13
Giu 2010
ore 18:08

Sua perfezione Heinz Beck

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IMG_0487.JPG

La foto fatta con l'iPhone della Sfera ghiacciata di melograno su crema alla gianduia non rende la bellezza del piatto originale al momento del servizio e tanto meno vi può dare l'idea della sua bontà.
Ma abbiamo incominciato il racconto dalla fine e quindi torniamo all'inizio della serata.
Sono le 20, il sole sta tramontando e il colore della città sotto di voi ha venature viola.
La città è Roma e voi guarderete il panorama dalla terrazza dell'Hilton, a Monte Mario.
D'estate si cena sulla grande terrazza della Pergola, il ristorante di Heinz Beck, ed è un vero spettacolo, tanto più se, come per la vostra serata, in città è stata una giornata molto calda e qui tira una leggera brezza.
Qui su, in questa terrazza con una vista da cartolina a colori e in cinemascope, mancavo da un anno.
Ho cenato spesso alla Pergola perché Heinz l'ho conosciuto nel 1994 quando ha fatto il pranzo di presentazione per il suo ingresso come chef della Pergola.
Beck è uno di quei cuochi che sta molto in cucina e poco in giro per il mondo, la squadra che ha creato in questo 15 anni è una delle migliori, la sala ha un servizio perfetto e le tre stelle Michelin che la Pergola ottiene da vari anni sono meritatissime.

Heinz jpg

Ho approfittato della venuta di un amico milanese per tornare a rimirare il tramonto dalla terrazza della Pergola e assaggiare il nuovo menù di Beck.

Un sabato sera di giugno alla Pergola...

Cannoli di pane croccante con dentice e brunoise di melone e sedano
Un'entrata perfetta, piacevole, bella a vedersi che, per rompere il ritmo e l'eleganza del piatto, voi come noi mangerete con le mani gustando le consistenze dei cannoli, la freschezza degli ingredienti e il perfetto equilibrio dell'insieme.

Si beve Saumur Brézé 2004 dei fratelli Facault, un vino prodotto da uve Chenine Blanc in pochissime bottiglie. Gran bell'inizio anche della parte vinosa della serata.


Spaghetti all'acqua di pomodoro con tartufi di mare e salsa di basilico e prezzemolo
Un primo piatto perfetto nel quale si sente la tecnica, la voglia di giocare, la capacità di mescolare senza sovrapporre. Sapori e consistenze che portano a un gusto finale che conquista in profondità le papille e con una lunga persistenza anche dopo.

Si beve Chateau Grillet 2006 da uve Viogner, una delle più piccole appelation francesi, AOC Condrieu, di proprietà della famiglia Neyret-Gachet: la nostra annata di Grillet e la bottiglia ci lasciano veramente contenti. Si va di bene in meglio.


Emincé tiepido di spigola con verdure marinate all'olio di oliva
Un intermezzo, ma delizioso e fresco.

Merluzzo nero con vinaigrette di alici marinate e peperoncino dolce
Un piatto di pesce dalla materia prima e cottura perfette, con un equilibrio dei sapori e delle consistenze che ti fanno capire la grande classe del cuoco.


Spalla di maialino iberico alla liquirizia con puré di patate alle erbe
E' un piatto che mi è piaciuto moltissimo, una carne e una cottura veramente azzeccate, in una serata dove ogni piatto che arriva in tavola supera il precedente.

Si beve Domaine de Trevallon 2005 I vini di questa cantina sono tutti indicati come Vin de Pays des Bouches du Rhône, perché superano i livelli consentiti di Cabernet Sauvignon per l'AOC. Un grande vino rosso che si accompagna perfettamente col nostro maialino.


Sfera ghiacciata di melograno su crema alla gianduia e cannelloni ai pinoli salati
Il dolce è abbastanza spettacolare, la sfera si rompe e su assapora il gusto fresco e intenso del melograno e in fine pasto ti lascia leggero e con un bel gusto in bocca.

