesino, pretenzioso-senza-poterselo-veramente-permettere di cui il mondo potrebbe tranquillamente fare a meno (più il lusso cafone da crociera e 5 stelle senz'anima).
A quel punto mi sembra molto meglio una sana e sintetica essenzialità.
Vedi Gumbo, questo significa esse contemporanei ;-) l'esprit du temps!
Ciao A
Gumbo santa subito :-D
eccoci di nuovo con le categorie, non si riesce a farne senza. A questo punto direi che anche i cavalieri ci stanno benissimo.
Per me guardare avanti significa sacrificare qualcosa, in qualche caso moltissimo. Qui nessuno sacrifica niente, neanche un pregiudizio.
Un pregiudizio è qui patrimonio culturale!
Grazie.
Ma su Redzepi anche se ci sarebbero ancora molte cose da dire, neppure vorrei annoiare, ho già fatto diversi interventi su questo tema su Dissapore di lunedì 3 maggio 08.30. In ogni caso nessuno si sognerebbe di valutare un qualsiasi ristorante di alto livello, qual è ad esempio il Noma, sul suo menu minimo solo a pranzo, anche se in generale per questi ristoranti la proposta è alcune volte, ma il più delle volte no, comunque interessante e significativa.
Sono stato due giorni al Noma nel settembre 2008 e ho visto come lavorano. Al Noma il menu di quattro semplici tipiche portate solo pranzo bevande escluse è certo tra tutte le opzioni la meno richiesta da chi si accinge a provare uno dei migliori ristoranti al mondo. Le opzioni più significative non sono certo ‘economiche’ ma per me valgono il viaggio. Anche se so che non tutti, anche appassionati tutt’altro che sprovveduti, apprezzano questo ristorante con il mio e di altri medesimo entusiasmo. Per mia moglie invece, molto più tagliente di me, le due esperienze più interessanti degli ultimi 12 anni sono state appunto Adrià e Redzepi.
Infine, per fare degli esempi sulle bevande al Noma, il solo abbinamento dei succhi di frutta e verdura, peraltro squisiti (provati di simili al Geranium, non al Noma), costa 53 Euro. Altri esempi: Vitovska Vodopivec 2000 a circa 105 Euro. Il vino che costa meno di tutta la carta (unico a questo prezzo) è il Dolcetto San Luigi Pecchenino 2003 a circa 48 Euro. Ma si può bere una buona birra a 15-20 Euro.
Sull’interessante modello della galassia Chang, molto ben articolata in cinque diverse modalità a New York, chiederò meglio ad un amico che lavora in uno dei ristoranti del gruppo. Dal sito del Momofuku Ko si apprende che adesso il menu lunch è (teniamo ovviamente conto della mancia ‘obbligatoria’ che va aggiunta) a circa 123 Euro, bevande escluse. Il menu dinner a 172 Euro circa sempre bevande escluse. Al Noma guarda caso siamo lì, 174 Euro, però in contanti :). Ma non posso escludere che anche al Momofuku Ko esista una proposta giornaliera a pranzo un po’ più ‘economica’, appunto devo chiedere.
Non vedo però straordinarie differenze con la maggior parte delle proposte della nostra più interessante alta ristorazione.
Naturalmente non ci stiamo neppure ad addentrare sui francesi, naturalmente.
Il caso Aizpitarte meriterebbe un lungo discorso a parte.
Aggiorno il costo del menu de La Bigarrade di cui ho parlato su Dissapore. Adesso il top è a 85 Euro.
Tornando a El Bulli la devo ringraziare, magari un po’ in ritardo, perché è un articolo sul Gambero Rosso che mi ha spinto a conoscere la cucina di Adrià nel ’98. E con Adrià è semplice. Se lo si capisce, in diversi aspetti del rapporto col cibo c’è un prima e un dopo di lui.
Ero inoltre un fan di Pierangelini che conoscevo quasi dalla sua apertura a San Vincenzo.
Non sono d’accordo con lei su Adrià. Non sarà più quello di prima. Il genio resta, ma “on the edge of the world” della grande cucina siamo di fronte ad un vero e proprio ricambio generazionale. Un giro di boa che molti grandi chef del passato, pur ancora oggi diversamente operativi, hanno attuato appunto attorno ai cinquant’anni.
Diciamo per finire, e chiedo scusa per la lunghezza, che è per moltissime ragioni che mi hanno un po’ stupito i suoi ultimi interventi a mio modo di vedere non sufficientemente chiari e forse neppure del tutto in linea con la sua storia. Se devo dirla tutta vedo questa volta il suo pensiero un po’ a rimorchio.
Ma il dibattito aperto è estremamente utile non solo perché siamo in un periodo di crisi. Il cercare di estendere socialmente il prestigio e la presa culturale della grande cucina italiana è comunque un obbiettivo che i grandi chef si dovrebbero porre. E mi sembra che in molti se lo stiano ponendo. La nuova associazione dei Cavalieri della Cucina Italiana potrebbe perseguire anche questo obbiettivo. Sarebbe ingeneroso non aspettare prima di giudicare.
