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Ago 2011
ore 00:03
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MAD FoodCamp di Copenhagen, prima giornata
La prima giornata di MAD FoodCamp, sabato 27 agosto, poteva finire già prima di iniziare, alle 5,30 di sabato mattina.
Su Copenhagen, infatti, si è scatenato l'inferno, vento fortissimo, pioggia, fulmini, una piccola apocalisse che la tenda dove si doveva tenere il Simposio dalle 10 in poi ha retto a stento.
Ci hanno portato lì nello spazio allestito con le tende degla stand verso le 9,30 ed era già un mare di fango, aumentato a dismisura nel corso della giornata per i continui temporali ed acquazzoni.
Sarà stata la Natura per far sentire ancora più la sua voce a un'assemblea dove la Natura era la protagonista assoluta.
Sono intervenuti ed erano tra il pubblico, professori, cuochi e agricoltori, il gotha in circolazione nel mondo, tipo Harold McGee, Michel Bras, Thomas Harttung, Magnus Nilsson, Inaki Aizpitarte, David Chang, Andoni Aduriz, Francois Couplan, Daniel Patterson, Renè Redzepi che coordinava la giornata e interveniva ponendo ai partecipanti le domande arrivate dal pubblico di twitter e alla fine, avendo negli occhi le immagini proiettate sullo schermo e avendo ascoltato interventi appassionati e ricchi di dati veniva voglia di ritrovare quella attenzione per il cibo, le verdure, gli orti, l'agricoltura sostenibile, il cibo naturale che una società dominata dall'industria alimentare e dall'agricoltura intensiva e dello spreco hanno quasi completamento messo in secondo piano.
L'unico che ha cucinato per il pubblico è stato inaki che ha fatto un risotto di asparagi di mare, molto gradito dalla platea di giornalisti, cuochi, studiosi e appassionati.
Inaki, si sa, è un caso, amato e detestato, in Italia come in Francia, da chi lo applaude come innovatore e da chi alza la bandiera dei tre stelle e lo ritiene un usurpatore.

Ma non era il cibo cucinato il centro della giornata, bensì l'analisi di ciò che non va e di cosa si potrebbe fare per migliorare l'agricoltura su scala mandiale e la nutrizione della popolazione.
E allora ecco che Thomas Harttung ha proposto di allargare a dismisura gli orti di città visto che ognuno potrebbe coltivare ciò che vuole e l'industria alimentare non potrebbe condizionare i singoli.
Il suo consiglio è stato quello di seguire l'organizzazione sociale delle formiche.

Bella la storia della barbabietola narrata da Daniel Patterson, il grande cuoco americano del ristorante Coi di San Francisco.
La sua relazione raccontava come trasformare l'odiata e apparentemente banale barbabietola rossa in un piatto di culto fino a creare un piatto che richiede 15 ore di lavoro ed è bellissimo a vedersi.


Sempre affascinante Magnus Nilsson che con il suo racconto pacato e rilassato, quasi felice, ha fatto vedere come conserva le verdure per la lunga stagione invernale, lui che ha il ristorante nel nord della Svezia, dove le estati sono brevi e il freddo e la neve un habitat quasi permanente.
Ha chiuso la prima giornata Ben Shevry, il cuoco di Attica, un ristorante di Melbourne che ha già fatto molto parlare di sè bel oltre i confini australiani.
E infatti l'entrata sul palcoscenico, dove è stato allestito un braciere in un bidone segato a metà, è stata teatrale.

Una prima edizione fin dalla prima giornata di alto livello e che fa immaginare questa di Copenhagen come tappa obbligatoria, fin dal prossimo anno, di quel circuito mondiale di convegni e congressi dove vale la pena andare.
Foto di S. Bonilli
Inaki, si sa, è un caso, amato e detestato, in Italia come in Francia, da chi lo applaude come innovatore e da chi alza la bandiera dei tre stelle e lo ritiene un usurpatore.
Ma non era il cibo cucinato il centro della giornata, bensì l'analisi di ciò che non va e di cosa si potrebbe fare per migliorare l'agricoltura su scala mandiale e la nutrizione della popolazione.
E allora ecco che Thomas Harttung ha proposto di allargare a dismisura gli orti di città visto che ognuno potrebbe coltivare ciò che vuole e l'industria alimentare non potrebbe condizionare i singoli.
Il suo consiglio è stato quello di seguire l'organizzazione sociale delle formiche.
Bella la storia della barbabietola narrata da Daniel Patterson, il grande cuoco americano del ristorante Coi di San Francisco.
La sua relazione raccontava come trasformare l'odiata e apparentemente banale barbabietola rossa in un piatto di culto fino a creare un piatto che richiede 15 ore di lavoro ed è bellissimo a vedersi.
Sempre affascinante Magnus Nilsson che con il suo racconto pacato e rilassato, quasi felice, ha fatto vedere come conserva le verdure per la lunga stagione invernale, lui che ha il ristorante nel nord della Svezia, dove le estati sono brevi e il freddo e la neve un habitat quasi permanente.
Ha chiuso la prima giornata Ben Shevry, il cuoco di Attica, un ristorante di Melbourne che ha già fatto molto parlare di sè bel oltre i confini australiani.
E infatti l'entrata sul palcoscenico, dove è stato allestito un braciere in un bidone segato a metà, è stata teatrale.
Una prima edizione fin dalla prima giornata di alto livello e che fa immaginare questa di Copenhagen come tappa obbligatoria, fin dal prossimo anno, di quel circuito mondiale di convegni e congressi dove vale la pena andare.
Foto di S. Bonilli