Si beve Clematis 2006 di Zaccagnini, un vino passito da uve Montepulciano d'Abruzzo in purezza che ci fa finire la serata veramente in modo superbo.


Conclusione: un Beck in stato di grazia ci ha servito una cena perfetta dal primo all'ultimo piatto.
Raramente ho trovato la cucina della Pergola così precisa, senza sbavature o ricerche inutilmente complesse.
Sulla strada della semplicità e della perfezione.
Essendo ospite non posso dire quanto avrei speso ma, a proposito dei vini, posso dire che erano tutti frutto di grande ricerca ma non di prezzo elevato.
 

commenti 54

A questo punto lo dovrò provare perché è tre anni che non ci vado e sono curioso.
Metto in budget € 200?

13 Giu 2010 | ore 21:25

Che dire Prof, le foto con l'i-pad non rendono giustizia! La cucina di Beck è proprio come quella di Alma Graduate School !!!!

13 Giu 2010 | ore 21:51

Credo che sia uno dei migliori Chef che abbiamo qui in Italia.
Il carisma di Beck è unica insieme alla sua semplicità, umiltà e tanta voglia di crescere e fare sempre meglio.

Grazie Chef, sei un nostro Idolo o meglio come diciamo noi ragazzi il nostro "alter ego"

13 Giu 2010 | ore 22:20

ma le foto sono fatte con l'iPhone :-)

14 Giu 2010 | ore 00:43

dopo la sua rece, dovro' dare alla Pergola la prova d'appello perche' per me la valutazione non e' mai stata cosi' entusiastica...anzi!

14 Giu 2010 | ore 07:08

Complimenti per l'articolo e che dire lo chef e' un grande e nn per niente si tratta di un tre stelle... Semplicemente fantastico...!!!!

14 Giu 2010 | ore 10:35

"Sulla strada della semplicità e della perfezione"... credo che su questa sintesi si possa davvero comprendere la grandezza di uno chef. Troppo spesso si dimentica che la semplificazione è un punto di arrivo ed è tuttaltra cosa della banalità e della facilità.

14 Giu 2010 | ore 14:32

Bene, io voglio assolutamente andare alla Pergola.
La semplicità del cibo e della cucina nel suo massimo splendore mi attira da morire, e sono in totale accordo con Giampiero che sostiene che la semplificazione è un punto di arrivo, direi quasi un lusso data la ricerca forsennata della diversità a tutti i costi.

E la sfera, poi, è perfezione.

14 Giu 2010 | ore 15:49

Credo che 200 euro non bastino proprio...almeno per quel che ricordo di tre anni fa, vino compreso, si andava oltre i 300.
Sulla cucina nulla da dire, piatti precisi, sapori semplici, netti e consistenze sorprendenti, con una ricerca impressionante. Mi rimase però l'impressione, anche lì si trattava di una magnifica serata estiva, di qualche portata di troppo che ci fece uscire dopo mezzanotte con la sensazione di una sorta di Sindrome di Stendhal...ma forse anche questo fu il bello.
Appena possibile riproverò con piacere.

14 Giu 2010 | ore 17:44

Infatti il vino non è compreso :-))

14 Giu 2010 | ore 18:08

i grandi ristoranti interessano poco a chi legge i blog perché costano tanti soldi e la gente normale di spendere 250 euro a testa per mangiare non ne ha più voglia.
Del resto i pochi interventi sono la più chiara prova di quello che dico.

14 Giu 2010 | ore 21:21

Un chiaro post pubblicitario ed in effetti quasi tutti i pochi intervenuti si dichiarano pronti a buttare 250/300 euro alla Pergola dopo aver letto le parole di elogio del sig bonilli, al quale chiedo: lei di chi era ospite del suo amico o dello chef?
Chi ha pagato il conto?

14 Giu 2010 | ore 22:30

Un chiaro intervento offensivo, io non faccio post pubblicitari, racconto esperienze e non si vede che interesse avrei a dire che ho mangiato bene se non fosse vero.
Un tipico intervento demagogico.
A proposito, il conto era del mio amico, io ero invitato da lui, qual è la differenza?

