20
Lug 2011
ore 20:51

Quay, ristorante top ma rilassato e informale

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Nella prima giornata australiana sono stato a pranzo nel ristorante al 26° posto della classifica 50 Best Restaurants 2011.
E' il Quay di Sydney, che avevo già visitato lo scorso anno, recensito qui e che ho votato nel 2011 in quanto giurato di The Word's 50 Best Restaurants.
Repetita juvant, specie se si tratta di un grande ristorante, uno dei tre migliori di Sydney, affacciato sulla baia, in una posizione unica e irripetibile.
Pranzo di grande qualità, con alcuni piatti ripetuti, anche perché il menù è identico a quello del luglio scorso, e alcune riflessioni nate da questa visita.
Abbiamo mangiato un'insalata di rabarbaro, radici, fiori, rapa rossa, melograno,

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poi una ventresca di tonno su un letto di pane e jamon de bellota sbriciolati, poi un petto di quaglia col fegato grasso su un letto di quinoa con noci, castagne e tratufo nero.
Ancora ostriche e pesce bianco in umido con verdure al vapore,

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e ancora un risotto con castagne arrostite, misto di grano e semi, crema di tartufo nero.

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Agnellino di latte, tagli dallo stinco e dalla pancia, con cipolline fresche, capperi di Pantelleria e marmellata di limone.
Menù di tre portate $ AU 115 a persona più i vini.
Bevuto due bicchieri di rosso, Chiraz 2007 Tapanappa, $ AU 26 e Gamay 2009 Eldrige Estate, $ AU 25.

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Peter Gilmore, lo chef, è un maniacale ricercatore di prodotti genuini, siano essi verdura, frutta o animali allevati senza alcuna forzatura e adulterazione moderna.
Tutto questo si sente nei suoi piatti e iscrive cuoco e ristorante nella ristretta cerchia dei top internazionali.
A fronte di questo primato il servizio è gentile, rilassato, mille miglia lontano dalle nevrosi dei nostri stellati europei e tutto questo si apprezza in modo particolare in quest'ultimo periodo nel quale l'immagine e il clima dei grandi ristoranti si va rimodellando.
Certo, venirlo a provare fin quaggiù implica un viaggio un po' lungo e costosetto ma se qualcuno farà le sue prossime vacanze invernali da queste parti si segni l'indirizzo, ne vale la pena.
Per sapere cosa pensa Peter Gilmore della cucina guardatevi questa intervista fatta per presentare il suo libro, molto bello.

Foto S. Bonilli

commenti 10

Penso che anche in Italia più di qualche chef preparato (pure io c'ho provato invano) potrebbe
offrire una buona cucina di qualità a prezzi onesti (intendo 40\45 euro per un pasto completo) con un servizio informale ma:
i clienti italiani sono ignoranti (almeno qui in veneto) e pur avendo "i soldi" guardano anche i 2 euro quindi o sei a Sydney,Roma,Milano,New York.... oppure ti attacchi al cazzo e sei costretto a fare la merda che fan tutti gli altri (magari un po meglio!) se vuoi soppravvivere!
Il mercato vince sempre!

20 Lug 2011 | ore 13:27

Eccolo qua il post dove i cuochi dovrebbero intervenire dicendo la loro, a cominciare da Bottura, Uliassi, Cracco, Beck, Alajmo, Esposito ecc... e invece questa nuova casta non si confronta mai in rete, legge e tace per poi discuterne nei corridoi di questo e degli altri blog che fanno tendenza come Dissapore o Passione gourmet.
E non è poi così strano vista la poca padronanza del mezzo che i cuochi hanno, convinti che dieci convegni siano meglio di un passa parola vero su fb o twitter.

20 Lug 2011 | ore 16:07

Per la verità il menu di tre portate in questo caso si posiziona, se non sbaglio la conversione, sugli 85 euro circa.
Prezzo per il quale anche da noi c'è più di uno chef di ottimo livello che propone un menu di pari ampiezza (per dire: 4 piatti da Romito mi sembra fosse sugli 80 euro).

Ciò detto, è verissimo però Andrea che a Londra, ad esempio, moltissimi chef di alto livello propongono a pranzo menu di 3 portate sulle cifre indicate da te (e pre-teatro idem) e da noi fatico a indicarne qualcuno tra i grandi.

