07
Set 2010
ore 23:06
ore 23:06
Cook it Raw in Lapponia, terzo giorno

Renè Redzepi e Daniel Patterson selezionano erbe, muschi e bacche
Un risotto in Lapponia si deve essere visto poche volte e così un antipasto preparato da Barbot, chef dell'Astrance di Parigi, tre stelle Michelin.

In alto Claude Bosi (sinistra) Massimo Bottura e Pascal Barbot (destra). Poi gli ingredienti del piatto di Pascal Barbot osservato da Albert Adrià mentre prepara
Nell'immagine che apre questo post vedete quello che è stato il Cook it Row: Redzepi e Patterson puliscono e selezionano le erbe raccolte nel bosco aiutati da alcune giornaliste.
Il piatto serale sarà una delle meraviglie della cena.
Stare insieme, scambiare opinioni, improvvisare, creare piatti unici che mai più verranno rifatti utilizzando solo materie prime del luogo, ecco il vero spirito di questa manifestazione nuova, made Alessandro Porcelli & Andrea Petrini.

Sopra l'allestimento del piatto di Pascal Barbot e Massimo Bottura e sotto lingua di alce
Bottura, per esempio, ha applicato le tecniche della cottura a bassa temperatura alla lingua di alce e tutto questo lo ha fatto mettendo le sue attrezzature di fortuna nel bagno della sua stanza per 24 ore con un risultato concretizzatosi nel piatto poi eseguito da Pascal Barbot.

Fasi di preparazione del risotto: Massimo Bottura con una lingua in mano, mentre asciuga i funghi con il phon, gioca col sifone e poi Yocji che mescola il riso.
Dicevamo che un risotto in Lapponia, preparato da un cuoco italiano, non è molto frequente ma questo era un non-risotto, un'operazione di rimandi al territorio che ci ospitava con la mantecatura eseguita con una crema di latte di alce e yogurt, i funghi, il pesce e le erbe alla base del piatto e sopra, a coprire il tutto, una spuma - il sifone, si, proprio il sifone con la spuma messa da Albert Adrià - ricavata da un'infusione di latte di renna, aglio, muschi, pino ed erbe.

Le erbe, i funghi asciugati col phon e tagliati, l'allestimento del piatto e alla fine il risotto non risotto di Massimo Bottura.
E poi una zuppa di funghi e barbabietola, spettacolosa, preparata da
Petter Nilsson del ristorante La Gazzetta di Parigi insieme con Inaki, lo
chef dello Chateaubriand, uno dei locali più di moda della capitale
francese.

In alto si fa il punto: Bottura, Barbot e Yoji Tokuyoshi aiuto di Bottura. Poi ci sono Petter Nilsson, a sinistra, e Inaki. Qui sopra il loro piatto.
La zuppa di Nilsson e Inaki era estremamente coinvolgente per chi li aveva visti la mattina raccogliere con grande cura erbe e radici e nel pomeriggio lavorare alla preparazione.
Un piatto elegante, dai sapori netti e che rimanevano a lungo nelle papille e bello a vedersi.
Un piatto unico, fatto una sera per una cena a Levi, in Lapponia, oltre il circolo polare artico e che non verrà più ripetuto.

Sopra Petter Nilsson mentre prepara la sua zuppa e sotto il piatto con le radici di Fredrick Andersson e Magnus Nilson.
E poi l'uso delle radici per una composizione essenziale del duo scandinavo Andersson-Nilson che ha estesiato gli amanti del genere e incuriosito tutti perché sapori e consistenze erano un'alchimia perfetta in un piatto che nulla concedeva all'usuale.

In alto si fa il punto: Bottura, Barbot e Yoji Tokuyoshi aiuto di Bottura. Poi ci sono Petter Nilsson, a sinistra, e Inaki. Qui sopra il loro piatto.
La zuppa di Nilsson e Inaki era estremamente coinvolgente per chi li aveva visti la mattina raccogliere con grande cura erbe e radici e nel pomeriggio lavorare alla preparazione.
Un piatto elegante, dai sapori netti e che rimanevano a lungo nelle papille e bello a vedersi.
Un piatto unico, fatto una sera per una cena a Levi, in Lapponia, oltre il circolo polare artico e che non verrà più ripetuto.