14 Giu 2010 | ore 23:03

che palle questi interventi, non apportano niente, neanche un pizzico di sale in una pentola d'acqua bollente. Cosa me ne importa chi va e chi spende. La sfera mi piace. A me piace l'arte in generale, l'eccellenza, sapere che al mondo ci sono persone abilissime che cercano la bellezza. Che l'uomo può creare bellezza

14 Giu 2010 | ore 23:05

Che banalità e che ridondanza cara Manuela . Penso che la maggior parte dei lettori si sia tediata a leggere le sue vuote parole roboanti piuttosto che il mio breve e legittimo intervento

14 Giu 2010 | ore 23:25

intervento legittimo ma non per questo meno sgarbato nei confronti dell'autore del blog che non passa certo per un giornalista compiacente.
io ho criticato la scelta di dare spazio a ristoranti così costosi, visti i tempi, ma non penso minimamente che il direttore scriva post pubblicitari.

14 Giu 2010 | ore 23:47

Parlare del costo della serata è riduttivo. Non è chiaramente un ristorante per "gente normale" ma per gente che se lo può permettere o per gente normale (come me) che sarebbe disposta a qualche sacrificio pur di avere il piacere di fare un esperienza fuori dall'ordinario da Heinz...mi piace più chiamarlo per nome...Intanto mi accontento del suo libro!

15 Giu 2010 | ore 00:16

Dato che mi sarà difficile poter provare le sensazioni-emozioni da lei vissute, perché non so se mai mi capiterà una bella occasione del genere, volevo chiederle che sensazione le ha dato la liquirizia (???) nella Spalla di maialino iberico. A volte sento parlare di chicchi di caffé o di cacao amaro nei piatti di carne. Potrebbe farci capire meglio? Una seconda domanda, e non in conseguenza di quanto ingenerato dal "governatore" Zaia che ha evitato di cantare l'inno di Mamemi: tranne il passito, perché tutti vini francesi? Nessun vino italiano sarebbe stato alla pari?. Grazie

15 Giu 2010 | ore 06:56

La spalla di maialino iberico viene servita già divisa in piccole porzioni. E' croccante e la liquirizia dà alla carne un tocco dolce-amaro estremamente gradevole perché inusuale.
Il sommelier voleva farci assaggiare vini particolari, piccole produzioni ognuna con caratteristiche ben precise.
Abbiamo bevuto europeo e comunque i consumatori italiani, così come quelli francesi, consumano per il 98% vini nazionali.
Che ci sia qualcuno che curiosa oltre confine non solo mi sembra normale ma quasi obbligatorio.

15 Giu 2010 | ore 09:42

Dato che del cibo avete già avuto modo di parlare un po', avrei una curiosità marginale:
ma a voi il dress code con giacca obbligatoria non sembra un po' antiquato?

15 Giu 2010 | ore 10:22

p.s. o forse più che altro mi sembra strano che non ci sia un vero dress code (che in alcuni casi ci può anche stare), ma apparentemente libertà assoluta purché gli unomini indossino una giacca. Non capisco.

15 Giu 2010 | ore 10:39

Salve a tutti!! io sono stata con mio marito qualche mese fa e devo confermare l'eccellenza de La Pergola; cucina fantasiosa e divertente, locale elegante e personale di servizio "non impostato" ma attento, disponibile e caratterizza la serata. Si parte con una stupenda selezione di sali da tutto il mondo e si termina con un'aproffondita carta dei caffè e the da perdere la testa.
Per quanto riguarda il dress code appena citato, credo che questi posti occorre paragonarli ad una Prima della Scala, e credo che anche gli ospiti si devono adeguare alla eleganza del posto.

