26
Set 2010
ore 19:05

La mozzarella dei Casalesi

< >

resize.php_01.jpgLa domenica verso l'ora di pranzo, quando c'è meno gente, andare in libreria e guardare, sfogliare, sedersi e leggere alcune pagine di un libro che incuriosisce, è un mio rito al quale rinuncio solo quando sono in viaggio.
Entrando ti accoglie una pila de L'intermittenza, l'ultimo romanzo di Camilleri e io penso "che palle" perché qualunque cosa scriva Camilleri va in testa alle classifiche ma io spesso sono rimasto deluso e quindi questo romanzo senza Montalbano lo leggerò se i miei informatori me ne daranno un parere positivo.
Tra i saggi, nella zona mafia-politica, vedo il libro di Peppe Ruggiero L'ultima cena, sottotilo a tavola con i boss e mi siedo per leggerne alcune pagine e decido di acquistarlo perché mi riguarda, ci riguarda, è il racconto di come mafia e camorra arrivano sulle nostre tavole.

A voler essere catastrofisti, dopo avere letto il capitolo sulla mozzarella di bufala della camorra, nel senso che la camorra, in particolare i Casalesi, proprietari di molti caseifici, produce mozzarella con prodotti di scarto o addirittura molto nocivi, per esempio sbiancandola con la calce, uno non mangia più una pizza in vita sua perché se le confezioni di mozzarella col nome del produttore permette un facile controllo dei soliti caseifici di grande qualità, non altrettanto certo è il controllo della qualità della mozzarella usata nelle pizzerie, perché lì ti arriva una mozzarella già cotta che non può garantire nessuno.



mondo-pizza-spezia.jpg

Sempre nella logica del catastrofismo alimentare dopo avere letto il libro uno, nel dubbio, non dovrebbe più mangiare verdura proveniente dalla Campania perché intere zone di produzione sono gravemente contaminate oltre al fatto che il mercato delle verdure di Fondi è in mano alla camorra.

Però questo e altri capitoli del libro sono comunque un'informazione utile, perché è circolazione delle notizie e, per riprendere un po' di fiducia, nel libro si raccontano anche i molti interventi dei Nas, della Polizia e dei giudici.
Insomma, è una presa di coscienza che camorra, mafia e 'ndrangheta si sono buttate nell'ultimo decennio sull'alimentare perché rischiano poco e guadagnano cifre enormi, un giro di affari da 70 miliardi di euro, una presenza malavitosa che condiziona e ricatta industria alimentare, grande distribuzione e, ovviamente, i singoli negozianti.

Credo che questo aspetto della penetrazione della grande malavita nell'alimentare andrebbe seguito con maggiore attenzione anche se c'è il pericolo di psicosi e di ondate emotive di panico che potrebbero creare grandi danni a interi comparti, coinvolgendo anche chi produce onestamente.


Peppe Ruggiero
L'ultima cena - A tavola con i boss
Verdenero
pag. 180
€ 14,00


commenti 24

ricordi il pezzo di Gomorra di Garrone dove Servillo butta la frutta proveniente dai terreni in cui smaltisce? Cito il film perchè a vederla la scena mi ha fatto un altro effetto che a leggerla...
ciao A

26 Set 2010 | ore 19:51

Aiutooooooooo :-((

26 Set 2010 | ore 19:51

Io avevo letto la presentazione du ilpost di qualche giorno fa con un'estratto proprio sulla mozzarella. E sull'inchiesta di Rosaria Capacchione di un'azienda di qualità, "un'azienda a responsabilità camorristica" per cui neanche il buono si sottrae. Sul pezzetto che ho scritto da me ho messo un link a uno spezzone di biùtiful cauntry dello stesso autore. Se lo vedi altro che rifiuto della mozzarella....

