05
Apr 2011
ore 19:17
ore 19:17
I masochisti del Vinitaly
Un mio amico produttore di vino, con la cantina a Monteforte d'Alpone, a pochi chilometri da Verona, non va più al Vinitaly da circa 15 anni per la sua inutilità.
E' inutile, lui mi ha spiegato, spendere un mucchio di soldi per uno stand e per fare degli incontri di lavoro quando tutto questo si può fare fuori dalla fiera e meglio.
Molti in questi giorni mi hanno chiesto "Ma tu vai a Verona?".
Ho capito una volta di più che il Vinitaly è una scusa, un pretesto per darsi appuntamento.
Certo, a Verona si mangia mediocremente, gli alberghi hanno prezzi da rapina e sono nella maggior parte dei casi scadenti, arrivare alla fiera significa stare ogni giorno dentro un grande ingorgo all'appertura e alla chiusura, nei padiglioni c'è ressa e caldo ma il Vinitaly rimane un appuntamento da non mancare.
Masochismo gastronomico? Tradizione? Voglia di compagnia?
Stefano Bonilli
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"Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate "Michele vieni di là con noi, dai" ed io "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo."
Masochismo, esibizionismo e tanta gente che va lí perchè bisogna vedere e farsi vedere.
Patetici saranno i blogger nella parte dei grandi inviati.
Stavolta hai fatto scacco matto mettendo a fuoco un aspetto di evidente attualità... :-)
visto dalla parte di un ristoratore il vinitaly è anche una delle poche occasioni d'incontro per chi vorrebbe scoprire e toccare con mano qualcosa di nuovo del mondo vitivinicolo. Vero è, che è un gran bailamme...ma districandosi tra i soliti noti si riesce sempre a trovare qualcosa di interessante.
Del Vinitaly si può parlare tutto il bene e tutto il male necessario.
Ho smesso da vari anni di andare a Verona perché la trovo ormai una manifestazione tutta protesa ad aumentare e certificare il numero dei visitatori, fregandosene delle condizioni interne.
Sono molti i produttori che non vanno più a Verona e sono i più intelligenti, gli altri hanno una visione vecchia del marketing e spendono inutilmente un mucchio di soldi per stand, viaggio e soggiorno.
Un esibizionismo idiota con stand di assurdo gigantismo.
Io la penso in parte come il suo amico,è un non senso,però,in teoria,bisognerebbe esserci!
Centinaia di produttori che ci vanno sarebbero stupidi?
Togliendo i casi di sicuro esibizionismo standistico per la maggior parte delle persone è una fiera e quindi lavoro, occasione per incontrare e concentrare incontri. Non capisco tutto questo snobismo aniti-Vinitaly. Bah...
Aspettavo quello che avrebbe tirato fuori lo snobismo, dico per capirsi che Prowine è una fiera moderna, il Vinitaly perde colpi anche se gira il mondo.
Interessante vedere i nomi di quelli che al Vinitaly hanno smesso di andare e i cui affari prosperano ugualmente.
Degli snob o gente che ha fatto i conti tra il dare e l'avere?
Sono al mio Vinitaly numero 15, tanto è cambiato ricordo il piccolo ufficio stampa diretto da Pietro Paglialunga in cui ci si conosceva tutti.
L'Ente Fiera è rimasto sconvolto da quella che all'inizio era una delle tante Fiere, sicuramente tra le meno importanti.
Il Vinitaly ha però raccontato, e racconta, il vino italiano, la sua evoluzione. E' molto interessante vedere i territori e i produttori come si rappresentanto.
Ed è un modo per vedere in quattro giorni moltissima gente.
Il Salone del Vino a Torino e il MiWine hanno provato a creare qualcosa di alternativo ma sono falliti, Merano somiglia sempre di più a Vinitaly.
Per molti produttori è un momento di sintesi annuale durante la quale si incontrano agenti, clienti.
E internet, benché importante, è ancora molto marginale.
Queste sono le riflessioni che mi vengono da fare mentre sto presentando la mia quindicesima nota di viaggio al mio giornale
Se mettiamo in campo le medaglie :-)) io ho partecipato nel 1986 al mio primo Vinitaly e fino al 2005 me li sono fatti tutti.
