22
Lug 2011
ore 15:13

Adrià stroncato da Raspelli, il pranzo è stato fatto 12 anni fa

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Ricevo molte mail di pubblicità e tra queste quelle di Edoardo Raspelli.
Il 18 maggio, per esempio, ne ho ricevuta una intitolata "Grande festa attorno a Lory del Santo e Giovanni Conversano" dove immagino ci fosse anche Raspelli, il primo marzo di quest'anno un comunicato stampa dal titolo "Nel primo festival del cioccolato c'è stato anche chi ci ha fatto il bagno" e così via.
Come si vede roba grossa che uno non può non leggere.
Oggi alle 19,43 ora di Sydney ho ricevuto una mail di autopromozione intitolata "Edoardo Raspelli su Ferran Adrià:"22 piatti di delusione".
Ma si, il buon Raspa spedisce a tutti il suo articolo di una pagina uscito sulla Stampa del 2 agosto 1999.
E con chi polemizza l'articolo scritto un anno dopo il nostro viaggio a Roses del 1988? Col sottoscritto e col Gambero Rosso che avevano fatto una copertina nell'agosto del 1988 dal titolo "Il cuoco del XXI secolo".
Tredici anni dopo, il buon senso porterebbe a dire che mai titolo fu più azzeccato.
E invece no, Raspelli ripubblica il suo articolo non di critica ma di presa in giro di Adrià e della sua cucina, con questa edificante premessa: "Quando un locale famoso,oltre tutto di un cuoco di 48 anni chiude,è una sconfitta,un fallimento non una vittoria,ma visto gli epinici che si stanno levando di qua e di là volevo ricordare una voce contraria,la mia,alla cucina di Ferran Adrià."
Qui non è in discussione il diritto di critica ad un cuoco e a una cucina, qui si vuole solo far notare la mancanza di senso del ridicolo di un signore che, pur essendo un ottimo critico gastronomico, negli ultimi 12 anni ha fatto una sola visita al Bulli e oggi ripropone la critica a un cuoco, a un locale, a una cucina innovativa sulla base di quella visita.

Ma come, lui che ha superato di molto i 120 chili proprio per le visite a tutti i ristoranti che recensisce, ripubblica per il Bulli una scheda vecchia di 12 anni?
E se magari Adrià nel frattempo fosse andato un po' oltre il sifone?
E se Robuchon, quello che nel 1996 aveva detto che Adrià era il miglior cuoco del mondo, avesse avuto ragione?
E se il New York Times, che ha dedicato nel 2003 la copertina e molte pagine del suo inserto domenicale ad Adrià, avesse visto giusto?
E se l'università di Harvard, che lo ha chiamato - primo cuoco della storia - già gli scorsi anni, e lo chiama anche quest'anno per tenere 15 giorni di lezioni sulla creatività, avesse scelto il migliore?

E invece no, lo scopo della lettera promozionale è quello di dire al mondo che mentre tutti - critici, giornali, cuochi ecc.. sono dei lacchè, dei servi, degli incapaci, dei conformisti, c'è uno e uno solo che si erge a difesa della vera critica e della vera cucina e quello è lui, Raspelli Edoardo, conduttore di Melaverde, presidente di mille manifestazioni, dal cioccolato alla barbabietola, lui, il grande critico interegionale che della cucina creativa nulla sa perché non visita nessuno dei nuovi ristoranti del mondo nè conosce i nuovi cuochi.
Fondatore di una nuova specializzazione della critica gastronomica, quella telepatica, il cui motto è "Non ci sono stato, mi han detto e comunque avevo scritto già tutto nel 1999..."

Foto Maurizio Camagna

commenti 31

Che vergogna...non ho parole.

22 Lug 2011 | ore 16:45

Lui è ormai un trombone, bravo ma vecchio, fermo a una sola visione della cucina.

