29
Gen 2011
ore 10:41

Alice Waters, la storia scritta dai vincitori

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Stavo leggendo l'ultimo libro dell'ex cuoco diventato un furbo narratore del mondo visto dalle cucine, un libro interessante e scritto in modo fluido e giornalistico, quando sono capitato al capitolo 12 che riguarda Alice.
Ormai in cucina c'è una sola Alice, la signora di Chez Panisse o, come la chiama Bourdain, la "Madre di Slow Food", cioè Alice Waters, che però nel capitolo 12 "Andate a chiedere ad Alice"  non è certo trattata con i guanti bianchi ma piuttosto con i guantoni.

Primo uppercut: si è proposta come consulente a Obama appena eletto, insieme con Ruth Reichl, che dirigeva Gourmet, e Danny Mayer, un importante ristoratore di New York, una specie di ministero della cucina, chiosa Bourdain, per scegliere il nuovo chef della Casa Bianca.
- L'idea che esistesse già un cuoco alla Casa Bianca, una persona che avrebbe dovuto avere integrità e dedizione - come aveva detto la Waters nella sua lettere al Presidente Obama - sembrava non sfiorare nemmeno Alice Waters - commenta Bourdain, che conclude - Era in definitiva, come spesso accade,la solita boriosa Alice.

Secondo uppercut: arriva Obama alla Casa Bianca e la Waters si dà da fare con questo approccio sopra descritto, che Bourdain definisce goffo e maldestro, ma forse se nei precedenti 44 anni avesse votato sarebbe stata più credibile e invece lei si era vantata pubblicamente di non averlo fatto dal 1966.
Comunque la pensiate, chiosa Bourdain, ammetterete che c'è una certa diversità tra Bush e Gore o tra Bush e Kerry, e siccome erano dei testa a testa - comunque la mettiate il vostro voto contava - conclude Bourdain.

Terzo uppercut: ma Alice è mai stata uno chef nel vero senso della parola? Leggendo tutti i suoi libri e i racconti ufficiali e non ufficiali niente porta a pensare che lo sia stata. Ai tempi d'oro di Berkeley chi ha cambiato per sempre il modo di fare i menù è stata lei o invece Jeremiah Tower o Joe Baum?

Quarto uppercut: quando Alice sostiene che dovremmo mangiare a chilometro zero - mentre rosicchia uova di riccio di mare provenienti da Hokkaido o foie gras di Guascogna - quantomeno sai che apprezza le cose buone. Ha fatto diventare lussuria, avidità, desiderio, autocompiacimento e feticismo valori positivi.

Conclusione: Alice è conosciuta - e probabilmente lo sarà per sempre - come la Madre di Slow Food. Jeremiah Tower ha lasciato che il suo nome diventasse una nota in calce alla storia.
E la storia, si sa, è scritta sempre dai vincitori.


Antony Bourdain
Al sangue
Feltrinelli
pp 254
€ 16,00

commenti 14

sicuramente più stimolante del libro sul fantomatico Vito Frolla...

29 Gen 2011 | ore 11:56

Bella questa "recensione particolare", corro subito a comprare il libro perché mi piacciono le storie di cucina raccontate bene e Bourdain non delude mai.

29 Gen 2011 | ore 12:01

Sempre magnifico e "vetriolico" Tony, è proprio ora che vada a comprarmi Medium Raw...

29 Gen 2011 | ore 12:02

Rientrato ora dall'abituale giro del sabato da Feltrinelli all'argentina, un rito con i miei pupi... buffa la vita avevo nella sporta questo libro e l'ho ritrovato qui :-D
ciao A

29 Gen 2011 | ore 12:11

Rientrato ora dall'abituale giro del sabato da Feltrinelli all'argentina, un rito con i miei pupi... buffa la vita avevo nella sporta questo libro e l'ho ritrovato qui :-D
ciao A

29 Gen 2011 | ore 12:11

Quello che dice Tony e' esattamente quello che pensa la gente che vive nella Bay Area (non i turisti che vengono dall'altra parte del paese o dall'Europa e hanno un'idea quasi mitologica di Alice Waters). Quando Chez Panisse ha perso la sua unica stella Michelin alla fine del 2010, c'e' stato un coro unanime di "Era ora".

29 Gen 2011 | ore 18:22

Wow. Questo Bourdain è veramente velenosissimo. Provo a difendere Alice Waters....Alice fu la prima che in una famosa lettera a Clinton chiese la sostituzione del cuoco della casa bianca, di impronta e formazione francese, con un cuoco americano, rimasto poi sino all'era Bushiana (Walter Scheib 1994–2005). Successivamente, il sous chef, Cristeta Comerford (una donna, wow again!) è divenuta chef della casa bianca dopo esserne stata sous chef(piccolo aneddoto personale, Robert Rhoades, mio caro amico, aveva partecipato alla gara ma gli era stato offerto la posizione di sous chef, posizione di grande prestigio a cui ha però rinunciato per un grande ristorante in texas). Nonostante i crack diplomatici che Alice ha seminato per strada, rimane sempre una grande della tradizione culinaria americana e a lei sono riconducibili tanti successi di tanti chef che si son formati da lei e uno stile riconoscibilissimo. Ora che oggi possa non meritare la stella, può anche starci, ma almeno rispettarla per quello che ha fatto?

