29
Ago 2010
ore 12:17

Bar con cucina a Schiazzano

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Quando giro in auto alla ricerca di qualche trattoria sconosciuta ho sempre in mente alcune pagine di Hemingway che descrivono piccole osterie spagnole in sperduti paesi assolati.
Così quando verso le 13 siamo arrivati a Schiazzano, un pugno di case e una chiesa tra Sant'Agata e Massa Lubrense, ho pensato che l'accostamento letterario ci stava tutto.
Nella piccola piazza accanto alla chiesa, dominata da un bel balcone fiorito, c'erano gli alimentari, con bar, pizzeria e ristorante motivo del nostro tour per le stradine della Penisola Sorrentina.

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Eravamo i soli clienti e abbiamo mangiato nei tavoli sulla piazza, all'ombra, al fresco, in un luogo abbastanza fuori dal tempo.

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Certo, se qui ci venite il fine settimana o la sera non vi riconoscerete in questa descrizione perché all'interno e al piano di sotto ci sono i tavoli di una pizzeria di media grandezza e la gente riempe il locale e fa la fila.
Ma alle 13 del 26 agosto Da Francesco a Schiazzano c'eravamo solo noi e ci siamo molto divertiti, gastronomicamente parlando.

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Il fuoco di fila degli antipasti ci ha messo a posto lo stomaco e la vista perché la signora e la ragazza che hanno iniziato a servirci, uscivano ogni pochi minuti con un piatto di portata e così ha aperto le danze una treccia alla piastra avvolta da prosciutto ma il piatto non è stato, diciamo così, memorabile.
Poi sono arrivate le palline fritte di zucca e formaggio e allora si è iniziato a ragionare perché tutti le hanno finite in pochi bocconi.

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Il piatto di crocchette e arancini ha subito la stessa sorte, partenza lanciata che ha richiesto di rifiatare un attimo.
La signora si è ripresentata con un piattone di calamaretti spillo e zucchine fritte che noi commensali abbiamo spiluzzicato usando le mani e alternando la nostra attenzione tra questo piatto e i primi piatti nel frattempo arrivati in tavola, i ravioli aragosta e agrumi, i ravioli formaggio e pomodoro, i ravioli ai frutti di mare e i miei paccheri con pomodoro e ricciola.

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Il mio piatto era congegnato in modo che il condimento me lo sarei terminato io spezzettando con la forchetta la ricciola che era a bordo piatto.
Una vera goduria.
E chi ha saltato il primo ha mangiato il trancio di ricciola senza paccheri, peggio per lui.
Chiusura con un bel piatto di frutta fresca e il pensiero che ci vuole poco per godere il paesaggio e il cibo di questo paese.

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E quel poco consiste in un conto in 5 persone di € 121,50 e nella voglia di girare e scoprire il proprio territorio cosa che io ho potuto fare grazie a un amico che il territorio lo ha battuto con curiosità in questi anni e ci ha portato a scoprire Schiazzano, un pugno di case con chiesa, tra Massa Lubrense e Sant'Agata.

Da Francesco
Schiazzano
Massa Lubrense
Tel 081 808 1003

FOTO S. BONILLI

commenti 18

Che boccate di aria fresca sono queste recensioni dove c'è sempre un racconto fotografico bello e stimolante e un vero racconto dei luoghi, dei piatti e del clima che vale la lettura.
Spero ce ne saranno sempre di più perché il panorama dei blog mi sembra ormai bloccato tra ricette e gossip.

29 Ago 2010 | ore 13:11

Mai come in questo momento di crisi, i tuoi consigli eno-gastronomici sono più apprezzati........ e vedere le foto di piatti tanto soavemente cucinati non fanno altro che invitarci a fare un week end di fine estate di tipo mangereccio-culturale.........spero che in futuro il tuo blog ci proporrà maggiori consigli a proposito......

29 Ago 2010 | ore 15:22

Complimenti Direttore. Hai descritto tutto con il gusto della scoperta. E' così che dovremmo sempre fare.
... ti immagino a fare foto bloggarole in questo sito, cioè da Francesco a Schiazzano, così vero, così ruspante.

29 Ago 2010 | ore 16:54

questa recensione invece mi piace, è il racconto di un ristorante dove noi persone normali possiamo andare e quindi applaudo per quanto fischiavo contro recensioni di posti lussuosi come il san pietro.
basta lussi e fighetteria, piatti veri e posti ruspanti.

29 Ago 2010 | ore 17:32

Ma perchè sei rientrato a Roma? E' un vero piacere leggere queste recensioni, spero che tu riparta presto :-))

29 Ago 2010 | ore 19:02

Hermes, secondo me anche negli altri ristoranti noi persone normali possiamo entrare. Magari meno frequentemente che in altri ma sicuramente l'ingresso non ci è precluso. Certo dovremo rinunciare ad altro, ma se vogliamo ci entriamo qualche volta l'anno.
.
Ciao
.
p.s. scusi, ma i piatti del San Pietro non sono veri ? Mah !!!
.

29 Ago 2010 | ore 19:58

in che senso non sono veri?
sono verissimi e fotogrofati la mattina dopo una grande cena dove si erano mangiati altri piatti impossibili da fotografare per via della luce e del ristorante pieno.

