04
Ott 2010
ore 00:04

Delusioni barbariche

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Venerdì 1 ottobre ho partecipato alla trasmissione di Daria Bignardi seduto accanto a Benedetta Parodi.
Di fronte a noi Beppe Bigazzi e un comico di quelli che fanno le battute da liceali.
Già questa scelta del comico, che ho scoperto solo al momento di andare in onda, mi ha lasciato perplesso.
A La 7 devo dire che sono tutti molto simpatici e gentili, era la prima puntata della nuova serie di Invasioni barbariche, Daria Bignardi tornava a La 7 dopo la parentesi non felice a Rai2, la trasmissione è tutta in diretta e quindi non mi metterò certo a fare il critico, racconto solo come ho visto dal mio punto di vista la parte della trasmissione riguardante il libro della Parodi.
Lei, la Parodi, ha fatto ne più ne meno la Parodi, dall'alto delle sue 800mila copie vendute e gli € 800mila lordi di diritti d'autore.
Lei si gode il successo.

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Io ero lì incautamente per provare a dire... in realtà per dire poco o nulla perché la televisione ha le sue regole, richiede ritmo, frasi ad effetto, esclude il ragionamento e si basa sul possesso della palla, cioè della parola.

Bigazzi ha avuto subito la parola in quanto Bigazzi, l'ha avuta per la sua notorietà televisiva decennale e anche per il racconto fatto alcuni mesi fa in televisione del gatto mangiato quando era un bambino e che gli ha procurato l'allontanamento dalla Rai.
All'inizio ha parlato prima della Pianura Padana inquinata, poi della legge sugli animali, lasciando interdetta la Bignardi, poi ha parlato di insalata già lavata e di pomodori.
Era puramente propaganda gastronomica, non c'entrava nulla con la Parodi e il suo libro, motivo per il quale lui e io eravamo stati invitati.
Bigazzi, infatti, ha detto di non avere letto il libro, e non ce n'era bisogno perché la sua non è stata una discussione nel merito, era uno spot per Bigazzi, per far vedere che c'è ancora.
Se ci aggiungiamo il liceale attempato che stava seduto accanto a Bigazzi e che ogni tanto faceva il contrappunto con battute agghiaccianti, si capisce che provare a fare un ragionamento in quella situazione non aveva senso e sarebbe stato sbagliato cercare di interromperlo facendo rilevare l'assurdità di uno che discuteva di un libro neppure sfogliato.
E quindi ha avuto poco senso anche la mia partecipazione alla trasmissione e sicuramente mi servirà di insegnamento per il futuro.

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Il ragionamento che avrei voluto fare alla Parodi... si, si, lo confesso, dopo averla avvicinata per pochi minuti ho avuto il grande sospetto che se ne freghi altamente di qualunque cosa diversa da quella che fa, ben contenta di visibilità, successo e soldi.
Comunque, il ragionamento che avevo in testa e non ho esplicitato riguardava la possibile evoluzione della sua cucina.
Perché non provare a dialogare, metterle dei dubbi, spronarla?
Lei che è ormai un punto di riferimento per centinaia di migliaia di persone perché non pensa ad una lenta evoluzione delle sue ricette, a un miglioramento qualitativo della cucina che propone in televisione, iniziando da una più attenta scelta delle materie prime?

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Certo, ci vuole una curiosità di partenza, battere il ferro finché è caldo va pure bene - mi immagino sfornerà un altro libro - ma anche avere la capacità di evolvere, crescere, migliorarsi dovrebbe far parte dell'orgoglio di un autore di successo e intelligente.
Pensavo di dire questo e lo pensavo perché è più interessante misurarsi con coloro che sono più lontani da te piuttosto che saltellare tranquilli nel proprio orticello.

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Purtroppo, lo si è visto, nella trasmissione non c'è stato spazio per un discorso di questo tipo - l'indignazione per i gamberoni a 7 euro mi suona tanto piccola demagogia spicciola - e quando poi, finita la nostra presenza in studio, ho riacceso il cellulare e letto su twitter e facebook quelli che dicevano bravo Bigazzi - che in realtà ha detto cose generiche che si potevano dire in qualunque trasmissione - mi sono cadute le braccia e ho capito che ognuno vuole stare nei suoi territori, felice e tranquillo, rassicurato da altri simili che dicono le stesse cose.
Ho capito che le contaminazioni e invasioni di campo non sono possibili perché nessuno ascolta chi prova a dire o fare cose diverse, è molto più facile mettersi in cattedra col ditino alzato.
Magari ciò che sto dicendo non è neppure interessante, chi lo sa, ma il senso che mi ha dato tutto l'insieme della vicenda è di un grande conformismo, molta superficialità e vecchi vizi del passato.
Ci ragionerò meglio, per capire.

FOTO DI MAURIZIO CAMAGNA

commenti 64

Non si preoccupi, anche il resto del programma era avvolto da grande conformismo, grande superficialità e vecchi vizi del passato. Come quasi tutto quello che gira in TV.

04 Ott 2010 | ore 00:18

Ho visto che stava particolarmente tranquillo e mi sembrava strano avendola sempre vista in grande spolvero quando partecipava a Porta a Porta.
Bigazzi è un vero trombone che dice sempre le stesse cose ma credo che la Parodi non sia recuperabile, quello fa e quello farà.

04 Ott 2010 | ore 00:29

Ciao Stefano, ti seguo qui, su Fb e su Twitter e sei sempre tu quindi non corro il rischio di aver le idee confuse...
A guardar bene anche il Sig. Bigazzi non cambia mai, la televisione non cambia mai, e anche la Bignardi se cambia è per tornare a fare le stesse cose, quindi...
La Parodi? è l'emblema della mediocrità italica, e la dicono lunga le 800mila persone che hanno acquistato il libro. Mediocrità. l'eccellenza vive nelle nicchie e tu lo sai ma forse è meglio così.
Per finire, quei personaggi in cerca d'autore quali il Bigazzi e la Parodi, non sono certo un faro da seguire per chi ha scelto la qualità vera enogastronomicamente parlando, casomai rappresentano un lumicino per chi non vuol scoprire cosa c'è oltre il proprio naso...
Io intanto penso al salone del gusto che è meglio.

Gualtiero.

04 Ott 2010 | ore 01:23

Caro Stefano ti ho già scritto il mio parere sul programma. Benedetta è quello che sembra, l'ho scritto anche su facebook, se non piace non si guarda e non si compra, tutto qui. E' lei la vera vincitrice, perchè venderà ancora di più e io, sono sincera come al solito, la invidio un po', perchè so che il libro che sto scrivendo forse non potrò mai pubblicarlo, perchè non è cotto e mangiato, ma parla di ricette antiche, cotture lunghe sulla stufa a legna, tagliatelle tirate a mano ecc... Ciò non toglie che, per mia esperienza personale, sia Benedetta che Beppe siano persone che in privato sono amabili e gentili. Forse è la televisione che li trasforma da "persone" in "personaggi". Sabato 16 torno a Forlimpopoli per imparare a fare le vere piadine romagnole, così mi tiro un po' su! Ciao

04 Ott 2010 | ore 08:06

Io tornerei a parlare delle'epopea della cucina "nientistica e molecolare", dei cuochi spagnoli e di come si mangia bene al fat duck. Tanto la sbornia l'hai presa, direttore, e prima che ti passa ce ne passa.
Ti riesce meglio parlare di quello che ti piace piuttosto di quello che non ti piace, si sente a pelle che ci provi ma che sei schifito dal buon senso da usare in cucina, meglio la chimica e parlar male di Berlusconi. A te cadono le braccia? E a noi che non siamo così imbrigliati dai pregiudizi come te?

