18
Mar 2011
ore 21:17

C'era una volta il mio Giappone

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La prima volta che sono stato in Giappone era il 1992, tanto tempo fa.
Andare allora in Giappone voleva dire andare in una nazione e in una città, Tokyo, lontani anni luce dal nostro costo della vita.
Per un europeo e un italiano il Giappone poteva essere solo una meta di lavoro, non certo di turismo.
Mi ricordo che in un negozio di frutta a Ginza, come a dire un negozio di frutta a via Montenapoleone, a Milano, avevo visto una bellissima mela in vetrina e facendo mentalmente il cambio tra yen e lira avevo scoperto che costava 10.000 lire.
Si, avete capito bene, una mela bella e lucida nel 1992 a Ginza, poteva costare diecimila lire.
Di quel viaggio ricordo il mercato del pesce di Tokyo, nel distretto di Tsukiji, un'esperienza imprescindibile per un viaggiatore gourmet.
Siamo arrivati al mercato alle 4 del mattino, alle 5 siamo andati a vedere i tonni, circa 300, in esposizione nel capannone dove alle 5,30 iniziava l'asta.
Eravamo gli unici europei, per il resto giapponesi, neozelandesi, australiani, coreani.
Il battitore ha iniziato una cantilena che il mio interprete non capiva, i compratori erano seduti in tre tribune circolari e ognuno di loro aveva sul cappello la scritta del nome e dell'azienda, piccoli gesti e il battitore assegnava il lotto e poi riprendeva la cantilena, un suono magnetico che ti catturava.
L'asta durava un'ora, uno spettacolo nello spettacolo perché tutto il mercato era qualcosa al di là dell'immaginazione di un occidentale, sia per le dimensioni che per le tipologie dei pesci, almeno per la metà sconosciuti a un europeo, perché erano pesci dell'Oceano Pacifico e dell'Oceano Indiano.
L'altro ricordo riguarda la visita, accompagnato da Annie Feolde che a Tokyo aveva aperto l'Enoteca Pichiorri, bellissima e costosissima, al quartiere di Kappabashi dove si trova tutto quello che potete cercare o immaginare come utensile, attrezzo, recipiente di cucina.
In più a Kappabashi si vendono le riproduzioni in plastica dei principali piatti della cucina giapponese, anzi, delle cucine, e anche questo è uno spettacolo.
Certo, ricordo anche Tokyo, una città di dimensioni ininimmaginabili e filmiche, perché l'atmosfera e le immagini di alcuni quartieri e scorci della città li avete visti in Blade Runner, è così Tokyo, immaginatevela così anche se non ci siete mai stati,  e ricordo i giapponesi dei quali eravamo ospiti, la loro inarrivabile cortesia, il riserbo e pudore su certi argomenti.

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Quel viaggio, fatto insieme a un gruppo di giornalisti, tra cui la direttrice della Cucina Italiana, Paola Ricas, e il direttore di A Tavola, Germano Pellizzoni, mi lasciò un ricordo così forte che decisi di provare ad organizzare un altro viaggio in Giappone.
E l'occasione venne nel 1998 quando la rivista Casa Brutus, il più importante magazine giapponese di design, architettura e stili di vita, mi invitò a Tokyo per recensire i migliori ristoranti italiani del Giappone.
Un invito alla giapponese, viaggio in businnes per due persone Roma-Tokyo e ritorno, auto con autista e interprete all'arrivo all'areoporto di Narita, cellulare personale per le due settimane di permanenza, alloggio all'Imperial Hotel, ultimo piano con vista sui giardini del Palazzo Imperiale.

