03
Mag 2011
ore 15:17

Buoni pasto, tra cibo e riciclaggio

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Ticket Restaurant.png

Chi non ha mai usato almeno una volta quei tagliandini, i buoni pasto, con i quali 2,2 milioni di lavoratori si nutrono ogni giorno all'ora di pranzo?
Dal 1976 i buoni pasto, una tradizione del mondo anglosassone, sono stati introdotti anche in Italia con grande successo e oggi 800 mila dei 2,2 milioni di utlizzatori sono dipendenti pubblici.
Dario Di Vico, sul Corriere della sera di oggi racconta dell'iniziativa che vede l'Anseb, l'associazione delle società che gestiscono i buoni e la Fipe, che è la federazione dei pubblici esercizi, rivolgersi all'Autority dei contratti pubblici.
Oggetto del contendere le gare al massimo ribasso, come nell'edilizia, per cui un buono pasto da 5 euro di valore nominale viene aggiudicato con sconti del 16%-20% che alla fine qualcuno deve pagare.
Si parla di un mercato che vale circa 2,5 miliardi di euro ma anche di società che puntano al massimo ribasso perché quello non è il loro vero business ma puntano a riciclare denaro.
Ovviamente non si parla dei giganti del settore, il mercato è così diviso, la francese Ednerd con il marchio Ticket Restaurant, detiene il 43% del mercato, Quigroup, ha il 14%, italo-francese, Ristoservice, 13%, italo-francese, Sodexo, 10%, francese, Pellegrini, 5%, italiana, Ristomat, 4,5%, inglese, Buon Chef, 3,6%, francese, Repas lunch coupon, 3%, italiana, Blu ticket-Cir, 2,3%, italiana, EP, 1,6%, italiana.

Questa vertenza sta per portare verso un altro No Ticket Day, dopo quello del 2007, perché bar e ristoranti non sono più disposti a pagare commissioni di non meno del 10%, molto alte visto che in Francia non si paga più del 3%.
Intanto il risultato di questo scontro è che ci rimettono i poveri consumatori perché i cibi offerti diventano di mese in mese più scadenti e gli esercenti ricorrono a tutti i trucchi pur di risparmiare.
Molti usano i buoni pasto per fare la spesa in negozi e supermercati, anche se non si potrebbe, ma in tempi di crisi nessuno vuole perdere dei clienti sicuri.
Ricordo quando il GR aveva gli uffici in via Bargoni e ogni giorno a pranzo andavamo in un bar dove quasi tutti i clienti avevano il ticket e l'abilità nostra era quella di fare lo slalom tra primi piatti inquietanti, i secondi provocatori e i dolci psichedelici.
Molti di noi si difendevano con una bella spremuta espressa e un tramezzino ma attorno a noi la gente mangiava tranquillamente, la qualità non era il loro problema.
Come è vero che l'educazione alimentare sarebbe utile a tutti per vivere meglio. 

commenti 31

Per alcuni anni ho mangiato con i ticket restaurant ma alla fine mi sono decisa a usarli per fare la spesa perché al bar dove andavamo il cibo era mediocre.

03 Mag 2011 | ore 15:33

Ho la fortuna di lavorare in un'azienda dotata di una mensa dove si possono scegliere anche piatti(abbastanza) dietetici: Pasta e riso in bianco, carni ai ferri, insalate e verdure lesse...
Quindi uso i ticket sia per pranzare decentemente che per fare la spesa alla GDO.
Ma anche alla Tradizione, se mi càpita! :-D

03 Mag 2011 | ore 15:40

Nonostante ai tempi li ricevessi praticamente, per un motivo o per l'altro, non li ho mai utilizzati.

Ricordo un bar a Verona che aveva annessa una discretamente fornita enoteca e che era ben disposto ad accettare ticket anche per l'acquisto di bottiglie importanti. Il mio primo Sassicaia l'ho preso così ;-)

03 Mag 2011 | ore 16:00

A Roma per un paio d'anni li ho usati. Mangiavo in Via Barberini ma era più conveniente pagare cash, perchè così per il "lauto" pasto ci facevano il 20% di sconto sui prezzi esposti. Qunidi i ticket li usavo al supermecato per organizzare la cena.

03 Mag 2011 | ore 22:19

Che lettori fighetti, quasi nessuno che abbia usato i buoni pasto, non ci credo ma è che non gliene frega una mazza. E pensare che quella del riciclaggio è una notizia che fa impressione.