04 Ott 2010 | ore 08:09

Ciò che sta dicendo invece è molto interessante. Ho visto in parte la trasmissione, compreso il caso Parodi e mi è sembrato che tutti facessero ciò che ci si aspettava avrebbero fatto (e detto). Lei ha provato ad andare un passettino avanti, e non mi riferisco solo alla Parodi,il suo poteva essere un bel concetto applicabile in generale. Però..."evolvere, crescere, migliorarsi"...sarà che vengo da un anno in cui ho sbattuto contro i muri senza ottenere nulla ma sono arrivata a pensare che da certe persone e situazioni non si può avere nulla di più rispetto a ciò per cui sono state programmate (soprattutto a livello lavorativo).

04 Ott 2010 | ore 09:20

"[...] ho capito che ognuno vuole stare nei suoi territori, felice e tranquillo, rassicurato da altri simili che dicono le stesse cose.
Ho capito che le contaminazioni e invasioni di campo non sono possibili perché nessuno ascolta chi prova a dire o fare cose diverse [...]"

Purtroppo questa conclusione è tremendamente attuale e applicabile a molti contesti. Fai bene a sottolinearlo.
Visto che, per parte tua, non credo ti sarà mai possibile rinunciare ad idee e contaminazioni e appassionarti solo ai tuoi simili posso solo dirti di resistere, che di questi tempi la cosa ha particolare valore.

04 Ott 2010 | ore 09:59

Che delusione caro direttore vedere quel dibattito nel quale si capiva che ti sentivi fuori posto e rinunciavi a intervenire. Ma è stato un errore, bisogna alzare la voce, dire subito a Bigazzi che se non ha letto il libro è uno poco serio, dire alla Parodi che deve migliorare le ricette, se ne è capace, non tacere, perché se no vincono gli altri.

04 Ott 2010 | ore 10:06

direttore
la tv trita mastica e sputa...
i suoi territori sono altri..
+ alti e sereni
carichi la macchina e parta e ci porti altri racconti dell'italia che vive non in tv..

04 Ott 2010 | ore 10:15

ah
ho sempre trovato la bignardi
tremendamente superficiale

04 Ott 2010 | ore 10:16

mah, oggi mi sono riguardato il video con calma e attenzione... Mi sembra che TUTTI abbiano fatto la loro parte in commedia, tranne forse il direttore che ha, comprensibilmente, scelto di tirarsi fuori dal carrozzone. Ma la questione a mio avviso più interessante è un'altra che con stupore non vedo affrontata... Vedete non è che la trasmissione della Bignardi sia domenica cinque... Insomma stiamo parlando di una trasmissione di nicchia, non proprio nazionalpopolare: a suo agio tra la trota e la narcostar Morgan... Una televisione in tubino di Prada e con l'ultimo Franzen sotto il braccio... Insomma il ring ideale dove parlare finnalmente di cucina in maniera trasversale e non troppo banale... Invece, lo scenario che si vede non è propriamente quello. La Daria era in evidente difficoltà, non sapeva di cosa parlare e non le interessava niente. se neanche la Bignardi è disponibile a pensare la cucina come una roba seria stiamo messi molto male. Ma vi rendete conto che a parlare di cucina c'erano le due facce della medesima medaglia: cotto e mangiato Vs la prova del cuoco! Una giovane donna brillante e stivalata contro un anziano signore canuto e azzimato... Il messaggio è chiaro e anche un poco ingenuo: il nuovo risiede nei gamberetti surgelati e polli arrosto di supermercato della Barbara, la conservazione barbosa e retriva nei gatti e mucche con nome e cognome di Bigazzi... Sempre una banalizzazione tagliata con l'accetta, tra due mondi televisivi tuttosommato assai simili. In mezzo sembra non esserci posto per altro. Sembra, perchè invece la realtà è diversa dalla dicotomia fanatici sfegatati di cibo e "normali", basta entrare nei supermercati (non quelli di roma, però) che espongono prosciutti di Carpegna, colatura di alici, alici cantabriche, pasta cavaliere e vini interessanti... Io credo che la cucina sia una questione potenzialmente vincente, basta trovare la maniera di raccontarla tra la banalizzazione televisiva e la maniacalità ellenistica dei gastrofanatici... Facile a dirsi, difficilissimo a farsi, a roma se dice: Hai detto un prospero! :-D
Ciao

ps "gli spinaci congelati uno gioca a curling prima di cucinarli" Ionesco puro! :-P

04 Ott 2010 | ore 10:25

La Bignardi non la si scopre ora, rimane pur sempre un classico surrogato di presentatore televisivo fiero del suo passato da Grande Fratello.
Probabilmente pensare di instaurare un dialogo costruttivo in tv è purtroppo da Sognatori, quando ci si sveglia il giorno dopo ci si accorge inevitabilmente dell'impossibilità di uscire dal recinto televisivo dello spettacolo fine a se stesso, dei personaggi e non delle persone.

Ma perchè "gente" che trova questo blog un covo di pregiudizi sinistroidi e filoschifezzoidi molecolari persiste a frequentarlo, per giunta non in silenzio?Mah....

04 Ott 2010 | ore 10:35

Guarda che le premesse erano buone, la redazione della Bignardi è fatta da persone brave e sveglie, l'errore, io credo, sia stato chiamare Bigazzi - che però ha un notevole peso televisivo e le trasmissioni sono fatte anche di quello - perché lui, che è fuori dalla Rai e sta per andare ad Alice, aveva bisogno di apparire.
E così la discussione è partita male, con cose che non c'entravano nulla, con lui che dice tranquillamente di non avere letto o sfogliato il libro e la Bignardi non ha saputo guidarla.
Io sapevo che non entrando nel ring con frasi ad effetto, battute e provocazioni sarei stato marginalizzato ma di fare il guitto del cibo proprio non ne ho voglia.
E così ho avuto la conferma che la televisione generalista, anche quella di nicchia come La7, se parla di cibo lo fa solo per fare spettacolo.
Bella scoperta, diranno in molti, ma lo confesso, per me è stata una scoperta se no non avrei accettato di andare in trasmissione così come ho sempre rifiutato di andare in certe trasmissioni.

@ Marco Bolasco
Penso che ci sia bisogno di uscire dai rigidi schematismi che tutti, proprio tutti, usiamo nei nostri ragionamenti e comportamenti, chi più e chi meno, ma come hai visto delle volte si sbatte la faccia :-))
La televisione, poi, come ben sai, è una gran brutta bestia con leggi implacabili, su tutte quella dell'audience, e io che sono sempre stato il re delle nicchie l'ho constatato per l'ennesima volta.

04 Ott 2010 | ore 11:13

Ma cosa si può pensare di una madre di famiglia che da il pollo arrosto del supermercato ai suoi figli e di una giornalista che si è fatta "occupare" la cucina dalle telecamere per proporre come ricetta i "bocconcini di carne alla Coca Cola". Caro direttore la sola sua presenza, anche senza troppe parole, bastava a far capire che grande occasione stia perdendo la Parodi dall'alto delle sue centinaia di miglia di copie vendute e cioè quella di veicolari i valori sani e veri della cucina. Se debbo continuare ad imparare quanto siano importanti la tavola ed i fornelli nella nostra vita quotidiana io seguo lei... tutto il resto è stata una barbarica e poco riuscita invasione di un "territorio" che sicuramente merita più rispetto e meno approssimazione!