Sopra Petter Nilsson mentre prepara la sua zuppa e sotto il piatto con le radici di Fredrick Andersson e Magnus Nilson.
E poi l'uso delle radici per una composizione essenziale del duo scandinavo Andersson-Nilson che ha estesiato gli amanti del genere e incuriosito tutti perché sapori e consistenze erano un'alchimia perfetta in un piatto che nulla concedeva all'usuale.

Sopra lingua di alce su uova di pesce, erbe e carbone vegetale, piatto di Bottura e Barbot. Al centro il gelato di Albert Adrià e poi la discussione alla fine della cena.
Cook it Raw è talmente unico, nuovo, diverso, in contrapposizione a tutte le altre manifestazioni che sono ormai come le sfilate di moda: un cuoco va sul palco, fa il suo piatto, usa tutte le tecnologie della cucina e della comunicazione, applausi, avanti il prossimo.
Certo, le sfilate di moda non vanno abolite e neppure i congressi e convegni gastronomici ma mettere insieme cuochi di fama un po' da tutto il mondo e farli cucinare in modo diverso, in un clima diverso, un piccolo mondo fatto da una cinquantina di persone tra cuochi e giornalisti che si trasferisce in un luogo dove la natura la fa da padrona, è un'esperienza totalizzante.
Certo, le sfilate di moda non vanno abolite e neppure i congressi e convegni gastronomici ma mettere insieme cuochi di fama un po' da tutto il mondo e farli cucinare in modo diverso, in un clima diverso, un piccolo mondo fatto da una cinquantina di persone tra cuochi e giornalisti che si trasferisce in un luogo dove la natura la fa da padrona, è un'esperienza totalizzante.

Invece non mi è piaciuto l'appuntamento del mattino, un appuntamento con la morte di una piccola alce che io non ho voluto vedere nè seguire e che si intuisce dalle foto degli addetti.
Sembra ipocrita, dopo avere parlato della lingua di alce, ma a me faceva impressione vedere gente scesa da un pulman armata di macchine fotografiche mettersi lì in posa a seguire l'esecuzione dell'animale essendo già appesa una bestia di grosse dimensioni abbattuta poco prima.

Magari da questi racconti qualcuno, ingannato dalle parole, può pensare che fossimo al freddo per via dell'essere noi a 180 chilometri sopra il circolo polare artico..
Se si esclude il primo giorno, con una Helsinki che ci ha accolto con pioggia e 6 gradi di temperatura, abbiamo avuto tempo grigio ma anche sole, mai freddo e un ambiente circostante di grande fascino.
Certo, quando ci si mette in strada e per chilometri non si vede una casa o una macchina si ha un po' di nostalgia del traffico di Roma.
Sembra una bestemmia ma non deve essere un caso se questo paese è in testa alle statistiche dei suicidi.
Troppa natura?
FOTO S. BONILLI







