25
Ott 2011
ore 18:17

La storia di Mary Barale e del Rododendro di S. Giacomo di Boves, quattro case tra i boschi

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Foto iPhone di Mary Barale, pag 37 di "Stelle a tavola" Foto di Giorgio Lotti

Quando ho visto questa foto, sfogliando un vecchio libro, mi sono tornati alla mente mille ricordi
Il ricordo alle volte può darti scosse di nostalgia struggente perché rievoca momenti che non torneranno più.
L'immagine, nel flash di un passato lontano, è quella di una strada di montagna in mezzo ai castagneti, lungo la valle del torrente Colla, si sale fino a 800 metri, a pochi chilometri c'è il confine francese ma lì, a San Giacomo di Boves, ci si ferma sulla piazza, la strada finisce e poco dopo la piazza c'è una piccola casa.
A San Giacomo di Boves noi appassionati di cucina si andava per assaggiare l’uovo alla coque cosparso di caviale, per i ravioli di cappone, i tajarin al fondo bruno, per le sfogliatine calde all’olio ed acciughe, per i gamberi con salsa alle erbe, l'involtino di prugne e speck, il foie gras d’anatra, il merluzzo con salsa al basilico, il carrè di agnello della Bisalta, per il soufflè alla vaniglia con salsa al cioccolato e il semi freddo al mandarino con gelato alla crema.
A San Giacomo di Boves si andava per pranzare al Rododendro, alla mensa di Mary Barale, in un locale con pochi coperti, elegante, le grandi tavole rotonde apparecchiate con tovaglie bianche di lino con orlo a giorno, candelabri d'argento, tappeti orientali sul pavimento, un elegante e caldo rifugio gastronomico, un club inglese con l'antica pendola che scandisce le ore.
Maria Margherita Barale detta Mary sicuramente è una sconosciuta per chi ha scoperto la grande cucina negli ultimi anni eppure la sua è una storia unica nel panorama della ristorazione italiana e internazionale.

Lei non era una cuoca, aveva lavorato in una pasticceria, faceva la cameriera in un albergo a Limone Piemonte e lì conosce Walter Del Marco, che aveva fatto il cameriere in grandi ristoranti d'Europa.
Amore, matrimonio e la realizzazione di un sogno, un locale proprio.
Trovano un'osteria a San Giacomo di Boves, l'affitto costa poco, S. Giacomo è proprio là dove la strada di montagna finisce, loro trasformano l'osteria in un locale caldo e accogliente.
E' il mese di aprile del 1973, inizia un'avventura che sa di favola perché, dopo un avvio con Walter in cucina, non proprio riuscito, le parti si invertono, Mary che sa cucinare da dilettante, lascia la sala e passa ai fornelli, si getta a leggere libri, copiare ricette, poi scopre la cucina di Alain Chapel, decide di andare in Francia ogni estate a fare degli stages nelle cucine di alcuni grandi ristoranti, unica donna in brigate di soli ragazzi e con una disciplina sconosciuta a noi italiani, e mette tutto questo nuovo sapere nei piatti del Rododendro e il ristorante inizia ad essere conosciuto, ad avere una sua clientela, ad attirare le guide.

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Nel 1981 arriva la prima citazione nella guida Michelin, nel 1982 la prima stella e nel 1983 la seconda stella Michelin.
Un avvio folgorante, i clienti arrivano da tutta Italia e dall'estero, il New York Times ne parla, è un successo che si intreccia con la tragedia perché proprio in quel 1983, che dovrebbe essere un anno di gioia, Walter Del Marco muore in un incidente stradale.
Mary Barale rimane vedova con due bambine e un ristorante ormai famoso ma che si reggeva sul loro lavoro di coppia.
I piatti di quel periodo sono l'insalata di gamberi alle erbe, il timballo di verdure e Raschera con salsa di pomodoro, la mousseline di fegato d'oca, gli scampi in foglia di cavolo, il piccione ai funghi.
Grande influenza della cucina francese, come si vede, materie prime fantastiche e una mano in cucina che di anno in anno diventa perfetta.
E così il mito del piccolo ristorante tra i boschi rimbalza per il mondo e lassù a San Giacomo di Boves è un continuo pellegrinaggio di gourmet che vogliono premiare una grande donna coraggiosa e godere della sua grande cucina.
Fino al 1992 il ristorante è sulla cresta dell'onda poi la crisi economica italiana, il mutare dei tempi, dei gusti, una certa stanchezza ed è l'inizio del declino.
E così il 31 dicembre del 2009 Mary Barale Del Marco ha chiamato i suoi migliori clienti per l'ultima cena del Rododendro.
Sul menù c'era scritto «Stasera chiude anche la storia del Rododendro, qui a San Giacomo di Boves, iniziata 36 anni fa. Grazie a tutti»
Forse quella di Mary e Walter era una storia di altri tempi, il Rododendro non era ormai un locale per una critica gastronomica alla ricerca del nuovo, era un ristorante dalla voce sommessa ma molti di noi hanno pensato, quando la notizia della chiusura è arrivata improvvisa e imprevista, che era un gran peccato.
Grazie a lei, signora Maria Margherita Barale.

commenti 19

Bella questa storia. Grazie per averla raccontata.