22 Lug 2011 | ore 16:57

Milano, 12 Maggio 2011
"Tanti amici alla festa di compleanno milanese di Giovanni Conversano, che a "Le Banque" ha spento le candeline con, tra gli altri, gli attori hard Franco Trentalance e Fernando Vitale (ex tronista passato al mondo delle luci rosse). Al party anche altri volti noti della tv: la procace Marika Fruscio, l'ex gieffina bionda Giovanna Rigato, Lory Del Santo (sempre in compagnia di aitanti e giovanissimi ragazzi), il critico culinario Edoardo Raspelli e Melissa Castagnoli".

Edoardo viene invitato dal jet set mentre quello sfigato di Adrià deve accontentarsi di Harward.
Poveretto!

22 Lug 2011 | ore 16:59

e si caro Stefano, alla fine non dovrebbe sorprenderci poi così tanto, Raspelli da anni è figlio della tv, figlio della mediocrità e del populismo. Mi sa che però questa volta ha confuso il palcoscenico dell'approsimazione con la vita reale..

22 Lug 2011 | ore 17:11

Un post magistrale.

22 Lug 2011 | ore 17:26

Raspelli è imbarazzante e Ferran Adrià un grande della cucina.
Detto questo, credo che emozioni più grandi si provino oggi con le nuove leve che hanno imparato da Ferran e che oggi vanno più in profondità, che creano emozione dove Ferran invece crea sensazioni.

22 Lug 2011 | ore 18:11

GUIDE e CRITICI GASTRONOMICI.
Premesso che, anche grazie (ma anche no) a internet, si sono moltiplicati pseudo critici e pseudo guide, è innegabile, che tanto i critici, tanto le guide abbiano un loro senso, e una loro funzione sociale.
La domanda fondamentale è: quanto conta, in tutta questa faccenda, il palato del singolo?
E poi: è possibile che la stessa identica cena, crei reazioni del tutto differenti tra commensali?
Io credo che alle due domande vada risposto così: ognuno di noi ha una sua sensibilità, una sua storia personale, un proprio ricordo, una propria cultura, ed è normale che io sono diverso da chiunque altro!
I miei parenti sardi o pugliesi non amano i tortellini in brodo (e vi assicuro che gli ho fatto assaggiare i migliori di Modena, con un brodo di cappone che lo berrei anche adesso a 40 gradi)
Siccome Adrià fa il cuoco, non il politico o il condottiero, dobbiamo decidere se va giudicato per i suoi piatti, ovvero per la sua importanza storica.
Se è per i suoi piatti io devo necessariamente accettare che uno abbia potuto mangiare male (anche se magari posso pensare che ci sia alla base un pregiudizio).
Se invece lo devo giudicare per il sifone o per l'agaragar è tutto un altro discorso.
Ma allora cosa dovremmo dire di chi ha inventato la carbonara? O il pane carasau? O appunto i tortellini in brodo?

22 Lug 2011 | ore 18:17

Va ricordato per una svolta storica e radicale nella cucina, e non per un solo piatto.
L'inventore della carbonara, se esiste, non c'entra.

Per correttezza andrebbe menzionato che le idee di Adrià derivano in gran parte dalle idee e dalle esperienze del fisico Nicholas Kurti. In un certo senso Adrià rimane molto fedele a Kurti, perchè non finisce mai di sperimentare, perchè mette il cliente (ok Kurti non aveva clienti...) davanti a risultati che non sono obbligatoriamente piacevoli.

22 Lug 2011 | ore 18:34

Non ho mai potuto provare la cucina di Adrià, come molti. Vedendolo all'opera (qui: http://youtu.be/3ve6pZSKSfc ) percepisco che è uno di quei rari personaggi che hanno il genio e la forza di realizzare un'idea.
Quest'idea, che è una idea di vita, può piacere o non piacere. Ci saranno sempre guelfi e ghibellini, bianchi e neri, quando c'è un'idea. Come personaggio mi ricorda Steve Jobs, un altro amato/odiato che innegabilmente ha influenzato la storia.
Per tornare al post, trovo questi confronti entusiasmanti, sia perché stimolanti, sia perché pungenti.
Credo sia ridicolo stroncare Adrià sulla base di un'esperienza vecchia di 22 anni. Mi piacerebbe però leggere per intero le argomentazioni del Raspelli, che in rete non sono riuscito a recuperare.
Cordiali Saluti.