Tornando al Quay, direi che piatti (e foto) sono davvero belli, Gilmore sembra uno chef molto interessante e la vista è da favola.
Difficile nascondere l'invidia per il dir. Bonilli, in attesa degli altri reportage dagli antipodi;I

20 Lug 2011 | ore 17:18

Il mercato vince sempre?
Il problema, specialmente in tempi di crisi come questi, è culturale.
Non il solito lamento sulla cucina che è cultura ecc... Ma nel senso che dovendo avere una nuova scala di priorità la maggior parte delle persone sposta di molte posizioni in basso l'alimentazione e vede nel ristorante, trattoria o pizzeria il solo momento di socializzazione, dando valore solo al prezzo e non alla qualità.
Il rapporto qualità / prezzo non esiste più se tu non sei preparato a discernere la qualità, e in Italia non lo siamo, i gourmet sono un'infima minoranza autoreferenziale e i giornalisti molto spesso peggio del loro pubblico.
La tua grande amarezza, caro Andrea, è quella di chi vede il proprio lavoro umiliato e questo è il sentimento dei molti che lavorano bene e con passione nella cucina italiana. A partire dalla politica in giù non si capisce che la voce turismo senza la nostra grande cucina varrebbe il 50% in meno.
Ma ci vogliono le scuole di formazione, l'insegnamento del gusto dalle elementari, provvedimenti legislativi sull'apprendistato ecc...
Mi sembra di essere ottimista dicendo che saranno problemi delle generazioni future, oggi contano solo i pochi schei che uno ha in tasca,

20 Lug 2011 | ore 22:32

Come sono d'accordo! E pensare che una volta, questa sapienza, si tramandava di padre in figlio o di madre in figlia (almeno per le tradizioni locali). Ora non siamo più in grado di selezionare, approntare e cucinare le materie prime. E magari con una laurea in tasca, mentre i nostri nonni, col diploma di terza elementare, sapevano scegliere meglio di noi! Questo vale per il cibo, ma anche per i tessuti e i materiali.
Io però sono ottimista. Vedo giovani coetanei più attenti a ciò che mangiano. Forse è solo una moda del Bio, inculcata da una dottrina "ecologica". Ma ha almeno avuto il merito di alzare l'attenzione sulle materie prime.

Che questa crisi stia svegliando tutti dal torpore nel quale eravamo caduti? Dovremmo cavalcare quest'onda di ristrettezze per far capire che la qualità paga anche quando è costosa. Che se i soldi sono pochi è NECESSARIO spenderli bene.

A proposito, qualcuno mi può consigliare qualche posticino interessante vicino a Firenze (sarò a Bagno a Ripoli) dove andare ad agosto? Mi farebbe piacere avere un suggerimento con budget oltre i 50€, uno sui 50€, ed uno "da strada".

Cordiali Saluti!

21 Lug 2011 | ore 00:38

Scusa ma a te risulta che i nostri nonni avrebbero mai pagato 80 e passa euro per tre portate?

21 Lug 2011 | ore 12:06

Anche a me il Quay piacque. Diciamo che lo giudicai da 17, un paio d'anni fa. Ma certamente non lo avrei votato per i top 50.
Per i top 50, credo vadano votate ben altre genialità.


Giovanni

21 Lug 2011 | ore 14:35

No, ma non mi risulta nemmeno che avrebbero mai pagato 80 e passa euro per un paio di Jeans o una maglietta di cotone con stampa.

O per restare sull'argomento mangereccio, anzi bevereccio, non avrebbero mai pagato 8 euro per un cocktail allungato, quando allo stesso prezzo si sarebbero potuti prendere un'intera bottiglia di ottimo vino!

La loro educazione non era tale da poter godere di un piatto anche dal punto di vista mentale. Ma gli permetteva di godere di una buona e sana cucina a prezzi onesti.
Oggi ci facciamo infinocchiare a destra e sinistra da venditori di fumo perché siamo sprovveduti di nozioni elementari.
E mi ci metto dentro alla grande.
Ma la mia nonna, se il coniglio era buono ed era stato ingrassato "naturalmente" lo sapeva.
Io no.

Fondamentalmente, per apprezzare una cucina gourmet serve una certa educazione. Ma per apprezzare la cucina da trattoria (30€) serve il buon senso e a me (e credo anche a molti altri) mancano proprio le basi.

Cordiali Saluti

21 Lug 2011 | ore 14:41

Direttore, complimenti per i suoi reportage sempre molto interessanti!

21 Lug 2011 | ore 15:43

bellissimo quel risotto!

21 Lug 2011 | ore 15:53

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