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Per cotanta ospitalità c'era una contropartita, io dovevo recensire i migliori ristoranti di cucina italiana, con cuochi giapponesi, di Tokyo e Osaka.
Ogni visita era così organizzata, i redattori di Casa Brutus prenotavano un ristorante, tavolo per sei, noi due italiani, due redattori di Casa Brutus che avrebbero mangiato gli stessi piatti da me ordinati, la vice direttrice Yoshiie Chieko e Yumiko Inukai, una consulente esterna, grande esperta di cucina, più un fotografo, che riprendeva tutti i piatti e i vini ordinati.
Nessuna rivista europea o americana avrebbe potuto sopportare un simile budget per un servizio di 30 pagine.
Pensate che per farmi la foto ironica "da direttore del Gambero Rosso", seduto a una scrivania e con un piatto con sopra un crostaceo, che avete visto in apertura di questo post, è stato affittato uno studio fotografico e abbiamo lavorato una giornata intera.

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Mentre per fare la foto - su Casa Brutus ne sono state ovviamente pubblicate molte altre - che vedete qui sopra, dove io guardo un piatto con una lente di ingrandimento, siamo andati in una villa, nel quartiere più bello di Tokyo, trasformata in studio fotografico.
Per i primi giorni di lavoro da recensore la media delle visite è stata di tre ristoranti al giorno, poi siamo passati a quattro, uno alle 12, uno alle 14, uno alle 19 e uno alle 22, una performance da maratoneta.
Totale trenta recensioni, un grande servizio e grande successo dell'iniziativa e così nel 1999 sono ritornato in Giappone per rifare lo stesso servizio un anno dopo e così ho fatto amicizia con molti dei redattori di Casa Brutus che durante il soggiorno mi seguivano e aiutavano.
Certo, una cosa pensavo di averla capita, il loro grande senso dell'ospitalità, la loro precisione maniacale dei particolari, la loro ricerca della qualità sempre e comunque.
In questa seconda visita ho cercato di capire qualcosa di più del Giappone anche chiacchierando con Pio D'Emilia, che a Tokyo viveva e lavorava da anni, parlava il giapponese e aveva mille conoscenze.

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Il vero spirito del Giappone era molto difficile da cogliere, pieno di codici e regole da interpretare, ma ti lasciava un senso di ammirazione per la loro capacità di muoversi sempre con un grande senso della collettività e una disciplina mentale per noi sconosciuta.
Il legame con i giapponesi si era così approfondito che alla manifestazione delle Tre forchette del Gambero Rosso del 1998, come al solito all'Hilton d Roma, avevo invitato a cucinare due dei migliori cuochi giapponesi, Yoshimi Hidaka, del ristorante Mangia Pesce, e Hiromi Yamada, del ristorante Hiro, entrambi di Tokyo.

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Ad aiutarli - si era sparsa la voce della loro venuta e di questa cena eccezionale - erano venuti da tutta Italia i cuochi giapponesi che lavoravano nelle migliori cucine per fare pratica.
In quella serata i giapponesi hanno conosciuto la cucina di Heinz Beck, di Nadia Santini e di Fulvio Pierangelini.
In sala, dopo avere fatto il mattino una lezione di tre ore a circa 300 tra cuochi e appassionati, c'era anche Ferran Adrià.
Si può dire che è stato il primo e vero congresso gastronomico.
Nel settembre del 2001 Casa Brutus mi ha nuovamente invitato, la formula aveva avuto successo e questa volta io ho chiesto di poter portare con me un regista-operatore, Jesus Garces, e così abbiamo realizzato per Gambero Rosso Channel 4 ore di racconto del Giappone.

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E' stata un'esperienza entusiasmante, l'accoglienza e l'ospitalità di Casa Brutus è stata, se possibile, migliore della prima, abbiamo viaggiato per il Giappone rurale e dei piccoli villaggi e nella grande Tokyo e Osaka, abbiamo filmato l'asta del pesce al mercato di Tsukiji e mangiato il più incredibile sushi e la soba più deliziosa alle sette del mattino in uno dei bar del Mercato del pesce, simile al bar di Guerre Stellari, con clienti di mille nazionalità e una materia prima mai più provata.
Quel Giappone era già molto cambiato, il Mercato del pesce di Tsukiji rischia di essere trasferito, la cucina italiana in Giappone ha sempre un grande successo.