Questo dibattito ha se non altro il merito di aver sollevato il problema della condizione e delle propsettive della grande cucina italiana oggi.
Ma se poi qualche grande chef volesse e riuscisse a continuare la sua ricerca lontano dal rumore di fondo del tempo non lo apprezzerei di meno.
Alla luce di questi interventi sulle sfumature del lusso, tornando sul manifesto dei cavalieri, mi rimane un pochino dubbio quale tipo di cavalcatura abbiano deciso di montare; perché quello che ho letto è tutto così scontato e autoreferenziale, senza un minimo accenno alla situazione e al contesto economico attuale, e neppure un minimo di riferimento utile al pubblico dei loro ammiratori, dei seguaci, dei clienti, degli scudieri, dei foraggiatori. Magari solo un omaggio per ricordarli in fondo al foglio, magari meglio qualcosa di più sensato, come una direzione chiara da far prendere al cavallo in mezzo alla mischia.
Ho avuto l’impressione che l’immagine aristocratica che si sono voluti dare sia lontana mille miglia da quella sporcizia che imbratta le scarpe di chi vive una vita nettamente pedestre. Cioè magari più reale, più dubbiosa (quale sarà, evidentemente, anche la loro).
Il fatto è che il mondo andrà comunque in un’altra direzione anche senza bisogno di cavalieri cogli stendardi: però il non parlarne ora è “la” cosa veramente di gran lusso. Io, che non me lo posso permettere, sono abbastanza deluso.
mi piacerebbe avere qualche esempio, gumbo, di cosa intendi per "lusso veramente " chic. cosi' per curiosita'. non capisco bene nemmeno cosa intendi per "sana e sintetica essenzialita' " . per me una borsa kelly hermes e' sana e sintetica essenzialita' ( e di passata pure un buon investimento).
ma al di la' di questo ,come dice qualcun altro, non capisco perche' ci si debba schierare in due fazioni, tipicamente italiano come approccio.
ho attraversato in questi mesi ristoranti " lussuosi" con alterni risultati, ed altrettanti bistrot con alterni risultati.
da robuchon ALL'ATELIER, che comunque E'LUSSUOSO CHE CAVOLO, sono stato benissimo e comunque ho speso parecchio, 280 euro in due, dall'orpelloso AMBROISIE ( ma con bicchieri da due lire e fiori finti e parecchi problemi nel non trovare piatti che sono in carta) 755 euri. ma era piu' lussuoso, appunto, l'atelier.
da thoumiex, bistrot da grandi numeri, bellino, i prezzi sono contenuti ma il loro tanto decantato hamburger e' stato rimandato indietro per errori di cotture per non parlare del SALE con patatine fritte, immangiabili. allora, forse, i 120 euri in due sono stati poco lussuosamente buttati nel cesso.
di esempi ne avrei almeno altri dodici, ma lasciamo stare.
tornando a bomba in italia mi pare di poter dire che i prezzi dei lussuosi ristoranti italiani siano piuttosto potabili. a parte l'enoteca pinchiorri, beck, e le calandre dove i menu degustazione di un certo livello stanno oltre i 200, di norma stiamo a prezzi inferiori decisamente.
quindi un lusso abbastanza alla portata: da vissani il grande costa 155 euri, secondo me un'esperienza notevolissima. pensate davvero che possa fare a meno euri, con quelle cucine e quel personale? sappiamo tutti che il vissanone paqa il ristorante con tutto quello che fa in giro e di cui in fondo la televisione non e' che poca cosa. dovremmo smetterla di lamentarci di vissani che non è mai al ristorante: per fortuna .
e' in giro per permettere a noi gourmet di provare una cucina unica in italia, che piaccia o no. ( e per guadagnarci , per carita', cavoli suoi)
e voi pensate che i prezzi di bottura possano essere ancora piu' bassi ? cosa vogliamo togliere ? la tovaglia, forse 4 euro di lavaggi al giorno.
la francescana, in se' , serve ai gourmet di passo, agli ispettori delle guide, a chi , imprenditore, viene a vedere se e' il caso di affidare a bottura la presentazione di chissa' quale evento per 1000 persone, dove il francescano riuscira' finalmente a ripagare i costo dei piatti che mette in tavola( alcuni costano centsessanta euri) e finalmente a mettersi in tasca un po' di guadagno.
che dovrebbe fare? portare a casa i quadri appesi alle pareti? mettersi d'accordo con qualche enoteca e tenere vini importanti in conto vendita? e' questo che ritenete essenzialita' ?
il mondo va dove va, va bene. adria' dice quello che dice ,va bene.
avra' le sue ragioni. io continuo a pensare che con certi sponsor, fra uno e l'altro dubito che abbia perso soldi, e ci mancherebbe altro.
ieri stavo a pranzo in un ristorante della versilia, comunemente definito lussuoso. ci mangio spesso a pranzo , un piatto e mezzo, a prezzo concordato o talvolta a gratis perche' gli regalo le uova delle mie galline.
due sale occupate e due tavoli presi su sei ,nella terza. e pioveva.