04 Ott 2010 | ore 11:15

Lei ha fatto la figura del pirla perché sa parlare solo di cucina molecolare e di cuochi che sono una vera presa in giro e che lei esalta sempre e tutti quelli che scrivono qui sono come lei e state bene solo insieme nel vostro piccolo orticello e smettetela di rompere con le vostre porcherie gastronomiche la gente normale e per bene

04 Ott 2010 | ore 11:35

quando tutti sparano cazzate, restarsene in silenzio e in disparte è meritorio. Provare a fare un tentativo di discussione decente era l'unica cosa da fare, chiaramente non ha funzionato.
Bignardi solita superficiale ignorante travestita da intelligente, bigazzi attore che recitava la parte (ci stava,ok), il presunto comico uno che da venti anni è capace di ripetere solo le solite cose trite e ritrite e che quando senti una risatina ti si gelano le vene... Benedetta Parodi... gandhiano il tentativo di trovare qualcosa di decente in lei, sentendola parlare ho capito che era persino peggio di quanto pensassi... e immagino di non essere stato l'unico... ma l'umiltà a questo mondo esiste ancora? non quella finta, beninteso

04 Ott 2010 | ore 11:58

Vista la trasmissione, tutto sommato concordo. Ritengo però che in ogni caso sia sempre meglio esserci che non esserci. Sono molto d'accordo sul tuo ultimo intervento nel quale invitavi la Parodi ad utilizzare bene il suo successo facendo fare qualche "passo avanti" al suo pubblico.
Quanto a Bigazzi, è vero che a volte sembra la categoria di se stesso. Tuttavia pensando al target a cui si rivolge che non è certo quello dei gourmet di lungo corso, ma è lo stesso che acquista il libro della Parodi, trovo che svolga una funzione utile ed educativa. Insomma, non mi sento di liquidarlo con troppa sufficienza.
Ad Majora

04 Ott 2010 | ore 12:09

Le ricette della Parodi a me ricordano i libri e i giornali che giravano a casa dei miei, anni 70-80, tipo Jolly della Cucina e ancora di più GuidaCucina - che erano di fatto gli unici da cui ogni tanto veniva presa una ricetta.
Sugli scaffali compariva (a causa di qualche regalo, suppongo) anche il Pellaprat che a me piaceva sfogliare immaginando di essere al ristorante e ordinare i piatti che volevo assaggiare. Però nessun altro in casa l'ha mai aperto. Questo mi fa sospettare che non ci sia molto di nuovo in tutta questa faccenda.
In ogni caso, nessuno dice mai che un intero cespo d'insalata è dannatamente enorme; e se si vuole fare solo un'insalatina per uno o due una sera e non mangiare foglie per una settimana o ti pianti la lattughina da taglio sul balcone o lavi un cespo e poi ne butti il 70% oppure ti compri una vaschetta d'insalatina già lavata.
Insomma si può anche trovare un equilibrio a metà strada fra i due mondi!


04 Ott 2010 | ore 12:23

sono molto deluso anche io, come spettatore
quando ho visto che c'era un comico di Zelig ho capito che gli autori "la volevano buttare in caciara", come si dice a Roma, ovvero fare solo tanta confusione, senza dire nulla

04 Ott 2010 | ore 12:30

appunto, proprio perchè la redazione è fatta di persone brave, la trasmissione non è la solita minestra televisiva e la conduttrice brava e capace di miscelare alto e basso: la cosa più terrificante è che abbia tagliato così il talk sul cibo... se non ce la si fa lì a parlare di cibo in maniera meno caciarona, sarà veramente duro farlo altrove. Non basta il solo Bigazzi a giustificare la cosa (e bada che ho molta fiducia nella sua capacità di fare danni ;-)) la mia impressione è che paghiamo il prezzo di errori antichi della società gastronomica... sarà difficile e faticoso il recupero.
ciao A

04 Ott 2010 | ore 12:45

La Parodi ha il pregio che parla di cibo e che ha un grande pubblico, lo fa serenamente. Magari è un po' sprovveduta. In lei però vedo la maggioranza dei miei colleghi e amici. Intercettare quel pubblico, con i modi e i mezzi della Parodi aggiungendo ogni volta un pezzettino di consapevolezza potrebbe essere la chiave giusta per creare un percorso di educazione al gusto per la massa.
Ad esempio, in un cena, quando mi invitano contribuisco con un pacco di pasta Mancini, un barattolo di Riso Acquerello o con del guanciale di Parisi, poi si sente la differenza e si sceglie. Allo stesso modo Benedetta tra un gamberone surgelato e un Pollo di rosticceria potrebbe aggiungere un richiamo al territorio, alla materia prima e alla differenza che ci potrà essere nel risultato finale del piatto. Basta poco.
Un piccolo parere sulla Bignardi invece: disinteressata dell'argomento e troppo accondiscendente con il giullare di turno.
Per il direttore invece: Spero di rivederla presto in TV. Ha detto un paio di cose, sensate e con garbo. Di questo c'è bisogno.

04 Ott 2010 | ore 15:39

L'idea di "contaminare" Benedetta Parodi mi sembra buona ma estrema perché lei Parodi non ha stimoli per abbandonare anche solo in parte quello che fa e le dà visibilità, fama e soldi.
Probabilmente lei direttore è un inguaribile curioso, uno che non si accontenta delle cose così come stanno ma questa volta penso proprio che le sia andata male.

04 Ott 2010 | ore 15:55

"evolvere, crescere, migliorarsi dovrebbe far parte dell'orgoglio di un autore di successo e intelligente" perché? La Parodi in fondo ha trovato la ricetta giusta per piacere a milioni di donne, mamme, mogli, lavoratrici e certamente non butterà via facilmente una gallina che sforna uova d'oro. Io sono una di quelle che seleziona attentamente le materie prime, che sfiora l'assurdo quando va in giro per quelle olive per quella determinata ricetta che se non le trovo cambio ricetta eppure il successo non arriva così. Ho letto il libro della Parodi http://www.saleepepequantobasta.com/2010/10/torta-morbida-di-marmellata-di-cotto-e.html la cui rubrica non avevo mai seguito ed ho trovato il suo essere "geniale", mi chiedo ancora come abbia fatto a vendere il niente a così caro prezzo risultando alla fine pure simpatica. Ah! Il prossimo libro della Parodi è in uscita sempre per Vallardi!

