18
Apr 2011
ore 07:01

La rivoluzione dei World's 50 Best e la fine dell'era Adrià

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Qui a Londra si sta sancendo un cambiamento epocale perché dopo anni di predominio di Adrià e di sua presenza ai vertici di questa classifica, che lui stesso ha contribuito ad accreditare e pubblicizzare, per la prima volta il grande cuoco spagnolo non sarà presente nè al primo nè al secondo posto.
Al primo, anche per il 2011, è confermato Renè Redzepi, del Noma di Copenaghen.
E' il giusto rappresentante del tempo della globalizzazione, lui figlio di un macedone e di una danese, sposato con una ebrea, che ha "studiato" da Adrià ma poi ha fatto la sua strada in un'Europa del nord guardata ancora dal mondo gastronomico tradizionalista come terra di ghiacci, licheni e alci e non certo di grandi cuochi e ristoranti.
Adrià ha chiesto di non essere in classifica perché a luglio chiude.
Molti lo avevano votato ma si sarebbe rischiato di vedere un Adrià trentesimo e questo non avrebbe rispecchiato l'immenso valore della storia e della rivoluzione che Ferran Adrià ha rappresentato.
Ma Londra e questa classifica alla quale concorrono 800 giurati di tutto il mondo - e chi scrive è uno di loro - che possono votare tre cuochi del proprio paese e due di altri paesi, ben rappresenta i tempi della globalizzazione, del low cost, del risparmio di energia e della comparsa di nuovi paesi come Brasile, Cina, India, Russia nel novero dei paesi ricchi, potenti e in crescita travolgente.
La San Pellegrino World's 50 Best spazza via il predominio "delle Michelin", cioè della guida francese che con le sue edizioni nazionali ha dettato l'agenda della gastronomia e della ristorazione degli ultimi 50 anni.
Oggi i 100 ristoranti che compaiono in questa classifica rappresentano il nuovo della cucina mondiale, un nuovo che è il mix, la somma del meglio della tradizione e il meglio dell'innovazione.
Non è una classifica perfetta ma è una classifica vera, che fotografa i tempi attuali e non esserci comincia ad essere un problema per chi è bravo e ha grandi ambizioni, e tutti i cuochi di vertice sono ambiziosi e attenti.
Non è un caso se Inaki sale ancora in classifica, entra nei primi 10 come miglior cuoco francese e gli altri, i Passard, i Ducasse, i Troisgros, non sono presenti a Londra.
E' la rottura degli equilibri, del predominio francese della cucina e della guida che questa cucina pubblicizzava e alla quale si dovevano conformare tutti coloro che volevano le tre stesse Michelin.
Oggi c'è un pubblico che viaggia low cost e prende un aereo per andare da Inaki, dai Roca, da Noma e la classifica comincia a pesare anche come calamita per i nuovi clienti, il nuovo pubblico, la nuova cucina.
Le polemiche nazionali, in Italia, Francia e Spagna saranno violente ma la nuova narrazione di come andrà il mondo della cucina avrà sempre meno l'accento francese e la presenza spagnola ma sarà sempre più globale, con tutti i limiti e i vantaggi che questo comporta, come abbiamo visto in campo economico.


commenti 40

Rimane una lista stranissima. Le Chateaubriand undicesimo è un'autentica presa in giro, buonino certo, ma ce ne sono almeno 30 di migliori nel raggio di 10km... OK stroncare i Francesi fa moda, ma metterlo primo fra i suoi connazionali, davanti ad Astrance?

Blumenthal non ho ancora sperimentato, anche perché diffido di uno chef che alla tele propone di zuccherare le verdure per renderle più appetibili ai bambini, e che sul blog della BBC esalta la cucina a bassa temperatura e usa come esempio una costata di manzo...

El Celler certamente, ma dove sta la Ruscalleda?

St John nei primi 50? Una vera presa in giro.

Ma fa parlare.

