20
Giu 2010
ore 12:19

Come sopravvivere nel centro di Roma

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Sono venuto ad abitare a Roma molti anni fa.
Lavoravo al manifesto, abitavo in Viale delle Provincie, dalle parti del Policlinico, e andavo a lavorare in auto parcheggiando la mia Fiat 500 in via Tomacelli.
Era la Roma di trenta anni fa, gli autobus e le auto percorrevano via del Corso nei due sensi, si parcheggiava dovunque e le multe non arrivavano a chi aveva una targa di un'altra città.
Allora bastava imboccare un vicolo laterale, anche in centro, e ci si trovava davanti a palazzi cadenti dove gli inquilini pagavano affitti irrisori.
Era una Roma dove in molte zone del centro abitavano i romani, una città sparita in pochi anni.
Mangiare da Cesaretto in Via della Croce costava 1500 lire e in tutte le trattorie si poteva mangiare la pasta espressa e al dente.

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Oggi Roma è una città soffocata dai turisti che si muovono tra le mete obbligate, come potrebbero essere la Fontana di Trevi, il Pantheon e il Colosseo.
Un piatto di pasta, però, non è consigliabile se non in pochissimi ristoranti e trattorie del centro eppure i turisti si fermano a mangiare dove uno non prenderebbe un caffè.
Forse anche noi italiani ci comportiamo nello stesso modo quando andiamo a Parigi, Londra o New York, forse è la sindrome del turista.

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I luoghi dei turisti non sono quelli dei romani e di chi abita la capitale, alcune vie un tempo famose sono diventate capolinea degli autobus a due piani che vanno dal Colosseo a San Pietro, il bello convive con lo sporco e l'abbandono, facciate monumentali a pochi metri da cassonetti, negozi di antiquariato accanto a i venditori di vestiti griffati, colorati e orribili.
C'è una Roma del mangiare di strada e sulla strada che usano solo i turisti, quasi che l'avere lasciato la propria città o nazione per visitare Roma ti debba far sparire la capacità di distinguere il cibo buono da quello cattivo.

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Eppure c'è qualche cosa di morbosamente affascinante in questo mix tra vita di paese, con le donne sedute su una panchina in un sabato qualunque al Ghetto e le vie attorno alla Fontana di Trevi, a Campo dei Fiori, a Piazza Santa Maria in Trastevere uguali ai vicoli di Barcellona o a quelli di Londra o Parigi con la gente che mangia improbabili menù italiani cucinati da cuochi egiziani e serviti da camerieri del Bangladesh.
Il Centro Storico di Roma è il più grande del mondo e le sere d'estate diventa un ristorante a cielo aperto e poi un grande bar, con le piazze piene di tavolini e di gente che beve.
In moltissimi bar del centro si trova facilmente la coca, molti locali sono della mafia o della camorra, il turismo vive fianco a fianco con lo spaccio.
Però in questa giungla della qualità dimenticata ci sono indirizzi sicuri come Roscioli, isola felice in mezzo a un mare di schifezze, l'Open Baladin birreria di qualità in un deserto di Red Bull, il San Lorenzo che vende grande pesce a pochi metri da chi vende "pesce stagionato", il Presidente, che fa cucina di qualità in una via dove la qualità è un optional, Arcangelo, che fa una cucina romana e romanesca con materie prime uniche, Glass, ristorante di qualità circondato dal cibo made in Trastevere, Dal Cavalier Gino, come era una trattoria familiare in un minuscolo vicolo di fianco alla Camera, Armando al Pantheon, ovvero accanto a un grande monumento si può fare buona cucina, la Matricianella, una trattoria a pochi metri dal lusso delle boutique e la fiumana di via del Corso.
E se non sei un turista pigro c'è Felice, una trattoria del Testaccio che per il turista goloso è una giusta meta, c'è Flavio Velavevodetto, una trattoria attaccata al Monte dei Cocci, cacio e pepe e 2000 anni di storia.
Insomma, se sei turista non per questo devi pensare che tutta Roma sia senz'anima, se sei turista anche nel centro delle comitive, dei pulman e dell'ingorgo puoi trovare tavole e menù per tutti i gusti e le tasche. 

commenti 17

Armando al Pantheon... che posto. Dovrebbero (o dovremmo???) dargli un premio già solo per la pazienza; resistere tutti questi anni riuscendo a mantenere il livello di qualità che hanno loro senza cadere nella tentazione di allentare la presa. Quando chi ti sta intorno lavora comunque anche proponendo schifezze, è uno sforzo aggiuntivo enorme il resistere sui propri standard.