04 Ott 2010 | ore 16:11

1) Ho visto in libreria Cotto e mangiato e mi sono chiesta del perchè avesse riscosso tanto successo in termini di vendita: non mancano certo i libri di ricette e anche con bellissime foto (anche se personalmente trovo comodissimo consultare il blog Cavoletto di Bruxelles o simili per farmi ispirare, avendo mangari idea di solo 1 ingrediente da utilizzare), quindi qual'è la novità? Forse Cotto e mangiato è un manuale adatto a chi non prova piacere a mangiare e neanche a cucinare, a chi non vuole sforzarsi.
2) Complimenti: essendo la Parodi occupata ad assemblare del cibo, propina ai figli il pollo arrosto del supermercato (di sconosciuta origine, di dubbia freschezza, di tristezza garantita); inoltre il fatto di cucinare in casa anzichè negli studi televisivi non è certo una sua invenzione (Lidia Bastianich, ad esempio, lo fa da anni).
3) Assurdo giustificare il ricorso alla verdura in busta o al secondo precotto come rimedio al poco tempo a disposizione: io venerdì mattina, mentre si faceva colazione etc., ho lessato del riso integrale/venere (35 minuti ma non serve mescolare), alle 19 ho "buttato" dei peperoni al forno (10/15 minuti)che cuocevano mentre controllavo i compiti del bambino; successivamente ho preparato la cena: il riso è stato condito con ottimo olio, con i peperoni tagliati a strisce, una manciata di frutta secca/uvetta, sale di Maldon, qualche oliva taggiasca, basilico fresco; per secondo: pomodorini, cetriolo e feta. Scrivo questo per dimostrare che in 20 minuti è possibile preparare una cena gustosa e SANA.
4) Le merendine ai bambini sono viste come un fatto inevitabile? I miei figli da anni felicemente portano a scuola acqua di rubinetto nel loro bellissimo termos e fette biscottate spalmate di miele/marmellata oppure poco pane e prosciutto.
5) Concordo con il concetto che bisogna utilizzare sempre prodotti di prima qualità e proprio perchè freschi, gustosi, etc. garantiscono sempre un ottimo modo di alimentarsi (senza doverli necessariamente cucinare in maniera elaborata, anzi...)
6) La trasmissione mettendo in luce solo la brava-bella-sorridente-fortunata Parodi, ha ulteriormente portato acqua al suo mulino e incantato chi di cibo e salute poco capisce. Purtroppo non è stato messo in evidenza che se perdiamo le nostre tradizioni alimentari e il buonsenso ci ritroveremo come negli USA: ad ingurgitare cibo immondizia, a consumare il nostro pasto in 10 minuti, seduti su tavolini sporchi e apparecchiati con tristi bicchieri/posate di plastica.

04 Ott 2010 | ore 16:12

Premetto che sono nuovo.
Ma perchè non critica anche la prova del cuoco?
Ne abbiamo piene le scatole di quella trasmissione, delle pasticciate fatte dalla Clerici che si vede benissimo che non ha passione per la cucine ma solamente per lo stipendio da favola.
Rimpiango la signora Fleccer!!!

04 Ott 2010 | ore 16:24

Cara Concetta, sono andato a vedere il tuo blog e ho visto che hai fatto una ricetta della Parodi e che non la snobbi ma anzi spieghi il perché del suo successo.
Ho visto anche che alcune delle tue lettrici sono fan scatenate della Parodi.
Come avrai ben capito qui ti trovi in un ambiente molto più "sofisticato", non fraintendere, non sono io che mi do delle arie è che sul paperogiallo interviene gente solitamente abituata a confrontarsi con discorsi che riguardano cuochi bravi - più o meno famosi - ma mai persone e cucine come quella della Parodi.
Anzi, una parte di coloro che leggono questo blog giudicano orribile il libro, la trasmissione e le ricette.
Io come te, invece, penso sia sbagliato questo atteggiamento snobbistico e cercavo, andando a Invasioni, di fare un discorso alla Parodi ma ho capito che è meglio me ne stia a casa mia.
Questo non toglie che io cerchi sempre di capire fenomeni come Cotto e mangiato perché vorrei che quelle centinaia di migliaia di lettrici-cuoche migliorassero la loro cucina e le loro conoscenze.
E solo la Parodi le può smuovere.

04 Ott 2010 | ore 17:28

Brava 44n/e!!, è proprio vero, questa mito per cui cucinare bene equivale a dover impegnare tempo è appunto un mito, il punto vero è quanto valore si dà al cibo. Io lavoro, ho due figli, un masxchio di 14 e una femmina di 4,non proprio uno scherzo quindi, eppure organizzandomi, da 15 anni cucino per tutta la famiglia, certo può capitare l'emergenza per cui non ci sto proprio e allora apro un " 4 sberle in padella ", ma è appunto per le emergenze, per il resto ritengo che, come genitore anche il gusto vada educato.

04 Ott 2010 | ore 17:32

Lo sbaglio è stato accettare l'invito. mi è capitato qualche altra volta di vedere la puntata. Le interviste a volte si possono anche vedere, ma il teatrino di pochi minuti dedicato a temi spesso molto vasti con ospiti che non c'entrano nulla è terribile. Bisogna stare a casa.
Saluti
Luigi

04 Ott 2010 | ore 17:58

Direttore, lei lo ha detto, chiaramente, in trasmissione, che ora tocca alla Parodi usare il successo per provare ad alzare di un centimetro l'asticella. Lei lo ha detto, nessuno ha risposto. Nessuno ha colto l'occasione, nessuno ha capito. Forse perchè nel mondo del cibo, secondo i più, non c'è nulla da capire, nessuna occasione di crescita nè sociale nè culturale. Io credevo che almeno la Parodi avesse "scelto" una via, un modo: invece no, per lei quello è, o la casa (coi polli impacchettati)o il grande ristorante (per carità in dosi omeopatiche, perché tanto... ). In mezzo il niente.
Non le hanno risposto perchè non sapevano cosa dire: anzi, avesse avuto modo di insistere, probabilmente avrebbe varcato il delicato confine del presuntuoso fighetto (come lei stesso ha definito il cliché dell'appassionato di cibo). Non se ne esce, purtroppo. A volte alzare l'asticella del salto in alto anche di un solo centimetro comporta anni di lavoro e allenamenti: basta non smettere e continuare a lavorare :-).

04 Ott 2010 | ore 18:08

Oppure ci sarebbe un" altra alternativa ma, ahimè , questa e" ad appannaggio della sola classe politica......ovvero chiedere garanzie tipo "chi partecipa? quanto tempo ho per parlare?"

04 Ott 2010 | ore 18:20

carissimo Bonilli come Lei giustamente dice alcune delle mie lettrici pare siano fans scatenate della Parodi, per cui credo che il target cui ci rivolgiamo sia io che la fortunata autrice sia più o meno quello, solo che io cerco di fare il discorso che Lei voleva proporre alla Parodi stimolando le lettrici alla ricerca delle materie prime d'eccellenza, ai procedimenti domestici ma un po' più elaborati mentre la Parodi si vanta di utilizzare le verdure grigliate congelate e la pasta per focacce pronta, il pubblico però ama lei tant'è che ha venduto quel numero esorbitante di copie mentre io resto a casa mia con i miei (quando va bene) mille lettori al giorno, ecco dove appoggia il mioa apprezzamento per lei

04 Ott 2010 | ore 18:52

mi sembra sia andata bene..simpaticissima la Parodi, un Bigazzi già visto, un comico senza battuta ma uno spunto di riflessione glielo hai dato.

04 Ott 2010 | ore 19:49

ho visto la trasmissione e concordo. solidarietà.
intanto torno al mio problema, che è cercare un modo per un buon brasato.