ascolto le parlate: tre spagnoli, 10 locali ,un compleanno da sei, il resto lombardi, modelli sciur di una certa eta'. la sera TUTTO prenotato, 65 coperti. di mercoledi'. vado alla cassa . lui non c'e'. lo ammetto sono curioso : il librone davanti a me e' aperto. giovedi' pieno ,venerdi e sabato liste di attesa!!! . il conto : 120/140 piu' i vini.
lo reputate lussuoso ? per i canoni italiani direi di si.allora io non capisco bene dove stiamo andando con certi discorsi, con certi bistrot che mi paiono piu' una furbizia che altro. certi ,dico, non tutti. vedo che la tendenza sara' questa, perche' adria' si e' stufato del suo mondo. puo' essere. resto in attesa. secondo me ,comunque, per mangiare bene e sano ci vogliono molti soldi, non ci piove.
e resto del parere che in fondo, in certi posti, i prezzi siano drogati, MA ALL'INGIU'.
i piatti sui quali bottura appoggia le sue "opere", sono convinto, non li pago io ma i vari ministri sud coreani ed affini dove ogni tanto bottura va, a guadagnarsi la sua ,piu' o meno sontuosa ma meritata, pagnotta.
ecco Giancarlo, che l'idea di lusso stia mutando, o anzi sia mutata nel mondo occidentale è fuori di dubbio... Si chiama minimalismo e ha portato fuori moda le consolle Maggiolini (credo anche per i prezzi) e in auge le consolle di wengè di Citterio... Non è poco, credimi ;-). In questo senso credo che l'iedea di lusso come servizio stellare, formalismo, metre impettito, argenti suntuosi e cristalli antichi, tipici di una certa hotelerie francese di una volta abbia lasciato il passo. Così anche l'ambizione di cantine monstre, con di tutto di più a prezzi stellari ha ceduto il passo a cantine più mirate e pensate fatte per essere bevute. Insomma tutto sta cambiando, non capisco perchè la ristorazione non dovrebbe? Vedi la Francescana è esattamente in questa strada: solo pochi anni fa sarebbe stato impensabile un ristorante su quella linea, con quella semplicità di fondo, sono d'accordo con te che da Bottura non si spenda poi troppo, ma non parliamo di un posto che da l'impressione di un rapporto uno ad uno (o più) con la clientela, di un servizio troppo formale, di vestimenti troppo eleganti e neanche di arredi sfarzosi... Poi che il divano al'ingresso sia un originale Hermann Miller dei 60 o che il Montesano di fronte sia spaziale o che i Vezzoli in sala bellissimi o che lo chef vesta Margela è un'altra storia, si chiama buongusto, ma mai nulla di ostentato e soverchio. Insomma il problema non è portare il Patek al polso o un paio di Carpe Diem su misura ai piedi... Il problema è non avercene mille ad ingolfare gli armadi e non ostentarle e parlare continuamente di quelle ;-)
Gumbo ha ragione dicendo che si va verso un'essenzialità, il maggior lusso oggi è fermarsi (per scelta e non per disoccupazione) per ri-leggere Moby dick ;-)
Ps. il lusso di Hermes (personalmente alla Kelly preferisco di molto la Birkin) poi è un classico, certo che di persone che possano o vogliano permettersi una borsa da 10.000 € per fortuna non ce ne sono più molte... L'ultima che ho sentito era qualche gg fa ad un programma che si chiama la pupa e il secchione, come dire dichiaratamente non una cosa per soci Mensa ;-) Io ne ho appena regalata una a mia moglie... era di mia mamma, l'ho aggiustata e devo dire che è belissima nelle sue rughe di pelle che hanno visto tanta strada, questo è nuovo lusso per me...
ciao A
Il commento di Alessandro Bocchetti direi che chiarisce già alcuni aspetti che io in linea di massima condivido.
Volendo aggiungere altri spunti, cos'è il "lusso veramente chic" per me... è che ci sono cose -luoghi, città, zone di città, edifici, oggetti - che hanno un loro naturale charme e mi trasmettono un'impressione di armonia; sono oltre la normalità ma con naturalezza; la loro eccezionalità è funzionale, non c'è nessuna forzatura.
Spesso invece il lusso mi sembra superficiale, come fosse incollato sopra qualcosa che di per sé sarebbe molto convenzionale e magari neanche di gran qualità - per inseguire un trend, un pubblico in particolare, i criteri dei critici o per giustificare un prezzo più alto ma con poca sostanza.
La sintetica essenzialità che intendo io era riferita a cose da cui puoi togliere tutto ciò che è superfluo, e offrire solo il meglio della sostanza.
Riguardo una borsa è più complicato da applicare dato che non è saggio comprarla a pezzi. :-)))
Però - una cosa semplice semplice - una bici per la città: se non hai limiti di prezzo, puoi spaziare fra proposte bellissime e funzionalissime; altrimenti dovresti sceglierne una che con 50 componenti e accessori di mediocre qualità; oppure puoi recuperare un vecchio telaio olandese, aggiungere due ruote robuste, un freno a pedale di qualità, i pneumatici antiforatura tra i migliori in circolazione e hai il meglio (per quel che serve), è chic e hai speso anche meno!
p.s. comunque mi pare che nessuno pretanda di mangiare un pranzo completo da Bottura a 30 euro...!
bell'intervento.
ottimo
Parto dalla tua frase "tutto sta cambiando, non capisco perchè la ristorazione non dovrebbe".
