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Feb 2011
ore 22:57
ore 22:57
Bombay, lo spaventoso mercato della carne

Siamo tornati al Crawford Market per vedere il mercato della carne, il giorno prima era chiuso per la festa indù.
La Lonely Planet dice "se avete uno stomaco forte" andate a vedere il mercato della carne ma vi assicuro che la guida minimizza perché la prima impressione, appena entrati, è stata quella di un tuffo nel passato, come se fossimo entrati in un mercato della carne di centinaia di anni fa, quando l'igiene non esisteva, la vita media era di 32 anni, un mercato del 1500 come ce n'erano tanti in Europa, oppure immaginate uno di quei mercati africani dove il mix è un insieme di mosche, caldo e carne, insomma, appena varcata la soglia abbiamo fatto un viaggio indietro nel tempo, ma di quelli choccanti.

Nel capannone, che è quasi nascosto, proprio nell'ultima parte del mercato, c'erano molti corvi che volavano, si facevano sentire e si posavano vicino ai banchi con la carne.
La sola luce dell'ambiente era quella che entrava dalle porte, molti banchi erano vuoti, il senso di sporcizia a di abbandono che si avvertiva era totale.

E poi l'odore e i banchi vuoti ma luridi, e le poche figure umane che si intravedevano nelle penombre e mi guardavano ostili per via della macchina fotografica.
Per loro una giornata come tante, poco lavoro e lunghe attese, per me che entravo per la prima volta il tentativo di capire chi avrebbe potuto acquistare qualcosa in quello spazio lercio, con quell'odore e gli animali un po' ovunque.

Solo una grande povertà può indurre a fare acquisti in un luogo simile e questo mercato è nella stessa città dove ci sono un centinaio di grattacieli, alberghi di lusso di livello internazionale, una borghesia ricchissima, una burocrazia corrotta.
Forse per capire l'India bisogna vedere le sue parti migliori ma anche le sue piaghe pensando che i migliori ingegneri della Silicon Valley sono indiani, che il Pil cresce del 10% annuo ma che un paese con un miliardo di abitanti impiega molto tempo per uscire dal suo medio evo.
FOTO S. BONILLI