E' un po' che non lo frequento, ma non era male neanche il Ditirambo a P.za della Cancelleria (tra Campo dei Fiori e P.za Navona).
Aveva una bella carta dei vini con dei ricarichi onesti.

20 Giu 2010 | ore 15:29

anch'io sono stata al Ditirambo qalche anno fa ed era un posto piacevole.
E anche da Armando, buono, incredibilmente diverso da tutti gli altri intorno.
Il Sanlorenzo merita un plauso, sara' che preferisco il pesce, sara' che ero ben accompagnata ( e comunque i ricci e il pesce fresco non potevano materializzarsi all'improvviso) e' stata davvero una bella esperienza!
Quello che non va e' il proliferare di posti dove mangiare a tutte le ore, tutti uguali e tutti squallidi. Ma non solo a Roma, in ogni posto turistico. E non solo ora ma anche 40 anni fa, ci sono sempre stati i ristoranti "per turisti" e gli altri, anche negii anni 60 e 70. D'altra parte, non tutti i turisti sono dei gourmet, esattamente come nella vita di tutti i giorni.

20 Giu 2010 | ore 16:54

Bello seguire i commenti di due che - orario alla mano - o non seguivano l'Italia o la seguivano davanti al pc...
Nella bella descrizione la cosa che mi colpisce è che le stesse sensazioni le provo io, che però ho meno anni di memoria storica...
Il Cavalier Gino rimane un bastione nel mare, e Felice purtroppo lo trovo imborghesito.
Ma ci sono altre resistenze della storia a Roma. Io adoro - anche per motivi di casa: ognuno conosce e esplora il suo territorio - Romolo alla Mole Adriana, una bottega che sta lì dal 1929 (!) e che delle monache immobiliariste vogliono sfrattare con cupidigia... Non sarà alta cucina, ma è un luogo tranquillizzante...

20 Giu 2010 | ore 18:26

bello questo post e belli i ristoranti segnalati, vorrà dire che quando vado a Roma andrò dal cavalier gino, mi attira una trattoria a pochi metri dalla camera.

20 Giu 2010 | ore 21:23

Alcune di queste trattorie, per quanto siano veraci, hanno dimenticato cosa vuol dire cortesia ed umiltà. Faccio l'esempio di FLAVIO AL velavevodetto che, di martedì, scaccia con scortesia chi non ha prenotato. Certo è pieno e fuori c'è la fila, sono tutti americani quelli che fumano e aspettano.


Va bene la popolarità, ma preferisco mille volte da romana mangiare in un quartiere decentrato o recarmi da persone che, nononstante la folla, non hanno dimenticato le buone maniere.

21 Giu 2010 | ore 00:15

Quoto in pieno il paradiso Open Baladin e Roscioli.
Ma Flavio al Velavevodetto..
mi spiace ma la cacio e pepe non era buona.
La coda alla vaccinara idem.

Per non parlare della scortesia del personale/proprietari, per i quali i "giovani" non sembrerebbero degni di nota.
Anzi, oltre a non avere i prezzi esposti e a non consegnarti il menù perchè non ce l'hanno o così dicono, ti dicono pure "comunque c'è la pizza" come se avessero intuito che loro fanno una cucina che non puoi capire, o che non è per le tue tasche.

Sulla cucina ovviamente si dà sempre una seconda, una terza, ma anche una quarta possibilità. E oltretutto parlo della mia personalissima opinione. Ma nel modo di servire ho visto quei vizi di forma che raramente cambiano la seconda volta che vai in un posto.

Il famoso tiramisù al bicchiere era davvero buono.

21 Giu 2010 | ore 00:35

confesso: non guardavo la partita. Per non essere troppo anomala, aggiungo che ho seguito una parte del secondo tempo, ma con un occhio anche al pc :-)

Per rimanere in tema, mi hanno colpito le segnalazioni sulla poca gentilezza di alcuni ristoratori. Mi sembra un aspetto importante, e per me essenziale: confesso pero' che non mi ricordo di buoni posti con personale scortese, e invece ne ho trovati di posti "manierosi", o almeno che ho giudicati così dopo aver mangiato mediocremente.

21 Giu 2010 | ore 01:05

L'ultima volta a Roma ,dieci anni fa sono andato ripetutamente da Ottavio alla Concordia in via Della Croce,menù semplice ,prezzi normali e ho mangiato bene.

21 Giu 2010 | ore 09:24

In posti come Glass e Roscioli si sopravvive con gran gusto!