04 Ott 2010 | ore 20:32

Nostalgia di "L'insalata era nell'orto"?
Io sì
Raffaele

04 Ott 2010 | ore 20:55

Trovo disarmante questa donna, ci fa' o ci è, possibile dopo tanta informazione, il cibo come appartenenza, riscoperta, prevenzione, ricerca, consapevolezza, tradizione, memoria, chimica e quant'altro, lei entra bella bella in cucina e ci dice...prendete dei crauti in scatola cosi eviterete di far puzzare la vostra cucina.....idem con le cimette di cavolfiore..meglio surgelate...be io mi sento presa in giro..
Signora Parodi io non vorrei avere una mamma come lei......sarei cresciuta a polli di batteria, con le tette gia' a 8 anni.
Signor Bonilli mi aspettavo da lei una posizione sicuramente equilibrata ma due" cosine" le poteva dire.

04 Ott 2010 | ore 21:16

Brutta scimmia, l'invidia! Il difetto n° 1 degli italiani.

04 Ott 2010 | ore 21:56

44anninordest, Ha espresso perfettamente quello che stavo pensando quando ho guardato la trasmissione.
Oggi dovevo andare a Genova per lavoro. Alle 8.30 ho cotto la zucca, frullata con olio e.v., sistemata in frigo per la cena. Pulito gli spinaci, lavati e cotti al vapore. Totale tempo 15, forse 18 minuti. Rientrata da Genova alle 19, dopo il nubifragio di oggi, la cena era praticamente fatta.
Stefano, so a cosa ti riferisci quando parli dei commenti su twitter di venerdì sera. Noi abbiamo scherzato, qualche battuta per sdrammatizzare la situazione. Perché la signora Parodi pareva molto convinta delle cose che diceva, del pollo bombato agli ormoni che da mangiare ai suoi bambini, etc etc. Come scrivi tu lei potrebbe fare molto di più, avendo in mano un grande potere. Ma non credo che sia quello che le interessa.
Nel mio piccolo, racconto sempre tante cose, nozioni agli allievi che partecipano ai corsi. Cerco di dare informazioni, di regalare le mie esperienze, anche se non è molto che mi dedico alla cucina. Avrò sempre tanto da imparare anche io, questo è sicuro.
Ma lei sembrava così sicura di se, così 'preparata'. Di certo gli 800.000 sul conto corrente fanno la differenza.


04 Ott 2010 | ore 22:16

Io sono sempre stato curioso e il fenomeno della Parodi mi ha intrigato.
Mi sono messo a guardare sul web le sue ricette e non le ho trovate così orribili, così cattive da far storcere la bocca, sono sapori nostri anche se lei usa i surgelati ma li usano veramente in molti, compresi molti gourmet, invece della margarina le volevo dire di usare il burro, invece dei dadi volevo suggerirle il brodo ma se compra la pasta già lievitata e stesa qual è il vulnus, è fatta di acqua, farina e lievito.
Sento, insomma, tanta aria di fondamentalismo gastronomico in chi stronca la Parodi a priori e mi dà fastidio, non credo che centinaia di migliaia di donne ma anche uomini che seguono la Parodi potrebbero seguire il tuo sito anche se è ricco e bello ma proprio perché è troppo avanti per loro.
Ci sono vari gradini di approccio alla cucina e quello della Parodi lo trovo migliore dello show lungo della Clerici, vogliamo parlarne?
Vogliamo parlare dei cuochi e giornalisti che vanno lì a reggerle il moccolo?
La Parodi sarebbe l'orrore? ma la prova del cuoco allora è pornografia e solo uno in tutto questo lungo e ormai noioso dibattito l'ha tirata in ballo.
Perché?

04 Ott 2010 | ore 23:44

Suggerisco due bellissimi libri di ricette.
La grande cucina campana, "fritto misto" e "maccheroni", due volumi scritti da Rossella Guarracino, l'editore è Malvarosa. Disponibili da Feltrinelli.

05 Ott 2010 | ore 08:17

Stefano, non sarebbe male parlarne...
Soprattutto non sarebbe male parlare una volta del tutto di come la cultura del cibo italiana, pur essendo vincente nel mondo e facendo impresa, in Italia rimane percepita come un simpatico giochetto tra fichetti...
Non sarebbe male per niente un ragionamento serio. Io ci provo da tanto, certo se ci provassero anche figure di maggior peso (figurato intendo, perché sul peso fisico me la batto ;-)) mica sarebbe male...
Ciao A

05 Ott 2010 | ore 09:45

Ma perchè?
Ma perchè guardare la tv?
Io ci riproduco solo i dvd.
Direttore, con tutto il rispetto, comprendo la curiosità nonchè la voglia di interagire con la Parodi e comunicarle del burro, del brodo.
Ma con tutte quelle copie vendute e chissà quante ancora da vendere meglio 4 zompi in tiella che fare i zompi in cucina ....
C'est plus facile

05 Ott 2010 | ore 09:48

Cos'è il vulnus più precisamente? Non l'avevo mai sentito nominare.
Comunque io al cibo un po' di attenzione ce la metto e so che semplificando, in molti casi, si può mangiare bene/meglio in poco tempo.
Però questa settimana ad esempio so che arriverò tardi a casa quasi tutte le sere.
So anche che avrei potuto passare la domenica a preparare un po' di cose solo da scaldare -come a volte mi capita di fare- ma capita anche di non averne nessuna voglia. :-)
Quindi alla Esselunga c'erano le minestre pronte con il 40% di sconto e io ne ho fatto incetta; poi aggiungi un po' di uova, formaggi, un pesce pronto da infornare (da Eataly però che mi ispirava di più)...penso che sopravviverò lo stesso! Per il piacere delle papille ci saranno altre occasioni.
Insomma, io non so mai in che fazione inserirmi. :-(

05 Ott 2010 | ore 09:55

Alcune indagini hanno cercato di quantificare quante sono in Italia le persone interessate al cibo (4-5 milioni, secondo GPF per Negroni). Mi pare ovvio che il loro interesse sia diversificato; chi frequenta questo blog è diverso da chi vede (e segue) la Parodi, etc etc.

Quello che è indiscutibile è che sono veramente molte le persone interessate alla cucina ed ai vini: la Parodi ha intercettato questo segmento e se lo tiene stretto. Se sono tanti, meglio così per lei, ma anche per tutto il mondo del cibo.

Mi spiego: se non è nell'ottica della Parodi traghettare i suoi spettatori verso una maggiore consapevolezza dei prodotti, recupero dei prodotti artigianali (e non mi pare proprio - riguardatevi la sua faccia quando Bonilli avanzava questa ipotesi!), questo spazio rimane a disposizione per chi vuole e riesce a farlo. Mi pare inutile criticare lei perchè non lo fa. Personalmente mi sembra che ci si debba rivolgere ai giovani: a molti mancano le nozioni basilari ed anche il tempo per fare ed i soldi per acquistare i prodotti "giusti". Ma non mancano le persone potenzialmente interessate: se non ci sono altri programmi veloci e anche un po' "dissacranti" (quali sono gli ingredienti veramente indispensabili alla ricetta? se non hai il timo, puoi andare avanti lo stesso?), queste persone si rivolgeranno solo alla Parodi.

05 Ott 2010 | ore 10:08

A me piacerebbe, invece, che questo tema rimanesse aperto.
Il libro della Parodi secondo me è brutto, l’ho sfogliato in libreria e me lo sono ritrovato tra le mani in casa di una parente (che non cucina mai, neppure adesso), ma non vedo perché questo mio giudizio mi faccia passare automaticamente dalla parte degli snob. Non mi piacciono neanche i gastrofanatici che sventolano ad ogni frase paste mancini e ovetti parisi, quindi sarei proprio inclassificabile.

