20
Ago 2011
ore 18:17

So' finnute 'e sorde

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preparazione pizza.jpg

"Parcheggiamo prima perché è sempre pieno e magari poi non troviamo neppure posto a sedere" dice Maurizio Cortese mentre ci dirigiamo alla Pizzeria Picnic alle porte di Sant'Agata.
Ma poi quando arriviamo nelle vicinanze il posto per parcheggiare c'è eccome e quando scendiamo le scale e entriamo nella pizzeria i tavoli occupati sono solo tre.
E' venerdì sera 19 agosto, sono da poco passate le 22 e lo spettacolo del vuoto e del forno della pizza spento è di quelli che ti lasciano stupito ma anche inquieto.
Ma allora la crisi di cui leggi ogni giorno sui giornali è totale e profonda ci chiediamo?
"So finnute 'e sorde" dice la vecchia signora che ci serve al tavolo rispondendo alle nostre domande.
"E' stato un agosto bruttissimo, qualcosa si lavorava il sabato ma per il resto..." spiega lei andando e venendo in sala anche se non c'è nulla da fare e nessuno da servire.
Ordiniamo e il marito, anche lui vecchio e con pochi denti in bocca, inizia a preparare la pizza.
Nel racconto di Cortese questo era il lato più spettacolare della serata, visto che la pizza del Picnic è mediocre, perché il vecchio pizzaiolo faceva tutto con lentezza estrema e dopo avere preparato alcune pizze si fermava, si metteva su una sdraio e leggeva il giornale.
Scena surreale che volevamo vedere e che non abbiamo visto, ovviamente, anche se lo spettacolo surreale non è mancato.
Il forno era apparentemente spento ma il nostro uomo ha rotto una cassetta, di quelle per la frutta, ha buttato i pezzi nel forno, un giornale appallottolato e la fiamma è divampata.
Ma i 450° che deve avere un forno per fare una buona pizza?
Ma il forno si può accendere così, all'ultimo momento?
Sia quel che sia le pizze sono arrivate, erano mediocri, come previsto, e il forno si è spento di nuovo.
Il conto per 6 persone: 6 pizze margherita € 36, 4 birre € 15, 12 crocché € 9,60, 1 Coca Cola, 2 acque minerali, coperto, totale € 75
Spendere €12,50 a testa e sentirsi dire che il locale è vuoto perché "so' finnute 'e sorde" fa capire che le cose vanno molto peggio di quel che si immagini.
Spendere meno di così per una cena credo sia impossibile e vedere vuoto un locale con questi prezzi ci dice che la gente oltre ad avere pochi soldi ha paura.

commenti 42

E' vero che la gente ha paura, la gente è in uno stato di incertezza e non osa pensare cosa succederà a settembre, ma forse anche prima. Per la gente è andata lo stesso in vacanza ( una buona parte ) magari spendendo meno e sicuramente spendendo meglio i propri soldi. In una pizzeria non si lesina sulla legna da ardere altrimenti è finita, ma sopratutto è sintomo di poca capacità manageriale.

20 Ago 2011 | ore 19:15

Bonilli, devo dire di non essere d'accordo con la tua analisi. Sono portato a credere che quella pizzeria fosse vuota perchè propone pizze mediocri ed alle dieci di una sera d'estate il forno a legna è già spento. E per essere già spento forse è da parecchio che non vede calore a quell'ora di sera. Il patron, anzichè dirvi di essere nell'impossibilità di servirvi delle buone pizze, ha fatto 'o miracolo ed ha riacceso il forno, con esiti discutibili.
In Puglia, dal mio punto di vista, l'estate è stata ottima, mai vista così bella: mediamente i miei Clienti, vecchi e nuovi, hanno speso meno ma non sono mai mancati, sera dopo sera.
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E le buone pizzerie, che seguo con una particolare attenzione, sono sempre stracolme.
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Ah, piccola nota finale, chi afferma in maniera perentoria che le Guide cartacee sarebbero in crisi, dovrebbe fare un salto da me, in una sera estiva a caso e vedere quanti entrano con uno di quei libricini in mano. Rimarrebbe sorpreso. Certo, anche le Guide su iPhone vanno fortissimo.
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Ciao

20 Ago 2011 | ore 20:02

Signor Vignadelmar, lei mi sembra il Berlusconi di qualche mese fa, quando negava che in Italia ci fosse crisi :-D

Comunque io a luglio e agosto ho fatto vacanze all'estero (Turchia, Grecia e Croazia). Gli unici giorni italiani, prima di partire per la Croazia da Ortona, li ho trascorsi sulla bellissima Costa dei Trabocchi in Abruzzo. E ahimé, tra fine luglio e inizio agosto, le spiagge, i lidi e i locali erano tutti semideserti (in Croazia invece c'erano miliardi di persone, forse anche perché tutto costa il 30-40 per cento in meno che da noi).

