30
Set 2010
ore 17:17

Invasioni barbariche in cucina

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L'1 ottobre partecipo alla trasmissione Le invasioni barbariche, condotta da Daria Bignardi, ritornata su La 7 dopo l'infelice parentesi di Rai2.
Partecipo perché ha incuriosito una mia recensione del libro di Benedetta Parodi, Cotto e mangiato, pubblicata sul paperogiallo e nella quale criticavo chi la sfotteva, nella fattispecie Pierangelo Buttafuoco e un suo articolo sul Foglio.
Certo, il titolo del paperogiallo di quel giorno era di quelli da far pensare o a una sfottitura o alla Kultura: - Da Il crudo e il cotto, Levi Strauss a Cotto e mangiato, Parodi.
Ma nella sostanza l'intervento viaggiava più terra, terra ed affrontava il modo di parlare di un libro di cucina, non mi andava il tono di sufficienza usato nei confronti di un'autrice che, allora aveva venduto 400mila copie, oggi credo sia sulle 800mila, se non di più.
Il traino della trasmissione televisiva che la Parodi presenta e anima ogni giorno all'interno di Studioaperto, il Tg delle 12,25 di Italia 1, non credo che basti a spiegare questo successo altrimenti anche la Clerici avrebbe venduto delle milionate di copie dei libri (che non scrive lei) con le ricette della Prova del cuoco, la trasmissione in onda ogni giorno in fine mattinata su Rai1.
Forse la spiegazione più semplice e lineare è che Benedetta Parodi - che conduceva il Tg, abbandonato, appunto, per cucinare in video - è immediata, semplice, disinvolta, non se la tira proprio, e dalla cucina di casa sua, dove vengono fatte le riprese - geni del risparmio quelli di Mediaset - arriva alle cucine e al cuore di migliaia di donne alle prese col pranzo, i conti, la famiglia e il poco tempo.

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Molti amici mi hanno guardato con stupore quando ho detto che sarei stato il paladino della Parodi versus Bigazzi, che dovrebbe essere lo stroncatore di Cotto e mangiato.
Altri hanno dato giudizi definitivi e negativi sul libro e le ricette anche se ho scoperto che vari fra loro non avevano visto nè il libro nè la trasmissione.
La spaccatura che c'è nel mondo della cucina tra il grande pubblico , individuato come tradizionalista, e i cuochi e i ristoratori di grido, visti come dei pazzi che fanno piatti costosi e incomprensibili, oltre che cattivi, rende il confronto o anche solo l'avvicinamento tra le parti quasi impossibile.
E allora io, che amo Adrià e Narisawa, che sono reduce da una magnifica cena da Bottura, che ho visitato, in Italia e all'estero, molte delle cucine sbeffeggiate, che vengo spesso identificato come il classico intellettuale snob col pallino della cucina da una critica specializzata nelle banalizzazioni e non negli approfondimenti, ho deciso di interessarmi del campo nemico, che nemico non è.
Certo, parlando come uno che ha fatto l'editore per più di 20 anni devo dire che libro e foto si potevano fare molto meglio.
C'è chi mi ha detto che forse anche questa scelta antiquata ha contribuito al successo, ma io non lo credo e comunque non vado in trasmissione per dire che Cotto e mangiato è un bel libro, ma per dire a Benedetta Parodi che adesso che ha un'audience così grande ha il dovere, lei che fa solo cucina semplice e non uno show, di far avanzare di un passettino alla volta il suo pubblico, magari introducendo alcune delle nostre grandi ricette classiche, facendo quello che il Maestro Manzi ha fatto 50 anni fa con la lingua italiana insegnata attraverso la televisione.
E poi provi ogni tanto a visitare anche il campo nemico, che nemico non è. 

commenti 51

Sono perplessa, mi si scompagina il mondo, vorrà dire che guarderò la trasmissione...

30 Set 2010 | ore 17:32

Accidenti, mi sembra veramente eccessivo questo atteggiamento, ma forse proprio perché molti hanno come te questi pregiudizi faccio bene ad andare.
Sarò l'ambasciatore della buona cucina italiana :-))

30 Set 2010 | ore 17:38

Direttore, io penso che la chiave del successo della Parodi et similia,sia la semplicità. Oggi molte giovani donne non hanno alcuna esperienza in cucina. Sono le figlie che, nella maggioparte dei casi, non hanno mai visto le madri fare biscotti e pasta fatta in casa, che non hanno la benchè minima manualità. La Parodi propone una cucina alla portata di tutti e quindi ricette accessibili a chiunque... per tutti i giorni.
C'è un grandissimo desiderio di riscoprire le ricette della nostra tradizione, magari semplificate, alleggerite, ma che mantengano inalterate le caratteristiche peculiari.
Il suo invito alla Parodi mi sembra, oltre che intelligente, anche lungimirante!
Speriamo bene...
Grazie,
Ornella

