20
Ott 2011
ore 09:54

Porchetta versus Kebab?

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E' pensabile che in un mondo senza più confini, dove il low cost la fa da padrone e determina i flussi turistici, è pensabile vi chiedo, determinare burocraticamente quale tipo di esercizi alimentari, ristoranti, mercati possono aprire nel centro di una città?
E questo per salvaguardare il made in Italy alimentare.
Oggi Repubblica dedica le pagine centrali al problema.

commenti 29

Siamo immersi nella società della comunicazione globale e basta un'idea anche stupida di un sindaco leghista per creare una valanga imitativa e così anche i sindaci di centro sinistra hanno pensato bene di vietare i negozi di kebab.
Una nevrosi collettiva.

20 Ott 2011 | ore 10:20

Hanno iniziato a Lucca, se non sbaglio, a proibire i negozi di kebab dentro le mura della città.
Giunta di centro destra.
Adesso anche i sindaci di centro sinistra.
Immaginate se all'estero vietassero i nostri ristoranti per difendere il made in Jappan o made in Singapore.

20 Ott 2011 | ore 10:58

E' una dittatura: forzare invece di convincere. Rendessero meno difficile l'apertura e gestione di locali, si potrebbe combattere ad armi pari. Pian piano, ma non troppo, questo paese, o almeno la classe politica, sta diventando ottuso e intollerante.

20 Ott 2011 | ore 11:03

Personalmente lascerei libertà totale, la selezione naturale farà il resto. Non è che a Londra non si vedano ristoranti italiani... eppure non si fanno tutti questi inutili problemi.

Ben altri sono i problemi di questo paese.

20 Ott 2011 | ore 12:27

la cosa che mi fa più incazzare è quella definizione che il sindaco del Forte fa di "Genius loci", come se ancora in Toscana (in questo caso) ma ovunque, in realtà, ci fosse un senso identitario forte e soprattutto vero... Tutto il made in Italy è tarocco da Prada a Gucci.
Nel caso del cibo poi l'assurdità diventa gigantesca. In cucina i tarocchi sono ricchezze e la storia ce lo ha insegnato.
Al sindaco del Forte dei Marmi, ricordo che l'assurda richiesta di cibo versiliese, di cacciucchi originali ecc.. nasconde un'ignoranza profonda. Non esisterebbe cacciucco senza la Bouiabesse di Marsiglia. Le mescolanze sono il punto di forza di tutta la cucina del mondo.
mi vergogno profondamente di far parte di un paese così vecchio!

20 Ott 2011 | ore 13:01

Libertà ma anche legalità. Legalità a 360 gradi, norme igieniche e fiscali incluse. Valide per tutti ovviamente. Italiani ed etnici.

20 Ott 2011 | ore 13:02

Premetto che non ho letto il pezzo di Repubbica. Si fa cenno ai neon ?
Io personalemente sono contrario.
Credo che il loro impiego oggi esprima una forma di prevaricazione.
Qualunque esercizio usa i neon e converrete che su una facciata di uno stabile, anche liberty (primi '900), è un cazzoto in un occhio.
Paghiamo dazio dagli americani e i nostri commercianti (supermarket compresi) si sono adeguati.
Per non parlare poi dei banner sopra i palazzi delle banche o compagnie assicurative; oppure dei lampeggianti o delle scritte a display per i menù.
Per i kebab io credo che un loro limite sia proprio questa voglia di imitazione dei McDonald o Burger King (smarrendo ogni originalità).
E lo stesso dicasi per i venditori di porchetta.
Alle volte i neon suonano per gli inquilini dei palazzi, come atto di prepotenza, tanto sono chiassosi.
Times Square a New York è una piazza che ha fatto dei neon una sua attrativa. Ma non credo che sia un modello da riproporre a Piazza del Popolo o in Piazza della Signoria (per fare degli esempi).E le visioni alla "Blade Runner" sono troppo futuristiche e lontane per le città d'Europa (Boccioni mi perdoni, ma prefersico la Monmartre di Van Gogh).
Neppure dico che tutti dovrebbero usare i faretti (certamente costosi), ma credo che l'Italia dovrebbe investire anche su queste soluzioni (di risparmio energetico sposate alla limitazione dell'impatto ambientale) per valorizzare il patrimonio.
Molto i Comuni potrebbero fare.
Già esistono gli strumenti per perimetrare le aree di interesse architettonico. ebben, non credo che vincolare gli esercenti all'utilizzo di materiali per la destinazione dei fondi ad esercizi commerciali (tipo legno o colorati con i quali rivestire i profilati in acciaio, ossia sposando l'estetica alle esigenze di sicurezza; ovvero l'obbligo di conservazione dei pavimenti o degli interni; magari inserendo un limite specifico al riammodernamento dei locali, preservando un minimo di metrature o volumetrie), possa rappresentare un'insopprimibile restrizione.
Ciò, infatti, andrebbe a preservare il decoro architettonico, ossia senza negare la libertà di impresa e nello specifico di vendere il proprio prodotto, sia che provenga da dietro l'angolo oppure dall'altra parte del mondo.