25 Ott 2011 | ore 18:47

La sltoria e' bella, indubbiamente, ma lei, direttore, ha un dono grande nel saper scrivere e raccontare e non si puo' non farle i complimenti

25 Ott 2011 | ore 19:43

Due giorni interi a discutere della nostra "gazzetta gastronomica" e subito dopo una bellissima storia stile "amarcord". Tutto molto bello, fra passato e futuro...

25 Ott 2011 | ore 20:18

Una perla in piu'. Guru si diventa, con tanta fatica, sacrificio e voglia di emergere. Una bellissima storia. Una domanda, il locale esiste ancora?

25 Ott 2011 | ore 20:29

No, ha chiuso il 31 dicembre 2009

25 Ott 2011 | ore 20:58

Bella storia.Deve essere proprio una "grande" donna....

25 Ott 2011 | ore 22:25

Avevo venticinque anni e come compenso per uno dei miei primi lavori mi feci offrire una cena indimenticabile al rododendro. Un investimento per la memoria.

25 Ott 2011 | ore 23:08

Bello e goloso il suo racconto.
Lei è un vero gourmand, un pò snob, ma autenticamente memoria storica della nostra recente storia gastronomica.
Spero non si offenda
:-)

25 Ott 2011 | ore 23:45

Io sono snob, non un poco snob.
Snob nell'accezione positiva del termine :-D

25 Ott 2011 | ore 23:54

E' vero, negli ultimi anni si avvertiva un pò di stanchezza in cucina (la signorilità e la cortesia invece non appassivano mai), ma i ravioli di cappone, nel 2007, erano ancora commoventi, così come l'uovo col tartufo.
M.G.

26 Ott 2011 | ore 08:25

Bellissima storia, bellissimo percorso quello della signora Mary barale. Mi spiace non aver provato la sua cucina.

26 Ott 2011 | ore 08:53

Sì, una bella storia ben raccontata (sono due gli ingredienti magici del saper narrare, e qui sono presenti entrambi). Penso sia importante che ci sia qualcuno a ricordare da dove è iniziato tutto, con storie come questa, come quelle della Pina, o dei Cantarelli; personaggi che tanto hanno fatto, con animo quasi da pionieri, senza saperlo, quando il pubblico che si avvicinava con attenzione alla cucina di qualità era molto più ridotto di oggi. Dalle Alpi alla Sicilia, da Godio a Gianrodolfo Botto, il materiale non manca, bene che ci sia chi sappia e possa raccontarlo: bravo, aspettiamo altri ritratti!

26 Ott 2011 | ore 09:47

Quando chiude un ristorante con una vita così vera e geniuna alle spalle è un po' come se un piccolo pezzetto di storia della gastronomia italiana morisse....

26 Ott 2011 | ore 11:08

Negli anni 80, insieme all' Antica Osteria del Ponte dei Santin, era un mio obiettivo ma, ahimè, la distanza non aiutava un giovinetto qual ero..

26 Ott 2011 | ore 11:53

Non stiamo parlando di 50 anni fa, ma comunque all'inizio degli anni '80 io ero appena nato (nell'83 avevo tre anni!)e ho una grossa curiosità: come facevate, senza le guide, senza i blog, senza la pubblicità a coprire tutta la penisola?
Solo passaparola?

26 Ott 2011 | ore 19:13

Le guide c'erano, Veronelli su tutte, la prima edizione della guida dell'Espresso è uscita nel 1979, e c'era già anche la Michelin.

26 Ott 2011 | ore 19:27

grazie a tutti mi fa molto piacere essere ricordata, le tagliatelle le faccio ancora... un grazie particolare al direttore Bonilli

20 Dic 2011 | ore 20:34

Bellissimi ricordi .... Io ero una giovane apprendista e Mary e Valter mi hanno dato veramente molto ,in passione ,gioia di cucinare, e stile di vita . Ero piccola... Ora apprezzo i vostri insegnamenti!! Grazie !! Ps io cucino ancora molti piatti che. Mary mi ha insegnato ....zuppa di funghi porcini ,semifreddo al gianduia e molti altri !! Mary sei nel mio cuore !!!

21 Set 2012 | ore 08:53

Sono stato al Rododendro nel 1986, per festeggiare con la famiglia la fine del liceo, dopo l'esame di maturità. Una serata indimenticabile, in cui ho scoperto, diciottenne, che nel caffè si possono mettere vari tipi di zucchero, e perchè ad un dessert al cioccolato si abbinasse una roba chiamata "Barolo chinato", che nonostante il nome non era in una bottiglia ricurva. Da allora sono passati quasi trent'anni, ma quel punto di partenza per la mia successiva scoperta dei sapori non lo dimenticherò mai.

15 Giu 2014 | ore 15:40

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