15 Giu 2010 | ore 10:41

Io ero vestito con una delle mie amate Lacoste vintage, forse anche con qualche micro rammendo e il mio amico aveva una maglietta altrettanto sportiva.
Attorno a noi persone elegantissime e gente abbastanza sportiva.
La terza ospite al tavolo, in quanto donna, non aveva obblighi :-))
Siamo nel 2010, Steve Jobs lo mandereste via perché ha Nike, jeans e maglia nera a girocollo?
E Marchionne e il suo maglione blu?

15 Giu 2010 | ore 11:21

Caro direttore,
per maniacale precisazione va detto che Steve Jobs non porta Nike bensì New Balance modello 991 ;-)

15 Giu 2010 | ore 12:01

Niente giacca?

15 Giu 2010 | ore 12:15

Niente giacche, eravamo in due :-))

15 Giu 2010 | ore 12:18

Oh che ne so, sul sito ufficiale hanno scritto "È richiesta la giacca per i Signori", pensavo fosse vero, non scritto così a caso! :-)
C'è da dire che nella quasi totalità dei siti degli hotel di lusso prevede "smart casual" - che suppongo sia per arginare gli americani a cena in bermuda hawaiani e infradito. :-P
Poi c'è una minoranza di hotel storici ed extra lusso che richiede ufficialmente di vestire elegante e chic, ma non essendo frequentatrice di questi luoghi non so quanto sia rispettato e quanto si faccia eccezione!

15 Giu 2010 | ore 12:26

Non c'è più l'obbligo della giacca allora.
O forse solo per l'estate?
Ci sono stato due volte (nel 2001 e nel 2002) e ricordo che al momento della prenotazione si raccomandarono che indossassi una giacca.

15 Giu 2010 | ore 12:47

In effetti una volta avevano anche delle giacche da far indossare ai clienti che ne erano sprovvisti. Insomma, senza giacca non si entrava. Sarà cambiata la filosofia

15 Giu 2010 | ore 12:54

Salve, a proposito del nostro dress code, noi richiediamo la giacca per i Signori. In estate sul terrazzo ( e solo sul terrazzo ) visto la temperatura non controllabile, i nostri ospiti possono stare senza.

15 Giu 2010 | ore 13:00

Avanzo una terza ipotesi, che essendomi io presentato in Lacoste e con la giacca sulla spalla - io uso la giacca in estate come porta chiavi, documenti e iPhone - ed essendo io volto molto noto alla Pergola, nessuno ci abbia bloccati, dal momento che il mio ospite, invece, non aveva neppure la giacca in mano.
Quella della giacca può diventare vicenda sgradevole, io ricordo che all'Hotel Cipriani mi fu impedito l'accesso, ma era il 1994!!!!

15 Giu 2010 | ore 13:04

Bé abbiamo addirittura avuto una risposta ufficiale!
Però tra l'eccezione del terrazzo e l'elasticità di stili, mi continua a sembrare un dress code strano per i tempi moderni (rispetto ad altri più strettamente codificati).
Se il problema è solo la giacca, questa non è una giacca? :-P
http://www.caseyvidalenc.com/photo09.html

15 Giu 2010 | ore 13:24

Ciao ragazzi, è vero cara Jumbo, il dress code in certi luoghi diventa status, fondamentalmente credo per due motivi fondamentali: il decoro
rispettoso che ristoranti di un certo target vogliono continuare ad esibire ( e non è critica, ma dato di fatto) e il perpetrare l'usanza che pare ormai antica, dell'abbigliarsi in società,basti pensare alla cura dell'abbigliamento tra l'Ottocento e il Novecento. Certo che tutto ciò è discutibile (e infatti ne stiamo
chiacchierando con opinioni personali) e pensi che in fondo basti un minimo di stile e decoro personale. In ogni caso se fossi un uomo questa storia della giacca mi inquieterebbe un poco, soprattutto in estate, per noi è più
semplice!
Per il resto, che dire. Fermo restando che se una persona può
permetterselo fa benissimo a fare ciò che crede del proprio denaro, non capisco proprio come si possa restare piccati da una gioia altrui. Sará che forse tra mille difetti non conosco l'invidia e gioisco se qualcuno mi parla di un posto meraviglioso nel quale è stato.
In ogni caso trovo molto più caro - e immorale- pagare 7 euro per
un McDonald che non una cena dal geniale Heinz.