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Ma oggi Tokyo è deserta, molti dei miei amici non rispondono, nulla sarà più come prima ma ho fiducia nel grande senso di collettività e nella disciplina mentale che ogni giapponese ha in sè.
Un abbraccio a Yoshiie, Yumiko, ai ragazzi di casa Brutus, ai tanti cuochi giapponesi conosciuti in questi anni.
Appena possibile ritornerò a Tokyo.

commenti 28

bellissimo post.

18 Mar 2011 | ore 21:32

Direttore, lei è un grande narratore e ne vorrei di post così uno alla settimana

18 Mar 2011 | ore 21:35

Accidenti.
Bellissimo, ti devo addebitare 15 minuti di estraniamento sul lavoro.

18 Mar 2011 | ore 21:45

Direi un bellissimo salto nel passato. E' proprio da ieri che i giapponsei devono alzarsi nuovamente per costruire il loro nuovo domani.

18 Mar 2011 | ore 21:47

Non sono mai stata in Giappone, ma prima che si trasferisse dala parte opposta di Roma dietro casa mia c'era la scuola Giapponese che una volta l'anno apriva le sue porte per una grande festa a cui partecipavo regolarmente. Di solito ero una delle poche italiane perchè come mi spiegavano amano stare tra di loro, anzi alcuni non hanno mai imparato l'italiano pur essendo qui da anni, eppure proprio grazie a questo alto spirito di ospitalità non mi sono mai sentita a disagio in mezzo a tante gente così diverse da me (fisicamente) e che non parlavano la mia lingua. Ho assaggiato in chioschetti improvvisati il loro cibo di tuttii giorni che è molto diverso da quello che viene proposto nei ristoranti giapponesi di Roma.
Mi ricordo che alcune cose non me le facevano nemmeno assaggiare perchè molto diverse dai gusti italiani, dicevano. Come il natto, dei fagioli di soia fermentati filosi e con un odore persistente di cui vanno ghiotti e che pare abbiano grandi proprietà.
Bello questo post, mi sta facendo ricordare molte cose a cui non avevo più pensato.

18 Mar 2011 | ore 21:54

Un post molto bello, complimenti.

18 Mar 2011 | ore 22:06

È stato un piacere leggere questo post. Spero che possa farlo anche qualcuno dei tuoi amici giapponesi. Nella mia cucina c'è ancora il sushi di plastica che mi hai portato dal primo viaggio.

18 Mar 2011 | ore 22:22

Direttore, come era intitolato quel reportage? Si trova in rete da qualche parte?

18 Mar 2011 | ore 22:39

una terra che mi ha sempre affascinato e che putroppo non ho mai visitato... sigh! sì, un bel pezzo davvero.

s.

18 Mar 2011 | ore 22:40

Tutto quel materiale è rimasto alla Rai, il canale che io dirigevo non c'è più, ne esiste un altro la cui sola cosa che lo lega a quello storico è il nome.

18 Mar 2011 | ore 22:43

Che dire direttore... a volte mi fai veramente incapperare, ma quando permetti alla tua poesia di prendere il sopravvento, sei proprio forte.
Parafrasando Kennedy, oggi ci hai fatto sentire tutti giapponesi!
Grazie anche per loro

18 Mar 2011 | ore 22:44

Bellissimo post, e belle foto. Hai fatto benissimo a ripubblicarle. Mi piacerebbe sapere cosa stai dicendo guardando l'aragostone con la lente!

18 Mar 2011 | ore 23:07

Ero esausto, alla fine di una mattina di scatti e ho detto la frase del topo nella nota stripp "Oh oh mi è semblato di vedele un gatto" l'interprete ha tradotto, tutti hanno riso e abbiamo cambiato set e inquadratura.