e così sarà..
l'anno prossimo vado IO!!!
tra tutti i convegni recensiti, questo mi sembra quello più interessante in assoluto.
perà anche noi vogliamo sapere come conserva le verdure Nilsson :-)
L'ultima foto con tre personaggi travestiti da contadini della domenica è irresistibile.
"La sua relazione raccontava come trasformare l'odiata e apparentemente banale barbabietola rossa in un piatto di culto fino a creare un piatto che richiede 15 ore di lavoro ed è bellissimo a vedersi."
Odiata la barbabietola? E da chi? Per quale motivo poi?
Comunque è curioso sentir parlare di attenzione all'ambiente gente che per cuocere 30 grammi di carne a bassa temperatura consuma l'energia elettrica che in belize consumano in un anno. Ah, la coerenza.
cicciopasticcio ottima osservazzione, sou vide mangia parecchia energia elettrica per non parlare poi dell'acqua che serve per affogare 30 grammi di carne in 32 ore di cottura.... Comunque sono dei bravi chef questo dobbiamo ammetterlo... ciao Ciccio
E' tornato il signor Stucchi dalle vacanze, sicuramente intelligenti quale è lui.
La prosa non è cambiata e le tematiche neppure.
Si attende con ansia la prossima vacanza.
Concordo in pieno: esilarante quella foto!
Maria Rosa, quella foto mi ha ricordato i tempi migliori dei "Legnanesi", con Mabilia (a sinistra) la Teresa e il Giuann (primo a destra).
Ma che bisogno hanno di travestirsi? Cosa aggiunge alla loro "autorevolezza"?
Eh! Cassshadaffàpemmagnà. Chissà se hanno abbastanza marchette per la sociale.
P.S. Sono sempre in ferie. Le ferie a scadenza e intelligenti sono per gli altri.
difficile non dare ragione a bruno, cio non toglie che l'evento sia estremamente interessante per i contenuti e, a quanto pare per il modo in cui è organizzato
Credo più semplicemente che sia del personale danese che veste così abitualmente e non vedo cosa c'entrino i Legnanesi con una foto fatta a Copenaghen a una manifestazione dove c'erano, da quel che ho letto, cuochi, studiosi e contadini.
Se lei è sempre in ferie vuole dire che è un nullafacente il che spiega molte cose.
Che Dio la preservi.
@maria rosa. Hai ragione, Sono di li e un cappello in testa o una camicia a quadri fanno parte del loro modo di vestire. Le parannanze, invece, le portavano per evitare di sporcarsi ulteriormente, vista gia' la quantita' di fango presente. Ma se non viaggi, non vedi cose diverse, non ti abitui al diverso e ti spaventa. E cosi' parlarne male diventa una forma di difesa. In Italia, purtroppo, questo meccanismo e' particolarmente diffuso.
Non c'è nulla di peggio al mondo di 'ste persone che si offendono subito e non hanno il minimo senso dell'umorismo, fate una grande pena.
Non ho trovato mai nei suoi interventi e in quelli del signor Stucchi, così sprezzante, alcun senso dell'umorismo ma solo un desiderio di criticare e offendere che forse ha motivazioni che mi sfuggono.
Nessuno, rileggendo gli interventi, si è offeso ma ha solo espresso una posizione critica, come quella di Cristina.
Dai Maria Rosa, non te la prendere, su!
Che ci devo fare se quando vedo 'sti neo-hippy mi viene la pecòla? Sai cos'è la pecòla?
beh mi sembra che il travestimento si inserisca bene nel contesto, infatti anche i visitatori danno l'impressione di essere usciti da una scampagnata perciò ben venga la tua associazione ai legnanesi ...perchè no?
prova a interpretarlo come risposta al fighettismo che ormai impera ovunque ;-)
Il fighettismo vero è questo: occhialetti da nerd e velleità da neocontadini. Bastassero gli stivali e la camicia a righe a fare un contadino...
è un altro tipo di fighettismo meno rigido e più sano , poi noi in occidente siamo tutti fighetti volenti o nolenti e chi afferma il contrario significa che vuole illudersi di uscire dal coro.
ciò che sostengo è che bastonare e bocciare proposte diverse non serve a niente se non come forma di autosabotaggio.
l'occidente è destinato a diventare una sorta di entertainemet evoluto e più riflessivo per quelli che saranno i veri potenti del pianeta e cioè cina ,india e brasile ,quindi meglio usare la tecnica del camuflage e invitare delle belle teste che magari hanno da dire qualcosa di stimolante.
parlare di marchette e robe così serve a poco ,il problema non è fare le marchette ma con chi farle perché a parte un paio di brand non i sembra che giri un gran che ;-)
lo so sembra ot ma non lo è
guarda bene la fotografia di meisel ...sublime!
e guarda le fanciulle come sono goffe ...non ti sembrano delle nordiche un po' impacciate che ballano?
e i giovinastri dei contadini vestiti per il giorno di festa?
camuflage ribaltato?
http://www.youtube.com/watch?v=cwwcnUBY9Zg&feature=player_embedded
e se ci pensi lanvin è fighetto di brutto ;-)
Quelli col capello verrebbe voglia di prenderli a calci nel sedere e mandarli nel campo davvero!