30 Set 2010 | ore 18:08

Direttore Bonilli, sono da lungo tempo un silenzioso ma entusiasta lettore del suo blog. Sono solo un modesto appassionato di enogastronomia e già farle dei complimenti sarebbe vanitoso in quanto mi arrogherei il diritto di giudicare chi da decenni si occupa di questa branca della cultura (perchè altro non è!) con entusiasmo e competenza. Questo suo post, però, mi fa uscire allo scoperto perchè secondo me riassume dei punti fermi che in molti dovremmo tener presente partendo dalla considerazione che l'enogastronomia è studio e passione e non macchinetta digitale e Acquerello. Con ciò voglio dire che, lo sforzo maggiore dei veri appassionati (il termine emotivo ritorna), in un momento in cui, come dice Lei, è chic essere gourmet, è andare oltre la civetteria della foto con Bottura e delle sempre uguali recensioni sui blog più o meno artigianali (tutti con papille che roteano, sensi che si confondono, ecc.) per interessarsi davvero ad un mondo, quello della cucina, che è innanzitutto antropologia e poi economia rurale e poi tecniche di coltivazione e botanica e quindi sapiente trasformazione delle materie prime. Tutto il contrario, quindi, di quello a cui si assiste nel panorama web e delle guide: la migliore mozzarella, il miglior pomodoro, il guanciale Tal dei tali, l'amuse bouche, le mignardises e così via. Come se la cucina fosse mero assemblaggio di "pezzi" per una schiera di Eletti (l'Acquerello è ottimo ma non ci si sente ridicoli a usarlo anche dove starebbe bene un Roma o un parboiled?) ovvero virtuosismi da ritrarre. Ora si chiederà cosa c'entri questo mio panegirico con la sua recensione? E' che la sua recensione al libro della Parodi è un bel calcio sulla bocca dello stomaco a tutti i gastro-fighetti perchè parte da un assunto: se si parla di cucina non si può prescindere da quello che fa ogni giorno la stragrande maggioranza degli italiani, che non va a cena da Bottura o da Cracco, che al negativo di carbonara preferisce quella vera e che quella rara volta che va al ristorante non porta con se la macchinetta per fotografare i piatti che ha innanzi. E questa stragrande maggioranza, per l'appunto, se proprio deve comprare un libro di cucina non ne cerca uno, bellissimo, della Phaidon, ma compra la Parodi all'autogrill. Ed il calcio alla bocca dello stomaco è anche doppio perchè è sempre per colpa dei gastro-fighetti che l'enogastronomia viene etichettata come moda dai presunti aedi della cultura "alta". Per tutto questo...Grazie Direttore!

30 Set 2010 | ore 18:44

quello delle persone che criticano un libro senza aver letto un libro, o una ricetta senza averla cucinata e' un classico.

Accade spesso anche con piatti che "suonano" male. Ho amici italiani che rifiutano di assaggiare la Chicago pizza. Perche' si chiama pizza. Quando cerco di spiegare loro che e' divina, mi guardano come se avessi detto che Berlusconi e' alto. Poi pero' quando l'assaggiano "ah, pero', ecco, io non sapevo..."

Che la Parodi diventi la Julia Child de noantri?

30 Set 2010 | ore 20:23

Sai quanti gastrofanatici mi prendono in giro perché dico che a me la Pizza chicago style (Specialmente Zachary's a Berkeley) piace un sacco? Ovviamente non l'hanno mai assaggiata.

@mario: Applausi a scena aperta!
Io il libro della Parodi l'ho comprato (all'esselunga con il 10% di sconto :-) )
Molte ricetta a mio parere mostrano varie lacune agli occhi di un gastrofanatico (e a volte anche in assoluto). Esempio: l'uso del dado. Un conto è non demonizzarlo stupidamente, ma non c'è un reale motivo di scriverlo in una ricetta, scrivi "brodo" invece. Se poi non hai tempo di farti il brodo o non ce l'hai surgelato ti arrangi. E così per altre cose che sono come il fumo negli occhi per i gastrofanatici.

Ma credo che siano anche queste "debolezze" nelle ricette che hanno portato al successo la Parodi, perché cucina come ogni massaia potrebbe cucinare (ma non sa farlo) senza sbattersi troppo a cercare ingredienti assurdi o costosi o introvabili o chic.

Credo che Stefano, più che difendere le ricette della Parodi, volesse prendersela con lo snobismo di chi non si capacita del suo successo e lo attribuisce solamente alla sua presenza in TV

30 Set 2010 | ore 20:45

il titolo la dice lunga... il direttore parla MOLTE lingue, e molto bene!

30 Set 2010 | ore 21:09

Credo sia una scelta intelligente e coraggiosa quella di andare in tv a dire che bisogna avere curiosità per libri come quello della Parodi che ha avuto un milione di lettori.
E' stupido stare chiusi nella torre d'avorio dei gourmet con la puzza sotto il naso o leggere solo i blog con ricette moderne e belle foto.
Ci sono milioni di donne e uomini che devono preparare o prepararsi da mangiare, sono curiosi ma devono essere aiutati e la Parodi ha trovato il tono giusto.

01 Ott 2010 | ore 09:34

Un post veramente sincero.
Seppure non ami lo stile della Parodi, condivido perchè la sua analisi del suo successo. Che sia "immediata, semplice, disinvolta, non se la tira proprio" è innegabile. Non mette neppure in crisi esistenziale chi si trova a cucinare a casa ogni giorni senza particolare passione. Mentre forse alcune riviste, trasmissioni e blog lo fanno, mettendo davanti agli occhi l'irraggiungibile ma bello ed ideale.
Sul passo in più che Parodi potrebbe far fare al suo pubblico...beh chi vivrà, vedrà. Una tale lungimiranza la vedo, da scettica, un po' lontana dalle mire della trasmissione che accoglie la Parodi. Sarebbe però buono e giusto che questo passo in più venga incitato nel pubblico, che forse, però, da scettica ottimista, forse il pubblico stesso sarà capace di farlo autonomamente. Autonomamente perchè la cucina quanda incomincia ad appassionare porta ad essere curiosi e a mettersi alla ricerca di nuove ricette e nuovi sapori.

01 Ott 2010 | ore 09:54

Fantastico il manifesto della gastro-maggioranza silenziosa stilato da Mario

01 Ott 2010 | ore 10:39

La Parodi non mi ispira tutta questa simpatia. Mi piaceva tanto invece "La prova del cuoco" primi tempi...ormai e' diventato un programma ridicolo. Ad ogni modo sono programmi accessibili a tutti visto che poi programmi piu' altolocati sono visibili solo sugli sky channel a pagamento. Visto che la Tv e' una bella cassa di risonanza e' normale che aiuti a vendere libri. Tra l'altro fa parte del qualunquismo comune, per quanto mi riguarda non vadoin libreria con il dictat altrui ma sfoglio, vedo e scelgo.