03 Mag 2011 | ore 22:53

Da beneficio per la classe impiegatizia a vero e proprio problema: nessuno li prende con tanta faciltà, chi applica commissioni, chi si appella ad uno strappo dal blocchetto non corretto, chi arrotonda.
Io li ricevo da 11 anni, non ci ho mai mangiato ma ci faccio la spesa, ma spesso mi trovo a spendere di più rispetto a posti che non accettano i ticket e dove avrei migliore qualità e prezzi più convenienti.
Si finisce per spenderli in supermercati scadenti che però li accettano, sarebbe meglio monetizzarli in busta paga (che libertà!!!) e non assecondare il riciclaggio!!!

04 Mag 2011 | ore 00:38

Faccio outing: io pranzo con i ticket praticamente tutti i giorni.

In genere a Milano sono i ristoratori "stranieri" ad accetarli tutti senza problemi, talvolta danno pure il resto e li prendono anche se scaduti. Gli italiani storcono il naso e si lamentano. Comunque, a beneficiare del sistema così come è congegnato in Italia, penso siano solo le aziende che li distribuiscono ai propri dipendenti. Gli sconti mi paiono assurdamente alti e penalizzanti nei confronti dei ristoratori che non possono che rifarsi sui clienti...

04 Mag 2011 | ore 11:29

Io non li ho mai usati perché nessuna azienda per cui ho lavorato dava/dà i ticket lunch. Che però so che restano ambitissimi - in molte aziende è praticamente l'unica battaglia per cui i colleghi sono pronti a lottare insieme - a differenza del solito in cui la tendenza è ognuno per sé.

04 Mag 2011 | ore 11:30

Evidentemente i ristoratori "stranieri" non hanno problemi ad attendere il pagamento 150-180-210 giorni......

04 Mag 2011 | ore 11:37

Carissimo Direttore,
leggo solo stamane il Suo articolo, ma chi Le ha raccantato che i buoni pasto non possono essere spesi al supermercato?
E' opportuno sapere che i "buoni pasto", oltre il valore di 5,29 euro, costituiscono parte integrante della redditualità del lavoratore dipendente; oltre tale importo sono assoggettati ad una tassazione irpef minima del 27%, in altre parole costituiscono "denaro contante" che, attraverso una veste diversa, consente ad un "sistema" di fare capitale e ai lavoratori dipententi di sottoporsi ad umilianti pagamenti presso un ristorante o un esercizio commerciale, ove, talune volte il ticket non viene accettato (seppure il suo logo sia esposto sulla porta d'ingresso del locale), perchè la società che lo produce è una "cattiva pagatrice", talune volte viene accettato solo al 50% di quanto effettivamente speso ed altre, in barba al codice penale, viene accettato con una maggiorazione da pagarsi "a vuoto in contanti", pari o addirittura superiore alla percentuale che l'esercente(che grazie al ticket ha acquisito un cliente) deve alla società che lo produce.
Mi domando poi, quale lavoratore dipendente che ha una pausa pranzo media di 15 minuti (il tempo eccedente va recuoerato!!!) ha voglia e possibilità di lasciare il proprio ufficio e andare a mangiare al Ristorante?
Ecco perchè è consentito fare anche la spesa al supermercato, portarsi il cibo da casa e non abbandonare mai la propria postazione di lavoro....
Infine, sulla qualità del cibo di certi ristoranti..nulla da aggiungere al Suo commento, i costi delle materie prime di buona qualità sono noti ed è impossibile pensare di produrre un buon pasto completo a circa 10 euro, l'utilizzo o meno del ticket rappresenta solo una forma di pagamento, come la carta di credito...
Mi perdoni il tono polemico, ma ogni tanto è opportuno che qualcuno dica veramente come stanno le cose....

04 Mag 2011 | ore 11:40

a me i tickets piacciono e rappresentano un bel contributo per il mio pranzo di mezzogiorno.
se ci sono aziende emettitrici che non sono corrette i ristoratori dovrebbero buttarle fuori e non accettare i loro tickets.
che si sbrighino a fare una sana discriminazione anzichè semplicemente ad aumentare i prezzi, facendo ricadere sulle spalle di noi poveri consumatori le loro cattive scelte!!!!!!

04 Mag 2011 | ore 11:52

Ma quale dipendente ha una pausa di 15 minuti?
Sulla carta la pausa minima è di 45 minuti.

04 Mag 2011 | ore 11:56

Quale Amministrazione statale ha pause superiori ai 15'.
La maggior parte dei tiket sono considerati spazzatura e non corrispondono certamente al valore di un pasto di un normale essere umano.