Nel mio quotidiano, parlando con persone che operano in settori diversi, tutti si dicono concordi che è in atto, come non era mai accaduto prima, una vera rivoluzione, soprattutto "culturale", dei consumi.
Le persone vogliono spendere per il vero valore delle cose, spogliandole degli inutili orpelli che ne fanno lievitare i costi.
Detta così sembrerebbe facile perchè ci sono aziende, e non mi riferisco solo alla ristorazione, che ci hanno marciato per decenni vendendo fumo facendolo pagare per oro.
Ristrutturarsi, riorganizzarsi sarà impresa non da poco e lascerà molti morti per strada.
Ne ho sentite di favolette negli ultimi anni. "Si vende l'economico e il lusso, il medio, nella sua forma più anonima, sta scomparendo". Questa è una delle tante.
Ora la gente si sta accorgendo che il medio "giusto" è forse quello più meritevole, oltre che più facilmente accessibile, e tanti altri, anche quelli che potrebbero spendere, stanno addirittura strizzando l'occhio a quei prodotti che tutti noi, in modo molto snob, abbiamo bocciato da sempre come "economici e scadenti".
I parcheggi dell'Ikea o similari, intanto, sono sempre più pieni....
Sento sempre più persone dire "ho acquistato una cucina all'Ikea, mi hanno fornito un servizio preciso ed essenziale e non ho speso tanto".
Posso garantirvi, dopo accurata perizia tecnica :-) che non sono affatto prodotti scadenti, o meglio ancora, non sono così diversi da quelli che pretendono di venderti la stessa cucina a un prezzo tre volte superiore.
Vero maurizio, anche nella mia esperienza in molti mi dicono la medesima cosa... Ecco se questo è vero perchè solo la ristorazione dovrebbe essere sempre la stessa? Tra l'altro il modello a cui fa riferimento una certa idea di lusso gommato e transalpino è quella dell'hotelerie francese (Point, Escoffier ecc), che è lontanissima dalla nostra tradizione artigiana e gozzaniana (Bergese, paracucchi, Colombari ecc) che nulla aveva di grandeur e molto di solidità...
Ciao A
quello che dici é vero ma il 'lusso e l'emozione' hanno fatto 'campare molte persone' che non mi pare si dissociassero poi tanto dall'effettiva eesnzialità economica.
chi ha contribuito ad una crescita estrema di stile ed investimenti in complementari? troppo comodo dire oggi ' non mi interessa più tutto il superfluo ma solo il necessario
trovo un filo di ipocrisia nell'accusare le imprese dell'ospitalità che hanno realmente investito e favorito il mercato.
oggi bisognerebbe dire: voi avete caricato di costi le vostre aziende ma noi vi abbiamo 'premiato' mentre lo facevate... o no?
mah, alessandro avrai anche le tue ragioni, non dico di no. pero' tutta questa frenesia a ridefinire il lusso , i suoi costi ed i suoi feticci non la capisco. in realta' le situazioni si vanno divaricando ulteriormente e la forbice si allarga sempre di piu'. la patek non riesce a consegnare gli orologi costosissimi, parlo da 120.000 in su'. la domanda e' 10 volte piu' dell'offerta. saranno russi ,saranno cinesi ma cosi' e'. e' un dato di fatto, andatelo a chiedere ai concessionari italiani che hanno un diavolo per capello con la casa madre.
gli orologi da 5000/15000 , nel settore e' un valore medio, non li vuole nessuno, e puoi comprarli ad offerta, tanto non li vendi.
bottura ,torniamo sempre da lui ma e' uguale, usa i piatti della hering a CENTSESSANTA EURO A BOTTA, e grazie a ddio cosi' qualcuno li vede e decide di comprarseli pure, visto che ,scusate, sono operai pure quelli della hering ovunque siano nel mondo e devono campare anche loro , per fortuna.
qualunque auto di "lusso", se ci vuoi sopra dei cazzabuboli personali la devi aspettare una vita, ancora oggi.
il resto tutto in basso -basso .
ci sono eccezioni? si ci saranno eccezioni grazie ad un marketing fantastico ed al fatto che se vuoi il mobiletto griffatino te lo fanno pagare in 120 anni di rate e va bene, fate pure o facciamo pure ,se ci piace.
conosco gente che s'e' messa la beauty farm in casa spendendo 100.000 euri.
sono pochi? sono pochi, e allora ? se amano mangiare sono sempre i pochi che vanno a mangiare nei grandi ristoranti. sempre stati pochi. non capisco dove sta la novita'.
adria' puo' inventarsi quello che vuole, e' un mostro. pero' il ristorante e' sempre stato pieno o sbaglio? cosa sono, tutti poveri quelli che volevano andare a mangiare da lui? io , l'anno scorso ,dopo pressioni inimagginabili, avevo ottenuto un tavolo per quattro. eravamo in venti e non me lasono sentita di fanculare gli altri 16. si fa feste tutti insieme oppure ciccia tutti insieme. ma spiegatemi dov'era la sua crisi, perche' io non la capisco.