Ho partecipato anche a una serie di manifestazioni nel mondo e quindi non do un giudizio superficiale sulla fiera del vino veronese.
Ho solo preso lo spunto da un discorso che mi ha fatto il mio amico Roberto Anselmi che, anche se alluvionato tre mesi fa, vende bene i suoi vini nel mondo e giudica inutile andare al Vinitaly, ui che non avrebbe neppure le spese di viaggio e soggiorno dal momento che abita molto vicino a Verona.
VINITALY è ormai un evento, non più una fiera o perlomeno ha perso, soprattutto per gli operatori, le caratteristiche della fiera. Mentre come evento funziona, soprattutto all'estero. Quindi la delusione nasce in quelle persone che lo paragonano agli anni della rinascita del vino italiano, alla quale VINITALY ha dato un contributo non trascurabile, ma rispetto a quegli anni mi sembra che il mondo del vino abbia molto meno da raccontare. Si potrebbe pensare di rivederne la formula, per evitare che diventi una grande sagra di paese, ma qui entrano in ballo altri discorsi e soprattutto altri intertessi.
Se la visione è lato produttore, sono abbastanza d'accordo anche se per molti è ancora un momento di incontro importante con buyer esteri. Meglio 5-6 fiere piccole in giro per l'Italia e poi qualche fiera estera come prowein e vinexpo per l'estero.
Lato fruitore invece sono meno d'accordo con la tesi. Penso che vinitaly sia uno dei momenti di relazione e di opportunità più importanti dell'anno ed è l'unica occasione in cui si ha la possibilità di avere praticamente qualsiasi contatto della penisola a portata di piede.
Ecco, l'ultima cosa a cui penso è assaggiare vino a vinitaly.
Fil.
il problema secondo me è che il vinitaly ormai è proiettato più verso il pubblico "dei non addetti" che ad un incontro di lavoro o di confronto fra le aziende del vino italiano in poche parole è una sorta di salone "nautico" del vino ci manca solo che si possa comprare la fornitura annuale o qualche bottiglia di quelle particolari e il gioco è fatto , non trovo comunque giusto parlare di inutilità della manifestazione visto che anche grazie a manifestazioni del genere il nostro settore enogastronomico ha avuto una spinta commerciale molto importante , come al solito da italiani medi tendiamo a santificare quello che si fà all'estero e a criticare le cose di casa nostra , personalmente darei una spinta alla manifestazione nel verso della fiera di Lione in modo che l'esborso di denaro da parte delle aziende si possa ripagare con la partecipazione del pubblico , tanto per parlare con l'importatore c'è tutto l'hanno e gli uffici delle cantine , in conclusione preferirei due vinitaly all'anno piuttosto che la frammentazione tutta italiana degli eventi , in modo da non trasformare tutto in mercatini rionali
Anselmi è una superpotenza, può vendere anche senza uscire di casa come Nero Wolfe:-)
Secondo me è un problema generale delle fiere. La fiera è in realtà un mercato al chiuso ed è inutile cercare di presentarla come un evento chic, calderone è e calderone sarà. Certo se io devo scoprire un vinello di nicchia da sorseggiare in pace guardando il tramonto non vado certo lì, magari leggo un blog ;). Però è vero (e lo dico da consumatore) che a volte si scoprono dei prodotti interessanti anche nel calderone.
Sempre che uno riesca ad evitare la ressa.
anche questa volta il Re è nudo!
ed io inviterei anche a riconsiderare la dubbia utilità di tutti quei passaggi che dividono il consumatore finale dal produttore... voglio la filiera corta del vino!!!
i produttori ci guadagneranno di più, e i consumatori spenderanno meno. Che ne pensate?
Andare o non andare? Ogni anno me lo chiedo. E mi accollo il viaggio fino a Verona.
Poi c'è chi non partecipa perchè "sai com'è a Verona non ci vado, tanto è inutile, sono anni" e al tuo rientro è lì a chiederti: "cosa hai trovato?".
"Potevi venire pure tu, no?" dico io
Partecipo da qualche anno alla fiera veronese, mi piace ancora scovare ed incontrare chi crede nella formula vincente dell'evento e di conseguenza riesce a sbarcare il lunario.
Persone/aziende con una produzione di 30-40-50mila bottiglie in quel contesto trovano clienti e visibilità.