04 Mag 2011 | ore 12:06

Penso che tanti ristoratori stranieri sopravvivano solo grazie ai ticket... e quindi accettano di tutto. Inclusi pagamenti a 120 giorni e oltre...

04 Mag 2011 | ore 12:08

ho amici che lavorano in enti pubblici e il loro buono pasto vale oltre 10 euro. la solita ingiustizia fra pubblico e privao!
non basta ch le nostre tasse mantengano milioni di dipendeni pubblici, anche il ticket più alto devono godersi.
quando il governo aumenta il plafond no tax anche per il popolo dei privati?

04 Mag 2011 | ore 12:14

ho un ristorante in provincia di Milano e accetto solo un tipo di buoni pasto, quelli Ticket Restaurant per intenderci e sono contenta.
ho disdetto le convenzioni con altri marchi perchè avevano pochi clienti ma soprattutto perchè erano dei furbetti, anzi peggio se volete proprio saperlo scorretti e inaffidabili.

04 Mag 2011 | ore 12:17

possibile che non ci si soffermi sul "riciclaggio" ma piuttosto si continua a parlare del io si, tu no, io poco, tu tanto?
cosa si intende per riciclaggio, Direttore?

NC

04 Mag 2011 | ore 12:20

mettiamo all'indice le società scorrette!
Qui Ticket service di Genova non mi paga e mi chiede una commissione troppo alta. basta!!!! butto fuori questa e tutti i clienti che hanno in mano i loro buoni pasto.
così si deve fare, giustizia dal basso e selezione dei marchi migliori.
un barista di Genova

04 Mag 2011 | ore 12:42

fermate le direzioni acquisti delle grosse aziende.
ma è possibile che la mia banca ogni 2 anni fa una gara per i buoni pasto e le conseguenze sono che mi cambiano i ticket e li comperano a prezzi sempre più bassi!!!! ci credo che poi il mio panino aumenta il suo prezzo. ho capito che i baristi e i ristoranti ci devono scontare le alte commissioni che devono fatturare.
non è giusto che la mia azienda ci ricavi un'economia sul valore del mio ticket...dove sono i sindacati che devono proteggere il mio potere d'acquisto?

04 Mag 2011 | ore 12:47

la Regione Lombardia ci sta truffando!!!!
prima avevo i ticket restaurant ora mi hanno dato i Qui ticket. che schifo!!!! non posso spenderli da nessuna parte! perchè non mi hanno lasciato quelli di prima che venivano accettati sempre?
mi hanno spiegato che aderendo a consip hanno risparmiato.
ma scusatel'ente regionale fa economia sul mio valore del ticket con il quale devo mangiare? incredibile e colpevole!!!! torniamo indietro Formigoni altrimenti ti perdi la faccia.

04 Mag 2011 | ore 12:50

bravo...ottima scelta imprenditoriale e soprattutto rispetto verso il prossimo...
butti fuori i clienti che hanno in mano quei buoni pasto?
chiudi e cambia mestiere!!!

04 Mag 2011 | ore 13:09

C'è poco da soffermarsi. Nell'articolo citato dal dir se ne parla in modo iper-generico: "Documenti o fatti concreti non ne esistono ma si vocifera che certe società che prendono contratti con sconti incredibili lo possono fare perché non si interessano al business in quanto tale ma solo a riciclare denaro."

04 Mag 2011 | ore 14:12

secondo me i bar mediocri per impiegati farebbero comunque un mangiare da schifo anche se non esistessero i ticket.
e con i ticket è assolutamente regolare comprare alimentari al supermercato e non si capisce perchè non dovrebbe esserlo.

04 Mag 2011 | ore 15:13

il comportamento indecoroso di Formigoni
rispondo a chi stamattina criticava la scelta del nuovo fornitore di tickets della Regione Lombardia. VERGOGNA! hanno risparmiato sulla testa dei dipendenti regionali. ma si è reso conto Formigoni della scelta impopolare che gli hanno fatto fare?
cosa ci fa con i soldi risparmiati dell'acquisto dei buoni pasto con Consip? ci paga la sua campagna elettorale?
male pensato, ancor peggio fatto.....quanti voti perde? e gli esercenti consegnati nelle mani della società scorretta Qui ticket service gli daranno ancora le loro preferenze? mah c'è da dubitarne.

04 Mag 2011 | ore 16:33

verissimo il caso Regione Lombardia e il cambio dei tickets per il personale. sono in giro con il buono pasto in mano e non sanno dove spenderlo. che tristezza!!!! un servizio rimane corretto se inizia con un buon acquisto.