Però ottocentomila italiani che improvvisamente entrano in libreria (miracolo!) e comprano un libro, e un brutto libro di ricette, fa pensare.
Io credo che se il libro fosse stato migliore, avrebbe avuto lo stesso successo; ma anche che il prodotto sia stato studiato (non ingenuamente) così com’è, per vincolare, senza farlo muovere di un millimetro, un consumatore generalmente indifferente e non appassionato di cucina.
Assemblare due o tre elementi non fanno per me una ricetta; se la pillola avesse contenuto un qualche tipo di vitamina, probabilmente sarebbe stato del tutto diverso.
Ma tentare di iniettare un minimo di attenzione e di creatività nelle persone è comunque una spesa non indifferente. Vuol dire renderle alla fine autonome, far partire un meccanismo che andrà per conto proprio, con una certa libertà per le sue strade. Svincolare il consumatore dal prodotto e dall’immagine che stai vendendo, perché è a quello che porta il saper scegliere e il saper fare; che il lettore o l’ascoltatore distolga alla fine lo sguardo da te, accantoni il libro e lo schermo e faccia qualcosa di buono con le sue mani. Passi anche a un libro che non è il tuo, né quello confezionato proprio per sé, per la sua noia o la sua pigrizia o la sua mancanza di tempo.
Ecco, non credo che la Parodi cambierà una formula vincente e altamente remunerativa, fulminata sulla via di Damasco. Non credo neanche sia in potere di farlo, in cambio di qualcosa che è del tutto estranea a quel mondo che l’ha prodotta, e che ne farebbe un oggetto di consumo, si, ma anche di cultura: quel minimo di spirito critico, creatività, memoria, ecc., che è necessario per salare la brutale sopravvivenza.
Piuttosto la riflessione che mi viene da fare è un’altra: se siete voi in grado di gestire i vostri mezzi, cambiate quest’altra parte del mondo, o della barricata (com’è stata definita). Cambiatene i linguaggi, rendete l’ordinario straordinario e viceversa, fatelo sentire ad una parte più ampia del pubblico e dei lettori, reale e non mistico, non settario, non personalistico.

Questo mondo ha per me, criticamente, lo stesso valore dell’altro; il cuoco che va nella foresta a scegliersi erbe rare e funghi selvatici è lo stesso che scende nella giungla cittadina, fatta anche di mercati e ipermercati, e che cucina con quelle quattro cose elementari, alla portata di tutti, un piatto fantastico.
L’ordinario dovrebbe diventare lo straordinario, perché a tutti gli effetti lo è, e perché non esiste un altro modo di vedere la realtà.

Nello scontato, è ciò che la televisione pubblica non ha offerto e non sta offrendo, negli ultimi anni, trasformando tutto questo continuo cucinare in un elemento tra gli altri della propria cortina fumogena, e preferendo mettere in scena personaggi e teatrini facilmente riconoscibili: il cuoco è il cuoco da operetta, la donna è la bella casalinga madre di famiglia, l’esperto è lo sgradevole rompipalle di turno. Tutto ciò che nella realtà non esiste, incastrato nella fissità che dà contrasti privi di sostanza: ma anche, purtroppo, tutto ciò che si rintraccia allo stesso modo, in formule minuscole, da quest’altra parte della barricata.
Come si può tentare di intervenire in quel mondo, se prima non si corregge questo, non si modificano i linguaggi per raggiungere una praticità che conduca oltre? Io sono una persona abbastanza pratica: a me manca, per esempio, accanto all’incomunicabile di un’esperienza che si definisce sempre unica e straordinaria (una fulminazione, una mistica, senza aggiungere spesso altro), uno specchio, un contraltare o forse un coperchio sollevando il quale siano tutti in grado di capire a loro vantaggio il perché o il come, la sua straordinaria “quotidianità”.

05 Ott 2010 | ore 11:30

Sig. Bonilli, Lei è ha avuto un'ottima iniziativa ad accettare l'invito per i motivi che ha già premesso. Trovo però che una sola "uscita" nella televisione di massa sia troppo poco per concludere che "è meglio me ne stia a casa mia".
La televisione è l’ennesimo mezzo per fare soldi e bisogna ragionare su questa linea. Se si vuol cavalcare la tigre è necessario assecondarla, non bloccarla. In questo senso credo che se Lei debba modificare il suo “linguaggio” per capire la televisione: come starci, cosa dire, come dirlo e studiare il pubblico(parliamoci chiaro, chi segue la Parodi non è chi sceglie di seguire GR Channel). Ad esempio ha parlato, prima della trasmissione, delle sue intenzioni direttamente alla Parodi? Le ha proposto un’eventuale collaborazione per il programma o per un altro eventuale libro? Insinuarsi nelle maglie e crearsi spazi e sponde di dialogo è la strategia, non ci sono altri mezzi per sopravvivere nei sistemi consolidati(dalla politica alla tv).

05 Ott 2010 | ore 11:38

Chefclaude:
il cuoco che va nella foresta a scegliersi erbe rare e funghi selvatici è lo stesso che scende nella giungla cittadina, fatta anche di mercati e ipermercati, e che cucina con quelle quattro cose elementari, alla portata di tutti, un piatto fantastico.
Certo Chefclaude che anche in città in giro per mercati è come andar in giro in foresta. Basta dedicare tempo a selezionare i propri pusher e già si è un passo avanti. All'ipermercato già la vedo un pò più difficile, ma non per questo ne sto alla larga, servono per i beni di LARGO CONSUMO.
In cucina però l'utilizzo di merce prodotta in quantità assurde per la massa ed a prezzo accessibile non sempre porta a risultati soddisfacenti.
Questa è la mia modesta impressione.

05 Ott 2010 | ore 11:47

Scusa ma il pubblico a cui si rivolge la Parodi a me non sembra voglia cambiare molto le sue abitudini. O dedicare ore alla spesa invece di un viaggio settimanale all'iper.
Credo che voglia solo aumentare un po' la propria autostima riuscende a mettere in pratica uno dei propositi che ripetono ad ogni capodanno "imparare a cucinare meglio". "Meglio" è relativo. In pratica può anche solo significa passare dal buttare sempre solo 4 cose pronte direttamante da scaldare in padella o al microonde a seguire un'intera ricetta. Cosa che può già dare grandi soddisfazioni (e anche con gli ospiti si fa bella figura).
Inoltre dà la possibilità di inserirsi nelle conversazioni da cui si era sempre stati esclusi "io ho usato quel prodotto e l'ho cotto così" "oh io invece preferisco quello e cuocerlo cosà".
Visto da qui si può dire che forse fa danno illudendo le persone di essere diventate brave cuoche mentre in realtà sanno a malapena mettere insieme quattro ingredienti scelti quasi a caso.
Però probabilmente queste stesse persone non hanno molta motivazione a monte, non hanno intenzione di imparare di più e senza un libro così cucinerebbero ancora meno!