Certo non è un vanto esserci o sfoggiare stand con i quali si risitemerebbe il centro storico di piccole città, ma non condanno chi ancora aderisce ed espone il proprio lavoro.
Corrono comunque un rischio, piuttosto trovo inutili i riconoscimenti che il sistema Vinitaly dà ai vini presentati in fiera.
Il Sig. Anselmi può anche non partecipare, come giustamente detto e confermato, tanto, per sua abilità, professionalità e costanza, i vini li riesce a vendere.
NC
Anselmi non andrà a Verona, ma non manca mai al Summa presso l'Azienda Lageder....quindi Anche Anselmi segue le logiche di mercato e mostra i propri prodotti a molti buyers che sono presenti a quell'evento e poi ormai gli eventi sul vino talmente inflazionati che Vini Veri, Costa Toscana,Vini dell'Etna e di Battelapesca....
E poi vogliamo dirla tutta...l'ente Fiera in questi anni si è arricchito, ma non ha speso una lira nelle strutture (padiglioni vecchi, bagni chimici, barettini con panini di gomma) !!!!
Io come al solito un breve giro lo farò ...ma che tristezza!
Nella società dell'apparire,la partecipazione a manifestazioni (qualsiasi esse siano) non a misura d'uomo (degustare tanto, nel caos e in maniera confusionaria) è l'ovvia conseguenza!
ma perchè a Verona si va solo per bere o degustare?
di solito faccio seguire l'incontro al Vinitaly almeno ad una visita in cantina
Andare per fiere - tutte - va bene, un anno sì e quattro no, non di più, tanto per tenersi aggiornati.
Da ristoratore preferisco andar per cantine, quelle piccole che non hanno i soldi per andare al Vinitaly, quelle che però fanno ottimo vino senza avere km quadrati di pagine patinate di pubblicità, quelle che sono fuori dal circo mediatico.
Non produco e non commercio vino. Sono andata una sola volta al Vinitaly, fermandomi poche ore e mi e' sembrata una piccola bolgia: file pazzesche per il taxi, etc etc, difficile trovare un varco, etc etc., cattiva gestione degli spazi e strutture vecchiotte anni 60.
Eppure i miei amici appassionati di enogastronomia considerano un premio andare li' e mi hanno fatto un mucchio di domande al ritorno.
Quindi e' una meta per i consumatori e forse non piu' (o solo) per i produttori, come diceva qualcuno. Ma, chiedo perdono per l'ignoranza, un consumatore che e' li' può acquistare o no? Assaggiare si', ho visto.
Secondo me queste fiere generaliste, che vogliono promuovere, a tutto tondo, prodotti e mondi variegati e complessi come quelli del vino, dell'alimentazione, dell'agricoltura, della moda ecc. sono destinate non dico a scomparire ma, questo sí, a lasciare sempre piú insoddisfatte fette consistenti di consumatori. Il futuro é delle fiere specializzate, delle nicchie di mercato, dei prodotti per clienti speciali ecc. Penso a fiere di vini solo halaal, a saloni dei salumi di maiali neri, alla fiera di formaggi vaccini a latte crudo. Vinitaly resterá per un pubblico generalista e come formidabile vetrina di richiamo. Ma nel momento in cui ha toccato il suo apice di successo e di pubblico, giá inevitabilmente rivelava il suo essere passato. Nella societá attuale se non ti rinnovi continuamente, se no sai provocare emozioni nuove anche il miglior prodotto entra in crisi. Succederá ad Adriá, al Barça delle meraviglie, a Obama, a Internet, a Vinitaly ecc.
Gigio, sottoscrivo ogni tua parola. ti devo dieci minuti del mio tempo.
@gigio, ti quoto
Gigio tutto vero quello che dici.
Ma in questo paese quando si investirà in "innovazione"?
Ora Vinitaly ce l'abbiamo e per quel che possiamo ne godiamo.
Il primo anno esci strisciando
Il secondo anno esci ciucco
Il terzo anno incontri 10-15 produttori
Il quarto anno incontri 5 produttori
Il quinto anno vai a salutare
Il sesto anno ci vai
Il settimo ci andrai ancora?