22 Lug 2011 | ore 18:50

Stefano, non ti curar di lui... Sono anni che sopravvive a se stesse speculando sulle sue passate glorie... Che brutto invecchiare così...

22 Lug 2011 | ore 18:53

Da quando è notizia, la chiusura del ristorante è diventata la marca del fallimento, e si è sovrapposta ad un giudizio etico negativo. Fa parte di quel giudizio, entrato ormai nella vulgata, che comprende la solita attrezzatura retorica (l’uso degli additivi, la chimica, ecc.ecc.).

L’esperimento di Adrià invece continua, così come continuerà ad essere raccontato; certe rivoluzioni hanno il loro strascico, se lo sono realmente, quando stridono nella coscienza comune perché toccano dei meccanismi consolidati, come la percezione abituale e materna del cibo, che è da sempre una cosa seria, confortante, naturale, intoccabile. Con gli elementi tutti al loro posto, nel loro ordine riconoscibile fino a quel momento: un ordine che è anche simbolico, sociale (il cuoco non deve elaborare niente, deve solo cucinare; il cliente deve solo sedersi e riempirsi la pancia; il critico non deve sforzarsi d’inseguire la creatività del cuoco e imparare un nuovo linguaggio, ma poter pigramente giudicare il piatto).
Il peggio del peggio se lo attira chi non sostituisce un ordine con un altro, o una religione all’altra ma offre l’esempio di un metodo in grado di scardinare e di ricreare il mondo, partendo da zero e dando poco per scontato. Le religioni sono concorrenziali, si combattono e si rispettano nei dogmi, vogliono vedere santi o crocefissi, e le botteghe aperte o chiuse, ma non ammettono assolutamente che si possa essere in qualche modo il dio di se stessi.

22 Lug 2011 | ore 19:16

Che tristezza di atteggiamento quello di Raspelli.
Davvero da ragazzo aspiravo un giorno che se mai avessi avuto un ristorante, mi sarebbe piaciuto cucinare per un critico come lui.
Questo atteggiamento proprio non lo capisco.

22 Lug 2011 | ore 21:42

Raspelli é libero di criticare Adriá e di difendere ad oltranza polenta e San Daniele. C'è anche chi non ama e si annoia davanti alla tv vedendo giocare il Barça e il suo tiqui taca e preferisce un calcio meno tecnico e piú diretto e non vedo perché queste persone dovrebbero valere meno delle altre che, come me, amano i blalugrana. In questi anni in Italia peró, e non mi si dica di no, siamo diventati cosí spagnofili che se qualcuno non si é osato accodare agli osanna il giorno dopo veniva tacciato di nazionalismo, provincialismo ecc. ecc. Raspelli non ama quel tipo di cucina, punto. Poi in mille altre occasioni ha sottolineato la qualitá allucinante della materia prima iberica, con il 19 ai Roca, riconoscendo la superioritá del maialino iberico sul porceddu sardo (cito a memoria) ecc. Non vedo perché non si possa accettare che c'è chi preferisce la cucina dei prodotti a quell'altra, che a questo punto non so piú come chiamare...

22 Lug 2011 | ore 21:43

Raspelli può scrivere tutte le critiche ad Adrià come a qualunque altro cuoco, è scritto chiaro nel mio post.
Io trovo ridicolo che chi ha fatto un dogma quello del visitare di persona ogni ristorante utilizzi una recensione di 12 anni fa per criticare Adrià.
Raspelli non conosce nessuno dei nuovi cuochi della cucina creativa, visita in maggioranza solo i ristoranti di alcune regioni, quelle dell'area di influenza della Stampa e pretende di ergerei a giudice di un intero movimento?
Questo è il merito di questo post, sulla simpatia per una certa cucina spagnola, invece, non vedo dove sia il problema cosa vuole dire "troppo spagnofili"?
Chi decide il troppo?
Nei tempi del web e di una comunicazione e critica gastronomica diffusa un modo di pensare e scrivere quale quello di Raspelli e dei suoi comunicati stampa suonano vecchi e fuori dal tempo.
E fuori tempo.