26 Set 2010 | ore 20:50

E'una situazione gravissima che viene molto sottovalutata perché gli interessi coinvolti sono enormi.
Di sicuro una parte della Campania attorno a Napoli è piena di veleni e le coltivazioni che ci sono su quei terreni sono pericolose, molti caseifici producono mozzarella di bufala con siero che arriva dalla Romania dove i Casalesi hanno impiantato delle aziende.
E' una situazione pazzesca sulla quale i grandi giornali non fanno inchieste mentre i veterinari sul territorio fanno certificati falsi perché hanno paura e sono minacciati.

26 Set 2010 | ore 21:12

Tanto a me non può capitare, pensano i lettori di questo blog e invece la mafia del cibo ci riguarda tutti, purtroppo.

27 Set 2010 | ore 09:15

Mi ha incuriosito questa segnalazione. Lo leggerò ;)

27 Set 2010 | ore 09:33

Che tristezza!
In questa situazione globale di crisi ho poche speranza che l' Italia riesca ad uscirne da big (come Germania o Francia) rimanendo relegati a paese di serie B tipo grecia e portogalli (senza ipocrisie). Abbiamo poche frecce nel nostro arco: turismo, cibo, vino e moda. Ce le stiamo sputtanando tutte lasciandole in mana ai malavitosi oppure facendo produrre tutto in Cina. Che tristezzaaaaaaaaa!!!!!!
Athos
maremma...

27 Set 2010 | ore 10:46

"...coinvolgendo anche chi produce onestamente."
Il punto è proprio quello. Ma chi produce onestamente? "Chi" ha e deve avere nome e cognome e come fa "Chi" a produrre onestamente e soprattutto come fa a farlo sapere? Quale è l'organismo serio che certifica "Chi", dov'è almeno l'etichetta che mi dice dettagliatamente cosa c'è dentro, da dove viene, gli altri eventuali "Chi" che l'hanno fatto o lo hanno semilavorato e cos' via. Tolti i soliti nomi, gli artigiani, le piccole produzioni locali certificate da una conoscenza diretta territoriale di filiera, il "Chi" è molte volte un committente al più un impacchettatore che mette nome più che prodotto. Dicono: "l'agroalimentare italiano è il più controllato a mondo", forse è anche vero ed allora significa che mancano meno adempienze o regole per farlo diventare ragionevolmente sicuro cosa che si ottiene con il controllo capillare dall'alto e dal basso, ovvero dal consumatore, con informazione e trasparenza. Gli interessi sono enormi, il rischio di psicosi tangibile, le bugie sempre in agguato ma silenzio, disinformazione, liberismo incontrollato son di certo peggio.
Saluti
Pier

27 Set 2010 | ore 11:15

Vedi Pier, dopo che ho letto il libro sono rimasto così negativamente colpito dalla fotografia di una situazione ormai non recuperabile che mi è venuta voglia di mollare tutto, di abbandonare questo settore dove se cerchi di stimolare la qualità sei un fighetto - odio ormai chi usa ad ogni pie' sospinto il termine - se provi a spingerti verso una qualità di massa ti trovi quelli che ti dicono che Barilla non è un marchio di qualità e allora pensi che l'estremismo che c'è e c'è stato in politica c'è in ogni campo e non se ne esce, ognuno gridi le sue idee e nel frattempo i Casalesi, che hanno impiantato aziende agricole in Romania, guadagneranno altro terreno nel settore dell'agro-alimentare.
Di sicuro, dopo quello che ho letto sulla mozzarella, la pizza la mangerò solo nei posti dove conosco la proprietà e la filiera.
E chi se ne frega degli allarmi, penso alla mia salute.

27 Set 2010 | ore 11:45

Passare con aerei e napalm sulle coltivazioni dei Casalesi no? Sarebbero soldi per militari meglio investiti dal nostro paese...

27 Set 2010 | ore 11:58

Non avete visto la puntata di Report dedicata all'agricultura in Campania? Mi pare fosse di un paio di anni fa. Da quando l'ho vista il mio rapporto col cibo italiano e' molto cambiato...

Pecore che pascolavano a un metro da rifiuti tossici, con il pastore che rifiutava di ammettere che a un metro da lui ci fossero liquami blu. vigneti e frutteti su terreni contaminati.