Ciao direttore :) mi sintonizzero' sulla bravissima Daria Bignardi .......

01 Ott 2010 | ore 11:11

Certo che se continuiamo a praticare i modi e il linguaggio della politica dei gruppi extraparlamentari applicati all'enogastronomia faremo un bel disastro.
L'anno scorso la campagna di Striscia ha fatto fare un bel salto indietro al sentire comune di milioni di persone affermando l'equazione cuoco moderno = cucina chimica = pericolo.
Forse è meglio provare a riprendere il dialogo con la "maggioranza silenziosa" :-)))

01 Ott 2010 | ore 11:12

Guarda che mica ero ironico. Mario ha veramente sintetizzato il pensiero comune, sono parole che molti dovrebbero leggere. Poi ognuno si fa la sua idea e fa le sue scelte,che possono anche non essere alternative le une con le altre, ma convivere. Anzi, per come la vedo io, la convivenza tra diversi approcci è la via migliore da praticare

01 Ott 2010 | ore 11:39

Io il libro della Parodi l'ho comprato. Sfogliandolo non avevo veramente capito quale potesse essere il motivo del suo enorme successo: le ricette sono tra il banale e la bestemmia purissima, le foto sembrano uscire dai peggiori anni '80.

La sua spiegazione, Bonilli, potrebbe essere quella giusta ("è immediata, semplice, disinvolta, non se la tira proprio"). Ci aggiungerei anche che la Parodi è un modello di donna/madre/moglie oggi vincente: è sexy, è ricca, fa un bel lavoro, è famosa e sposata con un personaggio famoso, ha una nidiata di perfetti pargoli. Insomma penso tanto che più che il suo libro sia lei a piacere.

01 Ott 2010 | ore 11:56

Gli orari delle trasmissioni di cucina sono incompatibili con quelli di lavoro. Quindi non ho mai visto la Parodi, e neanche La Prova del Cuoco, nè ho comprato o sfogliato il suo libro, ormai compro i libri solo su internet. Ma stasera faccio di tutto per guardare in diretta la TV! Sono davvero curiosa...

01 Ott 2010 | ore 12:20

Visto che sono chiamato in causa replico innanzitutto per ringraziare. Non so se il direttore ravvisa nel mio post il linguaggio da extraparlamentare ma se così fosse accetto di buon grado il rimprovero e nel contempo rivendico orgogliosamente le mie origini di figlio di pduppino (NON HO ALCUNA INTENZIONE DI PARLARE DI POLITICA!). Il mio discorso però merita qualche integrazione: io ritengo di poter essere ascritto tranquillamente alla categoria dei gastro-fanatici. Vacanze in pellegrinaggio tra ristoranti e produttori, alcuni fornitori di fiducia ed incessanti giri per la città alla ricerca di ingredienti ed accessori, libri, Internet e tanto altro ancora, sempre spalleggiato dalla mia complice (mia moglie) e con amici con i quali dividere quello che è, per l'appunto, un fanatismo. La questione è che, secondo me, questo fanatismo per non diventare fighetteria non deve prescindere da alcuni elementi. Innanzitutto, la consapevolezza. Ci dobbiamo rendere conto, infatti, che quando parliamo di olio da monocultivar a 30 euro al litro o di cene da 150 euro in su, non parliamo di categorie kantiane ma parliamo della passione di un gruppo di fortunati che oggettivamente si può permettere quello che dovrebbero permettersi tutti (un cibo di qualità) unitamente ad esperienze sensoriali effettivamente fuori dell'ordinario (per me Bottura è stata davvero un'esperienza!). Questa consapevolezza dovrebbe quindi portare da un lato ad un po' di sana autoironia: ho letto scambi di post su blog di settore che sembravano delle vere disfide all'ok corral oppure ricette che altro non erano che una sequenza di "uovo di X comprato da Y" e "salame di B comprato da C". Dallì'altro, e qui torno al Direttore, dovrebbe far ritenere imprescindibile il legame con la cucina quotidiana, riflettendo su come la cultura gastronomica può interagire con le esigenze di una vita frettolosa e spesso senza risorse, senza arroccarsi in elitarismi sterili. Il secondo elemento anti-fighetteria è poi la cultura, quella vera, ossia lo studio, la ricerca la passione. Fateci caso, il gastrofighetto sa sempre tutto del ristorante X e delle uova Y, ma se gli si parla cappello del prete o di biancostato inizia a brancolare....
Scusate la lunghezza e grazie ancora Direttore!

01 Ott 2010 | ore 12:44

27 minuti di applausi per Mario.

Siamo arrivati al paradosso della griffe sulle uova, sul riso, sulle farine, sulla pasta, per non parlare dell'olio con la particella catastale sulla bottiglia, come se altrove non sia possibile farne di altrettanto buono.

La verità è che il 95% dei moderni "gastrofanatici" non possiede gli strumenti per riconoscere un prodotto di altissima qualità da uno solamente buono, quindi la griffe e il prezzo diventano gli strumenti di marketing per orientare le preferenze del consumatore e aumentare la qualità "percepita".

Io, che non sono un gastrofanatico ma nemmeno un gastro-gonzo, continuo a preferire le uova delle mie galline (che non bevono latte di capra), o in alternativa quelle delle decine di contadini intorno casa mia, che costano 1€ la confezione da sei. E continuo a preferire l'olio della cooperativa di olivicoltori che ho a mezz'ora da casa, che è straordinario e costa 8 € al litro e non 30.

Certo, quando faccio la carbonara io non posso scrivere sul blog "ho fatto la carbonara di arcangelo pippanera con uova di paolini, guanciale di paolini, pasta di senatore dell'utri trafilata all'oro prodotta dal pastificio etruschi e pepe nero di strangolagalli" (che poi magari non è neppure buona, perchè il gastro-gonzo di turno sa comprare e assembare le griffe na non sa cucinare).

Liberateci dai gastro-gonzi.