Mike

18 Apr 2011 | ore 08:50

Quando Vissani era Vissani al massimo splendore la Michelin neppure lo menzionava, questione di decoro, doppi ingressi e brutto carattere.
Erano e sono i criteri Michelin, affari loro.
Che dire, le guide vincono sul campo, si misurano sulla capacità che hanno di attrarre pubblico e questa classifica - e non una guida, un libro, una storia che viene da lontano - rispecchia meglio i nostri tempi e non sarà il costante esempio di Inaki, vera provocazione francese ai francesi, a delegittimarne il peso.
Sempre più le guide cartacee saranno incunaboli per appassionati, il nuovo, il digitale avanza.
Io questo commento lo scrivo dal mio iPad, non con una Olivetti 22, e questo cambia il modo di pensare, di comunicare - una guida tradizionale quando esce è già vecchia - e cambia anche le classifiche.

18 Apr 2011 | ore 09:21

io trovo scandaloso il successo di inaki. il web la canta alle guide cartacee? non so. io ci sono stato poco tempo fa e cito il mio pezzo raccontando la mia delusione su un blog nato solo nel gennaio 2004.

http://www.lucianopignataro.it/a/amici-miei-a-parigi-3-delusione-inaki-aizpitarte-le-chateubriand-troppi-congressi-fanno-male/21197/

poi ho mangiato di nuovo, seconda volta in due mesi, da ducasse al plaza athenee. in modo assolutamente meraviglioso. probabilmente non sono d'accordo con la maggior parte degli 800 giurati. capita.

18 Apr 2011 | ore 09:51

Una classifica rivoluzionaria, sì. Che comunque fotografa fenomeni quando sono già evidenti, perché affermati. In questo non differisce troppo dalla Michelin, se non nei criteri di scelta.
Il nuovo e il digitale possono e devono aiutare di più a scrivere pagine diverse in cui non ci sia solo chi già esercita influenza. Possono essere strumenti incredibili per disegnare invece il profilo di chi la eserciterà.

18 Apr 2011 | ore 09:56

Sulla classifica non ho molta competenza per intervenire perché conosco poco le cucine non italiane
Sono stato da Inaki e metterlo così in alto mi pare una evidente forzatura giornalistica, capisco che nella salsata Parigi un pollo con il suo becchine (insalata e cereali) possa sembrare una cosa rivoluzionaria ma nelle nostre vecchie trattorie è piatto di ordinanza. Chiedo scusa per l'osservazione in stile Visintin, forse bisogna anche aggiungere che è importante stare al posto giusto nel momento giusto.
Quanto al web e guide l'argomento è immenso e pluritrattato. Le prime auto somigliavano alle vecchie carrozze. Credo che lo stesso valga ancora per il nostro web: troppo simile al cartaceo.
Ad esempio il nuovo sito di Cernilli sembra una carrozzella di Piazza di Spagna lanciata sulla Napoli-Roma:-)

18 Apr 2011 | ore 10:59

la cosa che mi incuriosisce è questa, direttore. lei ha una grande esperienza in materia ma aldilà dei giudizi condivisibili o meno crede che sponsor o quant'altro possano condizionare la classifica? gli 800 giurati sono tutti indipendenti come lei? e se può dircelo lei per chi ha votato?

18 Apr 2011 | ore 11:04

non ho visto il suo commento perchè ero intento a scrivere il mio. sono perfettamente d'accordo, il web che dovrebbe essere il nuovo non si discosta più di tanto dalla carta, con una grande e sostanziale differenza però, che a differenza del cartaceo se scrivi una cazzata in rete trovi immediatamente cento persone che te lo fanno notare.

18 Apr 2011 | ore 11:21

Infatti questo è il bello, oltre l'aggiornamento in tempo reale. Persino la tv è più lenta
Però la modernità non è data solo dal mezzo che si usa, anche, ma soprattutto dalla mentalità.