L'ottavo nano! :D
Però, ribadisco, per chi si affaccia al mondo del vino e non lo vive ancora quotidianamente è una possibilità a disposizione di fare bingo ed incontrare e conoscere diverse realtà.
Chi di voi ha filtrato da subito? E' sempre un viaggio mirato?
Io quest'anno mi soffermerò in particolare su Franciacorta, Moscato d'Asti e Aglianico.
Il tuo amico Roberto Anselmi non va a Vinitaly perché se lo può permettere, come si è potuto permettere di uscire dal Consorzio del Soave. Fa un buon vino, conosciuto nel mondo e quindi, con tanto di elicottero che si ritrova può andare a trovarli i clienti o venirli a prendere. Ma gli affari si possono fare tranquillamente anche fuori Vinitaly solo perché c'è Vinitaly e la gente viene a Vinitaly e, una volta che è venuta a Vinitaly, può anche andare in cantina da Anselmi a chiudere il contratto comodamente trasportata in elicottero dalla Fiera a Monteforte. Ma questa Stefano non è la media dei produttori di vino italiana, Roberto è un mago del marketing, mentre un piccolo medio produttore di vino, nei cinque (dal prossimo anno quattro, grande scelta) giorni di Vinitaly ha l'occasione di incontrare buyer da tutto il mondo, che non avrebbe la forza di visitare o invitare personalmente. Ecco questa è la forza di Vinitaly per i nostri produttori, che è l'unica fiera che porta i compratori esteri a Verona, dove si mangia anche mediocremente (ma anche tu cadi in questi luoghi comuni?) ma anche bene e anche in maniera eccelsa, dove è vero gli hotel sotto Vinitaly costano di più ma è la legge della domanda e dell'offerta e non è vero che nella maggior parte sono scadenti, ma certo ce ne sono anche di scadenti, come ci sono buoni e scadenti a Roma. E da un paio d'anni il problema dei parcheggi è stato pressochè risolto perché fare 15 minuti di coda per parcheggiare a 100 metri dall'ingresso, per una fiera che fa 160 mila visitatori è un lieve disagio che si può mettere in conto.
Nei padiglioni a volte c'è ressa (il sabato e la domenica, ma dal prossimo anno la fiera sarà dalla domenica al mercoledì) ma negli altri giorni l'afflusso è sopportabile, si può degustare con calma e negli stand, Stefano, hanno montato da qualche anno l'aria condizionata.
Tutte queste cose te le dice uno che non è mai stato tenero con la Fiera, ma ci vuole l'onestà di riconoscere che negli anni sono stati fatti importanti passi avanti e oggi Vinitaly è una fiera che ci invidia tutto il mondo, ma si sa lo sport di farci del male anche sulle cose in cui siamo bravi è tipicamente italiano, mi pare che qualche volta l'hai ricordato anche tu.
Se gli stand costano una cifra mica i produttori sono tutti dei coglioni che buttano i soldi dalla finestra per masochismo gastronomico o voglia di compagnia. A Vinitaly, grazie a dio si chiudono i contratti che sistemano i conti per tutto l'anno. I tentativi abortiti di analoghe fiere sperimentati a Roma e in altre città (questo sì con miope masochismo localistico) hanno sistemato i conti solo di chi quelle fiere ha organizzato.
Il mio amico Anselmi non va al Vinitaly da 18 anni e 18 anni fa non aveva elicotteri ma faceva buon vino a giusti prezzi e per questo motivo ha sempre venduto.
Come lui molti altri produttori che vendono ugualmente anche senza uno stand.
Lo slogan della fiera sono i 150.000 visitatori, a loro importa sottolineare questo, una cifra che si ricava da tutti i bip delle pistole laser che rilevano le tessere ma che 150.000 non sono.
Io credo che molti produttori vadano al Vinitaly per immagine più che per il guadagno e paghino tanto lo stand per immagine e perché sono sempre stati in quella posizione ecc...
Mediamente la situazione alberghiera di Verona è mediocre.
Mediamente a Verona si mangia in modo mediocre.
Dire che è come in tutte le città, questo si che è un luogo comune, perché a Verona a bilanciare la mediocrità non c'è nessuna eccellenza, nè in campo alberghiero nè della ristorazione e infatti durante la fiera le Calandre a Padova, il Pescatore a Canneto e persino da Vittorio a Bergamo e il Miramonti sono esauriti da chi cerca l'eccellenza.
