15
Mar 2011
ore 13:17
ore 13:17
I tre moschettieri

Lunedì 14 marzo si è chiuso il Taste, a Firenze. A giudicare dall’affluenza e dalla qualità degli espositori anche questa sesta edizione è sembrata ben riuscita.
Per me è stata anche l’occasione per assistere all’intervista che Davide Paolini ha fatto a sei degli undici cavalieri della nostra cucina, presentati, fra gli applausi, sul "ring" del Taste in ordine alfabetico.
Massimiliano Alajmo, Heinz Beck, Moreno Cedroni, Gennaro Esposito, Giancarlo Perbellini e Ciccio Sultano. Sono mancati all’appello Massimo Bottura, Errico Cerea, Norbert Niederkofler, Niko Romito e Mauro Uliassi. In pratica, fra presenti e assenti, l’èlite della cucina italiana.
Intorno al ring c’era tanta gente, finanche sulle due scale laterali che portano al piano superiore. M’incuriosiva ascoltarli, anche perché finora, ai più, non è parso ancora chiaro il motivo della loro unione, “aperta a tutti”, come più volte hanno detto. Si sono soffermati a lungo sui valori della nostra cucina, sulla necessità di fare sistema, però, nonostante tutti i buoni propositi, non s’intravedono ancora gli effetti pratici di questa loro unione. Manca, per esempio, un calendario degli eventi e soprattutto, alla base, c’è un evidente problema di comunicazione.

Dopo qualche ora pochi e fortunati avventori si sono ritrovati al ristorante Ora d’aria, in Via dei Georgofili, sul Lungarno, invitati dalla cantina toscana Cecchi.
In cucina, al fianco del padrone di casa Marco Stabile, altri due chef toscani, Filippo Saporito, del ristorante La leggenda dei frati, e Cristiano Tomei de “L’imbuto”.

Ora non vorrei scomodare Alexandre Dumas e il suo celebre romanzo ma più degli undici cavalieri, in fervida attesa del dodicesimo, sono piaciuti molto questi “Tre moschettieri” della cucina toscana. Con il loro entusiasmo hanno contagiato i presenti e più di ogni altra cosa hanno saputo perfettamente comunicare con i loro piatti. Deliziosa l’entrée con dei piccoli panini d’autore e soprattutto i loro primi piatti si sono rivelati all’altezza delle cucine dei loro più blasonati colleghi “cavalieri”. Uno spiedino di rognone di coniglio con cipollotto, degli gnocchi di patate affumicate in carpione di mare e un sublime petto d’anatra al pepe lungo con purè di patate alla senape, quest'ultimo cucinato dal padrone di casa e perfettamente abbinato al “Coevo” di casa Cecchi.

Anche i dessert hanno seguito lo stesso schema, una creazione per chef. Stracchino, albicocca secca e caffè, una créme brulée alla birra con caprese e infine un cacio e pere.
La dimostrazione che se si vince la pigrizia giornalistica di parlare sempre degli stessi cuochi e la pigrizia del cliente che va sempre negli stessi posti, già ora in Italia sono possibili decine di buone e buonissime esperienze gastronomiche.
Come è stata questa cena.
TESTO DI MAURIZIO CORTESE
FOTO DI ELISIA MENDUNI







Pensa che ti facevo napoletano ;o)
Misteri degli accreditamenti :-))
Anche i miei mi hanno sempre raccontato così :-)
Sarà stato assegnato automaticamente per il cognome. Sapete, no, che si diceva? Torinese, falso e... :-D
Ricollegandomi anche al post precedente di Bonilli, più voce ai giovani. In cucina e in politica!
E anche nei blog! :-)
Non conoscevo questi tre giovani cuochi e appena scenderò a Firenze andrò sicuramente a provare Ora d'aria.
@Serena
Marco Stabile è lo chef de l'Ora d'Aria di Firenze
Cristiano Tomei è lo chef de L'Imbuto di Viareggio in provincia di Lucca
Filippo Saporito è lo chef de La Leggenda dei Frati che a brevissimo si trasferirà a Castellina in Chianti
devi girare un po' di bei posti per provarli tutti ma ne vale la pena
:)
maurizio sei andato via troppo presto, ti sei perso il terzo tempo ;-)
http://www.youtube.com/watch?v=HS36RU7_xZI
Grazie, Andrea, bel contributo. Comunque il terzo tempo l'ho fatto il giorno dopo da Burde :-P
Quanto mi piace Ora d'Aria!
Sono felice per Marco (and others, too). Dopo essere stato sottoposto ad una immeritata gogna mi sembra giusto valutare i molti pregi della sua cucina.
Maurizio, l'indicazione Piemonte deve essere un problema degli accreditamenti Taste. Anch'io l'anno passato avevo Piemonte; pensa se trovavamo scritto "Padania" :-))
grazie Stefano per questo articolo. l'Italia è piena di promesse della cucina; si può mangiare divinamente in molti posti anche meno blasonati dei "soliti".
non è più bella l'immagine di un'Italia in cui i grandi cuochi (grandissimi), anzichè "mangiare" lo spazio dei piccoli, diventano maestri per la nuova generazione?
ci vuole solo il coraggio di "scoprire" e lasciare spazio.
Dalla foto dei tre "giovani" moschettieri, noto con piacere che rispetto a un paio di anni fa si è elevata l'età media con la quale ci si riferiva ai giovani ;-)
Visto che si parla della toscana, segnalo che a Firenze presso l'Hotel Salviatino è approdato Carmine Calò (http://salviatino.com/home-hotel-di-lusso-firenze)
Una curiosità, ma perché il Papero Giallo non organizza una bella intervista ai Cavalieri della Cucina Italiana con domande fatte dai lettori dei blog?
Mucca
E' vero, ormai in Italia un giovane è un individuo di 35 anni, negli States è un individuo di 25 anni, nei paesi arabi è un individuo di 20 anni.
Fai una proposta giusta, mi attiverò per sentire i Cavalieri ma mi sembra che faranno melina.
Calò non lo conosco e lo andrò a trovare.
beh, qui credo che in molti siano curiosi di sapere qualcosa in più sui cavalieri, se i Power Ranger dei fornelli d'Italia fossero disponibili a rispondere a qualche domanda dei lettori del papero giallo non sarebbe male, sicuramente qualche interessante spunto di riflessione ne uscirebbe fuori..
Direttore,grazie per questo articolo. devo andre a Firenze, chi mi dà qualche indirizzo di ristoranti oltre a questo e a parte L'Enoteca?
Sull'Imbuto di Viareggio, fresco fresco
http://www.ciritorno.it/2011/03/24/limbuto-viareggio-lucca/