01 Ott 2010 | ore 13:56

Salve,
Approfitto di questo spazio perché non saprei dove lasciare i miei "complimenti!!" riguardo l'esito della causa contro gambero rosso!

01 Ott 2010 | ore 14:37

La Chicago Pizza a Berkley non l'ho ancora provata. Ma vado in California a breve, vedremo di farci un salto. Grazie!

01 Ott 2010 | ore 15:49

Vorrei vedere la Parodi nella cucina di un ristorante con 50 coperti come se la cava,giusto quello che dice@thebigfood

01 Ott 2010 | ore 18:07

Ma la Parodi non vuole fare la cuoca professionista, si rivolge a chi è a casa tra le 12 e le 13, in prevalenza donne e quindi il ristorante con 50 coperti non c'entra proprio nulla.
Qui si parla di una famiglia, quella della Parodi, con tre figli e i genitori.

01 Ott 2010 | ore 18:36

Innanzi tutto complimenti al Direttor Bonilli per aver sollevato la discussione. Modesto gastrofanatico, appoggio le osservazioni dell'amico Mario e di Cippy, anche se hanno un pò scantonato dal tema Parodi.
Tema Parodi che è affascinante se lo si vuole affrontare appunto da gastrofanatico, ma molto semplice se lo si analizza commercialmente.
I numeri sono quelli: se vendi 800.000 copie (cioè credo più di un Camilleri o Eco) hai per forza ragione, commercialmente. Si vede che ti sei infilato in uno spazio nuovo, hai recepito i desiderata della gente, hai fatto un buon prodotto. Son d'accordo con Bonilli, il libro editorialmente poteva essere fatto meglio (carta, foto), ma, in fondo, è una scelta anche quella.
Si dice correttamente che i libri di cucina dovrebbero essere un pò zozzi... unto, farina, uovo... allora perchè farli alla Franco Maria Ricci? Insomma, è un prodotto ragionato, e tanto di cappello.
Quanto alle altre osservazioni qui emerse, ho sempre sostenuto - anche con addetti ai lavori - che il minimondo della gastronomia è spesso autoreferenziale. Sempre i soliti che si parlano addosso, sempre lo stesso ovetto, sempre lo stesso guanciale. E' così. E io sono il primo, spesso, a cadere nel trappolone. Ma vedo anche - vero è! - semplici elencazioni di quello o quell'altro prodotto spacciate per dotte elucubrazioni, quando invece si avverte il silenzio della cultura gastronomica, dell'esperienza...
Perchè ascolto un Bonilli con rispetto, potendo anche poi non essere d'accordo con lui? Perchè ha mangiato e sperimentato tanto, ha papille gustative allenate, ha vissuto. E' difficile nascere Mozart in campo di cibo, a quattro anni nessuno fa una recensione corretta di un ristorante o sa spiegarmi veramente bene la carbonara.
Insomma, per legare il tutto: la cultura gastronomica c'è e va difesa, e va difesa anche nelle sue espressioni più semplici o di facile impatto come può essere la Parodi.
Tutto qua, e scusate la prolissità, credo sia l'età...

01 Ott 2010 | ore 19:48

Io il libro della Parodi l'ho sfogliato e non l'ho comprato, nè credo che lo comprerò mai. Anch'io sono "donna alle prese col pranzo, i conti, la famiglia e il poco tempo" e anch'io ho avuto bisogno, non molti anni fa, di imparare a cucinare perché sono giovane e mia madre, che per tanti altri aspetti è una donna davvero geniale, in cucina è un vero disastro. Il mio personale maestro Manzi però non è stata nessuna parodi con trucco e parrucco, ma la mia curiosità. Ho iniziato a girellare su internet, mi sono imbattuta nel blog di Sigrid e nel Paperogiallo, in libreria ho letto, sfogliato, guardato foto e provato ricette, ho comprato i libri di T.Deseine per Marabout, qualcosa di Donna Hay, e poi ancora altri, sempre di più...e intanto mi sono scoperta appassionata di cucina e anche brava. Ho messo il naso nei negozi etnici, da Eataly a Torino, nei siti dei ristoranti stellati (e tutte le volte che avevo due lire da spendere, anche nei ristoranti stessi), ho imparato ad amare le Calandre e Bottura, mentre ancora sogno che il Bulli riapra per poterci andare. Insomma, nel giro di un paio d'anni, non uno di più, mi si è aperto un mondo incredibile che neppure sospettavo esistesse e che probabilmente farà parte di quel pezzo di vita che mi resta ancora da vivere senza abbandonarmi più.
Ora, non c'è bisogno di un libro fatto male, diciamocelo, brutto graficamente e con ricette francamente banali per imparare a cucinare( e chi l'ha detto che la cucina di tutti i giorni non può essere fatta con cura, arditezza e sperimentazione? Mio figlio, da quando ho imparato a cucinare, si è scoperto un appassionato di cucina thay, di albondigas spagnole, di sughi trapanesi, di zuppe francesi...). Perché bisogna trattare sempre il grande pubblico come una massa di imbecilli? Perché bisogna sempre giocare al ribasso pigiando ogni volta sul tasto che "avere gusto vuol dire essere fighetti e non averne invece essere ruspanti e veraci"? Con questa logica, nel campo della cultura, le grosse case editrici, a forza di sponsorizzare le varie Parodi della letteratura, hanno fatto dei veri disastri rendendo il panorama letterario italiano uno dei più desolanti in Europa.
Non credo che preferire un libro Marabout alla Parodi voglia dire essere fighetti, e di fronte a un maestro Manzi tutto liftato e truccato dal visagista che mi serve "ricette per la famiglia" (e anche questa cosa delle "ricette per la famiglia"...come se i bambini fossero dei poveri robot lobotomizzati tutti uguali e non invece delle persone, proprio come gli adulti, ognuno con un suo gusto ben preciso. Ma esistono ricette per la famiglia, ricette per le coppie, ricette per Sanvalentino, per i gay, per gli etero, per i giornalisti, per gli avvocati single? Esistono ricette buone, meno buone, pessime e basta!), ecco, insomma, io preferisco imparare da me.