30 Gen 2011 | ore 01:28

Mi ha colpito il tenore del capitolo e ho pensato che tra i due ci sia molto di non-detto altrimenti una tale violenza non si spiegherebbe ma ritengo anche che queste cose sia giusto divulgarle perché se ne discuta e ovviamente si portino anche contributi a favore ma pubblico anche le critiche di Bourdain perché io non amo i santi o santoni e lei negli ultimi anni mi sembra che abbia straripato e la si sia voluta celebrare in un modo eccessivo e, tanto per dire, una che si vanta di non votare dal 1966 non la trovo una persona veramente interessata al cambiamento della società in cui vive.
Alice Waters ha certo molti meriti ma temo manchi di misura.

30 Gen 2011 | ore 10:34

Stefano, son d'accordo con te. E' giusto pubblicare le critiche perché se ne discuta e sono anche d'accordo con te che Waters abbia conquistato la posizione di beatificata non con poche evidenti contraddizioni. Estrapolare peró un episodio (non votare) da un contesto di vita complesso mi sembra una piccola mancanza. La posizione politica di Waters, da sempre comunque democratica, va vista in un contesto diverso. Basta leggere il libro della sua amica Reichl, "tender to the bone" per capire la Alice hippie, berklinania di anni e anni fa e anche, forse, la sua protesta e la sua voglia anarchica di vita. Certo, oggi il contesto politico e sociale é totalmente diverso e una che dice "coltivate ció che servite" non fa piú tanto scalpore. Cosí come non fa scalpore una che vive in una communal house e una che non vota....

L'interesse di Waters a "creare un modello" da seguire é testimoniato dai vari interventi fatti negli anni. Il progetto della creazione dell'orto alla casa bianca da chi pensate sia stato spinto (anche se sia L. Bush che H. Clinton avevano giá ampiamente adottato la politica della sostenibilitá e biologicitá dei prodotti)? Waters é una chef che ha deciso di dedicarsi alla causa nutrizionistica americana e, a mio modestissimo parere, sta facendo un ottimo lavoro. L'unico appunto che le muovo, ma é tipico della mentalitá americana, é quella di esemplificare troppo il problema fino a ridurre la soluzione ad un unico concetto ("crescetevi le vostre verdure!"), il che mi sembra troppo semplicistico.

Bourdain and Waters concepiscono la cucina in maniera opposta e le discussioni liti, anche in pubblico, vanno avanti da anni. Io sono per una posizione intermedia tra i due. Certo per una che dichiara “White House Chefs Look for Sensitivity, Not a Star", ovvio che Bourdain non puó averla troppo simpatica!

30 Gen 2011 | ore 14:22

Grazie Stefano!
riesci a catturare l'attenzione ed entusiasmo ad uno come me che di cucina ne sa veramente poco.
Inserisco il titolo tra i libri da leggere prossimamente....

30 Gen 2011 | ore 18:05

Bourdain ha il grosso pregio di dire le cose come stanno. Non si e' mai spacciato per un grande chef, anzi, ha ammesso candidamente che prima di avere fortuna con i libri, era uno chef di mezza taratura, e che sarebbe probabilmente rimasto tale fino alla fine della sua carriera. Puo' piacere o non piacere lo stile, ma lo rispetto molto.

E' il classico che ovviamente con personaggi come Alice Waters non va molto d'accordo. E ho trovato quello che ha scritto a proposito dello chef della casa bianca assolutamente condivisibile.

C'e' un'arroganza in molta cultura culinaria californiana che non ha eguali altrove in America. Ed e' uno dei motivi per cui a pelle la cucina californiana non ce la fa a piacermi.

31 Gen 2011 | ore 21:52

@Tuscan Foodie
Ma pensa...io non ho mai visto "arroganza" nella cucina californiana (associata più che altro a quella nord californiana), ma solo una grande voglia di scrollarsi fronzoli e avvicinarsi al naturale quanto più possibile, quasi a raggiungere estremismi, tipici della cultura americana. Anche la loro continua lotta ai fast food, sono tipici della loro cultura, così diversa da una buona parte degli stati uniti. Si, sono proprio uno stato a parte!

02 Feb 2011 | ore 12:36

@Tuscan Foodie: io la cucina californiana l'ho trovata semplicemente grandiosa. Là ho assaggiato tra le cose più buone che io abbia mai mangiato, insieme a Italia e Singapore (nella Napa Valley, per esempio). Della loro arroganza non mi sono mai accorta ma era anche un periodo in cui leggevo molto meno di cucina rispetto a oggi. Da cosa la denoti? Un saluto da Amsterdam!

02 Feb 2011 | ore 20:14

Vivo a SF da 4 anni e un mio collega lavora da Chez Panisse come cameriere da 10 anni..vede Alice non piu' di 3 o 4 volte l'anno....

19 Feb 2011 | ore 01:25

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