04
Giu 2010
ore 15:59

Made in Eataly

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Eataly1_2010.jpg

Si può invecchiare ed essere quasi fuori moda e fuori corso e invecchiare diventando un classico.
Eataly è di questa seconda categoria, è ormai un classico, il marchio internazionale del cibo italiano di qualità.
Quando ha aperto a Torino, alla fine di gennaio del 2007, è stata una sorpresa per tutti ma anche quando ci sono andato per la prima volta, a metà maggio di quell'anno, l'argomento Eataly era ancora così caldo che quel post sul paperogiallo, intitolato Business Eataly, ebbe 361 commenti, divisi tra sostenitori e detrattori.
Questa mattina ci sono venuto con gli occhi del curioso, di chi ha visto molti grandi negozi in giro per il mondo, avevo tempo tutta la giornata e volevo capire qual è il segreto di Eataly Torino, il prototipo, dopo il quale è stato aperto Eataly Tokyo, Eataly Milano, ma per ora solo in mini formato, Eataly Bologna e, prossimamente, nel mese di agosto, Eataly New York, la grande scommessa di Oscar Farinetti.

Eataly2_2010.jpg
Oscar Farinetti

Girando per il grande spazio notavo che è cambiato poco esteriormente in questi anni, piccoli aggiustamenti, ma l'idea iniziale è rimasta ed era evidentemente quella giusta, i ristoranti divisi per generi, il grande forno del pane, il vino sfuso e buono accanto a quello in bottiglia e di marca, le mille iniziative - oggi ci siamo noi - lo spazio e l'attenzione agli anziani, il pubblico ormai affezionato, una comunicazione chiara e diffusa.
Probabilmente aggiustamenti più grandi ci sono stati tra il personale, tutto molto giovane e gentile.

Eataly3_2010.jpg

Oggi a Eataly non c'era molta gente, sempre usando il loro metro di misura, Farinetti dice che è la settimana dell'anno in cui si fattura meno ma comunque in 365 giorni passano di qui due milioni e mezzo di persone.
Farinetti è una calcolatrice quando parla delle sue iniziative, è un grande venditore che ha allargato al vino, alla pasta, all'acqua minerale, alla birra, al formaggio, alla carne i suoi interessi e che nei settori dove è entrato, tutti glielo riconoscono, si muove in modo più agile e moderno degli altri e sa comunicare.
In fondo ha aperto un negozio, più negozi, ma dei negozi speciali, che gli hanno permesso di affermare il marchio Eataly nel mondo e con l'apertura di New York sarà un marchio che diventerà ancora più pesante.
Avrebbero potuto avere la stessa idea tanti ricchi imprenditori nostrani e invece è dovuto arrivare il signore che vendeva televisori, frigo, computer, che aveva ingaggiato Tonino Guerra come testimonial, prima di vendere tutto alla multinazionale Dixon, perché nascesse un modello di grande magazzino di segmento alto dedicato al cibo e di concezione italiana.
Aspettando agosto e Eataly New York.

Foto iPhone S. Bonilli

commenti 18

Direttore ma non era prevista un'apertura anche a Roma?

04 Giu 2010 | ore 19:32

Autunno 2011 nell'ex Terminal Ostiense.
Presenteremo gli ultimi volumi della collana Cucinare insieme :-))

04 Giu 2010 | ore 19:38

Buona sera Direttore!
Sono tornata 10 giorni fa ad Eataly dopo un paio di anni ed ho povato lo stesso piacere a curiosare tra i suoi scaffali ed a fare tanti acquisti golosi.
Bellissimo posto dove trascorrere un pomeriggio goloso e magari concluderlo con una bella cenetta.
Ma .. a Firenze???

04 Giu 2010 | ore 23:53

A Firenze si sà già tutto, sé visto già tutto.......
:(((((((((((((((((((((((((((((((((((((((((

05 Giu 2010 | ore 10:41

Questa affermazione la dice lunga!!! ;-)

05 Giu 2010 | ore 11:41

Nel 2007 ci furono 361 interventi e polemiche feroci, oggi mi sembra che Eataly importi poco.
Tutto si consuma rapidamente e poi la rete allora era una cosa e oggi è già molto diversa, basta pensare a facebook che ha circa 15 milioni di iscritti in Italia e un paio di anni fa erano 600mila.
I blog hanno perso di interesse, forse anche il suo!?!