22 Lug 2011 | ore 22:17

"lo scopo della lettera promozionale è quello di dire al mondo che mentre tutti - critici, giornali, cuochi ecc.. sono dei lacchè, dei servi, degli incapaci, dei conformisti, c'è uno e uno solo che si erge a difesa della vera critica e della vera cucina e quello è lui, Raspelli Edoardo"

Questo scrive lei, Bonilli. A me pare che Raspelli dica tutt'altro, con tutt'altro tono e senza usare usare epiteti sgradevoli.
Questo scrive Raspelli, e mi sembra chiaro ed onesto:

"Quando un locale famoso,oltre tutto di un cuoco di 48 anni chiude,è una sconfitta,un fallimento non una vittoria,ma visto gli epinici che si stanno levando di qua e di là volevo ricordare una voce contraria,la mia,alla cucina di Ferran Adrià."

Non si può essere voci contrarie? Si deve apprezzare necessariamente Adrià? Non si può riconoscere ad Adrià il ruolo che merita, pur non riconoscendosi nel suo modo di intendere la cucina?

Personalmente vedo tanto, tanto astio nelle sue parole, Bonilli. I motivi, sempre che io abbia ragione, li conosce solo lei. Io posso solo ipotizzarli.


22 Lug 2011 | ore 23:23

Io ho criticato il genio nel 1999 in una demo all'hilton a Roma x la presentazione dei sifoni,e mi ricordo che si incazzo pure(bisognava preparare uno zabaione caldo)e non condividevo la semplicità di quello strumento
Poi negli anni ho usato i sifoni, le varie gelatine, addensanti, pectine ecc.....
ho assaggiato dei piatti,dolci, preparati dai suoi discepoli e ho capito la creatività del genio
Il critico Raspelli poteva farsi un giretto al bulli ogni 2-3 anni x vedere l'evoluzione di una cucina,oppure starsi zitto
Io non amo la liquirizia ma so che la più buona è la calabrese

22 Lug 2011 | ore 23:35

Se a lei va bene che dopo una sola visita fatta 12 anni fa un critico gastronomico consideri questo un giudizio definitivo,, contento lei, contenti tutti.
Le frasi di introduzione all'articolo sono solo ipocrite, uno che chiude il ristorante essendo al vertice di tutto può essere considerato sconfitto solo da chi ha un pregiudizio, e questo è Raspelli, che emette un giudizio senza avere mai più visitato il Bulli da 12 anni.
E mi sembra che anche lei si associ al pregiudizio.

23 Lug 2011 | ore 00:12

Io sono stato a El Bulli nel 1999 e forse anch'io compio lo stesso errore -al contrario - di Raspelli: sono 12 anni che ne parlo in modo entusiasta pur non essendo più riuscito a prenotare (grazie al demenziale sistema di prenotazione). Se forse avesse fatto come Ramsey che pretende almeno 3 mesi di anticipo della prenotazione con garanzia di carta di credito e addebito di una cifra considerevole pr persona in caso di disdetta, molte persone più motivate avrebbero potuto prenotare. In ogni caso, pur amando Adrià ritengo che se ha ottenuto tutto il consenso che giustamente il direttore gli attribuisce senza riuscire a gestire con rilevanti guadagni un ristorante, significa che è un grandissimo cuoco e un pessimo imprenditore, anzi un incapace. Colgo l'occasione della citazione del direttore del grande Joël Robuchon per sapere cosa lei ne pensa. Io sono stato molte volte sia all'Atelier che À la table (oggi forse chiuso) di Parigi e innumerevoli volte a Monte-Carlo sempre con grande piacere e soddisfazione.