18 Apr 2011 | ore 11:31

Come si fa a condizionare 800 giurati di cinque continenti?
E poi, quale interesse avrebbe la San Pellegrino a condizionare il risultato?
Di più, la San Pellegrino Francia è contraria ai 50 Best per via del boicottaggio dei grandi cuochi francesi e della classifica che anche qui vedo non gradita, a proposito di Inaki.
Insomma, il risultato è il frutto del giudizio di 800 addetti ai lavori e come tutte le classifiche ha valore in quanto coglie le tendenze, vale in quanto è un insieme perché se ci si mette a farne l'analisi filologica cuoco per cuoco non si va da nessuna parte.
Aggiungo che sarebbe utile conoscere più di una cucina per non rimanere sempre fermi alla "nostra cucina", intendendo per nostra la cucina nazionale di ognuno dei giurati, di ognuna delle nazioni.
Si scoprirebbero cuochi formidabili in Giappone, in Tailandia, in India, in Vietnam, in Australia, in Cina e anche nel Nord Europa, terra di ghiacci, di licheni e di renne.

18 Apr 2011 | ore 11:52

Ma Uliassi e Crippa (tra i votanti c'erano i Ceretto), non sono in classifica?

18 Apr 2011 | ore 12:07

ogni anno si replica la stessa discussione / polemica.
la considerazione importante di fondo è che gli 800 giurati votano spesso per ristoranti in cui non sono mai stati !

18 Apr 2011 | ore 12:21

Secondo me il limite principale della classifica (che pure ha il merito di essere l'unica a scalfire un'egemonia lunghissima della rossa) è che è una grande media, che manca cioè, di una linea di pensiero comune. E' basata su criteri "geopolitici" che permettono di includere cucine meno note ma in maniera spesso un po' casuale (meno che agli inizi, comunque, quando risibilmente il Louis XV era oltre la trentesima posizione di una classifica che metteva uno degli Spoon al 5° posto).

Poi, concordo con Bolasco sul fatto che non mi pare che fotografi così tanto il nuovo: Inaki, per tornare all'esempio fatto, era "nuovo" alla Famille oggi è così noto che lo visitano anche i blogger di ogni paese, anche quelli più concentarti sulle loro realtà locali.

18 Apr 2011 | ore 12:22

sarebbe interessante sapere chi sono gli 800 giurati che votano. prendendo l'Italia come paese "campione" mi farebbe piacere chi sono i suoi colleghi che votano insieme a lei. lei scrive che "la classifica ha valore in quanto coglie le tendenze" e io rimango un po' perplesso perchè se analizzo la classifica del 2010 per quanto riguarda noi italiani vedo Bottura sesto, Le Calandre 20mo, Combal zero 35mo, dal Pescatore 36mo, Il Canto 40mo. Non mi pare che siano questi i locali che oggi in Italia fanno tendenza, Bottura a parte. Dove sono i Parini, i Crippa, i Romito, i Cuttaia, che vedo tanto osannati in rete?

18 Apr 2011 | ore 12:55

E'una classifica, divertente,più "moderna" di altre, opinabile, come michelin (e non è nemmeno del tutto vero che questa segna il nuovo e l'altra il vecchio come troppi voglono credere.C'è di tutto anche qui.
Quello che non mi convince è l'ossessione del web che ammazza le guide.E' lo stesso discorso dei quotidiani, e chi ci lavora dentro lo sa: la trasformazione è in corso, va avanti giorno pe rgiorno,ma nulla ammazzerà niente almeno per qualche decennio. I vari format si affiancheranno,si completeranno l'uno con l'altro, alcune guide cartacee moriranno altre sopravviveranno diventeranno, come il Best 50 un appuntamento annuale unasorta di Oscar della cucina magari con meno ristoranti recensiti perchè le recensioni vere e proprie saranno nell'edizione web gratis o a pagamento o magari l'uno e l'altro a secodna dle livello di fruizione. Guida che sarà aggiornata in tempo reale, sarà il film mentre la guida cartacea sarà la fotografia di una situazione. Tra l'altro sta già accadendo.Sarà di più e meglio, ci sarà interazione con i lettori-scrittori e con i ristoratori. Perchè quindi volere a tutti i costi uccidere qualcosa?