01 Ott 2010 | ore 20:06

Se vogliamo veramente capire cosa c'è alla base di un successo così clamoroso dobbiamo sforzarci di "spersonalizzare".
Il tuo approccio alla cucina è sicuramente interessante, ma è il tuo e di nessun altro, frutto della tua cultura, del tuo livello di istruzione, delle tue possibilità.
Non mi meraviglierebbe scoprire che tra le tante persone che hanno acquistato il libro della parodi ci sono casalinghe che non hanno accesso a internet, e che quindi i vari blog e siti specializzati non sanno neanche cosa siano.
Dobbiamo prendere atto del successo del prodotto, che evidentemente si propone nel modo giusto ad un numero di potenziali acquirenti molto elevato. Non vuol dire che debba piacere anche a noi, ma è un dato di fatto.


01 Ott 2010 | ore 20:36

Io non credo proprio che le persone che hanno comprato il libro della Parodi siano casalinghe semianalfabete o vecchiette che abitano in paesi sperduti della Lucania senza elettricità nè accesso a internet (a parte che le casalinghe della Lucania a mio avviso non hanno affatto bisogno di imparare a cucinare, lo fanno già benissimo di per loro...). Io penso che le persone che hanno comprato il libro della Parodi internet lo sappiano usare perfettamente e lo usino pure tutti i giorni negli uffici, nelle banche, nelle aziende dove lavorano. Lo sanno usare come lo sappiamo usare io e te, nè meglio nè peggio. Il problema sta da un'altra parte, sta nell'assoluta mancanza di un minimo barlume di pensiero critico nell'affrontare le cose, nell'accontentarsi sempre del meno peggio, nell'essere bombardati da un messaggio unico, quello televisivo, pronto a fornire soluzioni di pronto consumo ai nostri cervelli stanchi: la Parodi= faccia nota=libro di cucina=imparo a cucinare con la Parodi, un po' come l'effetto della crema antirughe che vende di più se la pubblicizza, che so, la Bellucci...

01 Ott 2010 | ore 21:06

che tristezza!
mi scuso per il fatto di non centrare niente con "il gruppo" di cui ho capito fate parte, gastroqualcosa
passavo di qui in quanto ho visto la trasmissione della bignardi
ma davvero pensate che il successo della parodi abbia a che fare con le sue ricette?
- ogni 3/5 anni esce un libro di ricette che per qualche motivo ha successo (l'unico motivo di risalto e per cui la premierei come obiettivo raggiunto)
- non c'è memoria e neppure cultura culinaria (salvo per voi del gruppetto forse) per cui non si è capaci di fare alcuna distinzione ne confronto (ma devo dire che lo scarsissimo valore del libro non merita alcun confronto)
- la parodi è una giornalaia sorella di giornalaia per cui le hanno trovato un posto in azienda, peraltro ha sposato un giornalaio
- oggi, ancora per poco, con la spinta di marketing della tv, accalappi qualsiasi pecora italica da divano che per pochi euri regala o si regala un libretto che graverà coperto di polvere in uno scaffale

ma davvero pensate che lei e/o il suo libro centri qualcosa con la cucina?

01 Ott 2010 | ore 23:46

Sto guardando la trasmissione, adesso c'è (il povero) Morgan e passare dal cibo a Morgan è come fosse un triplo avvitamento alla Tognazzi. Vabbè, a parte che non vedo la Parodi per ovvi motivi lavorativi, però da quelle 4 immagini passate stasera non mi pare di aver perso molto, una che da ai bambini il pollo arrosto del super non mi pare trasmetta chissà quale grande filosofia se non quella, appunto, che l'unica cosa che conta oggigiorno, è non perdere tempo, perchè il tempo è denaro. Magari sbaglio, ma ho trovato una certa nota stonata tra gli abbracci ai bambini e quel pollo, come se il messaggio fosse di trasmettere alle persone care un affetto di facciata (nel senso di "facile") ma un pelino carente nella sostanza. Non, so, davvero, non mi piace far l'ipercritica, perchè si fa la figura della snob, ma tra Bigazzi e lei (nonostante l'evidente estetica) preferisco l'intransigenza del primo, anche se già so che potrei non essere all'altezza di quell'intransigenza. Le vendite della Parodi? Bah diciamo che pure il bignami si vendeva parecchio, ma a nessuno gli veniva in mente di citare gli utilizzatori finali come fossero secchioni, se la cavavano, ecco (minimo voto, minimo sforzo, non male in fondo).