Aggiungo che mai avevo visto Roma così poco svuotata come questa estate

20 Ago 2011 | ore 22:05

Esimio Dott. Scuteri, il solo accostarmi a Berlusconi meriterebbe il suo (di Scuteri) impal@@@nto !!!
Io sostengo che la crisi esista e morda, ma morde davvero chi non ha, per tempo, imboccato il sentiero della qualità o un qualcosa che gli si avvicini.
Ripeto, dai miei conti si nota facilmente quanto la spesa pro capite sia diminuita, ma le presenze siano significativamente aumentate
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La saluto "abbastanza" cordialmente ;-)
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Ciao

20 Ago 2011 | ore 22:21

Caro Luciano, conosco il ristorante/pizzeria Pic Nic da qualche decennio. Ha sempre avuto una clientela molto fidelizzata fatta di vecchi villeggianti santagatesi che quest'anno, forse, hanno fatto vacanze altrove.
In questo mese di agosto alcuni amici mi hanno telefonato per trascorrere qualche giorno qui a Sant'Agata, sono riuscito a prenotare camere in alberghi al centro del paese nella settimana di ferragosto, cosa impensabile tempo addietro.
Giustamente non conosci il ristorante e attribuisci alle pizze mediocri il fatto che fosse vuoto. Potrei risponderti che in costiera trovare una pizzeria decente è una vera e propria impresa e posso garantirti che trovare posto al Pic Nic, ristorante che frequento saltuariamente principalmente per motivi di affezione, non è mai stato facile.
Poi bisognerebbe analizzare le cose caso per caso. Il Pic Nic paga il fatto che Sant'Agata fosse semivuota, poi c'è il fenomeno "Lo stuzzichino", che però si trova al centro del paese, ma attinge da una clientela diversa, fatta soprattutto di stranieri.
Stasera siamo stati a "La Torre", a Santa Maria Annunziata, una manciata di chilometri più giù del Pic Nic. Ristorante strapieno, che però gode di un bacino d'utenza maggiore, essendo meta preferita dai massesi e dai sorrentini.
C'è da dire, però, che Lo Stuzzichino e La Torre sono probabilmente i migliori indirizzi di target medio e sono da considerarsi due mosche bianche nel panorama gastronomico della costiera.
Però è innegabile che da settembre 2008 il mondo sia cambiato e non credo, come tu sostieni, che sia sufficiente fare qualità per venirne fuori.

21 Ago 2011 | ore 00:31

io nel mio piccolo sostengo la tesi del sig. vignadelmar.
la qualità paga sempre, e quando ti sbatti per portare a tavola il meglio di quello che sei in grado di fare e di ciò che hai trovato.
Vero è che di soldi ce n'è pochi però quando proponi un buon rapporto qualità prezzo, e il giusto ricarico sul vino, e tutta la passione del mestiere del caso, non c'è crisi che tenga...

21 Ago 2011 | ore 01:03

Chi va alla pizzeria Picnic di Sant'Agata prima pensa al parcheggio, poi al prezzo e da ultimo alla qualità, visto di qualità lì non ce n'è.
Se si vuole essere lucidi bisogna dire che il discorso sulla qualità non paga, lo vedo a Roma, per fare un esempio che riguarda grandi numeri, dove "ristoranti" ai limiti della decenza in tutta la zona del Vaticano sono affollati di turisti alla ricerca solo del minor prezzo mentre altri ristoranti, più decenti ma con un prezzo leggermente superiore ai 12 euro per un primo, un contorno e una minerale, sono molto meno affollati.
In presenza di una crisi come questa chi ha pochi soldi e ne avrà ancora meno non bada più alla nostra qualità ma solo alla qualità data dal prezzo più basso.

21 Ago 2011 | ore 08:15

penso che probabilmente il suo discorso abbia valore per il tipo di clientela dei punti ristoro di cui lei parla. Escludendo gli stellati (che cmq le poche volte che ne frequento qualcuno, non sono vuoti),
Ristoranti di fascia media che cercano di proporre una ristorazione attenta alla qualità (conto medio da 40/60 € compreso vino) mi creda, nella mia zona lavorano.
Così come le pizzerie che lavorano bene (zona Modena e dintorni) lavorano eccome, alcune (sostenendo la sua tesi...) con prezzi stracciati, ma altre (sostenendo la mia tesi) con prezzi un pò più altini ed un'attesa di un'ora prima di sedersi per un tavolo libero

21 Ago 2011 | ore 09:53

Ca so' fernute 'e sorde mi pare sia chiaro.
Ritengo però che locali con menu turistico affollati da affamati avventori non abbiano mai fatto testo. Tanto meno in questo momento. Non conosco la storia di Picnic né la sua pizza. Son convinto però che tra una buona pizza a 10 euro e una mediocre pizza pari prezzo chi sa sceglie la prima. E in piena crisi cu ''e sorde ca so' fernute dal Tacco d' Italia alla Via del Vino che ho attraversato in queste settimane luoghi di buona cucina a prezzi giusti li ho visti in buona salute.

