24
Dic 2010
ore 18:52
ore 18:52
Natale ti insegue
Mi ricordo che la vigilia di Natale la cucina, che era il centro della casa, era calda e piena di vapore.
Era tanto tempo fa, un'altra Italia, e il Natale per molti era il solo momento di abbondanza.
Era una festa vera, forse perché la guerra era finita da poco, e le famiglie si riunivano in grandi tavolate e i giovani potevano sognare, avevano un futuro.
Mi ricordo quei menù sempre uguali ma in fondo così diversi ogni volta che la festa si ripeteva.
Poi la festa ha perso lo spirito di un tempo, è diventata il momento dei regali, sempre più costosi, sempre più inutili e io ho cominciato a fuggire il Natale perché quella festa non mi piaceva più.
Due anni fa, per casi della vita, ho fatto il mio pranzo di Natale da solo alle Calandre, da solo al tavolo ma molto accudito da tutti.
Lo scorso anno sono andato dove c'era l'estate, agli antipodi, e ho fatto il mio primo Natale in spiaggia, guardando le onde dell'Oceano Pacifico.
Quest'anno il mio non-Natale è a 34 gradi e una bella umidità ma la festa comunque mi insegue anche qui dove religione e tradizioni sono lontane mille miglia dalla nostra festa.
E allora siccome il mio Natale sarà 6 ore prima del vostro
buon natale e buone feste a tutti voi che avete la mia stessa passione
Io ho provato a fuggire Natale ma lui comunque mi insegue.
Stefano Bonilli
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Per il fatto stesso che tu fai qualcosa per Natale, Natale ti insegue. Anche a me succede: oggi per esempio mi son mangiato degli spaghetti con un sugo di salmone e gamberi surgelato. Buonissimo e fa talmente Natale. Stanotte e domani pomeriggio son di turno come volontario in ambulanza e a Santo Stefano chiudero' i conteggi IVA da versare il 27... Per Capodanno ancora non so che fare, si accettano suggerimenti che non siano psicofarmaci. Amo le feste. :-)
Io nel 2003 nonostante fuggissi, l'ho trovato pure negli Emirati Arabi. Ma si può?
Tanti auguri Direttore, a lei, Cortese e lettori tutti.
Come spesso, condivido pienamente le sue sensazioni, caro signor Bonilli, sia sui Natali passati (che probabilmente abbiamo passato nella stessa città) sia sui Natali futuri. Il che fa tanto Dickens, a ben pensarci.
Casomai volesse approfittarne, però, sappia che io quest'anno ho scoperto come seminare il Natale e impedirgli di raggiungermi: qui in Liguria di estremo Levante abbiamo affogato Santa Claus con 20 cm di pioggia in 48 ore.
La zona dove abito io è isolata da una frana e così pure quella dove sta mio padre che è l'unico mio parente; fra l'altro la rete idrica è interrotta da un giorno e ancora per un altro giorno, il che sgombra definitivamente il campo da ogni illusione di pranzare domani con il mio augusto genitore.
Ma non era un pranzo di Natale, era semplicemente il nostro solito pranzo del sabato, come ogni settimana, e prevedevamo polenta con i funghi della Lunigiana e il burro e lo stracchino della Val di Vara; tutta roba che si può tranquillamente rimandare alla prossima settimana, sempre che la casa di uno dei due o di entrambi non scivoli a valle nel frattempo, come il mio muro di cinta ha già provveduto a fare ieri.
Perdoni il commento un po' mesto, le assicuro che non è colpa della diffusa «depressione natalizia».
Anzi, non è nemmeno mesto, è proprio arrabbiato: io quest'anno ho visto abbattere 150 ulivi (qui abbattere gli ulivi è vietato e multato, in teoria) e sbancare il versante della collina accanto a me per costruire un lussureggiante e modernissimo albergo, i cui ospiti non si saprà come far viaggiare in auto, come far andare al mare, anche solo come trattare bene, visto che qui le strade sono poche e strette, le spiagge ancora meno e più strette, la capacità di accoglienza già superata abbondantemente da almeno dieci anni.
E però oggi a lamentarsi tanto sono proprio gli albergatori, che vedono sfumare gli incassi delle Festività in questo periodo di crisi.
Nel frattempo – grazie a disboscamenti, sbancamenti, concessioni edilizie criminali e colate di cemento – i torrenti e i fiumi non reggono 20 cm di pioggia e straripano («esondano», come i giornalisti hanno imparato a dire da una decina d'anni) entrando nelle nostre case, e la terra delle colline scivola giù verso il mare tirandosi dietro la vegetazione rimasta e qualche pezzo di abitazione, oltre a valanghe di spazzatura.
Quindi mi scuso del commento arrabbiato, era solo per dire che a volte non c'è bisogno di fuggire il Natale: ci sono posti, anche meravigliosi come questo, in cui nemmeno il Natale ha più voglia di inseguirti.
Spero se non altro che, a differenza di Santa Claus, i dèmoni dell'inferno sappiano nuotare e, loro sì, inseguano chi ha fatto questo alla mia (ex) splendida terra di adozione.
Un buon 2011 a lei, e grazie delle sempre interessanti letture.
Perfetto nella sua parte anche a Natale.
Il massimo dello snob è quello che scappa dalla festa di tutti, del popolo.
Come quelli di Caterpillar.
Viva il Natale.
Perfetto nella sua parte anche a Natale.
Buon Natale anche a lei, che ognuno possa scegliersi il suo.
Pero Luca ha ragione...Bonilli dice che la festa era meno sentita, i regali sempre più costosi...e lui che fa? Scappa un anno in Australia e un'altro in Thailandia (al Peninsula noto hotel economico...)
A me sembrate pazzi, ma cosa vi importa se uno fa dei viaggi, forse i regali costosi e inutili di cui parla bonilli sono un'altra cosa, sono vestiti griffati, gioielli o robe simili.
Certo che quanto a moralisti questo blog riesce a metterne insieme un bel po', si diverta bonilli e se ne freghi, buon natale!!
gli avanzi rimasti nelle cucine dei vostri laboratori del gusto, non gettateli...altresì come in una grande jam session, ricavatene piatti golosi. Auguri
Per me non è più Natale da quando ho perso mio padre
La migliore cosa è passarlo nei paesi arabi dove non esiste
Ti capisco , fai bene se non lo senti piu'. Io che ho figli piccoli sto provando a ri-creare la nostra tradizione , con tante ore passate in cucina e qualche cena con gli amici . Trovo che ci sia molta stanchezza in generale , forse troppo benessere. La crisi economica che stiamo attraversando potrebbe costituire un'occasione per ritrovare una dimensione diversa forse piu' vera