Ha senso fare ogni anno questa fiera?
I francesi che la fanno ogni due anni sono dei pazzi?
Io sono andato venerdì.
Non so se sia inutile farlo, certamente non è inutile per Verona e per l'indotto.
Credo che se i visitstori ci vanno probabilmente non è così inutile. Sarebbe come dire che siccome esuste Sky è inutile andare allo stadio. La gente va allo stadio ugualmente, così come va al Vinitaly e firse, come per ogni cosa, ognuno con una propria personale ma importante motivazione.
Ho visto buyer estoni, polacchi, spangnoli, svizzeri, australiani salvare bilanci di piccole aziende in un'ora di conversazione e contratti firmati.
Mangiato meno che mediocremente dormito in una struttura non proprio ricettiva e soprattutto la seconda cosa mi ha lasciato l'amaro in bocca. .
Pagato tutto come si dice a Roma 'na cifra.
Se così fosse il prossimo anno solo al mercoeldi.
E' bello vedere giocare a chi ce l'ha piu' lungo.
Ma anche che noiahh.
Evidentemente il tuo amico Anselmi non lo conosci poi così bene, perché l'ultimo anno che ha avuto lo stand non è stato l'ultimo anno che è andato a Vinitaly, perché per vari anni si è appoggiato allo stand di un amico per fare gli affari con Vinitaly, sino al punto che è diventato così forte da riuscire a portare i buyer in azienda, che dista pochi chilometri dalla fiera e quindi non costa tanta fatica. Nonostante ciò Roberto ci ha impiegato una vita per portare i buyer in azienda e finché non c'è riuscito era lui ad andare al Vinitaly a incontrarli che, detto tra noi non c'è nulla di male. Però, lo ripeto, questa non è la media dei produttori di vino italiani, che sono piccolini e solo con una manifestazione come Vinitaly riescono ad avvicinare a costi accessibili i compratori stranieri. Chi è senza stand a Vinitaly non è un illuminato ma uno che se lo può permettere.
Sul fatto che la Fiera tarocca gli ingressi prendo atto da Stefano, ho qualche perplessità che si riesca ad imbrogliare sugli ingressi elettronici che, da qualche anno ma forse Stefano non sei aggiornato, permettono un solo ingresso al giorno.
Con la crisi in atto i produttori veri non possono permettersi di andare al Vinitaly solo per immagine, ma soprattutto per fare incontri e affari che puntualmente fanno, grazie a dio, ogni anno. Non credo che la situazione alberghiera media di Verona sia mediocre, perché non è vero e perché non credo alle valutazioni medie che è un po' la storiella che in italia si mangia in media un pollo al mese e poi si scopre che c'è chi non ne sente neppure l'odore e chi ne mangia 10. A Verona si dorme molto bene, bene, discretamente, mediocremente e male (in pochi casi, mai nessuno degno di segnalazione sui giornali ad esempio, cosa che non mi pare possa vantare Roma, tanto per citare una città a caso).
Sui ristoranti direi idem, l'eccellenza c'è anche a Verona, i ristoranti di fascioa medio alta, pure, le trattorie genuine che lavorano bene, anche e i furbetti pure, certo casi eclatanti come quel ristorante di Roma che ha derubato la coppia di giapponesi a Verona non ci sono, ma questa è un'altra storia.
I ristoranti di eccellenza vicino a Verona sono pieni perché durante Vinitaly a Verona non si trova un tavolo a pagarlo oro e la gente si muove nei paraggi anche, ma mangia anche a Verona se la città è sold out.
Per Verona, l'indotto, i produttori e il settore in genere Vinitaly è una manna annuale, certo potremmo fare un regalo ai francesi e farla biennale, così magari a Roma ci riprovano a far concorrenza a Verona.
paragonare una città di 3milioni e mezzo di abitanti e 5600 ristoranti e trattorie come Roma, con Verona è comico, ma vedo che devi sostenere una tesi e quindi amen.
Per inciso la mia famiglia materna è di Verona e io la città la conosco benissimo e da decine di anni, quindi non parlo per sentito dire come fai tu su Roma - dove io vivo - ma non è questo il problema.