21 Ago 2011 | ore 10:09

Io sostengo da tempo che se guardiamo alla ristorazione romana e la prendiamo ad esempio di una dinamica nazionale commettiamo un errore. Il mercato romano da un lato è "drogato" dalla ricca presenza delle grandi burocrazie nazionali ed internazionali, dall'altro deve soddisfare i bisogni di un turismo di massa a basso costo. Quei ristoranti che si trovano in territori limitrofi e con proposte di confine fra queste due opposte esigenze, rischiano di essere stritolati, non riuscendo ad affascinare nessuna delle due clientele.
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Io parlo della Puglia: le pizzerie di qualità sono sempre strapiene, pur proponendo dei prezzi superiori alla concorrenza. Concorrenza che comunque lavora ma che regge facendo la rincorsa al prezzo basso, figlio di materie prime di ancor più basso livello.
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Non ho dati sulle presenza negli alberghi durante la stagione ma da me si son fermati decine di turisti che andavano nel Salento. Mi dicono ci sia stato il pienone, ma non so quanto sia durato e se sia in un trend positivo o in negativo.
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Da me, in Osteria, ormai pochissimi consumano un pasto di tre piatti e dolce; tantissimi si fermano a due (i più temerari concludono con un dolce). Così facendo spendono per il cibo circa 25 euro e poi decidono quanto spendere per il vino.
Con questi prezzi, offrendo la flessibilità di scegliere sempre da un menù alla carta, i turisti fioccano. Per fortuna! La mia abituale clientela in estate si "distrae" e viene degnamente sostituita.
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Bonilli, infine, una benevola tiratina d'orecchie/invito: perchè ogni tanto, dirigendoti verso la nostra amatissima Costiera, non devi e fai una puntatina dalle nostre parti? Anche qui ci sono belle storie e bei posti da raccontare.
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Ciao

21 Ago 2011 | ore 12:00

Per quel che posso vedere io, sono d'accordo con Vignadelmar.
Escludiamo Roma, e magari le solite note grandissime citta' d'arte, che seguono logiche diverse. A me sembra che chi lavora con qualita' e a prezzi giusti al peggio puo' soffrire un pochino durante la crisi ma non muore, e al meglio va ancora alla grande.
Mi viene in mente come caso emblematico Consorzio a Torino, un posto dove si mangiano prodotti eccellenti per 30 euro (3 piatti), e si ha l'opportunita' di assaggiare vini davvero interessanti: sempre pieno.
Bonilli ha ragione a dire che le masse affollano anche posti dove la qualita' e' bassa, purche' il prezzo sia stracciato. Ma il punto e' un altro: puo' un ristoratore che crede nella qualita' avere un'attivita' dignitosamente remunerativa anche di questi tempi? La mia limitata esperienza suggerisce di si'. Quando vedo posti vuoti, gli errori che il ristoratore commette sono sempre evidenti (stellati che non aggiustano i prezzi a pranzo anche se sono nella provincia della provincia, trattorie che credono di essere Le Calandre, e cosi' via).

21 Ago 2011 | ore 13:05

Mi domando se la qualità del cibo sia un elemento che milioni di italiani cercano e sono disposti a pagare.
Facile dire che Roma non fa testo anche se qui, tra turisti e abitanti della città-regione, girano una decina di milioni di persone se non più.
Io vi parlerò allora di Bologna dove un amico mi ha portato a mangiare la migliore pizza della città, secondo lui, e questa pizza era da buttare, non un elemento era giusto, eppure il locale era pieno di una tranquilla borghesia petroniana che di cibo di qualità capisce sempre meno.
Potrei parlarvi di Milano e dell'aperitivo serale che ormai, salvo eccezioni, è un modo di abboffarsi di cibi mediocri per risparmiare la cena.
Certo, ci sono ancora tanti che preferiscono lavorare bene rinunciando a un X per cento di guadagno in cambio della soddisfazione di fare qualità.
Ma siamo nel 5% dei casi ad essere generosi, l'altro 95% per galleggiare sta tagliando tutto e il pubblico non reagisce.

21 Ago 2011 | ore 16:19

Chiaramente la situazione e' complessa e variegata visto che persone molto informate (parlo di lei, Vignadelmar e altri, non di me) hanno impressioni diverse.
Mi piacerebbe conosecre altri pareri, di gourmet e ristoratori sparsi per l'Italia per avere un quadro piu' completo su questo interessante argomento.

21 Ago 2011 | ore 20:59

Forse io e Bonilli parliamo e partiamo dalla conoscenza di realtà fra loro molto diverse e non è detto che uno dei due abbia davvero torto.
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Inizialmente ero rimasto perplesso dal suo "giustificare" la pizzeria vuota a causa della crisi. Io penso che quella pizzeria fosse vuota principalmente per la bassa qualità delle sue pizze e per avere il forno a legna spento in un orario per nulla inoltrato. la crisi, forse, ha accentuato un problema già grave.
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Ciao

21 Ago 2011 | ore 21:10

Se posso fornire la mia testimonianza: io giro l'Italia tutto l'anno, e visito molti, molti ristoranti, in grandi città e in centri di provincia, in città d'arte e in sperdute campagne. E in genere non lo faccio il venerdì o il sabato sera, ma durante la settimana, sia a pranzo che a cena. In questi giri, e Vignadelmar lo sa, frequento esclusivamente locali che fanno qualità alta o altissima. Ebbene, io li trovo praticamente sempre vuoti in maniera desolante. Non è raro che il mio sia l'unico tavolo occupato, o uno dei pochissimi.
Probabilmente chi frequenta i ristoranti solo nei fine settimana avrà quindi una impressione diversa. La mia percezione è invece che la crisi stia mordendo in maniera ferocissima, anche nei locali di qualità. Anzi, per certi versi, SOPRATTUTTO, nei locali di qualità, per il semplice motovo che mediamente hanno prezzi più alti. Del resto l'elenco di chiusure di locali di qualità, anche stellati, premiati o decorati, è lunghissimo