05 Giu 2010 | ore 13:10

Le prossime tappe di Eataly saranno decisive perché l'apertura a New York significa entrare veramente nel circuito internazionale, avere recensioni importanti e di cibo e vino italiani si parlerà.
L'apertura di Roma alla fine del 2011 significa sbarcare nel primo mercato italiano del vino e del food.
Certo che la rete e i blog sono profondamente cambiati e quindi tutto è molto più frastagliato, sminuzzato, c'è twitter, c'è frienfeed e c'è fb e poi molti hanno smesso di seguire i blog e anche io penso che questo blog a breve evolverà.
Poi non sempre 360 commenti sono una buona cosa e non credo siano molti quelli disposti a leggerseli tutti e quindi a me sta bene un blog dove rifletto e dialogo con un gruppo più limitato di persone, ma motivate.
Sono comunque d'accordo, da noi tutto si consuma rapidamente e anche l'esperienza di Eataly sembra, a leggere certi commenti, un'esperienza già usurata e invece anche in periodi di crisi feroce tiene botta, dà da mangiare a molta gente, è ormai una tappa obbligatoria per gli stranieri appassionati e questo porta beneficio a tutti.
Penso proprio che quel proverbio sui profeti in patria e cose così sia sempre attuale.

05 Giu 2010 | ore 14:21

Non credo che Eataly sia un'esperienza usurata, credo soltanto che sia alla portata di pochi consumatori, in senso di distanza, non di fruibilità.
Oggi tutti siamo alla ricerca del prodotto buono, sano, eccellente anche (potrei farmi anche un'ora di treno alla settimana per Eataly a Firenze:-) ).
Diciamo che la grande distribuzione ci ha usurato ed i consumatori oggi vogliono qualcosa in più, in molti si sono accorti che il tre per due ed il sottocosto erano solo una fregatura.
Sulla noiosità e non leggibilità di 360 commenti sono d'accordo con lei, con il tempo sempre contato bisogna proprio averne voglia..
Ma sui blog credo che ancora ci sia spazio per una buona comunicazione, l'offerta è molta e frastagliata, ma i migliori emergono sempre, non credo proprio che siano i commenti più o meno numerosi a decretare il successo di un blog.
Con un'offerta televisiva da piangere internet è una fonte di svago inesauribile, si sceglie ciò che ci piace si legge, si dialoga pure con gli autori e si condividono passioni, alla fine ci si sente come "in famiglia".
In fondo cosa c'è di meglio: dei buoni articoli, reportage interessanti, notizie ed informazioni sul mondo che amo e la possibilità di commentare in diretta con l'autore...se si vuole....e spesso avere anche il piacere di una risposta!

05 Giu 2010 | ore 17:09

Speriamo che a New York Farinetti porti il prosciutto di cinta dei Chini da me riassaggiato l'altro giorno (spettacolare), o quello di Enzo Foi e non il Parma ham dell'Antica Ardenga secchino e insipido che vendono nella bellissima sede di Bologna. E che il pane sia migliore di quei cioppini secchi della Montagna amica... Il made in Italy si difende esportando il meglio del made in Italy, non prodotti mediocri...

05 Giu 2010 | ore 23:31

Speriamo che a New York Farinetti porti il prosciutto di cinta dei Chini da me riassaggiato l'altro giorno (spettacolare), o quello di Enzo Foi e non il Parma ham dell'Antica Ardenga secchino e insipido che vendono nella bellissima sede di Bologna. E che il pane sia migliore di quei cioppini secchi della Montagna amica... Il made in Italy si difende esportando il meglio del made in Italy, non prodotti mediocri...

05 Giu 2010 | ore 23:33

Magari riuscisse ad "esportare" il pane che fa a torino, per me , il migliore della città

06 Giu 2010 | ore 11:02

Di Eataly non sapevo nulla, sebbene frequentatrice di Artissima! Quest'anno, miracolo, io e mio marito ci siamo chiesti cosa fosse quell'insegna: l'ennesimo centro commerciale? Il tassista ci ha risposto "un posto per farsi spennare!". Entriamo e il gioco è fatto. Siamo tornati con il baule pieno di roba, sale rosa e un pesto alla trapanese finito in fondo al carrello non so perchè. Niente opere d'arte, solo qualche nome segnato nell'agenda. Spennati sì, era la settimana del tartufo !