21 Giu 2010 | ore 10:13

Otello alla Concordia

Per quanto riguarda le altre segnalazioni concordo su tutte, ovviamente. Tranne che su Flavio. In due visite recenti ho provato un gran numero di piatti, e nessuno era particolarmente interessante. Diciamo sulla sufficienza, ma niente di più
Peccato, perché il posto è molto gradevole. E comunque io il personale l'ho trovato non gentile, ma gentilissimo. Forse perché non sono più tanto giovane :-D

Infine, il sor Gino: ottimo per fare un tuffo in una Roma ormai sparita. Un poetico viaggio nel tempo, che fa passare sopra a una cucina davvero tanto, troppo stanca

21 Giu 2010 | ore 10:13

della serie una volta si che si viveva bene...io gireri la domanda ad un giovane che vive il suo tempo e vive gustando i ritmi e bioritmi dei tempi attuali... la vedono rock forse quelli tuoi direttore...per loro sono lenti... cerchiamo di vivere i contesti con aria ottimista vivendo i tempi criticandoli senza dietrologie inutili...la monnezza?? be diciamo che c'è piu consumo c'è piu gente che circola e consuma quindi la monnezza aumenta... normal noooooooo!!! dobbiamo creare una società di consumo ecocompatibile... sforzi politici di cui il cittadino è vittima

21 Giu 2010 | ore 12:45

...comunque la finale del post mi è congeniale è sull'ottimismo andante....è l'inizio che lo vedo lento ;))

21 Giu 2010 | ore 12:48

Vivendo a Roma da 7 anni e da un paio in centro-centro, devo dire che è una continua scoperta.
Citerei anche qualche pasticceria semi nascosta, ad esempio al ghetto.

21 Giu 2010 | ore 12:50

aggiungerei Settimio in via del Pellegrino dove si mangia come a casa con ingredienti meglio di casa. Sublimi gli gnocchi di patate fatti a mano da Teresa al momento con sugo d'involtini - il giovedi - e le fettuccine - sempre a mano - tirate, sempre da Teresa, la domenica

21 Giu 2010 | ore 14:19

Nulla da eccepire sui nomi fatti, anche se non tutti appartengono alla fascia di prezzo che il turista medio -già abbastanza "sovraccaricato" dai costi di aereo, taxi, hotel & co.- è normalmente intenzionato a spendere a Roma.
Una famiglia norvegese difficilmente vorrà pagare 15€ o più un primo, non importandogli (o non capendo) la differenza fra uno di qualità e un altro "turistico". E così dirotterà altrove.
Piuttosto, da romano, riflettevo sconsolato sul fatto che nell'elenco l'unica bella novità relativamente recente (settembre 2009) è l'Open Baladin. Gli altri fanno ormai quasi tutti parte della "storia" della città. Non apre più nulla di valido: decadenza o scelta dettata dalle richieste di mercato?

21 Giu 2010 | ore 15:53

lavoro da due anni in un progetto di nuova gestione che si chiama ristorante 31 al Vicario. all'inizio devo dire che pensavamo sarebbe stata cosa facile far partire un ristorante in pieno centro, cucina semplice, prodotti buoni e nazionali, primi espressi, un po di estro e vini con ricarichi decenti. Cercando cosi' di offrire al cliente una proposta carina, nulla di speciale, uno spaccato della cucina italiana vista dagli occhi nostri, sincera e pulita. poi ci siamo accorti che non era proprio cosi'.La concorrenza dei bar turistici è spaventosa! l'ultima volta ho letto: 1 primo, 1 secondo, dolce e bibita € 9,00!!!!!
Da queste parti la stragrande maggioranza della clientela è straniera e ovviamente non riesce a capire la differenza tra qualita' e indecenza, capisce solo che mangiare con 9 euro è meglio che con 30 o 40, cosi'poi tornera' a casa raccontando di aver mangiato del cibo italiano che in realta' di italiano ha ben poco!!tutto questo è agghiacciante!
Ciao!

23 Giu 2010 | ore 13:30

E' proprio vero, i locali dei romani, non sono quelli dei turisti.
Infatti, per un piglio personale, e per quanto mi è possibile (rapporto denaro/tempo) ho iniziato con piacere ad esplorare le Trattorie Romane assolutamente fuori dal Centro, così come canonicamente lo si conosce. Ecco allora che mi trovo a visitare tutti quei posti definiti "di quartiere" : le trattorie che stanno li da una vita. Sono posti fuori dal tempo e fuori dalla logica gourmet, questo mi pare scontato, però si riesce spesso a trovare quell'ambiente che il Sig. Bonilli ricorda, della pasta al nostalgico prezzo di 1.500 lire.

23 Giu 2010 | ore 15:53

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