Posso essere d'accordo con Vignadelmar sul fatto che fare qualità possa essere un parziale salvagente. Ma di sicuro non mette di per sè al riparo dai rischi

21 Ago 2011 | ore 21:44

Caro Bonilli ed amici del blog.
Sto seguendo questi commenti con attenzione tutta professionale. Da circa 20 anni faccio il consulente per ristoranti e piccoli produttori che cercano (o cercavano) la qualità. Ho avuto per molti anni un ristorante cosiddetto "stellato" che mi ha riempito la vita e offerto esperienze positive di grande ricchezza personale.
La mia vocazione è sempre stata quella di diffondere tecniche e prodotti di qualità con i miei colleghi e così è cominciata la professione di consulente parallelamente a quella di ristoratore. Premetto che ho imparato negli anni 80/90 tutto quello che potevo in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, adesso da 10 anni l'esplosione tecnica e qualitativa è globale e questo farebbe pensare al meglio.
Ma dove vanno i clienti futuri io mi domando? E quali saranno gli chef che daranno spessore alla nuova cucina?
Sempre più incontro giovani chef italiani con belle esperienze acquisite e indirizzati ad una cucina d'autore di alto profilo che non sarà mai realizzata. Finiranno in qualche hotel a fare banchetti col miraggio di poter realizzare anche qualche loro piatto creativo e cambieranno posto di lavoro ogni qualche anno perchè insoddisfatti.
E comunque sempre più il mio lavoro di consulente viene richiesto dai proprietari dei ristoranti di qualità per migliorare il conto economico e non i piatti o le tecniche.
Come vediamo oggi basta un parcheggio più o meno agevole per far dirottare altrove una possibile clientela.
Basta un conto appena più costoso (ma non comunque caro) a spostare clienti verso tavole meno ambiziose e chiaramente più banali.
Quantunque se ne scriva o si racconti il piatto complesso, creativo di un ottimo chef (anche se con rapporto qualità prezzo) non riesce ad attirare la clientela che dovrebbe. Come mai?
Io frequento regolarmente i ristoranti migliori d'Italia e di Europa e, sapendo fare i conti e conoscendo dal di dentro questo mondo, trovo situazioni disperate che vanno avanti o per inerzia o per estrema passione o suicidio professionale. Molti ristoranti in cima alla classifica delle guide nel nostro paese hanno questi problemi. molti altri si reggono con iniziative parallele al ristorante.
La situazione pressappochista e tendente al riempire la pancia tipica romana e milanese si sta spostando oramai in molte altre aree.
E negli ultimi tempi vedo soffrire ancora di più questa fascia di possibili ristoranti con velleità sacrosante (per capacità, impegno e prezzo corretto)
a favore delle pizzerie che si sono prese una clientela un tempo più elevata.
Niente contro la pizza, tanto è vero che da un anno sto convincendo alcuni ottimi ristoranti a fare quella che io chiamo la "Pizza Gourmet" ovvero "La pizza col ristorante sopra". Farina macinata a pietra, lievitazioni naturali lunghissime e soprattutto servite con sopra grandi ingredienti dal nome e cognome.
Questo fa entrare clienti che speriamo provino anche i piatti creativi o meno del ristorante. Soprattutto spero facciano chiudere alcune cattive pizzerie delle quali non sentiremo mancanza.
Peccato! Speravo che con i pochi soldi che la recessione concede, i clienti uscissero meno ma mangiassero meglio.
Tutto qui. Ci sarebbe molto altro da dire. Volevo solo far pensare ad una situazione molto reale della quale non credo si abbia una vera conoscenza.

21 Ago 2011 | ore 22:36

In questo blog si scrive di cucina e sembra che questi discorsi riguardino solo questo mondo. se sostituissimo semplicemente delle parole e ci mettessimo a discutere di moda, di arredamento, la sostanza non cambierebbe.
la verità è che questo cambiamento epocale dei consumi non sta risparmiando nessuno, inutile girarci intorno, in più noi abbiamo l'aggravante del "sistema Italia", della nostra classe politica, dell'assurda burocrazia, che rendono difficile qualsiasi soluzione alternativa.
se le cose non cambieranno in breve tempo converrebbe a tutti ragionare nell'ottica mondo, nemmeno Europa, vecchia come noi. mi auguro di sbagliare, ma non vorrei che andare via dal nostro pur splendido paese non sarà più una scelta, come finora è accaduto, ma una necessità.