18 Apr 2011 | ore 13:00

Oddio ancora questa classifica dei top 50...
Ma é mai possibile che i cuochi italiani, francesi e spagnoli debbano andare in Santo Pellegrinaggio a Londra a una manifestazione sponsorizzata da una multinazionale svizzera per farsi dire che alcuni di loro sono bravi?
Speriamo che non venga in mente anche a McDonald's di organizzare una classifica dei migliori ristoranti mondiali, in cui accanto a Redzepi, Bottura e i fratelli Roca troveremo ben piazzati anche il McDonald's di Piazza di Spagna (in quanto a location batterebbe senza dubbio tutti) e il McDonald's degli Champs-Elysées a Parigi.
Sì perché il grosso problema di questa classifica é la credibilità. O una classifica é attendibile per intero perché segue un criterio logico, o come in questo caso diventa una classifica confusionaria che mette insieme ristoranti di eccellenza a livello mondiale con ristoranti non meglio identificati, o comunque non all'altezza dei primi.
E, cosa altrettanto grave, dimentica ristoranti che sono ai vertici assoluti delle classifiche nazionali e internazionali.
Due esempi su tutti. Lei cita Vissani direttore. Gianfranco Vissani, che tutte le guide gastronomiche italiane giudicano da 20 anni uno dei primi due ristoranti italiani (a volte primo, a volte secondo, a volte primo a pari merito, ecc.), non é MAI nemmeno comparso nei 9 anni da quando questa classifica esiste nei primi 50 ristoranti del mondo. Le guide italiane si sono divise su tante cose (se dare il voto solo alla cucina oppure no, se dare dei bonus nei punteggi oppure no, ecc.) ma sulla presenza di Vissani al vertice assoluto sono SEMPRE state unanimi. La Michelin almeno le due stelle le ha date a Vissani, anche se ha fatto un grave torto a non dargli la terza.
Marc Veyrat, primo ed unico chef francese nella storia ad avere raggiunto il punteggio di 20/20 nella autorevole guida Gault Millau, per molti anni numero uno indiscusso in Francia e di conseguenza uno dei primissimi ristoranti al mondo (fino purtroppo a quando ha chiuso i suoi due ristoranti tristellati per motivi di salute), ha raggiunto al massimo il quarantaseiesimo posto (!) e soltanto in una edizione, quella del 2004. Bontà loro, potremmo dire, perché secondo le logiche astruse di questa classifica é già una concessione non da poco!
Se il numero uno in Italia e il numero uno in Francia sono stati ignorati da questa classifica nel corso di un decennio (!), si capisce che il suo livello di attendibilità é prossimo allo zero.
Per non parlare poi dei veri e propri enigmi presenti in classifica.
Secondo questa classifica nel 2010 il dodicesimo ristorante al mondo é un ristorante sudafricano. Niente da obiettare, sarà anche fantastico, ma é possibile sapere quante persone, quanti critici seri l'hanno davvero provato per metterlo così in alto? Dubito che masse imponenti siano volate fino a Cape Town per provarlo. Come hanno fatto a votarlo così in tanti? Sulla fiducia?
Nelle prime edizioni le classifiche erano ancora più improbabili di quanto siano oggi.
Nel 2002 il miglior ristorante italiano era considerato Alle Testiere (?!?), al ventiquattresimo posto al mondo, battendo di una lunghezza un ristorante delle Barbados, e nei primi 20 posti troviamo un ristorante delle Mauritius (5o), uno in Argentina (7o), uno in India (14o) e uno negli Emirati Arabi Uniti (17o). Seguono tutta una serie di pittoreschi e pressoché sconosciuti ristoranti che taccio per carità di patria.
Negli anni successivi continua questo mix improbabile in cui ogni tanto spunta anche qualche nome noto come Gagnaire, Adrià, ecc., che vengono messi ai primi posti per dare alla classifica un minimo di credibilità e per coprire il resto della classifica che é impresentabile.
Nel 2005 il miglior ristorante italiano viene considerato Checchino dal 1887, al ventitreesimo posto mondiale, che straccia e doppia il Gambero Rosso di Pierangelini al 45esimo posto.
E' evidente che questa classifica non é attendibile. La pretesa di fare una classifica globale sommando mele e pere é velleitaria.
Sono troppo diversi gli standards dell'alta ristorazione in diverse parti del mondo e anche all'interno dello stesso continente.
Il metodo della votazione é altrettanto assurdo, perché le premesse e i diversi metri di giudizio utilizzati dai votanti danno dei risultati disomogenei.
Altra cosa é se un critico o un piccolo gruppo di critici compilassero una loro personale classifica dei ristoranti che hanno DAVVERO visitato, mettendoci la faccia, possibilmente
limitandosi all'Europa per non esagerare. In quel caso sapremmo almeno chi si prende la responsabilità di fare classifiche così roboanti.
Il fatto che incidentalmente alcuni cuochi che sono al vertice di questa classifica siano davvero fra i migliori al mondo non cambia il giudizio sull'erroneità del metodo. Ricordiamoci che prima del risultato (che può anche piacerci in alcuni casi) conta il metodo. Se si utilizza un metodo scorretto, il risultato non é comunque attendibile, anche se il nostro cuoco preferito é arrivato al numero uno. Quindi inviterei tutti a guardare a questa classifica con distacco, considerandola per quella che é, una mera operazione pubblicitaria.