18 Mar 2011 | ore 23:23

Non che cambi molto, ma era un canarino,
e in effetti in quella foto assomigli più a Titti.

Un lettore attento :-)

19 Mar 2011 | ore 00:12

Gambare Nihon!

19 Mar 2011 | ore 00:13

Oggi, ad un incrocio stradale, mi son trovata in difficoltà.... Un'auto, nonostante il mio stato, mi ha sorpassato a tutta velocità sulla dx e per poco non mi travolgeva....Mi son fermata un attimo a pensare a come i giapponesi, in piena crisi terremoto-tsunami-nucleare, negli incroci oramai ridotti ad un ammasso di auto in fuga, diano silenziosamente la precedenza e si fermino quando qualcuno è in stati come il mio. Ho sentito rabbia ed immaginato che se questo disastro fosse accaduto in Italia ci saremmo scannati per un tozzo di pane o per un bicchiere di acqua nell'infinito gioco del furbo e della sopravvivenza inteso all'italiana...cosa che in Giappone non accade.....per una attimo avrei voluto, per solidarietà e dignità, essere giapponese......Li ho nel cuore... e tremo per le nostre sorti! Forza Giappone, risorgi....

19 Mar 2011 | ore 01:39

Bellissimo.
"Appena possibile ritornerò a Tokyo". Stavolta vorrei esserci anch'io.

19 Mar 2011 | ore 01:41

grazie grazie grazie! e' un posto bellissimo che mi ha commosso.

19 Mar 2011 | ore 08:30

Accipicchia ! quando il Direttore ingrana la marcia non ce n'è per nessuno ! complimenti davvero.

Conoscevo già qualcosa di questi tuoi viaggi in Giappone ma oggi scopro tue miniere di ricordi. Non credo ci sia in Italia giornalista gastronomico o tantomeno blogger con queste esperienze..

19 Mar 2011 | ore 10:04

Veramente bello, adesso l'ho letto di corsa, nel pomeriggio lo leggerò con maggiore attenzione.
.
Ciao

19 Mar 2011 | ore 13:12

Complimenti!!
E' sempre un piacere per il cuore e per la mente passare di qui.
Grazie!

19 Mar 2011 | ore 18:13

spero un giorno di poter godere di queste emozioni Stefano. Bellissimo post, ricco di ricordi e sensazioni. Pieno di cuore.

20 Mar 2011 | ore 00:12

Ho pensato le stesse cose

20 Mar 2011 | ore 21:25

Un meraviglioso tuffo nel passato. In questi giorni di parole e parole sul Giappone, il suo post non può che colpire per la totale assenza di banalità.

21 Mar 2011 | ore 08:44

Grande amarcord! Sarebbe interessante poter leggere quell'articolo di Casa Brutus oggi, magari tradotto in inglese....

21 Mar 2011 | ore 12:45

Caro Direttore, grandissima commozione, spero di ritrovare nei Gambero Rosso di quegli anni qualcosa inerente a quei viaggi, mi consiglia di cercare o
si ricorda che non ci sono reportage? Comunque io cerco ugualmente, glielo dico con tutta sincerità è più piacevole sfogliare quelli vecchi di....Ciao Direttore un abbraccio.

21 Mar 2011 | ore 21:14

servizi belissimi io li ho visti tutti e la grande amarezza è che abbiamo perso un canale veramente straordinario,sostituito adesso da una robetta di una banalità sconcertante,fatta da alcuni impiegati che fanno il loro lavorino aspettando l'ora di tornare a casa.
Ma non puoi almeno riprenderti il nome???
cosa centrano questi con quello che è stato,va a finire che rovinano anche il ricordo.
Ciao

24 Mar 2011 | ore 20:31

alla terza lettura mi sono decisa a commentare..
prima non riuscivo per l'emozione

Grazie, Stefano!

25 Mar 2011 | ore 11:30

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