21 Ago 2011 | ore 23:42

la qualità del cibo, presa come parametro isolato, non fa un ristorante di successo.
un locale che funziona è un mix di diversi aspetti, che devono essere tutti curati al top se si vuole sopravvivere.
detto questo, la crisi sicuramente c'è e per molti locali si è fatta sentire, ma attenzione perchè c'è chi ha fallito ma anche chi ha quadruplicato gli incassi.
la crisi sta facendo una sorta di selezione naturale, penalizzando fortemente chi non riesce a proporre qualcosa di veramente valido.

la pizzeria in questione era vuota perchè la pizza è mediocre e perchè probabilmente l'ambiente non è in grado di creare particolari stimoli per attirare gente.
anche se i prezzi sono bassi, una famiglia di 4 persone durante la crisi non spende 50 euro per mangiare 4 pizze mediocri, piuttosto sta a casa e mangia pasta e fagioli. e magari una volta al mese va in un altro posto, dove spende 200 euro, ma è sicura di trascorrere una serata che vale 200 euro, non so se mi spiego.

io prendo un esempio, qui nel bresciano tanti piccoli e anonimi ristoranti sono vuoti, alcune pizzerie con il pizzaiolo egiziano che fino a due giorni prima faceva il muratore, con gli impasti gonfiati di lieviti chimici, sono vuote.
eppure c'è sirani, dove una pizza costa mediamente 30 euro, dove per cenare con una pizza mediamente si spendono 50 euro a testa, che la sera fa il doppio turno ed è SEMPRE pieno, anche ad agosto.

il fatto è che quando vai da sirani sei sicuro che spendi per qualcosa che vale, ma se devi spendere la metà per andare in un posto anonimo e mangiare una pizza mediocre, allora scegli di stare a casa.
questa è la crisi.

se vogliamo fare il paragone con l'arredamento, la FLOS non ha mai avuto nessun tipo di crisi, e vende lampade da 1500 euro, tanto per dire.

questo per dire che va bene la crisi ma anche continuare a piangersi addosso dando colpa a istituzioni e burocrazia non serve a niente e a volte è solo una scusa per celare la nostra pigrizia e la nostra mancanza di idee e di voglia di fare qualcosa di veramente valido.

22 Ago 2011 | ore 09:44

@bonilli: ma quale paura? paura di andare a mangiare una pizza???? la gente è stufa di spendere soldi inutilmente per mangiare prodotti mediocri. prima si chiudeva un occhio adesso non più, ma la paura non c'entra niente.

22 Ago 2011 | ore 09:46

Beato te, Gianluca, che hai capito tutto di questa crisi.
Noi che quella pizzeria la conosciamo bene sappiamo che non è per la qualità che era vuota visto che l'albergo, che ha l'entrata in comune con la pizzeria, è stato aperto con i soldini guadagnati in 40 anni di pizze mediocri.

22 Ago 2011 | ore 10:15

L'andazzo che vedo io è più o meno questo:
- si mangia fuori soprattutto per necessità (es. pausa pranzo, con spesa media minore di 10 euro) o per comodità/pigrizia/"socialità" (spesa media minore di 20-25).
In tutti questi casi la qualità del cibo è assolutamente secondaria rispetto alla facilità di parcheggio, piacevolezza dell'ambiente o della zona, quantità pantagrueliche, la simpatia dei proprietari e cose del genere.
Una fascia di persone più ristretta ma convinta che aggiunge uscite anche per stare bene mangiando qualcosa di buono (spesa minore di 50, media 35). Da cui il successo di locali come il Consorzio, e immagino il locale di Vignadelmar e altri che si sono espressi più su.
A prezzi più alti mi sa che a parte forse qualche nome molto noto e/o posizionato strategicamente non so come se la passino; mi pare che la prima categoria in estinzione sia quella di chi viaggia per lavoro con rimborso spese senza limiti.
E togliendo loro, a parte una manciata di appassionati, che però magari si permettono solo un paio di cene all'anno...chi ci va?

22 Ago 2011 | ore 10:31

non dico di aver capito tutto, sto solo dicendo che, dati alla mano, le aziende e i ristoranti che hanno saputo proporre qualcosa di veramente valido e/o innovativo, non hanno subito nessuna crisi.
non metto in dubbio che voi quella pizzeria la conosciatete bene ed è proprio per questo che dovreste capire perchè non c'è nessuno.
se le pizze sono mediocri, i soldi sono pochi, la gente non spende più soldi per pizze mediocri, come magari faceva prima, così per pigrizia (=mancanza di voglia di cucinare) piuttosto che per trascorrere una sera con gli amici.
quella stessa gente però poi magari spende il doppio in un altro locale, dove le pizze non sono mediocri o piuttosto l'ambiente o la gentilezza del proprietario o "che ne so io" creano comunque gli stimoli per far spendere soldi senza avere la sensazione di buttare via i soldi, come quando si spendono anche cifre modeste ma per mangiare prodotti mediocri in un posto mediocre.
perchè non è solo il cibo che fa un ristorante mediocre, ma tutta una serie di altri fattori.
altrimenti come spiegheresti che qui in zona, per esempio, molte pizzerie mediocri hanno chiuso per fallimento mentre i sirani fa il tutto esaurito, con il doppio turno tra l'altro, e con i prezzi alle stelle?
la mia risposta è che se spendi 50 euro da sirani la sensazione è quella di aver speso bene i propri soldi, quando ne spendi 20 in una pizzeria mediocre la sensazione è quella di aver buttato via i soldi.
e quando c'è la crisi, la gente cerca di non buttare via i soldi.