06 Giu 2010 | ore 11:45

Il tassista è la fotografia vera dell'Italia e degli italiani: demolire e sputtanare con i più biechi luoghi comuni chi fa qualità.
Il pesce a due lire, senza pensare alla freschezza, i salumi quelli che costano meno, senza pensare alla qualità della materia prima, l'olio quello che costa € 4 la bottiglia senza pensare come sia possibile, il vino a € 3 e così via e questo lo fa non chi non sa come mangerà il giorno dopo ma gente che spende per l'auto, per i vestiti, per le vacanze ma per il mangiare no, lì è buono solo quello che costa meno.
Il resto è furto.

06 Giu 2010 | ore 13:04

Questa bonilli te la sottoscrivo in pieno!Pensa che a Firenze è ancora peggio, nel senso che se si può demolire prima di innalzare siamo ancora più contenti:-))

06 Giu 2010 | ore 14:07

Questo è vero, Bonilli.
Però è altrettanto vero che se una famiglia media volesse fare la spesa tutti i giorni da Eataly non arriverebbe alla fine del mese.
Insomma il cibo di qualità costa molto, c'è poco da fare. E fa davvero riflettere un modello di sviluppo che ci ha portato a questo.
Cose che dovrebbero essere più o meno normali sono un lusso.
Quanto costa ad una madre voler dare al proprio bimbo una coscia di pollo che non sia piena di ormoni e chissà che altro?
Ecco, questo è un argomento al quale sono molto più sensibile rispetto al costo di un ristorante tre stelle.

Ad Majora

07 Giu 2010 | ore 12:35

Personalmente, caro direttore, credo che il modello Eataly- o modello Farinetti- sia destinato a prosperare, pur evolvendo, ancora per molto. Ne ho avuto la riprova sabato scorso, andando in visita a Fontanafredda. E rimanendo, per l'ennesima volta, impressionato da cotanta capacità di trasformare- da novello Re Mida- tutto quanto toccato (da Farinetti) in materia nobile. La gente, ed eravamo in tanti, è uscita da quel pomeriggio FELICE IN VOLTO. Certo, anche di comprare: e ci mancherebbe, mica si tratta di una Onlus.. Ma Farinetti dura, e prospera, perché assieme alla materia- per quanto sopraffina- vende qualcosa di immateriale, la stessa cosa che disse Enzo Ferrari quando presentò il progettista Vittorio Jano agli stupefatti dirigenti di Alfa Romeo: Farinetti vende sogni e desiderio. Un Desiderio d'Avvenire, per dirla con un grande pubblicitario francese. Mi sbaglierò, ma l'aumento del numero di (certi) detrattori del modello Farinetti, direttamente proporzionale alla crescita dei suoi fatturati, dimostra che l'uomo di Unieuro continua ad azzeccarle tutte, o quasi. Quanto alla scelta dei suoi collaboratori, sabato a Fontanafredda NON HO VISTO un solo elemento dello staff che NON SORRIDESSE (sono mezzosangue piemontese, e non considero la gente della mia terra la più ridanciana del Belpaese...). Se poi pensiamo alla congiuntura storico-temporale-finanziaria in cui Eataly è nato e prosperato, credo resti poco da aggiungere. O forse resta moltissimo, come alcuni passaggi di Stefano Bonilli di questo post dimostrano ampliamente. Farinetti, ne sono certo, ridacchia felice al pensiero di quello che ci riserva per il futuro.. Ma se si tratta di invenzioni alla Fontanafredda, lunga vita all'uomo di Novello.
FBP

08 Giu 2010 | ore 18:47

Perche c'è sempre qualcuno che vorrebbe la qualità ad un prezzo troppo basso? ancora non è chiaro che anche chi vende qualità vuole vivere? o dobbiamo tutti noi sognatori metterci un saio e lavorare per la gloria e un tozzo di pane?!! Ben venga chi riesce a fare del commercio di cose buone con profitto, se non posso permettermele tutti i giorni di certo gioirò di più nel poter di tanto in tanto sapere dove andare.

06 Lug 2010 | ore 22:02

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marchio_cucinare.jpg
a cura di Stefano Bonilli


Zuppe_Minestre.jpg
Arrosti.jpg
in libreria e on-line

* VOLUMI GIA' PUBBLICATI
NELLA STESSA COLLANA


notizie in breve

Lucky_Peach.jpg

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".

Pasta_broccoli_arzilla.jpg Minestra di pasta, broccoli e arzilla

Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...


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