20 Ott 2011 | ore 13:09

Però in alcuni paesi maomettani, mangiare porcello o bere vino è peccato e reato. Anche per chi maomettano non è.

20 Ott 2011 | ore 18:20

Ma che c'entra?

20 Ott 2011 | ore 19:43

@Bruno Stucchi. Difatti, da persone intelligenti e civili, ci vogliamo ispirare a modelli civili e non a quelli in cui la repressione o limitazione di libertà rappresentano una costante.

21 Ott 2011 | ore 01:27

Pensiamo di essere globalizzati, vogliamo tanto esserlo, ma le dimensioni ridotte di alcuni nostri connazionali non ci permettono di essere parte integrante di un mondo sempre più UNICO. Non è l'intolleranza la sorella del rispetto delle tradizioni e delle identità!

21 Ott 2011 | ore 09:53

La globalizzazione però è un altro discorso. Un mondo sempre più unico non è certo un bene. Manteniamo le tipicità.., sono gran cosa.

21 Ott 2011 | ore 09:58

Questa neo-ondata di sindaci anti-kebab la trovo grottesca. Le crociate andrebbero fatte contro il cibo di infima qualità, a prescindere dalla sua origine. Sono solo io che trovo il 99% dei bar "italiani" scandalosamente scarsi??? Troppe brioches decongelate, troppi panini carbonizzati farciti con prodotti da discount, troppi piatti pronti brutalmente industriali...

21 Ott 2011 | ore 11:31

Gli altri paesi europei, su questi argomenti sono più aperti, anche perché hanno avuto una forte esperienza coloniale.
Da noi, l'immigrazione è un fenomeno piuttosto recente. E nonostante ciò, sia in Francia che in Inghilterra non tutto va come dovrebbe andare.
Io penso che il dicsrimine debba essere la qualità. Non che tipo di cucina è. Perché in centro a Modena (che è la mia città) o a Venezia o a Roma o a Bologna, ci sono delle "trattorie tipiche" che dovrebbero essere prese a cannonate.
Insomma, io penso che quella del Kebab in centro sia una battaglia di retroguardia.
Il vero punto della faccenda è un altro: si mangia ancora troppo male, e crescono a dismisura i ristrorantini orrendi da € 50 in sù.
A quelli, bisognerebbe impedire l'apertura.

21 Ott 2011 | ore 11:37

Non parliamo dei bar..., io per localizzazione, circoscrivo il giudizio a quelli di Milano. E' sempre più difficile trovare un buon bar che offre alimenti di qualità. Ce ne sono di buoni, certo, ma sono una minoranza. Spesso poi si trovano panini e piatti scandalosi a prezzi altrettanto scandalosi. Ecco, ci vorrebbe una guida dei bar. Probabilmente è già stata fatta, mi informerò meglio..

21 Ott 2011 | ore 11:57

A me va bene tutto purché non vi siano commistioni di genere, detto in altro modo non condivido i negozi dove si fa risto-pizza-kebab.

Poi c'è un altro discorso quello legato al decoro urbano (ma in questo caso c'entra tutta la gamma alimentare e non solo una tipologia di cucina) ma è questione complessa e non credo che un blog dedicato al cibo sia il posto giusto

21 Ott 2011 | ore 17:06

Da toscano espatriato da tempo, sono d'accordo con lei al 100%

21 Ott 2011 | ore 17:16

Non è questione di civiltà e balle miste. Sottolineavo che in tutte le epoche e in molti paesi esitono tabù alimentari più o meno cervellotici. Punto. Vietare il kebab a Bergamo è tanto stupido come vietare la braciola Riyad.

21 Ott 2011 | ore 19:44

Io l'unica cosa che non riesco a quadrare è come lo spiedone del kebab che sta tutto il di a girare si inquadri con le norme haccp.
In particolare: tolta la superficie che viene arrostita dalla resistenza il resto della carne, o parte di essa, è nel range di temperatura ideale per la proliferazione batterica. E vi rimane a lungo, molto a lungo.
E poi a fine servizio cosa accade allo spiedone? Mi si vuol dire che finisce in un abbattitore overize? Potrei crederci solo se lo vedessi, e sarebbe un caso unico e non la norma.

Un ragionevole dubbio?

22 Ott 2011 | ore 01:03

Federico, il tuo dubbio andrebbe esteso a tutto il mondo, mediterraneo e non, dove si cucina il kebab. Parentesi: lo sapete che l'attrezzo elettrico che usano per tosare la carne è un brevetto italiano?

22 Ott 2011 | ore 17:32

Vietiamo tutta la carne servita nei fast food (i kebab rientrano chiaramente nella tipologia fast food, così come gli hamburger amerikani). La qualità é pessima, le procedure di cottura e conservazione fanno rabbrividire chiunque abbia una minima conoscenza delle norme igieniche. La carne già fa male alla salute, se poi viene consumata di infima qualità e in quantità industriali, non lamentiamoci poi che la spesa sanitaria pubblica esplode e la qualità della vita va a farsi benedire. Ci vuole anche l'educazione alimentare e culturale, é vero, però bisognerebbe impedire a chi spaccia merda per cibo di continuare a prosperare. Dove sono i NAS?