15 Giu 2010 | ore 15:24

Ah, ho scritto come un cane, ma sto usando iPhone e la tastiera, sul treno, non è il massimo! Scusate errori e sintassi!

15 Giu 2010 | ore 15:30

Non ci sono mai stato ma sicuramente appena andrò a Roma non me lo perdo.
Conosco il direttore che è stato circa 15 anni fa da Alain Ducasse al Louis XV. Molto cordiale.

15 Giu 2010 | ore 17:02

Anche quelle di Ciro9999 sono giacche.
In fondo.
In fondo in fondo. :-)

15 Giu 2010 | ore 17:48

Io negli ultimi anni ho avuto il piacere di andare in molti bi e tri stellati, soprattutto in Spagna e Regno Unito e non ho mai avuto problemi di abbigliamento. Certo, ci sono locali dove la giacca e d'obbligo (e a volte anche la cravatta) come alla Terraza del Casino de Madrid del fantastico Paco Rocero, piuttosto che al Louis XV. poi ci sono tre stelle a san Sebastian (sono stato in tutti e tre) dove non esiste nessun obbligo. Dipende più dall'ambiente che dalla cucina, credo.

15 Giu 2010 | ore 17:55

Gumbo, sono andato varie volte alla Pergola con giacche di Casey e vidalenc e anche con Paul harnden, http://img006.feelway.com/goods_image/fpho_1466_bd104pd1466896504ed3/Martin_Margiela_PAUL_HARNDEN_3.jpg
cmq hai ragione il dress code della Pergola è la sola cosa fuori luogo del posto... pensa che una volta ti offrivano anche una giacca se ne eri sprovvisto... come al casinò ;-)
ciao A

15 Giu 2010 | ore 18:47

riccardo,
mi ha avvisato jumbo che mi stavi perculando.
quando ti prendo ti spiezzo tutti i ditini.

15 Giu 2010 | ore 18:48

250 euro alla Pergola non sono assolutamente buttati, rispondo a Genova, che d'altra parte firmandosi Genova ha le sue buone ragioni per reclamare sul prezzo :-))) Trovo riduttivo liquidare il lavoro di un grande chef che ha creato una delle squadre col servizio più efficiente al mondo, notificando semplicemente il costo della serata. La Pergola è un posto costoso ma non è caro. E' un luogo magico, ammaliante e non certo per gli arredi, ancorchè sontuosi, dove un gruppo affiatato di grandi professionisti, come Marco, Simone, Umberto e Anna, sostengono con quella levità, che all'estero non potremmo nemmeno immaginare, il lavoro duro di una cucina che è semplicemente perfetta. Peraltro ho avuto modo di visitare recentemente gli ambienti dove lavora Heinz, mai vista una pulizia del genere, sembra una sala operatoria! Aggiungo, avendo a che fare per lavoro col vino e con le carte dei vini dei ristoranti, che ultimamente a Roma sono comparsi ricarichi ben più alti di quelli che applica Marco Reitano.
Ciao a tutti
cristiana

15 Giu 2010 | ore 20:55

Heh heh. Allora lo stile straccione-chic (che farebbe inorridire i gentlemen di gusti tradizionali, I guess), sappiamo che è accettato - in quanto, evidentemente, comunque giacca. :-)
Ora possiamo inviare per un test Ciro9999, con la sua giacca hot rod-rock'n'roll che forse è pure più adatta all'arredo un po' ridondante dell'hotel... :-D


16 Giu 2010 | ore 09:40

Qualche esempio? Io finora i ricarichi più alti in assoluto a Roma li ho trovati all'Antica Pesa. Fanno veramente voglia di rimanere astemi per una sera. Per dire, un Fior d'Uva di Marisa Cuomo è un vino da 20-25 euro che nella maggior parte dei ristoranti costa 50 euro. Ebbene nella carta dell'Antica Pesa è prezzato a 100 euro. Incredibile

