29
Lug 2010
ore 00:51

Bevendo Yarra Yarra nella baia di Sydney

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IMG_0008.jpg


... e poi andiamo a cenare nel miglior ristorante di Sydney mentre piove, il vento impedisce di tenere aperto l'ombrello, fa freddo.
E' l'inverno, bellezza, ti dice il tuo angelo custode stravolto dalle 27 ore di viaggio.
Andiamo a mangiare sul porto, dove vanno e vengono i traghetti, di fronte all'Opera House, da Quay, il migliore ristorante di Sydney del 2010, ad assaggiare i piatti di un grande cuoco, Peter Gilmore.
Due su tutti: la perfetta e quasi erotica guancia di maiale Berkshire brasata lentamente accompagnata da prugne e crema di cavolfiore.
Cerchi di mangiare lentamente, a piccoli bocconi ma ti accorgi che il ritmo aumenta, tanto le papille e la consistenza ti hanno preso, e in poche forchettate il piatto è terminato e ne vorresti ancora.
L'altro piatto per il quale valeva l'uscita nel diluvio è il misto di funghi dai nomi misteriosi: nameko, shiitake, enoki immersi in un consommè di funghi.
Sono piatti millimetrici nelle cotture e nella costruzione dei sapori e capisci che c'è una grande squadra in cucina.
Gli altri piatti, buoni e in porzioni perfettamente calibrate sono stati un' insalata di erbe e radici con cagliata di capra, rape rosse e aceto balsamico.
Un porridge di riso, crema di granchio e cuore di palma.
Il petto di pernice cotta nel burro con tartufo, castagne, noci e pudding di cioccolato amaro, anche questo piatto complesso, che si fa scoprire boccone dopo boccone e ti lascia in bocca un sapore di caccia e di cioccolata amara, due frutti proibiti e rari.
E il brasato di mare, scaloppe, ostriche, aragosta con cuore di lattuga e fiori di piselli.
Il tutto accompagnato da una grande bottiglia di Shiraz Yarra Yarra 2002.
Serata perfetta e costosa: 155 dollari australiani a testa per il menù, 128 dollari per il vino, 50 dollari di mancia per un totale di $ 527 in due.
Valeva la pena?
Assolutamente si anche per la cortesia del servizio e per lo spettacolo della baia sotto un turbine d'acqua sorseggiando lo Yarra Yarra.


Foto iPhone S.Bonilli


commenti 15

un solo pensiero: beato chi se lo può permettere, al di là del valere la pena o meno ;)

28 Lug 2010 | ore 17:09

ciao direttò Péasquale del Convento io ci sono stato e condivido grande squadra e cotture straordinarie e poi ,,,,....l 'australia

28 Lug 2010 | ore 17:14

527 AUS$ al cambio odierno circa 362 euro.
Spero che non compaia sull'edizione locale de Il Messaggero un articolo sugli "ingenui" turisti italici salassati dal bieco ristoratore locale ... :-)))

28 Lug 2010 | ore 20:18

ah Direttore, mio Direttore... susciti invidia dall'altra parte del mondo ai più, mentre confesso che trovo in queste pagine il vero ritmo del baedeker di viaggio.
Snobisticamente e salgarianamente convinto che il viaggio non deve essere alla portata di tutti, e che deve veramente incuriosire, rimango affascinato dalle 27 ore di viaggio e dalle scoperte di vere nuove culture.
Il prezzo non conta, se si può si fa, ed è bello raccontarlo anche a chi, per motivi econmici o logistici, non metterà mai piede "downunder", come dicono gli australiani.
Continua così, facci sognare, veramente!

28 Lug 2010 | ore 20:28

Un conto di € 362 per una cena così, insomma, due persone e € 181 a testa in una location, con un servizio e con un ranking mondiale tale in Italia sarebbe finita sulla rete, ma con l'applauso per il rapporto qualità/prezzo eccezionale visto che l'affitto di questo ristorante, vetro e acciaio su più piani e faccia a faccia con una delle opere architettoniche più famose del mondo, l'Opera House, deve essere vertiginoso.
Per quello che riguarda i giornali e come commentano le storie della ristorazione trovo che da sempre, salvo pochissime eccezioni, seguano questo mondo in un modo del tutto superficiale e scandalistico e quindi non farei mai questo pensiero o paragone altrimenti dovrei pensare a quanti milioni di euro è costata la vittoria di Alonso, quanti milioni costa Valentino Rossi e quanto si paga in qualche tavola del nostro stivale lussuosetta e mediocre.
Penso, invece, che mi piacerebbe che anche in Italia nei luoghi più mondialmente noti e turistici non ci fossero solo bruciapadelle e famelici titolari ma anche professionisti di fama e bravura.
Perché il turista viaggia, magari lo spenni una volta, ma poi ormai con internet ti sputtana nel mondo.

28 Lug 2010 | ore 22:30

Che bello! Sono le prime parole che mi son venute in mente leggendo il post. Lo so, la tentazione di molti di cercare qualche difetto è grande. Come si può pensare di mangiare e bere non bene, ma benissimo fuori dall'Italia. Oddio! Apriti cielo! E allora si prende di mira il prezzo. Se potessi cenare a quei livelli per quella cifra con quella view qui, nella mia città, ci andrei immediatamente! Un paio di settimane fa ho cenato fuori dall'Italia in maniera superba, con un servizio e dei piatti impeccabili, intriganti, ottimi più o meno per quelle cifre e mi sono fatta la stessa domanda. Io la risposta, almeno in parte la so, ma quello è tutt'altro topic! Divertiti e facci divertire all'idea che anche noi un giorno saremo li!