Buon Giorno Stefano e complimenti per il reportage.
Mi piacciono queste notizie che tramite il tuo scrivere ed il tuo fotografare, mi arrivano dalla Lapponia... Dal momento che ogni Chef anche se tri-stellato è sempre e primariamente un cuoco, capisce gli altri e si interfaccia volentieri con essi alla pari. Un bravo cuoco non è mai invidioso di una altro, casomai lo studia e cerca di capirlo.. ( in una tua foto hai immortalato questo momento nell'espressione di Albert Adrià, attento come un allievo che segue il maestro pur essendo anch'egli un maestro).
Ecco questo essere cuochi e far cucina mi piace, in luce naturale non sotto i riflettori. Grazie e buon lavoro di nuovo.
Per come la vedo io, senza dubbio la cena del decennio. Esagero? Forse si, ma non credo che un'operazione del genere si possa ripetere facilmente. Mi piacerebbe sapere come e quando è nata l'idea. Sai, riunire grandi cuochi per una, due cene ci può stare. Riunirli per cene improvvisate, ancora si. Ma in LAPPONIA??!!! Deve essere stato da brividi, una gioia, un'emozione per tutti quegli chef avere a che a fare con materie, proteine tutte nuove. Stupendo, non riesco ad aggiugere altro.
non potevi regalarci un reportage più bello. Splendide foto e descrizioni "sentite". Se chiudo gli occhi mi pare di essere li. Grazie di cuore.
bellissimo reportage , bellissima manifestazione, e tanta invidia:-))
bello poter vivere un'esperienza simile a contatto della natura .
Una delle poche cose originali viste da anni.
Come era per gli articoli sul GR, Andrea Petrini non si smentisce mai, bellissima idea
Grazie per tutto, foto e racconto.
E da sottolineare ancora una volta anche la passione e le capacità organizzative di Alessandro Porcelli, che ho avuto il piacere di conoscere a Copenhagen e a Torino
Invida, invidia e... ancora invidia.
E' vero. Alessandro Porcelli insieme a Redzepi (permettetemi l'ordine di comparizione, ma essendo io di"matrice organizzativa" mi piace pensare che un maestro senza il suo braccio destro poco potrebbe fare :-) sta facendo un lavoro incredibile di promozione della cucina scandinava. Bravo Alessandro, ricordo sempre con nostalgia e gioia immensa il nostro viaggio nella neve alla ricerca della miglior anguilla affumicata! Bellissimo reportage.
Caro Direttore,
Credo invece che tu da buon giornalista, come se fossi in una zona di guerra, avresti dovuto documentare fotograficamente il massacro e l'esecuzione della piccola alce, così avresti fatto aprire gli occhi a un po' dei tuoi lettori.
Io sono un appassionato di Scandinavia e di gastronomia nordica. Sono da quelle parti almeno una volta all'anno e sono stato anche in Lapponia, più a Nord di dove eravate voi. Sono anche un cliente e un estimatore di molti dei cuochi che erano presenti a questo viaggio. Questo tipo di esperienza del Cook it Row é da quanto vedo dai tuoi reportages, sicuramente qualcosa di complessivamente interessante, soprattutto per quanto ci insegna sul gran numero di specie vegetali e fungine commestibili che si possono trovare in quelle regioni.
Sono rimasto però allibito dal racconto dell'inutile esecuzione della piccola alce, così come quando Marchi nel suo blog parla di "brodo di orso"!!
C'é da essere un po' inquieti per il fatto che alcuni fra i migliori chefs del mondo possano pensare di cucinare nel 2010 delle ricette a base di orso, una specie protetta, ignorando oltretutto che l'uomo dopo l'evoluzione biologica ha anche avuto decine di migliaia di anni di evoluzione culturale. Spero che se ne rendano conto perché altrimenti sarebbe un brutto colpo per la loro credibilità anche mediatica e per la loro attendibilità culturale (che dovrebbe andare di pari passo con quella gastronomica).
Io evito di guardare anche la signora in cascina che tira il collo alla gallina perché mi fa impressione - quindi avrei evitato ugualmente di vedere l'alce.
Però se in quelle terre inospitali ci sono alci ed orsi ed è consentito (e regolamentato) mangiarli anche oggi...non vedo perché in un evento inusuale che si riallaccia alle più antiche tradizioni gli chef che hanno partecipato alla sfida dovrebbero perdere credibilità.
Non erano mica bracconieri!