02 Ott 2010 | ore 00:09

Da un lato capisco che il fenomeno Parodi, per uno come Bonilli, fosse seducente: il mondo della cucina è piccolo, autoreferenziale, spesso anche noioso, insomma, benvenga, credo, per una mente come quella del Papero, qualche venticello anticonvenzionale, un'idea al limite dell'eretico sulla quale meditare o di cui addirittura farsi il paladino. E quindi benvenga cotto e mangiato, in quanto piccola palestra per la mente. E fin li sono daccordo.
La noia è tutto quello che viene dopo: ora, onestamente, ed è una cosa di cui abbiamo già discusso sul mio blog, parlando di Nigella Lawson per esempio, penso che l'alimentazione sia anche una questione di educazione, che chi si occupa di comunicare la cucina deve anche, per obbligo etico, quasi, preoccuparsi di cosa insegna, dell'effetto che i suoi insegnamenti hanno su terzi e sulla salute dei terzi. Perché questo è uno degli 'enjeux' fondamentali dell'alimentazione al giorno d'oggi, non tanto il fare o meno il gourmet (anzi, c'entra niente), quanto costruirsi un'igiene di vita, una consapevolezza del proprio consumo, dentro e fuori dal proprio corpo, perché questi sono i nostri tempi, pieni di insidie, veleni, malattie e gesti perduti, insomma, la cucina è mille altre cose del solo 'mangiare', e sono altrettanto importanti,ma questo già lo sapete. Sono temi molto slowfoodiani (e ringraziamo slowfood... :-) e magari percepiti come noiosi però sono importanti, terrrribilmente importanti, e c'è gente che opera tutti i giorni per cercare di farlo capire all'uomo medio della strada che pensa ancora che acquistare del pesce africano al supermercato o un pollo incellofanato sia una cosa naturale... E va bene che una gran parte della popolazione se ne frega, ma gran parte della popolazione se ne frega di tante cose, non vuol dire... Però è proprio qui sulla questione educativa, che mi casca l'asino, pardon, la Parodi: perché è evidente che lei semplicemente non ha mai pensato a ciò che sta facendo. Voglio dire, una che si esclama davanti al congelatore del supermercato 'ooooh, dei gamberi argentini, e te ne danno tanti per solo 7 euro', o che non ha ancora capito che il tuo sugo avrà un sapore diverso a secondo del tipo di pomodoro che ci metti dentro, beh, scusate, ma è una specie di dodicenne che deve ancora scoprire un intero mondo di sapori e di sensazioni legati al cibo e ai prodotti, e mi verrebbe quindi naturale chiedere cos'è che questa ragazzina dovrebbe insegnare e a chi? Insomma, va tutto benisismo se sei la vicina di pianorottolo, va meno bene, se di fatto sei anche la guru delle cucine altrui. Ed è anche qui che mi casca il Papero perché è altrettanto evidente che la Parodi, al momento, non è in grado di portare il suo lettorato oltre ciò che sta già facendo, verso una più grande consapevolezza, attirando l'attenzione sul buono e il cattivo prodotto, incitando a una maggiore responsabilizzazione, a livello di igiene di vita, etica dell'acquisto, e qualsiasi altro tema importante che abbia a che vedere con il nutrimento, semplicemente perché non è in grado neanche di portare se stessa in quella zona della maggiore consapevolezza (di nuovo, perché una che cucina tutto il giorno e poi per i propri bambini compra il pollo arrosto del supermercato, beh, evidentemente non si è mai posto la questione del cosa e come mangiano i suoi pargoletti e di quali effetti questi cibi possano avere). Io questo dico, che chi comunica deve anche educare, spingere a una maggiore presa di coscienza, qualsiasi sia il dominio. La Parodi non educa, si accontenta di assecondare il lato peggiore, pigro, disinformato e disinteressato, degli esseri umani (come del resto fanno molte realtà italiane) per cui, per me, è solo un pessimo esempio di ciò che non va fatto. Dopodiché vende un sacco di libri e le arriva il sacco di soldi conseguente, va benissimo, ma per favore non farne l'eroina culinaria contemporanea che non è, e non pensare possa essere l'erede di Julia Child, perché veramente la Child ha passato la vita a comunicare le sue 'scoperte' in cucina, ha avuto uno spirito 'educativo', e ha portato una marea di persone a scoprire che ci si poteva anche cibare con cose che non fossero preparazioni industriali, faccendoli scoprire il piacere di usare le mani, i sensi, le cose buone e spesso semplici fatte in casa (e non stiamo parlando di una base di brisée pronta guarnita di panna da cucina, uova e zucchero e spacciata per una crostata...), perché Julia Child si rigirerebbe senz'altro nella tomba, ecco.
In quanto ai numeri di vendita, beh, è un po' come dire che visto che il tavernello (che venderà molto più di 800.000 litri l'anno) è tanto gettonato allora bisogna interessarsi al tavernello come se fosse 'un vino' anche importante visto l'ampio consenso che riceve. E la risposta mi pare ovvia.

02 Ott 2010 | ore 10:20

Un vero intervento del cavolo :-))
Sono in treno e all'arrivo scriverò

02 Ott 2010 | ore 11:29

Sigrid, ti ricordo che anche tu sei stata (e sei tuttora a volte) ferocemente criticata come "wannabe" e "shampista", da molto autoproclamati web-gourmet, all'inizio della nascita dei food blog. Mi ricordo delle recensioni stroncanti sui gruppi Usenet di una tua ricetta con la coca cola come marinata. Poi c'era il limone del risotto e altre cose. Mi sono preso pure qualche insulto per averti difeso :-D

02 Ott 2010 | ore 11:42

Bravo direttore, ieri sera mi è piaciuto, molto pacato e simpatico.
Per vederla mi ha costretto a sentire la voce e seguire il programma della Bignardi che odio.

02 Ott 2010 | ore 11:50

quoto Sigrid forever !

02 Ott 2010 | ore 12:13

Sono pienamente d'accordo con Sigrid...

02 Ott 2010 | ore 12:22

Anche qui il solito seguito plaudente della Sigrid Verbert :-)))

02 Ott 2010 | ore 12:46

Le mie fonti davano (dati di maggio) la Parodi a 250mila e la Clerici a più della metà. Peraltro con un solo titolo (la Clerici) avendone venduti diversi altri. Fosse così sarebbe un fenomeno diverso. Già, ma com'è difficile in editoria avere numeri attendibili...
Chiamiamo Mannheimer?

02 Ott 2010 | ore 12:50

@dario: sinceramente, non vedo cosa c'entri io :-) Di nemici e antipatizzanti ne abbiamo tutti, e in genere aumentono in misura proporzionale rispetto al numero dei lettori. Io qui però non sto faccendo la nemica della Parodi, sto cercando di spiegare cosa secondo me non funziona nel suo modello, cerco di ragionarci su, non di darmi alle tifoserie sfrenate. Per il resto, si, certo, una volta ho usato della cocacola in una marinatura (e come me l'hanno fatto molti altri, era uno sperimento... :-), e francamente, in un contesto complessivo in cui mi sembra di aver spesso ragionato su stagionalità, territorio e artigianalità, non mi sembra quello di per sé un fatto sconvolgente, così come non è sconvolgente l'aggiungere del limone a degli spaghetti col pomodoro, o a del risotto. Può non piacere, ma non è un attentato alla salute, al gusto, o al buon senso, e sopratutto, qui non stavamo parlando della cocacola, ma del retroterra... E in quel senso quello che trovo sconvolgente è di rinviare sistematicamente all'uso della maionnese pronta, dei gamberi argentini surgelati e del misto mare confezionato...