forse hanno/ abbiamo ragione tutti.
gagliardi, che al netto delle sue minchiate :-)) da avvocato vuole i ristoranti che vuole e bonilli che vuole ridiscutere tutto.
poi io ho sempre speso fior di quattrini ,da contento sia chiaro, da roscioli che non mi pare un esempio lampante di "hotelerie francese" ,cazzo coi tavolini appicciccati, mai uscito con meno di 70/80 euri pagati. ripeto da felice comunque.
di oldani, mai stato chiedo scusa, mi pare che ce ne sia uno solo. avra' i suoi motivi, fara' bene. comunque mi piacerebbe vedere i conti del ristorante ,alla fine dell'anno, e capire se guadagna la pagnotta li' oppure anche lui fa qualcosa d'altro fuori.
comunque, e cosi' la pensano anche altri con cui ho parlato ed evidentemente non hanno voglia di dirlo, a me la bella tovaglia piace, i
bei bicchieri piacciono ed i bei piatti pure. e sono felice di spenderci 20 o 30 euro in piu' . magari ci vado una volta di meno al mese piuttosto, in attesa che passi la buriana.
resto a casa con una pasta in bianco , come dico io pero'. da alajmo ci voglio andare ,comunque per vedere che effetto che fa. comunque non capisco. mica mi pare che i prezzi siano diminuiti .
poi ,da chi mi fido, non sento pareri entusiasti. saremo tutti una minoranza di coglioni,evidentemente :-)
Non so, l'intero discorso mi sa di fumoso.
Va bene registrare nuovi trend, se ci sono. Ma poi c'è un misuratore universale che è il mercato. Se avrà avuto ragione, Adrià fra qualche anno potrà magari decidere di promuovere una colletta per i suoi colleghi che saranno nel frattempo finiti in bolletta a causa dei costi dei loro locali-Titanic. Se avrà avuto torto, il Nostro con i suoi ultimi risparmi correrà a riaprire un locale con i sottopiatti d'oro e centonovantasette camerieri in sgargiante livrea.
In attesa che la questione si decida (con calma, non c'è fretta!), gli schizofrenici con personalità multipla come me avranno ancora a lungo - si spera - la possibilità di divertirsi una sera andando mangiare sottocoda di alce dal manto blu in un locale allestito in una sgangherata roulotte da qualche parte vicino il circolo polare artico e, la sera dopo, immergendosi nello sfarzo di un posto stile Louis XV. (Denari permettendo, si capisce, altrimenti nisba: è triste, ma è così che va il mondo...)
Certo, guardando in ques'ottica alla questione non c'è modo di stabilire - per di più, ora e subito - cosa sia da considerarsi più fico, trendy, cool, glamour, etc. Ma questi drammatici interrogativi li lascerei sulle spalle della povera Paris Hilton. Io mi voglio solo divertire...
Io invece voglio ragionare, capire e magari imparare :-))
Mah, Giancarlo a Roma, Londra, Parigi ecc gli antiquari stanno in una crisi infinita... Chiudono in continuazione. Il mercato dell'arte continua a registrare gallerie in chiusura e aste complicate... La moda alta vive su mercati alternativi... Potrei andare avanti. Non mi sembra che tutto vada così bene... Mi sembra che tu confonda il prezzo alto con un'idea di lusso differente. Tu dici a chi importa? Personalmente occupandomi di questo importa tantissimo, quando apro la porta de La Reserve inizia a girare il tassametro e per far quadrare i conto debbo chiedermi cosa vuole la mia clientela italiana e europea... Cosa consideri un privilegio ed un lusso. Creo che questa sia una riflessione fondamentale per la ristorazione e l'hotelerie... conta poco o nulla quanto pago, molto cosa offro e come. Ha ragione Cortese la questione è che la gente non ha più voglia di buttare soldi dalla finestra...
Ciao A
Ps. Dimenticavo le lunghe attese per macchine di lusso personalizzate e patek preziosi complicati, credo che siano più parenti del mese che si prende il mio camiciaio per confezionarmene una... Cioè attiene ai tempi lunghi dell'alto artigianato che più è alto e più richiede lavoro... Ci sarà anche una grande richiesta, ma sicuramente quei prodotti non hanno magazino e vengono prodotti su misura...
Per i piatti, anche a me piacciono ma preferirei una manifattura di Laveno di Ponti dei 50, ma quello è appunto gusto personale...
Ciao A
Bé, coraggio, con mezz'ora al giorno di pausa cappuccino risparmiata e dedicata allo studio ed alla riflessione, sai quante nuove scoperte e acquisizioni... :-))
e fichetto di san giorgio dov'è finito? una volta che ci sarebbe stato bisogno di lui...
Però...Maffi però continui a fare riferimento ad esempi che non calzano; il lusso stratosferico è un'altro livello. Si parlava di una fascia di persone che rispetto alla media umana è già alta ma non così tanto!