Del resto l'India non è proprio il regno dei mangiatori di carne - quindi i macellai probabilmente non godono di grande fama.
Però ecco vedendo queste foto direi...non è che s'impegnino tanto ad attirare clienti, eh!
Direi dal tono che trapela nel post che nn ha un futuro come macellaio... Scherzi a parte mi si e'chiuso lo stomaco anche a me qua in Italia (peccato x la "camilla" che stavo mangiando frutto della ricetta di Sigrid Verbert )
nella speraza che le cucine dei grandi alberghi abbiano la macelleria interna!
Bellissime foto e ottima testimonianza.
Non ci andrò mai.
I grandi alberghi hanno un servizio che in Europa o in Usa non si possono permettere, le cucine sono spaziali e il numero di cuochi e aiutanti è infinito. Le materie prime usate nei grandi alberghi sono eccezionali e i prezzi stellari, ma stellari per un indiano, per noi dell'euro è una vita da nababbi, un pranzo di lusso col vino costa l'equivalente di € 120/150 per due persone ma quando dico lusso dico qualcosa che da noi non c'è più, altrimenti si mangia e beve con 1000 rupie in un bar o ristorante medio e se si va in un locale indiano con 600 rupie, cioè € 10, ci si ingozza.
Avendo una fobia assoluta per qualunque tipo di roditore, mi chiedo, a ratti, come era messo il posto? Comunque belle foto e complimenti al coraggio
Non mi pare che bonilli abbia avuto il coraggio di comprare quelle delizie. Urgh! :-)
Più che coraggioso sarebbe imprudente per i nostri moderni stomachini delicati occidentali - anche se forse una cottura intensa e immediato consumo la renderebbe accettabile.
Io ho viaggiato poche volte in paesi lontani, ogni volta ho assaggiato street food non proprio in linea con l'igiene a cui siamo abituati senza conseguenze.
Però quelle zampette (che abbinate ai piedoni che spuntano dalla branda fanno sono anche piuttosto buffe)...fanno proprio senso!
Dall'estate del 1991, dopo un viaggio nell'Urss ormai agonizzante, dove cene favolose negli alberghi di lusso solo per stranieri costavano quattro soldi e nugoli di piccoli mendicanti mi inseguivano dovunque, continuo a chiedermi se avere accesso ad un consumo illimitato lì dove milioni di persone fanno la fila per ore per le patate e il sapone, o bere acqua minerale trasportata in aereo dove la maggioranza degli abitanti beve acqua inquinata sia accettabile per chi vuole dare un ordine etico alle proprie scelte di vita. La mia risposta è no, ma non mi sento di elevarla a criterio generale.
E cosa sarebbe invece nell'ordine etico delle scelte di vita? Non andare come turisti in alcune zone del mondo? Abolire hotel e ristoranti di lusso in alcuni paesi? Bere acqua inquinata come la maggioranza degli abitanti?
(non lo dico con intento polemico, solo per curiosità di approfondire i punti di vista!)
Oggi Le scrivo per farle i complimenti, e' questo il genere di articoli che mi stuzzica la curiosita'. Andare oltre e viaggiare per il mondo, scoprire quanto siamo diversi e uguali allo stesso tempo. Adoro viaggiare e mangiare e questi post mi saranno sicuramente utili. Buona vacanza.
Si, io vecchio radicale europeo - non dico marxista per lo sfarinarsi di tutte le ideologie - arrivato a Mumbai mi sono sentito un privilegiato e uno strupratore perché io stavo in paradiso, uscivo, andavo volontariamente nei quartieri popolari, nei mercatini e poi rientravo nel mio mondo dorato pagato neppure molto secondo i criteri italiani, pagato un anno e più di vita secondo i criteri dei poveri di qui.
Ma qui c'è anche una borghesia che arriva a cenare nel mio albergo in Bmw 750 e Jaguar, cento anni di lavoro di un operaio, ci sono dislivelli che in Italia non sono più pensabili.
Qui, entrando in un negozio e trovando tazze e coperte che vendono in via del Babuino a Roma a prezzi italiani, capisci cosa è la globalizazzione.
Qui sei messo alla prova e se sei un cattolico moralista ti chiudi in albergo e piangi.
Oppure, se sei un turista curioso, giri, guardi, cerchi di capire i nessi, ciò che qui è normalità e per noi mostruosità e capisci che il primo mondo, vecchio e stanco, nel giro di 50 anni sarà sconfitto da questi paesi giovani e affamati.
Uscire dall'Italia, dal tanfo di una politica stomachevole, fa solo bene perché vedi che andando avanti così noi italiani siamo morti in pochi decenni.
Eppure avremmo territorio, clima, cibo e monumenti per essere un paese dove il turismo è la prima industria.
Ma siamo italiani.
Gumbo, non avendo pregiudizi ideologici, non ho risposte né soluzioni. Non sono credente e spero vivamente di non essere moralista. In Russia anch'io mi sono sentita una privilegiata che guardava vite a perdere, protetta dal mio passaporto e dalla disponibilità di valuta straniera, che mi consentiva di bere acqua minerale italiana a 7000 lire al litro, invece che l'acqua minerale che bevevano comunemente i russi, con cinque centimetri di sedimento rossastro in ogni bottiglia. Bonilli ha ragione: la globalizzazione ha creato ceti affluenti nei paesi neocapitalisti, e proletarizzato il ceto medio dei paesi avanzati, e temo che la diseguaglianza di diritti e di risorse sia ormai considerata un valore fondante, oltre che una legge necessaria, anche in occidente, in particolare in in Italia.