02 Ott 2010 | ore 12:52

Sono perfettamente d'accordo con cavoletto e fiordisale ma quanta dietrologia!!!
Vorrei soffermarmi su una diversa chiave di lettura più semplice e banale del fenomeno: e se la "giornalista" Parodi ad un certo punto della sua vita lavorativa avesse pensato "ma perchè non posso fare come mia sorella che ha lasciato la conduzione per dedicarsi alla moda o mio fratello che ha lasciato il lavoro per occuparsi di moto e viaggi o mio marito che di un hobby ne ha fatto un lavoro?
Detto fatto ha saputo semplicemente sfruttare il circuito familiare di conoscenze per ottenere il posto al sole tanto agognato.
Giustamente non gliene frega nulla di ricerca, di informazione,di qualità, di verità (sarà forse deformazione pofessionale?) ma di trovare una occupazione lavorativa più dinamica e gratificante economicamente.
Quanto all'approccio con la cucina non vedo passione ma un voler assemblare ingredienti in modo recitato, approssimativo, svogliato e frettoloso.
Il caso editoriale è il risultato di un programma immediato inserito in un rotocalco con un bacino di utenza fatto di casalinghe, disoccupati e bambini che non hanno alcun interesse all'approfondimento ma di passare qualche minuto di evasione culinaria.
Date un taglio a queste diatribe sterili ed il signor Bonilli dall'alto della sua esperienza si occupi di altro, ieri sera era fuori posto

02 Ott 2010 | ore 12:53

Serena stai tranquilla, so pensare anch'io con la mia testa e posso essere d'accordo o meno con una persona (e esternarlo più o meno scompostamente, sono tutti affari miei) senza per questo far parte di un "solito seguito plaudente". Se magari ti fossi letta i miei commenti qui sopra, anteriori a quelli di Sigrid (e quindi il "seguito", doppiamente non ci sta) e più o meno nella stessa linea con il suo, avresti potuto evitare "i soliti commenti inutili"

02 Ott 2010 | ore 13:04

Anch'io condivido l'intervento di Sigrid e quello di Gian dei Brughi. Ho visto la trasmissione e ho avuto l'impressione che Benedetta Parodi sia l'equivalente di quel che in letteratura è Fabio Volo...chi compra i suoi libri non vuole o non può affrontare un sforzo anche minimo di impegno e di curiosità intellettuale...italiano povero, trame elementari, situazioni note...leggere diventa un'attività svuotata di ogni senso originario, ma che rassicura e consente di sentirsi parte dell'élite dei lettori senza faticare più di tanto.
E' certamente vero, inoltre, che le ragazze, e anche le non ragazze, non sanno cucinare, e sentono questo lavoro di cura come un intollerabile, ripetitivo dovere che genera stress e senso di inadeguatezza...quando Parodi autorizza le mamme a comprare il pollo già cotto al supermercato perché tanto, se i bambini hanno fame, diventa buonissimo, toglie dalle loro spalle un macigno di sensi di colpa, e le solleva dalla fatica di imparare qualcosa che non sanno fare, senza farle sentire incompetenti, anche se di fatto lo sono. Lavare la verdura porta via 10 minuti, ma sentirti dire che fai bene a pagare la lattuga 14 euro al kg. per risparmiarli ti consente di non sentirti una che non sa neanche mondare un cespo di insalata...Parodi esprime, del resto, lo spirito del tempo berlusconiano: ti dice che vai bene così, che ce la puoi fare comunque con poca fatica e niente impegno, che un pomodoro vale l'altro e stare lì a distinguere è tempo sprecato, lusso da intellettuali oziosi...e temo che i lettori del suo libro non abbiano bisogno né voglia di andare più avanti...

02 Ott 2010 | ore 13:41

Ai comuni mortali interessa poco della cucina e dei cucinieri come stile di vita. E' evidente. Ritengo che il volume presentato ieri sera goda di successo meritato perché offre una visione pratica e alla portata di tutti. E i dati relativi alle copie vendute sono eloquenti, non acqua fresca. L'errore è forse continuare a comunicare a senso unico. Cosa detta miliardi di volte e in tantissime occasioni. Chi ha un'ora di tempo per pranzare di ritorno dall'ufficio non si pone la domanda sulla qualità del pomodoro o della foglia di insalata. Ciò premesso, da Stefano Bonilli mi aspettavo un intervento forse un po' più malizioso. Ho cmq apprezzato molte sue tesi e analisi.

02 Ott 2010 | ore 14:08

La cosa buffa di questa discussione è che io credo che quasi nessuno di coloro che intervengono o che hanno guardato la trasmissione delle Invasioni barbariche, sicuramente già' prevenuti nei confronti della Parodi, abbiano non dico letto, ma sfogliato il libro della Parodi.
Sento già le obiezzioni corali: ma non ce n'era bisogno.
Credo proprio che farò un post per tentare di ragionare sulla serata, che mi ha visto non-protagonista, perché si deve parlare di televisione, comunicazione, cibo ed editoria ecc...

02 Ott 2010 | ore 14:26

Io l'ho sfogliato in libreria, ma non ho avuto il desiderio di comprarlo...