Non voglio fare lo snob o altro, ma preferisco ventimila volta poter mangiare la mozzarella del Wisconsin. Non che l'America sia il paradiso culinario, ci mancherebbe, ma mi pare che in Italia ormai la situazione sia davvero irrecuperabile. Non esiste piu' un controllo del territorio. E ai corsi di diritto internazionale t'insegnano che se uno Stato non ha piu' il controllo del territorio, non e' piu' uno Stato.

27 Set 2010 | ore 15:17

si, ma evitiamo i provincialismi. Il nocciolo è quanto ne sappiamo del sistema alimentare, non la malavita organizzata. è un discorso che abbraccia l'intero sistema globale, la tracciabilità e la filiera.

27 Set 2010 | ore 16:17

Per chi fosse interessato, e' disponibile online tutto il documentario Biutiful Cauntri, sempre di Peppe Ruggiero:

http://video.google.com/videoplay?docid=-6291550277269664962#

E no, non e' provincialismo evitare prodotti provenienti da zone in cui succede di tutto.

27 Set 2010 | ore 16:24

noooooo. Lei sa benissimo cosa succede nel casertano, nel Wisconsin, chi sia la Cargill ad esempio, ecc. ecc.
A questo punto non beviamo neanche Champagne, visto che è la regione principe nell'uso di diserbanti e visto l'alto inquinamento delle falde acquifere. Che sia stata la camorra o la 'ndrangheta anche lì?
Ha ragione forse, non si capisce se si tratta di provincialismo o populismo, nel suo caso. Io credo si sia voluto consigliare un buon libro e si spronino i lettori a porsi il problema: non credo che il messaggio sia non compratevi più il made in Italy perchè non si sa quello che succede.

27 Set 2010 | ore 16:31

Sig. Erro, liberi tutti. La invito a vedere il film di Ruggiero, ho messo il link qui sopra. Poi ne riparliamo.

Io ho scritto - ma evidentemente non ha letto - "Non che l'America sia il paradiso culinario, ci mancherebbe".

Pero', mi scusi, tra una situazione come quella descritta da Ruggiero e da Report, che descrivono UN SISTEMA, e eventuali contaminazioni industriali, scelgo di ridurre il rischio, e opto per la seconda. Lei faccia come crede.

Comunque non ho intenzione di fare polemica. Passo e chiudo.

27 Set 2010 | ore 16:35

no, forse non mi sono spiegato. Sono stato tra i pochi a scrivere dopo l'omicidio del sindaco Vassallo delle infiltrazioni cammoristiche con tanto di nome e cognome in aziende agrituristiche e affini del Cilento. Ma se le porto un'ottima mozzarella di bufala prodotta come si deve da gente perbene, che fa, sceglie comunque quella del Wisconsin perchè evntualmente glielo avrebbero detto (lei ha interpretato) Peppe Ruggiero o Milena Gabanelli? Io molto più semplicemente cerco di informarmi, informare e risolvere il problema. Ah, no, lei ha detto che tutto è irrecuperabile, quindi io mi salvo, gli altri facciano come credano...

27 Set 2010 | ore 16:45

Ovvio che la denuncia è forte. Però mi lascia sempre più perplesso il sistema di applicazione di metriche secondo le quali il risultato di qualsiasi ragionamento porta a valutare che quello che viene prodotto a sud è cattivo.
E pure credo che non solo io mi soffermi a leggere articoli di giornali nei quali si narra di uova marce stipate tra escrementi nel nord est destinati alle industrie dolciarie, formaggi contaminati ed ottenuti da impasti con pasta filante ammuffita, ricotta realizzata con ricotte scadute e magari impastate con tutta la confezione e rimessa in commercio. E che dire del pecorino prodotto con latte rumeno e venduto nel mondo con il marchio made in Italy da alcune aziende a partecipazione statale?
Con questo non voglio innescare alcuna polemica sterile quanto inutile, non soffermiamoci nel cercare a tutti i costi il pelo nell'uovo senza dimenticare la trave che abbiamo altrove.
E' il gioco al quale dobbiamo sottostare, la nostra abilità sta nel ricercare valide alternative.