Perche' dici mai?
L'India ha queste realta', e' vero, ma ha anche moltissime bellezze che potresti apprezzare. Se non ti va di vedere tutto questo, puoi saltarlo, far finta che non esista (ma ti avverto, esiste!) e vedere i meravigliosi templi, gli straordinari pellegrinaggi, la natura...
pensaci.
L'India e' meravigliosa.
Con i suoi infiniti contrasti, cosa che succede spesso nei paesi del sud del mondo. I pochi arrichchiti strafanno e sotto di loro si trovano i poverissimi.
I turisti sono spesso irrispettosi quelli italiani uber alles, ahime', per la loro scarsa capacita' di adattamento e questa infinita e mai imparata tolleranza verso le altre culture. Si finisce per capitare in questi paesi, quasi per sbaglio e si fanno facce disgustate davanti a un cibo che noi non mangiamo, davanti ad un abitudine che per noi e' tanto lontana. Ma e' cultura e, forse, qualcosa che ancora non e' entrato nella globalizzazione. per fortuna!
Questo e' quello che spesso non mi piace: andare in posti lontani in tutti i sensi, tanto per mettere su una bandierina, senza permearsi nell'altro, senza cercare di capire, senza rispetto.
Questo e' terribile, soprattutto per chi ci vede ancora, da tempi lontani, come l'invasore, il colonizzatore, l'uomo bianco.
In realtà i contrasti sono magari meno abissali e più nascosti, ma fanno parte anche del "nostro" mondo. A Detroit puoi guidare per ore in mezzo a quartieri semiabbandonati, con case che cascano a pezzi, disoccupati disperati che le abitano, senza assistenza sanitaria, senza servizi, senza negozi, bambini che scorrazzano in mezzo al cemento e gente armata che gira per le strade.
Osservare com'è veramente il mondo mi pare il primo passo necessario, altrimenti si continua a vivere impermeabili e inconsapevoli come la maggior parte della gente e non cambierà mai niente.
Prima o poi magari ci faremo trascinare dallo slancio di chi vive in questi paesi lontani e incasinati.
In Olanda avevo conosciuto Kavita di Pune, una persona attivissima che prima o poi andrò a trovare (anche se ho perso un po' i contatti si possono facilmente riagganciare). Vedo che nel frattempo ha fondato questo: http://maitreyacsr.com/
Mi sa che noi siamo molto più apatici.
Uomini camminano lungo i binari,
vanno in un posto da cui non si ritorna,
elicotteri della polizia stradale arrivano dalla colline,
minestra scaldata al fuoco degli accampamenti sotto il ponte
la fila per un soccorso è così lunga da girare l’angolo,
benvenuti al nuovo ordine mondiale
famiglie dormono nelle loro macchine nel Sudovest
senza casa, senza lavoro, senza pace, senza riposo.
Bruce Springsteen, The Ghost Of Tom Joad
Bravo Stefano complimenti.
Questo mercato mi ricorda tanto quello che si vede a Santo Domingo. Polli uccisi li al momento, igiene che non si sa nemmeno cosa significhi, e poi hanno quella cattiva abitudine di sputare di continuo.
@ Walter: i polli uccisi al momento ci sono anche in Calabria...
:)
Ho avuto la fortuna di aver girato un po' il mondo ma resto dell'idea che quello in India e' il viaggio della vita. La povertà che si vede in molti paesi africani, sudamericani o del sud est asiatico è probabilmente la stessa ma, come fa lei fa notare, è il contesto che rende questa esperienza sconvolgente: una bellezza straordinaria dei luoghi e delle architetture in quelle che sono mostruose conurbazioni urbane abitate da una umanità dolente a pochi metri da un lusso scandaloso. Dopo essere passato per Calcutta, Varanasi, Mumbay davvero nulla sarà più come prima. Forse non ti chiudi a piangere in albergo ma uno sgomento ti assale. Sgomento che che non ho ritrovato, ad esempio, nei villaggi che ho visitato in Mozambico, paese tra i più poveri del mondo, dove, pur nella tragedia intravedevi come una armonia che ti lasciava speranza.
diciamo che con la carne di bombay......sicuramente non ti ci fai una tartare :-)
invidio molto i viaggi descritti che io purtroppo non ho avuto occasione di fare.
la tua osservazione è molto interessante e sinceramente per quello che ho potuto vedere da foto e video e soprattutto anche dai racconti di chi ci è stato è l'incredibile gioia che esce dagli occhi di questi bambini africani, che ogni giorno rischiano di morire di fame, e che per noi europei che ci lamentiamo di tutto è più che imbarazzante.
probabilmente è da questo che deriva quell'armonia nella tragedia, quella speranza che hai trovato in Mozambico. non trovi?
Non saprei dire... certo che viaggiare in questi paesi è una straordinaria scuola di vita per noi occidentali.