19
Ott 2010
ore 16:17

Slow Gusto

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Vado in trasferta al Salone del gusto per incontrare molti amici, respirare il clima del Salone, visitare ristoranti e partecipare alla presentazione di Slow Wine, la nuova guida dei vini di Slow Food, una grande novità per il mondo del vino e per me un passaggio di testimone ideale da un'esperienza ormai conclusa da due anni e questa nuova iniziativa alla quale hanno collaborato alcuni amici con i quali abbiamo diviso un bel tratto di strada.

I cuochi, gli artigiani, le manifestazioni italiane e internazionali sono ormai presenti con frequenza sui giornali e in televisione ma la frattura che c'è tra una gran parte del pubblico e gli appassionati di cibo e vino si è allargata invece che ridursi perché come molti anni fa circola la convinzione che chi ama il buon cibo e il buon vino sia solo un crapulone, uno che pensa solo a fare bisboccia.


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Foto Sigrid Verbert

Slow Food, invece, viene vista come una organizzazione in parte politica, che fa politica dell'ambiente, molto presente a livello nazionale e internazionale e portatrice di parole d'ordine come Chilometro zero e Buono Pulito e Giusto.
Slow Food organizza Terra Madre ma cosa sia questa manifestazione ho scoperto che molti non ne hanno idea.
L'ho chiesto a professionisti, cuochi non stellati e giovani appassionati e spesso ho avuto risposte imbarazzate e quindi mi sono fatto l'idea che questa poca conoscenza dimostri che esiste un mondo di appassionati, più o meno grande, ma un mondo contiguo, molto più vasto, che ha solo idee vaghe di qualità, marchi, manifestazioni.
Insomma che il mondo del cibo, dell'alimentazione, della cultura alimentare sia un mondo che deve fare ancora molta strada prima di sfondare a livello di massa e così i 120.000 visitatori del Salone appaiono molti per il settore ma sono ancora una goccia nel mare del Grande fratello e di Striscia

commenti 20

gli "appassionati" sono spesso davvero molto confusi
(molto molto)
un po' (credo) spetta a noi fare qualcosa
forse dovremmo essere più didattici
meno interpretativi, critici
là dove serve, dovremmo essere solo chiari, lineari e essenzialmente giornalisti

ci vediamo su
:)

19 Ott 2010 | ore 17:14

"circola la convinzione che chi ama il buon cibo e il buon vino sia solo un crapulone, uno che pensa solo a fare bisboccia"

E perché, non è così? :-D

19 Ott 2010 | ore 18:33

Sono un grande amante del buon cibo e del buon bere (ci metto anche la birra che spesso viene bistrattata) ed è vero, spesso faccio fatica a trasmettere la mia passione come forma di cultura e non come puro divertimento.
Forse per incrementare il "bacino di utenza" sarebbe necessario avere un approccio pedagogico, rivolto in particolare nei confronti delle fasce più giovani della popolazione.

E spero di riuscire a partecipare anche io (per la prima volta) al Salone del gusto.

19 Ott 2010 | ore 20:03

E' così ma non si dovrebbe dire :-D

19 Ott 2010 | ore 20:04

Terra madre consiste nel far arrivare da varie parti del mondo contadini ecc... che viaggiano, mangiano e dormono aggratis, mentre al salone del gusto si pagano(molto)gli stand.
E poi la selezione..."del pentu" si direbbe in piemonte.
Sulla questione del km 0 siamo sicuri sia così vantaggioso? Io proporrei una lettura di Pane e bugie" di Bressanini

19 Ott 2010 | ore 22:12

Ma la relazione tra il fatto che i contadini di Terra Madre viaggiano e dormono aggratis (neanche tutti tra l'altro) e il prezzo degli stand al Salone del Gusto quale sarebbe?
Dato che si parlava di confusione...!

19 Ott 2010 | ore 22:43

beh, anche la storia dei km0 non la si è capita. Non è questione solo economica, ma a 360°.

20 Ott 2010 | ore 08:39

Direttore...la domanda nasce spontanea!!!
Cosa è Terra Madre? E cosa rappresenta?
Grazie
Raffaele

20 Ott 2010 | ore 10:44

I km 0 sono una eccezionale operazione di marketing di chi predica bene e razzola come vuole. Se fosse applicata alla lettera non avremmo Terra Madre, Farinetti non avrebbe aperto eataly NY e cosi via.. Giorgio

20 Ott 2010 | ore 12:06

Non le sembra che il salone del gusto che dovrebbe essere vicino alla gente costi un po' troppo?
Non le sembra che il km 0 pur essendo più economico per questioni logiche è sempre più caro?

20 Ott 2010 | ore 12:49

Petrini nei suoi articoli e Slow Food in tutta la sua comuncazione non usa il termine "Km0", anzi lo critica, trovandolo riduttivo e fuorviante. al suo posto si preferisce cibo locale o ecnomia locale. è una cosa ben diversa, un concetto più ampio, meno talebano, che è consapevole della complessità con cui si ha che fare. un concetto dotato di buon senso e relativizzabile a seconda dei diversi territori che sono tutti diversi e con possibilità/esigenze diversi. Del resto il titolo del Slaone quest'anno è "cibo =/+ territori", dedicato proprio a questo modo di intendere il cibo locale. Continuare a dire che Slow Food è per il Km0 è semplicemente un errore, che tutti i giornalisti e la gente attenta dovrebbero essere in grado di evitare.
Segnalo inoltre che i dati ufficiali relativi all'ultima edizione del salone del gusto parlavano di 180.000 visitatori e non 120.000.

