30
Lug 2010
ore 00:17

Spice Temple, una grande cucina cinese moderna a Sydney

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Magari un tempo sarebbe stata una fumeria d’oppio per la bella borghesia.
Viene in mente questo quando si scendono le scale che portano nell’interrato dove si trova Spice Temple, locale di cucina cinese moderna ma di alta qualità, forse il meglio che c’è a Sydney e non solo, molto buio, pieno di musica e di voci che si accavallano.
Spice Temple è nell’interrato di Rockpool Bar & Grill, stessa proprietà, piccolo pezzo di cantina in comune, anche se quella al piano superiore è una cantina strabiliante, anche visivamente, e grande senso dello spettacolo giù di sotto allo Spice Temple, senza venire meno alla grande qualità delle materie prime e dei piatti.
Kim e Enrique, lei australiana, lui spagnolo, giovani amici sempre a caccia del bello e del buono, avevano molto insistito perché andassimo in questo ristorante e alla fine, la sera prima di partire per Darwin, cioè verso tutta un’altra Australia, siamo andati a cenare lì.
Il mio angelo custode era perplesso per via del buio, dell’attesa, del rumore ma poi è andato in cucina ed è tornato con un esplicito segnale di OK.
Il mio angelo custode è ovviamente un grandissimo gourmet.
Si, perché a Spice Temple si mangia in modo fantastico e non so se sia cucina cinese cinese o che cosa, ma è grande cucina.
Quando arrivi il dubbio che ti abbiano mandato in un altro tipo di locale ti viene perché scendi le scale e arrivi in una reception buia e rumorosa e ti mettono ad aspettare al bar in attesa del tavolo prenotato.
Quelli del bar preparano i cocktail per tutta la sala ed è uno spettacolo vederli in azione e vedere quanto bevono gli australiani senza l’accompagnamento di una nocciolina, delle olive o di qualcosa da sgranocchiare.
Loro bevono e noi sorseggiamo lentamente il nostro Pinot Gris Alsaziano guardando loro che bevono.
Il nostro tavolo si libera presto e veniamo accompagnati a sedere e siamo tra due tavolate molto rumorose ma il cameriere è gentilissimo e ripete un paio di volte perché non riusciamo a sentirlo.
Nel menù c’è una premessa che dice: siete in un moderno ristorante cinese, noi rendiamo omaggio e ci ispiriamo alle cucine dello Sichuan, Yunnan, Hunan, Jangxi, Guangxi e Xinjiang.
Ordiniamo un’anatra brasata con tofu, castagne secche e piccoli porri e un piatto dello Yunnan in stile moderno che è un hot pot di funghi shiitake freschi, ostriche, enoki e altri funghi selvatici cinesi.
Il commento sintetico è: da sballo.
Il commento colto, con l’angelone custode che sbavava, è che i due piatti avevano una cottura perfetta, una materia prima, questa si da sballo, perché i fornitori di Spice Temple sono piccoli produttori con tanto di nome e cognome sul menù, e una presentazione spettacolare specie per l’hot pot di funghi.


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Il tavolo è piccolo e dopo avere servito l’anatra, veramente tra le più buone mai mangiate, arriva un cameriere e sposta ciotole e bicchieri, mette sul tavolo un fornello, sopra c’è una pentola di ceramica già calda e sopra il piatto con i funghi freschi da cuocere.
I funghi vengono lentamente e con grande cura cotti davanti a noi dal boss direttamente e poi si inizia ad assaggiare il piatto, che ha una base liquida di accompagnamento molto piccante e risulta subito, dal primo assaggio con le bacchette e dalla prima cucchiaiata di brodo, un piatto che esigerebbe una danza attorno al tavolo per la bontà assoluta ma anche per il piccante da respirazione artificiale.
E del resto non poteva essere una sorpresa perché nel menù i piatti piccanti sono scritti in rosso e l'Hot pot of fresh shiitake... era scritto in un rosso acceso.
Beviamo un Grenache Redon Lirac 2007 che va giù come fosse acqua, è assolutamente piacevole, il fatto è che il solco lasciato nelle papille dei funghi piccanti, caldi e saporiti è come un vortice.
Il conto: $ 167,00 e un 10% di mancia, con il cibo quotato $ 66,00 e il vino $ 101,00.
Si torna in albergo felici, non piove, non fa freddo e domani è un altro giorno.
Si vola a Darwin, alle soglie dell’Asia.


Foto S. Bonilli




commenti 7

Molto molto gustoso...
Mi fa ripensare all'Hakkasan di Londra, che non posso non consigliarle...
http://www.hakkasan.com/
Buone ferie!

30 Lug 2010 | ore 12:58

Speriamo che nella terra madre da cui queste pietanze prendono spunto e ispirazione, si mangi altrettanto bene...!!!
Lei ci è mai stato, direttore (proprio proprio in Cina intendo dire!)?? Mi sa dare qualche tipo di conforto in ambito culinario??

30 Lug 2010 | ore 13:41

Valeria, la cucina cinese - con tutte le varie forme regionali che la compongono - è una delle culture gastronomiche più interessanti e per certi versi paragonabili a quella italiana. Non prendere come riferimento il 99% dei ristoranti cinesi presenti da noi. Quelli non hanno niente a che fare con la cucina cinese. Per fare un esempio preciso, la cucina cinese in italia è come la cucina italiana negli Stati Uniti: spesso non è uno specchio di quello che succede in patria e i "ristoratori" che l'hanno impiantata - in entrambi i casi - sono immigrati che nelle loro terre facevano lavori totalmente differenti.

30 Lug 2010 | ore 15:55

Quoto il post di Fabio Fassone. Io faccio il cuoco e l'esperienza gastronomica che ho vissuto recentemente a Pechino è una delle più complete, complesse ed interessanti mai provate. Ci sono diverse decine di ristoranti che propongono fantastiche cucine delle diverse regioni della Cina. Spettacolari,sia da un punto di vista visivo, che come esperienze sensoriali. Si può partire mettendo in conto la certezza di una grande soddisfazione.
saluti.

31 Lug 2010 | ore 02:52

le foto però sono un po'... luciferine! :-)
stanchezza? fuso? funghi??

31 Lug 2010 | ore 09:05

ristorante molto buio, come per altro è scritto "chiaramente" nel post :-))

31 Lug 2010 | ore 09:56

Sarà anche buio ma sti piatti mi farebbero scappare dal ristorante.

31 Lug 2010 | ore 13:44

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a cura di Stefano Bonilli


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Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...


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