18 Apr 2011 | ore 13:07

Ma davvero, ma chissenestrafrega di queste hit parade.

18 Apr 2011 | ore 13:12

E ben venga la rottura degli equilibri!

18 Apr 2011 | ore 13:27

Boh, sarà anche come dici tu, ma non credo che la classifica dei World's 50 Best sia così importante, se escludiamo il mondo degli addetti ai lavori non se la fila nessuno, tra i semplici appassionati, che però girano i ristoranti (non parlo dei maniaci zeppi di soldi che saltano su un aereo e vanno in capo al mondo per provare un ristorante), molti neppure conoscono l'esistenza di questa classifica. Direi che con tutti i limiti la Michelin resta sempre la Michelin, da prestigio e muove il mercato. In futuro poi chissà, internet magari rivoluzionerà tutto. Per il momento, anche per il modo in cui la classifica prende forma, questa Sanpellegrinata mi convince poco.

18 Apr 2011 | ore 13:41

Bolasco. Come sempre. Quoto in toto.

18 Apr 2011 | ore 13:51

Dal 2008 il sistema di votazione è ben diverso da quando risultavano Checchino e Alle Testiere (all'epoca giornalisti e ristoratori italiani non votavano). Così com'è altrettanto vero che è d'obbligo servire acqua Panna/Sanpellegrino se si vuole entrare a far parte della classifica (ma ormai in tutto il mondo la usano o hanno quantomeno la carta delle acque).
Ma soprattutto, tutti possono fregarsene di una classifica del genere ma muove il fatturato dei ristoranti che rientrano tra i primi 50 come neanche la Michelin riesce.
Diciamo che è la classifica più influente di tutte ora come ora.

18 Apr 2011 | ore 14:11

Ah ecco svelato il mistero! Bisogna servire acqua San Pellegrino per essere in classifica! Questa precisazione mette una pietra tombale sulla credibilità di questa classifica. Adesso capisco perché quando sono stato recentemente in un ristorante estero che é abbastanza in alto in questa classifica sembrava di essere su un set pubblicitario della San Pellegrino. Nei tavolini a lato, dove si mettono le bottiglie aperte di acqua e di vino, c'erano un numero esorbitante di bottiglie San Pellegrino.
A questo punto voglio anche il ristorante 3 stelle sponsorizzato da McDonald's in cui é obbligatorio servire Big Mac e champagne come antipasto se si vuole stare in classifica! :D

18 Apr 2011 | ore 14:34

Ho avuto la fortuna e il privilegio di cenare al Noma il mese scorso. Ma di bottiglie San Pellegrino, neanche l'ombra...