20 Ott 2010 | ore 14:05

Ho immensa stima di Slow Food ma, mi dispiace, al Salone non ci metto più piede. E' diventato un immenso circo e in quel caos anche le belle iniziative finiscono per essere svilite. Due anni fa la zona presidi sembrava un mercato rionale. La formula, a mio modesto parere, è vecchia e deve essere rivista. Capisco le necessità, anche economiche, dell'organizzazione e della città di Torino. Ma sarebbe molto meglio portare in giro per l'Italia, valorizzandoli, i presidi. Magari con manifestazioni regionali. Sennò è anche inutile chiedersi perchè la gente non sa cosa sia un presidio, o cosa sia Terra Madre

20 Ott 2010 | ore 14:10

caro andrea, il salone del gusto quest'anno ha cambiato molto della sua impostazione. è tutto organizzato per grandi aree territoriali. basta visitare il sito www.salonedelgusto.it per avere i dettagli e le info del caso...

20 Ott 2010 | ore 17:22

Caro Carlo, mi fa piacere che tu mi abbia risposto e poichè, da come scrivi, credo che tu faccia parte di Slow Food (probabilmente ti occupi della comunicazione, o sbaglio?), credo che si possa anche ragionare pubblicamente sulla necessità di superare la formula attuale.

Al di là dei cambiamenti organizzativi all'interno dei padiglioni, trovo che sia la formula della grande fiera "centralista" (non sono leghista, prendo comunque il termine a prestito) a non essere più valido. E' il Salone che dovrebbe andare nei territori, promuovere quanto SF ha fatto di buono in termini di tutela delle tipicità e farlo attraverso la sua organizzazione - non è impresa facile, me ne rendo conto - nei singoli territori. Parlo di iniziative pubbliche di un certo spessore, non di episodiche cene. E soprattutto di promozione dei presidi.

Spero che i cambiamenti logistici quest'anno renderanno il Salone - che non visiterò - migliore del 2008. Ma continuo a credere che la formula potesse andare bene nel 2000, quando lo visitai per la prima volta. Non oggi. Anche perchè la cifra richiesta, tra viaggio e biglietto di ingresso, alle famiglie non è poca e soprattutto non lo è in un periodo di crisi come questo.

Specifico che non ho alcun pregiudizio rispetto alle attività di SF, anzi... Petrini, come Don Ciotti, meriterebbe il Nobel non per la Pace ma per l'Economia (prima però diamolo a Don Ciotti!). Ma in questo momento, per questa e altre iniziative, forse occorrerebbe iniziare a rivedere alcune scelte consolidate. Probabilmente ho scoperto l'acqua calda, probabilmente a Bra ne state parlando da mesi/anni, probabilmente è giusto che se ne parli anche fuori dalle vostre sedi, perchè siete patrimonio di tutti

21 Ott 2010 | ore 12:26

Eh no che qua noi con Terra Madre ci divertiamo!
I presidi possono anche andare in tour, ma non vedo perché questo dovrebbe privarci del Salone del Gusto... :-/

21 Ott 2010 | ore 21:10

In effetti quest'anno è tutto organizzato per territori, è molto facile e leggibile girare. Presidi e comunità del cibo sono nelle aree regionali e devo dire che è una bella lettura dell'Italia nella quale il Centro-Sud si differenzia per i pani, le verdure, la frutta e gli ortaggi.
Un occasione unica per vedere l'eccellenza italiana.
Certo, Torino è molto decentrata, andrebbe fatta a Milano o Roma, ma questo è un altro discorso.
Certo i costi ci sono, ma anche se vai a sentire una data di un concerto rock. I prodotti agricoli dovrebbero costare molto di più se fatti con questa filosofia.
Quanto a Slow wine, non intervengo perché ci ho messo un po' del mio e credo che i curatori di una guida debbano parlare con il prodotto. Da notare però il passaggio di Petrini: la facciamo per i lettori che la pagano, non per i produttori. Una banalità, rivoluzionaria in Italia

21 Ott 2010 | ore 21:38

visitato il salone: confusione totale, file chilometriche (senza pioggia) per bigliettare. Lamentele soffuse da parte degli espositori per i costi troppo alti degli stands. Prezzi di degustazione da rapina. I produttori dei presidi slow food che si sentono BULGARI. Poca rappresentatività di molte realtà regionali. E per finire il furt food wine all'enoteca. Dove su una selezione di vini col numero si finisce per chiedere "che spumante mi fate degustare?" Una bottiglia (non faccio nomi) che tra un mese regalano assieme al panettone.(Dimenticavo, si pagava per bere). Viva slow food e il salone del Gusto.

25 Ott 2010 | ore 16:23

...ho visto un pezzo di intervista a petrini sul sito di la stampa...che tenerezza che fa:)

25 Ott 2010 | ore 22:54

evviva la sagra dei luoghi comuni!!

26 Ott 2010 | ore 09:18

Mi ricorda i commenti di quelli che fanno il weekend fuori città a ferragosto e poi tornano dicendo che quella località marina è un incubo assoluto. :-)
Sapendo già che 180.000 concentrate in poco spazio e pochi giorni creano caos, io ho evitato sabato e domenica e devo dire che mi sono trovata abbastanza bene. Ho scoperto un'infinità di cose che non conoscevo, assaggiato un sacco di cibi e bevande gratis, scelto alcune fra le degustazioni a pagamento tra quelli che mi incuriosivano, comprato un po' di prelibatezze. Che al Salone del Gusto ci siano molti prodotti costosi già me l'aspetto, tutte quelle microproduzioni di nicchia non possono mica regalartele. Se ti sembra troppo cara, basta non comprarla. :-)

26 Ott 2010 | ore 12:56

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