16 Giu 2010 | ore 09:53

Ok Bonilli, non fai post pubblicitari, ma racconti esperienze.
Ma, a quando un post un pò critico su qualche grande ristorante?
Se ti capita qualche esperienza un pò così, non la racconti o semplicemente negli stellati italiani fai sempre grandi esperienze?
Nella seconda ipotesi, poichè a me non capitano sempre grandi esperienze, ciò dipende dal fatto che tu sei conosciuto e io no?
Ma abbiamo sempre detto che il fatto di essere conosciuti non cambia il livello della cucina.
O no?
Ti prego, aiutaci a capire.

Ad Majora

16 Giu 2010 | ore 11:54

Caro, caro Gagliardi, avvocato e gourmet, finché la generazione di ristoratori che ho incrociato nel mio trentennale lavoro rimarrà al potere penso proprio che nei grandi ristoranti avrò sempre un trattamento attento.
Non vuol dire un trattamento di favore, ma attento si per mille ragioni che sarebbe ipocrita ignorare. Quindi io, che sono rimasto a potermi esprimere solo attraverso un blog personale, mi limito a raccontare cosa accade e praticamente dico a chi legge "attenzione, perché questo cuoco se vuole fa piatti splendidi, a me li ha fatti" e quindi, è sottinteso, non c'è giustificazione se vi troverete male.
Non c'è giustificazione per il cuoco e il ristorante, ovviamente.
Nella fattispecie di Beck, la cena è stata forse una delle migliori che io abbia mai fatto alla Pergola.
E' utile che un lettore appasionato abbia un dettagliato elenco dei piatti e dei vini e un mio giudizio?
Io penso di si perché se a stretto giro vuole provare ha un utile termine di paragone.
E' utile sapere chi ha pagato?
Pura demagogia perché sempre io sono e loro che riconoscono me, pagando o non pagando.
Sarebbe utile che io segnalassi anche le volte che sono state male?
E' difficile che mi capiti perché io vado poco nei grandi ristoranti nel corso dell'anno, non scelgo mai a caso e comunque non sempre si tratta di uno stare male ma piuttosto di una mia aspettativa eccessiva.
Quindi nel racconto prima dovrei spiegare l'aspettativa, frutto di alcuni pranzi fatti nel corso degli anni, e solo dopo scrivere della mia delusione e il perché di questa delusione.
Non mi diverte farlo nel blog e non mi sembra utile.
Prossimamente, per esempio, ho in programma di andare in alcuni ristoranti piemontesi e ci vado perché ho grandi aspettative.
Se ne esco contento che faccio, non scrivo perché Gagliardi vorrebbe dei miei giudizi negativi?

16 Giu 2010 | ore 12:45

Mamma mia quante polemiche inutili.
A me va bene così, che l'esimio direttore parli di ristoranti e ci faccia sapere le potenzialità dello chef.
Non è che possiamo pretendere che vada camuffato, è ovvio che lo conoscono.
L'esempio più classico di tutto ciò è il Combal.zero di Rivoli (To).
Di sicuro il semplice avventore come me non viene trattato come viene trattato Bonilli: questo ve l'assicuro.
Sempre gli stessi identici piatti, la stessa carta, da anni, du' palle!
Attendo con ansia il reportage del giro in Piemonte.

16 Giu 2010 | ore 14:16

A proposito di polemiche inutili. Tu non riesci proprio a evitare di ridire anche quando non c'entra che tu al Combal.0 ti sei trovato male? L'abbiamo capito!!! :-)))

16 Giu 2010 | ore 14:21

Al Combal.zero mi trovo benone.
MA FA SEMPRE LE STESSE COSE, non è che ci fa mangiare nel retro cucina le specialità fatte con le sue manine sante.
Poi lui non l'ho mai visto, lo vedo solo alla tele.