18 Apr 2011 | ore 14:41

L'undicesimo posto è un omaggio allo Chateaubriand non tanto alla cucina di Inaki, che comunque , a volte, sa regalare emozioni vere.
Lo Chateaubriand è il locale che ha reso popolare un nuovo modo di fare ristorazione collegata all'alta cucina; probabilmente l'alta cucina a basso costo non è nata qui, ma è qui che ha avuto il suo exploit di pubblico, a livello mondiale. Quindi Inaki ha influenzato in giro per il mondo più ristoratori di quanto si possa pensare.
Poi Troisgros in una classifica dietro di lui, non esiste ieri oggi e domani, ma non è questo il punto
P.s. Ah, io al ristorante di Cape Town ci sono stato :)

18 Apr 2011 | ore 14:41

Che c'è di male?! Tu servi San Pellegrino e il fatturato ti aumenta perchè puoi rientrare in una classifica importante agli occhi dei consumatori.
Poi ovviamente molti dei ristoranti in classifica hanno una carta delle acque (perchè se lo possono permettere visto che ci vanno in milioni a mangiare da loro). E soprattutto il ristoratore bravo, grazie allo smercio del suo ristorante, può permettersi di evolvere e far crescere lo stesso ristorante. Si chiama economia applicata alla ristorazione. Non capisco davvero cosa ci sia di male. Tanto tutti usano sanpellegrino. Poi se vuoi trovare una sorta di "compromesso", allora per quanto mi riguarda è un compromesso assolutamente accettabile. C'è tutto di guadagnato. Tanto non è l'acqua che fa la differenza, ma quello che c'è nel piatto.

18 Apr 2011 | ore 14:44

Sono secoli che non mi viene presentata una carta delle acque in nessun ristorante importante del continente europeo. L'ultimo ricordo che ho é veramente lontanissimo nel tempo. Dubito che davvero esistano ancora queste carte delle acque. L'acqua mi viene sempre offerta a voce chiedendomi semplicemente se la voglio gassata o naturale. Quindi il cliente di scelta ne ha ben poca. Il gioco delle grandi marche si può fare anche così.

18 Apr 2011 | ore 15:28

Mi era sfuggita la vostra recensione, nonostante io sia un vostro assiduo lettore. Ne approfitto per farvi i complimenti per il sito, che apprezzo molto.
Su Inaki sono d'accordo con te. E' un ristorante dove si può gustare una cucina d'autore a prezzi contenuti in un ambiente informale, ha smontato certi meccanismi e cerimonie eccessive dei ristoranti francesi e ha fatto nascere un nuovo concetto di ristorante gastronomico. E alcuni suoi piatti hanno davvero un'impronta notevole. Però onestamente diciamo anche che da Inaki o da Petter Nilsson non ci andiamo perché ce l'ha detto il Top 50 Best Restaurants. Ci andavamo già da soli prima...

18 Apr 2011 | ore 15:49

Grazie per i complimenti Alessandro.
E' vero, noi da Inaki ci saremmo andati comunque, magari perchè radio-casseruola (come la chiamerebbe il Sararlo) è più efficace di 1000 guide. Il buon vecchio passa-parola è immortale.
Però senza il Top 50 San Pellegrino forse non avrei avuto la curiosità di prenotare un tavolo al Le Colombe di Cape Town. E sarebbe stato un peccato.
Oppure non avrei prenotato al Le Quartier Francais di Stellenbosch, e questo sarebbe stato invece molto meglio :)
Insomma, tra incredibili cazzotti in faccia e grandi soddisfazioni, anche questa classifica fa il suo dovere.
E poi, sono d'accordo con Bonilli, disegna un modo diverso di intendere la ristorazione. E nuovi punti di vista sono sempre auspicabili in questo mondo

