09
Set 2010
ore 00:42
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Yorishihiro Narisawa, il migliore cuoco del mondo?

Eravamo in riva a un fiume, un tramonto da rimanere senza fiato, le case in legno, l'aria fine ma non fredda e i cuochi sparpagliati per la grande tenuta dove si preparava il banchetto finale, chi davanti a un fuoco di una capanna, chi davanti al camino.

Subito va detto quello che molti hanno pensato dopo averlo visto preparare e dopo aver assaggiato il piatto di Yorishihiro Narisawa, lo chef del ristorante di Tokyo "Les Créations de Narisawa", che lui era il più grande cuoco del mondo.

Per la precisione lo ha detto per primo Bob Noto dopo le prime due cucchiaiate "ma questo è un genio... questo è il più grande cuoco del mondo".
E Bob Noto è uno che ha detto in tempi non sospetti che un giovane spagnolo che cucinava a Roses era il genio assoluto della cucina.

Dunque, il piatto di Narisawa nasceva dopo la scena della morte della piccola alce ed era un piatto che voleva essere evocativo, per esempio gli schizzi di sangue che Narisawa ha eseguito macchiando ogni piatto con il sugo di bacche e mirtilli e poi la concezione stessa del piatto: sul fondo filetti di lepre crudi, funghi essiccati e sbriciolati, raccolti il giorno prima dallo stesso Narisawa, il tutto coperto da un brodo bollente che avrebbe cotto i filetti di carne.

Un brodo unico e sublime e il piatto in sè una vera perla gastronomica, un piatto ricco di sapori, un intero arcobaleno, una bontà e infatti il grande applauso della sala lo ha testimoniato e quando Narisawa si è presentato a raccontare la sua creazione è scoppiata la commozione e le lacrime di questo giapponese unico e incredibilmente geniale.
Il racconto non può che essere frammentario e fornire spezzoni slegati di una serata in alcuni momenti magica.


Lo è stata già dal primo piatto di Quique Dacosta, un esercizio di bravura e sensibilità, una indivia trasformata in rosa, con il sentore di rosa messo a gocce dopo che l'indivia era stata in infusione una giornata e poi tagliata e preparata come la vedete nella foto e dopo che per tutto il pomeriggio Quique e il suo assistente avevano lavorato in un magazzino del ristorante che ci ospitava trasformato in laboratorio per preparare i 70 piatti per la serata.

E poi il piatto di Redzepi, Bosi e Andersson, un vero concentrato delle erbe e delle radici che il giorno prima i tre cuochi e molti giornalisti avevano raccolto nei prati e nel bosco.
Piatto buono, denso, da comporre servendosi da alcune grandi terrine.
Il piatto di Scabin e Chang, delirio di creatività da parte dell'italiano che ha cotto il pesce, prima sistemato a strati in mezzo a foglie e muschio e poi messo in una buca dove per ore avevano bruciato legni del bosco.
E il dolce finale, ancora una volta geniale, emozionale e buonissimo, di Albert Adrià, forse il miglior pasticcere del mondo, uno che ha saputo emergere senza subire il peso di un fratello così importante e sempre sotto i riflettori.

Cook it Raw è stata una quattro giorni nella natura, una full immersion di creatività, una comunità di persone venute dai quattro angoli del mondo per un'idea comune.
Adesso la manifestazione è al bivio: crescere e modificarsi in parte oppure cercare di rimanere integra grazie a sponsor intelligenti.
FOTO S. BONILLI