E' la mia battaglia personale.
Non si era capito?

16 Giu 2010 | ore 14:24

Per me il piacere di narrare e di leggere è (quasi) pari a quello di mangiare (sottinteso bene).
Non riesco a capire perché, dopo aver mangiato male, uno dovrebbe prendersi la briga di incavolarsi ancora di più! Poi si usa la penna (vabbè, la tastiera) mica la spada :-)

Qualcosa di "negativo" tra queste pagine è pur affiorato se proprio si necessita di un po' di "splatter" http://blog.paperogiallo.net/2010/03/taste_il_gusto_italiano_in_mostra.html

16 Giu 2010 | ore 14:38

Caro, caro Bonilli, giornalista e gran gourmet, Gagliardi non vuole giudizi negativi.
Voleva una risposta. E l'ha ottenuta. Chiara, esauriente e pacata.
Grazie.

Ad Majora

16 Giu 2010 | ore 14:39

beh... caro direttore, visto che a La Pergola se mai riuscirò ad andarci sarà "una volta nella vita" (per ovvie ragioni economiche) non è che mi può accompagnare?
Tanto per essere sicuro che l'esperienza sia indimenticabile in senso buono...

16 Giu 2010 | ore 18:06

Caro Antonio, direi che sui ricarichi per quanto riguarda i vini, non scherzano il Bolognese, il Pagliaccio, per non parlare dei ristoranti degli hotel 5 stelle, a partire dall'Eden passando attraverso il de Russie il Mirabelle dello Splendid Royal e altri ancora. Fa male al cuore ordinare un nero d'avola o una falanghina da 4 euro e pagarli 38. Una Valpolicella '90 di Quintarelli a 1.100 euro!!! Li ho visti coi miei occhi. Diciamo che negli ultimi tempi, per far fronte alla crisi, qualche forzatura rispetto a ricarichi già alti l'hanno fatta in parecchi. Ho trovato tuttavia prezzi decenti all'antico Arco e al Ceppo. Insomma , La Pergola non è il solo locale a Roma con alti ricarichi sulla carta dei vini, mentre qualche anno fa aveva decisamente il primato. Almeno alla Pergola i bicchieri sono soffiati a bocca, non devo bere nei Bormioli!
Grazie!
Cristiana

19 Giu 2010 | ore 15:03

ANCHE 300 EURO

22 Giu 2010 | ore 20:26

Sabato sera, in una Roma semi deserta a causa del ponte per la festa di SS Pietro e Paolo, dopo un ricco aperitivo da Roscioli, mi sono "rifugiata" alla Pergola cercando conforto, fra le accoglienti braccia della cucina del mitico Heinz...Dio l'abbia in gloria! Il ristorante ovviamente era pieno, ho mangiato all'jnterno a causa del nubifragio che non sarà di certo sfuggito ai pochi di voi che come me sono rimasti in città. Non posso che confermare, dalla mia modesta posizione di semplice cliente e appassionata, tutto ciò che Stefano Bonilli ha già ampiamente raccontato. Una sintesi perfetta fra semplicità ed eccellenza. Sunto perfettamente descritto da un piatto nuovo in carta: Il Cosciotto di agnello su salsa di pomodoro, ricotta salata e basilico. Inutile che vada oltre, il titolo riferisce con precisione quello che avrei voluto trovare e sentire in quel piatto. E l'ho trovato, caspita se l'ho trovato! Confermo: Heinz è più in forma del solito. Ciao Cristiana

28 Giu 2010 | ore 13:56

caro bonilli siamo felici per la tua bella cena, a invito.
heinz beck è un grande cuoco.massimo rispetto,
ma di questi tempi è un genio chi si rivolge alla gente, non a una elite di nicchia, spesso benestante non per propri meriti.
e te lo dice uno che 2 o 300 euro glieli puo' dare, al limite anche ingiacchettato ( altra incredibile ipocrisia).
alberto

26 Ott 2010 | ore 13:22

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