Lo spaevo che il brodo d'orso avrebbe fatto ''scandalo'', ma lassù (ma vale anche per la Slovenia dove Kavcic lo serve tranquillamente) è successo che, a fuoria di proteggerlo, si è riprodotto a tal punto da essere diventato un problema per l'uomo e certe sue attività anche nel sud della Finlandia, visto che l'orso non conosce la geografia e va dove lo porta la fame.
Morale: esiste la caccia selettiva, ogni anno gli esperti stabiliscono una quota e a quella ci si attiene (vale per tantissime specie che possiamo serenamente ammazzare, tanto non richiamano Yoghi, Bambi o Babbo natale). poi sarebbe idiota non consumare quelle carni. Non è che nei 4 giorni di Cook it raw i cuochi giravano come dei Rambo assetati di sangue. Hanno chiesto di utilizzare le carni tipiche lapponi che non sono di gallina, coniglio o manzo e quelle hanno avuto, renna, lepre, orso...
la verità è che la caccia selettiva ha una ragione di esistere, anche nel bene dell'orso
oloap
Caro Marchi,
Ti ringrazio per il tuo intervento.
Ti rispondo per punti.
1) Quando parlo di evoluzione culturale mi riferisco anche al fatto che alcune specie selvatiche che erano cacciate dall'uomo preistorico (al cui tempo c'era addirittura il culto dell'orso, perché l'uomo aveva una certa forma di rispetto sacrale verso il grande animale che pure uccideva), con la successiva evoluzione culturale sono state considerate non più specie da caccia, al pari degli animali come cane e gatto che sono stati addomesticati, così come un altro animale di cui pure si trovano carni in commercio, il cavallo, ma che la maggior parte della popolazione non si sognerebbe nemmeno lontanamente di mangiare. La specie umana ha già fatto le sue scelte in termini alimentari: alcune specie le mangia, altre no, con l'eccezione di una parte infinitesima della popolazione che invece mangia anche altre specie. E' chiaro che é una scelta, ma é una scelta che ha le stesse motivazioni e gli stessi fondamenti del fatto che noi umani non mangiamo altri esseri umani (anche qui con l'eccezione di alcuni fenomeni di cannibalismo che sono stati documentati).
Quindi se alcuni grandi chef decidono consapevolmente di cucinare l'orso sanno a quali rischi vanno incontro. Il rischio é chiaramente quello della riprovazione e della perdita di credibilità.
2) Il punto più importante però é quello della conservazione delle specie.
Secondo il gruppo di ricerca sui grandi carnivori finlandesi dell'Università di Oulu, l'orso bruno, che é il più grande mammifero terrestre in Europa, é presente in Finlandia in un numero compreso fra gli 800 e i 900 individui ed é diffuso in tutto il paese ma soprattutto nel Sud-Est, cioé nelle regioni che confinano con la Russia. Dal punto di vista genetico devono essere ancora fatti studi più approfonditi per chiarire se più sottopopolazioni sono presenti, il cui fatto implica ovviamente diversi approcci di conservazione. Quel che é certo é che l'orso bruno in Finlandia gioca un ruolo molto importante perché connette e unisce due grandi popolazioni di orsi bruni, quella russa (circa 30000 individui) e quella svedese (circa 3200 individui), con l'aggiunta della piccola popolazione norvegese di circa 120 orsi. Quindi di fatto la Finlandia é un importante corridoio per la preservazione della specie Ursus arctos. I criteri per decidere eventuali abbattimenti di orsi non possono quindi essere decisi solo perché gli orsi si spostano troppo ed entrano nelle fattorie, ma vanno decisi in base a criteri puramente scientifici di preservazione ed equilibrio della specie. Vi ricordate come finì tre anni fa con l'orso "italiano" (in realtà era sloveno) che girò tutte le Alpi fino ad arrivare in Germania dove venne abbattuto con un gesto scriteriato dai bavaresi? Ovviamente dipende dalle autorità nazionali finlandesi se decidere in base ai dati scientifici dei ricercatori o se decidere solo in base agli umori della popolazione. Teniamo anche presente che vanno rispettate anche le normative europee e i trattati internazionali sulla protezione delle specie, ma come sappiamo molti paesi non le rispettano e le aggirano, vedi la Norvegia con le balene.
In conclusione, l'equilibrio fra una specie animale e gli insediamenti umani é un problema di ordine pratico ma é diverso dalla conservazione e preservazione della specie in quanto tale, che deve essere fatta secondo criteri puramente scientifici. Non sarà per caso che sono gli esseri umani a essersi espansi troppo e non l'orso?