18 Apr 2011 | ore 16:51

Insomma non ho ben capito come si mangia da Inaki, lo volete dalla 50 best ma non riuscite ad essere nemmeno d'accordo fra voi :)

18 Apr 2011 | ore 17:03

Come ci si sente bene ad essersene sempre fregati di questa classifica! Tuttavia, fotografare la verità del cambiamento é importante, ma in molti questo cambiamento lo avevano già previsto da tempo. Si viaggia verso una cucina-verità e non c'è bisogno di andare al top50 di Londra per sapere che la globalizzazione, inesorabilmente, da e darà sempre più voce e spazio a tutti coloro che prima non l'avevano. Ora che "anche i ricchi piangono" si cercano altri fondamenti a cui aggrapparsi e a cui dare valorizzazione. Gigi Veronesi

18 Apr 2011 | ore 17:29

Con Inaki si crea il mito (anche nel senso francese di bugia) prima ancora che prenda forma. Non è certo stato lui a rendere "popolare un nuovo modo di fare ristorazione collegata all'alta cucina", prima di lui ci furono ben altri a Parigi, e anche oggi ce ne sono di nuovi che vanno ben oltre.

800 giurati che al massimo avranno ciascuno visitato una decina di locali? Ma mi faccia il piacere...

Meglio seguire la Michelin, con tutti i suoi difetti e nonostante alcuni errori inveitabili, rimane l'unica affidabile.

18 Apr 2011 | ore 18:26

certo.. e poi c'è la marmotta che confeziona la cioccolata..

18 Apr 2011 | ore 18:41

Io nell'ultimo anno solare ho visitato 40 ristoranti nel mondo, molta Asia e Australia ma anche Europa,
E non sono un'eccezione.
Perché dire sciocchezze se non si sa chi sono i giurati?
Andrea Petrini è un giurato, diciamo che invece che 40 ne ha visitati 80?
Ma perché tutto deve essere malaffare?
La classifica non interessa ma non c'è bisogno di dire la banalità che per esserci si deve acquistare San pellegrino perché non è vero e io come molti altri quando votiamo pensiamo ai piatti, non ad altro.
Dover dire queste cose è deprimente, ma così va il mondo.

18 Apr 2011 | ore 18:52

Inaki non è stato il primo, ma c'è stato in una serie di esperienze essenziali nella "nuova" gastronomia contemporanea: Café des delices, Famille, MacVal e infine Chateaubriand.
E' probabilmente la figura più influente oggi e, rispetto al "padre" della bistronomia, che è Constant, ha la valenza simbolica di essere un cuoco che non ha basi classiche.
Metterlo in classifica è stata una scelta "politica", anzi la sola scelta "politica, della classifica, anche con sprezzo del ridicolo (il confronto con Troisgros è improponibile).

18 Apr 2011 | ore 18:56

Sono d'accordo con Rob, questa classifica serve soprattutto a far conoscere locali che, a meno di improbabili guide locali, rimarrebbero sconosciuti ai più. Sul fatto dell'obbligo nel servire acqua San Pellegrino altrimenti "niente Top 50" stenderei un velo pietoso...

P.S. il mio intervento è risibile ma mi scocciava che i pochi che mi conoscono potessero pensare che ero io a formulare le frasi, rispettabili per carità, del mio omonimo :-)
Leo C.