Io non ho detto che la fiera tarocca ma che tutti gli operatori entrano e escono decine di volte - a me è sempre successo - e al rientro la pistola laser registra il passaggio e comunque quella dei veri ingressi è una questione di tutte le fiere e non della sola Verona.
Una difesa così acritica e incondizionata del Vinitaly, che io ho frequentato non come visitatore ma come espositore dal 1987 al 2005, conoscendone quindi tutti gli aspetti, mi lascia a bocca aperta.
Che dire, Buon Vinitaly :-))
E chi paragona Roma a Verona, ho solo detto che trovo discutibile la tua generalizzazione su Verona, e che anche Roma ha le sue belle magagne tra vitto e alloggio e poi quale arroganza, che ne sai tu di come conosco io Roma, ma sei un bel presuntuosone Stefano. Diciamo che tu conosci tutte le città meglio di tutti e la facciamo finita dai, così hai sempre ragione tu e sei contento. Sui biglietti sei rimasto a qualche anno fa, non ti offendere, adesso non si può più, se entri ti fanno bip se esci con quel biglietto lì non entri più neanche se sei giornalista. Il problema dei visitatori ce l'hanno in particolare le molte fiere, anche prestigiose, del settore, biennale estere, non certificate, Veronafiere da anni, ma anche qui vedo che sei rimasto indietro (hai mai pensato che si può far tesoro degli errori e migliorare negli anni?) è certificata da un ente terzo che controlla gli ingressi (ma probabilmente è tarocco anche l'ente certificatore :-)). Pensa che in questa disputa non volevo neppure entrare perché fino a qualche anno fa con la Fiera ho sempre avuto un atteggiamento critico proprio per i problemi più o meno grandi che aveva. Ma il tuo intervento così scomposto mi ha dato fastidio e ho deciso di dire la mia, quindi nessuna difesa acritica, tutto è migliorabile anche Vinitaly, ma visto che siamo in vena ti dico anche cge rispetto a quando venivi tu a Vinitaly sono migliorati anche gli stand, l'aria condizionata, i parcheggi (so che non ci crederai ma sabato mattina alle 9,30 ho impiegato poco più di 10 minuti ad arrivare in fiera, ho parcheggiato di fronte, no parcheggio stampa, e sono entrato), grazie ai ristoranti regionali c'è un'alternativa al panino di plastica.
PS
Non lavoro, nè ho mai lavorato per la Fiera
Ah scusa dimenticavo, cerca di avere un po' di rispetto per chi non la pensa come te e non liquidare tutto con "vedo che hai una tesi da sostenere", le tesi da sostenere le avrai tu, io ho solo espresso una mia opinione, senza offendere nessuno, se non ti va perché ci apri un blog?
Ho apprezzato in modo particolare gli interventi, all'insegna della pacatezza e e dello spirito, di Alberto Tonello. Sicuramente non fa bene a nessuno promuovere lo snobismo che premia "gli assenti"...Sono scelte, sia da parte dei produttori, sia da parte dei visitatori. Ho esperienze numericamente più modeste, ma ho trovato sensibilmente migliorate nel tempo molte cose.
Vero Gigio, vero!
Tanto al Vinitaly non riuscirai comunque a vedere tutto, perciò devi in ogni caso fare una scelta di priorità. Tanto vale seguire delle fiere più mirate. E magari meno costose...
Qualcuno mi sa gentilmente informare come si fa a dichiarare (Brambilla) che il settore eno-gastronomico ha fatturato dai 3 ai 5 miliardi se i turisti con queste scelte sono 4 milioni, e spendono procapite 193 euro?
Grazie
dopo uno scambio di mail nei gg scorsi un amico produttore, alla mia domanda di come fosse andato per lui e la sua azienda il Vinitaly mi dice:
Ti rispondo nella Lingua di Totò:
"Poche pecure e assaji lana!!!"
"...gli alberghi hanno prezzi da rapina e sono nella maggior parte dei casi scadenti, arrivare alla fiera significa stare ogni giorno dentro un grande ingorgo all'appertura e alla chiusura, nei padiglioni c'è ressa..."
Questo lo si può dire di default per tutte le fiere italiane...a Genova per euroflora si gira comodi? A Milano durante il salone del mobile si spende poco per dormire in alberghi di dubbia qualità?