22 Ott 2011 | ore 19:14

Alessandro, vieni giù dalla brocca. Tutti i kebab venduti dalle mie parti vengono dalla Metro, che li produce in Germania, dove c'è la più grande macelleria halal d'Europa. Confezionati, surgelati e spediti. Mai morto nessuno. Idem per gli hamburgher. Se poi tu hai dei problemi (paranoia?) con la carne, è un TUO problema, non cercare di infettare gli altri: la malattia non è trasmissibile, rassegnati.

22 Ott 2011 | ore 22:59

Non è della qualità che intendo disquisire, ma solo della sanità.
Un hamburger, buono o cattivo, viene prodotto, abbattuto, cotto da congelato e mangiato. É "monouso".
Un kebab è un oggetto di, stimo, una ventina di chili. Non finisce in fretta. Si scalda. Torna in frigo (spero). Poi si scalda di nuovo. Ecc.
Direi che sono cose ben diverse.
E il dubbio permane.

Ps: mi fa strano riuscire a parlare di kebab quando due ore fa ero ancora a godere a Piazza Duomo. Mi sento molto eclettico ;-)

23 Ott 2011 | ore 01:29

Il kebab viene pelato in superficie, dove la carne è cotta e quasi grigliata. Se anche ci fosse contaminazione batterica, la cottura garantisce una quasi sterilità. Il fatto che sia in uso da secoli e in paesi dal clima non proprio freddo e nordico, e prima che si inventassero congelatori eccetera, vuol dire che non è poi così mortifero. Poi -a proposito di hamburgher- ricordo che pochi mesi fa in Francia ci furono casi di salmonellosi in una scuola, attribuiti a hamburgher surgelati non perfettamen

23 Ott 2011 | ore 14:31

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nell'Unione europea e sono all'origine del 40% circa dei decessi, per un totale di 2 MILIONI di morti all'anno.
L'onere finanziario per i sistemi sanitari dell'UE connesso con questo gruppo di patologie è stato stimato a poco meno di 110 MILIARDI di euro nel 2006. Ciò equivale ad un costo pro capite di 223 euro all'anno, pari a circa il 10% della spesa sanitaria complessiva in tutta l'UE.
Prima di parlare si informi. La carne non é un mio problema personale. E' un problema dei milioni di morti per malattie cardiovascolari e dei miliardi di soldi pubblici che noi tutti paghiamo ogni anno al sistema sanitario.
Grazie McDonald's. Grazie Kebab.

23 Ott 2011 | ore 18:47

Alessandro, se tu spendi 223 €/anno per curarti il cuore, ovviamente hai un problema.

23 Ott 2011 | ore 19:02

Non mi sembra che si possa mettere in relazione il consumo di carnecon le malattie cardiovascolari. Le cifre indicate sono giuste, ma non mi risulta che mangiare carne porti a problemi cardiaci, semmai i grassi animali (burro, etc), e anche su questo si stanno rivedendo tanti studi sui fattori di rischio cardiovascolare.

23 Ott 2011 | ore 21:34

Ma che noia, Alessandro. Si discuteva sull'opportunità o meno di aprire vendite (cibo da strada) di kebab da noi. Personalmente penso che ognuno possa mangiare ciò che vuole, i divieti tribali, religiosi ecc. sono personali, ma non devono assolutamente diventare un divieto legale. Non confondiamo peccato e reato.
Se ti diletti con seitan, tofu, quorn e altre porcatine vegetariane o vegane, sono affari tuoi. Ma non puoi imporle, per legge, a chi non la mangia come te. Ma, che ci fai su un blog di buongustai? E le tue statistiche epidemiologiche della mutua puoi rileggerle per addormentarti: non ci crede nessuno, neppure gli autori.

23 Ott 2011 | ore 22:25

Senta io sono abituato a discutere di cose serie, mentre lei risponde con un tono e con degli argomenti da bambino di due anni. Quelli che ho citato sono dati ufficiali dell'Unione Europea. I costi della sanità ricadono su tutti noi, quindi io scherzerei poco su queste cifre alla vigilia della bancarotta del paese e del continente.
Consentire a multinazionali o a singoli esercenti di offrire sul mercato carne di bassisima qualità a basso costo é un vero attentato alla salute pubblica che altera il mercato e lo orienta in senso deleterio.
Io non sono vegetariano. Sono semplicemente una persona che, da vero buongustaio, vuole mangiare con moderazione e soltanto alimenti sani e di altissima qualità. Se non ci fosse la concorrenza sleale della carne degli allevamenti intensivi di bassa qualità, il mercato potrebbe orientarsi verso consumi più moderati e ragionati di altà qualità (come é già successo per il vino, oggi si beve meno ma meglio rispetto ai decenni passati).
Le questioni religiose non c'entrano. Lo stato laico deve occuparsi solo della salubrità e della qualità di ciò che viene messo in commercio.

24 Ott 2011 | ore 16:14

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