E Bottura non è orpelloso, né ha prezzi sproporzionati all'offerta.
Oldani invece sta in una fascia completamente diversa e non è paragonabile.
I prezzi di Alajmo in reqaltà ora sono più giustificati di prima (anche se per me in questo momento soggettivamente troppo alti).
Un locale fumoso con i tavolini attaccati può dare un'esperienza che vale 70 euro e uno con 12 camerieri e i bicchieri costosi no.
Semplicemente i criteri non sono più così statici e codificati come una volta e non vedo perché non dovrebbero tenerne conto!
ultima cosa chi non ti da commeti entusiastici su Alajmo, su cosa non te li dà? NOn si capisce... sull'ambiente? sul cibo? sul servizio? perchè mi sembra che nula sia poi cambiato di tanto e che il cibo, nello stile Alajmo, sia il migliore di sempre... Ma anche questo è parere personale... come tutto nel nostro campo (l'estetica), da wittgestein in poi... ;-)
Ciao A
Per quello che ho potuto vedere, leggere e tentare di capire, perché di questo si tratta, tutte le volte che nella mia vita o nella storia ho visto partire in moto uniformemente accelerato un attacco al ‘lusso’ in forma estensiva era perché in realtà era subentrato qualcosa di scadente da vendere, sia dal punto di vista materiale che ideale.
Ma attenendoci un po’ al nostro ambito secondo me è proprio nel ‘medio’ che c’è il peggior rapporto prezzo/qualità, tanto dal punto vista economico che da quello dell’esperienza.
Prendiamo un esempio fatto, quello di Thoumieux a Parigi. Anch’io e i miei amici in questo ‘medio’ (ampiamente annunciato, quanto ampiamente deludente) abbiamo avuto la sensazione di aver buttato via il nostro tempo e i nostri soldi. Con il costo di due o tre di questi ‘medi’ si fa un’esperienza di grande cucina e la differenza è abissale.
Piuttosto capisco chi con l’alta cucina ha problemi di varia natura ed il suo cuore batte più per le, non sempre facilissime da trovare, buone osterie e affini o per le buone pizzerie, niente da eccepire. Sono entrambe realtà da difendere (ah il problema dei prodotti, in primis) dalle varie modalità della standardizzazione, da difendere non meno che l’alta cucina. In tanti ‘medi’ anche di successo mi sembra di entrare in una scontata routine, di essere un numero in un particolare businnes plan, più o anche meno, ben calcolato. Non ne vale la pena, non ne vale la spesa.
Sulla sensazione che ci potrebbero anche essere dei prodromi di un attacco di natura demagogica alla grande cucina italiana, penso alla struttura di una grande piramide dove non conta meno la base (che ne è il sostegno, le solide fondamenta ancorate a terra) che la punta (la parte simbolica, dorata, che punta al cielo). Comprimere una piramide al centro sarebbe indebolirne il simbolo, indebolirne la base, e infine farla crollare.
Sulla crisi mi sembra comunque eccessivo fasciarsi già prima la testa. Ma se, al peggio, periodi dove l’alta cucina, o addirittura la cucina in genere, non sono stati il primo dei problemi li abbiamo già avuti nella storia n volte, intanto sono stati di non lunghissima durata e sempre il patrimonio materiale e ideale non disperso, preservato, ha contribuito poi alla rinascita. Al di là delle incomprensioni, al di là delle invidie, al di là dei casi della storia, la qualità, il buono, il bello saranno pure un ‘lusso’ ma vanno, per il bene di tutti, sempre e comunque difesi.
il problema p considerare Thomieux un posto gourmand... ricordo che la proprietà e Costes e il core business è quello di un posto modaiolo come tutti i luoghi del gruppo, e in questo senso l'obiettivo è perfettamente centrato per pubblico e successo. la novità è che per fare un posto modaiolo a Parigi oggi ci vuole un grande chef ;-), non è un segnale da poco... Cmq nelle mie ripetute visite in quel posto ho mangiato in maniera scazonte... Anche bene talvolta, ma mai malissimo, ma anche questo è gusto personale.
Apprezzo molto le tue riflessioni, ma il problema non è un attacco al lusso, ma una diversa percezione del lusso... Di quello stiamo provando in piuù luoghi a disquisire...
Ciao A
Parlavo esclusivamente della mancanza di tovaglie, Alessandro , non altro.
Un attacco al lusso per vendere qualcos'altro?
Mi sembra molto fanta gastronomia.
Vorrei che ci capissimo veramente e quindi dico che Bottura non è lusso, così c'è una unità di misura per discutere.
Già, perché era contestata l'associazione dei Cavalieri... e i punti generici sottoscritti, non i singoli ristoranti.
Si diceva e si dice di una eccessiva spesa per la scenografia, cioè il contesto, si provava e si prova a ragionare per grandi categorie e non sui singoli cuochi, si sono citati dei cuochi e dei locali per esemplificare.
Che i consumi stiano profondamente cambiando anche nel settore alimentare è un dato statistico, non un'opinione.