22 Ago 2011 | ore 10:52

un altro esempio potrebbe essere eataly, che negli anni della crisi è diventato un impero.
e non vende certo prodotti mediocri ai prezzi della lidl.

22 Ago 2011 | ore 10:56

Caro bonilli, già me la vedo lei con la sua lacoste finto consunta seduto con il suo sodale cortese ad un tavolino di un bar di sant agata, con i vostri computer, i phone, i pad scintillanti che, dopo aver pranzato ai quattro passi (posto preso letteralmente d assalto da miliardari russi ubriachi con mignotte al seguito e, quindi, da evitare) o al don alfonso discettate di crisi. E se andate in un ristorante più economico è per prendere per il culo il proprietario che lavora - a differenza vostra - da 40 anni.
Non siete credibili

22 Ago 2011 | ore 11:24

Gianluca, ci sono alcuni punti del tuo intervento che condivido, su altri fai molta confusione. il primo concetto che esprimi è valido. è vero, la qualità di per sé significa poco se non curi per bene tutto il resto.
riguardo il locale oggetto del post, la pizza, le persone, sono le stesse da quarant'anni e mi ripeto trovare posto è stato sempre difficile, ho spiegato anche il perché in un commento precedente. qualche giorno prima siamo stati in un'altra pizzeria della zona, pizza mediocre, ma era pieno. spesa simile a quella del Pic Nic. usciamo dalla costiera e andiamo nella patria della pizza, Napoli. Tutte le pizzerie del lungomare, tranne qualche rara eccezione, sfornano pizze di gomma e fanno tre turni ogni sera. e allora?
poi mi parli di Sirani, a Bagnolo Mella, proprio qui sul papero ne scrissi circa un anno fa, una margherita cotta nel forno elettrico a 24 euro, l'equivalente di cinque di Franco Pepe, non mi sembra un esempio da citare, ma non ci addentriamo in altri discorsi.
ma dove secondo me sbagli alla grande è proprio quando sposti i tuoi ragionamenti in altri settori. scrivi della Flos, azienda che conosco fin troppo bene, sia nei prodotti che nelle persone che portano avanti la direzione commerciale. La Flos è una grande azienda, molto orientata al marketing, sono bravissimi, ma a fronte di questo bell'esempio di design italiano ci sono altre migliaia di aziende che non sanno che pesci prendere. E come se, tornando a noi, tu mi facessi l'esempio di Massimo Bottura, che ci puoi scommettere avrà anche lui le sue belle gatte da pelare. ci sono migliaia di chef che non riescono a far quadrare i conti, non perché siano diventati "pigri" o magari rimbecilliti, ma perché, nel caso non te ne fossi accorto, il nostro sistema finanziario, quello occidentale, sta crollando a pezzi e tu mi vieni a parlare così superficialmente di pigrizia mentale delle persone.
chiudo con una domanda. in un momento così drammatico per la nostra economia, con tutte le tensioni sociali che ne stanno derivando, le istituzioni, la classe politica, come cittadino, li senti vicini?

22 Ago 2011 | ore 11:25

PS visto che non ammetterà di aver preso per i fondelli il proprietraio del pic nic e di essere andato lì appositamente (alla sua età!!! ma mi faccia il piacere....) le riporto il passaggio del suo post:"Ordiniamo e il marito, anche lui vecchio e con pochi denti in bocca, inizia a preparare la pizza.
Nel racconto di Cortese questo era il lato più spettacolare della serata, visto che la pizza del Picnic è mediocre, perché il vecchio pizzaiolo faceva tutto con lentezza estrema e dopo avere preparato alcune pizze si fermava, si metteva su una sdraio e leggeva il giornale."

22 Ago 2011 | ore 11:28

i suoi interventi così stupidi non meriterebbero nemmeno una risposta. nessuno è andato lì a prendere per i fondelli delle persone. A quel locale ci sono affezionato perché ci andavo con mio padre da quando ero bambino e quelle persone, quegli odori, mi fanno stare bene, incluso il modo di lavorare del pizzaiolo Michele, che mi ha sempre ispirato simpatia.
Siamo andati lì consapevoli che la loro pizza fosse mediocre, come lo è, non so più come dirlo, in tutta la costiera. Quando siamo andati via ne ero molto dispiaciuto, dopo aver trovato quel locale quasi vuoto, con il forno spento, e non le sto a dire di aspetti personali che non capirebbe constatata la bassezza con la quale argomenta le sue opinioni.