18 Apr 2011 | ore 20:14

E intanto Cracco è rientrato nei primi 50 (33) e io sono contento. :-)

18 Apr 2011 | ore 22:18

La classifica sarà pure discutibile-come qualunque classifica, del resto- però ha un'aria molto moderna. Rilassata. Per nulla seriosa. Esatto contrario della Michelin insomma.. I Verve sottofondo al numero uno, toh. I locali premiati non necessariamente sono sontuosi. Bé il presentatore era più comico per la pronuncia di certi nomi che per le battute, ma almeno non era pesante. E poi usa la tecnologia per coinvolgere la gente qualnque, lo streaming ha funzionato pure bene!

18 Apr 2011 | ore 23:15

Bravo Bonilli, la tua descrizione dell'evento e' proprio bella,io sono all'opposto ma mi piace il tourbillon delle classifiche e te sei uno che le racconta bene.... grazie
ste

19 Apr 2011 | ore 01:03

Questa classifica è opinabile come tutte le classifiche basate su parametri qualitativi e non quantitativi;

mi sembra un po' arduo paragonare modelli di ristorazione così diversi come possono essere quelli di nazioni/continenti differenti e mi fanno sorridere le polemiche che appaiono su questa lista, come quelle sulle guide cartacee

io mi sentirei meno preparata a valutare, che ne so, la cucina di un ristorante russo rispetto a quella italiana

una volta l'alta cucina era basata sul modello francese, forse un confronto era più facile (anche se, ovviamente, a favore dei francesi); ora finalmente c'è tanta libertà, ci si è allontanati da questo schema rigido e quindi mi chiedo il senso, al di là del gioco, di fare una classifica mondiale

però è positivo il fatto che ci sia un minimo di trasparenza, che sul loro sito sia pubblicato l'elenco dei giurati

quindi la prenderò come divertimento e indicazione se dovessi andare all'estero, non come il Vangelo (come è giusto che sia per tutte le guide cartacee e non)

19 Apr 2011 | ore 09:56

La classifica è determina da 800 persone, giornalisti e addetti ai lavori di vario tipo, divisi in 18 commissioni che coprono tutto il mondo.
Io italiano posso votare quattro ristoranti italiani come massimo e tre stranieri.
Nel mio caso ho votato come stranieri Quay di Sydney, dove ovviamento ho mangiato varie volte, il Rockpool Grill & Bar, sempre di Sydney, semplicemente fantastico, e Inaki dello Chateaubriand, il tanto contestato ristorante francese, che a me piace molto e non mi pongo il problema votandolo se sia meglio o peggio di Passard e Ducasse.
Anche se tutti gli italiani della commissione votassero gli stessi quattro ristoranti non riuscirebbero a portarli ai vertici perché ci vuole il voto di altre commissioni, quella spagnola o quella nord americana o quella australiana e così via, tanto per capirsi, perché un ristorante e un cuoco arrivino ai vertici della classifica.
Ecco allora che il voto di Bottura acquista ancora più valore perché è il voto di moltissimi cuochi e il voto di molti giurati di tutto il mondo, per quanto riguarda il quarto posto, ma è il voto dei cuochi del mondo per quanto riguarda il Chefs' Choice, il premio dei cuochi al miglior cuoco.
E così la classifica degli altri italiani è importante perché frutto del convergere del voto proveniente da varie parti del mondo.
Il lato positivo di questo metodo, insomma, è che emrgono ristoranti in Perù, così come in Messico o Sud Africa o in Asia, altrimenti sconosciuti.
Poi tutto è perfettibile, ma non sempre tutto è corruttibile :-))

19 Apr 2011 | ore 12:29

Sul biasimo alle dietrologie (passione tutta italiana) la seguo al 100%.
La cosa che non capisco è quando dice, su Inaki (ma vale per il Quay o gli altri scelti da lei) "che a me piace molto e non mi pongo il problema votandolo se sia meglio o peggio di Passard e Ducasse".
Votandolo lei sta di fatto dicendo che lo ritiene migliore, scelta legittima. Può "non porsi il problema" (che, ci mancherebbe altro, non è esattamente vitale) ma sta facendo una scelta di campo netta.

19 Apr 2011 | ore 15:18

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