l'orso non é il più grande mammifero terrestre europeo. pardon.
Non solo concordo totalmente con Alessandro, ma sinceramente tutto l'evento mi sembra un po' ridicolo. Ma sono anche curioso e mi piacerebbe che mi venisse spiegato cosa ha a che fare tutta questa esibizione di muscoli con la cultura del cibo.
Quali muscoli? Quelli usati per prendere le radici dai prati e le bacche nel bosco?
"Sembra una bestemmia ma non deve essere un caso se questo paese è in testa alle statistiche dei suicidi.
Troppa natura?"
No. Troppo e pessimo alcol e cucina da sussistenza. Senza contare il clima, che non ne ha colpa. Se poi adesso ci vanno anche scef randagi freelance (sinonimo di disoccupati) penso che i suicidi aumenteranno. Lasciate in pace i finlandesi!
E chi sarebbero i randagi freelance? Barbot, Inaki o Redzepi?
Ma di cosa parliamo?
"E chi sarebbero i randagi freelance?"
Orson, penso che tu sappia molto bene di chi parliamo, vero? C'è un limite all'ipocrisia fyghetta. E tre Uominini di Similaun che giocano alle Vecchie Marmotte nell'Ostile Estremo Nord (però in agosto, e riscaldamento centrale garantito comunque) fa solo compassione. Mah! Chissà se la famiglia è a conoscenza di questa loro criptica devianza; dovrebbero provvedere. A meno che non siano complici.
Ma quando vedi questi sceffff (???) che con superfotocamere 6x6 digitali, più costose di un appartamento a Montecarlo, fotografano un'aringa possa, foto che mai nessuno pubblicherà perchè si sente l'odore anche via Internet, il patetico cede all'irritazione.
Capisco, da non più giovane ex disoccupato anch'io, che bonilli "tiene famiglia" e casshàdaffàpemmagnà. Ma un po' di umano pudore no, eh! Te lo do io il ragù di felce e mirtillo, col palpireu vuoto.
Io penso, leggendo le righe di questo signore, che non conosco, dedicate a Cookitraw, che non abbia capito un'acca di quello che voleva essere ed è stata la manifestazione.
Però continua a scrivere e ad insultare, in particolare bonilli, per un antico rancore o feroce antipatia e il tutto lascia un'impressione desolante.
Ma questo stucchi chi è???
Un individuo disturbato :-))
Penso che la peggiore "ipocrisia fyghetta" sia quella di chi ritiene che uno chef debba essere un vecchio panzone rintanato nella sua cucina e chiuso al mondo (e senza macchina fotografica, per carità, non la sa usare e costa troppo).
Se, poi, il "randagi freelance" non si riferiva agli chef, mancava almeno una virgola (altrimenti si prega di circostanziare chi fosse lo chef disoccupato lì, dove si trovavano i migliori autori di cucina contemporanea di oggi. Tema che può anche non interessare, ma ci si chiede allora perché uno debba intervenire, malamente, su un blog come questo)
L'orso in Finlandia è reperibile anche in zuppe inscatolate con la panna e altri ingredienti. Non mi sembra che lassù ci sia tutta questa "riprovazione".
Che figata. Posso portarvi le borse l'anno prossimo? Complimenti per aver capito che QUESTE sono le cose importanti per lo scenario futuro della cucina.
Ciao Stefano,
Belissimo il tuo blog! La nostra 'esperienza raw' non ed ancora finita(ma sarà mai?).
abbracci
Luciana
Anche in molti paesi del mondo non c'é riprovazione per la lapidazione delle donne e per l'impiccagione degli omosessuali. Speriamo non divenga un modello da seguire anche da noi. Cerchiamo di batterci per elevare gli standards di civiltà nel mondo, non per abbassarli, sia per quanto riguarda la specie animale Homo sapiens che per quanto riguarda le altre specie animali. Non é che se un paese ha tradizioni crudeli e becere, tipo la corrida, non é affare nostro. Lo é, tanto più che la Spagna fa parte dell'Unione Europea. Così come é affar nostro occuparci del perché alcune nazioni, con la scusa della ricerca scientifica (é ormai acclarato che nel caso di Giappone e Norvegia la ricerca scientifica é un pretesto), ammazzino le balene che sono una specie protetta. Oppure come altre nazioni consentano la caccia all'orso (fatte salve le considerazioni che faceva Marchi sui colloqui che ha avuto in Finlandia sulla gestione della fauna, ovviamente da verificare sul campo con esperti indipendenti). Così come é ovviamente affar nostro occuparci della devastazione ambientale, dell'abusivismo e della distruzione del paesaggio e della fauna del nostro paese, che purtroppo in questa brutta classifica, non é secondo a nessuno.