22 Ago 2011 | ore 11:53

Maurizio le istituzioni e la classe politica non le ho mai sentite vicine, non è un problema di adesso.
la crisi economica sicuramente è un dato di fatto reale e lungi da me negarne l'esistenza, anzi sto dicendo una cosa profondamente diversa: la crisi c'è, si è fatta fortemente sentire e sta agendo come una spietata selezione naturale.
quelli che sopravvivono però, continuano a guadagnare parecchio, anzi credo oggi ancor più di prima. allora bisogna chiedersi il perchè. come mai c'è chi ora guadagna più di prima, è stato baciato da Dio? oppure ha avuto idee migliori e ha fatto le cose più seriamente di altri?

perdonami, io non voglio parlare superficialmente di nulla, tantomeno di pigrizia mentale delle persone. ma l'immagine che avete descritto, una pizzeria in cui "il vecchio pizzaiolo faceva tutto con lentezza estrema e dopo avere preparato alcune pizze si fermava", dove il forno è spento e le pizze sono state da voi definite "medicori", secondo te è una tipologia di locale che può resistere a una crisi economica?

con il forno spento e un ritmo da estrema lentezza, mi chiedo con quale coraggio si può dare la colpa dei pochi clienti solo ed unicamente alle istituzioni??? c'è qualcosa che non va in questo ragionamento. è chiaro che dare la colpa agli altri è sempre più comodo, ma un locale che ha funzionato così per 40 anni, non è detto che possa continuare nel 2011 a funzionare con le stesse modalità. anzi tutt'altro. e se non lo capiscono sarà sempre peggio per loro, dal mio punto di vista.

per concludere, non puoi definire la pizza di sirani "una margherita cotta nel forno elettrico a 24 euro", in primis perchè la margherita da sirani praticamente non esiste e poi perchè sirani fa una pizza che non è pizza, è un prodotto a parte, realizzato in cucina e da uno chef, non esiste il pizzaiolo. per questo è impossibile paragonarla a un pizza napoletana secondo me.
e la flos è un esempio, come ce ne sono altri, tipo poltrona frau, che nel primo semestre 2011 ha incrementato notevolemnte le vendite e non solo in italia ma in tutto il mondo.
quindi la crisi c'è, ma c'è anche chi guadagna parecchio durante la crisi, e secondo me bisogna chiedersi il perchè.
se poi si preferisce dare la colpa solo alle istituzioni e imprecare contro i politici mentre ci si gratta la pancia sulla sdraio con il forno spento, allora vabbè, credo non abbia molto senso neanche discutre su delle possibili soluzioni.

22 Ago 2011 | ore 11:59

So furnut'e sord,e'propio vero,tutti stanno molto piu'attenti di una volta,la qualita'interessa fino a che non va a far crescere il conto,adesso la parte che guardano con piu'attenzione e'la parte destra del menu'.
Vengono da aver fatto " L'APERITIVO " una abbuffata di frittate stantie e di vinacci da un euro al bottiglione che ti chiedi ma come e'possibile ?ma come fanno a non accorgersene e di questi posti che fanno "L ' APERITIVO " ne nascono sempre di piu'e sono tutti pieni e non ditemi che vanno a cercare la qualita',ho un amico con un importantissimo bar pasticceria che a iniziato a fare aperitivi usando esclusivamente la qualita' ebbene i risultati sono solo di rimessa.
I fattori per cui un ristorante si riempie sono diversi ,l'ambiente,la simpatia del gestore,il saper vendere,le frequentazioni,ed anche il cibo e la cantina (altra voce su cui si potrebbe scrivere un romanzo)
Oggi un piccolo ristorante in citta'con sei dipendenti e'una attivita'ad altissimo rischio!
Ma noi abbiamo speranza supportati dal fatto che abbiamo una classe politica che pensa innanzitutto a noi e non a propri meschini interessi.
Ma noi sapremo come sempre essere piu'bravi di loro,perche' a NOI a differenza di loro il nostro lavoro piace anche se facciamo una patta anche se ci rimettiamo ,ci piace,stare in cucina stare fra i tavoli soddisfare un cliente servre un ottimo bicchiere di vino appaga come pochi altri lavori fanno.
Concordo in pieno con Bonilli
Aspettiamo settembre ,ciao

22 Ago 2011 | ore 12:08

Lei si, ma bonilli che non andava la con il padre, che non ha ricordi e che per di più sapeva della mediocrità della pizza. E'andato li, come si evince dal passaggio dell'intervento che ho riportato, per divertirsi alle spalle di una persona anziana.
Quando cadranno a lui i denti e lo incontrerò da roscioli a bere brodino mi divertirò io alle sue spalle.

22 Ago 2011 | ore 12:26

Gianluca, un'economia non può essere chiamata tale solo perché ci sono "quelli che sopravvivono" in quanto più capaci degli altri, così come il mercato non è fatto solo di Flos, Frau, e altre trenta aziende di successo.

22 Ago 2011 | ore 12:31

si, ma si dà il caso che Bonilli fosse lì con me e non ho ravvisato alcuna volontà da parte sua di volere offendere delle persone. contrariamente a lei che, tanto per dirne una, scrive di un Quattro Passi "da evitare" solo perchè ha avuto la fortuna e la bravura di avere dei russi come clienti (cosa c'è di male?) dopo che, giusto per ricordarglielo, il titolare, Tonino Mellino, ha speso una fortuna per ristrutturare il suo locale. Bel concetto di rispetto che ha lei!!