05 Ott 2010 | ore 12:11

Interessantem ma non dimentichiamo che il pubblico generalista vuole quello, anzi si spaventa se c'è qualcuno che prova a fargli il solone parlando di cultura del cibo, materie prime ecc

05 Ott 2010 | ore 12:55

mah, 800.000 copie non vuol dire... Ho avuto una libreria per 9 anni e ho visto vendere o mandare al macero libri indipendentemente dal contenuto, ci sono le mode anche lì. Certo che non sarebbe male discutere di cosa è la cucina: privilegiare qualla di casa, quella eccezionale di pochi, la tecnica o il gusto, l'innovazione o l'aspetto salutistico, la nutraceutica o la cucina degli altri, oppure qualche mix di tutto. Come nei libri: c'è quello fotografico, bello ed inutile, quello onnicomprensivo, quello tematico, quello superficiale e tantissimi altri che non resistono una stagione. Non sempre quello che ha successo di pubblico ha sostanza. Se si cerca con google la parola RECIPES si hanno 210.000.000 risultati, ditemi voi che peso ha una Parodi, ma chiunque altro, quando si può spaziare su un simile universo sconfinato. Secondo me l'unica cosa sensata è comunicare e condividere qualcosa che si crede importante. Perchè non esplicitare cos'è importante qui?

05 Ott 2010 | ore 13:37

Perchè parlare di cultura del cibo o la ricerca di materie prime non è il "solone" come lo descrivi.
Tutti inizialmente siamo "gente".
Ad ognuno le proprie scelte.

05 Ott 2010 | ore 15:18

Dopo la lunga ed interessante discussione al precedente post non speravo di leggere questa specie di secondo tempo, ma tra tutti gli interventi mi pare manchi qualche elemento di riflessione che proverò a buttare giù (anche se di fretta). La prima cosa che mi è venuta in mente venerdì, quando sono spuntate le inquadrature sulle gambe della Parodi, è che la Bignardì incontrò l'autrice già lo scorso anno, anche se la trasmissione si chiamava l'era glaciale e lo stipendio glielo erogava la rai. La stessa scelta degli ospiti della puntata, come faceva notare Bonilli, avrebbe dovuto insospettire, perché lì Bigazzi in effetti non c’entrava niente, a tener testa alla Parodi ci sarebbe voluta magari la Clerici, se non fosse il fatto che la suddetta probabilmente potrebbe non godere della libertà di andare nelle reti concorrenti (Bigazzi non aveva questo limite, mi pare). Però ecco, se io fossi stata la Bignardi (e non volesse il cielo) avrei preso un successo estero equivalente, dal punto di vista di popolarità e lo avrei schiaffato di fronte alla Parodi, non foss’altro che per la curiosità di vedere le reazioni.
Senza sforzarmi troppo in pensieri articolati, ho come il sospetto che molte (moltissime) di quelle famose 800mila copie si debbano proprio a questo genere di comparsate (si dice così?) La Bignardi e le sorelle Parodi sono molto amiche, è la puntualizzazione è tutt'altro che inopportuna. Visto che questo post è un'evoluzione del precedente e s'affaccia anche sulla conduttrice, aggiungiamo che ha smesso damò di essere all'altezza del suo ruolo (e dello stipendio che le concedono) basti pensare all’era glaciale e alla totale assenza di contraddittorio nella puntata in cui fu ospite un certo Verdini o di quando ha glissato sulla puntata mozzata in cui era ospite Vauro. Ovviamente sono solo episodi, non si può certo fare la figura dei pignoli, soprattutto in tempi come questi dove fanno la figura dei vincenti gli smemorati e i superficiali. La Bignardi funziona esattamente come funziona la Parodi, ecco co'hanno in comune. Bell’aspetto, discorsi opportunamente superficiali, menzogne ben confezionate, spettacolarizzazione del banale travestito a festa. Oggi sono a casa e sto guardando proprio Cotto e mangiato, è un sacrificio, lo ammetto. Non so chi ha detto ch'è simpatica, 'mbo, cos'ha di simpatico? Oddio, perlomeno gli sforzi in questo senso della Bignardi qualche sorriso lo strappano! Il problema è che se si dice che (la maggior parte de)le trasmissioni tv sulla gastronomia sono pessime, si fa la figura degli snob. Viene francamente voglia di rimpiangere gente come la Laurito o la Lambertucci. Il mio disagio, anche se forse è un termine un po’ forte, sta nella impossibilità di schierarmi dalla parte della Parodi (per non dire la Cleici, s’intende) ma nemmeno degli sfegatati di Adrià. Non riesco a stare dentro a queste classificazioni, sto fuori, sto oltre (indietro, avanti, di lato, dove vi pare ma non sopra, che la ci stanno Bossi e Grillo e non frequento, grazie), insomma io penso che ci sia abbondante spazio tra il Bulli e la cucina della Parodi senza cadere nel trito di nonna Nina.
Chissà, forse non sono l’unica ad essere a disagio verso i due estremi e forse, proprio perché non è che me ne freghi molto, può essere che quelli che sentono queste distanze siano molto di più di 800mila. Se solo ce ne fregasse qualcosa ci censiremmo 
A costo di essere noiosa (e me ne scuso) vorrei aggiungere che essere popolari non significa niente di per sé e sono certa che esistano mille altre donne o uomini con un adeguato linguaggio televisivo (terra-terra, veloce e piacevole) in grado di trasmettere anche cultura gastronomica, non solo la cultura da super, in questo è intervenuta a proposito il cavoletto nel post precedente.

Facciamo un esempio banale, senza sforzarci di volare alto che non è il caso. Chi si ricorda del maestro Manzi, quello che ha alfabetizzato intere generazioni post belliche? Ecco lui, ad esempio era uno che ci sapeva fare col pubblico, riusciva ad interessare anche quelli che neanche capivano, un grande insomma. Avremmo gli stesso elogi nei suoi confronti se nelle sue trasmissioni si fosse scordato (chessò) l'uso del congiuntivo, la consecutio o l'identificazione del verbo ausiliare? Credo di no. Ed è per questo che il Maestro Manzi rimane un mito pure oggi che un diploma non si nega a nessuno (come pure le lauree ad honorem). La Parodi è la noia della moda estemporanea è per questo che non le do peso, la sua trasmissione è finita ed ho avuto la sensazione di uno spot di un quarto d’ora più che di una trasmissione di cucina. Ora che ci penso sarà per quello che la gente ha comprato il libro, perché a guardarla uno manco capisce come si fa uno strudel. Ci si chiedeva se le critiche erano supportate dalla conoscenza del libro, bè io l'ho letto (da feltrinelli c'è un'area lettura stupenda :-)) ma non l'ho comprato per un paio di motivi il primo che non l'ho trovato interessante, innovativo, graficamente invogliante, il secondo è che (appunto) non ho mai pensato di dovermi adeguare alla massa caprona, se tutti (che poi, lo sappiamo, tutti non sono) decideranno che la Parodi è l'autrice dell'anno e che il suo libro merita l'equivalente dello strega, io continuerò a non comprarlo e non perché sono un’eccentrica, ma semplicemente perché ci sono alcune decinaia di libri più validi su cui investire il mio tempo ed i miei soldi, nulla di rivoluzionario, intendiamoci, si chiama potere di scelta individuale (finché ci sarà concesso...).
A proposito della questione snobbismo eccetera, nell’accezione spocchiosa del termine, è veramente stancante la suddivisione settoriale che si vuole fare etichettando questa o quella preferenza, ma forse c'è sempre stata, come quando i miei compagni mi accusavano di eresia in quanto compiaciuta lettrice de La Repubblica pur frequentando determinati ambienti politici (non mi scomposi all'epoca figuriamoci mò)
Intendiamoci sono convinta che non sia facile fare trasmissioni di cucina che non scivolino in noia assoluta, però fa dispiacere che sia sufficiente il passaggio in tv per determinare folgoranti quanto immeritate carriere, includo anche certi noti cuochi (di qualche tempo fa) che da bravi semisconosciuti divennero banali celebri (i nomi? bè...) ben altro discorso farei per gente come De Riso, Montersino e Fabio Picchi anzi, quest’ultimo trovo sia simpatico e geniale, gli dedicherei una trasmissione del tipo “il cuoco della porta accanto” proprio perché, nonostante non sia proprio un signor nessuno, non è uno che se la tira.
È giusta la riflessione sui motivi per cui oggi bisognerebbe fare una virata a 360° rispetto agli anni de l’arcigola e degli esordi del gambero rosso. In quest’ultimo settore si è tentato di estendere alla massa (o comunque ad una larga fetta di popolazione) una cultura del cibo, secondo me ci si è riusciti solo in parte (mi fa un certo senso sentir parlare la sora rosa come fosse una gourmet :-)), però merito al merito, cribbio, è stato un gran bel lavoro, quanta gente proprio grazie al gambero ha imparato a scegliere meglio il vino? Non sono neanche sicura che mi piacerebbe l’omologazione di tutta la popolazione, anzi tutto sommato finché ci saranno quelli che compreranno e assisteranno assemblatrici di piatti coi surgelati come la Parodi, appunto, potrò illudermi che persino una comune mortale come me ci fa la sua (porchissima) figura, toh