29 Lug 2010 | ore 01:53

C'è chi dice che un diamante è per sempre e snobba, o peggio critica, lo spendere per il bere e mangiare bene.

Ma una cena come la tua non è forse per sempre al pari di un diamante?
Emozioni, odori e sapori che un appassionato porterà nella mente per anni... e costano assai meno di un gioiello...

Buone vacanze Direttore!

29 Lug 2010 | ore 07:35

A Roma la qualità del cibo è quasi sempre inversamente proporzionale alla bellezza del luogo. Lo scorso anno, in estate, sono stata invitata a una festa di compleanno sulla terrazza Caffarelli. Da lì si gode una vista su Roma incomparabile ma la cena è stata adirittura imabarazzante. A cominciare dall'aperitivo e giù giù fino ai dolci, in un crescendo di preparazioni sciatte e banali, alcune anche riscaldate, e materie prime scadenti. Il tutto in un tripudio di cristalli, porcellane e composizioni floreali di grande effetto . So che il mio ospite ha pagato un cifra esorbitante ma io, che pure mangio di tutto, ho solo fatto finta di mangiare lasciando mezza roba nel piatto. So che questo è l'andazzo normale per quel posto tanto è vero che, quando lo scorso anno il sindaco ha offerto lì un pranzo alle signore del G8, ha chiamato a cucinare Heinz Beck. Ma come mai nessuno si scandalizza e scrive articoli di fuoco sul Messaggero?

29 Lug 2010 | ore 08:18

quanto a pioggia, ci stiamo attrezzando anche qui per non rimanere indietro...! Per il resto :-))

29 Lug 2010 | ore 09:43

Cristina, è molto semplice: chi pensa che fuori dall'Italia non si possano fare esperienze enogastronomiche superlative significa, probabilmente, che non è mai uscito dall'Italia. O ha clamorosamente ciccato i ristoranti. La qualità dell'alta ristorazione all'estero è decisamente interessante, sia sul piano dell'esperienza "in bocca", che per qualità del servizio e location. Anzi, devo dire che esiste una costante molto alta e molto più frequente che in Italia. Specialmente per quanto riguarda il valore aggiunto della location, come Stefano sottolinea bene. Spesso i grandi ristoranti all'estero (e fuori Europa) hanno sede in centri commerciali dalle architetture innovative, alberghi di grandi catene, hanno viste su baie o skyline veramente emozionanti, hanno pubblico e fatturati che qui da noi sono inimmaginabili. E al servizio serale non esiste non fare 2 o 3 turni. Anche se sei un super stellato. Per non citare Sidney, basta andarsi a fare un giro a Hong Kong, San Paulo, o qualsiasi altra metropoli. Questa concezione della ristorazione in Italia non ha ancora preso. A Roma, credo di non sbagliare dicendo che l'unico locale che può competere, come "sistema di format" che richiama questi modelli stranieri, sia l'Open Colonna. E' anche vero che da noi il mercato è totalmente differente e coloro che sono disponibili a spendere quasi 400 euro per una grande cena in un grande posto, godendosi la pioggia e la vista superlativa, sono davvero pochi. A mio avviso, tra l'altro, a livello di analisi macro economica non c'entra niente "averceli o non averceli". E se non esiste un mercato la legge del marketing dice che è bene farci un sano pensiero sopra. Oppure investire tempo e denaro per generare una domanda. Ma credo che nessun singolo ristoratore al mondo possa permetterselo.

29 Lug 2010 | ore 11:49

il "valeva la pena?", che è sempre abbastanza soggettivo causa gusti personali e soldi che si hanno in saccoccia, lo trovo sempre il modo migliore.
domandarsi se ne valeva la pena e se uno ci tornerebbe.
poisul fatto che a roma siamo pieni di posti bellissimi dove spesso si mangia uno schifo è parimenti vero.
uno su tutti il caffè capitolino, nella terrazza caffarelli.
vista sul foro romano,ecc.
http://www.caffecapitolino.it/pagine/galleria.htm
mangiare/bere imbarazzante.
servizio sovietico.

29 Lug 2010 | ore 11:55

su "il vale la pena", sia intesa come domanda che si pone il consumatore, sia come riflessione profonda circa la bontà o meno di un attività, è il "verbo" che arrovella giono e notte qualsiasi imprenditore sulla faccia della terra :-)

29 Lug 2010 | ore 12:32

Mamma mia, che spettacolo!
Ripenso allo scorso ottobre, in viaggio di nozze, quando cenai con mia moglie al Water Front, a due passi dal Quay. Prezzi più alti della media (ma vorrei anche vedere, data la location), ma cucina buona, in linea con la spesa. Poi andammo a leggere il menù del Quay con relativi prezzi, notandoli non così astronomici come ci saremmo aspettati in un locale del genere (che avevamo erroneamente etichettato come *da milionari*, perché la vista, perché il luogo unico al mondo, perché il design moderno).
Ed ora, che per risparmiare 100 € non abbiamo approfittato di un'occasione forse unica, rivedo il Quay e rivivo certi ricordi e mi dico, come si usa dalle mie parti, che se anche li avessimo spesi "saremmo poveri come prima".
Bravo Bonilli, grazie del post...la prossima volta non mi scappa (il Quay intendo :-) ).

29 Lug 2010 | ore 15:26

Bel posto, complimenti. Buone vacanze.
s.buso

29 Lug 2010 | ore 15:58

Pardon, ho dimenticato un pezzetto:
"saremmo poveri come prima", ma certamente più ricchi nel bagaglio d'esperienza gastronomica, vissuta e spirituale.
Ché io, su 100 €, mica ci sputo, nè! però ecco, in taluni casi, sono *solo* 100 €...

Salùt

29 Lug 2010 | ore 17:11

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