04 Mag 2011 | ore 16:35

Per i Dipendenti statali, militari e civili, del Ministero della Difesa (ma credo anche gli altri) la pausa pranzo è di 30 minuti, sempre che l'orario di servizio di protragga oltre le 15.00. Magari fosse di 45 minuti .....

05 Mag 2011 | ore 17:08

Noi abbiamo aperto un locale dove facciamo cibo di qualità a prezzi molto competitivi, siamo in centro a Torino e inizialmente non abbiamo fatto convenzioni con i ticket, in effetti son pesanti le commissioni ed anche la burocrazia che si portano dietro, ma poi la clientela ci ha spinto a fare le convenzioni....non mi piace ma mi adeguo...

11 Mag 2011 | ore 21:15

Cara Annarita, lei non fa polemica, dice solo cose assai inesatte... che è diverso.

Paragonare un buono pasto ad una carta di credito denota una profonda ignoranza del funzionamento di ambedue i mezzi... con da una parte un fogliettino di carta con una commissione che fra tempi di pagamento (anche 6 mesi, pensi lei) e lo sconto reale (arriva anche al 20% fra una trippola ed una trappola) e dall'altra un mezzo di pagamento serio con commissioni dallo 0,50 al 4% massimo, con i soldi sul conto nelle 24 ore successive. Faccia lei il paragone.

Le risparmio il passaggio contrattuale che prevede espressamente che i buoni NON si potrebbero spendere nella GDO in quanto NON è consentito il loro utilizzo cumulativo.
Che poi venga fatto non significa affatto che sia lecito, e avalla solamente un sistema che se non facesse far soldi a molti sarebbe ben oltre l'usura.

Tanto per evitare polemiche le dico che io non li accetto, quindi sono fuori dal gioco.
E se facessero tutti come me si farebbe anche alla svelta a far tornare il tasso di sconto al 3% che pagano in Francia.

Come diceva lei, è bello (ogni tanto) dire cose esatte...

12 Mag 2011 | ore 23:12

Carissimo sig. Claudio, la leggo solo a distanza di giorni, ma il suo commento necessita di una replica.
Le mie non sono dichiarazioni inesatte e neppure le Sue, guardiamo solo le cose da due punti di vista diversi. Conosco bene la normativa fiscale e gran parte dei contratti della Pubblica Amministrazione, sono parte in causa e lo sono a livello Nazionale.Il lavoratore rappresenta il consumatore finale e spende il buono pasto nell'esercizio commercoiale ove è affisso il suo logo, senza avere il dovere di entrare nel merito dei rapporti contrattuali tra erogatore del buono e l'esercente commerciale convenzionato.
Sa cosa mi fa mi fa piu' male di tutta questa vicenda? la discriminazione da "portatore ticket", aver letto nell'articolo del Direttore "la gente mangia tranquillamente...ma la qualità non è il loro problema.." , vede anche questa , seppure involontaria è una discriminazione da " portatore ticket", che offende tanti lavoratori, che seppure ogni mese "retribuiti", combattono con il caro vita e la necessità di arrivare dignitosamente a fine mese.
Ognuno i suoi problemi........ognuno il suo schifosissimo contesto....

18 Mag 2011 | ore 13:57

Se può essere utile, qui c'è un elenco aggiornato e verificato dei supermercati che accettano il pagamento della spesa con i buoni pasto (ticket restaurant) nella zona di Milano e dintorni: www.comerisparmio.net/buoni-pasto-milano/

14 Gen 2012 | ore 10:35

Ma perchè mantenere un turbine di persone che vivono alle nostre spalle senza farci ne guadagnare ne portare alcun vantaggio? I ticket non servono a nulla sono una grande truffa per due delle tre parti coinvolte nel business e a quali vantaggi?
A) l'impiegato è obbligato ad andare nei locali convenzionati o ad elemosinare cibo pari al valore del ticket perchè non è disposto ad aggiungere al misero buono che pochi spiccioli.
B) il ristoratore ha un socio occulto e non lavorante che gli scippa il dieci per cento e lo riempe di angherie soprusi e vessazioni.
C) Non dimentichiamo che nella stessa azienda i dirigenti hanno ticket più alti che gli impiegati alla faccia dell'uguaglianza e della democrazia.
Non facciamoci fregare!!!
No ticket!!
Si soldi e libertà di farne quello che si crede.
P.s.: pare che l'ammontare dei buoni persi o scaduti o non utilizzati sia intorno al venti per cento ..... E sono soldi nostri.....

29 Mag 2012 | ore 07:22

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