22 Ago 2011 | ore 12:41

Maurizio sono perfettamente d'accordo e se rileggi ho più volte scritto che la crisi è un dato di fatto.
sono d'accordo sul fatto che l'economia occidentale, così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi, stia crollando ed è proprio per questo che volevo far notare che applicare un metodo di lavoro più competitivo e innovativo è l'unica strada per sopravvivere.
perdonami, ma il pizzaiolo che riempie il locale fermandosi a leggere il giornale sulla sdraio, poteva funzionare 40 anni fa ma oggi è il primo di una lunga serie di atteggiamenti che bisogna spazzare via per rimanere a galla, questo volevo dire.
e la gente non ha paura, semplicemente sta più attena a spendere. in italia, nonostante la crisi, non siamo nel terzo mondo e nessuno muore di fame per strada. i soldi sono molti meno ma ci sono e la gente decide di spenderli e quindi di premiare chi realmente se lo merita. è questo che intendo quando parlo di crisi come selezione naturale.
prima per noia magari uno pensava "vabbè stasera esco a cena" adesso uno pensa "se ne vale la pena vado altrimenti sto a casa"

22 Ago 2011 | ore 12:49

Concordo con Vignaldelmar, la crisi c'è e sarebbe stupido negarlo, ma uno dei pochi effetti postivi della crisi è che la gente sceglie meglio e la pizza mediocre la scarta, il locale che fa tristezza pure.

22 Ago 2011 | ore 13:31

Non è che ha avuto dei russi come clienti e basta.Si è trattato di 120 russi UBRIACHI (con escort al seguito e controrno di sguaiate canzoni oriunde) che hanno monopolizzato il locale impedendo ad altri di frequentarlo. E visto che in questi giorni si parla tanto di evasione, Mellito ha dichiarato tutto quello che ha incassato quel giorno?
PS la famosa lasagna per cui sta diventando famoso poi non è in carta.

22 Ago 2011 | ore 13:35

L'alta qualità, la cucina d'autore, i conti alle stelle, sono sempre stati merce per pochi, come tutte le cose "di niiichia" (diceva qualcuno). Per cui quando va tutto a mille anche i ristoranti dei grandi chef si riempiono perché il riccone di turno ci va senza sapere cosa e dove mangia. Ma il destino di questi ristoranti, salvo poche eccezioni, è quello di rivolgersi a un pubblico di pochi eletti che capiscono (e fanno sacrifici immani per andare a magiare da tizio o caio) o che sono semplicemente curiosi e hanno i soldi.

22 Ago 2011 | ore 13:35

comunque in periodi di congiuntura i primi a pagare il calo di lavoro sono senz'altro quelli che offrono mediocrità , la facilità di parcheggio non può giustificarel'assoluta mancanza di un minimo di qualità , non penso che posti come sorbillo o coccia o pizza a metro erano vuoti nella stessa serata alla stessa ora eppura sorbillo : parcheggio inesistente : coccia neanche a parlarne : pizza a metro quando esaurisce i posti nel garage sosta consigliata all'altezza del crowne plaza eppjure si fà la fila per mangiare in questi posti ed in altri come questi a prezzi se non uguali di poco superiori almeno da sorbillo o da coccia da pizza a metro manco da qualche tempo e non conosco la loro attuale carta

22 Ago 2011 | ore 13:43

E comunque, cari amici, mi duole dirlo, ma il peggio deve ancora arrivare

22 Ago 2011 | ore 15:56

Cosa hanno in comune Max, Lunes e Ungulato?
Ma l'IP ovviamente, perché nel corso degli ultimi anni da questo IP e con firme diverse sono stati postati molti interventi sul paperogiallo.
Oggi ungulato, molto informato su abitudini e movimenti miei e di Cortese, ha usato la stessa IP ma diverse mail - quelle che si devono scrivere per poter pubblicare - tanto per variare e non annoiarsi.
Non c'è male per uno che fa il censore ma usa false generalità, perché scrivere dati falsi non è usare un nickname.
Vero ungulato con le unghie tagliate? :-))

22 Ago 2011 | ore 16:07

È un po' di tempo che sono cambiate le modalità per la fruizione delle cose si fanno vacanze più frequenti ma più brevi, non si va più al ristorante "tanto basta che stiamo insieme" ma di preferisce il locale di nome in città magari prendendo un'unica pietanza... E così via, in questo c'è in po' di tutto: meno soldi in giro, prezzi alti, offerta inflazionata da dilettanti, nuove abitudini ecc ecc

22 Ago 2011 | ore 21:45

Caro Sapor, mi trovi d'accordo e ritengo la tua , un'analisi lucida e corretta . Io e la mia famiglia abbiamo adottato di fondo la strategia uscire meno ma concederci almeno una qualita' media in un ambiente "giusto" , che credo sia una logica conseguenza del lavoro di professionisti del settore . Devo pero' anche aggiungere , che il rischio , x famiglie come la mia , con bambini , sia di un relativo isolamento , in quanto la grande maggioranza degli amici , si muove apparentemente con motivazioni diverse dalle nostre :cosi' accade di trovarci nel locale o stabilimento balneare ( zona lidi ravennati) dove sorge il proposito : la prossima volta stiamo a casa nostra che almeno mangiamo bene ....

23 Ago 2011 | ore 13:37

Buonasera,sono Augusta De Maria
mi potrebbe contattare cortesemente.
Il mio recapito telefonico è 3381215118

26 Ago 2011 | ore 20:07

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