05 Ott 2010 | ore 15:34

Ma si, sono stati 22 anni divertenti e posso dire di avere sempre cercato di parlare con gli appassionati ma anche con i curiosi tanto che avevo coniato lo slogan "per i consumatori curiosi e golosi".
Nel 1986 il primo supplemento con quello strano nome da pizzeria o ristorante di pesce mediocre me lo sono scritto quasi tutto da solo e oggi, alla fine del 2010, sto per avviarmi a fare una cosa quasi uguale, invece che su carta sul web, ma non solo.

05 Ott 2010 | ore 16:00

allora, io non c'ho la televisione e quindi non conosco i tipi di cui si parla.
ma questa parodi è quella vestita da, diciamo, ballerina?
se affermativo cosa ci si aspettava?

05 Ott 2010 | ore 17:13

diciamo.

05 Ott 2010 | ore 17:24

Io non vi capisco, finalmente una bella figliola che ci mette il cervello invece del corpo per fare carriera la screditate in questa maniera, magari ce ne fossero altre di così.

05 Ott 2010 | ore 17:31

Mi permetto di segnalare che i numeri di vendita della signora sono tutti da confermare. Mi spiego. L'editoria come altri settori vive di entusisimi e proclami. 800.000 copie vendute vorrebbero tecnicamente dire che 1 italiano su 75 ha il libro in questioni che riportato in termini di nuclei familiari vorrebbe dire che più o meno 1 nucleo familiare su 18 ha il libro e la cosa mi sembra francamente un enormità. Direi che l'editore ha distribuito più di 800.000 copie vorrei però fare il conto dei resi di tutti i supermercati, autogril edicole dove ho visto il libro e poi ne riparliamo.
La Parodi è un fenomeno forse la Bignardi, che, a differenza di quello che sostengono alcuni anche all'interno di questo spazio, ha una grande capacità e vitalità non era coinvolta dal personaggio piuttosto che dall'argomento e poi Bigazzi l'unica cosa che mi viene in mente è la bellisima rima che fa con un modo di dire romano quando l'argometo interessapoco.

05 Ott 2010 | ore 17:34

a me la Parodi mette una gran tristezza, come la sua cucina (anche nel senso figurato)! non ha gusto ne sensibilità! le sue ricette saranno rivolte anche al grande pubblico, ma non aggiunge proprio un bel niente al panorama gastronomico! sarà rassicurante? le persone ci si identificano? perfetto l'orario della trasmissione? la favola della famiglia felice? sicuramente ci sono molto componenti di marketing giusti e penso anche un pò di fortuna, non è tutto pianificabile! comunque fa parte del momento, ha successo tutto ciò che più facile, più banale e diciamolo più brutto! pazienza io non mi arrendo,,,,,,,,,,,,,,

05 Ott 2010 | ore 18:01

Figurarsi io... :-))

05 Ott 2010 | ore 18:42

E perchè mai la Parodi dovrebbe in futuro rinunciare a tutto questo? La vera domanda Direttore sai qual'è? Chi avrebbe mai scommesso su questo successo editoriale avendo avuto la possibilità di vedere, prima della stampa, le bozze del libro "parodia" della cucina? Nessuno. Tu compreso :-) E allora ecco un secondo quesito: qual'è la vera domanda potenziale del pubblico riferita a un libro di ricette? Il mercato potenziale lo conosciamo, ma la domanda potenziale? Su questo nessuno si interroga seriamente, si va a naso, non si investe su studi e ricerche di mercato puntuali e fatte con metodologie precise. La Parodi e il suo staff lo hanno fatto e hanno "messo in circolo" 800 mila copie. Numero da paura per il mercato italiano.

05 Ott 2010 | ore 20:52

Direttore ma lei vuol buttare le perle ai porci????

Ho visto il suo intervento e l'educazione con cui ha tentato di far progredire la Barbie/Wink della cucina moderna Parodi. Rinunci.....gia' il fatto che un programma sia realizzato in casa propria....poi quei poveri bimbi nutriti in quel modo...

Ad ogni modo peccato per la Bignardi che ha declassato il suo programma con questi personaggi.

Lunedi' ho cambiato canale e mi sono trovata a vedere l'inserto del tg di Italia 1 e non mi e' piaciuto.

Dedicarsi alla cucina e' un piacere, cucinare per tutti i giorni e' una cosa diversa, mi sembra che questi programmi siano solo routine.

Ale

06 Ott 2010 | ore 15:35

Salve,
ero contento della sua partecipazione peche' occasione di poterla conoscere meglio, sentire i suoi ragionamenti, etc. et.c
Le confesso che, on vedendo subito la puntata, ho visto e rivisto la regiastrazione per cercare i suoi interventi!....deluso un pò anch'io.
Per non sono completamente d'accordo con lei ed in parte sia con Bigazzi il quale ha seondo me detto cose che se possono per la maggioranza essere scontate o fuori contesto, per me interessanti perche' non mi capita spesso di vedere trasm ad hoc dove si fanno i certi ragionamwenti sugli animali, l'insalata preconfezionata, etc.
E d'accordo anche in parte con la Parodi quando dice che le use ricette (che ammetto di non conoscere) si basano su ingredienti chesi trovano alla Coop !
Spesso mi capita di provare qualche ricetta (ammetto di essere un profano) e di avere difficoltà nel reperire gli ingredienti....

06 Ott 2010 | ore 18:05

Ho avuto modo di incontrare la Parodi e penso la stessa cosa. Complimenti per il suo successo, anche se gli ascolti dell'attuale programma la dicono lunga. Vanno bene 5 minuti che si concretizzano poi in ricette da cinque minuti, ma un'ora intera...in quella scenografia agghiacciante.. Nulla contro la Parodi, anzi, come persona mi piace.., nulla nemmeno contro le sue ricette, ma enfatizzare troppo...

10 Ott 2011 | ore 14:09

Stiamo parlando di una persona che usa la vanillina. LA VANILLINA capito? Next.

22 Ago 2012 | ore 19:16

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