23 Lug 2011 | ore 10:24

A me sembra che il post abbia ingigantito la comunicazione di Raspelli, che altrimenti sarebbe rimasta molto sottotraccia. Senza l'intervento di Bonilli, forse,nemmeno ci si accorgeva del comunicato fatto girare da Edoardo ma su questo ha agito da vecchia volpe della comunicazione e ha fatto parlare di se. Nel merito del post, d'accordissimo nel far notare come non si possa tirar fuori una recensione di 12 anni fa per giustificare una critica negativa. Su Adrià che chiude se ne può discutere a lungo, sul suo voler essere lontano dal cliente comune creando un sistema di prenotazione respingente può far capire che il suo futuro non poteva essere quello di ristoratore. Molto meglio fare il conferenziere alla Tony Bliar, più remunerativo ma soprattutto più adatto al suo modo di operare

23 Lug 2011 | ore 14:40

Ma forse Raspelli voleva solo dire che a lui non era piaciuto dall'inizio e questa beninteso non è una giustificazione perchè secondo me non ne ha bisogno diverso è quando accusa gli alri di essere dei lacchè perchè qui va a ledere la professionalità altrui che come minimo deve essere considerata pari alla sua. Però il diritto a non considerare Adria un grande cuoco o il più grande credo lui lo abbia come ha il diritto di prediligere una cucina rispetto ad un'altra non vorrei che per dare una risposta usando giudizi negativi su di lui noi non si diventi supponenti o depositari di verità

23 Lug 2011 | ore 16:03

Io non ho nessuna verità ma in 13 anni sarò andato una ventina di volte al Bulli, ho invitato per primo Adrià a fare una conferenza dimostrazione in Italia, all'Hilton di Roma, alla quale hanno partecipato almeno trecento persone, la maggior parte ristoratori e cuochi italiani, e ho discusso lungamente con lui di tutti i possibili problemi e critiche.
Vedere qui, persone che Adrià lo hanno solo letto, liquidare un'esperienza così importante con frasi prive di fondamento o sentenziare il fallimento dell'esperienza lo trovo imbarazzante per chi scrive e non prova ritegno.
Non sono opinioni diverse, sono parole in libertà.
Adrià non ti piace? Padronissimo, nessuno dice nulla, ma di qui a farne scaturire dei teoremi per dimostrare che non è un grande cuoco, non è un ristoratore, non è un imprenditore non vi sembra che ce ne corra?
Non sentite l'assurdità di tutto ciò?
Io Adrià e la sua cucina la conosco bene, chi dice che è impossibile prenotare dovrebbe pensare questo: 50 posti per 145 giorni l'anno, 200mila richieste di prenotazione.
C'è qualche altro ristorante del mondo in una tale situazione?
Perché non apre più giorni?
Perché il resto dell'anno è dedicato alla creatività che si fa nel Taller, a Barcellona ed ecco che i costi di questa scelta sono la famosa voce di 500mila euro che vengono investiti ogni anno da Adrià e Soler, ma se investono vuole dire che hanno i soldi per farlo e guadagnano.
Che dire, mi sembra tutto un po' sensa senso, stiamo discutendo del ristorante più famoso del mondo come fosse un'impresa in bancarotta e invece nei prossimi due anni, con investimenti di milioni di euro verrà inaugurata una Fondazione Bulli che come prima attività selezionerà ogni anno 20 cuochi da tutto il mondo, per un corso professionale senza eguali.

24 Lug 2011 | ore 02:27

Io sono stato a El Bulli nel 1999 e forse anch'io compio lo stesso errore -al contrario - di Raspelli: sono 12 anni che ne parlo in modo entusiasta pur non essendo più riuscito a prenotare (grazie al demenziale sistema di prenotazione). Se forse avesse fatto come Ramsey che pretende almeno 3 mesi di anticipo della prenotazione con garanzia di carta di credito e addebito di una cifra considerevole pr persona in caso di disdetta, molte persone più motivate avrebbero potuto prenotare. In ogni caso, pur amando Adrià ritengo che se ha ottenuto tutto il consenso che giustamente il direttore gli attribuisce senza riuscire a gestire con rilevanti guadagni un ristorante, significa che è un grandissimo cuoco e un pessimo imprenditore, anzi un incapace. Colgo l'occasione della citazione del direttore del grande Joël Robuchon per sapere cosa lei ne pensa. Io sono stato molte volte sia all'Atelier che À la table (oggi forse chiuso) di Parigi e innumerevoli volte a Monte-Carlo sempre con grande piacere e soddisfazione.