29 Ago 2010 | ore 20:17

Se c'è una cosa che Bonilli non ha mai fatto è limitarsi ad un solo tipo di locale. Su Internet e su carta l'ho visto parlare di posti lussuosissimi, lussuosi, medi, normali, bettole, tavole calde. Di tutto insomma.
Bonilli, gastronomicamente parlando, è malato di curiosità come ben pochi scrittori di cose mangerecce. E va bene così
Certo, sarebbe bello se anche i lettori avessero la stessa curiosità e apertura mentale. E comunque sarebbe altrettanto bello se chi questa curiosità non ce l'ha, non intervenisse puntualmente a dare del deficiente a chi ha gusti diversi dai suoi
A me piace leggere sia il racconto sul San Pietro sia quello su Da Francesco. Poi posso decidere, in tutta libertà, se andare in tutti e due, solo in uno o in nessuno dei due. Dov'è il problema? L'importante è che venga informato, poi farò le mie scelte
Si deve parlare solo di posti low cost? E perché mai? A una rivista di turismo chiediamo di parlare solo dei lidi di Torvajanica e non delle Maldive? Una rivista di motori deve parlare solo di utilitarie e non di Bmw?

29 Ago 2010 | ore 21:24

voi avete sempre fastidio quando interviene uno qualunque che dice la sua opinione. invece che allargare la discussione preferite stare sempre tra di voi e io sarei di destra perché trovo che siete fighetti e al san pietro non ci vado.
ma fatemi il favore, io sono quel che mi pare ma sul mangiare ho le mie idee molto chiare.

29 Ago 2010 | ore 21:51

Condivido tutto Antonio.
E aggiungo che succede la stessa cosa quando a uno o più articoli su ristoranti con cucine innovative ne segue uno su un locale di cucina tradizionale. "Ma come Direttore ieri parlava di polverine e oggi parla di tortellini. Si decida".
Hai ragione è la curiosità il motore di questa come di ogni altra passione. Il Direttore ha avuto la bravura e la fortuna (un pizzico almeno?) di trasformare la propria passione in un lavoro.
E questa è una cosa di cui alcuni, si spera pochi, non si fanno una ragione: c'è anche chi si diverte lavorando, chi è in grado di amare il proprio lavoro anche se (o proprio perchè) assume forme diverse ogni giorno.
Il lavoro è noia, è ripetitività, è aria pesante e desiderio di fuga, si può mai tollerare che qualcuno si diverta? A proposito Direttore, ma almeno stavolta ha pagato? :-)

30 Ago 2010 | ore 03:57

Se c’è una coerenza incontestabile nel lavoro di Bonilli quella è nel senso del viaggio privo di frontiere, e nel racconto di questo viaggio; il viaggiatore non si ferma di fronte a nulla, e noto o ignoto, periferia e centro sono per lui idee prive di ogni interesse, informi prima che il suo racconto gli abbia dato una qualche sostanza. Oggi mi pare l’unico modo in cui questo mondo in crisi possa ritrovare la sua linfa, e rimanere in vita: essere goduto e ben raccontato.
Il cibo è un’avventura che ci attende dietro ogni angolo; un’avventura che si condivide sempre con gli altri. Una vera arte degli incontri.
Un saluto affettuoso a Stefano e al suo splendido "caddie".
Claudio

30 Ago 2010 | ore 10:51

fabio spada e antonio scuteri lecchini del capo!
dormite preoccupati.
poi, pirzunalmente, devo dire che ambo le recensioni (ristorante di lusso e buchetto) mi hanno messo voglia.
appena mi viene bene ci vado.

30 Ago 2010 | ore 17:16

scusate il fuori tema, ma guardando le tante foto in giro per i blog di “piattoni di calamaretti spillo” sempre più micro e avannotti vari, mi chiedo come hanno recepito e quanto rispettano i ristoratori il Regolamento del Meditarraneo che vieta la pesca di specie sotto una determinata taglia? Soprattutto il cliente può tranquillamente continuare a consumare, senza sentirsi fuorilegge: seppie, calamaretti, telline, bianchetti, rossetti, latterini e frittura di paranza?
cordialità
alberto

30 Ago 2010 | ore 18:48

Non e' scritto che sono freschi i calamaretti, saranno stati pescati il giorno prima del divieto e poi congelati :-)

30 Ago 2010 | ore 19:25

Ottimo suggerimento. Conto di farci un salto a settembre sperando in una conferma del giudizio lusinghiero espresso

02 Set 2010 | ore 10:01

"Da Francesco" è un posto che conosco benissimo, ogni volta che vado a Sorrento ci vado a mangiare la pizza, facendola prima precedere dall'immancabile fritto misto all'italiana e le palline di zucca:porzioni abbondanti e impanatura asciuttissima, perfetta.
Personalmente poi io trovo fantastica sta cosa che per scendere giù nella sala si possa passare per l'alimentari, che anche alle 9 del Sabato sera d'Agosto è aperto con immancabile bambino appoggiato al bancone.:)
Onore quindi ar Capoccetta che mi ha fatto conoscere questo posto di cui parlo sempre quando torno a Roma (tra lo scetticismo generale devo dire). :-D

28 Ott 2010 | ore 15:52

visto che conosci il posto prova anche la pizzeria\ ristorante l'antico Scantinato, tradizione semplicita' e buona tavola . www.anticoscantinato.it

10 Dic 2011 | ore 15:59

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a cura di Stefano Bonilli

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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".

Fagioli_cotiche.jpg Revisionismo gastronomico

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