Adrià, anche se c'è qualcuno che ha sue teorie, chiude il Bulli non per cambio gerenazionale e pur essendo i cuochi italiani, bravi, belli e tutte le possibili auto lodi, forse varrebbe la pena riflettere sul perché, senza liquidare la cosa con superficialità.
Io non ho capito il perché di molti interventi, tutti rivolti al presente, quando il discorso è molto di prospettiva, che per un impresa è utile, non dannoso.
Giusto Elvio, però farei una distinzione partendo da ciò che affermi.
Ci sono aziende che si sono posizionate nel lusso senza essere però prive di sostanza, hanno creato benessere, posti di lavoro, hanno contribuito notevolmente alla nostra immagine, soprattutto all'estero, e in questo caso mi trovo d'accordo con te.
Quante, invece, si sono rivelate solo dei contenitori vuoti, facendo pagare ad altissimo prezzo i loro prodotti, magari "made in china?"
Direi che nonostante l'impegno profuso, non siamo riusciti a spiegare il nostro punto di vista sul lusso e non lusso!
Chissà se ci riesce il bonilli dicendo che Bottura non è lusso o si crerà ulteriore confusione? :-)
Io provo con l'approccio opposto e passo al pop:
and I love to live so pleasantly
live this life of luxury
lazing on a sunny afternoon
in the summertime... ;-)
Gumbo eri andata benissimo... Ma i Kunks, no! :-P
Però mi è venuta in mente questa pensando alla nostra bella discussione e alla apparente difficoltà di capirci
I'll be your mirror
Reflect what you are, in case you don't know
Ciao A
ovviamente volevo scrivere Kinks...
sai cosa... la sensazione di una 'certificazione concordata' si é protratta nel tempo. poco importava se il contenitore 'vuoto' si sarebbe riempito, la certificazione era immediata.
il parametro del lusso é stato alla basdella valutazione generalizzata per troppi anni, apparire per poi cercare di essere.
il flop é dietro l'angolo se non supporti il crescere con la professionalità e la meritocrazia.
le aziende dell'ospitaliatà, allargo al massimo il concetto manageriale, non hanno per esempio mai potuto attingere dal mercato italiano. chi e come avrebbe dovuto 'riempire' non ha mai interessato il management, specie quello italiano. profonda mancanza strutturale e formativa che forse, dico forse, qualcuno cerca di risolvere negli ultimi anni.
le persone e le competenze sono sempre state in secondo piano anche rispetto...al sale&pepe dell'architetto di turno (é solo un esempio). quello che non viene riconosciuto ad alcuni professionisti italiani, é che oltre alle grandi capacità imprenditoriali e manageriali, é l'aver fatto meglio di chi istituzionalmente o strutturalmente era preposto a farlo.
Maurizio il 'fare gruppo' in Italia non é mai visto positivamente se nel gruppo non ci sono 'strutture collaterali di supporto'
e se il 'fare gruppo' contesta o mette in risalto 'gravi mancanze' di un sistema superficiale e inadatto alla tutela professionale, lo stesso sistema oltre a non accettare e accertare i propri errori... giudica il gruppo stesso a priori.
perché se é vero che di contenitori 'vuoti' ce ne sono tanti é anche vero che molti di quelli 'pieni' mai sono stati considerati per il loro reale valore.
Ciao, anche secondo me bisogna ormai abbandonare gli elementi di matrice otto-novecentesca del modello francese, specie quelli più esteriori, che ancora permangono nel configurare la ristorazione di alta qualità e non solo. D’altronde in molti anche nella stessa Francia hanno da tempo iniziato a farlo. Vengono preservati giustamente luoghi storici che hanno la natura del monumento.
Ma non è il punto più importante. Questo sta diventando sempre più quasi un’ovvietà. Le cose più significative riguardano la cucina, e sono le specificità della qualità e della ricerca.
L’alta cucina non è più quella francese per antonomasia. Sono in molte ormai le cucine che si sono consolidate e distinte, l’italiana tra queste, non avendo più nulla da invidiare a quello che era il modello di riferimento. Una pluralità che si è potuta via via sviluppare negli ultimi due decenni e che è venuta a maturazione in tempi recenti, riuscendo negli esiti più originali a farsi conoscere e riconoscere internazionalmente.
Mi fa dunque piacere sentire che l’attacco al ‘lusso’ non è l’attacco a queste realtà perché altrimenti si tratterebbe di un atteggiamento suicida. Certo, la qualità e la ricerca costano. Valutiamo questi aspetti e come sia possibile mantenerli al più alto livello possibile anche in periodi di crisi. E se l’alta cucina, in fondo un numero limitato di ristoranti che hanno sul complesso della ristorazione uno scarso impatto economico ma un elevato valore culturale, ha sia pure l’esigenza tanto di razionalizzarsi che di rapportarsi più dialetticamente con la società, è in realtà la cucina ‘media’, avendo un impatto economico ben più significativo ed essendo a mio parere negli ultimi anni divenuta sempre meno vantaggiosa nel rapporto prezzo/qualità, che dovrebbe, sia pur con esito incerto, affrontare uno sforzo di adeguamento ancora maggiore.