27 Set 2010 | ore 17:04

Tempo fa avevo letto "mi fido di te": Abate e Carlotto non avevano romanzato fandonie...

27 Set 2010 | ore 17:52

Si ma ragazzi, non giriamo intorno alla questione tirando in ballo provincialismi, la è brutto, qui è bello, il mio è più grosso: il nocciolo della questione è che noi (italiani o italioti?) ci vantiamo tanto del nostro buon cibo ma facciamo poco per tutelarlo (e non tiratemi in ballo i consorzi di tutela...). Dovremmo istituire un corpo di polizia alimentare.
E finiamola di prenderci in giro!

27 Set 2010 | ore 22:30

Allora per par condicio si guardi il film "Food Inc.". Forse gli americani non avranno problemi di controllo del territorio (anche se parlando in assoluto ho i miei dubbi), ma sicuramente ne hanno altri.

28 Set 2010 | ore 03:19

Molto semplice: non votare partiti con esponenti con frequentazioni mafiose.

28 Set 2010 | ore 23:26

mizzica. beh si sapeva, ma leggerne fa sempre bene. comprerollo!

29 Set 2010 | ore 16:53

scrivi un commento

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza posso cancellarlo. Se il tuo commento non viene pubblicato subito, è colpa dell'antispam che ha dei criteri tutti suoi. Non ti preoccupare, magari scrivimi un breve messaggio per avvisarmi, appena posso recupero tutto.

Risotto_barbera.jpg Risotto alla barbera

Il cielo è più grigio e la temperatura è calata, è tempo di piatti caldi e...


ultimi commenti

  • Alessandro - Lo stato italiano dovrebbe finanziare le banche ancor piu'...
  • piermiga - Quando Antonella entrò nel camerino lui era seduto e...
  • Raffaele - Mi tocca essere d'accordo con Gumbo Chicken!!!...
  • Roberto Bentivegna - :( Non più tardi di qualche mese fa ti...
  • gumbo chicken - Vista l'insensibilità del commento di Tristano - che condanna...
  • Tristano - Che strana gente è quella che si occupa di...

ultimi post

20
Gen
Una rosa bianca per il Maestro Abbado - Foto ANSAE' morto alle 8,30 del...
18
Gen
Prendere esempio da Ducasse? No, l'esempio sono i fratelli Roca - Avevano già le tre stelle Michelin...
16
Gen
Fool racconta l'Italia del cibo. Un po' come te l'aspetti, ma anche no - E' uscito Fool n. 4 dedicato...
14
Gen
La grande bellezza di Roma che piace agli stranieri e non agli italiani - La grande bellezza è un bel...
09
Gen
Aprire è un po' morire - Lo sai che Piripicchio ha aperto...
07
Gen
Spaghetti alla bolognese made in New Zealand - Venti giorni senza cucina italiana a...
04
Gen
15 giorni da Valerio M. Visintin senza passamontagna, occhiali e guanti neri - Lo sognavo da tempo ma in Italia...
04
Gen
Viaggiare in aereo con 200 romanzi, saggi e libri di cucina - Leggendo sul New York Times alcuni autorevoli...
Pici_1.jpg Pici con le briciole

Dopo tanto sud torniamo nell'Italia Centrale, in Toscana, per raccontare una bella ricetta semplice e popolare,...


ultime letture

IMG_2291.JPG Viaggiare in aereo con 200 romanzi, saggi e libri di cucina

Leggendo sul New York Times alcuni autorevoli pareri...


Ferricuoco.JPG Maria Antonietta Quaresima ovvero Marie-Antoine Careme detto Antonin

Poco tempo fa parlavo con un giovane...


IMG_0522.jpg Gianni Brera, il grande padano

Ho ripreso in mano La pacciada, il...


Twitter
Friendfeed