24 Lug 2011 | ore 08:35

Gentile sig Bonilli per prima cosa io vorrei che fosse chiaro da Adria sono stato a mangiare nel 99 (quando mia moglie torna dalle vacanze le manderò copia del conto) e ne sono stato entusiasta chiaramente per quello che ho mangiato ma anche per un clima di entusiasmo e di voglia che vi si respirava quello che sostengo e che il signor Raspelli che io fedele lettore della Stampa leggo ogni giovedì e non ho mai conosciuto ha il diritto di sostenere ciò che ritiene piu opportuno avendo lui firmato con nome e cognome il tutto quello che io non amo e una certa omologazione del pensiero per cui se dissenti sei per forza contro questo o quello invece io ritengo che il fatto che Raspelli in tempi passati abbia stroncato Le Calandre non ha impedito a questo ristorante di ottenere successi e riconoscimenti mondiali non solo italiani e secondo me meritati. I successi del Bulli da Lei cosi ben elencati sono così eclatanti che come vede tutto questo discutere con acredine di quel che dice Raspelli serve solo a fargli pubblicità .

24 Lug 2011 | ore 13:29

A mio modo di vedere dalle sue parole questo traspare certamente sbaglio ma la mia impressione e questa sembra che Lei non stia difendendo Adria ma quasi se stesso

24 Lug 2011 | ore 14:42

Io le mail di Raspelli non le leggo.
Grazie a un mitico "riconoscitore di spam" il mio computer le mette direttamente nel cestino.
Quindi mi ero persa questa perla..

Credo che Raspelli non sia più un critico rispettabile da anni.
Credo che il suo lavoro è stato anche interessante in passato,
ma che oggi sia una triste caricatura.

L'articolo su Adrià era già vecchio nel 1999, oggi risulta cieco.
Adrià può aver fatto una cucina che qualcuno può non aver amato. Ma non riconoscere il ruolo innanzitutto artistico dello chef catalano nel panorama della cucina mondiale è davvero misero.

Mannaggia, non devo parlare al passato.
Adrià NON è finito, anzi è in fase di "cambio pelle" come i bruchi e le farfalle. Sta rinascendo per fare cose nuove e per dirci che proprio l'idea di ristorante \ di fruizione seduta e statica del mangiare \ della formula del cuoco che idea una degustazione ... ecc è finita, va rinnovata, ripensata e ricreata.

25 Lug 2011 | ore 11:15

confermo ce il sistema di prenotazione di El Bulli è veramente folle. Non puoi esporre il miglior quadro e non farlo vedere a nessuno - ok la creatività ma qui non si da la possibilità alle persone di provare o cambiare idea sulla cucina perchè proprio non ci riesci ad andare.

25 Lug 2011 | ore 11:16

Giusto per correttezza.
Ad Harvard non tiene un corso Ferran Adrià, sono un ciclo di lezioni e ogni volta c'è un grande cuoco. Adrià è uno di loro e terrà una lezione.
http://www.seas.harvard.edu/cooking

25 Lug 2011 | ore 17:07

A quanto mi risulta il rapporto tra Harvard e Adrià, che esiste già da anni, va ben oltre il fatto che il 30 novembre di quest’anno terrà lui la lettura conclusiva delle Science & Cooking Public Lectures Lectures for the 2011-2012 academic
Per appurarlo basta mettere sul motore di ricerca di google: harvard adrià
ed eventualmente aggiungere: 13 weeks
E leggere cosa viene fuori, dagli anni scorsi fino ad oggi. Giusto per avere un'idea più chiara ed esauriente del rapporto tra Harvard e Adrià.

25 Lug 2011 | ore 18:59

Non seguo Raspelli, minimamente! Grazie lo stesso della notizia!

27 Lug 2011 | ore 16:48

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