Tornando al passato, hai citato tre grandi. Non ho conosciuto Paracucchi o Bergese, ma ho avuto il piacere di conoscere Franco Colombani. Una persona straordinaria per cultura e passione, e di grande ambizione, che aveva creato al Sole di Maleo un ambiente unico, di natura per così dire rinascimentale rispetto ai modelli correnti in Italia e all’estero. Ricordo gli inconsuetamente grandi ambienti, il bel pavimento in cotto, la presenza di un grandissimo tavolo massiccio, solido e di nobile rustico pregio, dove volendo si poteva pranzare assieme a molti altri anche sconosciuti in bella e, date le dimensioni del tavolo, non invadente convivialità, una cosa che non ho mai più visto altrove. Ricordo alle pareti alcuni quadri antichi con a tema la cucina, gli alimenti. Rivedo la sua bellissima acetaia per l’aceto balsamico. E le camere che aveva annesso al ristorante in un edificio con le grondaie fiammanti in rame. Era certamente un tipo di lusso del tutto unico, insieme nuovo e antico.
A parte la sua strepitosa cucina del territorio, in sé fortemente anticipatrice, ho ancora il suo libro, credo ormai raro, di ricette che si rifanno in tutto o in parte alla cucina italiana di secoli passati. Ricette niente affatto banali, esenti dagli sgangherati artifici di chi cerca di riprodurre (è quasi sempre impossibile) la cucina di alcuni secoli fa. Una strada assai difficile, una, ma non la principale, della sua cucina, una strada per quanto ne so mai più percorsa da nessuno con esiti altrettanto interessanti.
purtroppo continuiamo a non capirci... o io a non spiegarmi... Quando parlo di una tradizione di hotelerie d'altri tempi, non mi riferisco a servire filetto strogonoff ;-). La cucina francese ha smesso, in Europa, di essere la cucina raffinata egemone da tempo (già negli stati uniti però non so, ma sarebbe un altro discorso). Io intendo come questa idea di lusso si sia sviluppata partendo dagli insegnamenti francesi del secolo scorso. Per farmi capire: crediamo ancora che il meccanismo dei grandi menù degustazione che ti "sequestrano" per ore sia attuale? Che le cantine monstre dispendiosissime e inutili sia contemporaneo e sostenibile? Non è meglio una cantina mirata con specializzazioni e studio, ma meno dispendiosa? Il servizio ingessato e superaffettato con il cameriere dietro la sedia che ci serve il vino? Addirittura in alcuni locali c'è una hostess il cui compito è accompagnarci al tavolo, ti sembra fresco? Potrei andare avanti per ore a raccontarti come l'idea del lusso, solo nella ristorazione, si sia declinata in esibizione e sfarzo... Tra l'altro queste cose, oltre che di gusto discutibile (ma è una posizione personale), significano solo una cosa, costi. Se ti rileggi la bella descrizione di Colombari che fai, ti accorgi che non c'è nulla di tuttociò...
Brillat Savarin diceva: avere una persona a cena è occuparsi della sua felicità per qualche ora... é questo il punto ;-)
Ciao A
Ciao. Tantissimi temi, ma è vero che forse non ci capiamo perché su quello che hai appena scritto sono d'accordo con te.
Bisognerebbe magari approfondire il discorso sui menu, ma sarebbe una storia troppo lunga.
Sulle grandi cantine, in effetti sempre meno sostenibili, mi sembra comunque che anche i francesi per quello che ho visto ultimamente stiano ridimensionando e rendendo più mirate le loro.
In diversi nuovi ristoranti di successo ci sono poi cantine assai ridotte, in taluni casi addirittura scarne, e mi pare nessuno se ne lamenti.
Per restare in Italia, credo che anche a La Francescana ci sarà la riformulazione di una qualità più attuale e mirata della cantina.
Colombani era un unicum. Le cose grandi sono così. Legate ad una persona, ad una visione. Non so se e come sarebbe possibile riprendere il suo discorso oggi.
La signorilità (e la lucida padronanza della consecutio) di Sacco Claudio è un bene dell' umanità che andrebbe protetto dall' Unesco.
Avevo chiesto i prezzi del ristorante di punta di David Chang, ho ricevuto la risposta dal mio amico che lavora nel gruppo Momofuku. Mi dice:
"Sui prezzi dei Momofuku hai detto bene, ma hai da contare ancora l'imposta sulle vendite, 8,875% qui a New York. Dopo l'addizione della tassa, poi si paga una mancia di 20% (quest'ultimo valore può essere un po' variabile). Quindi per Momofuku Ko a cena si paga circa $163 (bevande escluse) o con l'abbinamento di vini (sui $95) si paga circa $287; a pranzo (quando si mangia qualche piatto in più) invece circa $229 bevande escluse o circa $353 con l'abbinamento di vini. Questi sono i prezzi fissi, e non c'è niente più economico. Il ristorante è sempre pieno ogni giorno e ogni sera".
Sul Noma c'è infine ancora da dire che se non si paga in contanti e si usa la visa o la mastercard c'è un'ulteriore addizione sul conto totale del 4%