Io ci ho mangiato a Les Creations de Narisawa a Tokyo ed era effettivamente SPETTACOLARE.
Il racconto di queste ricette e la storia di questi cuochi e anche i luoghi dove si è svolto questo evento mi sembra che diano al tutto un carattere di unicità.
Molto bello e interessante veramente.
Veramente molto interessente...C'è un concentrato di cucina, passione e amore...
Quanto vorrei essere lì con voi...
...e degustare!!!
Pietro
e il brodo, il brodo, com'era il brodo? che c'era dentro? racconto emozionante, grazie bonilli
Veramente commovente il piatto di Y.N.,. Mi ricorda certi allestimenti di Hermann Nitch. E mi fa pensare.
Cara Manuela,
il sangue di Nitsch era vero, sgorgava da uno scavo dell’inconscio post-‘Finis Austriae’, con l'intenzione di portare l'elemento dionisiaco e oscuro dell'arte al massimo grado di intensità. Questa sua opera gli è costata processi e condanne.
Il sangue di Narisawa è tutto giapponese, il contrario di quello di Nitsch, è una stilizzazione, una sublimazione dell'azione che permetta di fare un ponte tra la verità della crudezza della vita e la verità dell'esperienza estetica come paesaggio naturale della mente.
Tutti i piatti della grande cucina giapponese sono anche paesaggi.
Ed è questo, certo non l'unico, uno degli elementi che mi hanno colpito ad esempio della cucina di Redzepi. Ma paesaggi di impianto e gusto più sottilmente naturalista di quelli giapponesi. I paesaggi di Redzepi sono filogenetici, nel senso che, di mare o di terra, in essi l’elemento animale sta come raccolto all’interno di un ambiente vegetale, genitore e culla.
Su Narisawa ho letto diverse cose e ho visto pubblicate le immagini di parecchi suoi piatti. Della bravura di questo cuoco ho sentito dire da molti e non ho motivo di dubitare. Devo comunque osservare che in alcuni suoi piatti che risalgono a pochi mesi or sono è anche ben evidente l’esplicito richiamo, ad esempio, ad antecedenti creazioni di Redzepi o di Aduriz. Direi dichiarati omaggi.
E, pure con questo ‘sangue’ della sua lepre, come non pensare alla 'Caccia al piccione' di Bottura? E a chi dei due è venuta prima questa visione? Ma poi, è importante? Bene così, in altre cose sarà ora Narisawa (lui stesso ponte tra oriente e occidente) a influenzare i suoi amici d’altri continenti. Lo spirito di Cook It Raw è radicalmente nuovo nel senso che crea per la prima volta una comunità che può mettere in comune scambi profondi e non occasionali, esulanti in toto dai moti imbalsamati della cucina francese dove, a ecologia sovvertita, l’elemento vegetale e quello animale, pur nell’eccellenza di una tecnica, non riescono tuttora a dialogare.
@Gianni: davvero un bell'intervento. Sia nell'analisi dello stile degli chef affrontata come se fosse arte che nel messaggio. Le contaminazioni sono normali e addirittura necessarie. Solo guardandosi intorno, studiando e incuriosendosi si cresce e "cook it raw" non é che un'occasione per farlo insieme.
@Grazie Cristina
Ai grandi livelli la cucina è 'arte' e l'arte è 'cucina'.
Le 'contaminazioni' sono il catalizzatore della vita, quelle che la fanno evolvere e continuare.
Sono a Tokyo ne approfitto e vado da Natisawa:)
Il cuoco più bravo del mondo non esiste, ma cio' che dice Yorishihiro San mi piace molto.
Itadakimasu.
Se poi mi scrivi un racconto - non una scheda da guida dei ristoranti - della visita a Narisawa mi farebbe molto piacere :-D
Gianni Ravello grazie. Anche lei ha pensato e ha condiviso. Perfetto.
Quando ho conosciuti Nitsch avevo 20 anni e la persona che me lo ha presentato mi ha detto "Manuela, sangue, mestruo, fertilità, vita". Troppo semplice? Io allora ho capito che parlava anche a me e mi sono messa a mio agio. Da allora tutti i giorni passando davanti a una sua tela mi motivo in modo diverso. Ora qui si parla di cuochi e di cucina. Un cuoco racconta come è nato un piatto, penso anche in modo semplice e comprensibile visto come ci è stato riportato. Bene, si commuove. Vorrei dire che piange perchè sa che finirà in bocca a Bob Noto, ma no, mi piace pensare che provi tenerezza per il suo lavoro che in fondo parla di sé.
Gomennasai Direttore :(
rimango in Giappone ancora un po', ma non così a lungo per poter assaggiare les creation de Narisawa.
Non hanno un tavolo libero prima di dicembre.
Felice per Loro:)