02 Ott 2010 | ore 14:31

Bonilli, lo comprerà mia moglie:-) comunque stiamo discutendo e senza difficoltà. Ricettari ne sono usciti tanti. Il punto è un altro. La cucina delle famiglie, tutti giorni e dopo aver fatto la spesa da una parte, e i max sistemi culinari che francamente hanno uno share in calo dall'altra. E' evidente che quando andiamo al ristorante, cerchiamo di degustare cose pecualiari e originali. Su questo non è possibile scrivere un trattato.

02 Ott 2010 | ore 14:40

Perfetto davvero il commento di Lidia Barone, altro che non sia già stato detto non avrei da aggiungere :-)

02 Ott 2010 | ore 14:48

@dario
questo forse è il tuo primo intervento davvero fuori luogo che leggo.

02 Ott 2010 | ore 20:36

Lavare l'insalata o infornare un pollo è alla portata di tutti...non lo è, invece, capire la differenza che corre tra farlo e non farlo. Per interessarsi alla qualità del cibo, e dunque scegliere tra un pomodoro e l'altro (che di solito si trovano nello stesso negozio) o tra un'insalatona piena di mais e un piatto di verdura al vapore con olio e limone non ci vuole tempo, ma un minimo di educazione alimentare...che è esattamente quello che Parodi non fornisce...

02 Ott 2010 | ore 20:47

Mi spiace se qualcuno si è offeso, non era certo mia intenzione. Come ho detto, non entro nel merito delle ricette, ma il MODO con cui viene trattata la Parodi e il suo successo dai "gurmet" mi ricorda come veniva trattata Sigrid (e il suo successo) all'inizio, sempre dagli stessi "gourmet" (che magari oggi se lo sono dimenticato)
Il che non significa mettere sullo stesso piano Sigrid e la Parodi

02 Ott 2010 | ore 21:34

Mi pare che il dato del numero delle copie vendute, sia come il dato, del consenso nei sondaggi per verificare il grado di gradimento di questo o quel partito o capo popolo. E che con questo dato si possa giustificare tutto in nome della "democrazia". forse non è sufficiente.

02 Ott 2010 | ore 22:33

Sì, ma il punto di discussione non è questo: tra l'altro anche tu hai dovuto subire pesanti "ripassate" per essere controcorrente.
Il tema posto da Sigrid è un altro: la spinta del linguaggio degli anni '90 si è ormai esaurita di fronte alla crisi di quei contenuti. Ma la soluzione alla noia e al vuoto di certi rituali non è certo la semplificazione e/o addirittura la destrutturazione del linguaggio a cui è approdato il blog di Bernardi, tanto per fare nomi e cognomi: lo spontaneismo dell'ignoranza ortografica e grammaticale porta ai gamberetti argentini a 7 euro.
Andare controcorrente verso chi va controcorrente alla fine ti porta a seguire la corrente.

02 Ott 2010 | ore 22:44


Buonasera, trovo disarmante questa donna, ci fa' o ci è, possibile dopo tanta informazione, il cibo come appartenenza, riscoperta, prevenzione, ricerca, consapevolezza, tradizione, memoria, chimica e quant'altro, lei entra bella bella in cucina e ci dice...prendete dei crauti in scatola cosi eviterete di far puzzare la vostra cucina.....idem con le cimette di cavolfiore..meglio surgelate...be io mi sento presa in giro..signorina Parodi io non vorrei avere una mamma come lei......sarei cresciuta a polli di batteria, con le tette gia' a 8 anni.Signor Bonilli mi aspettavo da lei una posizione sicuramente equilibrata ma due" cosine" le poteva dire.


04 Ott 2010 | ore 17:41

C'è voluto un po' ma ho letto il post e i co0mmenti.
Premetto che ho visto la trasmissione e sfogliato il libro della Parodi.

Concordo in parte co0n quello che dice Bonilli. La sua analisi del successo della Parodi è corretta. Si propone in modo semplice e con ricette semplici.
Quello su cui non sono d'accordo è il significato di semplicità in cucina.
Un piatto semplice può essere uno spaghetto aglio e olio, fatto con ottimo olio evo o una semplice crostata con pasta frolla vera. Sono piatti semplici e genuini e benvengano libri che insegnano a farli bene a chi per motivi vari, generazionali o altro non ha idea da dove si inizi.
Sono molto poco d'accordo quando in un libro come questo si mettono tra gli ingredienti la pasta frolla pronta, il dado o simili.
I motivi sono tanti, uno su tutti nei prodotti pronti ci sono ingredienti spesso scadenti (ad es. la margarina), costano una cifra iperbolica rispetto alla stessa cosa fatta in casa, ma soprattutto deprezzano il lavoro finale.
Che senso ha fare un assemblaggio di ingredienti pronti? tanto vale comprare il prodotto in gastronomia se il problema è il tempo.
Allora sarebbe mo0lto più onesto un libro che insegnasse davvero a preparare pasti ottimi con una spesa limitata per chi ha poco tempo e sta imparando0.
Il discorso del dir4ttore sarebbe giusto se questo fosse stato l'intento della signora Parodi mentre temo che il fine fosse solo l'incasso.
Non comprerò il libro e sinceramente non credo che il peccato sia stato della Parodi nello scriverlo se nessuno l'avesse comprato.
Non ci scandalizziamo più di tanto se va a ruba, ormai anche i blog di successo che dovrebbero parlare un linguaggio più comune sono guardati male se non usano ingredienti introvabili o non usano tecniche irripetibili a casa.
Salvo poi leggere in alcuni tra i più scandalizzati ricette con la frolla o la brisée pronte o il neutro nei gelati.
Ognuno fa come crede, però prima di parlare e puntare il dito ci penserei.
Facciamoci un esame di coscienza tutti noi gastrofanatici e come dice giustamente Sigrid educhiamo, trasmettiamo la conoscenza. Gandhi diceva che se non possiamo cambiare il mondo iniziamo a cambiare noi stessi.
Scusate se ho fatto qualche pasticcio ma sono con il mini pc.

09 Ott 2010 | ore 17:40

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